domenica 31 agosto 2014

Dopo l'ice bucket challenge arriva il Wine Bucket Challenge per il terremoto nella Napa Valley

C'è un'altra sfida del secchio che si fa strada attraverso il web e questa volta non si parla di una raccolta di fondi per la ricerca sulla SLA o su altre gravissime patologie, bensì di un tentativo mirato a puntare l'obiettivo su una delle regioni simbolo dell'enografia statutinistense, da parte dei viticoltori della Napa Valley, recentemente colpiti dal terremoto scala 6.1 che che provocato ingenti danni a molte attività del settore vitivinicolo californiano.
Una coppia di residenti di North Bay hanno girato il video che troverete di seguito, invitando altri a partecipare al Wine Bucket Challenge, che vede il secchio pieno Vino (che dicono gli ideatori del challenge, sia quello andato danneggiato nel terremoto) e non di acqua ghiacciata come, invece valeva per la SLA.


I suoi creatori, DJ Robbie Rotten e Eric Oesterle, spiegano sulla pagina di Youtube che ciò che li ha spinti a girare e pubblicare il loro video è più che altro la voglia di risollevare in maniera goliardica gli animi dei cittadini della Napa Valley, ma hanno anche twittato la loro sfida alle celebrità, chiedendo ad altri di partecipare cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica nei riguardi del terremoto che ha colpito proprio la Napa Valley e, magari, di donare fondi per le persone colpite dal disastro.
Finora, l'unico video che si può trovare in rete è quello allegato a questo post, ma sono certo che a breve anche questa "sfida" a sfondo benefico diventerà virale... se volete partecipare dall'Italia vi basterà girare il video ed inserire l'hashtag #winebucketchallenge o #napaearthquakewinebucketchallenge nel titolo.

La vendemmia a pagamento di Sting è una bufala?


Così sembrerebbe... a quanto pare sono stato gabbato anch'io che seguo da sempre siti legati alla disinformazione e cerco di verificare al meglio le fonti. In realtà questa volta ad essere stati gabbati sono stati moltissimi dei Wine Blogs e dei blogs di informazione italiani (ed alcuni stranieri) in quanto la notizia è stata veicolata in modo talmente rapido, sicuro e pubblicamente concorde, che un po' "tutti" ci siamo "fidati" di fonti fra le più autorevoli, come testate giornalistiche tra le più importanti in Italia (web, carta e soprattutto TV) che spacciavano la notizia per più che veritiera, senza approfondire la questione, che in realtà presenta delle gravi incongruenze.
E' infatti un "pacchetto vacanza" in puro stile country di lusso quello che Sting offre ai suoi ospiti, facendosi si pagare, ma per notti nel suo agriturismo, grandi pasti all'insegna dei prodotti dell'azienda e passeggiate fra ulivi e vigneti. 
Resta il fatto che la notizia non sembra essere stata contraddetta dalla stessa azienda, che ha sicuramente intravisto una rara opportunità di marketing indiretto, che ha portato un grande flusso di viste al sito aziendale ed a suscitato altrettanta curiosità nei confronti dei Vini prodotti dall'ex dei Police.
Non mi resta che augurata a tutti gli amanti della Toscana, di Sting e di questo tipo di "pacchetti vacanza" un buon soggiorno presso la Tenuta il Palagio.

L'unico mio dubbio, sempre per deformazione professionale legata all'ambiente marketing, è il seguente:- Ma se a proporre la notizia sono stati TG e Quotidiani che vantano contatti diretti con l'artista, non è che l'hanno fatta uscire appositamente "taroccata" per farsi un po' di sana pubblicità virale? Bah...magari troverò la risposta scritta in un messaggio in una bottiglia! 

venerdì 29 agosto 2014

Vendemmiare e raccogliere le olive di Sting costa 262€

Già da diversi anni, seguendo le orme dei cugini d'Oltralpe, molte cantine italiane ed in particolare toscane hanno pensato bene a sfruttare iniziative commerciali e di marketing come la "vendita" o l'affitto di piccole parti dei propri vigneti per dar modo a turisti, appassionati e curiosi di produrre il proprio vino senza dover acquistare un'intera proprietà o dover studiare enologia, ma semplicemente pagando una cifra idonea per e decidendo le percentuali degli uvaggi, le tempistiche di vendemmia e persino il packaging delle bottiglie del proprio Vino. Ovviamente sotto la supervisione degli esperti della Cantina di riferimento.
Ora, però, siamo passati ad una trovata che sarebbe ancor più "geniale" in termini di marketing, se non fosse per il fatto che ha proporla è un certo Sting, ex cantante dei Police, e multimulionario (non so neanche se l'ho scritto bene!) che dalla sua Tenuta il Palagio offre, e sottolineo offre, a tutti i propri ospiti la possibilità di vendemmiare e di raccogliere le olive della propria azienda (parliamo di 313 ettari di cui 95 di vigneti e 16 coltivati ad olivo) alla modica cifra di 262€, chi sa perché non 250€ o 300€?!? Bah... sarà anche questa una trovata pubblicitaria...

L'Azienda produce un buon olio, discreti Vini (il Morellino non è male) e tutto ciò che "Sting", o meglio lo staff della Tenuta, offrono agli ospiti (frutta, verdura, salumi, miele ecc..) e nulla da dire nei confronti del managing che è di tutto rispetto e non poteva essere altrimenti date le potenzialità economiche e gli investimenti sostenuti per mettere a "regime" questa, comunque, importante azienda agricola toscana.
Ciò che fa storcere il naso è che sia proprio un Vip come Sting a proporre un lavoro che solitamente viene retribuito, ponendo un vero e proprio tariffario per chi vorrà avere "l'onore" di Rimboccarsi le maniche e unirsi alla raccolta delle vigne e degli olivi nei campi da sogno de Il Palagio” (Cit. Sting).

Quindi se state cercando lavoro per la prossima vendemmia non contattate il Palagio, o troverete una spiacevole sorpresa... un bel conto da 262,00€, ma non preoccupatevi troppo... dall'Azienda sostengono che sia il giusto costo per un'esperienza addirittura terapeutica, contro il vostro stress e che vi riconcilierà con la Natura e con voi stessi...ehm... ok!

Lascio a voi tutte le valutazioni del caso, in un periodo di estrema crisi sia economica che climatica in cui molte aziende italiane hanno davvero bisogno di introiti e di sostegno, ma non si abbasserebbero mai a chiedere denaro per qualcosa per cui hanno da sempre pagato... ciò non toglie che, come sempre, se ci saranno richieste (e così sembrerebbe, soprattutto dall'estero) la ragione sarà di chi ha saputo cogliere l'occasione giusta proponendo qualcosa di curioso e di grande viralità sociale, tanto che ogni media ne parla da un paio di giorni.

lunedì 25 agosto 2014

Terremoto in Napa Valley - Danni ingenti per numerose Cantine

Il 24 agosto alle h3:20 am (12,20 in Italia) si è registrata la più potente scossa terremoto degli ultimi 25 anni nella Napa Valley, cuore pulsante dell'industria vitivinicola americana.
Un terremoto di magnitudo 6,0 ha briciolato muri nel centro di Napa, riempendo le strade di mattoni e detriti. I viticoltori non hanno tardato nel verificare le condizioni delle proprie Cantine e se in molti dicono di non aver subito danni ingenti, a parte qualche barrique rovesciata, ci sono aziende che hanno trovato scenari davvero catastrofici al loro rientro.
Se è vero che molte che molte delle Cantine più importanti della Napa Valley hanno la loro sede centrale a Sud dell'epicentro, è anche vero che molte di esse avevano acquistato grandi capannoni per lo stoccaggio in zone molto più vicine all'area più colpita, per mia dei costi immobiliari minori e questo ha portato, sicuramente, ad un danno maggiore che verrà quantificato nei prossimi giorni.
E' una brutta "botta" per uno dei settori trainanti dell'economia californiana, ma si parla già di ingenti aiuti da parte del governo americano per le aziende più colpite dal sisma.

Speriamo davvero che i nostri amici viticoltori californiani (moltissimi di origini italiane, più o meno lontane) riescano ad uscire da questa inattesa e devastante situazione, che mette a rischio il lavoro di anni.

giovedì 21 agosto 2014

I migliori Loghi a tema Vino - Best Wine Logos

Il Vino è certamente la mia più grande passione...ma che dico passione...è la mia vita! Eppure, ogni tanto devo pur far qualcosa per vivere ed oltre all'event planning, ciò a cui mi dedico più volentieri, professionalmente parlando, è sicuramente il web marketing.
Ecco perché, oggi, ho deciso di dedicare uno spazio, non tanto alle mie "solite" parole, bensì ad una serie di immagini che reputo davvero interessanti e divertenti: i Loghi a tema Vino.
Ecco a voi una lista dei mie "Wine Logos"! preferiti:


















Il Vino è creatività e libertà ed a mio parere questi Loghi rappresentano in modo diretto, moderno, ma mai sopra le righe l'aspetto più creativo e leggero del Vino, quindi ho ritenuto opportuno condividerli con voi.


Wine is sharing!

venerdì 15 agosto 2014

Gli Archetti del Vino - Effetto Marangoni VS Glicerina

Dato che ad un paio di degustazioni a cui ho partecipato ho ripetutamente ascoltato relatori (non faccio nomi di Associazioni per correttezza, ma ormai credo che il problema sia radicato un po' ovunque, per quanto riguarda la "vecchia scuola") parlare di Glicerina in relazione alla formazione dei "mitici" Archetti del Vino nel loro calice, ho sentito la necessità di buttar giù due righe per aggiornare quei pochi che ancora non sanno di questo grossolano errore.
Se è vero che la glicerina è presente nel Vino, ovviamente in percentuale differente a seconda del Vino, è altrettanto vero che essa non c'entri nulla con la fenomenologia fisica correlata alla formazione delle "lacrime".
Il perché è molto più semplice di quanto si pensi ed in realtà la sua spiegazione si deve, addirittura, alla scoperta di un effetto chimico-fisico di oltre 100 anni fa, da parte del fisico James Thomson, ma che poi prenderà il nome dallo scienziato nostrano Marangoni ed è spiegato così:
"Dal momento che un liquido con una tensione superficiale più elevata esercita una maggiore forza sul liquido circostante di un liquido con una bassa tensione superficiale, la presenza di un gradiente di tensione superficiale fa sì che il liquido scorra via da regioni a bassa tensione superficiale. Il gradiente di tensione superficiale, a sua volta, può essere causato da un gradiente di concentrazione (di alcool etilico, nel caso degli archetti del vino) o da un gradiente di temperatura (la tensione superficiale è funzione della temperatura)." (Fonte Wikepedia)
In parole povere, essendo il Vino formato da una piccola percentuale di alcool e da percentuali d'acqua vicine o superiori all'85%, roteando il bicchiere, l'alcool che ha un punto d'ebollizione più basso ed una pressione di vapore più alta dell'acqua, evaporerà prima creando zone con più bassa tensione superficiale e zone in cui la concentrazione di alcool sarà maggiore e la tensione minore. Dato che l'alcool, per usare un termine improprio, ma molto esaustivo, è idrorepellente, l'acqua contenuta nel Vino (insieme alle altre sostanze in esso contenute) tenderà a scorrere via dalle zone con massima concentrazione alcoolica per soffermarsi, invece, nelle zone a concentrazione più bassa. Nel contempo, l'alcool non ancora evaporato, cercherà di colmare il vuoto lasciato da quello ormai trasformatosi in gas, risalendo le lacrime come in una pompa autoalimentante.



Ecco perché vi accorgerete di notevoli differenze, assaggiando il medesimo Vino, nel medesimo calice, in due stanze o luoghi con un'importante differenza di temperatura, oltre ovviamente alla temperatura stessa del bicchiere, in quanto la maggior calore corrisponderà una maggior evaporazione dell'alcool e viceversa.
Inoltre, la percentuale di alcool dei vini influirà, anch'essa sull'effetto ed ancor più lo farà nei distillati come la grappa o il brandy (che pur non contenendo glicerina - altra conferma dell'inattendibilità della tesi che vede la glicerina stessa come responsabile degli "archetti"), dove il fenomeno è ugualmente riscontrabile.
L'ultimo appunto va fatto nei riguardi della pulizia dei bicchieri, in quanto il lavaggio può incidere in modo significativo sul fenomeno, visto che alcuni detersivi lasciano invisibili, ma importanti, sedimenti nelle pareti interne del calice, impedendo, così, una corretta evoluzione dell'effetto.

Detto questo... se siete ad una degustazione ed il relatore insiste imperterrito con la teoria della glicerina, siete autorizzati/e a fare un po' i "fighi" e ad esporre (studiatevela bene...meglio di me che non ho un buon rapporto con la fisica!) l'effetto Marangoni come reale responsabile della formazione di questi benedetti archetti!!!

F.S.R.
Wine is sharing!

giovedì 14 agosto 2014

I miei Vini di Ferragosto

Domani è Ferragosto! Ricorrenza strana...un po' romana un po' religiosa, un po' forzata un po' dovuta.
A Ferragosto, però, c'è una costante che per gli italiani è "sacra": si mangia e si beve in compagnia di amici e cari, alla ricerca di semplicità e brio.
Ecco perché ho deciso di condividere con voi qualche spunto, riguardo ciò che berrò e ciò che credo si presti al meglio al "Wine Sharing" in una giornata all'insegna dello stare insieme e del relax.

Bollicine: per me non è davvero Ferragosto senza una buona bollicina, meglio se italiane ed ancor più della Franciacorta! Io credo proprio che opterò per il Merum Brut di Betella: secco, fresco, brioso quanto basta, con un tocco di inconfondibile eleganza. E' un Vino importante, ma che si rivela pronto a dismettere il suo abito eleganto, per indossare qualcosa di più casuale per iniziare al meglio un pranzo frugale, rigorosamente all'aperto, o magari con un'insalata di mare o delle informali tartine (il top con il pesce affumicato). Un Vino elegante, sicuramente adatto a cene in grande stile, ma che un po' come per "pizza & Champagne", a mio parere si sente perfettamente a suo agio anche in un pranzo all'insegna della condivisione e della convivialità, la bollicina mette sempre tutti d'accordo, se ben fatta, ed il Merum è davvero un Vino socievole! 

Bianchi: come sempre, le mie origini marchigiane mi accompagnano ovunque io sia, in Italia o all'estero e lo fanno spesso anche tramite le mie scelte in fatto di bianchi! Ci saranno due Vini con me: il Marika dell'Az.Vitivinicola Socci (Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore).
Un Verdicchio criomacerato, che vanta un naso così intenso da essere perfettamente apprezzabile anche "outdoor" e sa essere seducente, come accade raramente con questo vigneto. Fresco e mai noioso, attacco morbido e finale tra il dolce-amaro di mandorla e zeste di arancia leggermente caramellate. Nota a favore: il tappo a vetro, oltre ad essere fine ed elegante, si presta benissimo all'"apri e chiudi" utile in un pranzo all'aria aperta, anche se... a me non dura mai abbastanza da darmi il tempo di richiuderlo!

Rosato: sono i Vini dell'estate, che nelle loro massime espressioni raggiungono godibili vette di piacevolezza, con il pregio inestimabile di non risultare mai troppo impegnativi, sia in termini meramente organolettici, che di abbinamento ed ancor più per quanto concerne il rapporto qualità-prezzo! Per intenderci con cifre che si aggirano intorno ai 10€ possiamo trovare Vini Rosato d'eccellenza, come quello che berrò io, ovvero il Cerasa Michele Calò & Figli. Ottimo con il pesce, ma dalla duttilità tale da permettervi escursioni in ogni ambito della cucina italiana ed in particolare quella Pugliese. Col Cerasa si va sempre sul sicuro!
Rosso: la musica è una costante nella mia vita e lo è ancor più durante le classiche gite "fuori porta" o ancor più nel mio Ferragosto e se c'è un genere che non manca mai quello è il Rock! E' quindi per accordata coerenza che ho scelto il Vino da pic nic da enogourmet per eccellenza, ovvero un Chianti Docg, nella sua versione ROCK, di Domenico Tancredi! Per quanto fossi titubante a riguardo, credo proprio che tenterò la carta "Chianti Cool" per combattere l'eventuale e prevedibile caldo! Il Chianti Rock è ottimo se avete in programma una bella grigliata, come me, magari con una soundtrack come Stairway to Heaven dei Led Zeppelin ad esaltarne la spalla acida!


Dimenticavo... che Ferragosto sarebbe senza un buon passito a chiudere il "cerchio"? Un ottimo Passito, magari da bere un po' più freddino del solito (12°) come l'Albana di Romagna DOCG Passito Riserva di Dorotea della Tenuta  Uccellina di Russi (RA), sarà la mia scelta per domani! Ottimo, a mio parere, con una stupenda e fragrante crostata all'albicocca, che ritroverete nelle note fruttate di questo dolce, ma mai stucchevole, passito.
E voi cosa berrete per il vostro ferragosto? ;-)

N.B.: che sia in Toscana, in Borgogna, a Londra o nelle Marche tutti i miei pranzi in famiglia e tra amici non posso che terminare con un buon caffé e "un'idea"...beh...forse 2 "idee"...di Varnelli...e se mi sento in vena di dolcezza posso anche stupire con effetti speciali ed optare per una bella Anisetta Meletti.


Wine is sharing!



martedì 12 agosto 2014

In Salento, dove valori e tradizione incontrano lo slancio verso il futuro grazie ai Vini di Michele Calò & Figli

In questa strana estate in cui il caldo sembra essere arrivato solo ora, ad agosto inoltrato, non c'è cosa più bella di ospitare nel mio blog grandi persone, interessantissime aziende ed ottimi Vini della meravigliosa Puglia.
Ad avermi concesso il piacere di una breve, ma intensa, chiaccherata è il creativo e cortese Giovanni Calò, figlio di Michele Calò, fondatore della nota Azienda Vinicola Michele Calò e Figli, con sede nella splendida Tuglie (LE).
Parliamo dei valori della Michele Calò e Figli, ovvero il primo grande tema di questa azienda: "passione, dedizione ed applicazione al lavoro sono dei valori importanti tramandati a noi da nostro padre", mi spiega Giovanni. 
La storia di Michele Calò è quella che accomuna tanti emigranti del Sud Italia che negli anni '50 cercarono fortuna al nord ed in particolare a Milano ed è proprio a Milano che Giovanni e Fernando, i due figli di Michele, iniziarono la loro avventura, dapprima di commercianti, per poi rientrare in Puglia e dedicarsi maggiormente all'Arte di fare il Vino e non solo di venderlo. Un amore per la propria terra che ha accompagnato ogni membro della famiglia ovunque fossero, portando quest'azienda a diventare un punto fermo della viticoltura pugliese. Se è vero che il Salento era, dapprima, prettamente conosciuto come grande fonte di potenti vini da taglio e nulla più, oggi la storia è molto cambiata e dal Salento arrivano storie di vini eleganti, estremamente longevi e di grande personalità, e questo lo dobbiamo anche ad aziende come quella che Michele Calò fondò con tanta passione e lungimiranza, facendo della qualità il fondamento della propria produzione.
Per una Cantina a conduzione familiare, così radicata nel territorio, la tradizione è qualcosa di imprescindibile, ma è vista dai Giovanni e Fernando Calò come un continuo divenir che li vede come custodi e testimoni, ma anche come coloro che proietteranno questa tradizione nel futuro. La tecnologia deve essere al servizio del produttore e non viceversa, quindi non aspettatevi chi sa quali artifizi o apparati tecnologici nella Cantina Calò, bensì l'oculatezza nell'uso del freddo, l'uso ponderato del legno ed un'estrema attenzione alla cura delle uve in vigna prima ancora che in cantina. In cantina non si inventa nulla, terminata la raccolta delle uve in azienda si può già stabilire se si tratta di una grande annata o di un'annata interlocutoria. L'azienda di Giovanni e Fernando non è, però, solo tradizione, bensì vede entrambi i fratelli sulla stessa lunghezza d'onda riguardo la l'apertura alla novità, là dove non vada a contaminare quella che è la filosofia azaiendale, da sempre legata ad una visione del Vino non artificiosa ed adulterata.
E' palese che in questi ultimi anno ci sia stato un vero e proprio boom del Rosato e questo ha portato di nuovo alla ribalta un Vino che vede nel Salento la sua massima espressione.Il Rosato è, per Giovanni, non è solo un'interpretazione enologica di un vitigno, bensì è una reale filosofia ed è così insito nella cultura enoica salentina da considerarlo come un colore sottopelle.
In un mondo spesso condizionato dalle mode del momento, il Rosato può e deve, sicuramente, rappresentare un concept che trascende i trend momentanei per diventare sempre più un Vino alla stregua dei suoi fratelli "Rossi e Bianchi" e questo lo si potrà avere solo continuando a produrre Vini di grande qualità ed ottimo rapporto qualità-prezzo, come quelli prodotti dall'Azienda Calò.
Parlando con Giovanni la prima cosa che si evince è il grande Amore per la propria terra...una terra "negata" loro da piccoli, ma che ha fluito da sempre nelle vene di tutti i membri della famiglia, fino a veder riversare questa passione e questo grande sentimento di appartenenza e di rispetto in ogni singola bottiglia dei loro Vini. 
Io ho avuto modo di assaggiare 3 dei Vini più importanti dell'azienda ed eccovi le mie sensazioni a riguardo:

Cerasa 2013 (Salento Rosato IGP): impossibile non essere ammaliati dal colore, quello della "ciliegia" (cerasa) al quale deve il nome questa intrigante interpretazione in rosa del Negroamaro. Come non ritrovare, non solo nel cromatismo, bensì al naso quella dolce nota di ciliegia seguita da una leggera speziatura, ma è in bocca che questo Cerasa da il meglio di sè, con un attacco morbido, ma di classe ed un tannino che lascia già intravedere potenzialità evolutive interessanti. Un Vino in cui si fondono tradizione e modernità, ma soprattutto terroir, passione e grande voglia di mettersi in gioco, in quanto questo è il secondo rosato dell'azienda, nato quasi per sfida, ma che sta davvero facendo parlare di sè per la sua piacevolezza e per una personalità unica, trasmessa sicuramente dai produttori. Personalmente quello che mi ha incuriosito di più, soprattutto in prospettiva!
Mjère 2013 (Salento Rosato IGP): è il Mjère il Rosato identificativo dell'azienda Michele Calò e Figli e come non potrebbe esserlo, dato che è fino alla creazione del Cerasa era "Lui" a rappresentare l'Arte della vinificazione in "Rosa" firmata Calò?! Un Vino (90% Negroamaro e 10% Malvasia Nera) del classico color cerasuolo, leggermente più scarico del Cerasa, ma, forse, anche più conciliante, in quanto sa subito farti sentire a tuo agio e far comprendere che ciò che stai per bere, sin dal primo sguardo, è un Rosato di quelli fatti ad arte!
Uno spettro olfattivo davvero complesso, fatto dell'immancabile ciliegia e di note di fiori rossi e bianchi, ma anche di salsedine ed arancia.
In bocca si percepisce subito una struttura importante, rara per un rosato, per quanto sia perfetto l'equilibrio fra l'attacco morbido e la giusta acidità, ciò che stuzzica di più i sensi è la sua "dolcemente-sapida" mineralità, che come una brezza fresca e leggera porta con se un ricordo indelebile del mare...di quel mare così vicino alle vigne dalle quali proviene il Mjère. Come lo definirei? Un Rosato con gli attributi, ma mai burbero o scontroso, che sa essere socievole!
Mjère 2012 (Salento Rosso IGP):  per finire un Negramaro (100%) di quelli veri, aggressivo quanto basta per far capire con chi si ha a che fare sin dal primo approccio con il calice. Un naso in cui frutti di bosco e un mix mediterraneo di alloro, ginepro, rosmarino e l'inconfondibile mirto, sempre presente in quegli splendidi contesti e nei Rossi che ne scaturiscono. 
Il sorso che apre equamente morbido per poi lasciar spazio ad un impeto passionale, con un tannino che lascia pensare che quell'impeto verrà, giustamente, tenuto a bada con qualche annetto nelle "segrete"... ma, non so voi, ma a me qualche volta l'impeto passionale da altrettante soddisfazioni psico-fisiche dell'attesa, per quanto giusta, per un risultato ancor più equilibrato e lunsighiero. Già così è un Vino eccitante!
Che dire di più, se non che l'unico modo, come sempre, per verificare le mie spontanee (gratuite!!!) e opinabili parole, sia quello di provare...provare...e provare i Vini dell'Azienda che ho avuto il piacere e l'onore di ospitare oggi nel mio umile, ma, ormai, (grazie a tutti Voi!) seguitissimo blog. Ecco perché vi invito a dare un'occhiata al loro sito: www.michelecalo.it

lunedì 11 agosto 2014

Fra Vini falsi e meno "sinceri" Vini autentici

E' ormai da diversi anni che si sentono sempre più notizie di cronaca riguardanti sequestri di Vino falsificato, ma a prescindere dal lavoro dei falsari (non ultimo l'appena processato Rudi Kurniawan), mi sono chiesto se, anche nel caso di alcuni Vini "autentici" non si possano avere gli estremi di una sorta di truffa psicologica? 

In realtà, penso di no... in quanto quello che alcuni potrebbero intendere come un tentativo di "truffa", non è altro che l'applicazione delle basilari regole del mercato e della promozione aziendale da parte di quei produttori che, purtroppo, non vantano un prodotto "che si vende da solo", bensì una linea produttiva che necessità di alcuni "incentivi".
Nonostante siano tra i miei interessi personali, non vi annoierò parlandovi di programmazione neuro linguistica (PNL), linguaggio non verbale e del mentalismo, in quanto ciò che viene applicato al Vino da parte di alcune case produttrici è ben meno complesso e più schietto di queste particolari metodiche psicologiche.
Parliamo infatti di grandi venditori e non di grandi truffatori e questo perché, come per l'Arte, nel Vino vige una regola fondamentale, ovvero quella che vede l'assoluta libertà nel definire la propria creazione e nel porla o cercare di posizionarla nel segmento di mercato ideale, in quanto a target di riferimento e quindi a fascia di prezzo.
Per farla breve, non devo necessariamente fare un Vino da 100,00€ per proporlo sul mercato a 100,00€, anche perché nessuno potrà mai definire quali siano le specifiche di un prodotto soggettivo come il Vino per una valutazione economica di quel tipo, sarà il mercato stesso a dire se la scelta è stata opportuna o meno.
Questo accade spesso grazie alla qualità del prodotto, ma può anche accadere in base all'abilità dei produttori e della struttura aziendale nel proporre e promuovere il proprio Brand e quindi i propri Vini.
Le reali valutazioni organolettiche professionali, ma ancor più il gusto personale del singolo consumatore non saranno mai finalizzate al costo della bottiglia appena stappata, ma è, ormai, scientificamente provato che la nostra capacità di discernere fra ciò che è "buono" e ciò che non lo è, e ciò che "vale" e ciò che non vale, sia ampiamente condizionata e condizionabile da mere dinamiche commerciali. Concetto direi ovvio e scontato se si pensa all'applicazione delle regole della suggestione di massa da parte di famosi marchi della Moda ad esempio, ma che per un prodotto così poco (apparentemente) legato all'immagine ed alla superficialità, così svincolato (ri-apparentemente) dalle mode, in realtà assume connotati ben più "pericolosi". Questo perché non c'è mente più facile da condizionare di quella che non crede di essere condizionabile.
Sono numerosi gli studi che hanno dimostrato la capacità delle aziende e dei media di indurre il consumatore a credere che un Vino sia grande, anche se quello realmente somministrato è soltanto un Vino a buon mercato versato in una bottiglia di una grande e nota etichetta. Infatti, uno studio della Caltech ha dimostrato che il nostro cervello registra fisicamente più piacere quando si bevono vini più costosi, anche se il prezzo è stato artificialmente o arbitrariamente aumentato. 

Quindi lasciate che questi studi vi aiutino a non sperperare i vostri risparmi facendosi plagiare dal "branding" aziendale, ma cercando di selezionare ciò che andrete a stappare effettuando una ricerca libera e priva di condizionamenti, che per quanto possa sembrare impossibile al giorno d'oggi (dati i condizionamenti su più fronti che riceviamo in ogni istante, soprattutto dal Web), o comunque basandovi su una percezione reale e non "modaiola" di un'azienda ed un'etichetta.
Nei casi di vendita diretta, ma anche nella promozione aziendale online, potrete seguire alcune semplice regole per comprendere se chi sta cercando di "vendervi" il proprio Vino vi sta proponendo un Vino di qualità nel quale crede fermamente, o se quella stessa persona sta solo cercando di fare business consapevole di aver fra le mani un prodotto economicamente sopravvalutato:
  •  Cercano di "vendere" loro stessi e la storia dell'azienda,  prima ancora di proporre il proprio Vino: se pur io sia da sempre convinto che un Vino acquisisca per me maggior valore intrinseco e persino organolettico (per qualche strana dinamica sensoriale) quando si riesce ad approfondire la conoscenza diretta dell'aziende ed ancor più delle persone che la gestiscono, bisogna sempre ricordare che il Vino è Vino e prescinde tutto ciò che c'è intorno ad esso: produttori, territorio, strutture, macchinari ecc... Intendiamoci, tutte queste cose le ritroverete nel Vino, ma non devono essere considerate a priori perché qualcuno vi ha creato aspettative ed una struttura mentale atta ad apprezzare più del dovuto aspetti satellite e non il solo reale gusto del Vino che state per acquistare e bere. Godete dei racconti di tutti i produttori, girate per le vigne, siate curiosi, comprendete lo spirito aziendale e la qualità del terroir di riferimento, ma al momento dell'assaggio resettate tutti i preconcetti e sentite il Vino, per chi è e com'è "Lui".
  • Si rendono conto che un prezzo più alto è visto come sinonimo di maggior qualità: la realtà è che molte persone non vogliono comprare la marca più economica disponibile. Vogliono marchi noti e di pregio come Gucci e non abbigliamento di grandi magazzini, anche la dove la fattura di alcuni capi si avvicini molto nonostante le notevoli differenze di costi. Spesso i prezzi dei Vini vengono aumentati dall'azienda senza un effettivo motivo, se non quello di massimizzare i ricavi. Per quanto ci faccia sentire importanti avere una una cassa di un Vino prodotto con tirature molto limitate (2000/6000bot.) e per quanto sia eccitante poter pensare di stappare bottiglie dai 50,00€ in sù di grandi Vini italiani, non tutti i Vini con tirature limitate e costi importanti sono in grado di compete con produzioni più ampie ed a prezzi meno esosi. Questo significa che se vale la regola che non bisogna farsi condizionare dal brand famoso, ma valutare il vino in sè, è altrettanto vero che non si deve commettere l'errore inverso, ovvero quello di farsi affascinare troppo dalla piccola realtà, che fa pochissime unità a costi sostenuti. Non sempre "piccolo è bello".
  • Chi vende non sembra non avere mai dubbi:. Nietzsche ha osservato che le persone tendono a credere a tutto ciò che vedono che è creduto fortemente da altri. I grandi venditori e, purtroppo, anche i più scaltri truffatori lo sanno. Quindi, qualunque cosa essi credano, faranno in modo di crederla con forza e passione a tal punto da compiere una previa opera di autoconvincimento. Una convinzione che ti fa cadere eventuali ultimi dubbi su ciò che ti stanno vendendo! Ti diranno con massima serietà "Questo è un Vino straordinario!" e tu non potrai fare altro che credere a cotanta sicurezza, ma è proprio in quel momento che dovrai ricordare questo articolo per resettare i tuoi pensieri e elaborare una tua valutazione personale. Non abbiate paura di manifestare i vostri dubbi, in quanto la sicurezza fittizia è la più semplice da minare ed una volta scalfita la prima barriera, l'insicurezza e la consapevolezza di essere stati presi con le mani nel sacco vi daranno modo di capire che avete di fronte.
  • Il venditore è particolarmente vago ed ambiguo: come nell'Arte astratta non si potrebbe mai pensare di andare da un artista e dirgli "questo quadro è sbagliato!", qualcosa che non ha un oggettività reale non può essere sbagliata a meno che di grossolani errori ed evidenti difetti di produzione, ma questo chi sa "vendere" lo eviterà! Se chi vende eviterà di dirvi tutto ciò che dovreste sapere sul Vino che state per assaggiare ed eventualmente di acquistare. Il "venditore di fumo" sarà sicurissimo nel recitare le sue solite frasi di repertorio, ma se cercherete di spostare l'attenzione sul Vino per come lo intendete voi, vedrete scattare una sorta di meccanismo di autodifesa, che vi porrà in un territorio difficile, quasi di sfida, in quanto chi sa di essere intoccabile (il produttore è come l'artista e non può essere messo in dubbio ciò che asserisce rispetto alla sua opera in quanto unico a comprenderla nella sua interezza) e siete voi a dover dimostrare la vostra competenza.
La suggestione  è ovunque, ma confido che nel Vino possa essere per lo meno controbilanciata dalla conoscenza e della capacità di emozionarsi sinceramente di ciascuno di noi, anche se, mi chiedo, cosa farei io stesso se invitato ad una cena mi servissero uno Château Lafite, ma si trattasse di una bottiglia contraffatta? Sarebbe più forte la suggestione e quella reazione chimica che ci porta a nutrire la gioia con altra gioia, o percependo qualcosa che non va riuscirei a comunicare agli altri commensali che si tratta di un falso? Vale lo stesso per un Vino autentico dal costo esorbitante, che, però, ad una valutazione alla cieca non viene spesso riconosciuto e non gode di grandi punteggi? Forse sì... o forse no... ma sicuramente vale anche il contrario, in quanto, io, ad esempio, le più grandi delusioni le ho avute stappando Vini nei quali riversavo grandi aspettative, indotte dalla forza di un'etichetta e dal costo della bottiglia in questione e sarei ipocrita se non dicessi che fino a poco tempo fa ero davvero condizionato dal fattore economico. La degustazione alla cieca è sicuramente la prassi tecnica e professionale per eliminare ogni sorta di dubbio, ma per noi che il Vino amiamo comprarlo, berlo ed abbinarlo ciò che più ci piace mangiare, è davvero impossibile assaggiare e capire un Vino per ciò che è a prescindere da chi lo abbia fatto e da quante ore di lavoro ci sia costato? Lascio ai posteri l'ardua sentenza, in quanto non ho certezze a riguardo e forse... è bello così... perché quelle aspettative e quella strana, ma accettabile, forma di condizionamento fa pur sempre parte dello spettro emozionale che un Vino può suscitare.

Concludo dicendo che il wine marketing, se applicato al meglio da grandi prodotti è un servizio importante per il potenziale consumatore che deve venire a conoscenza di ciò che offre il mercato per poter scegliere liberamente, quindi non confondiate l'antica "arte" del "venditore di fumo" con la promozione di un Brand che merita di essere conosciuto per poi essere riconosciuto dal consumatore grazie proprio alla qualità dei prodotti venduti. Il marketing è la massima forma di esposizione e se non è supportato da un prodotto di qualità difficilmente può portare a frutti duraturi, quindi non diffidate della aziende che promuovono i propri Vini, ma di chi cerca di vendervi una storia ed un prezzo ancor prima del proprio Vino.
Il Vino va assaggiato, gustato...insomma va bevuto! Non importa se lo andrete a prendere in Cantina, come me, ho lo acquisterete in una piccola enoteca o ancor più in alcuni ipermercati che spesso vantano forniture di tutto rispetto a costi equi, ciò che conta è che proviate ciò che vi intriga, ciò che vi affascina e che cerchiate di porvi con meno aspettative possibili, ma con tanta curiosità. Io ci ho messo anni a togliermi di dosso molti preconcetti su alcuni produttori ed ancor più su certi Vini, ma ora posso dire di avere una visione si mia, ma più completa e imparziale e questo mi aiuta molto a godere di ciò che sto bevendo.

giovedì 7 agosto 2014

Quando la filosofia diventa Vino ed il Vino diventa filosofia: Gianfranco Fino ed i suoi Es, Jo ed Es più sole

Tutti noi viviamo per emozionare e per emozionarci, ma nella vita di chi idolatra il Vino, il dolce e drammatico anelare all'emozione è d'obbligo.
Stappa, annusa, versa, guarda, rotea, guarda, odora...respira...odora...respira...odora e finalmente assaggia... troppa razionalità, non credete?!?
E' proprio dell'eterno ed intrigante conflitto fra ragione e pulsione che parlerò oggi e lo farò grazie a dei Vini che hanno saputo regalarmi emozioni come pochi hanno saputo fare e che sarebbe da ipocriti non annoverare fra i migliori Vini italiani odierni.
Parliamo dei Vini di Gianfranco Fino & Simona Natale, una coppia ben assortita, come si suol dire...che tecnica a creatività, naturalezza ad un'oculata capacità comunicativa, complessità dei proprio prodotti all'estrema semplicità della loro beva.
Iniziamo dall'irrazionalità, dalla freudiana pulsione istintuale...da quell'inconscio che in realtà affiora fino a divenire consapevolezza estrema della propria natura e delle proprie volontà, ma spesso, in divenire... parliamo dell'ES ed in particolare dell'annata 2012. 

Inutile, ma doveroso, ribadire a voi che già ne sarete a conoscenza, di quanto l'ES sia salito alla ribalta negli ultimi anni, raggiungendo e dominando le classifiche incrociate delle più importanti guide italiane, ma a me, come sempre, importa molto di più il risultato ottenuto dalla guida a cui tengo di più, quella scritta dai miei sensi...dal mio cuore... dal mio ES.
Un Vino che già dal nome fa parlare molto di sé, ma che una volta versato fa subito intuire la sua a tratti prepotente volontà di strapazzarti l'anima! A Lui non basta prenderti per il naso, con la sua "visciolata" che, a chi ha vissuto tanto tempo nelle Marche come me, rievoca contesti di rara familiarità, e le sue note intriganti ed a volte persino leggermente piccanti note speziate. Lui deve prenderti per la gola, come pensavo solo i più "golosi" Vini dolci ed al limite un altro Vino, dolcione (nella sua accezione più positiva) per eccellenza, (non faccio nomi, ma bevete l'ES e capirete di "Chi" sto parlando!) avrebbero potuto fare. Una dolcezza, quella di questi Primitivo di Manduria in purezza, che non è mai volgare, ben sostenuta da una discreta acidità che fa sembrare i suoi 16°...mi correggo 16,5°... un errore di stampa in etichetta! Questo ES è uno di quei Vini che ti fanno usare delle parole inflazionate come "equilibrato ed elegante" nell'accezione più estrema e sincera, soprattutto se parliamo di un Vitigno non abituato ad indossare lo smoking.
Ok...l'ES deve sicuramente il suo nome al caro Sigismondo, ma è in Jung, a mio parere, che troviamo lo spunto più interessante per valutare al meglio ciò che ho provato assaggiando questo prodotto tanto estremo quanto naturale della meravigliosa Puglia. 
Jung, infatti, parlava di Inconscio Collettivo e di Archetipi, ovvero di una forma universale di pensiero, comporta da costrutti e contenuti innati, da sensazioni e pulsioni insite in noi dalla nascita, in quanto uomini.
L'ES è, a mio modesto parere, l'esempio di 2 diversi archetipi, quello relativo a coloro che l'hanno creato, o meglio, gli anno permesso di nascere, e quello relativo alla Natura stessa della terra, del terroir in cui esso è stato prodotto. E' ciò che ho pensato appena ho parlato per la prima volta con Simona e che ho ribadito al primo approccio con l'ES, ovvero che quelle persone e quella terra hanno in loro qualcosa di innato che ha portato alla nascita di un Vino semplicemente incredibile. Un insieme di pulsioni umane e della Natura stessa, che hanno dato Vita ad un Vino che diventa valore etico, che diviene simbolo, che funge da esempio per tutti coloro che sentono il sole dentro, ma invece di farlo uscire, lo oscurano ad oltranza.

So già che questo passaggio di pseudo filosofia potrebbe aver annoiato le vostre menti assetate di Vino, quindi, anche se avrei potuto continuare per ore a parlare dell'ES, passerò agli altri 2 grandi Vini firmati Gianfranco Fino che ho avuto il piacere di degustare: JO & ES più sole dolce naturale.
Partiamo dallo Jo (2012), che potrebbe far pensare all'IO di Freud, ma che in realtà prende spunto dal mare che bagna la terra in cui nasce questo grande Negroamaro, lo Jonio.
Alcuni di voi penseranno...beh... sarà la seconda linea di Casa Fino, dato che l'ES è perennemente sulla bocca di "tutti", ma vi sbagliereste di grosso, in quanto questo Jo è tutt'altro che una seconda linea, bensì un Vino che va per la sua strada dritto fino ad un traguardo tutto suo, pur portando con sè un corredo genetico affine a quello del suo fratellone ES, dato dal medesimo Papà e la stessa Mamma.
Se nell'ES è la mai stucchevole dolcezza ciò che stupisce, nello Jo è la sua caratteristica nota salmastra, che non poteva essere altrimenti, per un Vino che deve il suo nome al Mare dal quale provengono le delicate brezze che accarezzano quegli alberelli di Negroamaro vecchi di oltre 40 anni, più unici che rari in quella determinata zona. 
Note comuni solo quelle tipiche della macchia mediterranea, imprescindibili per 2 Vini nati in una terra ricca di piante come il mirto evidente nel bouquet di entrambi, ma anche l'utilizzo sapiente del legno e la rara eleganza, se pur la spigolosità di alcuni connotati caratteristici del Negroamaro (spalla acida e sapidità) rendono lo Jo un Vino, a mio parere, più "casual", passatemi il termine, dell'ES e questa è una nota a suo favore, ovviamente!
Le differenze più marcate sono nel sorso, che, se pur sembri eccedere in dolcezza, con un abile gioco di contrasti richiama tutti i recettori delle tue papille gustative che avevano già inviato il messaggio in codice "MORBIDEZZA" al cervello, per farli ripartire con un messaggio ben più complesso e definito "EQUILIBRIO", sono, infatti la buona acidità e la marina nota salina, a far sì che questo Jo sia il secondo (ma solo per motivi anagrafici) piccolo grande capolavoro dei coniugi Fino!
Inevitabile dire che, come per l'ES, la lunghezza dello Jo ne consacra qualità ed oculatezza enologica, perché per quanto ci piaccia esaltare sempre e comunque le potenzialità di un terroir, qui ragazzi, lo zampino di Gianfranco e la sua cultura agro-enologica si sentono e vanno apprezzate come grande lavoro di squadra fra Uomo & Natura., in quanto qui non parliamo di domatori di Leoni, ma di chi sa coadiuvare la Natura stessa al fine di farla rendere al meglio, nel suo totale rispetto.



Ok... sto scrivendo troppo...lo sapevo... ma c'è ancora un Vino...e che Vino!!!
Si tratta dell'ES più sole (Dolce Naturale), sempre annata 2012.
Se l'ES era dolce, penserete voi, la sua versione in Passito sarà sicuramente iper-dolce! Carissimi è qui che vi sbagliate! Se è vero che l'Es più sole è prodotto con uve Primitivo lasciate appassire in pianta è pur vero che l'attenta selezione dei grappoli e l'intimistico rapporto di conoscenza e consapevolezza che c'è fra Gianfranco Fino e le sue Uve, questo Vino di "iper" ha solo la piacevolezza della sua beva!
Al già ricco spettro di profumi dell'ES nella sua versione "dolce naturale" si possono distinguere degli aromi da capogiro, come l'incenso, la cannella ed una nota di spezie ancor più nobile e stuzzicante.
L'amplesso enoico, però arriva in bocca...dai su non pensate male e non fate i soliti pervertiti, stiamo parlando di Vino! E' un Vino assurdo per quanto non riesca mai a stancare e per un grande patito di passiti come me, è un piccolo dramma, in quanto ormai ero dell'idea che la maggior parte dei passiti italiani mi autolimitassero nel numero di bicchieri bevibili nella stessa serata per via della loro inevitabile stucchevolezza ad oltranza, mentre questo cari miei, è un bel casino! Se siete in due, dopo il primo sorso, avrete un occhio fisso sulla "troppo piccola" bottiglia da 0,375 per controllarne il consumo pro capite, che sentirete l'egoistico, ma comprensibile desiderio, sia sempre a vostro appannaggio.
Se invece avete intenzione di meditare nella più assoluta solitudine, la sfida sarà con voi stessi, nel non finire la bottiglia in un'unica goduriosa, ma poco ripetibile serata (dato l'esiguo numero di bottiglie in circolo e la richiesta che c'è di tutti i Vini firmati G.F.). 

Ragazzi, io vorrei poter fare una critica sincera e costruttiva nei confronti di Gianfranco & Simona ed ancor più dei loro Vini, ma l'unica cosa che riesco a dire è che, forse dovreste... beh... forse dovreste farne di più!
Scherzi a parte, questi 3 Vini sono grandi prodotti di una terra spesso violentata dall'incuria e l'ignoranza dell'uomo...o meglio di alcuni uomini, ma quando è proprio l'uomo a trarne prodotti così veri ed onesti, ci rendiamo conto di quanto la Puglia abbia da donare all'Italia ed al mondo, come valore umano, morale, professionale e naturale.

Che sbadato...stavo quasi per dimenticarlo!  A casa Fino non si sono fatti mancare proprio nulla ed anche se, purtroppo, non ho avuto modo di assaggiarlo in prima persona, da quest'anno c'è anche un Metodo Classico nel "Menù" dei Vini di questa sorprendente azienda, del quale in molti mi hanno già tessuto le lodi. Questo Champenoise, rappresentava un vero e proprio sogno nel cassetto per Simona e quindi non poteva che da lei prendere il nome. Il Simona Natale è Rosato Spumante IGT Salento (Pas dosé), prodotto con le Uve dell'annata 2009 non prodotta dello Jo. Non lasciatevi intimidire dal fatto che sia stato imbottigliato solo in formato Magnum, sia che decidiate di berlo, sia che vogliate lasciarlo un po' al fresco, è una scelta più che apprezzabile! 
Non vi resta che sperare di trovare qualche bottiglia delle annate passate o di mettervi in lista per la nuova! Io la mia seconda bottiglia di ES proverò a dimenticarla in cantina, anche se... già so che ci saranno notti in cui sarò svegliato dal dolce richiamo della sua voce!


Wine is sharing!
F.S.R.

P.S.: un grazie particolare alla carissima Gigliola Giannetti de Le Potazzine, che mi ha permesso di entrare in contatto con Simona Natale ed i Vini di Gianfranco Fino.

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