venerdì 23 settembre 2016

Tenuta Cocci Grifoni - Una storia di pionierismo, terroir e personalità dal Pecorino al Rosso Piceno

Oggi, ad un mese dal terremoto mi ritrovo qui a condividere con voi una storia, che avrei dovuto raccontarvi proprio il giorno in cui ci furono le prime 2, distruttive, scosse. Sì, perché era proprio il 24 agosto il giorno che avevamo concordato io e Paola Cocci Grifoni per una mia visita presso la sua cantina di Ripatransone, nel Piceno.
cantina cocci grifoni
Le cose poi andarono diversamente e nonostante Paola, con la proverbiale forza d'animo che la contraddistingue, a poche ore dalle scosse fosse pronta ad accogliermi comunque, decisi di rimandare, per motivi personali. Non vi nego, però, che l'attesa di un mese mi sia pesata abbastanza, in quanto la voglia di conoscere dall'interno una realtà tra le più importanti della Marche, in termini di storicità e pionierismo, era tanta! Voglia decisamente appagata dall'incontro con Paola e con l'intero staff dell'azienda, che parla molto al femminile e vanta valori rari dal punto di vista umano ed etico.
Fatta questa premessa, vi racconto un po' della Tenuta Cocci Grifoni, della sua storia e del territorio in cui è incastonata.

Tutto nasce con Guido Cocci Grifoni, padre di Paola e Marilena, enologa e responsabile della cantina la prima, direttrice del commerciale Italia ed estero la seconda. Guido aveva un sogno, che a giudicare da come mi hanno descritto la sua personalità, ci ha messo un istante a passare dallo stato effimero di sogno alla concretezza di un progetto: creare un grande Vino bianco nel Piceno, allora terra di rossi. Guido era un pioniere e come tutti i pionieri vantava due doti che insieme possono creare la meraviglia e lo stupore... possono cambiare le cose e lasciare un segno indelebile nel tempo, ovvero la consapevolezza e la sicurezza nelle proprie idee ed una buona dose di coraggio che potesse permettergli di prendersi quei rischi senza i quali oggi il Pecorino, così come lo conosciamo, non esisterebbe. Sì, è proprio per il Pecorino che sono andato a trovare questa famiglia del Vino, perché è qui che questo vitigno così radicato nella storia del territorio, sin dalla notte dei tempi, è rinato dopo esser stato pressoché dimenticato per anni. La mia voglia di andare in vigna e di arrivare a vedere le prime piante del vigneto madre di Pecorino era così tanta che la copiosa pioggia della mattina e la difficile praticabilità del terreno non hanno sortito neanche il minimo dubbio riguarda il da farsi.
E' proprio dal vigneto madre che ho potuto vedere con i miei occhi ciò che Guido aveva creato e che la sua famiglia continua a custodire con premura ed attenzione, preservando un patrimonio unico e fondamentale per quello che oggi possiamo definire un grande Vino italiano.
pecorino vino marche
Il bello del Piceno è che basta poco per rendersi conto di quanto sia speciale questo luogo, immerso in un contesto fra mari e monti, povero di grandi opere viarie, scevro di una civilizzazione spinta e dannosa per gli occhi, per l'anima, ma anche e soprattutto per il calice.
Qui si producono le DOC Rosso Piceno, Rosso Piceno Superiore, Falerio e Terre di Offida, quest’ultima con le tipologie Passerina spumante, vinsanto e passito. Qui è stato identificato anche un terroir di vini DOCG Offida che comprende tre tipologie: Offida Rosso, Offida Passerina e Offida Pecorino.
Denominazioni che rappresentano una storia che parla di terroir ed ancor più di persone e famiglie che hanno visto nell'agricoltura e nella viticoltura una filosofia di vita che trascendesse il tempo, incondizionata dalle mode e dai trend, una visione che ha mantenuto sul territorio famiglie come quella di Paola Cocci Grifoni, che fanno grande questo territorio e lo mantengono integro e vitale.
L'incontro con Paola è stato folgorante, non solo per la sua dinamicità ed un'ospitalità calorosa e familiare priva di sovrastrutture, bensì per la forza d'animo e la consapevolezza, frutto di esperienza e lavoro, di positività e propositività a prescindere da qualsiasi evento o ostacolo le se potesse parare davanti. Un'enologa di grande umiltà, che come il padre non ha lesinato rischi ed approcci pionieristici al Vino, primo fra tutti l'utilizzo di lieviti ecotipici, nella maniera più sensata e ponderata, ovvero selezionandoli in vigna e coltivandoli in cantina per poterne controllare al meglio gli sviluppi. Fa sorridere, ora come ora, sentirla raccontare di quando si guardava bene dal parlarne a clienti e degustatori, nonché ai colleghi stessi, in quanto l'avrebbero presa per “folle”, mentre oggi i lieviti indigeni sembrano essere argomento distintivo ed esclusivo di un certo tipo di idea di Vino. L'obiettivo della Cantina Cocci Grifoni è quello di produrre Vini salubri, ma di grande qualità, che vantino un potenziale di longevità fuori dal comune, ma che siano sempre rispettosi e mai illusori o estremi, perché non è con gli estremi che si possa arrivare ad esprimere una territorialità così spiccata ed uno spettro varietale così nitido, ma è con la continua ricerca di armonia ed equilibrio che lo si può fare. 
vini cocci grifoni
Equilibri che io ho ritrovato in ogni assaggio fatto, dalla mini verticale di Pecorino Colle Vecchio (2014-2012-2010) nella quale freschezza montana, mineralità marina sembravano avere il gps integrato tanto fosse chiara l'appartenenza di quei vini ed ancor prima di quelle uve, a quel territorio. Una 2014, che a discapito del catastrofismo comunicativo relativo all'annata, dimostra ancora una volta quanto i bianchi, specie nelle Marche, abbiano raggiunto un livello qualitativo disarmante, esprimendo grande contemporaneità proprio grazie ad un'acidità più netta e lineare ed uno scheletro minerale che sembra voler ribadire la similitudine tra Pecorino e Riesling Renano, spaziando dall'idrocarburo alla salsedine al naso e finendo salino in bocca. Vini lunghi, che nella 2010 mirano all'infinito, mostrando una tenuta nel tempo che definirei quasi irriverente, tanto sia assente alcun segno di cedimento. L'evoluzione è lenta, graduale, sincera e carica di saggezza... è un'evoluzione da grande Vino, quella di questo Pecorino, non c'è altro da dire.
Nel Guido Cocci Grifoni 2013, Pecorino di punta dell'azienda, proveniente dal solo vigneto madre (ca. 35 anni), il varietale ha modo di esprimersi in tutta la sua intensità, portando il concetto di equilibrio su un piano differente, adagiato su una percezione più aulica di aroma e gusto. Le note sono quelle distintive del Pecorino, ma è il sorso a creare dipendenza, con una freschezza che taglia, ma non divide, anzi si unisce alla morbidezza del corpo in una discesa che non si ferma se non una volta arrivata all'anima. Un Vino vivo, pulsante, fiero di ciò che è e conscio di ciò che sarà... in qualsiasi degustazione di Pecorino io lo prenderei come riferimento di espressività ed eleganza.
Ho avuto modo di assaggiare anche il Rosso Piceno Superiore, altro motivo di orgoglio dell'azienda e della famiglia, in quanto fu proprio Guido Cocci Grifoni a spingersi fino al primo imbottigliamento di questa denominazione. Il Vigna Messieri 2010 stupisce a primo naso per il frutto ancora integro e per la perfetta integrazione del legno, dovuta alla rispettosa scelta dell'affinamento in botte grande, con i varietali (Montepulciano 70% e Sangiovese 30%) ad armonizzare come i migliori duetti. Intrigante la nota speziata che invita ad un sorso composto, ma passionale, privo di incertezze, ancora in piena fase evolutiva.
Anche in questo caso la sensazione è quella di confrontarsi con una realtà parallela, in cui il tempo scorra più lentamente, le uve sviluppino una loquacità unica nel suo genere, i tannini mettano le scarpette con le punte e danzino sull'ideale linoleum, resiliente, del mio palato.

Che ve devo dì? Ah sì, che mi hanno dovuto portar via con la forza dalla sala degustazione, non solo per i Vini che stessi degustando, ma per la compagnia di persone che vi auguro di conoscere presto e di vivere, anche solo per qualche istante, com'è capitato a me... ne vale la pena!

giovedì 22 settembre 2016

Un viaggio fra alcuni dei migliori cru di Barolo grazie ai Vini della Cantina Sordo Giovanni

Torno in Piemonte, per condividere con voi storia ed impressioni di una cantina che da sola potrebbe rappresentare buona parte dei più grandi cru di Barolo: l'Agricola Sordo Giovanni. Oggi guidata dal figlio Giorgio, si trova a pochi chilometri da Alba ed è situata ai piedi della collina di Barolo, nel comune di Castiglione Falletto, in provincia di Cuneo. Data la mia predilezione per le aziende a conduzione familiare, grandi e piccole che siano, anche in questo caso sono felice di trovare una realtà che porti avanti di generazione in generazione lavoro, tradizione e custodia premurosa di un territorio prezioso.
Fondata nei primi del ‘900 dal nonno Giuseppe, subì una vera e propria svolta con Giovanni Sordo che, insieme alla moglie Maria, memoria storica dell’azienda, riuscì ad accaparrarsi numerosi vigneti, ricercandoli tra i migliori della zona del Barolo: ’’i Sorì’’. Tanto per dare una nozione al volo, "SÖRÌ" in dialetto langarolo significa soleggiato o baciato dal sole e quindi vuole identificare quelle zone con una migliore esposizione e maggiormente vocate alla viticoltura.
I terreni di questi vigneti, composti da marne calcaree compatte, molto profonde, ricche di microelementi, con la complicità del microclima tipico delle colline delle Langhe, hanno permesso e permettono tuttora al Nebbiolo di esprimere tutto il suo potenziale.
Oggi l’azienda ha una superficie totale di 53 ettari vitati di cui 38 iscritti a Barolo, distribuiti nei comuni di Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Barolo, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour e Vezza d’Alba.
L'approccio in vigna è ponderato ed equilibrato, proteso verso una conduzione naturale, con il minor impatto possibile sull'uva, ma senza disdegnare i principi dell'agricoltura moderna, con decisioni prese con senno e non solo per moda o “pseudo-filosofia”.

Solitamente chiedo alle aziende un aneddoto, ma stavolta ve lo racconto io... dopo aver degustato due cru di Barolo Sordo stavo già iniziando a scrivere quest'articolo, quando una sera, dopo una degustazione in Toscana, un collega mette sul tavolo una bottiglia alla cieca, che mi colpisce così tanto che una volta scoperta l'etichetta decisi di rimandare la pubblicazione di questo articolo per poterla integrare.
Passiamo quindi ai Vini tramite i quali ho potuto apprezzare le peculiarità di questa cantina e dei suoi cru di Barolo:
Sordo Barolo Parussi DOCG 2012: espressione di uno dei cru più intriganti di Castiglione Falletto, con aromi che scaldano il cuore dalla gentile e romantica rosa alla dolce e matura visciola, per arrivare al ricordo della pipa del nonno, seduto a contemplare un dipinto sapientemente incorniciato nel quale, dondolando sulla sua sedia a dondolo può scorgere ancora la tela. Una tela dalla texture fine e compatta, sulla quale spiccano pennellate armoniche ed eleganti, lunghe e protese verso la profondità di campo. Assaggiato in comparativa con altri Barolo di zone differenti, ha espresso notevole personalità.

Sordo Barolo Monvigliero DOCG 2012: interessante poter comparare due cru qualitativamente non così distanti, ma espressivamente differenti come il Parussi ed il Monvigliero. Uno spettro olfattivo nitido quanto quello del Parussi, ma forse dalle sfumature più complesse. E' in bocca, però, che le differenze rendono ancor più riconoscibile il più nobile cru di Verduno, grazie ad una classe innata ed una profondità che definirei vettoriale. Un Vino saggio, ma contemporaneo, preciso ed ineccepibile nella forma, ma intenso ed originale nella sua essenza. 

Quasi dimenticavo... il Vino degustato alla cieca che ci tenevo quanto meno a citare e contestualizzare in questo post è il Barolo Rocche di Castiglione 2008 che mi ha colpito con la sua freschezza, quasi a volerne evidenziare la notevolissima prospettiva temporale, unita ad un grande equilibrio giocato sul filo sottile, ma deciso e teso, dell'eleganza.
Vino profondo e complesso, eppure spigliato, affatto austero, come un ragazzino bravissimo a scuola, ma non un noioso secchione, bensì uno di quelli che amino divertirsi e... vivere!

Nel complesso la Cantina Sordo va conosciuta e riconosciuta come riferimento per chi ami il Vino in senso lato ed il Barolo in senso stretto, in quanto non è da tutti poter presentare e far degustare un tale numero di diversi cru e, quindi, interpretare altrettante sottozone, che spero di raccontarvi in futuro.


F.S.R.
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martedì 20 settembre 2016

Un'enoteca online dedicata ai vini di Veneto, Friuli ed Alto Adige

Oltre ad assaggiare vini direttamente dai produttori, ogni tanto do anch'io il mio piccolo contributo all'espansione del commercio del vino online, in quanto credo molto negli wine-shop online, seppur in Italia i numeri sembrano palesare un'ingiustificata diffidenza nell'acquisto di vino sul web.
Molti dicono che non si fidino nell'acquistare vino online perché manca il rapporto diretto con il venditore o perché temono per l'integrità delle bottiglie, ma posso assicurarvi che in tutti i wineshop testati sino ad ora ho potuto sfatare queste due erronee convinzioni, in quanto ho sempre avuto modo di conoscere virtualmente o di persona i commercianti titolari di tali attività, potendo avere un confronto diretto su vini e servizi da loro proposti. Devo ammettere che io mi sia sempre orientato su realtà più piccole, che possano garantire una maggior attenzione sia nei confronti del cliente e che della selezione dei vini, meglio se focalizzata su una determinata nicchia o un territorio specifico, proprio come l'ultima enoteca online che ho avuto modo di testare, ovvero onica.it (onica è acino al contrario, per chi si chiedesse il significato del nome).
Come vi dicevo, è fondamentale per me, come immagino lo sia per molti di voi, potermi relazionare direttamente con il responsabile degli ecommerce enoici che valuto ed in questo caso devo dire che Alberto Scandiuzzi si sia dimostrato davvero disponibile e soprattutto dotato di grande passione per il suo lavoro e per la ricerca dei vini da proporre ai suoi clienti. Parliamo di un'enoteca focalizzata sui vini di tre regioni del Nord-est, ovvero Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, con una predilezione nei confronti di cantine medio-piccole e dei vitigni autoctoni del Triveneto.

Io ho avuto modo effettuare un ordine che mi permettesse di valutare: la fruibilità del sito, che si è dimostrato molto intuitivo e performante; la rapidità di spedizione-consegna, avvenuta in questo caso in 2 soli giorni; di toccare con mano la qualità degli imballaggi, che si sono dimostrati impeccabili; di assaggiare tre referenze selezionate dal catalogo di onica.it, in continuo divenire.

Eccovi i tre vini che ho avuto modo di degustare, scelti come selezione dedicata ai vitigni autoctoni, tutta orientata alla freschezza, alla mineralità e con un approccio vigna-cantina attento e rispettoso:
Colli Trevigiani IGT Glera “Sottoriva” Col Fondo – Malibran: un sur lie della tradizione, che vanta maggior eleganza dei suoi cugini, sicuramente più radicati in un concetto visivo meno pulito ed elegante. Eppure non si tratta di un compromesso, bensì di un risultato di un percorso di ricerca che accosti sempre di più il metodo colfondo, molto simile all'ancestrale, al metodo classico. In fondo non è altro che un metodo classico pre-sboccatura e la cosa più interessante in questo tipo di vino è lo spettro olfattivo che spazia dagli aromi più affini ai lieviti a quelli più freschi e fruttati tipici della glera. Nulla di così diverso da un dosaggio zero, che in bocca si completa con una nota salina che ne rende la beva instancabile. Il Colfondo è attualmente l'espressione del Prosecco che gradisco di più, specie quando se ne incontri uno dotato di quest'equilibrio tra eleganza e piacevolezza. I Vini di Malibran e questo Colfondo in particolare rappresentano in maniera rispettosa e non forzata il passaggio dalla tradizione contadina ad un approccio più moderno alla viticoltura, mantenendo saldi i legami col passato, ma mettendo in atto rinnovata consapevolezza, al fine di produrre vini di qualità nel rispetto dei vigneti e dei varietali. C'è chi definisce i Colfondo vini "sporchi" o "torbidi" a tal punto da non gradirli, ma poi trangugia birra weisse industriale che nel suo essere torbida vede solo un vantaggio produttivo, beh... questo Sottoriva ha nella sua opacità un sinonimo di sincerità autentica.
Alto Adige Valle Isarco DOC Sylvaner – Pacher Hof 2015: uno dei Sylvaner da prendere come esempio di ciò che questo vitigno possa esprimere in Italia ed ovviamente, in particolare, nella Valle Isarco alto atesina. Un naso che sa essere, al contempo, nitido e composto, contenendo i potenziali eccessi di espressività con grande savoir faire. Un viaggio sensoriale fra montagna e mare, dai fiori agli agrumi, dall'affilata ed asciutta sensazione di un vento freddo che ti solca il volto ad un corpo robusto, ma sensuale. Pochi ettari anche per quest'azienda che vede nell'interpretazione del terroir da parte del suo proprietario/vignaiolo Andreas Huber un unicum in quanto a stile e personalità. Sin dal primo istante ci ho visto un paesaggio alpino di Giovanni Segantini, nel quale linee e puntini pur essendo divisi (divisionismo) interagiscono fra loro in un senso ottico, dando vita a colori e sfumature uniche nel loro genere, di grande impatto essenziale e pulizia di forma.
Collio DOC Malvasia – Muzic 2015: altra cantina che rappresenta una sicurezza ed altro territoriocapace di imprimere ai Vini una firma distintiva inconfondibile, quale è il Collio. Una Malvasia istriana schietta e sincera al naso, che esprime la sua complessità al sorso con una sferzata di sapidità che tende a mantenere un equilibrio mai precario, tra freschezza e morbidezza. Un esempio di quanto vigne vecchie (60-80 anni) possano fare la differenza nell'espressività di un varietale che vede nell'interpretazione del singolo terroir la componente fondamentale per scampare all'omologazione. Un po' come nella danza, trovo in questo calice di Malvasia il sorriso che una grande ballerina ha, sempre, stampato in volto durante un'esibizione, nonostante la fatica, lo sforzo ed il duro lavoro a monte di quella performance.

Nell'insieme posso confermare che sia nel servizio che nella selezione dei vini, che di certo si amplierà nei prossimi mesi, onica.it mi ha più che soddisfatto e per questo ho deciso di accettarlo come partner di questo blog, unitamente alle altre selezionate attività, precisando che non c'è alcun rapporto di tipo commerciale fra me e le aziende consigliate in questo wineblog e che ogni acquisto fatto su onica.it o in qualsiasi altro ecommerce di cui troverete in banners qui di lato non contemplerà alcun guadagno da parte del sottoscritto.

F.S.R.
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sabato 17 settembre 2016

Il Vino più buono del mondo?

Il Vino più buono del mondo per me è... suvvìa, ma secondo voi potrei mai definire un Vino come "il più buono"? Giammai! 
Non vi nego, però, che come tutti anch'io sono attratto ed incuriosito dalle classifiche, dalle votazioni, dalle valutazioni perché sono subitanee, dirette, semplici da assimilare ed è proprio per questo che esisteranno sempre. D'altra parte se è vero che il gusto del Vino e l'apprezzamento che ognuno ha di questa sostanza così viva e mutevole, siano materie tra le più soggettive, chi potrebbe mai giudicare come "errata" una classifica? Chi potrebbe definire una palese menzogna un "parkeriano" voto troppo alto per un Vino che a nostro parere non meriti tanto?
il miglior vino italiano
In fondo anch'io prima del Vinitaly a volte consiglio dei Vini in base al mio gusto, non li metto in ordine di gradimento, non assegno loro voti, ma sto sempre suggerendo qualcosa di molto simile ad una "wine list" che include alcuni ed esclude altri. 
Quando ordiniamo un Vino al ristorante e scegliamo quella bottiglia di quella cantina, stiamo già operando una valutazione razionale, no?
Forse sì e continuo a rispettare chiunque abbia il coraggio di esporre la propria idea ed il proprio gusto a tal punto da razionalizzare la valutazione di un assaggio tramutandolo in un numero, ma semplicemente, non fa per me.
Non fa per me perché assaggiando tanto l'unica cosa che ho capito è che lo stesso Vino riassaggiato più volte meriterebbe, qualora mi avessero dotato del neurone adibito alla razionalità. un voto diverso e non potrei mai sentirmi così sicuro del mio palato sino ad elevarlo a giudice enoico. Al contempo sarei ipocrita se non dicessi che appena escono premi e classifiche me li vada subito a guardare e che mi faccia anche piacere quando vi ritrovi produttori che stimi e vini che abbia apprezzato.
Io... beh, io semplicemente faccio altro... racconto storie di luoghi e persone, cerco di portarvi col pensiero attraverso le vigne e dentro le cantine, parlandovi delle personalità e delle scelte più o meno opinabili dei vignaioli che incontro nel mio perpetuo enotour nell'Italia del Vino... beh,  sì dai, sono un paraculo in fondo, perché così evito di dover dare voti e di inimicarmi qualcuno.
Eppure penso che raccontare la storia di una cantina, condividere le scelte fatte da un produttore con chi mi legge e, semplicemente, accennare alle sensazioni organolettiche miste alle emozioni che un Vino possa aver suscitato in me, permetta ad ognuno di farsi un'idea propria e magari di incuriosirsi non solo nell'acquisto di una bottiglia, bensì nel raggiungere quei luoghi, bussare alla porta di quelle aziende e fare due chiacchiere con quei vignaioli.
Ma le guide hanno ragion d'essere, me lo dicono i produttori e se questo influisce sulle dinamiche di vendita e quindi di gratificazione anche economica di chi lavora (perché fare Vino è un lavoro, oltre che una meravigliosa passione, ricordiamolo!) sarebbe stupido cercare di negarlo e sarebbe altrettanto sciocco pensare che quel famoso 99% di italiani, che di Vino non sa e non vuole sapere più del prezzo e di un potenziale abbinamento con ciò che cucinerà la sera (ma già questo è uno step ulteriore) com'è giusto che sia, possa scegliere un Vino in base alle mie chiacchiere, allo storytelling enoico che ho scelto per il mio WineBlog. Io scrivo per chi ha già passione, per quella piccola nicchia di winelovers che vuole solo confutare un'impressione riguardo un assaggio già fatto o magari decidere quale sarà la prossima cantina da visitare. A volte scrivo per i produttori stessi, che non hanno modo di girare quanto me e scoprono realtà e vini diversi che quando possono cercano di conoscere e di assaggiare e quando capita, come in alcuni casi, di esser stato più o meno involontariamente il fautore di una nuova sinergia ed ancor più tra nuove amicizie fra vignaioli/e la soddisfazione non può che essere immensa.
Immaginate se domani me ne uscissi tranquillo tranquillo con una classifica, scegliendo un Vino tra quelli che amo, come il Vino più buono del creato e come minchia me ne tirerei fuori?!? Scrivo questo perché non è raro che mi arrivino messaggi sui social o mail, piene di passione, ma che terminino con "mi consiglieresti il Vino più buono per te?" o "ma qual è il Vino che ti è piaciuto di più in vita tua?" e, che ci crediate o no, io non so mai cosa rispondere e me la svigno con la solita frase "il mio Vino preferito è quello che ancora devo assaggiare"... finché funziona io me la gioco! Shhh! ;-)

Magari un giorno assaggerò un Vino così memorabile e così sconvolgente da aver voglia di dichiarare il mio Amore folle per quell'assaggio qui e tramite i social, ma ad oggi ciò che so è che di emozioni enoiche meravigliose ne ho provate tante, al punto di commuovermi o di ritrovarmi con un incontrollabile sorrisetto da ebete godurioso sul viso; so che ho conosciuto vignaioli e produttori che hanno cambiato il mio modo di vedere le cose, a volte sul Vino altre sulla vita e sul lavoro; so che ho visto luoghi dei quali mi sia infatuato e dei quali mi ri-innamori ogni volta mi capiti di rimettervi piede. Ogni Vino fa storia a sé e farli competere in qualsivoglia tenzone implica una certa dose di agonismo ed edonismo enoici che non sono propri di chi fa il Vino con passione, amore e rispetto, per quanto poi non neghiamolo... la soddisfazione di un premio possa e debba esserci sia per mero orgoglio personale che per prospettive d'immagine.
Con questo wineblog e con DestinazioneVino sto cercando da un po' di portare avanti quella che non è una contrapposizione a guide, classifiche o ad altri approcci comunicativi del Vino, bensì è un'alternativa, basata sullo storytelling e sull'aspetto prettamente emozionale di questo meraviglioso mondo che voglio continuare a guardare non solo sotto forma di etichette, prezzi, numeri ed aspetti commerciali, ma anche e soprattutto come fatto di persone, intriso di lavoro, basato su valori, inebriato dalla meraviglia.
Mi rincuora molto aver appreso che, anche, penne molto più qualificate e stimate di me e che io apprezzo fortemente, concordino con questo tipo di comunicazione enoica, tanto che troverete presto un libro, piuttosto che una guida, che racconti i vini e le cantine in maniera molto più umana e personale.
Scegliere questa strada non significa non saper prendere una posizione, perché è proprio nello scegliere di non pubblicare articolo che so bene avrebbero un potenziale in termini di visite madornalmente superiore, come quelli contenenti punteggi e classifiche, che risiede la mia posizione, ma il rispetto è fondamentale ed io credo che ognuno sia libero di fare e scrivere ciò che ritenga più opportuno chi per lavoro chi per passione, chi per business chi per gratificazione personale, perché ciò che conta è che chi legga e chi compri Vino possa scegliere a chi affidarsi o su che basi formare la propria opinione enoica.


F.S.R.
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venerdì 16 settembre 2016

La Raia - Modernità e rispetto convergono nella produzione di Vini biodinamici

Oggi vi porto a Novi Ligure, più precisamente entriamo nella Cantina, ma ancor prima nei vigneti, de La Raia, un’azienda agricola biologica e biodinamica certificata Demeter. Siamo nel cuore delle colline del Gavi e parliamo di un'azienda che ha saputo portare avanti un equilibrio fra vigneti, seminativo, boschi e pascoli tipico delle aziende agricole tradizionali, con notevoli vantaggi a livello di salubrità dell'ecosistema originale e, quindi, naturale protezione dei vigneti stessi, che constano 42ha sui 180ha totali della proprietà.
cantina la raia gavi
La Raia produce, esclusivamente dai propri vigneti, tre Gavi, ovvero Gavi D.O.C.G.– Gavi, Gavi Riserva Vigna della Madonnina e Gavi Pisé e due tipi di Piemonte D.O.C. Barbera.
Ho parlato spesso di quanto quest'alternanza, sempre meno presente nelle aziende agricole odierne, fra vigneti, campi, boschi e pascoli dovrebbe rappresentare il vero regime biologico e di certo a La Raia lo hanno capito. Si tratta di un ecosistema unico nel quale convivono in armonia il lavoro dell’uomo, le coltivazioni, l’allevamento degli animali, ma senza l'anacronismo e l'empirismo di un tempo, bensì con conoscenze e consapevolezza rinnovate. L'attenzione ad una viticoltura premurosa e rispettosa, ma soprattutto di qualità si deduce, anche dai numeri, che per quanto, a volte, possano risultare sterili in questo caso danno l'idea di cosa voglia dire puntare ad un risultato di alto profilo con una gestione responsabile in vigna e cantina: la cantina ha, ettari alla mano, un potenziale produttivo di circa 350mila bottiglie, ma al momento ne commercializza circa 115mila, ovvero un terzo di ciò che potrebbe produrre. Tutti i Vini de La Raia, fatta eccezione per il Piemonte Barbera Largé (che fa un passaggio in barriques) sono prodotti in acciaio, a temperature controllate, ma con lieviti autoctoni unendo, come già accennato, consapevolezza tecnica ad un approccio rispettoso e, se vogliamo definirlo così, “naturale”, per quanto sappiate che il termine non è che mi scompifferi molto.
Non vi nego che questa più di molte altre aziende mi abbia stupito ed abbia suscitato il mio interesse, nonché la mia stima, per il modo in cui ha deciso di operare sul territorio in maniera trasversale, ma coerente alla propria idea di rispetto pragmatico e non solo teorico.
Non solo agricoltura biologica e biodinamica, quindi, ma anche l'utilizzo di tecniche di architettura ecologica nella realizzazione della cantina. La Raia è anche attiva a livello sociale ed artistico, attraverso la sua fondazione che mira a convogliare ogni forma d'arte locale e non per promuovere il territorio: fotografi, scultori, paesaggisti, architetti.
L'idea di sentirsi custodi di queste terre spinge l'azienda agricola a scelte, spesso economicamente non gratificanti a breve termine, ma è sempre più palese che un maggior equilibrio ed una maggiore sostenibilità nell'approccio all'agricoltura in genere ed alla viticoltura nello specifico rappresenti uno step che prima o poi diverrà non solo un obbligo morale, bensì una necessità fisiologica.

Ho chiesto un aneddoto a Piero Rossi Cairo, giovanissimo produttore (mio coetaneo) un aneddoto al quale fosse particolarmente legato e che esprimesse l'essenza di questa cantina e lui non ha avuto dubbi nel vedere nel ritorno delle lucciole in vigna e nei campi un motivo di orgoglio ed un evento distintivo del percorso aziendale.
Ora, però, passiamo ai Vini che ho avuto modo di assaggiare:
vini la raia
Gavi 2015 la Raia 2015 DOCG: un Vino che sin dal primo naso esprime dinamiche spigliate e dirette, che trovano nelle brezza marina fresca e salina un invito alla beva all'aria aperta. Un Gavi varietale, ma con quel quid in più in termini di personalità che lo rende più interessante e riconoscibile. Ottima base di partenza.
Gavi 2014 la Raia Riserva Vigna delle Madonnina DOCG: un Vino maturo nell'essenza, ma ancora in piena fase evolutiva nella forma, capace di sensazioni dolci e romantiche, ma mai stucchevoli al naso, per poi stupire con il suo sorso asciutto e fiero. Intensa eleganza, per una Riserva che sta solo iniziando a parlare di sé e delle sue origini e lo fa già in modo più che accattivante, ma ha tutto ciò che occorra per maturare ancora e farsi scoprire nel tempo, senza timori ossidativi. Sicuramente il Vino che mi ha fatto comprendere meglio il connubio fra sostenibilità e qualità che La Raia sta perseguendo.
Barbera 2014 La Raia DOC: eccola qui la Barbera in tutta la sua fresca espressività. Il Vino gastronomico per eccellenza in questa parte di Italia, almeno a mio modesto parere. Sapete che non credo molto negli abbinamenti “tecnici” vino-cibo, ma sono convinto che esistano Vini dotati di un'attitudine unica alla tavola, territorio per territorio, e la Barbera, specie se interpretata in modo così onesto, è uno di questi Vini. Piacevole ed inerziale, da non stappare con gli amici se ne avete una sola bottiglia!

A prescindere da certificazioni e filosofie credo che La Raia sia destinata a diventare, ancor più di quanto lo sia ora, un esempio per una viticoltura responsabile e di qualità. Piccola, media o grande azienda che sia è fondamentale per me parlare di chi sa darmi e dirmi qualcosa di concreto e tangibile con il suo lavoro, con la sua storia, ma soprattutto coi suoi Vini ed in questo caso ho riscontrato molta coerenza sotto ogni aspetto.

F.S.R.
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