mercoledì 22 febbraio 2017

La mia intervista in onda su Wine Tv

Qualche mese fa è nato un progetto, portato avanti da gente del vino e da professionisti seri, per portare anche in Italia un canale tematico sul vino. Qualche mese fa è nata WineTv, ma solo da pochi giorni la rotazione ed il palinsesto sono entrati a regime con nuovi contenuti ed interessanti spunti per tutti i winelovers.
canale sky vino wine tv
Per quanto si tratti di un canale a carattere commerciale (come tutti i canali televisivi al giorno d'oggi), in quanto abbia costi di produzione e di messa in onda ingenti da sostenere, l'approccio che Wine Tv ha dimostrato di avere, almeno con me, è stato sin da subito molto rispettoso, equilibrato e propositivo ed io ho colto al volo l'occasione di partecipare in maniera del tutto amicale e, quindi pro-bono, ad una breve e divertente intervista per il format "Sorso Lungo" che andrà in onda oggi e domenica, con numerosi passaggi, come da palinsesto che vi riporto qui di seguito.
In pochi minuti sarebbe stato impossibile parlare dei "massimi sistemi enoici" e comunque non credo sarei stato il referente più adatto per questo. Ho, dunque, preferito parlare della mia grande passione per ciò che è e di questo wine blog per ciò che rappresenta per me.
Credo che ogni media vada considerato e che, se ben usata, anche la TV, specie se tematica come Wine Tv, possa offrire opportunità davvero interessanti e non puramente commerciali per parlare di vino ad un bacino più ampio di persone, incuriosendo, intrigando e facendo informazione.
Mi sono, comunque, permesso di toccare due punti abbastanza scottanti, che ho già avuto modo di approfondire e spedo di approfondire nuovamente in tutte le loro evoluzioni, da qui in avanti, come l'approccio rispettoso in vigna ed in cantina e quello etico al wine blogging. Argomenti delicati che si aprono a facili critiche ed ancor più semplici incomprensioni, ma confido in chi mi segue da anni ed in chi ha avuto modo di conoscermi personalmente e di valutare concretamente il mio fare ed il mio essere per una comprensione più nitida di quello che in pochi istanti sarebbe stato difficile spiegare. 

Io non sono mai stato un grande parlatore ed è anche per questo che ho sempre preferito scrivere, ma sono davvero felice di aver potuto mettere ancora una volta la mia faccia in qualcosa che reputo positivo e rispettoso e faccio i complimenti a Mattia Cialini per avermi fatto sentire davvero a mio agio, oltre che per il format e per l'equilibrio con il quale lo stia portando avanti.
Per chi non dovesse avere Sky, presto il video della mia intervista sarà pubblicato anche nella Web Tv e non mancherò di condividerlo sui social e qui su wineblogroll.com.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 20 febbraio 2017

Benvenuto Brunello - Rosso di Montalcino e Riserve

Appena rientrato da Benvenuto Brunello ed aver condiviso le mie più spassionate impressioni riguardo le 2012 che mi hanno emozionato di più, mi è venuta voglia di segnalarvi anche qualche assaggio "extra", ovvero tutto ciò che mi abbia piacevolmente colpito, 2012 a parte.
Ecco, quindi, i Rossi di Montalcino (non necessariamente 2015, che tra l'altro erano, in molti casi, da pochissimo in bottiglia, quindi non stabilissime) ed i Brunello Riserva 2011-2010 che ho apprezzato particolarmente.
Rosso di Montalcino 2015 - Cava d'Onice: l'ottima annata c'è e si sente. Vino tecnicamente ineccepibile, che sa colpire con la sua concretezza e non si impone con superbia. Un vino per nulla spocchioso, con una buona beva, ma anche tanta stoffa da apprezzare ora ed in prospettiva.

Rosso di Montalcino 2015 - Ventolaio: esempio di identità territoriale e slancio verso una sempre maggior congruenza fra verticalità, facilità alla beva ed eleganza. Sin troppo spesso si confonde l'agilità al sorso con una mancanza di complessità, finezza e longevità. Questo è un Rosso da tenere in cantina e che può far divertire oggi, domani e ad oltranza negli anni.

Rosso di Montalcino 2015 - Le Chiuse di Sotto di Gianni Brunelli: ho preferito di gran lunga il Rosso al Brunello di quest'azienda, perché in grado di colpire dritto nel centro della mia necessità di beva di fronte ad un Rosso "d'annata", senza rinunciare al corredo di profondità ed eleganza che mi aspetto da un Rosso che non sia solo "un Rosso", ma possa aspirare ad essere un grande Rosso di Montalcino.

Rosso di Montalcino 2015 - Agostina Pieri: uno dei Rossi che avrà bisogno di più tempo, ma che già fa percepire materia notevole che fa ben sperare in termini evolutivi. Lo stile è meno orientato sullo slancio, bensì su una struttura solida e meno dinamica, eppure il sorso è bello, elegante e varietale. Da dimenticare in cantina.

Rosso di Montalcino 2015 - Corte dei Venti: azienda che ho scoperto quest'anno e che mi ha colpito molto per la coerenza ottenuta sia con questo Rosso che con il Brunello 2012. Il Rosso sta ancora integrando il legno medio-piccolo, ma è uno di quei vini che si fa ricordare per essere l'eccezione che confermi la regola, che mi vede apprezzare di più i Rossi "tradizionali" in botte grande. Il frutto sano e pieno e la nitida mineralità sapido/ferrosa rendono molto agile la beva ed appagante il sorso.

Rosso di Montalcino 2015 - Croce di Mezzo: un Rosso affabile, ricco, diretto quello di Croce di Mezzo. Tutto volto verso un democratico equilibrio fra piacevolezza ed identità. Uno di quegli assaggi che già dal primo approccio ti fanno pensare di essere a tavola, pronto per iniziare un pranzo o una cena all'insegna della convivialità. Un Rosso da bere senza troppe elucubrazioni e per questo ben fatto!

Rosso di Montalcino 2015 - Casato Prime Donne di Donatella Cinelli Colombini: un Rosso molto in linea con l'annata, che esprime volume e ricchezza, senza risultare eccessivo. Ancora agli albori evolutivi, ma un bicchiere piacevole da apprezzare anche oggi. Ogni cosa a suo posto, senza storture.

Rosso di Montalcino 2015 - Le Potazzine: uno di quei rossi che alla cieca, con qualche anno di bottiglia, si farà davvero fatica a distinguere da un ottimo Brunello. Giocato tutto su freschezza, mineralità e finezza. Esempio di equilibrio ed eleganza destinati a perdurare ed affinare nel tempo. Un riferimento per il Rosso quanto per il Brunello.

Rosso di Montalcino 2015 - Baricci: il Rosso che più di tutti esprime il Sangiovese nel suo spettro aromatico completo, speziatura naturale compresa. Vino dotato di quello stile che attinge al passato guardando al futuro in maniera trasversale. L'azienda Baricci è, a mio parere, insieme a poche altre, un veicolo di consapevolezza e passione, capace di fare tradizione, prendendo il meglio del passato, ma senza mai smettere di essere qui ed oggi, con vini tradizionalmente contemporanei.

Rosso di Montalcino 2014 - Le Ragnaie: in un'annata in cui, per scelta e correttezza, il produttore ha ritenuto opportuno non produrre Brunello, le uve migliori sono confluite in tre rossi, paralleli ai Brunello che sarebbero potuti essere. Se il Petroso sembra davvero un Brunello a tutti gli effetti, il Rosso "base" rappresenta l'antologia del Rosso di Montalcino, fresco, profondo, elegante e completo, che non lesina struttura, nonostante l'annata, ma si fa bere con grande inerzia.

Rosso di Montalcino Ignacio 2014 - Il Marroneto: un Rosso che può perdere d'importanza solo se assaggiato prima dei suoi ingombranti genitori Brunello e Madonna delle Grazie. Ecco perché mi sono preso la briga di tornare ad assaggiarlo durante una tornata di assaggi dei soli Rossi delle aziende che di più mi avevano colpito coi loro Brunello. Grande pulizia, carattere da vendere e slancio snello e minerale che solo chi ha interpretato al meglio la 2014 ha saputo tramutare in prospettica eleganza.

Rosso di Montalcino Selezione Leopoldo Franceschi 2014 - Il Poggione: l'assaggio che non t'aspetti....
quando un'azienda di questa portata sceglie di dedicarsi in maniera così mirata ed attenta ad un Vino di "secondaria importanza" come il Rosso, ci sono due esiti possibili, ovvero la maggior internazionalizzazione e vocazione commerciale del vino o una ricerca ed un'attenzione tali da elevare in maniera repentina il valore intrinseco dello stesso. In questo caso si tratta sicuramente della seconda opzione, in quanto questo Rosso Selezione è a tutti gli effetti un Brunello mascherato da Rosso, di quelli da dimenticare in cantina trattenendosi dalla voglia di riassaggiarlo troppo presto, data la già buona dinamica al sorso.

Brunello di Montalcino Poggio al Vento Riserva 2010 - Col d'Orcia: questo cru rappresenta un esempio ed un unicum, a mio parere, per quanto concerne la capacità di aziende più grandi di lavorare di cesello e di emergere con inaudita nitidezza anche in annate grandi come la 2010 in cui i "competitors" tra "grandi e piccoli" non sono di certo mancati. Vino che incontrerei volentieri almeno una volta l'anno da qui a quando avrò ancora un calice in mano. Non posso che integrare quest'assaggio all'impressionante longevità dimostrata dalle vecchie annate assaggiate in verticale, durante l'anteprima, con una 1977 Riserva del Brunello "classico" in grado di stupire per classe e vitalità.

Brunello di Montalcino Phenomena Riserva 2011 - Sesti (Castello di Argiano): uno di quei vini che fa della sua attitudine al metterti in difficoltà la sua forza. Ci metti il naso e inizia il corteggiamento, ma non è il vino a corteggiare te, bensì l'esatto inverso! Sei tu che devi necessariamente entrare in questo vino, relazionarti con esso e confidare un abbrivio empatico che dia il là ad una conoscenza reciproca che, una volta avvenuta, non può che stupire. Uno dei pochi vini che definirei austeri nell'accezione più positiva del termine, dato che non sono un amante di questo descrittore. E' un vino di grande fermezza, ma che una volta aperto e compreso dona un'esperienza difficile da eguagliare.

Brunello di Montalcino Colombaiolo Riserva 2011 - Casisano: buona, anzi buonissima la prima per questo cru riserva dell'azienda della famiglia Tommasi a Montalcino. Una Riserva vera, di quelle per le quali un'azienda faccia benissimo ad attendere. Intenso, impavido, molto sicuro di sè, ma non spavaldo. Vino che si fa strada tra le Riserve 2011, un po' sottotono - com'era ovvio che fosse - e dimostra che alcuni cru godano di vita propria e siano indipendenti dalle annate generaliste.

Rossi pienamente in linea con le mie considerazioni sul Brunello delle medesime aziende (che troverete qui: www.wineblogroll.com/benvenuto-brunello-anteprima-annata-2012 ) che vi cito solamente per non risultare ridondante: Pietroso, Fattoria il Pino, Sanlorenzo, Podere San Giacomo, Col di Lamo e Tricerchi.

Come si evince dalle mie impressioni riguardo tutto ciò che ho assaggiato, fuori dal Brunello 2012, nei Rossi sono state le piccole realtà ad emergere con 2015 molto appetibili, piene ed armoniche e 2014 che, se ben interpretate dal connubio vigna-uomo, sanno rispecchiare a pieno la mia ricerca di vini di slancio verticale, ma non lesinino corpo, in un contesto di sottesa eleganza, mentre le Riserve si dimostrano vini con un maggior coefficiente tecnico di cantina, a pannaggio delle aziende medio-grandi, capaci di interpretare l'annata più calda con maggior consapevolezza e potenziale.

F.S.R.

#WineIsSharing

Benvenuto Brunello - I miei assaggi da ricordare dell'annata 2012

Anche quest'anno Montalcino diventa una seconda casa per 4 giorni, dedicati ad incontri, assaggi, passeggiate in vigna e visite in cantina per valutare l'annata in anteprima e le nuove annate in botte.
Le annate presentate, in occasione del Benvenuto Brunello 2017, sono state la 2012 per il Brunello di Montalcino e la 2015 per il Rosso di Montalcino, eccetto qualche 2014 portata da cantine che non hanno prodotto Brunello in un'annata così difficile (seppur non ovunque) o che per scelta hanno voluto portare quest'annata piuttosto che la 2015.
Un'annata, la 2012, che credo trovi nella sua atipicità un suo tratto distintivo, che metta in risalto il costante ed imperterrito cambiamento climatico ed il conseguente spostamento verso l'alto degli equilibri fra freschezza e struttura. Seguendo ciò che sostengo ormai da qualche anno, in relazione alla maggior fruibilità in anteprima dei vini con acidità più spiccata, enfatizzata da buona mineralità/sapidità, ma volendo avere riscontri concreti in comparazione, i miei assaggi si sono orientati verso le aziende con i vigneti posti a maggior altitudine senza, però, snobbare le aziende che pur avendo vigneti in zone più “classiche” hanno saputo mantenere e sublimare la potenziale freschezza data dalle escursioni termiche della 2012 e dotate di una buona dose di calcare attivo nei propri terreni.
migliori brunello 2012
Esistono vigneti, ancor prima che cantine e uomini, in grado di dare grandi risultati in questi termini e di autoregolarsi in annate atipiche nel bene, come nella 2012, e nel male, come nella 2014. Parte dei miei assaggi - con importanti eccezioni che meritavano grande attenzione in ottica comparativa - è stata orientata proprio verso quei vigneti condotti in maniera rispettosa e posti più in alto, con maggiori escursioni termiche, con a disposizione più calcare attivo nei propri terreni e sono sempre più convinto che il presente ed il futuro del Brunello, del “mio” Brunello, sia proprio quello dalla maggior spinta verticale. Vini che non sono "pronti", ma che di certo si fanno apprezzare sin dal momento in cui puoi acquistarne una bottiglia e versarla nel tuo calice... cosa scontata, vero?! Non lo era per il Brunello... oggi lo è sempre di più. Vini che grazie a questa spina dorsale non temono il tempo e possono evolvere con grazia e finezza, senza pesantezza, pur mantenendo una buona struttura. Freschezza che, infatti, attraversa una struttura solida, ma non granitica, che sappia camminare con incidere netto, sicuro, ma mai con fare eccessivo ed ingombrante.

Per quanto concerne la totalità degli assaggi, è doveroso premettere che il livello di quest'anteprima sia stato davvero alto. Percezione enfatizzata dalla scorsa edizione nella quale erano presenti due annate sicuramente molto minori come la 2011 per il Brunello e la 2014 per i rossi (che in alcuni casi è stata riproposta in questa edizione con risultati davvero interessanti in alcune zone). La sensazione è che il Brunello dell'annata 2012 possa essere superiore a quello della mitica 2010.

Come sapete non amo le classifiche e non assegnerà alcun punteggio agli assaggi, ma ci tengo a condividere con voi le mie personali impressioni su alcuni degli assaggi che in assoluto mi hanno dato le sensazioni più positive. Si tratta di una selezione fatta su oltre 150 assaggi, posta senza alcun ordine di merito.

Le certezze

Salvioni – Brunello di Montalcino 2012: da quando conosco quest'azienda non sono ancora riuscito a trovare un'annata capace di farmi ricredere sulla qualità del connubio fra la terra da cui viene e chi questo vino lo fa. Vino completo, come pochissimi altri. Il Totem del Brunello che nelle annate più calde si fa apprezzare ancora di più per la sua capacità di abbinare all'importante struttura una spina dorsale dritta come un palo attorno al quale ruotano passione e sale.

Il Marroneto – Brunello di Montalcino 2012: quando un Brunello riesce a rispecchiare l'annata, a rispettare il varietale in tutta la sua primaria espressività, ad avere identità territoriale e nel contempo a mantenere tratti distintivi della propria ineguagliabile personalità il cerchio si chiude e la bocca di apre, il vino scorre ed il cuore si colma di gioia. Un vino che sa essere così diretto e preciso da non poter essere frainteso, pur contemplando una complessità unica e propria solo di questo terroir.

Il Marroneto - Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2012: questa vigna continua ad essere una fuoriclasse e con essa il Marroneto in tutta la sua semplice complessità. Una cantina in cui ogni cosa sembra scorrere in maniera così spontanea e priva di forzature e così è, pur mantenendo un'attenzione maniacale ad ogni aspetto della produzione, dalla vigna alla cantina. Vino di grande intensità e carisma, che gioca con i sensi e sembra voler svelare in maniera graduale, ma sicura, il suo grande potenziale. Freschezza, struttura e mineralità suonano all'unisono una melodia dal climax tendente a vette alte... molto alte! Vino che meriterebbe una categoria a parte, ora come ora.

Le Potazzine – Brunello di Montalcino 2012: siamo sempre in alto, dove il Brunello, oggi, non solo si fa, ma si fa grande! Uno dei sorsi più identificativi del potenziale delle vigne “alte” a Montalcino. Vino di struttura, ma capace di uno sorso di impressionante profondità. Corpo presente, ma mai imponente, reso snello ed elegante da una acidità perfettamente integrata  e da una mineralità che rappresenta al meglio i vigneti dell'azienda. Pulizia ed eleganza, si perpetrano ormai negli anni con rara costanza.

Pietroso – Brunello di Montalcino 2012: una delle aziende più “alte” di Montalcino, che continua a crescere in maniera disarmante ed alla luce di ciò che ho assaggiato da botte, non accenna a voler smettere. Questa 2012 mette d'accordo palati classici e palati più contemporanei, grazie ad una dinamica al sorso fatta di sole e di vento, di materia e di freschezza. Un grande vino oggi, che sarà grandissimo domani.

Le Ragnaie, Fornace – Brunello di Montalcino 2012: anche sta volta il Fornace non lesina le sue peculiarità e non si nasconde dietro l'annata atipica. Passo a due elegante fra forza e dinamica, con la sua imprescindibile sapidità a rendere inerziale il sorso.

Fattoi – Brunello di Montalcino 2012: connubio impeccabile fra precisione tecnica e tradizione. Vino pulito, di grande equilibrio fra struttura e freschezza. Un assaggio concreto, di quelli che non dividono, ma compattano il giudizio di pochi e di molti.

Baricci – Brunello di Montalcino 2012: azienda che sa di storia e di famiglia, di passione e di dedizione, ma soprattutto sa di Brunello! Ineccepibile nella sua valorizzazione di varietale e territorio integri ed espressivi. Un assaggio di quelli che ti ricordi durante tutti gli altri che verranno dopo, in quanto sarebbe impossibile non prenderlo come metro di comparazione.
Sorso che farebbe diventare premunitore anche un neofita tanta è la sua spinta verso una vita lunga e priva di intoppi.

Paradiso di Manfredi - Brunello di Montalcino 2012: un Brunello che sa di terra e di mare. Quando riesce ad esprimersi con questa pulizia è un gran bel bere. Frutto di una viticoltura rispettosa e di tecnica tradizionale, con quel quid di artigianalità che se in alcune annate poteva sfocare in tonalità più "rustiche", oggi diviene un bel gioco di sottili equilibri.

Podere Le Ripi - Lupi & Sirene - Brunello di Montalcino 2012: molto interessante e distinguibile dalla massa. Un Brunello che rende più apprezzabile l'importante concentrazione grazie a tonalità mediterranee e balsamiche al naso e buona mineralità al sorso. Vino che divide, ma intriga.

Le sorprese di ieri, oggi grandi conferme

Col Di Lamo - Brunello di Montalcino 2012: se fino ad ieri Giovanna Neri e la sua cantina tutta al femminile mi avevano stupito con la qualità delle ultime annata prodotte, lasciandomi, però, con un quesito in sospeso riguardo il margine di miglioramento possibile, date le vigne ancora giovani, la conversione biologica e la nuova cantina, oggi posso dire che di margine ce n'era e con questa 2012 Col di Lamo ha raggiunto il suo picco. Eppure, qualcosa mi dice che ci sia ancora tanto margine, perché questa realtà ha la stoffa per diventare un riferimento in termini di identità.

Sanlorenzo – Brunello di Montalcino "Bramante" 2012: ero indeciso se metterlo fra le certezze, dato che Luciano Ciolfi la sua gavetta ormai credo l'abbia fatta tutta con grande umiltà e continua crescita. Oggi la sua 2012 non è semplicemente buona, ma anche profonda ed elegante, a conferma di una sempre maggiore sicurezza e di un'evoluzione parallela di vigna e vignaiolo, che danno origine ad ottimi vini.

Fattoria il Pino – Brunello di Montalcino 2012: una piccolissima realtà che in pochi anni ha saputo trovare la quadra, trasformando l'artigianalità in arte vera e propria. Uno degli assaggi più completi per struttura, freschezza ed eleganza. Un Brunello da bere oggi con la consapevolezza di apprezzarne solo in parte la sua complessità. Sarei ipocrita se non dicessi che per il secondo anno di fila questa realtà sia stata la mia prima scelta per quanto concerne le dritte date a colleghi ed amici durante l'evento ed i feedback sono stati positivi nella loro totalità.

Castello di Velona – Brunello di Montalcino 2012: è un piacere assaggiare, oggi, questo vino sul quale avevo tanto sperato e tanto creduto e trovarlo privo di difetti, lineare e bilanciato. Uno di quei vini che non ti limiti a descrivere con frasi del tipo “è fatto bene”, ma che piuttosto non descrivi, perché sei occupato a berlo ed a contemplarne l'armonia. Una cantina da seguire con grandissima attenzione.

Tricerchi - Brunello di Montalcino 2012: una realtà che sta facendo sempre meglio e che si è fatta apprezzare molto sia con il rosso che con il Brunello in anteprima, grazie ad un'indubbia espressione di attenzione e dedizione in vigna e cantina. Sono convinto che alla cieca farebbe scomodare paragoni illustri.

Podere San Giacomo - Brunello di Montalcino 2012: cantina che continua a non deludermi per continuità e capacità di interpretare le annate in maniera molto equilibrata e senza sbavature, mantenendo salda la propria personalità. Sorso intenso, dalla trama elegante e concreta. 

Cerbaia - Brunello di Montalcino 2012: un Brunello di carattere, sempre molto riconoscibile con la sua pienezza ed i toni balsamici.  Ancora agli albori del suo potenziale, ma si lascia guardare per quel che è e quel che sarà. La tradizione che torna ad essere contemporanea.

Albatreti – Brunello di Montalcino 2012: Gaetano Salvioni è un tipo di quelli che non dimentichi, con la sua lunga barba canuta, ma neanche il suo vino è facile da dimenticare! Un Brunello che sembra la più coerente rappresentazione liquida di chi lo produce. Una delle beve più agili, ma non per questo da sottovalutare in termini di complessità evolutiva.

Ferrero – Brunello di Montalcino 2012: piccola grande scoperta, che si fa apprezzare per l'armonia fra corpo e volume e per la buona integrazione del legno. Non vanta la freschezza delle aziende più “alte”, ma si lascia bere con buona piacevolezza. Uno di quei vini sul quale scommetterei in prospettiva di cantina.

Le Macioche – Brunello di Montalcino 2012: step by step questa realtà nuova, che attinge al passato, si sta facendo strada a suon di buone performance che sanno di territorio in maniera pulita e convincente. Ancora qualcosina da limare, ma la crescita è indiscutibile.

Oggi io, come immagino molti di voi, cerco un Brunello che, oltre ad essere pulito, fine al naso - e con questo non intendo sterile di carattere - in bocca vibri di vita e che sappia spingere il sorso fino in fondo all'anima, sulle ali della sua freschezza, insomma... un Brunello che sappia avere struttura, ma anche una buona dinamica fresca e minerale. Ovviamente con le dovute eccezioni e dato che molti di voi mi confidano di essere spinti ad assaggiare i vini di cui condivido le mie impressioni, è stato importante trarre conclusioni oculate dopo aver assaggiato anche ciò che potessi ritenere non completamente nelle mie corde.
Inutile nascondere che dietro questi vini non ci sia solo tecnica, bensì individui e storie che meriterebbero di essere raccontate una per una, prima di stappare ogni loro bottiglia, ma data l'impossibilità della cosa, io proverò, nel mio piccolo, a raccontarvi quanto più possibile di quelle aziende che mi hanno affascinato non solo con i propri vini, ma anche con il loro lato umano. Perché Montalcino è uno di quei luoghi che vive di contrasti tra lusso e semplicità, fra business e grande generosità, ma è prima di tutto un luogo dove c'è ancora tanta umanità e si possono conoscere persone davvero speciali.

Concludo dicendo che l'anteprima Benvenuto Brunello si è dimostrata ancora una volta un'eccellenza nel panorama delle anteprime italiane, con notevoli migliorie apportate dall'organizzazione, ma a prescindere dall'aspetto organizzativo, ribadisco l'indiscussa qualità del lavoro dei produttori presenti, con una diminuzione drastica di difetti e picchi in negativo, seppur non priva di qualche illustre delusione. In linea di massima il Brunello di Montalcino si conferma la denominazione con la qualità media più alta, specie nelle buone annate come la 2012 in cui anche le aziende di dimensioni notevoli riescono a contribuire con vini non solo tecnicamente corretti, ma anche di personalità, tra tutte ci tengo a citare Il Poggione e Col d'Orcia, che hanno presentato entrambe delle 2012 degne di nota e non solo, ma ne parleremo più avanti nell'articolo che dedicherò ai Rossi di Montalcino appena presentati.

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 16 febbraio 2017

Di Filippo Winery - A role model for sustainable, organic and biodynamic viticulture

I’ve just got back from one of my little trips to do with wine, which took me to the “courtyard”- in the strict agricultural sense - of Roberto Di Filippo, owner of the Agricultural Business Di Filippo. Roberto has been a point of reference for me for some years, an example and one of those winegrowers that stand out as a winemaker as opposed to a manufacturer. Roberto is a farmer, a breeder, a man who runs a genuine agricultural business which is all-embracing, where everything is interconnected and every aspect contributes to the quality and sustainability of production. Above all, wine.
organic winery italy umbria di filippo
Roberto Di Filippo does organic and biodynamic farming, but it is not of the fanciful or unreliable sort practiced by some phantom guru who bottles stories and humbug rather than the fruit of serious work and respect for Nature and the consumer.. Roberto works the vineyards with majestic horses, and today I saw him really upset when he noticed that one of his horses was suffering from a serious problem in her hooves. Horses that work in the vineyards, geese free to run about in the vineyard and eat specially cultivated greens to give them natural food, which is then transformed into manure. You can’t get more organic than that!
This is not done to put it in a brochure or post a few photos on social media, however – I can do that if needs be! – nor is it the fruit of a stroke of genius based on convictions that are not very tangible. Every choice, every action, every aspect of Di Filippo‘s business is thought out and followed through with a strong critical sense and obsessive attention to details, with the support of important universities and researchers who can give scientific and practical answers to concepts which are already right because they are ecofriendly. Making wine is a job, which we all too often forget, or perhaps just pretend to forget. The route Roberto has taken is that of Agriforestry (or agroforestry), a simbiotic approach to viticulture and livestock, in which the two types of farming interreact. The ultimate aim is of quality and ethical, ecological and economic sustainability. This only really makes sense if the end result is clean, high quality wine, with a strong identity of the terroir. I tasted Roberto’s wines again today, after over a year, and I must admit that the wine, both in the tanks and the barrels, gave me the sensation of a step up in quality, especially in the case of Trebbiano Spoletino, which is no longer seen as a niche curiosity, but has its place among Umbrian white wines.
Grechetto Sassi d'Arenaria 2015 has a high varietal standard, fresher than is usually the case with this grape, and mineral, like the chalky soil in which it is grown.
grechetto wine di filippo
Montefalco Rosso and Sagrantino are still wines of constantly high quality, both with two versions:
Montefalco Rosso 2014: a more ready wine, with easy approach, influenced by steel, which releases the aroma and brings a really deep freshness to the palate. Excellent grape balance between Sangiovese (60%), Barbera (30%) and Sagrantino (10%).
Montefalco Rosso Sallustio 2013: a year older, the same grapes, but more complex compared to the former, and able to retain a linear freshness and fine fruit, complete, not at all irritated by the wood which gives it a tertiary hint of spice and blends perfectly with the natural spice of Sangiovese. It reminds one of a good evolutionary outlook.. the intriguing side of Montefalco Rosso. Etnico Montefalco Sagrantino docg 2012: as with the Montefalco Rosso, I notice more spontaneity in this version, with fewer frills and flights of fancy. A frank and very solid wine. It’s greater approachability is not synonymous simply with “ease”, but tannic polishing, a rare thing in this wine which is considered the most tannic in the world. A Sagrantino which can be easily drunk today, without any difficulty. Not bad, considering the “ethnicity”!
Montefalco Sagrantino docg 2012: This is the thoroughbred, Sagrantino in all its tannic magnificence and passionate structure. A fine dialogue between the hard and soft parts, between fruit and dynamism to the taste, between ash and light. A wine which allows a glimpse of its potential today, which lingers on your teeth and on your palate. It is a wine which is there, and demands to be waited for. Some bottles are allowed, and it is a pleasurable experience, with the expectation of more evolved emotions later.

Traditions can be kept, knowing that the vision is to transform the choices of today into the traditions of the future. And Roberto Di Filippo is a master in this. Vernaccia di Cannara and Sagrantino Passito are the two sweet wines. They are well balanced and should be drunk idly. There’s no doubt they can be appreciated even by those who are not keen on this type of wine.
The results obtained in the wines “without sulphites” are interesting, especially in the case of Grechetto. They are the result of research aimed at reducing the use of chemicals, not only in the vineyard, but in the winery itself, step by step, and without losing any enjoyment of the wine. With this in mind, I asked Roberto what he feels you need to make a “natural” wine, and he, in his proverbial down to earth way replied “a lot more care, technical expertise and cleanness than you would need for conventional wines, because it is the glass of wine that does the talking, and if it’s not right, it’s not right!”

I need make no further comments, I think his words say a lot about the importance of skill and awareness in order to produce a wine which is respectful all round.
This journey, even more so than previous ones I have made, confirms that a wine which is “clean within and clean outside” is possible, and technique and experience cannot be ignored to produce it.


F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 14 febbraio 2017

Cos'è la FIVI e come entrare nella federazione italiana vignaioli indipendenti

Oggi torno a parlare della FIVI, in quanto sono molti i vignaioli che mi hanno chiesto, dopo i miei articoli sul Mercato dei Vini di Piacenza, ragguagli riguardo questa Federazione, il suo statuto e le modalità di adesione.
Per quanto nel sito ufficiale www.fivi.it sia tutto ampiamente e minuziosamente descritto, ho ritenuto opportuno fare una chiacchierata, seppur virtuale, con chi ha il compito di coordinare le attività di questa realtà che rappresenta un unicum nell'Italia del Vino, in quanto a coesione ed efficacia.
fivi logo
Luigi Fenoglio, coordinatore nazionale FIVI, amante del vino e badante dei vignaioli.
  • Cos'è la FIVI?
E' la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, un'associazione che si occupa di rappresentare la figura del Vignaiolo di fronte alle istituzioni. Un consiglio direttivo composto da 15 vignaioli volontari, un coordinatore e quasi mille associati.
  • Qual è la sua Mission?
La mission è appunto quella di rappresentanza. Possono far parte della FIVI i vignaioli che coltivano le loro vigne, trasformano l'uva in vino, vinificano, etichettano e vendono sotto la propria responsabilità. La FIVI si occupa di intervenire là dove si fanno le leggi, a Roma come a Bruxelles, attraverso la CEVI (Confederazione Europea Vignaioli Indipendenti). Attenzione però perché la FIVI non è un'associazione di categoria: la FIVI è La Categoria. Niente intermediari, sono i vignaioli stessi ad autorappresentarsi, coscienti dell'importanza che ha il loro lavoro a livello culturale, economico e di tutela e presidio del territorio.
  • Come si può entrare a far parte della FIVI?
E' sufficiente seguire questo link www.fivi.it/diventa-socio/ e compilare il form online.
  • Molti riconducono, erroneamente, la FIVI ad un associazione correlata alla conduzione in vigna ed alle certificazioni bio e/o "naturali". Quali sono le linee guida della Federazione in tal senso?
Nessuna linea guida, nel senso che la FIVI lavora a monte. Si occupa di rappresentare un modello produttivo (il vignaiolo) indipendentemente dallo stile produttivo (Biologico, biodinamico, convenzionale...). Occuparsi solo dello stile produttivo, per quanto importante, significa dare in qualche modo per scontato che si sarà vignaioli sempre, e questo invece non è detto. La FIVI è nata perché se ne è sentito forte il bisogno, per cercare di alleggerire il peso burocratico che pesa sulle aziende, per portare sui tavoli dove si decidono le leggi la voce di chi ha le mani nella terra, la voce dei vignaioli indipendenti.
  • Quali sono le attività portate avanti dalla Federazione?
Attività di rappresentanza istituzionale. L'ho già detto? A parte tutto, questa è davvero la sua attività principale. C'è poi il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti che si tiene ogni anno a Piacenza e che quest'anno è ormai giunto alla settima edizione. Lo stesso Mercato verrà replicato il 13 e il 14 maggio per la prima volta a Roma, in forma ridotta.  
  • Quali sono gli obiettivi già raggiunti?
L'obiettivo più grande è l'enorme sentimento di identità che si è diffuso tra i vignaioli di tutta Italia, la grande consapevolezza dell'importanza del proprio ruolo e della necessità di fare rete. A livello istituzionale molto di quello che si trova nel nuovo Testo Unico arriva direttamente da quanto suggerito nel nostro Dossier Burocrazia (www.fivi.it/wp-content/uploads/2012/01/Proposta-di-semplificazione-normativa_Finale), ma al di là di questo uno degli obiettivi più importanti è che i vignaioli indipendenti sono oggi una realtà conosciuta e riconosciuta dai consumatori, sempre più attenti non solo al vino, ma anche a chi sta dietro alla bottiglia.
  • Qual è il “segreto” del successo della FIVI e del Mercato dei Vini?
Mah... mica facile rispondere. In realtà però non è neppure così difficile. La FIVI funziona perché c'è grande serietà e sostanza, perché è una squadra formata da volontari che sanno esattamente di cosa parlano, è il loro lavoro, e che hanno un solo interesse, fare bene le cose.
Il Mercato merita un discorso a parte. Facendo i dovuti scongiuri e incrociando l'incrociabile perché duri, il Mercato funziona perché i vignaioli si sentono a casa. Non è cosa da poco. Banchetti tutti uguali, nessuna personalizzazione dello stand, posizione estratta a sorte in modo che non si creino corsie preferenziali legate a una regione piuttosto che a un'altra, possibilità di confrontarsi con il proprio vicino (ogni anno diverso) e occasione di scambiare esperienze e punti di vista, l'emozionante assemblea dei soci della domenica mattina; tutto questo contribuisce a creare armonia e senso di appartenenza. Venire al Mercato di Piacenza è come andare a trovare un vignaiolo a casa sua, e a casa sua un vignaiolo ti accoglie con il sorriso.
  • Perché un vignaiolo dovrebbe entrare a far parte della FIVI?
Per contribuire a sostenere e a far crescere una realtà che lavora per lui e da cui già trae beneficio. Se un'iniziativa FIVI ha successo questo va a favore di TUTTI i vignaioli d'Italia, indipendentemente dal fatto che siano soci o non soci. Perché non farne parte allora?
  • Cos'è il Vino per te?
Difficile dirlo in poche parole. E' un bel viaggio, un viaggio che ho intrapreso da un sacco di tempo e che spero prosegua a lungo.


Ringrazio Luigi per la grande disponibilità e per aver chiarito in modo breve e conciso alcuni punti focali riguardanti federazione dei vignaioli indipendenti.

La mia opinione riguardo la FIVI e ciò che stia facendo negli ultimi anni la sapete già, ma non posso che concludere con l'augurio che la sua marcia incontrastata verso un'identità spontanea tra umanità e professionalità, fra rispetto per il vignaiolo e rispetto per la vigna ed il vino, continui imperterrita, senza intoppi. Qualcuno critica la sua crescita in termini di adesioni, ponendola come indice di minor selettività o, addirittura, abbassamento dell'attinenza delle cantine socie ai principi FIVI, ma non credo sia così, in quanto il numero di soci, per quanto possa sembrare grande, è ancora contenuto e nell'ultimo mercato dei vini si è palesato un ulteriore ed evidente abbrivio verso un'ancor più forte coesione ed un'ancor più elevata qualità dei vignaioli e dei vini presenti.
Inoltre, se la FIVI vuole (e lo sta già facendo) poter cambiare le cose, specie a livello burocratico in ambito nazionale ed europeo, ha bisogno dell'"unione che fa la forza", quindi non è assolutamente il numero di soci che dovrebbe preoccuparci.
Inoltre, con il mercato dei vignaoli e l'area fivi del Vinitaly, credo che la FIVI abbia dimostrato ampiamente la sua concretezza e la volontà di trasformare questo forte senso di identità, di condivisione e confronto in qualcosa di propositivo e di costruttivo.
Non vi nego che, ogni volte che mi capiti di trovare il logo FIVI sulla capsula di una bottiglia, la sensazione che ho è quella di maggior serenità e sicurezza, molto più di altri loghi che, invece, sempre più inducono in me un principio di interlocutorio dubbio.

Io sono molto positivo a riguardo e sarei ipocrita se nascondessi che ho invitato più di un/a vignaiolo/a che stimo e che rientri nei criteri di selezione, ad entrare a far parte della FIVI ed ancora mi ringraziano. 😉

F.S.R.
#WineIsSharing

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