venerdì 24 giugno 2016

Il Rossese di Dolceacqua - Territorio, famiglia e passione per l'Az. Agricola Dallorto Luca

Oggi parliamo di Rossese di Dolceacqua e dopo aver assaggiato “qualcosina” negli ultimi anni ed indagato un po' sulla storia di questo territorio, delle cantine che vi sono sorte e, soprattutto, delle genti del Vino che lo abitano, lo vivono e lo coltivano sono qui a scrivervi di una delle realtà più interessanti nelle quali io mi sia imbattuto: l'Az. Agricola Dallorto Luca.
Si tratta di un'azienda giovane, che nasce come diretto e naturale prolungamento di una passione che lega un'intera famiglia ed attraversa diverse generazioni, quella del Vino.
Come si dice spesso, tutto nasce dalla vigna e nel caso dell'azienda Dallorto questa massima è ancor più vera, in quanto il primo passo per lo sviluppo della cantina è stato quello di recuperare gli antichi vigneti di famiglia, ai quali, ovviamente, negli anni si sono aggiunti nuovi impianti di Rossese e Pigato.
rossese du nemu
Oggi le viti con più esperienza hanno ben 90 anni, ma la prima vigna di questa famiglia del Vino fu piantata nel lontano 1857, grazie alla passione dei bisnonni Gio Batta, anche detto "Pà Bacì" e Stanislao, chiamato "Pì" i quali scelsero le zone Arcagna e Cima Tramontina come luoghi ideali per coltivare non semplicemente la vigna ma, soprattutto, una passione; la stessa passione che dai bisnonni è arrivata sino a Giancarlo e poi a suo figlio Luca grazie al nonno Nemu che ha saputo trasmettere al nipote l’entusiasmo del passato.
"Arcagna, eletta successivamente zona di eccellenza per la produzione del Rossese, è attraversata dall’Alta Via dei Monti Liguri antico sentiero che attraversa la Liguria da ponente a levante. In queste terre il clima, l’esposizione, l’altitudine e le erbe aromatiche donano alle uve una miscela di più elementi indispensabili per ottenere un ottimo e particolare vino Rossese."
La prima vinificazione di quest'azienda risale al 2009, ma nei Vini che ho avuto modo di assaggiare si sentono già due peculiarità indispensabili per fare grandi Vini ovvero la capacità di rispettare i vitigni in perfetta linea con la tradizione e con la volontà dei nonni di “imbottigliare il territorio e l'uva” e la voglia di sperimentare, ma sempre con rispetto e premura, senza andare a snaturare ciò che la vigna doni, bensì cercando di esaltarne le sfumature.
Un territorio, quello del Rossese in cui il ruolo dei vignaioli è fondamentale, più che in altre aree dove l'aiuto più o meno comprensibile della tecnologia agevola molto il lavoro... qui tutto è fatto a mano “o per amore o per forza”, come recita il saggio adagio!
du nemu vino
Du Nemu 2015 - Rossese di Dolceacqua DOC: un Vino che ha nei sentori i colori della Liguria e dell'Italia più bella, solare e rigogliosa. Sapete quelle spiagge nascoste, celate ai più, ma che sono raggiungibili solo attraverso dei passaggi attraverso la tipica macchia mediterranea? Immaginate di raggiungerla e di farvi tutta la camminata in preda a profumi esaltati dal Sole e dal vento che sa di mare. Arrivati alla spiaggia, trovata una sola persona ad attendervi, non la conoscete eppure vi sembra di conoscerla da sempre... è l'Amore della vostra vita (che nel mio caso, neanche a dirlo, sa di Vino!), o forse un fuoco di passione estivo... non importa! Fatto sta che il cuore inizia a battere più forte e la voglia di vivere quel momento così fresco, spontaneo e pieno di tutta la bellezza di questo mondo, senza limiti di tempo è così forte da far passare tutto il resto in secondo piano. Questo è un Vino che per qualcuno potrebbe non costare abbastanza per fare i fighi ordinandolo al ristorante, per altri potrebbe essere troppo “semplice” per intrigare la propria mente in cerca di sensazioni forti, ma per me è... vita!

Ci sarebbe anche un brillantissimo rosato, che rappresenta la spinta verso una contemporaneità educata e femminile, ma che sa distinguersi dagli altri rosati per identità territoriale e varietale. E' un Vino "nuovo" quindi aspetto di assaggiare le prossime annate per parlarvene con maggior cognizione di causa, ma se vi dovesse capitare, assaggiatelo... ne vale la pena!
Il Rossese di Dolceacqua è un valore dell'Italia del Vino ed anche se spesso snobbiamo la Liguria quando parliamo di Rossi, bastano le meravigliose aziende, con le loro stupende vigne, che producono questo grande Vino a renderla una delle regioni più interessanti a 360° dal punto di vista enoico e vitivinicolo.
F.S.R.
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mercoledì 22 giugno 2016

Cantina Le Regge dove sorge uno dei vigneti più belli del Chianti Classico

Giusto qualche giorno fa citai il Chianti come uno dei “must” dell'enoturismo e di certo questo è dovuto alla sua storia enoica così intrisa di tradizione e toscanità ed al fascino che sono una terra del Vino come questa possiede.
Faccio questa premessa perché è proprio nel Chianti e più precisamente a Greve in Chianti che si trova la cantina di cui vi parlerò oggi: l'Azienda agricola leRegge.
Un podere che apparteneva alla tenuta del Castello di Uzzano e parte dei vigneti risalgono alla precedente gestione, in particolar modo lo storico vigneto “ Baldini, che è la peculiarità di quest'azienda che di più mi ha incuriosito sin da subito, in quanto caratterizzato da terrazze angolari costruite nel 1700, davvero suggestive e sempre più rare, come la forma di allevamento utilizzata, ovvero l'archetto toscano.
le regge chianti
L’azienda è dal 1989 della famiglia Ferruzzi, legata a doppio filo a questo territorio ed a questa tenuta, ma storia dei Vini dell'azienda Le Regge così come li conosciamo ora è relativamente giovane, in quanto la commercializzazione dei Vini imbottigliati con questo marchio inizia non prima del 2011, anno nel quale viene imbottigliato il Chianti Classico 2007 a testimonianza della volontà di partire subito con una filosofia orientata verso il far uscire Vini giustamente elevati, senza fretta e/o scorciatoie.
Parliamo di una realtà contenuta, con una produzione focalizzata su “sole” tre referenze, che danno un ampio spettro di quali siano le potenzialità del terroir, sia nelle interpretazioni più territoriali del Chianti Classico e del Chianti Classico Riserva che in quella internazionale che mostra in un IGT Toscana Rosso 50% Merlot e 50% Cabernet Sauvignon quanto gli stessi comuni vitigni possano esprimersi in maniera diametralmente opposta in contesti differenti, conferendo, anche in questo caso, al Vino grande identità.
A Le Regge l'equilibrio produttivo risiede nel appoggiarsi alla competenza enologica odierna per evitare errori e brutture, senza rinunciare, però, alle tecniche ed agli strumenti tradizionali: raccolta manuale, affinamento in grandi botti e pressa meccanica in legno.
Nonostante non si tratti di un'azienda certificata “bio”, l'attenzione al territorio ed il rispetto di vigne ed uva è sempre più importante. Rispetto che si traduce, anche, nella voglia di lasciare che la materia prima si esprima in tutto il suo potenziale, senza grandi incidenze del vaso vinario, questo grazie alla predilezione per l'affinamento in botti grandi, piuttosto che legni piccoli.
con una spiccata freschezza ed eleganza con un utilizzo moderato del legno, con una nostra identità riconoscibile nel tempo nel rispetto della variabilità che le singole annate ci regaleranno.
Ad ulteriore testimonianza del legame profondo con il territorio e con queste vigne dell'intera famiglia Ferruzzi, c'è la storia di Giovanni Ferruzzi , nonno di Barbara, l'attuale proprietaria, che lavorava queste terre già negli anni '60 quando erano di proprietà del castello di Uzzano. Nel 1989 suo figlio Gino ( padre di Barbara ) acquista il Podere dove viveva suo padre e dove ha sempre lavorato come mezzadro. Il destino e la volontà di un figlio di consacrare il lavoro di un padre, dandogli dignità ed identità sono le basi della nascita e del percorso in ascesa de Le Regge.
vini le regge chianti
Io nello specifico vorrei condividere con voi le mie sensazioni riguardo il Chianti Classico e la Riserva.

Chianti Classico DOCG 2012: un Chianti Classico di grande precisione e dal concept contemporaneo, tutta freschezza e morbido equilibrio. Un naso romantico e mai sopra le righe, in cui i fiori ed il frutto si confondono fino a perdersi in una sottile nube di spezia e balsamicità. Un carattere tutto d'un pezzo, ma assolutamente per nulla scontroso. Un Vino che sa di quel mix tutto toscano di campagna e qualità, di lavoro e soddisfazione, di sacrificio e lusso di poterne trarre da vivere al meglio. 


Chianti Classico Riserva DOCG 2009: mi piace pensare che una vite non attinga solo al terreno che la ospita, ma anche alla sua storia ed al fascino che quel luogo possieda ed è per questo che è inevitabile non percepire un alone di suggestione quando si abbina un Vino ad una vigna come quella dello storico vigneto Baldini. Una Riserva che nonostante l'annata calda, brilla per armonia e freschezza. Un Vino che gioca sull'intrigante contrapposizione fra una pacata morbidezza ed una personalità spiccata. Elegante e saggio, pulito e composto, ma dal fascino di chi la sa lunga, un po' come un uomo di una certa età, dall'aspetto distinto e composto, che con fare sicuro incede verso un futuro che non lo spaventa affatto, anzi... lo incuriosisce ancora e lo aspetta con rinnovate esperienze da vivere e condividere.

Devo ammettere che ero un po' titubante nei confronti della scelta di utilizzare dei saldi  di varietali internazionali, a discapito del classico blend chiantigiano o addirittura del Sangiovese in purezza, ma sono coerente e ciò che ho sempre sostenuto dicendo che alla fine è sempre e solo il calice a parlare ed in questo caso ogni scelta fatta dapprima in vigna ed in secondo luogo in cantina, può dirsi più che opportuna dato il risultato, che non è affatto piacione, bensì tutto votato alla freschezza, all'armonia, ma anche alla ricerca di complessità in grado di evolversi al meglio a tempo indeterminato.

F.S.R.
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venerdì 17 giugno 2016

L'annata 2016 - Andamento e previsioni meteo in vista della vendemmia

Come già scritto e descritto più volte, il bello ed il brutto di fare Vino è che non si può vendemmiare due volte la stessa annata, o meglio, si può può scaglionare la vendemmia in diverse epoche, ma l'annata sarà sempre una per ogni Vino prodotto.
Questo rende la viticoltura la pratica agricola e l'attività più incerta, di certo quella più dipendente dai capricci meteorologici o climatici che dir si voglia. Le condizioni atmosferiche possono regalarci annate straordinarie o distruggere interi raccolti e nel mezzo incidere con sfumature più o meno nette su quello che sarà il Vino che verrà prodotto e che andremo ad assaggiare.
annata vino 2016 previsioni

Ho sempre stimato i vignaioli ed i produttori di Vino per il coraggio che hanno nel affrontare ogni annata, all'insegna di queste variabili, ma non li ho mai invidiati, consapevole dell'ansia che avrei provato nell'impari confronto con la sempre più umorale Madre Natura. Scrivere di Vino (al netto delle baggianate che posso aver scritto in questi anni) è facile e stappare una bottiglia lo è ancor di più, ma nonostante la paura e lo stress che sapevo avrei sperimentato, ho deciso di provare anch'io quelle incertezze sulla mia pelle, se pur in via del tutto privilegiata e con un coinvolgimento economico che nulla ha a che vedere con gli investimenti dei produttori veri. Sì, ho pensato che provare (e sottolineo provare) a fare un "mio" Vino potesse essere il modo più giusto per identificarmi ancor di più nei produttori e per poter comprendere in maniera diretta, per quanto (ripeto) in forma ridotta e privilegiata, le difficoltà, gli sforzi e spero le emozioni che chi fa Vino provi ogni anno.
L'ansia del produttore è la prima cosa che ho sperimentato, visionando costantemente l'andamento climatico dell'annata e nel rendermi conto di quanto la vite sia forte ed allo stesso tempo fragile rispetto ad una miriade di problematiche legate al clima: da quelle che in un istante possono decimare un raccolto come la grandine ed il gelo, fino a quelle maledette patologie funginee solo in parte contrastabili, ma sempre in agguato, come l'oidio, il mal dell'esca, i marciumi, la peronospora per non parlare della tignola e degli altri insetti, per i quali confidi che la confusione sessuale dia i suoi risultati.
Se poi ci mettiamo un approccio più rispettoso, a tutti gli effetti biologico, le difficoltà e le ansie aumentano.
Per avere un'idea dell'annata nella sua totalità ed un'idea di previsione da qui alla vendemmia ho chiesto l'aiuto del Centro Meteo Italiano, nella persona del Dott. Roberto Schiaroli, che ha così sintetizzato il 2016:

L'andamento climatico dell'annata 2016 e le previsioni in vista della Vendemmia

"Partendo dal periodo dell' annata 2016 che stiamo vivendo, è palese che si stia manifestando una fase piuttosto complicata per la gestione vitivinicola in quanto abbiamo condizioni favorevoli per lo sviluppo di malattie, in primis la Peronospora.
Ma cerchiamo di tracciare un' analisi sintetica sul clima medio ( in quanto non mi ha specificato le aree di interesse ) in Italia da Settembre 2015 ad oggi:
Trattiamo innanzitutto le precipitazioni in quanto tra le principali variabili climatiche nel settore vitivinicolo; deficit negativo al nord italia nei mesi autunnali e invernali ( fino a febbraio compreso) 50% in meno sulle regioni nord-occidentali, più in linea con la media il meridione e il versante adriatico centrale. Mesi primaverili più piovosi su tutta la penisola fatta eccezione per il mese di Aprile con l' Anticiclone subtropicale africano prevalente, Maggio e prima metà di Giugno con piogge sopra la media su tutte le regioni eccetto Liguria di ponente, basso Piemonte, Sardegna e Sicilia meridionale. Siamo sull' ordine del 60% di pioggia in più considerando la media nazionale con le regioni meridionali peninsulari (Puglia Basilicata e Calabria ) che registrano un sopra-media fino al 200%.
Riguardo le Temperature se consideriamo i mesi autunnali e invernali fino ad Aprile compreso siamo oltre la media di più di 1°C con punte vicine ai 2°C in alcune regioni centro-meridionali, Maggio e prima parte di Giugno totalmente in media con il periodo di riferimento ( ± 0,5°C in base alle zone d' Italia).
Anche nelle prossime 1-2 settimane avremo condizioni di tempo variabile sull' Italia senza la presenza stabile dell' Anticiclone, ma con alternanza di fasi instabili specie al centro-nord con brevi periodi più soleggiati e miti.
In merito alla previsione a lungo termine nei mesi estivi si fa riferimento ad un articolo pubblicato dal Centro Meteo Italiano sull'estate 2016 dal quale si può evincere che l'estate vedrà temperature al di sopra delle media su tutta la penisola con dei picchi di calore a luglio nel Centro-Nord e ad agosto al Sud.
meteo vino 2016
Nello specifico avremo luglio ed Agosto con anticiclone delle Azzorre prima e subrtopicale poi protagonisti sullo scenario meteo Europeo centro-occidentale, con tempo stabile e soleggiato salvo brevi episodi perturbati specie al Nord Italia."

In somma non sarà una 2014, ma di certo non ho scelto l'annata più semplice per sperimentare almeno dal punto di vista psico-emotivo la vita di chi fa Vino e credo sia giusto così.
Sta di fatto che, mi piaccia pensare alla positività come tutto ciò che possa controbilanciare le incertezze e le preoccupazioni, il più delle volte materialmente tangibili e quantificabili, dei vignaioli e dei produttori, quindi per quanto poco razionale possa sembrare a chi fa Vino non resta che vivere di giorno in giorno, provando rispondere agli accadimenti, positivi o negativi che siano, nella speranza di poter tirar fuori il meglio dall'uva che si potrà portare in cantina, cercando di far esprimere l'annata così com'è stata e di interpretarla secondo la propria esperienza, infondendo, in ciò che finirà in bottiglia, la propria personalità.
Pensavo che i vignaioli fossero sognatori... perché li vedevo sempre con lo sguardo rivolto al cielo e spesso durante le degustazioni mi sono sentito quasi snobbato quando alcuni, mentre parlavo, continuavano a guardar fuori dalla finestra più vicina. Ora so che i vignaioli oltre ad essere sognatori, hanno dei buonissimo motivi per dedicare la propria attenzione al cielo piuttosto che alle mie, spesso, ripetitive parole. Io non sono un vignaiolo, forse un giorno... chissà... ma è bastato calarmi un istante nei loro panni per comprendere quanto meravigliosamente difficile e stressante sia questo lavoro (forse qualcuno di noi a volte dimentica che si tratti di un lavoro!), soprattutto se lo si faccia eticamente e rispettosamente.

Concludo ribadendo che per me quella di fare Vino è un'occasione nata quasi per caso qualche mese fa, che non ho preso come una sfida o un progetto professionale, bensì come la possibilità reale di potermi trovare finalmente dall'altra parte della barricaia...ops barricata, in modo da ampliare il mio punto di vista di wine blogger e di uomo.

Il mio pensiero, però, va a chi fa questo lavoro da anni e lo farà negli anni a venire ed in particolare a chi ha subito danni durante le recenti grandinate e i nubifragi che, ironia della sorte, fanno sempre più male a chi lavora in modo più rispettoso. Non ci resta che attendere... 


F.S.R.
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giovedì 16 giugno 2016

La Cantina Franco Mondo - Vino poliglotta dall'accento monferrino

Torniamo in Piemonte, più precisamente a San Marzano Oliveto, nel cuore pulsante del Monferrato, terra di barbera e moscato.
Vi accompagno in un piccolo grande mondo, passatemi il gioco di parole, ovvero quello dell'AziendaAgricola Franco Mondo, dove il Vino parla tante lingue, ma non rinuncia mai all'accento monferrino.
cantina franco mondo monferrato
A parlarmi dell'azienda è la giovane Beatrice, che con suo padre Valerio Mondo porta avanti un'azienda nata dopo la seconda guerra mondiale quando il nonno Ernesto, tornato dalla guerra, inizia a costruire la casa, a coltivare la vite e a vinificare, vendendo il vino in damigiane come si soleva fare a quel tempo.
Beatrice rappresenta la quarta generazione di una famiglia che è rimasta legata a questa terra ed all'azienda evolvendosi tanto da essere oggi in mano, sì a padre e figlia, ma anche a due produttori che hanno sentito il bisogno di frequentare la Scuola Enologica di Alba, al fine di aggiungere a quella sana consapevolezza che solo la tradizione e l'esperienza sanno dare una competenza tecnica capace di gestire al meglio e nel modo meno invasivo possibile le dinamiche di vigna e di cantina.

Il rispetto per la natura, il seguire l’andamento stagionale e climatico del Monferrato e il lavoro costante ed attento sono quindi da sempre la priorità di una famiglia di vignaioli che negli anni ha saputo creare il giusto mix di tradizione e lungimiranza.

Sui 13 ha di vigneti coltivati il 60% ospita la varietà storica di questo territorio, la Barbera, mentre i il restante 40% è coltivato a Moscato Bianco , Dolcetto, Cortese, favorita per quanto concerne gli autoctoni, con un po' di Chardonnay e Cabernet Sauvignon per i tagli più internazionali.
Tagli internazionali che ho trovato interessanti nel voler comunque esportare un territorio, tramite vitigni i vitigni storici/autoctoni del Monferrato affiancati e resi più "accessibili" dai passepartout Cabernet Sauvignon e Chardonnay. Nel DI.VINO Rosso, infatti, troviamo un blend di Barbera (70%) e di Cabernet Sauvignon lasciato appassire sui graticci. Vino ben congeniato, grazie alla freschezza della Barbera domata dalla morbidezza dall'appassimento del Cabernet Sauvignon. A primo naso potrebbe sembrare piacione, ma che in bocca si dimostra moderno ed intrigante, comunque aperto a tutti i palati.
Per quanto riguarda le uve a bacca bianca, abbiamo il DI.VINO Bianco, un assemblaggio di Cortese, Favorita e Chardonnay da vendemmia tardiva e criomacerate, scelte che unitamente allo start fermentativo in legno donano al Vino un naso davvero interessante in cui lo Chardonnay per fortuna lascia spazio ai due vitigni autoctoni. In bocca te l'aspetti morbido, invece arriva secco e salino e, quindi, dalla gran bevibilità. 
Due Vini poliglotti, molto coerenti con la loro veste e con il target al quale mirino.
vini franco mondo
Ciò che mi incuriosiva di più, però, erano ovviamente le Barbera in purezza e posso ritenere la mia curiosità appagata e dissetata, grazie al cru aziendale Vigna del Salice 2013 (vigna vecchia), una Barbera d'Asti Superiore come Barbera comanda, dal naso in fase primordiale, che lascia scorgere dietro all'intensità del frutto, una serie di sfumature che spaziano dal più sincero aroma che si possa trovare in un Vino, ovvero quello della Cantina post-vendemmia, fino alle più lievi note che sanno di passeggiate autunnali in mezzo ai boschi, quelle in cui da piccolo andavo in cerca di porcini. La Barbera, quando ben fatta, ha il dono di arrivare a tutti, senza tanti fronzoli, con una complessità mai troppo snob ed elitaria, bensì un'affabilità tipica di chi quel Vino lo fa e del territorio che la ospita storicamente. Molto simpatico l'aneddoto che vede come protagonista questo Vino, che un cliente tedesco definì meglio dell'aspirina, prendendo spunto dal principio attivo, ovvero l'acido acetilsalicilico, che si estrae proprio dalla corteccia Salice, pianta dalla quale prende il nome questo cru.
L'altro cru aziendale, il Vigna delle Rose 2011, rientra invece nella sottozona Nizza della Barbera d'Asti Superiore. Sicuramente il Vino che di più lascia intendere le potenzialità di questa realtà vitivinicola, manifestando una personalità inizialmente introversa, di quelle che ti spingono ad andare a fondo, a cercare risposte in ogni gesto, in ogni attimo, per delineare un carattere che una volta trovata la chiave di lettura, è di grande umanità. Umanità che ritrovo nella voglia di non concedersi subito, ma di farlo con ponderata armonia e velata sensualità, tanto da spingerti oltre col pensiero e la fantasia, fino a vedere il Vino farsi Donna. Una Donna che sa quello che vuole, dall'incedere imperturbabile e dal fare sicuro, dalle linee sinuose e dal tono di voce netto ed autoritario. Una di quelle che non si fanno mettere i piedi in testa, insomma! Bell'assaggio, bel viaggio anche questo, non c'è che dire!
Dulcis (ma non troppo!) in fundo vi segnalo anche il Sileo, un passito di Moscato da vigne di oltre 80 anni, che nella sua versione 2008 mi ha stupito ed ammaliato come ti stupisce una coccola di quelle che non annoiano, non sono mai sdolcinate, ma che non vedi l'ora ti siano dedicate ancora ed ancora...

Una Cantina, una famiglia, quelle di cui Franco Mondo ha gettato le basi, che riescono a coniugare in modo magistrale tradizione e visione contemporanea e poliglotta del Vino restando fedeli al proprio nome che sembra un invito ad abbattere ogni confine, il tutto, però, senza accettare compromessi che snaturino integralmente le radici di questa realtà, ma cercando di interpretare un gusto che spazi dal classico al moderno, dal più sofisticato e pretenzioso al meno preparato e democratico, con acume e personalità. Scelte che non rinunciano al territorio e che, anche là dove strizzino l'occhio all'internazionalità parlando lingue diverse con accento monferrino, mirano ad educare ed incuriosire il consumatore nei confronti delle potenzialità del Monferrato.

F.S.R.
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martedì 14 giugno 2016

Il Winelover nel paese delle meraviglie... non si ubriaca si emoziona!

"Alice atterra in un lungo corridoio. Bianconiglio non si vede più, ma sul pavimento c'è una bottiglietta con un biglietto che dice “BEVIMI”. Alice lo sa: assaggiare cose che non si conoscono può essere molto pericoloso. Ma è sempre più incuriosita e alla fine... beve. Un attimo dopo, meraviglia! Diventa piccolissima. Ora la bottiglia le sembra enorme!"
vino alice nel paese delle meraviglie
Stavo leggendo la favola di Alice nel paese delle meraviglie e non ho potuto fare a meno di trovare un parallelismo fra questo passaggio e ciò che ho provato tante volte di fronte ad una nuova bottiglia, ad un Vino a me sconosciuto, magari prodotto con un varietale a me ignoto e/o da un produttore che non ho ancora avuto modo di conoscere personalmente e del quale non ho alcuna informazione.
Assaggiare Vini che non si conoscono può essere molto “pericoloso”, ma per un winelover ed un wineblogger la curiosità è tutto ed alla fine, non si può resistere... si beve! Un attimo dopo, se si è estremamente fortunati e si è muniti della sensibilità atta a concepire il Vino come fonte di emozioni uniche ed indimenticabili, l'assaggio può sfociare in meraviglia! E sì, poi ci si sente piccolissimi di fronte a bottiglie immense, grandi non per dimensioni materiali, ma perché grande è la loro capacità di contenere un liquido che sa di buono, che sa di cuore, che sa della terra da cui proviene e della persona che lo ha portato ad essere ciò che è, ma che nel momento stesso in cui l'abbiamo assaggiato è già mutato e muta ancora ed ancora, ad ogni respiro, suo... e nostro.

Il Vino è una favola meravigliosa, il mio paese delle meraviglie, ma nulla ha a che fare con l'assuefazione, il vizio, l'eccesso, perché quando il Vino lo Ami, lo conosci, lo senti, ti è impossibile non rispettarlo e se rispetti il Vino automaticamente rispetti te stesso.

Non chiedetemi il senso di questo post, perché non lo so, mi sento un po' il cappellaio matto in preda alla Danza della Deliranza di Johnny Depp (lo so non è il massimo citare uno che si definisce ossessionato dal Vino in un articolo del genere, ma è un caso che sia lui l'attore in questione!) oggi, ma avevo bisogno di ricordare a tutti quanto si possa avere passione per il Vino, si possa godere di tutto ciò che può e sa donarci, senza abusarne. Mi è capitato davvero poche volte di vedere ubriaco nella forma più negativa e molesta del termine un vero winelover, ma mi è capitato sin troppo spesso di imbattermi in gente che veda il Vino solo come un mezzo per sballarsi arrivare a perdere il controllo.
Io scrivo di Vino e chi non ama il Vino quanto noi, a volte critica il fatto che le mie parole possano invogliare al bere ed io rispondo di sì... ma a bere meglio e quando si beve per il gusto di farlo, quando si assaggiano storie, si degustano emozioni, si apprezza la cultura che c'è dietro al Vino non ci si può ridurre come degli alcolizzati!
Torno alle favole... che è meglio, anche se forse Alice nel paese delle meraviglie non è che sia stata proprio la scelta più azzeccata per un articolo contro l'assuefazione! :-p

F.S.R.
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