venerdì 20 gennaio 2017

Il Pinot Noix di Daniel Twardowski - Un sorprendente Pinot Noir in Mosella

Come accennato nel precedente articolo il mio viaggio in Mosella aveva una “core mission” particolare e così intrigrante da far passare in secondo piano, almeno per qualche ora quelli che sono unanimamente considerati i più grandi Riesling al mondo. Parlo dell'incontro con Daniel Twardowski e con il suo Pinot Noix.
pinot noix vino
Daniel Twardowski è un giovane produttore, arrivato in Mosella con un sogno tanto visionario quanto lungimirante e ponderato, date le specifiche del territorio e del varietale di cui stiamo parlando.
Nel 2006, infatti, Daniel, che lavorava già da tempo nel mondo del commercio di vini di pregio, sentì forte il richiamo della terra ed aiutato dal destino e da una serie di fortuite e fortunose coincidenze riuscì ad acquisire 3ha di vigneti in Mosella, a Neumagen-Dhron.
Il suo sogno? Quello di produrre un Pinot Noir della Mosella in grado di competere con i suoi amati e più blasonati Pinot Noir della Borgogna.
Vigneti con pendenze tali che lavorarli è un po' come fare un gran premio della montagna al giro d'Italia in Graziella, condotti secondo i principi dell'agricoltura biologica, cercando di tutelare la vitalità del terreno e la salubrità delle uve. Solo le migliori barbatelle di Pinot Nero da cloni francesi delle migliori selezioni borgognone, con una parte delle vecchie viti (oltre 40 anni) di Riesling presenti nei vigneti acquisiti innestate a Pinot Noir, in modo da non espiantare piante così vecchie e radicate.
daniel twardowski pinot noir mosel
E' qui che nasce il Pinot Noix, un vino che deve il nome al suggestivo agire degli uccelli che prendono le noci nate sugli alberi presenti in fondo ai vigneti, per poi lasciarle cadere sul terreno di ardesia blu, così dura da romperne il guscio. Un gesto che coniuga al meglio natura ed intelligenza, spontaneità e tecnica, pulsione e ragione, proprio come l'agire del vignaiolo, del produttore che grazie alla sua competenza tecnica ed all'esperienza empirica, con grande rispetto, produce il suo vino.
noci vino vigna pinot noix
E proprio come i corvi avranno fatto qualche test prima di comprendere come aprire le noci con l'ausilio del terreno, è solo dopo alcune vendemmie sperimentali che il Pinot Noix è pronto a finire nei calici degli appassionati di tutto il mondo, a testimonianza della ricerca della qualità e della massima espressione del terroir da parte di Daniel Twardowski.
Una cantina vecchio stile, minimale, in cui la moderna tecnica è limitata al minimo indispensabile per produrre vini puliti e stabili ed in cui la tradizionale consapevolezza unita alle capacità termoregolatrici di un ambiente tanto suggestivo quanto utile alla lenta e coerente maturazione dei vini in legno da origine alle condizioni perfette per produrre un grande vino di terroir.
L'idea è quella di utilizzare alcune fra le migliori barrique di rovere francese, per più del 90% usate, con, dove i vini sosteranno tra i 14 a 18 mesi. Percentuale simile per quanto riguarda la proporzione fra mosto fiore e pressato, il tutto mirato alla realizzazione di una cuvée che nascerà solo dalle migliori botti, nell'ottica di un equilibrio il quanto più armonico possibile, in coerenza con l'espressione del territorio, del varietale e dell'annata.
della produzione Dopo l'imbottigliamento senza filtri i vini sono conservati almeno tra i più anni in bottiglia prima che diventi disponibile per il mercato.
Oggi i 3ha di Pinot Noir, dai quali nasce il Pinot Noix, solo ed unico vino dell'azienda, non sono ancora entrati nella loro piena produttività, ma nelle prossime due vendemmie ci si aspetta una piccola crescita delle rese, irrisorie, che oggi non superano i 30 quintali per ettaro, cosa che nelle buone annate, al massimo, porterà ad una produzione di poco superiore alle precedenti.
Le annate che ho avuto modo di assaggiare sono 2011, 2012, 2013, oltre ad una serie di interessanti assaggi da botte delle nuove annate (2015 e 2016) ed un excursus nelle prime sperimentazioni, molto utile per valutare l'effettiva evoluzione delle viti e dell'approccio del produttore stesso, che dimostra di aver ascoltato e compreso il frutto delle sue piante, nei suoi vigneti, in rispondenza a ciascuna annata. La sensibilità, in questo caso, è fondamentale, dato che ci troviamo di fronte ad un vino che non ha riferimenti comparativi in quella specifica zona, quanto meno, non con queste aspettative.
degustazione pinot noir borgogna
Pinot Noix 2011 – Daniel Twardowski: parliamo dell'annata con la quale Daniel ha iniziato ad intravedere il reale potenziale delle sue irte vigne di Pinot Nero. Naso complesso, ed elegante, stile che si protende verso la Borgogna, ma mantiene una componente di grande identità territoriale, quella mineralità sapida, marina che si interseca alla freschezza spingendo il sorso in fondo. Legno ben integrato e nel complesso un buon potenziale evolutivo. Un passo avanti verso l'obiettivo, un passo avanti verso la Mosella come territorio ideale per il Pinot Noir.

Pinot Noix 2012 - Daniel Twardowski: più educato, cortese, sapiente. Un vino saggio, figlio di un'annata buona, ma di certo non ottima, eppure capace di un abbrivio fresco-minerale che anche in questo caso verticalizza il sorso. Già godibile, ma da attendere per comprenderne quanto questa sinfonia ad un tempo lieve e mai greve sappia farsi concerto a più tempi, evoluto e complesso.

Pinot Noix 2013 - Daniel Twardowski: l'annata con cui, sin dal primo naso, sono entrato in empatia, tanto da apprezzarlo in cantina e da ritrovarlo alla cieca la sera in degustazione, nel primo giro di olfazioni - non picchiatemi, avevo terminato i sinonimi! -, quando ancora degli altri non avevo compreso alcunché. Quando capita, se capita, di entrare in tale sintonia con un vino non puoi che goderne ed apprezzarne la miriade di sfaccettature con trasporto e sensibilità, senza mancare di obiettività. Se nelle precedenti annata freschezza e mineralità si intrecciavano rincorrendosi, qui si fondono in un solido pilastro, ma non pensate al cemento armato, bensì ad un materiale ultraleggero o ancor meglio ad un pilastro fatto di mani che si stringono, di sguardi che si incrociano, di sorrisi che si scambiano; un pilastro di espressioni di gioia e di bontà d'animo, di gentilezza e leggerezza, ma anche di indissolubile legame e di grande compattezza. 
Legno così ben integrato da risultare pressoché impercettibile nell'economia dell'assaggio, se non nell'azione di levigatura attuata sul tannino. Il più equilibrato dei tre, pur essendo il più giovane. Grande assaggio... che per me, ha steso molta Borgogna!

In conclusione, credo che volare in Mosella per assaggiare un Pinot Noir di questo livello e di queste prospettive sia una di quelle cose in grado di alimentare il fuoco sacro della passione enoica come poche altre sanno fare. Ad oggi, di certo non ho un bagaglio di comparazione tale da potermi sbilanciare come e quanto potrei farlo per un grande Sangiovese o un grande Verdicchio, ma sta di fatto che i vini di Daniel hanno dimostrato grande riconducibilità territoriale ed una spiccata personalità, legata a doppio filo alle sue vigne ed alle scelte agronomiche e enologiche rispettose fatte dal produttore. Se la Mosella dovesse mai cercare un riferimento, un traino, un precursore che veicoli le potenzialità di questo territorio, non solo per i Riesling, ma anche e soprattutto per il Pinot Noir, Daniel Twardowski sta dimostrando di annata in annata di essere un candidato ideale per questo ruolo.
Cosa ancor più importante, sarà distribuito anche in Italia, quindi accessibile e fruibile anche per i winelovers nostrani.


F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 19 gennaio 2017

Il Piccolo Principe ed il Vino

Mettetevi comodi, oggi il viaggio sarà diverso dal solito o, forse, non poi così tanto!
Nei giorni scorsi mi è successa una di quelle cose – com'è che le chiamano?! Ah, si! Coincidenze... - che ti lasciano per un attimo interdetto, per poi strapparti un sorriso sincero, di quelli che vorresti ogni giorno ti regalasse. Riordinando gli scatoloni del trasloco mi sono ritrovato in mano un libro, il primo libro della mia vita, purtroppo una ristampa e non l'originale che è andato perduto ormai tanti anni orsono. Un libro che mia madre mi regalò e mi lesse più e più volte, prima di portarne via con sé gran parte del ricordo. Solo dopo pochi minuti o forse poche ore, dall'essermi ritrovato in mano quella leggera, cartacea, polverosa, eppur luminosa espressione ed interpretazione dell'animo umano, noto un film di animazione dedicato proprio a quel piccolo grande libro.
Parlo de “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry, capolavoro senza tempo, che mi piace pensare abbia segnato l'infanzia di molti di voi, quanto abbia segnato la mia.
“Ma questo non è un Wine Blog?”, “Quando si parla di Vino?” - Non preoccupatevi, è proprio di Vino che parleremo, ma in modo diverso da solito.

In questo libro, lo scrittore ha cercato di enfatizzare in modo creativo ma al contempo coerente, la negatività di alcuni comportamenti dell'uomo, indotti dalla propria posizione lavorativa, dal proprio ego, dalla propria condizione sociale e dalla propria solitudine. Lo fa, tramutando il racconto in un'esortazione a non lasciar mai che l'essere sia sopraffatto dall'avere e dal fare imposto da dinamiche esterne alla nostra reale volontà, incapaci di produrre gioia sincera e pura serenità. Il mondo del Vino non è forse un esempio di quanto l'uomo possa contrapporre la passione, la vitalità, la voglia di esprimere il proprio amore per la natura, quasi quanto quello che il Piccolo Principe provasse per la sua Rosa? Non è un mondo, un “asteroide” in cui, oltre all'avaro Re, al vile uomo d'affare, al depresso bevitore ed al lampionaio produttore industriale, si possano trovare animi ancora spinti da idee, valori e capacità creative che, se razionalizzate, imporrebbero la rinuncia a molti dei vignaioli e dei produttori che conosco.
assaggiatore vino
Un mondo, quello del Vino, senza certezza alcuna, fatto di viaggi, di voli pindarici, di rischi e di scommesse, ma anche di tanta gioia racchiusa in piccole cose.
E, mi piace pensare, che ogni Vino, per noi, possa essere come la pecora disegnata all'inizio del cammino del protagonista, dall'aviatore, nel Deserto del Sahara, ovvero una scatola, nella quale ognuno di noi possa vedere, sentire e percepire l'assaggio a modo proprio, perché per quanto, noi "eno-scrivacchini" potremmo mai provare a imbrigliare un'emozione in obiettivi, ma soggettivi, descrittori, consapevoli della facilità di indurre in altri un aroma, un sapore, un pregio o un difetto, nessun assaggio sarà mai identico per due individui differenti. E non è forse questa la meraviglia del vino? Non è forse la diversità, l'empatia che ognuno crei con territori, vignaioli ed i loro vini che rende tutto questo mai noioso, mai stancante, mai vicino ad un'imposizione, ad un dittatoriale “progetto di vita”?

Io, ho iniziato il mio viaggio nel mondo del Vino partendo da un asteroide in cui ero stato costretto a lasciare qualcosa di infinitamente importante, la mia serenità, i miei ricordi, la mia vita. Ho iniziato a girare, vagare, girovagare e conoscere, vivere, assaggiando, parlando, confrontandomi di giorno in giorno, con una sete infinita di conoscenza, ma senza mai lasciare che essa sopraffacesse la gioia di vivere quei momenti in libertà. Il Vino può e sa insegnare tolleranza, comprensione e pazienza, ci invita ad attendere prima di dare un giudizio, a comprendere le dinamiche che si celino dietro ad una bottiglia, a distinguere errori voluti da difetti tollerabili, a stimolare la nostra sensibilità tramite l'utilizzo di ogni senso, senza prescindere dal cuore.

Perché “l'essenziale è invisibile agli occhi” e per quanto un Vino possa essere guardato, testato, scisso in fattori analitici, tanto importanti quanto, spesso, poco utili al fine dell'individuale impressione di un assaggio, ciò che resterà sempre e solo di una grande bottiglia, in ognuno di noi, non saranno i numeri, bensì quel piccolo grande conio di emozioni che avrà i connotati dell'unicità, in quanto il cliché utilizzato per stamparlo è nostro e solo nostro, un cuore che non è solo scrigno, ma anche matrice.
l'essenziale è invisibile agli occhi
Il Vino, ci offre spunti e, purtroppo, è terreno di caccia per qualche leone da tastiera, per qualche critico ad oltranza ed è soggetto che presta il fianco a facili diatribe, eppure ci insegna a vivere in armonia con gli altri e con noi stessi, al fine di migliorarci e crescere veramente, tentando di recuperare il contatto con le cose davvero significative, con i valori più profondi.
Il Vino, come “Il Piccolo Principe” ha la dote della sintesi emozionale, capace di rendere semplice e nitido ciò che è complesso ed arduo per sua natura.
Ci spinge a manifestare il nostro amore, a non celare le nostre pulsioni ed apre le porte a tutti, senza distinzioni.
Ma sa anche ricordarci quanto sappia essere aspra, dura ed incert la vita, di annata in annata, aumentando la nostra esperienza, la nostra consapevolezza, ma senza mai indurirci.
Ci spinge a metterci in gioco, sia che si produca sia che si assaggi, con gli occhi di un bambino, sempre pronto a stupirsi ancora... ed ancora. Perché è la ricerca dello stupore che ci spinge a coltivare questa passione e non certo quella della perfezione o della ragione.

Magari, tutto questo, è solo indotto da un mio personale e potentissimo ricordo e magari la sinestesia che mi indurrà, da oggi, a ritrovare in un calice appena tirato fuori da un cartone, non più solo un motivo per cambiarlo al fine di non inficiare la degustazione, ma il ricordo dell'odore di queste pagine, tornate a ricordare la gonna plissettata di una ballerina al vento mentre le sfoglio, sarà qualcosa di mio e mio soltanto... o forse, qualche emozione, per quanto personale, potremmo condividerla io e te, che stai leggendo e proverai qualcosa di così simile a ciò che ho provato e, forse, proverò io.
Il Vino è la mia rosa ed anche grazie a questo libro, probabilmente, ho compreso sin da subito che racchiuderlo sotto una campana di vetro non fosse giusto. Perché ogni vino è e può essere il nostro Vino, ma l'ultima cosa che vorrei sarebbe indurvi a pensarla come me, ad amare luoghi, persone e bottiglie nell'eguale mia misura... ciò che faccio è condividere emozioni e spingervi a provarne di vostre e ben venga se un vino, un produttore, un territorio di cui io abbia scritto vi abbia portati a trovare la vostra rosa. Una rosa che una volta amata, vi aprirà gli occhi su un mondo pieno di rose da ammirare, scoprire, conoscere ed amare. Non lasciate che qualcuno addomestichi il vostro gusto ed ancor meno i vostri pensieri.

F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 17 gennaio 2017

Fra i più seguiti Wine Bloggers ed Influencers al mondo anche nel 2017 secondo Socialvignerons.com

Un piccolo passo per wineblogroll.com un grande passo per me!
Sono lieto di condividere con voi la segnalazione di questo Wine Blog e della mia figura di WineBlog e dei miei profili social tra i più influenti nel mondo del Vino globale, secondo il noto portale socialvignerons.com di Julien Miquel.
Qui trovate la classifica completa:

Il parametro di valutazione, come dice giustamente l'autore della classifica, vanta un algoritmo difficile da comprendere, che mira a dare dei punteggi in base alla popolarità, all'attività ed all'interazione sui principali social networks. Si tratta del Klout Score, ad oggi, comunque il miglior criterio di valutazione per un influencer di una determinata categoria, quindi anche per i wine influencers ed i wine bloggers.
Non nascondo un velato rammarico nell'esser stato valutato proprio nella settimana in cui il mio viaggio in Mosella mi ha tenuto distante dai social (prima di partire vantavo un punteggio di 77 Klout Score che mi avrebbe visto ben più in alto), ma questo conta ben poco, in quanto Julien avrebbe potuto stilare la classifica anche in momenti di punteggio peggiore del mio attuale 74, che mi vede 21°  (a parimerito con la vignaiola Marilena Barbera e qualche posizione dietro al Sommelier e Wine Blogger Andrea Gori, confermando, seppur con posizioni diverse, i 3 italiani dello scorso anno), tra grandissimi nomi che rispetto ed apprezzo da anni e che meritano, sicuramente, più di me la loro posizione ed il ruolo di influencer a livello globale.
Classifica Top Wine Influencers e Bloggers al mondo
top wine bloggers influencers
Importante per me è stata l'implementazione del mio profilo instagram, nel quale interagisco in più lingue con - attualmente - quasi 40.000 followers, oltre all'incremento importante delle visite al wineblog e del seguito su facebook (tutte i like e le visualizzazioni sono organiche). Purtroppo, ancora oggi, non trovo Twitter uno strumento adatto al mio modo di esprimere pensieri e condivisioni e questo è molto penalizzante, ma farò del mio meglio per crescere ancora un pochino l'anno prossimo. Questo non tanto per la mera classifica, ma per avere la possibilità di una maggior interazione con winelovers italiani e di tutto il mondo, fondamentale per una continua crescita personale e per dare un ulteriore contributo alla comunicazione del Vino italiano non solo entro i nostri confini. Ci tengo a precisare, inoltre, che classifica non tiene conto delle visite al blog, in quanto focalizzata solo sull'influenza e l'interazione sui social networks.
Comunque, credo, non smetterà mai di farmi uno strano effetto vedere il mio nome fra dei mostri sacri e dei grandi wine bloggers ed influencers che io stesso seguo tutt'ora, come il primo tra loro followers. 
Tutto questo non sarebbe possibile senza di voi winelovers e senza i produttori ed i vignaioli che ogni anno mi aprono le porte delle proprie cantine, camminano con me fra le loro vigne e richiedono il mio umile parere sul frutto della loro terra e del loro lavoro.

Grazie di cuore!


F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 16 gennaio 2017

Borgogna "vs" Mosella - Degustazione di Pinot Noir in terra di Riesling

Al mio rientro da questo fantastico weekend in Mosella, con escursioni liquide in Borgogna, mi preme dire un paio di cose...
Innanzi tutto, per quanto possa sembrare strano, il motivo principale del mio viaggio in terra di Riesling era un Pinot Nero... un Pinot Noir di un giovane produttore che ha voluto dimostrare le potenzialità di questo varietale in Mosella.
In secondo luogo, vorrei ammettere che in questo viaggio ho assaggiato vini che, con buone probabilità, non mi capiterà più molte volte di riassaggiare ed in alcuni casi potrei non incontrare mai nuovamente. Vini di grande levatura, che qualcuno ha definito "miti", ed altri "grandi etichette" disquisendo sul loro valore economico. In realtà, l'obiettivo di questo viaggio, oltre alla scoperta di cantine che hanno fatto grande la Mosella ed il suo Riesling, come J.J. Prüm, Dr Loosen e Egon Müller - alle quali dedicherò uno dei miei racconti di viaggio - era proprio quello di comprendere quanto un "nuovo" produttore potesse avvicinarsi al "mito", purché il mito si spogli del suo vestito ornato di storia, di fascino e di connotazioni esterne alle dinamiche del semplice assaggio.
pinot noir borgogna e mosella
E non celo la mia gioia nell'aver constatato che, almeno per il mio palato, per la mia concezione di vino e per le mie obiettive, ma soggettive, sensazioni sia stato così. Perché il Pinot Noix di Daniel Twardowski - di cui vi parlerò ampiamente nel mio prossimo articolo, ma cito per stuzzicare la vostra curiosità - ha tenuto ampiamente testa a molti dei più noti Chateau borognoni. Alcuni nomi? Domaine de la Romanée-Conti, Domaine Armand Rousseau, Domaine Coche Dury, con i loro Echezeaux 2011 e Corton 2013 (DRC), Clos St. Jacques 2011, Chambertin e Clos de Beze 2013 (Rousseau) e Mersault 2013 (Coche Dury). Annate importanti, con la 2013 considerata in Borgogna una grande annata che si sta dimostrando tale di assaggio in assaggio. Lotta impari per il neonato Pinot Noix - anche dell'origine del suo nome vi parlerò nel prossimo articolo - o forse, no?! A quanto pare le tre annate inserite in degustazione, ovvero 2011, 2012 e 2013, si sono comportate più che bene sia per quanto riguarda le valutazioni tecniche che per un fattore, a me ancor più caro, ovvero l'identità e la riconoscibilità. Io, personalmente ho intuito due sui tre vini, compresa l'annata, degustati non prima della mattina stessa, in cantina. Ciò che è stato disarmante, a mio parere, è stata la grande territorialità ottenuta dal Pinot Noix in pochi sole tre annate, con un'ottima integrazione del legno, grande armonia, salina mineralità ed una freschezza che fa ben sperare in ottica di longevità, pur vantando una maggior prontezza degli immortali borgognoni, per quanto, pare che sia proprio la Mosella ad essere la terra degli "highlanders enoici" per eccellenza, con i suoi Riesling, quindi vedremo cos'accadra con il Pinot Noix.
Sia chiaro, alcuni miti sono riusciti a mostrare e dimostrare, se mai ce ne fosse bisogno, la loro grandezza a prescindere dai condizionamenti e quei miti rendono tutto ancor più interessante ed intrigante, non solo per chi assaggia ma anche per chi il vino lo fa o vuole farlo. Confermando che la bendata disfida non fosse stata congegnata ad hoc e che la Mosella si dimostri più che adatta alla coltivazione di Pinot Noir e per la realizzazione di grandi vini prodotti con "la bestia nera" di tutti i vignaioli.
Detto questo, negli scorsi giorni qualche amico, vedendo le foto dei vini che ho avuto modo di assaggiare e condividere con il resto del gruppo, mi ha chiesto ironicamente "ma tu non eri quello che aveva come mission quello degli assaggi non scontati?" "Quello delle piccole cantine italiane?"... a quell'amico ho risposto che io sono quello delle emozioni, dell'equilibrio e della curiosità innata, niente di più e niente di meno di molti winelovers italiani o stranieri, ma che amo mettere la mia esperienza ed il mio palato in gioco, proprio per poter comprendere meglio il vino italiano, che ho tanto a cuore e che continuerò ad assaggiare ogni giorno, eccezion fatta per questo tipo di rare ed apprezzatissime digressioni. Sono quello che non ha pregiudizi riguardo questo o l'altro produttore e che prima di parlar male o di denigrare vuole avere le idee chiare ed il bello, quando si parla di vino, è che l'unico modo per farsi un'idea più completa riguardo un territorio, una cantina, una storia sia assaggiare, assaggiare e assaggiare... non vi nego che non avrei mai avuto il budget per potermi permettere una serie di assaggi fatta di bottiglie rare e blasonate come quelle stappate in questo viaggio, ma sarei un ipocrita se dicessi che, almeno alcune di esse, avrei voluto poterle avere in cantina e vorrei poterle ritrovare ancora nel mio calice. Se non ho mai scritto di prezzi, di valori razionali e di questo tipo di dinamiche riduttive ed opinabili, nel mio wineblog e sui social, è semplicemente perché il vino, per me è e resterà sempre vino, ed ogni assaggio dal più economico al più "prezioso", a mio modo di vedere, va trattato allo stesso modo. Io ho sempre condiviso con voi i miei pareri tecnico-emozionali, le mie impressioni su territori, cantine, persone e vini, senza fare distinzioni di "razza" o "pedigree" e continuerò a farlo, con un bagaglio ancor più completo di elementi comparativi sia a livello gustativo che puramente emozionale, proprio grazie a questi grandissimi assaggi.
Questa degustazione ha visto cadere qualche mito dal piedistallo, altri hanno dimostrato quanto di vero e di imperituro ci sia dietro al loro rango.
Dall'altro lato c'è il Pinot Noix, che non fa che confermare ciò che continuo a pensare da anni, ovvero che alcuni prezzi siano ingiustificati dalle peculiarità organolettiche e che ogni bottiglia al di sopra di una certa soglia di spesa porti con se un surplus di notorietà, storia e, perché no, marketing che ne rendano più appetibile il loro acquisto per chi ami investire il proprio denaro in questo modo... io, che ho avuto la fortuna di condividere questi assaggi con persone preparatissime, ma soprattutto appassionate tanto quanto me al vino per quel che è, a prescindere dal blasone, porterò con me un ricordo indelebile di un'occasione unica, in cui è accaduto di tutto, dalle conferme alle delusioni, dalle nuove scoperte alle rivalutazioni di opinioni passate.
Assaggiare, vivere, conoscere, condivide e confrontarsi sono gli unici modi per capire il vino nella sua così semplice e spontanea infinita complessità. Snobbare, invidiare, criticare con pregiudizi mal riposti non fa bene a chi ama il vino né al vino stesso.
Questo viaggio rappresenta un'emozionante esperienza per me, che no mancherò di ripetere qualora ce ne fosse l'occasione, ma da domani di nuovo in posta alla ricerca di realtà da scoprire e da raccontare, come mia abitudine, o di assaggi da confutare, in giro per l'Italia da un lato con l'asticella alzata un po' più in alto, ma dall'altro con la netta convinzione che anche noi possiamo fare grandissime cose, all'altezza se non superiori di questi grandi "miti", avendo l'ardore ed il coraggio di compararci ai riferimenti d'oltralpe e del resto del mondo, ma puntando su una via propria di espressività territoriale e di identità, proprio come sta facendo Daniel Twardowski con il suo Pinot Noix.

Un grazie di cuore a tutti i compagni di viaggio ed i miei più sinceri complimenti a Massimo Maccianti e Luca Martini per aver organizzato un grande momento di vita e di vino.
F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 13 gennaio 2017

Il Vino italiano in Polonia e non solo - Intervista a Maria Rusina

Oggi, torno a presentarvi un'amica, una grande winelover conosciuta grazie alla comune passione per il Vino Italiano e per il nostro Bel Paese. Una giovane che, da anni, si impegna per la promozione e la commercializzazione del Vino Italiano all'estero ed in particolare in Polonia. Come sapete, io non mi occupo di vendita e non conosco bene le dinamiche di mercato legate al Vino, ma è sempre molto interessante rendersi conto di quanto l'Italia stia facendo e possa ancora fare con l'export del Vino, anche, in paesi che non ti aspetti. Ecco perché ho deciso di lasciare la parola a Maria Rusina, riportando una breve chiacchierata riguardo la sua passione enoica, il suo lavoro nel mondo del Vino Italiano ed altri piccoli spunti di riflessione, dati da un punto di vista differente.
  • Ciao Maria, ti presenteresti ai lettori di Wineblogroll.com?
Ciao! Dzień dobry! Hello! Здравствуйте!
Iniziamo dalle cose semplici: sono Maria e sono una Winelover!
Di origine sono bielorussa, con riflessi polacchi e retrogusto italiano! 😊
Nel 2013 , dopo aver vissuto la realtà italiana, mi sono trasferita a Wroclaw (in Italiano Breslavia), città polacca e capitale della Silesia sud-occidentale. Ho avuto la possibilità di aderire ad un progetto molto particolare, nel quale i produttori del vino italiano hanno deciso di promuovere i loro prodotti sul territorio polacco, fondando una società d’importazione e distribuzione di vini. Per questa società, nata nel 2008 e ribattezzata “Wine&Food Center”, fu difficile imporsi nel mercato polacco, ma delle particolarità di questo mercato parleremo dopo.
Ho iniziato a lavorare in un locale di Breslavia chiamato Winoteka, una show-room, poi diventata enoteca, con circa 400 etichette presenti, dove avevano luogo degustazioni e incontri con ristoratori sotto la guida del mio responsabile, sommelier per passione, Giacomo Ciccarelli.
E’ facile comprendere come, vivendo questa realtà, fosse impossibile restare indifferenti al mondo del Vino. Da qui è iniziata la mia Wine Life. Ho avuto l’opportunità di incontrare tanti produttori del Vino, persone importanti nel settore dai quali ho potuto imparare tanto.
Lo scopo del nostro lavoro è incuriosire “gli addetti ai lavori” e non, raccontare la storia racchiusa in ogni bottiglia e la personalità dei loro produttori... insomma, cercare di suscitare emozioni attraverso il Vino.
Ancora oggi portiamo avanti la nostra attività che ci da’ tante soddisfazioni e ci stimola con sempre nuovi obbiettivi da raggiungere. Lavoriamo con cantine piccole, aziende familiari, molto spesso poco conosciute ma che esprimono al meglio le tradizioni locali e l’unicità dei territori. Tutto questo nella costante ricerca di un ottimo rapporto qualità - prezzo.
  • Cosa ne pensi del mercato del vino italiano nei paesi in cui hai lavorato e lavori?
Ci sono tante statistiche e centinaia di indagini che dicono che il nostro paese è un ottimo partner economico.
Negli ultimi 5 anni l’export italiano verso la Polonia è raddoppiato, incluso l’export dei prodotti vitivinicoli, e ciò non accenna a diminuire!
E’ noto che il Made in Italy ha conquistato tutti i paesi d’Europa, e non solo! La Polonia non è un’eccezione. Sono 4 anni che lavoro=vivo con il Vino e ho notato che il consumo è cresciuto notevolmente. Molti dei nuovi ristoranti che aprono in Polonia sono ristoranti italiani. Piano piano il Vino sta conquistando il mercato del beverage, dando filo da torcere ai due principali concorrenti come la birra e la vodka. Certo, tra i vini padroni del nostro mercato ci sono sicuramente il Prosecco, il Pinot Grigio, il Chianti, il Brunello, l’Amarone, ma potrei fare parecchi esempi dove i clienti ci chiedono vini autoctoni. Questo è un fenomeno positivo e non da sottovalutare. Parlando invece di categorie, il vino rosso è dominante forse perché qui fa più freddo rispetto all’Italia ma quando arriva il caldo gli spumanti qui si bevono a litri! Secondo la mia esperienza personale 7 clienti su 10 sono donne! Direi quindi che il potenziale c’è!
  • Tu avrai di certo partecipato sia al Vinitaly che al ProWein. Quali pensi che siano le differenze fra le due più importanti fiere del vino in Europa?

(Ogni anno arrivo a casa dal Vinitaly e dico a me stessa che non andrò mai più, ma poi... ci torno!)
Ormai per me il Vinitaly e diventato il "Wine Party" più importante dell’anno, dove si partecipa “per farsi vedere”, fare networking fra produttori, assaggiare le annate nuove ecc. E’, in definitiva, un ottimo strumento di pubbliche relazioni.
Al contrario, se voglio andare a chiudere qualche trattativa e parlare con il Produttore tranquillamente preferisco il ProWein, fiera riservata esclusivamente ai visitatori professionisti. Anche la possibilità di assaggiare i vini da tutta l’Europa non è da trascurare…
  • Quali sono i tuoi progetti enoici per il futuro?
Il mio progetto principale è già  in fase di realizzazione. A settembre 2016 ho fondato una nuova società chiamandola Wine Collection. A tale proposito ho personalmente scelto tutti i vini che andranno a comporre la selezione di etichette che la società offrirà. L`obiettivo è sempre far conoscere alla gente la realtà vitivinicola italiana. Il tutto all’insegna della collaborazione con aziende medie e piccole che ancora non sono presenti nel mercato polacco. E’ un progetto nel quale credo tantissimo. Voglio continuare ogni giorno a trasmettere la mia passione per il Vino.
Ma c’e’ anche un nuovo progetto da realizzare: considerata la nostra vicinanza alla Germania e l’interesse di alcuni produttori siamo in fase di scrittura di un business plan per l’apertura di una enoteca italiana a Berlino.
  • Cos'è il vino per te?
Per me il vino è la vita di tutti i giorni. Il vino è l’unica cosa che ho sempre avuto la pazienza di studiare e a cui ho sempre avuto la voglia di interessarmi. Perché? Forse perché non richiede precisione ma istinto, creatività. Non esiste una risposta e una verità ma il vino acquista caratteristiche sempre nuove a seconda degli occhi che lo osservano e le bocche che lo gustano.
In questa intervista io stesso ho trovato molti spunti interessanti a partire dalla voglia di italianità verace che c'è in Polonia ed in generale nei paesi dell'Est Europa, per finire con il condivisibile punto di vista di Maria riguardo Vinitaly e ProWein, che è sempre più anche quello dei produttori italiani,
Ciò che penso, personalmente, è che non si possa vendere vino senza conoscere i luoghi dai quali esso provenga, senza aver mai camminato fra i vigneti di quell'azienda e, soprattutto, senza mai aver parlato con chi quel vino lo fa. Quindi, passatemi quest'endorsement nei confronti di Maria, che l'Italia l'ha vissuta, la conosce e, soprattutto, la ama. 

F.S.R.
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