venerdì 17 agosto 2018

Cantina Colognola a Cingoli - Prima tappa del viaggio alla scoperta del Verdicchio di "casa mia"

Quella di oggi è la prima di due tappe attraverso le quali vi accompagnerò per scoprire altrettante realtà vitivinicole che, ormai, da diversi anni stanno dando lustro al luogo dove sono nato e cresciuto: Cingoli.
Capita spesso che mi venga chiesto il perché del mio amore spassionato per il mondo del vino e, ogni volta, mi piace partire da quella che è stata casa mia per tanti anni e che, in realtà, ovunque io mi trovi, non smetterà mai di esserlo. Sì, perché è proprio in queste campagne in cui l'occhio si perde affacciandosi da quello che viene chiamato “Balcone delle Marche” - ovvero le mura della cinta muraria (in latino “Cingolum”) che circondano il centro storico della città di Cingoli – che mi sono avvicinato alla vigna ancor prima che al vino, dapprima entrando per gioco da bambino a “rubare” qualche acino d'uva matura a ridosso della vendemmia – facevo meno danni dei cinghiali, fidatevi! - e poi andando a studiare o, semplicemente, a leggermi un libro steso in mezzo ai vigneti, perché già all'epoca trovavo quel luogo fonte inesauribile di serenità per me.
E' proprio in quelle campagne che, oggi, sorgono alcune delle realtà che negli ultimi anni mi hanno colpito di più per qualità dei vini prodotti e rispetto del territorio. 

Quella di cui vi parlerò oggi è la Cantina Colognola – Tenuta Musone, fondata nel 2002 e acquistata da Walter Darini intorno al 2010, che provvederà alla sua completa ristrutturazione e ad avviare un progetto di viticoltura sostenibile in un territorio di rara bellezza e vocazione grazie alle proprie caratteristiche pedoclimatiche: siamo a Cològnola, nel comune di Cingoli, a 360 mt slm, affacciati su di una valle che arriva a scoprire il Monte Conero, con terreni prevalentemente ricchi di calcare attivo e forti escursioni termiche giorno-notte.
vendemmia colognola verdicchio cingoli
L’azienda, oggi, è a conduzione familiare, e vede coinvolti Walter Darini, sua figlia Serena Darini e suo marito Matteo Bordoni, oltre all'enologo interno Gabriele Villani e all'impiegata Roberta Nardi, che conosco dai tempi delle elementari. Per quanto riguarda vigneti e produzione è tanto bello quanto raro vedere che a lavorare per l'azienda siano persone cresciute in zona che collaborano con la cantina sin dal principio. 
Ovviamente, il Verdicchio ricopre quasi la totalità dei 25 ha di vigna che circondano l'azienda con altitudini che variano dai 360 ai 400 metri slm, una piccola parte è, invece, destinata al Montepulciano dal quale vengono prodotti i rossi e il rosato.
Tutta la produzione deriva dalle sole uve dei vigneti aziendali condotti in regime biologico e tutti i vini prodotti sono frutto di vinificazioni in purezza.

vigneti bio verdicchio colognola
Detto questo, per me che sono nato e cresciuto in queste terre è bellissimo poter appurare una crescita così ponderata e rispettosa di un'azienda che seguo sin dalle prime bottiglie prodotte, ma come accade nella vita e nei rapporti interpersonali in particolare, sono proprio le situazioni in cui si tiene di più a qualcosa o a qualcuno che le pretese aumentano e lo spirito critico si fa più attento. E' per questo che, nonostante siano anni che frequento le vigne e la cantina della Tenuta Musone, solo dopo l'ultimo confronto con Serena e Matteo, nonché con i loro vini, ho deciso di portarvi con me in questo viaggio verso casa. 
Un viaggio che parte dai profumi e dai sapori del Verdicchio a me così familiari, per volgere ai colori di un tramonto dalle varie tonalità di rosso e di rosa che sa di Montepulciano. 
Come già accennato poc'anzi, non poteva che essere il Verdicchio il vitigno principe dei vigneti della tenuta e, quindi, della produzione della Cantina Colognola che negli ultimi anni si è cimentata con successo non solo nelle vinificazioni ferme ma anche nella spumantizzazione metodo classico.
E' proprio dai due metodo classico dell'azienda che partirò:

Musa Brut Metodo Classico 2016 - Cantina Colognola - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC: questo vino è frutto della volontà di Serena e del resto dell'azienda di portare nei calici il lato più fresco, agile e dinamico del Verdicchio, privilegiando la bevibilità alla complessità ma senza tralasciare la precisione e la nitidezza dei profumi e del varietale che emergono ancor più integri grazie alla minima incidenza dei lieviti.

Un Brut che non risente affatto del residuo, in quanto la sferzante acidità, il suo finale leggermente amaricante e la netta sapidità che in molti casi riesce a mostrare trovano nella lieve morbidezza un fattore di equilibrio al palato che rende un vino come questo più piacevole e democratico.

Darini Extra Brut 2013 (Sbocc. 2017) – Cantina Colognola - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC: se il Musa è stato volutamente studiato per raggiungere un pubblico più ampio e divertire sin dal subito con la sua dinamica di beva e la sua freschezza varietale, il Darini è un Metodo Classico votato a trarre dal Verdicchio tutta la sua nobiltà d'animo attraverso la complessità e l'eleganza che questo vitigno sa e può mostrare. 
A primo naso capita sovente che scomodi paragoni importanti d'Oltralpe, ma basta poco per far sì che i lieviti lascino spazio alla forza espressiva del Verdicchio nella sua veste più di classe in cui fiore, frutto e mineralità si fondono con grande armonia, facendo da preludio ad un sorso dritto, ma affatto esile, profondo e inerziale grazie alla nota salina finale. Uno dei metodo classico da autoctoni che di più ho apprezzato nell'ultimo anno solare per finezza, compostezza e equilibrio.

Passiamo ai Verdicchio fermi:
La Ghiffa 2016 – Cantina Colognola - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore DOC: è il Verdicchio che meglio rappresenta il terroir di questa realtà e le potenzialità di Cingoli e delle sue vigne nel lasciar esprimere questo vitigno nella maniera più nitida e dinamica. La Ghiffa, infatti, coniuga la freschezza del frutto alla complessità delle sfumature floreali e balsamiche, forte del tocco del vetro che di sicuro permette confermare quanto il Verdicchio goda di almeno un anno extra di bottiglia. Un vino ancora in piena spinta al sorso, che entra ampio e si distende con grande agilità, lasciando che il sale dia inerzia al sorso, tanto che risulterebbe impossibile, a tavola, non versarne un secondo calice. Questo è il Verdicchio che mi piace trovare in aziende con i vigneti alla giusta altitudine, con terreni fortemente calcarei e una visione enoica molto affine alla mia, fatta di rispetto e di quella contemporaneità che non lede in alcun modo la tradizione, bensì la attualizza e la contestualizza enfatizzandone le peculiarità. 

Labieno Riserva 2015 – Cantina Colognola - Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva DOCG: sulle Riserve di Verdicchio ho sempre avuto qualche “riserva”, passatemi il gioco di parole, perché in molti hanno per anni forzato un po' troppo la mano, cercando di proporre vini troppo carichi e rischiando, così, di ledere una delle peculiarità che rendono il Verdicchio il grande vino che è e può essere, ovvero la sua longevità frutto non solo della sua struttura ma anche e soprattutto della sua spina dorsale acida. Questo, per fortuna, non è uno di quei casi, tanto che a un naso molto profondo e intrigante - dato da uve raccolte a vendemmia ormai ultimata – segue un sorso pieno ma al contempo teso e dirompente nella sua lunghezza. E' proprio la lunghezza di questo vino a determinarne la superiorità, benché il Verdicchio abbia dalla sua la capacità di stupire anche nei vini “base”. Proprio per questo vi consiglio di assaggiare anche il Via Condotto e di tenerne in cantina qualche bottiglia da stappare nei suoi primi 3 anni di vita per comprendere quanto, anche un vino volutamente più pronto, possa e sappia evolvere con grande piacevolezza e armonia.

E' palese che sia nel caso della Ghiffa, in cui freschezza e dinamica di beva la faranno da pradrone per ben più di 3 anni, e del Labieno, nel quale struttura e acidità andranno danzeranno per più di un lustro senza versare una sola goccia di sudore (le annate "vecchie" assaggiate ne danno una chiara idea), stiamo parlando di due vini che oggi esprimono solo un lato della propria personalità, ma che non saranno timidi nel mostrarvi le altre interessanti sfaccettature di bottiglia in bottiglia. 

Dal Montepulciano qui a Colognola si producono tre vini IGT: il Via Rosa, il Cantamaggio e il Buraco.
Se il Via Rosa e il Cantamaggio sono la versione in “rosa” e in “rosso” di un Montepulciano fresco, che si lascia bere con estrema piacevolezza ma senza risultare scontato, il Buraco è il vino rosso di punta dell'azienda, intenso, secco, dall'ottimo finale ferroso. Un Montepulciano che ha avuto modo di armonizzare la propria personalità e smussare gli spigoli del proprio carattere in botte per un paio d'anni, dando vita ad una buona espressione di questo varietale in una zona in cui è il Verdicchio a dominare incontrastato. Un vino da non sottovalutare, neanche in termini di longevità potenziale.

saverio russo wine blogger cingoli
Concludo con un plauso a Serena che con il suo ingresso in azienda, insieme a Matteo, ha saputo dare una spinta importante a questa realtà ritrovandosi circa 7 anni fa, catapultata in un mondo nuovo, partendo proprio dal palcoscenico più importante e complesso: quello del Vinitaly.
“All’epoca io non conoscevo ancora i miei colleghi e stavo muovendo i primissimi passi nel mondo del vino, perciò la mia prima sensazione davanti ai clienti fu di puro terrore, come una ballerina che si ritrova al saggio finale senza aver mai fatto una lezione di danza in vita sua, ma fu importante perché instaurai da subito un bellissimo rapporto con quello che oggi è il nostro consolidato staff, uno staff fatto di persone che rappresentano il mio punto di riferimento per tutte le decisioni e scelte che non vengono mai fatte senza ascoltare le loro opinioni. Individuai subito quelli che sarebbero stati i miei insegnanti per i successivi 7 anni, e che lo sono ancora oggi, grazie a loro mi sono appassionata a questo mondo che è diventato il mio stile di vita.” Serena Darini.
Quando assaggio un Verdicchio di Colognola, oggi, sono felice di non trovare i vini che assaggiavo sin da bambino, che per quanto genuini erano frutto di una consapevolezza tecnica e di un rispetto in vigna e in cantina sicuramente approssimativi; quando assaggio un vino di Colognola sono felice di essere riportato a casa dall'espressione più integra di un territorio che riconosco, oggi, attraverso il suo grandissimo potenziale al tempo inespresso; quando assaggio un vino di Colognola assaggio un vino di Cingoli... della mia Cingoli!

Nei prossimi giorni vi porterò nell'altra azienda di riferimento della mia Cingoli, felice di trovare nel rispetto dalla vigna al bicchiere il comun denominatore tra le due realtà.

F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 14 agosto 2018

Le More Bianche di Alessandro Bovio - Un padre, un enologo, un vignaiolo!

Un po' come si fa quando si chiedono dritte sui migliori ma meno conosciuti ristoranti di una zona a gente fidata del posto, mi capita spesso di affidarmi a degli amici in loco per aggiungere ai miei viaggi enoici qualche tappa inattesa. E' proprio quello che ho fatto prima di partire per il mio ultimo tour di Langhe e Roero dando ad un amico, che per lavoro gira ogni singola cantina di entrambi gli areali, l'arduo compito di stupirmi! Conoscendomi la sua ricerca si è subito orientata verso piccole realtà, condotte da persone capaci in maniera rispettosa e consapevole ma devo ammettere che la scelta finale è andata ben oltre le mie più rosee aspettative.
roero le more bianche alessandro bovio
Mi alzo, salgo in macchina e con il sole già alto ad illuminare i vigneti del Roero mi dirigo verso Magliano Alfieri ai confini della denominazione, dove è situata la piccolissima azienda Le More Bianche.
Ad aspettarmi, impaziente di portarmi in vigna, c'è Alessandro Bovio, un uomo di poche parole e di grande concretezza, ma soprattutto un uomo di vino... è evidente sin dal primo istante!
wine blogger saverio russo cantine
Una volta salutato il maestoso gelso che veglia sui vigneti - da esso prendere nome l'azienda - io e Alessandro iniziamo a camminare su parte dei suoi 2,30ha di vigna parlando di agronomia e di rispetto, di presente e futuro della viticoltura in queste zone così vocate eppure così minate dalla monocoltura da un lato e da patologie nefaste come la flavescenza dorata dall'altro.
Alessandro è un enologo e fa consulenze per altre cantine da anni, ma questa azienda nasce nel 2015 con un fine ben preciso: utilizzare la propria esperienza per produrre vino in sottrazione, partendo dalla vigna e sapendo cosa togliere, cosa non fare! A colpirmi molto è stata la sua frase “da quando sono padre ho capito che non volevo e non potevo far crescere mia figlia in un “giardino” - le sue vigne - in cui vengono utilizzati pesticidi chimici e trattamenti sistemici!”
lotta integrata confusione sessuale vigna
E' per questo che “Ale” - così lo chiamano tutti qui - semina ogni anno piante erbacee che andando a fiore e a seme attirano insetti utili e creano biodiversità in vigna, anche grazie alla presenza – rara in langa - di bosco, bacino di biodiversità sempre più prezioso in un territorio in cui la monocoltura sta imperando.
In cantina il vino “si fa come una volta”, ma con la consapevolezza odierna di chi sa cosa fare e cosa poter evitare di fare, forte di una formazione e di un'esperienza tecnica fondamentali per fare vini integri e puliti con il minimo intervento dell'uomo. Infatti, nella sua piccola cantina, Ale si crea un piede per far partire le sue fermentazioni e pratica la tradizionale macerazione a cappello sommerso, mentre per quanto riguardo l'ossigenazione non fa altro che adoperarsi in semplici rimontaggi all’aria di intensità diversa a seconda di quanto necessita il mosto in quel momento.
cantina le more bianche
Altro punto sul quale ci siamo trovati molto d'accordo e del quale ho avuto conferma dagli assaggi da botte, è la volontà di questo “eno-vignaiolo” di limitare al minimo l'incidenza dei legno e per questo, nonostante le esigue dimensioni aziendali e, quindi, le masse ridotte da gestire, si preferisce l'utilizzo di botti grandi limitando i legni piccoli alla gestione di quantitativi di massa più piccoli e ad un discorso di ergonomia dati gli spazi ridotti della cantina.
Interessante anche l'utilizzo del clayver da 400 lt in ceramica, scelti appositamente per evitare ogni incidenza organolettica del legno.
E' palese, assaggiando i vini di Alessandro, che la sua competenza lo stia agevolando molto nel gestire vinificazioni che molti definirebbero a tutti gli effetti “naturali” ma che a me piace vedere come la massima espressione della consapevolezza tecnica e dell'empatia tra uomo e vigna, tra chi il vino lo fa e ogni mosto in botte, vasca o clayver che sia!
E' proprio questo che mi ha colpito di più durante la mia rapida ma intensa visita a Le More Bianche: un vignaiolo “padre”, tanto per sua figlia tanto che per i suoi vini e che, spinto da questo sentimento paterno, tratta vigna e vino con grande rispetto, garbo e attenzione, senza mai lasciare nulla al caso ma, al contempo, permettendogli di maturare, crescere e evolvere in maniera spontanea e mai forzata.
clayver vino anfora
Ale è un bravo padre a quanto pare tanto per sua figlia che per i suo i vini e, per questi ultimi, sono le bottiglie a parlare:
barbera d'alba le more bianche
Barbera d'Alba Superiore Doc 2016 – Le More Bianche: una Barbera d'altri tempi nell'equilibrio fra la sua insita spinta acida e le morbidezze di frutto, struttura e tannino. E' giovane, ma si lascia già bere con grande agilità, senza ostacoli di sorta ma lasciando intravedere un potenziale di notevole longevità. Mi piace pensare di poter comprendere o, almeno, intuire quale possa essere la strada evolutiva che un vino andrà a imboccare e per la Barbera ci si trova di solito davanti ad un bivio con la finezza e lo slancio da un lato e la forza e la tenacia più muscolare dall'altro, ma in questo assaggio ho trovato il giusto bilanciamento fra ambo le matrici e sarei lieto di riassaggiarla fra qualche anno trovandomi nel calice ancora una integra forza espressiva e uno slancio dritto e profondo come quello che si percepisce ora in maniera così nitida.
le more bianche roero
Roero Vigna San Bernardo Docg 2015 - Le More Bianche: se la Barbera di Ale Bovio mi aveva già stupito e con il suo Roero che la classe di chi sa e di chi sente ti viene "schiaffata" in faccia senza se e senza ma! Un vino già di grande armonia tra frutto e sfumata spezia, con un sottofondo balsamico destinato a rendere ancor più complesso un naso dalla già definita ma al contempo caleidoscopica personalità. La croccantezza del frutto e quelle note balsamiche sembrano voler già spoilerare la trama di un sorso dritto, ma non per questo esile, in grado di toccare ogni papilla gustativa con garbo tannico raro ed educata tensione.
Anche in questo caso è l'armonia a vincere, per quanto il finale di oggi - un po' come in quei dvd che Alessandro di certo guarderà con sua figlia, nei quali puoi scegliere fra varie scena finali - è destinato a cambiare grazie a quel meraviglioso regista che è il tempo.
Assaggiando la 2014 ho potuto apprezzare quanto la mano di Alessandro non vada a combattere contro la Natura, bensì sia in grado di agevolarla nella sua più sincera espressività, che in ogni annata può e sa dare sfumature interessanti. In questo caso l'attenzione nella cernita delle uve in vendemmia e la sensibilità nel saper trattare le uve scelte poi hanno fatto la differenza, portando in bottiglia un vino giocato su finezze mai scontate e una buona struttura complessiva attraversata da un'ancor più spiccata sferzata di freschezza e sapidità.
enologo alessandro bovio
Eppure esco da questa piccola cantina con la netta sensazione che ciò che sta ancora maturando in botte sarà notevolmente superiore agli ottimi vini assaggiati da bottiglia. Una sensazione rafforzata in me dal fatto che, come ogni piccola giovane azienda, il frutto di ogni vendemmia non è e non può essere solo lo specchio dell'annata bensì del connubio fra annata e crescita personale del vignaiolo, oltre alla maggior saggezza acquisita dalle vigne più giovani che di stagione in stagione accumulano esperienza e sapienza da riversare in ogni grappolo prodotto.
Di certo tornerò in futuro per constatare le evoluzioni de Le More Bianche anche alla luce del nuovo impianto che tra qualche anno entrerà in produzione.
Alessandro Bovio è un esempio di quanto la tecnica e la sostenibilità possano andare a braccetto e di quanto la competenza e la sensibilità siano doti fondamentali per ogni vignaiolo che si rispetti e che a sua volta rispetti il vino in senso stretto e in senso lato, dalla vigna al bicchiere!

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 13 agosto 2018

Casa al Vento - A Gaiole in Chianti una cantina votata all'autenticità con passione e rispetto

Siamo a Gaiole in Chianti, uno dei comuni più noti e vocati del Chianti Classico. 

La realtà in cui vi porterò oggi è Casa al Vento, nata da una intuizione avuta verso la fine degli anni '80 da Giuseppe Gioffreda. 
cantina casa al vento
Fra Giuseppe è questi ruderi immersi fra vigneti abbandonati fu subito amore... quel genere di amore che può e sa provare chi con il cuore e con la mente guarda oltre l'apparenza e coglie, in un istante, l'essenza di qualcosa o di qualcuno. Un'essenza che poteva e doveva fare da anima e da fondamenta a quella che sarebbe divenuta l'azienda Borgo Casa al Vento.
borgo casa al vento
Non è stato semplice ristrutturare l'intero borgo ed altrettanto complesso è stato recuperare il recuperabile in vigna oltre all'impianto di nuovi vigneti. 
E' per questo che dapprima nasce l'azienda agrituristica Borgo Casa al Vento, divenuta simbolo dell'ospitalità a sfondo enogastronomico di questa zona, e successivamente la Cantina Casa al Vento che vede nella 2005 la prima annata di produzione ufficiale. 
La filosofia aziendale è semplice e si fonda su tre esaustive ed eloquenti parole che corrispondono a 3 profondi valori: autenticità, territorio e passione. 
Parole e valori, però, che hanno bisogno di applicazioni pratiche e di controprove appurabili per chi assaggia i vini di questa realtà e, per quanto possa essere opinabile la certificazione bio, la volontà forte e netta di adottarne i principi è stato un primo step verso la condivisione con chiunque approcciasse un vino di Borgo Casa al Vento di una visione rispettosa dalla vigna alla cantina. Ad oggi la chimica di sintesi è bandita dall'azienda, ma a dare un'idea della fermezza di Giuseppe sono anche altre scelte: in primis di utilizzare Sangiovese in purezza per la propria Riserva e in secondo luogo di non produrre la Gran Selezione in segno di rispetto nei confronti della Riserva stessa che è a tutti gli effetti quello che dovrebbe essere la Gran Selezione. 
vigneti gaiole in chianti classico
Dai ca. 7.5ha di vigneti di proprietà l'azienda produce una media di 30.000 bottiglie ad annata e non sembra aver intenzione di aumentare la propria tiratura, al contrario mira a migliorarsi e a ricercare continuamente la qualità più nitida in ogni vendemmia adottando basse rese e effettuando un'importante e minuziosa cernita di grappoli e acini. 
sangiovese vendemmia chianti classico
Due sono i vini di Casa al Vento che ho avuto modo di assaggiare nelle ultime settimane e qui di seguito condivido con voi le mie impressioni a riguardo:
vini borgo casa al vento aRia e Foho chianti classico
aRia 2015 Chianti Classico Docg - Casa al Vento: correva l'annata 2006 quando questo Chianti Classico fu imbottigliato per la prima volta e proprio in quell'anno veniva a mancare prematuramente Ria Gioffreda moglie di Giuseppe e cofondatrice di Borgo Casa al Vento. Il nome di questo vino fu scelto per simboleggiare il ricordo eterno di una grandissima donna e fu per questo che questo vino ancora oggi si chiama “aRia”. Con un gioco grafico l’etichetta rappresenta il nome commerciale ARIA ma l’attentato osservatore noterà sullo sfondo la dedica “aRia”. Un vino evocativo in cui il legno si sta integrando molto bene al frutto e alla sfumatura balsamica, degno incipit di un sorso che entra con la dovuta morbidezza per poi distendersi in tutta la sua decisa linearità. Un vino profondo e lungo quanto basti per arrivare al secondo sorso senza che il palato si sia dimenticato del suo passaggio. La tensione e la dinamica sono le armi vincenti per rendere questo vino da bere anche oggi senza troppi convenevoli, anche se qualche annetto in cantina non può che fargli bene, armonizzandolo ulteriormente, lasciando così spazio all'incedere sicuro ed elegante di un Sangiovese dall'evidente classe.

Foho 2015 Chianti Classico Riserva Docg - Casa al Vento: il passaggio al Sangiovese in purezza è una scelta tanto importante e condivisibile quando difficile per chi fa poche bottiglie e ha dei mercati non sempre facili da accontentare, quindi un altro punto a favore di questa realtà che sa evolvere e maturare in maniera ponderata, indipendente e consapevole. Questa è una Riserva e come tale va percepita e valutata, quindi ciò che speravo di trovare era, sicuramente, un frutto ancora fresco e un accenno di terziarizzazione che non eccedesse in speziatura da legno e per fortuna così è andata! Il naso è nitido, pulito, ampio e intrigante nella sua espressione varietale con un legno soffuso, non eccessivamente incidente. Se al naso speravo in un avvio di integrazione del legno in bocca confidavo che il "lungo" affinamento avesse permesso alle piccole botti di lavorare sul tannino levigandone le asperità lasciando spazio allo slancio di un Sangiovese che trae la sua freschezza dall'altitudine e dai terreni dei vigneti dell'azienda.
Un vino da aspettare, ma che alla stregua dell'aRia si lascia bere sin da ora grazie alla buona vena acida e ad una struttura non eccessiva.
barricaia
Il Chianti Classico è uno degli areali più variegati e al contempo integri della viticoltura italiana dove, nonostante il numero ingente di aziende e di ettari vitati, non vige la monocoltura e l'alternanza fra bosco, vigna e altre produzioni agricole preserva una biodiversità fondamentale ai fini della produzione di vini rispettosi. A Borgo Casa al Vento questo lo sanno e, da anni, l'azienda viene condotta da veri e propri custodi del patrimonio vitivinicolo e, ancor più, naturale in cui l'azienda è immersa.
Temevo di ritrovarmi nel calice vini dal piglio troppo "internazionale" invece ciò che ho avuto modo di assaggiare vanta una notevole identità territoriale e varietale aiutata e non offuscata dalla mano dell'uomo.


F.S.R.
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giovedì 9 agosto 2018

Un'accademia di formazione Wine & Spirits Internazionale - Degustibuss

Giusto qualche giorno fa parlavo con un caro amico Ristoratore di alto livello dell'importanza della preparazione dei Sommelier e della fatica che si fa in Italia a trovare personale qualificato e preparato che veda in questo settore il proprio futuro lavorativo e non solo una tappa del proprio percorso da lasciare il prima possibile e nella quale è impossibile crescere.
Eppure in Italia ci sono svariate opportunità di formazione per personale di sala, sommelier e barman, su più livelli e con fini differenti: dalle note associazioni sommelier e assaggiatori, a veri e propri istituti di formazione passando per enti privati e accademie come quella di cui vi parlerò oggi.

Ho incontrato per caso lo staff di Degustibuss e ho, subito, ritenuto opportuno riportarne, attraverso un'intervista, i principi e le dinamiche che, nello specifico, mirano a formare futuri sommelier e barman, partendo da corsi di avviamento alla degustazione e alla conoscenza del vino.
Lascio quindi la parola alla Dott.ssa Cristina Mercuri:
corso sommelier roma
Cosa è Degustibuss?
Degustibuss è un'accademia di formazione per i corsi su Wine & Spirits. Degustibuss Italia è la divisione Nazionale di Degustibuss International, che opera in varie sedi Europee e Americane quali New York e Chicago.
"La nostra accademia - spiega la Dott.ssa Cristina Mercuri, Head of Education - ha sede nelle principali città Italiane, tra cui Milano, Torino, Roma e Napoli. I nostri corsi variano da quello di degustazione vino o birra, ai corsi più professionalizzanti come il Corso Sommelier (che potete consultare a questo link https://www.degustibuss.it/corso-sommelier/) ed il Corso Barman".

- Qual è la mission di Degustibuss?
La nostra mission è quella di diffondere una conoscenza del mondo del vino e degli Spirits sempre più adeguata agli attuali criteri ed agli standard internazionali. Ci ispiriamo ai principali istituti mondiali, quali il WSET (Wine & Spirit Education Trust) ed il Masters Of Wine Institute per portare in Italia e nel mondo - attraverso i nostri corsi - una cultura trasversale del valore del Vino e, più in generale, del beverage, che valorizzi la qualità dei prodotti su standard riconosciuti ed accettati a livello mondiale.
accademia degustibuss
- Cosa offre e con quali dinamiche?
Offriamo principalmente due tipologie di servizio: i corsi di degustazione e le serate di degustazione da un lato, i corsi professionali dall'altro.
Suggeriamo ai nostri clienti che ci chiedono come approcciare il mondo del vino per la prima volta di iniziare seguendo un Corso di Degustazione, o una delle nostre serate evento di degustazione a tema. In questo modo il cliente inizia a comprendere il vastissimo "universo del vino". Nel 90% dei casi, coloro che frequentano i nostri corsi di degustazione decidono di proseguire con un corso per diventare Sommelier.
Il nostro corso Sommelier è diverso rispetto agli altri corsi presenti nel panorama Nazionale. Non tanto per il numero delle ore totali di lezione (circa 90) ma per la dinamica di educazione ed interazione con gli studenti. Come per le principali realtà europee, i nostri corsi sono full-time, si svolgono al sabato e prevedono ore di studio individuale, oltre che esercizi mirati. I vini in degustazione sono molti, tutti forniti alla cieca, e di provenienza internazionale: in questo modo si garantisce al corsista una solida base per apprendere ed approfondire qualità e profilo potenziale di un vino.
Parlando sempre di corsi professionali, non dobbiamo dimenticare l'altro settore di formazione sul quale puntiamo molto: i corsi Barman.
Ci preoccupiamo di fornire il più adeguato sistema di formazione su tre livelli, che miri a formare i futuri Barman, sempre più richiesti nel mondo della ristorazione e hospitality a livelli di eccellenza. Attualmente i settori del bartendering e della mixology stanno subendo un trend talmente positivo che ci è sembrato importante assicurare un elevato standard di formazione su un piano internazionale.
I nostri programmi - da quello per il più semplice corso di degustazione al più serio corso professionale - sono stilati e continuamente aggiornati da professionisti con esperienza riconosciuta, quali docenti in possesso del Diploma WSET e Bar Manager di prestigiose realtà internazionali.
diventare sommelier
- Quali sono le peculiarità dei corsi proposti da Degustibuss?
Ciò che ci rende unici è senza dubbio il respiro internazionale che diamo ai contenuti dei nostri corsi.
Facciamo un esempio per tutti: immaginiamo di essere in un ristorante e di sfogliare una carta dei vini organizzata per Vitigno e non per regione (cosa attualmente sempre più diffusa nei locali di prestigio). Dal lato consumer, è indubbio che sapere le caratteristiche di ciascun vitigno e conoscere come si esprime a seconda del territorio di riferimento rappresenta una marcia in più.
Dal lato, invece, degli addetti ai lavori, è innegabile che il mercato attuale, sia nazionale che internazionale, chieda sempre più figure che abbiano una formazione complessa ed una visione globale del mondo del beverage. Un vero professionista deve conoscere bene le realtà nazionali e quelle internazionali del panorama vitivinicolo e dei distillati.
La nostra idea di formazione è, quindi, una formazione di eccellenza, che sia dedita a fornire i migliori strumenti per formare i professionisti del futuro.

- Dove operate?
A livello Italiano operiamo in moltissime città, e altre sedi sono in corso di attivazione e saranno operative nei prossimi mesi. Le città più dinamiche e attive sono senza dubbio Milano e Roma, ma stiamo ricevendo moltissime richieste anche dalle altre nostre sedi di Torino, Bologna, Firenze, Verona, Napoli e Palermo. I dettagli delle nostre location sono tutte consultabili sul sito www.degustibuss.it.

Ringrazio la Dott.ssa Mercuri e lo staff di Degustibuss per la disponibilità.

F.S.R.
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lunedì 6 agosto 2018

Cantina Michele Calò & Figli - Due fratelli per due grandi Rosati del Salento

Oggi, torniamo in Puglia, e sono molto lieto di poter accogliere tra le pagine del mio wineblog realtà di una regione che negli ultimi anni è cresciuta in maniera esponenziale in termini di rispetto e qualità.
La storia della viticoltura in Puglia è una storia antica, complessa, piena di meravigliose tradizioni e di innegabili contraddizioni. Eppure, io resto sempre affascinato dalla capacità dei pugliesi e delle loro realtà di non essere mai anacronistici.
Ciò che fa la differenza, però, in Puglia come altrove, è la costanza e la cantina di cui vi parlerò oggi ha fatto della costante qualità dei propri vini e della coerenza del proprio stile e della propria visione negli anni un caposaldo irremovibile.
Parlo dell'azienda agricola Michele Calò & Figli, che vede affondare le radici delle proprie viti nella splendida Tuglie (LE).
michele calò e figli cantina
Per permettervi di conoscere davvero questa azienda non posso che iniziare da quelli che sono i valori fondanti della famiglia Calò, riflessi anche nel loro lavoro in vigna e in cantina: "passione, dedizione ed applicazione al lavoro sono dei valori importanti tramandati a noi da nostro padre", mi spiega Giovanni Calò, figlio di Michele, con il quale da anni ho modo di intrattenere piacevoli confronti enoici.

La storia di Michele Calò è quella che accomuna tanti emigranti del Sud Italia che negli anni '50 cercarono fortuna al nord ed in particolare a Milano ed è proprio a Milano che Giovanni e Fernando, i due figli di Michele, iniziarono la loro avventura, dapprima di commercianti, per poi rientrare in Puglia e dedicarsi maggiormente all'Arte di fare il Vino e non solo di venderlo. Un amore per la propria terra che ha accompagnato ogni membro della famiglia ovunque, portando quest'azienda a diventare un punto fermo della viticoltura pugliese. Negli ultimi lustri la storia enoica del Salento è molto cambiata, lasciandosi alle spalle anni di quantità preferita alla qualità. Una qualità che si traduce oggi in un maggior rispetto dal punto di vista agronomico in vigna e in una produzione di vini sicuramente più eleganti,  longevi e di grande personalità, e questo lo dobbiamo anche a realtà come quella di Michele Calò fondò con tanta passione e lungimiranza, facendo della qualità il fondamento della propria produzione.
Per una Cantina a conduzione familiare, così radicata nel territorio, la tradizione è qualcosa di imprescindibile, ma è vista dai Giovanni e Fernando Calò come un continuo divenir che li vede come custodi e testimoni, ma anche come coloro che proietteranno questa tradizione nel futuro. La tecnologia deve essere al servizio del produttore e non viceversa, quindi non aspettatevi chi sa quali artifizi o apparati tecnologici nella Cantina Calò, bensì l'oculatezza nell'uso del freddo, l'uso ponderato del legno e un'estrema attenzione alla cura delle uve in vigna prima ancora che in cantina. Sì, perché in cantina non si inventa nulla: terminata la raccolta delle uve in azienda si può già stabilire se si tratta di una grande annata o di un'annata interlocutoria per poi comportarsi di conseguenza.
L'azienda di Giovanni e Fernando non è, però, solo tradizione, poiché vede entrambi i fratelli sulla stessa lunghezza d'onda riguardo la l'apertura alla novità, là dove essa non vada a contaminare quella che è la filosofia aziendale, da sempre legata ad una visione del vino non artificiosa ed adulterata. 
vendemmia ceste
E' palese che in questi ultimi anni l'interesse nazionale e internazionale nei confronti del Rosato italiano sia cresciuto, anche se non quanto meriterebbe. 
Questo ha comunque portato di nuovo alla ribalta un vino che vede nel Salento la sua terra prediletta per storicità, continuità e qualità nella produzione. Il Rosato, per Giovanni, non è solo un'interpretazione enologica di un vitigno, bensì è una reale filosofia ed è così insito nella cultura enoica salentina da considerarlo come un colore sottopelle.
In un mondo spesso condizionato dalle mode del momento, il Rosato può e deve, sicuramente, rappresentare un concept che trascende i trend momentanei per diventare sempre più un vino alla stregua dei suoi fratelli "Rossi e Bianchi" e questo lo si potrà avere solo continuando a produrre vini di grande qualità ed ottimo rapporto qualità-prezzo, come quelli prodotti dall'Azienda Calò. 
Parlando con Giovanni la prima cosa che si evince è il grande amore per la propria terra... una terra "negata" loro da piccoli, ma che ha fluito da sempre nelle vene di tutti i membri della famiglia, fino a veder riversare questa passione e questo grande sentimento di appartenenza e di rispetto in ogni singola bottiglia dei loro Vini.
Eccovi le mie impressioni riguardo i due Rosati  - prodotti secondo l'antica tecnica della vinificazione a lacrima - dell'azienda Michele Calò & Figli:
Mjère 2017 (Salento Rosato IGP): è il Mjère il Rosato identificativo dell'azienda Michele Calò e Figli e come non potrebbe esserlo, dato che è fino alla creazione del Cerasa era "Lui" a rappresentare l'Arte della vinificazione in "Rosa" firmata Calò?! Non parlo quasi mai dell'aspetto prettamente cromatico del vino, ma convengo che nei Rosati sia determinate ai fini di una previa valutazione stilistica e questo vino (90% Negroamaro e 10% Malvasia Nera) dal classico color cerasuolo, leggermente più scarico del Cerasa, ha nella sua cromia un perfetto biglietto da visita.
Lo spettro olfattivo è schietto, diretto, eppur ricco di sfumature che lo rendono complesso e mai scontato, passando con grande agilità dal frutto alle note agrumate e marine.
Il sorso è ben equilibrato, con un corpo importante ma longilineo e dal passo lungo e sicuro.
Un vino che si presenta in maniera affabile per poi stupire con la sua dinamica di beva, fresca e minerale.

Cerasa 2017 (Salento Rosato IGP): un'annata calda, molto complessa in alcune zone d'Italia, ma che si dimostra ideale per la produzione dei Rosati.
Impossibile non essere ammaliati dal colore, quello della "ciliegia" (cerasa) al quale deve il nome questa intrigante interpretazione in rosa del Negroamaro. Una ciliegia che si ritrova nitida al naso, insieme alla sua classica speziatura che la piccola quota di massa passata in legno aiuta ad enfatizzare e non di certo a forzare.
Il sorso del Cerasa è quello di un vino completo, morbido nell'entrata per poi distendersi con grande slancio e profondità e sapidità coniugando struttura, freschezza e persistenza.
Un Rosato in cui è ben percepibile una texture tannica che sembra voler dare già indicazioni sul potenziale di questo vino in termini evolutivi. Acidità, struttura e tannino si fondono in un atipico - per un rosato - elisir di lunga vita che, in passato, mi ha permesso di togliermi la soddisfazione di assaggiare più annate di questo vino in verticale senza trovare segni di cedimento entro i primi 4 anni di vetro.

Nei vini di questa realtà tradizione e modernità si fondono al meglio, ma soprattutto terroir, passione e grande voglia di mettersi in gioco dalla vigna alla bottiglia. 

Sono poche le realtà italiane a puntare davvero sul Rosato e tra tutte questa è quella che negli anni di più si è fatta apprezzare per questa tipologia di vini tanto bistrattata quanto capace di sorprendere se interpretata nel modo più opportuno, con tipicità e saggezza, senza risultare anacronistici o "ruffiani", bensì tirando fuori una personalità spiccata e riconoscibile.

Un plauso, quindi, a chi ha saputo fare del Rosato la sintesi della propria essenza enoica e del proprio territorio.

Se poi volete capire perché i Rosati di Michele Calò & Figli siano così buoni, vi consiglio di assaggiare anche il Mjere Rosso e il Primiter, Rispettivamente un Negroamaro e un Primitivo che danno un'idea ben chiara di quale sia la potenzialità delle uve di questo microareale, tanto che uno dei miei assaggi alla cieca più emozionanti degli ultimi mesi è stato proprio un Mjere Rosso 2012 che, oltre a non mostrare alcun segno di cedimento, manifestò un'eleganza davvero rara. 



F.S.R.

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