domenica 28 agosto 2016

Il Pecorino di Arquata, Pecorina arquatanella o Arquitano... per non dimenticare

Arquata del Tronto non ci sarà più, o quanto meno non sarà più quella che conoscevamo, che noi marchigiani appassionati di Vino e non, apprezzavamo tanto per la sua storia legata al Vino Pecorino e che turisti di tutto il mondo stavano imparando ad amare, specie negli ultimi anni per la sua posizione meravigliosa fra due parchi.
"Paesaggi alpestri e verdi vallate fanno da cornice all'unico Comune d'Europa il cui territorio è conteso da due Parchi Nazionali: dei Monti Sibillini a Nord e del Gran Sasso-Monti della Laga a Sud.
La città fortezza di Arquata, compatta ed austera, si erge col suo castello medievale nel bel mezzo di una terra ricca e selvaggia, che da sempre ha destato fantasie, sogni e speranze.
Ripercorrete con noi i sentieri che dal Monte Vettore vi condurranno alla ricerca della grotta delle fate, proseguendo poi per i folti boschi di faggio e castagno ancora attraversati dall'ululato del lupo nelle lunghe notti d'Inverno...
Oppure ascoltate il mormorio festoso del fiume Tronto che si ingrossa a Primavera, allo sciogliersi delle nevi, quando già i primi calori preannunciano la fresca Estate, ricca di appuntamenti folkloristici: dalle tipiche feste paesane alle rievocazioni medievali di antiche battaglie...
O se preferite immergetevi nei caldi profumi autunnali delle nostre sagre, lasciandovi inebriare dalle specialità offerte dalla montagna: salumi, cacciagione e castagne sempre accompagnate dall'immancabile vino cotto...
Ogni stagione dell'anno offre momenti speciali per visitare Arquata del Tronto: una terra dove impossibile è stabilire quando finisce la storia ed ha inizio la leggenda..."

Era tutto questo Arquata e molto di più... eppure non voglio credere che questa la fine di una storia e l'inizio di una leggenda. Parole che fanno gonfiare gli occhi di lacrime e venire un magone di quelli difficili da dissipare, ma che testimoniano la bellezza di un luogo che, purtroppo, molti italiani non hanno avuto modo di visitare, vivere e godere.
Un posto così bello non potrà mai essere dimenticato e sono certo che la Natura, così nefasta in questi giorni, tornerà ad essere il cuore pulsante di quello che era davvero un borgo incantato, stupendo per le sue strutture, ma meraviglioso per il suo contesto paesaggistico, che per fortuna permane.
La Natura dei due parchi nazionali, quello dei Monti Sibillini e quello dei Monti del Gran Sasso - Monti delle Laga, ma anche quelle delle antiche viti di Pecorino, storicamente detta uva Pecorina o uva delle Pecore, per i suoi richiami alle zone dove veniva praticata la pastorizia e dove questo vitigno era diffuso, ma anche Pecorino d'Arquata, Pecorina arquatanella o Arquitano, ad attestare quanto forte fosse il legame con questa città. E' ad Arquata del Tronto, infatti, che il Pecorino fu “ritrovato”, in quei terreni collinari oltre 1000 metri sul livello del mare, dove questo vitigno ha dimostrato nei secoli la sua resistenza alle intemperie. Una resistenza, una duttilità ed una forza intrinseca quella del Pecorino d'Arquata che sono certo rispecchi quella degli abitanti di una città che non sarà mai più la stessa, ma tornerà a splendere e di certo risplenderà in ogni calice del suo Vino.
Invito tutti i winelovers, ma anche chi è per caso capitato in questo blog e non dovesse amare il Vino, ad informarsi, a leggere storie e leggende su Arquata del Tronto e le sue frazioni, prima fra tutte Pescara del Tronto, tenendo vivo il ricordo, ma ancor più guardando ad un futuro nel quale Arquata ed i suoi abitanti avranno bisogno di tutti noi. 

Potrei riportare informazioni e storie qui, ma vorrei vi riferiste ad alcuni siti nei quali troverete tanto:
http://www.vinopecorino.eu/ (sito creato dall'associazione dell'Alto Tronto con la mission di recuperare e promuovere il Pecorino di Arquata);
http://www.vinopecorino.com/ (qui si fa riferimento ad un'azienda, ma si tratta di un sito creato appositamente a scopo informativo e non meramente promozionale, ma liberi di nona accedervi, anche se credo ne valga la pena);
http://www.arquatadeltronto.com/it/ (qui per conoscere Arquata e donare).
Non dimentichiamola, parliamo della sua grandezza e torniamo a vivere la sua meraviglia non appena sarà possibile, dovessero passare mesi o più probabilmente anni. Arquata non c'è più? Non è vero... Arquata c'è e ci sarà sempre e non solo nel ricordo, negli scritti o nelle immagini di un servizio alla tv... Arquata del Tronto sarà ancora un posto magico da visitare, anche se ora regnano sovrane morte e distruzione.
Io l'ho conosciuta per il Vino, ma me ne sono innamorato per tutto il resto ed ancora faccio fatica a credere che il suo volto cambierà, ma sogno di tornarci presto e di rendermi conto che la sua essenza sia ancora intatta e sempre lo sarà.

Nei giorni scorsi ho manifestato i miei dubbi riguardo alcune iniziative relative a strumentalizzare l'Amatriciana, grande vanto di Amatrice e la Griscia (o Gricia) della frazione di Grisciano, per scopi spesso ibridi fra la beneficenza ed il marketing, ma è e sarà sempre importante parlare di Amatrice con le sue bellezze, la sua storia e le sue tipicità, come lo sarà parlare di Arquata del Tronto e degli altri comuni, per tener vivo il ricordo dell'accaduto ed essere continuamente e continuativamente spinti a fare qualcosa. Io non mi cucinerò un piatto di pasta alla maniera di Amatrice abbinandola ad un bicchiere di Pecorino di Arquata postandola sui social, ma so che che queste due città troveranno in queste due tipicità due armi in più per essere ricordate e spero che questi "remind" permettano a tutti winelovers, gourmet e non, in Italia e nel mondo di sentirsi legati in qualche modo alle persone che ora tutti corrono ad aiutare (GRAZIE!), ma che purtroppo avranno bisogno di ancor più aiuto tra settimane, mesi, anni!

Se il vino ed il cibo, con la loro storia e la loro lingua universale, possono aiutare ad aiutare ed a ricordare, ben venga, quindi! L'importante è non strumentalizzare e non cercare di trarre un deprecabile ritorno personale da tutto questo, perché l'importante è fare, ma non sfruttare e per quanto mi sembri impossibile che qualcuno lo faccia, mi affido al buonsenso di chi ami vino e cibo e quindi ami l'Italia tutta e le persone tutte, per comprendere cosa sia più giusto fare.
Aiutiamo in silenzio, ma non smettiamo di scriverne e di parlarne!

Ringrazio le persone che mi hanno segnalato il sito dell'associazione Alto Tronto.
F.S.R.
N.B.: questo blog non ha attiva nessuna attività promozionale payperview o payperclick che potrebbero portare un qualsivoglia ritorno economico diretto dalla pubblicazione di articoli come questo e dalle relative visite.

Per donare direttamente ai comuni più colpiti dal sisma:

CODICE IBAN del Comune di ARQUATA - EMERGENZA TERREMOTO 

Istituto Intesa SanPaolo - filiale di Arquata del Tronto
Iban: IT 33 W 03069 69370 100000000246
CODICE IBAN del Comune di AMATRICE - EMERGENZA TERREMOTO
Banca di Credito Cooperativo di Roma
Iban: IT 13 W 08327 73470 000000005050

CODICE IBAN del Comune di ACCUMOLI - EMERGENZA TERREMOTO
Conto di segreteria – coordinate bancarie.
Iban: IT83 E030 6914 6011 0000 0046 108
Causale “CONTRIBUTO SISMA AGOSTO 2016”
Conto corrente postale n. 14979025
Intestato a: “Comune di Accumoli – Servizio Tesoreria”
Causale “CONTRIBUTO SISMA AGOSTO 2016”
Riferimento per l’estero:
codice swift: BCITITMM
Link per la verifica: http://www.comune.accumoli.ri.it/sisma-centro-italia-2016/

sabato 27 agosto 2016

Ora basta!

Mi ero ripromesso di non scrivere per un po' perché preso da rabbia, sgomento e tanta desolazione nell'animo e nella mente povera di ispirazioni positive e propositive e non volevo di certo scrivere oggi, giorno di lutto per me e per tutti coloro che conoscono il terremoto, l'hanno vissuto, alcuni in più di un'occasione, vedendo sgretolarsi case, sogni e certezze.
Volevo evitare le polemiche, tanto da aver pregato tutti più e più volte sui social di lasciar perdere sterili critiche e dialettiche votate solo al peggioramento di uno stato d'animo comune, che potevano addirittura toglier tempo alla solidarietà.
Mi ero auto-imposto tante cose, ma stavo perdendo di vista i doveri di chi ha a disposizione un mezzo di comunicazione che possa anche solo in minima parte tentare di sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo questioni più grandi, di quelle di cui solitamente tratta questo wineblog.
Oggi, però, ho letto parole che rispecchiano l'idea di molti e che giorni fa scrissi, seppur con meno classe e competenza di quelle che andrete a leggere, su facebook beccandomi numerose critiche che mi spinsero a non pubblicare più nulla che potesse scatenare polemiche inutili e dare adito ad ulteriori perdite di tempo e di senno.
Le parole di cui parlo sono quelle di Carlo Cambi, che molti di voi conosceranno per i suoi ruoli televisivi, ma che noi marchigiani rispettiamo ed amiamo per l'amore e la grande conoscenza rivolti alla nostra terra.
Non dirò null'altro, perché qualsiasi addizione alle sue considerazioni sarebbe superflua, ma vi invito a leggere e riflettere, perché il problema non è solo degli Chef in questione, ma è ancor più di chi pensa di poter essere solidale con chi ha perso tutto andando a pranzo o a cena fuori, sentendosi a posto con la propria coscienza avendo ordinato e "magnato" un piatto di pasta, quando la vera beneficenza è fatta di rinuncia e non è di certo un mero do ut des. Se poi vogliamo buttarla sul "basta fare qualcosa" e che nel dubbio meglio "2€" che nulla, liberissimi di pensarla così e posso persino arrivare a comprendere le dinamiche di certi gesti, alla stregue di chi spiattelli le cifre donate in prima pagina, ma magari le parole di Carlo vi faranno riflettere, come hanno fatto riflettere me... e magari, dico magari... vi faranno rinunciare ad una, due, tre cene fuori in favore di chi alla cena fuori preferirebbe di gran lunga quella nella propria casa ora e sempre. Nel dubbio, se proprio non potete fare a meno di mangiar fuori casa, optare per la piccola trattoria forse sarebbe meglio, per quanto immagini che la clientela di quel tipo di ristorante abbia prenotato da ben prima del sisma.

In questo mondo di libertà, ci sarà sempre chi si sentirà libero di proporre qualcosa, ma la più grande libertà è quella di chi può e deve sentirsi in dovere di non rispondere all'offerta, qualora non la ritenga concordante con la propria etica.

Qualsiasi sia il vostro pensiero a riguardo, credo che una piccola riflessione, le parole che seguiranno, la potranno far scaturire in voi. Pieno rispetto per chiunque dia a prescindere dal come, ma... ancor più per chi da senza avere e senza tener nulla per sé.

Di Carlo Cambi
Centinaia di morti e feriti, migliaia di sfollati, paesi cancellati e che facciamo? Spaghetti all’Amatriciana per i terremotati. Poca fantasia, pessimo gusto. L’idea è ingrossata rotolando dal web alla tivvù, ai giornali come le palle degli stercorari. Slow Food, negando se stessa, ha rilanciato: “Nel mondo sia l’anno dell’amatriciana e si diano due euro a piatto ai terremotati.” Si sta commettendo un orrore e un errore. L’orrore sta nel banalizzare una tragedia immane come se la cucina che tutto pervade tutto potesse lenire, l’errore sta nel credere che una matriciana qualsiasi possa evocare o sostituire l’Amatriciana. Ogni spaghetto che verrà da oggi in poi condito alla maniera di Amatrice – questo dovrebbe essere ora il nome della ricetta - sarà una cicatrice. Nasce come Gricia, da Grisciano frazione di Accumoli, si fa col guanciale di Amatrice e con i pecorini dei Monti Sibillini e della Laga. E’ la carta geografica sensoriale del disastro diventata santino per gli chef che faranno l’amatriciana solidale sì, ma detratte le spese. Jamie Olievr la farà a Londra donando due sterline a piatto. Bastianich, da Masterchef offrirà i bucatini (con Amatrice non c’entrano nulla) devolvendo cinque dollari. Carlo Cracco spernacchiato mesi fa dagli abitanti di Amatrice perché usa l’aglio nella ricetta devolverà 2 euro lui e 2 euro il cliente. Quanto si faccia pagare lo spaghetto sbagliato non è dato sapere. Lo dichiara invece Norbert Niederkohfer che lo mette in carta a 16 euro, 5 li dà alla Croce Rossa. Ma il costo di una porzione di Amatriciana usando i migliori ingredienti è un euro e 90! Certo non tutti sono così. I fratelli Serva organizzeranno una cena per ricostruire l’alberghiero pagando di tasca, Bruno Barbieri farà una sera, senza Amatriciana, a cento euro a persona devolvendo l’intero incasso. E poi ci sono i cuochi della Fic che cucinano gratis nelle tendopoli. Loro però non si fanno chiamare chef e non fanno notizia. Perché in Italia funziona solo la solidarietà all’amatriciana. Con la a minuscola. - (fonte Libero)


N.B.: qualora qualcuno pensasse che la pubblicazione di questo articolo possa essere una speculazione a sua volte, sappiate che, a differenza delle decine di articoli di bufale sul terremoto e le centinaia di ore di servizi di tg e trasmissioni tv votati a massimizzare un'audience che porti alle casse dei vari siti web o canali tv incassi pubblicitari di rilievo, questo blog ed il sottoscritto non trarranno alcun vantaggio da queste pubblicazioni, ma se qualcuno di voi ha anche solo il dubbio che questo possa accadere, vi prego e ve lo dico senz'astio e con il cuore, non leggetemi più.

giovedì 25 agosto 2016

Ho pensato tanto se scrivere o non scrivere questo post... ho addirittura pensato di chiudere il blog tanto è lo sconforto che ho nel cuore in queste ore. Mi sono chiesto quale fosse la cosa giusta: se scrivere e rischiare le critiche di chi nonostante non sappia nulla di me e di cosa stia vivendo o non scrivere rinunciando ad utilizzare per una volta la visibilità di questo blog per un fine diverso da quello della condivisione di una passione meravigliosa come quelle per il vino, ma che ora viene in "esimo" piano.
Ho scelto di scrivere, confidando nel buonsenso di chi condivide la mia passione ed in queste ultime ore mi ha manifestato ha mostrato e dimostrato che chi ami il vino abbia un cuore immenso.
Uso questa vetrina per chiedervi di aiutare le popolazioni dei centri più colpiti dal sisma attraverso qualsiasi opera benefica, ma soprattutto vi chiedo di non permettere che tutto questo passi in secondo piano in pochi giorni, come sin troppo spesso accade.
Io credo nel mondo del vino e sono certo che troverete tutti il modo di contribuire, in qualsiasi modo crediate opportuno.
A questo punto l'importante è fare! Io stesso ho criticato alcune iniziative, preso dalla paura e dall'agitazione, ma credo che sia davvero il momento di lasciar perdere ogni atteggiamento negativo e di credere in qualsiasi iniziativa.
Avrei scritto queste cose se mi fossi trovato altrove durante la prima scossa? Parlerei con quest'enfasi se non fossi marchigiano? Probabilmente no... non lo so... ma sono certo che la comunità dei produttori e dei winelovers possa fare qualcosa di grande, ancora una volta!
Fatelo in silenzio, urlatelo ai quattro venti, fate ciò che volete, ma fate qualcosa!
Io sto bene e mi sento un privilegiato, perché la paura passa ed ho un posto dove stare al sicuro, ma c'è tanta gente che da ieri e per molto molto più tempo di quello durante il quale si parlerà dell'accaduto, non vivrà più una vita degna di questo nome.

Siete liberi di agire come vogliate, ma nella consapevolezza che sono già presenti sul posto più volontari di quelli necessari e che andare di persona senza appartenere ad alcuna associazione e quindi senza l'adeguata preparazione non serve a nulla e potrebbe risultare addirittura dannoso. Ciò che serve ora, oltre ai beni di prima necessità che arrivano ed arriveranno in misura più che adeguata, sono le donazioni in denaro. Eccovi le vie istituzionalmente più sicure per donare:

Su richiesta della Protezione Civile, è stato attivato il numero 45500 per la raccolta fondi che saranno trasferiti, senza alcun ricarico, dagli operatori nazionali (Tim, Vodafone, Tre, Fastweb, CoopVoce, Wind, Infostrada, TWT, CloudItalia e PosteMobile) alla Protezione Civile che si adopererà affinché vengano destinati alle Regioni colpite dal terremoto.
Anche la Croce Rossa ha attivato un numero e un conto corrente per le donazioni. Di seguito vi riportiamo tutti i numeri utili: il sostegno di ognuno di noi è VERAMENTE prezioso.
DONAZIONI
SMS o CHIAMATA DA RETE FISSA al 45500 per donare 2 EURO.

Il servizio è attivato con gli operatori nazionali Tim, Vodafone, Tre, Fastweb, CoopVoce, Wind e Infostrada, TWT, CloudItalia e PosteMobile.

RACCOLTA FONDI | CROCE ROSSA ITALIANA
Attivato il servizio donazioni della Croce Rossa Italiana per il terremoto di Amatrice, Rieti e del Centro Italia
Email: aiuti@cri.it
Telefono: 06.5510
Beneficiario: Associazione italiana della Croce Rossa
Causale: “Poste Italiane con Croce Rossa Italiana – Terremoto Centro Italia”
IBAN: IT38R0760103000000000900050
BIC/SWIF: BPPIITRRXXX

Se non vi fidate (come ho letto in numerosi post sui social) iniziate a raccogliere fondi, come meglio credete ed attendete qualche giorno o qualche settimana, per poter poi donare direttamente ai comuni di riferimento la somma raccolta o il vostro contributo individuale:

CODICE IBAN del Comune di ARQUATA - EMERGENZA TERREMOTO 
Per coloro che volessero donare un contributo  e' stato istituito il conto corrente (aperto in data 25/08/2016) intestato a:
Comune di Arquata del Tronto - Solidarietà terremoto Arquata del Tronto
presso l'istituto Intesa SanPaolo - filiale di Arquata del Tronto
codice IBAN:
IT 33 W 03069 69370 100000000246
CODICE IBAN del Comune di AMATRICE - EMERGENZA TERREMOTO
Banca di Credito Cooperativo di Roma
IT 13 W 08327 73470 000000005050
Mi comunicano, inoltre, che sono arrivati tantissimi aiuti da tutta Italia: al momento ci sono vestiario, coperte, alimenti e generi di igiene personale in esubero.
Se qualcuno volesse dare il suo contributo questi sono i codici IBAN ufficiali, in modo da permettere ai singoli comuni di gestire direttamente le donazioni.


CODICE IBAN del Comune di ACCUMOLI - EMERGENZA TERREMOTO
Conto di segreteria – coordinate bancarie.
Iban: IT83 E030 6914 6011 0000 0046 108
Causale “CONTRIBUTO SISMA AGOSTO 2016”
Conto corrente postale n. 14979025
Intestato a: “Comune di Accumoli – Servizio Tesoreria”
Causale “CONTRIBUTO SISMA AGOSTO 2016”
Riferimento per l’estero:

codice swift: BCITITMM

Link per la verifica: http://www.comune.accumoli.ri.it/sisma-centro-italia-2016/
Io metto a disposizione di tutti coloro che vogliano lanciare iniziative o vogliano esprimere in qualsiasi modo ritengano opportuno la propria solidarietà il mio tempo, i miei profili social e questo blog. Chiunque abbia molti contatti online può fare lo stesso, sfruttando a pieno le potenzialità di questo mondo iper-connesso, trasformando la virtualità in concretezza.
Qui trovate un piccolo gruppo su facebook che ho creato nella speranza di convogliare idee, iniziative e proposte di aiuti: https://www.facebook.com/groups/280167855686938/?fref=nf


N.B.: questo articolo non ha un titolo, non ha immagini e non sarà indicizzato secondo mere dinamiche seo e serp al fine di non produrre visite che possano far pensare ad una strumentalizzazione del contenuto. In questo modo dovrebbero arrivare alle mie parole solo lettori del blog indirizzati alla homepage, senza sfruttare in alcun modo l'accaduto, come purtroppo stanno facendo i peggiori sciacalli... quelli che nessuno conosce e riconosce... quelli del web, che creano contenuti volti a sfruttare le tragedie per fini commerciali.

martedì 23 agosto 2016

Intervista alla Wine Journalist Laura Donadoni sulle dinamiche del Vino italiano negli USA

Giorni fa, ho lanciato una lieve provocazione sui social, riguardo la conoscenza del Vino italiano negli USA ed ho trovato molto equilibrato e pertinente l'intervento di una professionista del Vino che risiede ed opera proprio negli Stati Uniti. La persona in questione è Laura Donadoni e mi sono bastate poche sue parole per comprendere che la linea di pensiero e l'etica professionale di cui disponeva fossero totalmente compatibili con il mio modo di vedere l'enosfera. E' per questo che ho deciso di darle più spazio per esprimere il suo "Wine point of view" in questo WineBlog, tramite un'intervista che mi ha gentilmente concesso, rispondendo a domande che credo possano dipanare alcuni fondamentali dubbi sia dei produttori e vignaioli italiani che dei winelovers nostrani.
Ciao Laura, ti presenteresti ai lettori di Wineblogroll.com, please?
Sono una giornalista a cui piace raccontare il vino come se fosse una notizia di cronaca (cosa che ho fatto per molti anni in Italia), tralasciando le informazioni ovvie e cercando di far emergere solo quelle davvero sconvolgenti, quelle che lasciano il segno.
laura donadoni
Cosa fai, dove e come lo fai?
Vivo negli Stati Uniti da quasi tre anni ormai, prima a Los Angeles, ora a San Diego, ma la mia attività di promozione dei vini italiani e’ nazionale, in tutti gli Stati Uniti. Offro alle cantine italiane o ai Consorzi supporto nel posizionamento dei brand, nell’organizzazione di eventi dedicati, nella redazione di contenuti per i social network, possibilità di collaborare con istituzioni, accademie e università statunitensi per la wine education. Sono un incrocio tra una export manager e una brand ambassador, per dirla con delle ‘parolacce’ inglesi. Ma resto comunque sempre e prima di tutto una giornalista: ho una rubrica dagli Stati Uniti su WineMeridian.com, collaboro da freelance con Gambero Rosso e ho il mio neonato blog in inglese www.laurawines.com dove racconto i vini italiani, ma anche le storie dei produttori americani che fanno scelte fuori dal coro, come piantare vitigni autoctoni italiani dove il grande pubblico nemmeno sappia pronunciarne i nomi.
laurawines blogger
Qual è il livello di conoscenza e di apprezzamento del vino italiano negli Usa attualmente?
Distinguerei i due livelli: parlando di conoscenza, inteso come cultura, direi che il livello è ancora basso, parlando di apprezzamento invece il livello è alto, basti pensare che i vini più importati negli Stati Uniti in assoluto sono italiani e sono Prosecco e Moscato. Il pubblico statunitense ama tutto ciò che arriva dal nostro Bel Paese: la cucina, l’olio di oliva, il vino, la cultura. Ma spesso ciò che arriva qui Oltreoceano è qualcosa di diverso e distorto rispetto alla nostra autenticità. E qui entra in gioco la conoscenza: essendoci un livello molto basso di conoscenza dei nostri vitigni e delle nostre denominazioni, tutto ciò che esula dalle logiche commerciali e dai trend (come i sopra citati Prosecco e Moscato) fa fatica ad emergere. Un esempio sintomatico: sono stata recentemente alla Wine Blogger Conference, evento che raduna i wine blogger americani, e ho avuto il piacere di conoscere di persona alcuni dei più popolari blogger del vino. Durante una degustazione un produttore locale (di Lodi, California) ha servito del Teroldego locale. Nessuno presente al seminario (eravamo una quarantina di blogger) aveva mai sentito parlare di questo vitigno. E si tratta di gente che vive scrivendo di vino.

Quali consigli daresti alle aziende italiane per ottenere migliori benefici per visibilità e vendite in Usa?
Think big! Gli Stati Uniti sono un continente, non una nazione, quindi se la volontà è quella di intraprendere azioni che diano risultati visibili in termini di vendite e di immagine, bisogna pensare in grande: selezionare i luoghi strategici per l’azienda (a seconda degli Stati nei quali e’ distribuita), scegliere le attività più adatte in ogni luogo (il Texas ha abitudini di consumo e di social event molto diverse da New York o dalla California), affidarsi a qualcuno che sa leggere il mercato e ha contatti sul posto per inserirsi negli eventi giusti con le persone giuste e non investire denaro in inutili attività di facciata, avere un brand ambassador che viva negli Usa e sia presente quando e dove può raggiungere gli influencer (blogger, giornalisti, master taster, professionisti del settore). Gli Stati Uniti sono un Paese di P.R., esserci ed esserci costantemente è fondamentale. Mi rendo conto che una piccola cantina di fronte a queste proposte si possa sentire sopraffatta o incapace di affrontare spese di questa natura, no panic, il mio suggerimento è: associatevi! Fate team! Create sinergie! Attraverso i Consorzi o privatamente, unite le forze per promuovere il vostro territorio e non pensate che coinvolgere il vostro competitor della porta accanto possa portarvi via mercato, anzi. Come dicevo all’inizio: gli Stati Uniti sono un continente, promuoversi come distretto o come territorio permette di raggiungere un pubblico più ampio e di creare possibilità di vendita per tutti.

Cos'è cambiato negli ultimi anni in termini di comunicazione del Vino negli USA?
E' aumentata la fame di conoscenza. Complice anche il grande successo del documentario “Somm” che ha mostrato al grande pubblico lo sforzo e la cultura trasversale che sta dietro al mondo del vino , si e’ accesa una lampadina nella mente degli appassionati alla ricerca di corsi, degustazioni, approfondimenti per avvicinare il misterioso mondo dei sommelier. Quindi da un lato abbiamo un gruppo di appassionati in aumento che cerca informazioni e questo e’ positivo, dall’altro abbiamo un grande pubblico che di fatto consuma più vino ogni anno (+5 per cento costante negli ultimi 3 anni) ma che non lo fa in modo consapevole e ignora i fondamentali, e per fondamentali intendo notizie come “Champagne non e’ un tipo di uva”Comunicare il vino a questo pubblico estremamente variegato e’ una sfida e si può affrontare solo con strategie e target specifici e diversificati. Un grande cambiamento degli ultimi anni nella comunicazione del vino e’ anche il ruolo sempre più importante dei social network e dei  wine blogger freelance, ovvero non associati a riviste o magazine di settore. Grande potenziale, ma anche grande rischio.
Quali sono i problemi che il Vino italiano ha negli USA? (Troppe denominazioni? Confusione con i vari varietali/vitigni? Troppa differenza fra piccole e grandi aziende? Mancanza di una comunicazione adeguata?)
Il problema a mio parere più grave, ma anche più facile da risolvere e’ la mancanza di adeguata comunicazione IN INGLESE. Questo soprattutto da parte di Consorzi o associazioni nate per promuovere i territori all’estero che spesso utilizzano mezzi obsoleti (siti internet orribili e con traduzioni davvero indecenti) e nessuna presenza sui social media, per non parlare dei posizionanti SEO. Wine Searcher è il motore di ricerca più utilizzato negli Usa e si basa sulla presenza online del tal vino con prezzi e recensioni. Wine Searcher, come tutti i motori di ricerca, trova i vini attraverso le parole chiave, SEO, quindi tantissimi vini italiani sono tagliati fuori dalla possibilità di comparire perché non hanno schede tecniche in inglese e/o non sono rintracciabili online. Ed è solo un esempio.
Per quanto riguarda la confusione che può creare la moltitudine di denominazioni italiane, anche qui, manca uno strumento che faccia chiarezza in inglese. Non voglio diventare noiosa, andate a visitare questo sito e guardate cosa stanno combinando i nostri cugini spagnoli in termini di comunicazione di denominazioni e territori su mercato USA: http://us.riojawine.com/en/.

Quanto contano ancora i wine ratings parkeriani” e come stanno cambiando le cose grazie ai social ed alle App (Vivino in primis)?
Ottimo punto di riflessione. I wineratings contano ancora parecchio, come naturale conseguenza della mancanza di conoscenza dei vini e dei territori, il consumatore medio si affida al mezzo più facile e più veloce per scegliere un vino: il punteggio. Il secondo metro di giudizio è il prezzo. Le applicazioni come Vivino o le recensioni dei blogger entrano in gioco soprattutto riguardo ai vini che non hanno ottenuto ratings, quindi o vini ritenuti “non meritevoli” dai vari Parker & co, o vini mai arrivati all’attenzione dei critici americani. Quello che voglio dire è che con l’avvento delle App, hanno una chance anche tutti quelli che non hanno mai avuto un punteggio. Le App e i Wine Blogger, che sono sempre più popolari tra i consumatori, sono la via per bypassare i critici.

Quali sono i Vini italiani che vengono più apprezzati dai winelovers americani?
I winelovers americani in questo momento hanno una cotta per i vini dell’Etna, un amore ormai consolidato per i baroli, i supertuscan e gli amaroni, un affetto crescente per i rosé di ogni categoria. Tra i bianchi i più apprezzati sono, oltre al sempre presente Prosecco, i Soave, i Pinot Grigio (ahime’ spesso di pessima qualità), i Vermentino di Sardegna.
Qual è il tuo Vino del cuore e quale l'esperienza enoica più emozionante vissuta in Italia e quale quella vissuta negli stati uniti?
Il mio vino del cuore è il Moscato di Scanzo, perché e’ il vino di casa mia (sono bergamasca), perché e’ unico nel suo genere e ha una storia degna di un romanzo enoico.
Ma il mio secondo vino del cuore a pari merito e’ made in provincia di Brescia (!), il Franciacorta. Pensa da bergamasca quanto mi costa questa ammissione!
L’esperienza enoica più emozionante vissuta in Italia è recente: la visita alle cantine di Emidio Pepe. Lui e’ una forza della natura, depositario di una conoscenza cosi’ profonda e cosi’ empirica, un rivoluzionario per la sua epoca, e’ riuscito a trasformare la semplicità in complessità e raffinatezza. E la sua famiglia e’ formidabile, loro sono davvero il simbolo di buona parte dei valori in cui credo. Il suo Montepulciano d’Abruzzo 1997 mi resterà nel cuore.
blogger vinitaly accrediti
Ti manca l'Italia? Pensi di tornare?
Mi manca l’Italia, si. Mi manca camminare su strade che hanno visto la storia di nazioni e continenti, re, principi, vassalli, cavalieri, filosofi e artisti, passeggiare immersa nell’arte e nella mia cultura, mi manca andare a caso per trattorie la domenica durante le mie gite enogastronomiche e sapere che la peggior cosa che mi può succedere e’ scoprire un posto nuovo e nascosto che serve prelibatezze d’altri tempi. Mi mancano i fornai, che fanno il pane vero, non di gomma. Mi mancano i prodotti tipici, quelli talmente tipici che non vengono esportati, perché finiscono prima. Questo negli Usa non è possibile, sono concetti che non esistono.
Ma negli Usa ci sono altre cose a cui mi sono affezionata: l’ottimismo, la fiducia nel futuro, la facilità di fare impresa, uno Stato che agevola l’imprenditoria e la crescita economica. E’ per questo che aiuto con tanta passione le cantine che vogliono sfruttare questo mercato: perché le potenzialità sono enormi e noi italiani abbiamo un grande vantaggio. Siamo Italiani.

Tornerò? Si, un giorno, il mio sogno è trasferirmi in Salento. Che poi è la California d’Italia, no?
O forse, meglio dire, che "la California è il Salento d'America", no? ;-)

In sintesi, credo che Laura abbia dato diversi spunti di quali improntare discussioni costruttive e dinamiche riguardo le potenzialità del Vino italiano negli USA e, soprattutto, l'importanza di una comunicazione adeguata, contemporanea e non più anacronistica non solo del singolo prodotto o della singola grande realtà, ma in maniera trasversale di territori, cantine di ogni dimensione e Vini anche meno conosciuti. Questo è possibile solo e soltanto (qui concordo pienamente con Laura) mettendo da parte egocentrismo ed orgoglio da un lato e pessimismo cosmico dall'altro, al fine di associarsi e di creare sinergie positive e propositive nell'esportare ciò che tutto il mondo ci invidia, ovvero uno stile di vita, prima ancora del Vino. Abbiamo dalla nostra qualità, varietà, salubrità ed un modello enogastronomico non replicabile nella sua unicità e nell'interconnessione che ogni singola tipicità ha con il proprio territorio di riferimento. Noi siamo connessi, ogni tema è connesso: produttori e winelovers, territorio e vino, arte e cultura.
Altro punto focale dell'intervista è rappresentato sicuramente dalla crescente importanza negli USA delle Wine App (vedi Vivino) e dei Wine Bloggers indipendenti, sempre più preferiti alle riviste di settore, soprattutto dai Millennials, una generazione che sembra essere in continua ascesa nell'acquisto del Vino consapevole (quindi più mirato a qualità, filosofia produttiva, territori e fasce di prezzo più alte). Sempre in riferimento al web, fondamentale è una maggior accuratezza nella creazione di siti internet aziendali graficamente accattivanti e performanti in termini di contenuti (SEO e SERP), specie per quanto concerne testi in lingua, che possono davvero fare il bello ed il cattivo tempo nell'esposizione di una cantina all'estero.

Sapete che non amo la mera pubblicità, ma ho sempre ritenuto che mettere in risalto, in modo meritocratico, personalità valide come quella di Laura Donadoni possa rappresentare la posa di un ulteriore mattoncino per il raggiungimento di una maggior consapevolezza in termini di comunicazione per le cantine italiane, specie le più piccole, spesso auto-inibite all'azione ed al pensiero "in grande" da un erronee e retrograde convinzioni, smontabili solo dalla conoscenza di quelle che sono le dinamiche attuali del web, della critica e dei mercati.
Ringrazio Laura per la disponibilità e vi invito a farci due chiacchiere per approfondire la sua attività di promozione del Vino italiano negli States ed ancor più per avere conferma delle sue qualità umane, che a mio parere, rappresentano sempre e comunque la base di ogni potenziale collaborazione.


F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 22 agosto 2016

Ottime annate e pessime annate "non esistono" specie in Italia

"L'estate sta finendo e un'annata se ne va"... passatemi quest'adattamento di questa canzone un po' d'antan dei Righeira, che si presta benissimo al mondo del Vino, che vede l'avvicinamento alla fine dell'estate coincidere con l'arrivo di una nuova annata.
Nel mondo del Vino si tende sempre all'apriorismo in termini di comunicazione, speranze o catastrofismi ed anche in questo 2016 ne abbiamo sentite di ogni genere, dall'annata replica potenziale della grande 2015 per com'era iniziata, all'annata catastrofica per le condizioni avverse presentatesi in alcuni areali in epoca di fioritura, per non parlare delle bombe d'acqua e delle grandinate che hanno realmente ridotto ai minimi termini interi vigneti degli sfortunati produttori (capita sempre ai più piccoli ed "indifesi"!) che si troveranno con poco o nulla da vendemmiare, fino ad un più pacato equilibrio di questi ultimi giorni là dove la vendemmia sia ancora da farsi, per poi tornare all'estrema positività del Sud, dove già si sia vendemmiato o si stia per farlo.
Ogni annata è così, con i suoi inizi speranzosi e positivi, i suoi più o meno inaspettati capricci, note dolenti e finali in volata che, in alcuni casi, riescano a risollevare animi ed economie dei produttori, e non è forse per questo che noi tutti amiamo così tanto il Vino? Non è forse proprio per questi motivi che, nonostante ogni produttore sappia quanto difficile, incerto e maledettamente stressante sia fare Vino, il richiamo della terra e la gioia di essere tramiti privilegiati fra la Natura e chi beve quel blend di sogni, fatica, competenza, sacrifici, investimenti ed una buona dose di cul...tura siano più forti dell'idea di abbandonare tutto, a volte così impellente e ridondante nelle menti dei produttori?
So di non parlare solo a nome mio, dati i continui confronti che ho con altri winelovers italiani e stranieri e, soprattutto, con produttori e vignaioli, nel dire che è inutile continuare a sprecare tempo ed inchiostro reale o virtuale nel cercare di definire annate ancor prima del tempo o ancor peggio nel cercare di condizionare vendite e mercati... ormai, è da troppo che ci diano la zappa sui piedi e forse è ora di aspettare, di assaggiare e di dire la pura e semplice verità... in Italia più che in qualsiasi altro paese, vuoi per la sua morfologia, vuoi per la l'immensa varietà di terreni, varietali e condizioni pedoclimatiche, nonché per la sempre più vasta diversità di interpretazione agronomica ed enologica della singola realtà, non esiste l'ottima annata in senso lato, come non esiste (facciamo i dovuti scongiuri, toccatine comprese!) una pessima annata che coinvolga l'intera penisola.
Come ogni anno, il compito di chi fa Vino sarà mettercela tutta per interpretare la meglio, senza troppi artifizi (speriamo!) quello che i propri vigneti sapranno mettere a sua disposizione, il compito di chi scrive dovrebbe essere quello di attendere, magari valutando in vendemmia le condizioni dell'uva, magari assaggiando qualche campione da vasca ancor prima che il Vino sia "pronto", ma nella piena consapevolezza che l'unico modo per rendersi conto di come sia andata un'annata, in quella cantina, per quei vigneti, con quel terroir sarà assaggiare il Vino quando verrà il suo momento. Basti pensare a ciò che è successo e sta accadendo con i Vini del 2014, definita da molti ancor prima del suo termine una pessima annata, nella maggior parte dei casi (a parte quelli in cui i produttori rispettosi hanno deciso di non produrre le loro etichette migliori perché sarebbe stato impossibile raggiungere i livelli di qualità desiderati) sarete stupiti dalla qualità dei Vini, specie in un periodo in cui il gusto generale sembra propendere verso i Vini più freschi e minerali.
Quindi amici winelovers non disperate se avete sentito che l'annata 2016 non sarà un granché, ma rispettate chi ha davvero perso parti ingenti del proprio raccolto magari informandovi ed essendo disposti a pagare qualche euro in più il loro Vino (sarebbe più che giusto, anche se so che non siamo ancora pronti a questo...) ed al contempo non gasatevi se qualcuno spinge da mesi dicendo che la 2016 sia stata l'annata del secolo. Semplicemente, aspettate ed assaggiate ciò che incontrerete sul vostro cammino enoico e fatevi la vostra idea, cantina per cantina, zona per zona, uva per uva, Vino per Vino. 
La migliore annata è e sarà sempre quella che vi emozionerà di più nel bicchiere, se poi avrete modo e tempo di enfatizzare queste emozioni ascoltandone aneddoti e racconti da parte dei singoli produttori ben venga, ma alla fine dei conti, l'unica cosa che può far la differenza tra un ottimo Vino ed un Vino meno buono è la vostra percezione di esso, condizionata o incondizionata che sia.
Io posso solo dire che la curiosità per questa 2016 è tantissima e non vedo l'ora di assaggiare qualcosa!


F.S.R.
#WineIsSharing

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