mercoledì 25 giugno 2014

Una piacevolissima scoperta: Il Bursôn

In questi giorni mi sono piacevolmente "imbattuto" in una vera e propria scoperta per me: il Bursôn.
Una breve premessa "storica" va fatta, dato che si tratta di un vino prodotto con un vitigno fino a poco tempo fa ignoto.
Il Bursôn è, infatti, un Vino sconosciuto ai più, o almeno era così fino a qualche anno fa, in quanto nasce, così come lo conosciamo oggi, solo nel 1996, frutto di una storia, che ha del fiabesco.

Questo vino è prodotto con uve Longanesi, un'uva che deve il suo nome al suo scopritore Antonio Longanesi, soprannominato “Bursôn” (da qui il nome del vino).  Antonio, amante della caccia, era solito trascorrere le giornate invernali in un capanno da caccia situato nei pressi di un roccolo, una quercia. Su questa quercia si arrampicava una vite selvatica. Una vite, a lui sconosciuta, che lo incuriosisce per la spiccata dolcezza del suo frutto e la capacità di rimanere sana fino ad autunno inoltrato.
Da lì, l'intuizione di utilizzarla per la produzione di un vino, inizialmente riservato al consumo privato e poi allargato a qualche amico e conoscente, cosa che fece accrescere la curiosità nei riguardi di quel "Negretto" di ben 14°, che manifestava già una certa personalità.
Il Vino che ho bevuto io, però, è ben più di un "vino del contadino", bensì è il frutto di un'attento e mirato progetto, che scopro essere dovuto all'incontro dell'intuizione e la passione di A. Longanesi, scopritore del vitigno, con le conoscenze tecniche dell'enologo Sergio Ragazzini e quelle vitivinicole ed imprenditoriali del suo amico Roberto Ercolani.
Dopo la produzione delle prime bottiglie e la creazione del Consorzio Bagnacavallo, che ad oggi raccoglie più di 30 iscritti, il Bursôn è divenuto una realtà che sa far parlare di sè per qualità ed ottimo rapporto qualità-prezzo (per ora).
Nello specifico io mi sono trattato bene, scegliendo di assaggiare il meglio che la pianura romagnola ha saputo offrire sino ad ora: il Bursôn etichetta nera della Tenuta Uccellina 2008. 

L'approccio visivo è subito d'impatto, come sempre accade per quei Vini sui cui non hai mai potuto posare lo sguardo: granato, con seducenti riflessi violacei.
Il naso mi confonde, ma nell'accezione positiva del termine, in quanto, non è difficile pensare che ci sia stato un errore e che quello che hai appena versato nel calice in realtà sia un Amarone, cosa che viene confermata dall'entrata dolce, ma mai eccessiva, in bocca.
Il sorso è caldo ed avvolgente, ma anche con i 30° di questi giorni, risulta piacevolissimo. Tannini robusti dati dall'affinamento in legno, che la maturazione della bottiglia che ho avuto modo di stappare, fanno dedurre ad una potenziale maggior longevità, per quanto già educati e mai eccessivamente astringenti.
Visciole, cacao, caffé, pepe ed un finale amarognolo che ricorda di nuovo l'Amarone, ma che, sa distinguersi per persistenza. Un vino elegante e davvero lungo!
...E pensare che "si narra che la mitologica" uva Longanesi risulti una delle più ostiche da domare in vigna e, soprattutto, in cantina.

Da ciò che ho potuto constatare, grazie al Bursôn etichetta nera della Tenuta Uccellina, il lavoro fatto, in brevissimo tempo, nella conoscenza e nell'interpretazione di questo vitigno, sta già dando un prodotto d'eccellenza, ma a mio parere, questo è un Vino destinato a far parlare di sè nei prossimi anni e non è escluso che possa rappresentare un eccellente "investimento" (dato l'attuale prezzo onestissimo!) per chi, come me, ama mettere in Cantina, Vini dei quali ancora non si parla molto in quanto a longevità o potenziale di invecchiamento.
Da provare il Ghineo (Sangiovese di Romagna Superiore doc Riserva)
, altra espressione tipica della zona di riferimento ed il Rambéla, bianco ottenuto dal vitigno Famoso, sia nella sua versione ferma che nella sua divertente e spensierata versione Spumante Extra Dry, oltre al resto dell'importante produzione.Ciò che mi ha molto colpito di questa azienda è sicuramente il rispetto per il territorio e la volontà di portare in auge vitigni poco noti al "grande pubblico", ma da sempre utilizzati per la produzione di vini sfusi di largo consumo in loco. Il lavoro che la Tenuta Uccellina sta facendo per veicolare, con i suoi ottimi Vini, il proprio territorio e la qualità della produzione vitivinicola locale ha già portato a vari ed importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali, che sono certo continueranno ad arrivare.



F.S.R.
#Wineissharing

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