venerdì 31 ottobre 2014

3 ricette di Halloween con la Zucca per tre Vini per chi ha sale in Zucca!

Halloween è arrivato, ma ancor prima è giunto l'autunno e quale ingrediente fa più autunno della Zucca? Lasciamo che gli americani le incidano occhi, naso e bocca e ci ficchino dentro una bella candela, a noi italiani piace decisamente di più per creare piatti davvero buonissimi e dal sapore delicato come il risotto alla zucca o i tortelli con svariate tipologie di ripieno che contengano, sempre, la polpa di questa cucurbitacea (non ho resistito...dove usare questo termine!).

In onore di Halloween quindi, non potendo andare in giro per i classico "trick or treat" perché troppo cresciuto, mi sembrava opportuno buttar giù due o tre idee riguardo l'abbinamento vino-zucca.
In primis, possiamo, come sempre, adottare due criteri per procedere con l'abbinamento, ovvero quello per concordanza o quello per contrapposizione e sostegno, in quanto il sapore della zucca è notoriamente uno dei più delicati delle cucina ed ha un'importante tendenza dolce della quale è impossibile non tener conto nella ricerca del suo eno-compagno perfetto.

Io mi permetterei di proporre 3 piatti e tre abbinamenti molto differenti fra loro, ma che provandoli, sono certo vi daranno grandi soddisfazioni:



- Risotto alla zucca e rosmarino: la dolcezza e la delicatezza di questo piatto va accompagnata con un Vino morbido, ma che sappia sprigionare la giusta dose di acidità e sapidità. Io ho scelto un Fiano, nello specifico un Fiano Sannio (sottozona Taburno) della Fattoria La Rivolta. Un Vino Bio, dotato della giusta aromaticità, ma soprattutto di sapida e minerale freschezza, che ben equilibra la tendenza dolce di questo piatto così, allo stesso tempo, "povero" ed elegante.


- Tortelli di zucca burro e salvia: qui andiamo facili facili, abbinando ad un piatto così pieno ed equilibrato, tipico della tradizione lombarda, una bollicina di Franciacorta, meglio se Saten. Io ho pensato ad un Franciacorta Saten della Cantina Lovera. Un vino cremoso, grazie alla minor pressione in bottiglia, come cremoso sarà il ripieno dei vostri tortelli. Acidità e freschezza, anche in questo caso, serviranno a dare il giusto supporto per un piatto così delicato, ma egualmente strutturato.


- Vellutata di zucca e patate con mandorle tostate: l'abbinamento, forse, più estroso, ma anche quello che vi darà più soddisfazioni. Un Verdicchio dei Castelli di Jesi, con il suo finale amandorlato è il Vino ideale per un piatto in cui la dolcezza è mitigata dalla tostatura delle mandorle, ma che necessità di un vino secco e di struttura, per non rischiare di risultare stucchevole. Io stapperei il Deserto, un Verdicchio dei Castelli di Jesi  D.O.C Classico Superiore dell'Azienda Agricola Socci, e tra i tre prodotti, opterei per il Deserto, in quanto quello con il richiamo più percettibile alla mandorla.

Che ne pensate? Provate almeno uno di questi abbinamenti e fatemi sapere! Sono certo che ne rimarrete entusiasti.


Ah...dimenticavo...

Buon Halloween a tutti!

venerdì 24 ottobre 2014

La Tenuta Gorghi Tondi - Una Cantina in un'oasi del WWF

WineBlogRoll vi porta in Sicilia nella Tenuta Gorghi Tondi dove la Natura incontra l'uomo...anzi...la Donna e da vita a grandi Vini.

A due passi da Mazara del Vallo, accarezzata dalla frizzante e dolce brezza marina ed immersa in un paradiso naturalistico dal 1998 riserva del WWF, la Tenuta Gorghi Tondi, fondata dal bisnonno ed ora gestita dalle intraprendenti e lungimiranti Annamaria e Clara Sala, rappresenta una delle realtà più interessanti della "Vinicola Sicilia".


Ex antico feudo, di oltre 1500 ettari, in parte riserva di caccia dei Principi Saporito, oggi la Tenuta Gorghi Tondi comprende ca. 130 ettari di ordinati filari perfettamente contestualizzati in un oasi tanto selvatica quanto armoniosa, che da dimora, in diversi periodi dell'anno, a specie protette come aironi, falchi di palude, germani reali, a testimonianza di un terroir dalle caratteristiche uniche, per posizione, clima, terreni e rispetto della Natura.

Un terroir dal quale Annamaria e Clara riescono a tirar fuori vini di rara eccellenza e sincerità, dal carattere unico, con un'attenzione particolare all'esclusività del prodotto e con lo sguardo puntato dritto verso il futuro, pur mantenendo un forte contatto con la storicità e la tipicità aziendale e territoriale.
Ciò che mi ha stupito di più di questa Azienda è, sicuramente, la sua filosofia, che mira a stupire e non ad "assecondare" i mercati, cosa che ammiro sempre, ma ancor di più in una terra come la Sicilia, in cui sin troppo spesso ci troviamo di fronte a produzioni massificate e poco "coraggiose". Ogni etichetta che ho avuto modo di assaggiare ha saputo stuzzicare i miei sensi, "chi" per forza, "chi" per eleganza, "chi" per la tua sincera interpretazione del territorio.
Eccovi in ordine le mie impressioni emozionali e sensoriali riguardo i 6 ottimi Vini firmati Gorghi Tondi, provati nei giorni scorsi nei miei, ormai, usuali hometastings:

Kheirè (100% Grillo): partiamo dal vitigno più rappresentativo e quello che l'Azienda mira a valorizzare in Italia e nel Mondo, ovvero il Grillo. Questo Grillo in purezza, giallo paglierino con riflessi olivastri, ha la Sicilia nei suoi profumi: intensi e romantici i profumi di mandorli in fiore e di brezza marina, più delicate e fresche le note agrumate. Il sorso è armonico e di rara piacevolezza, con il suo attacco morbido ed il suo finale leggermente salino. Una curiosità, che ripeteremo anche per altri dei Vini della Tenuta, ovvero il nome di origine Greca, che in questo caso significa "Benvenuto", che io mi permetto di parafrasare simpaticamente, ma a ben donde, trasformandolo in "Benbevuto". 

Rajàh (100% Zibibbo): inizio col dire che io adoro questo vitigno nella sua versione (ap)passita, ma dopo averlo degustato nella sua versione "secca", beh... che dire... ho compreso a pieno le infinite potenzialità di questa meravigliosa uva originaria dell'Egitto, che trova a Pantelleria e proprio nella Tenuta Gorghi Tondi, le sue massime espressioni. Un Vino di un'eleganza pazzesca, che sin durante la mescita sprigiona aromi che suscitano immagini e sensazioni indimenticabili...un po' come trovarsi al tramonto, in Sicilia, pronti per un pic nic in spiaggia, con di fronte un cesto di arance, mandarini, pesche ed in mano una rosa da regalare alla persona che Ami. Il gusto ricorda il passito, ma non troppo, in quanto la sua dolcezza è estremamente educata, ma, altresì avvolgente. La Sicilia arriva anche con una nota amandorlata che rende questo vino ancora più piacevole. Un Vino più unico che raro, che trova nell'etichetta Rajàh la sua massima espressione. Provatelo in due...io l'ho bevuto da solo ed era così evocativo rispetto all'immagine prima citata, che ho capito che la prossima bottiglia avrà bisogno di un secondo calice e di un tramonto!
Il nome Rajàh significa, in Arabo, "Principe" e vuole esaltare l'importanza delle origini arabe del vitigno, nonché della sua posizione di spicco fra i vitigni regionali e non solo, ma vuole anche conferire un carattere nobile ad un Vino che ha per eleganza e fascino qualcosa di davvero principesco. 

Segreante (100% Syrah): che Syrah...Syrah...? Pessimo inizio, lo so, ma per fortuna sono solo le mie battute ad essere pessime, in quanto questo Segreante è tutto fuorché pessimo!
Parliamo di un emblema della Sicilia ed i uno dei miei vitigni preferiti in assoluto, che ha saputo trovare nell'Oasi Naturale della Tenuta Gorghi Tondi un habitat davvero speciale. L'occhio non può andare oltre quel rosso così intenso e permeante, ma è il naso a poter andare oltre, lasciandosi inebriare da intensi sentori di frutta rossa, frutti di bosco e persistenti note terziarie di tostato, cubano, e bacca di vaniglia, per finire con pepe nero e leggeri accenni balsamici.
La potenza del Syrah c'è tutta, la sua integrità anche, ma ciò che mi affascina di questo Segreante è la sua ottima beva, ricca, ma decisamente non eccessiva, importante, ma mai snob.
Il nome deriva dal medesimo termine araldico che significa "Rampante", come rampante è il grifone effigie dell'azienda, nonché il carisma del Vino.

Sorante (100% Nero d'Avola): eccoci qui... come poteva mancare un degnissimo Nero d'Avola per una Cantina che vuole rappresentare la Sicilia e le sue enologiche eccellenze, quanto più possibile? Un Vino, il Sorante, che si presenta prezioso nel suo colore rubino e provocante nelle sue sfumature violacee, che al naso non tradisce, rispettando ed esaltando gli aromi varietali, quali la ciliegia, la prugna matura ed uva spina.. Il gusto e caldo come le sere di settembre sulle coste Siciliane ed il finale è dolce come la brezza che ti accarezza la pelle in quelle stesse sere. Il nome sta a significare, per la terminologia araldica, uccello che spicca il volo e ben di addice ad un Vino capace di suscitare grande interesse a livello nazionale ed internazionale.
Palmares (100% Nero d'Avola): tra le ideali "cinquanta sfumature di rosso", di sicuro la più brillante sarebbe il Rosa acceso di questo Spumante extra dry Metodo Charmat made in Mazara. Il perlage è fine ed elegante, mentre i profumi sono quelli di piccoli frutti di bosco e fragoline appena raccolte. Il gusto rende ancor più piena la nota fruttata e l'armonia fra frutto, acidità e sapidità rendono questa bollicina un Vino molto duttile e piacevole. Il nome in questo caso deriva dal Latino e significa "Degno della Vittoria" ed a mio parere è un nome decisamente azzeccato per un Rosè, siciliano, di questa levatura.

Grillo d'Oro (100% Grillo surmaturo): il Sole dorato della Sicilia imbottigliato e messo a disposizione di chi sa apprezzare un Vino più unico che raro, ottenuto da una vendemmia tardiva di uve surmaturate in pianta per di più "muffate". Un passito...anzi un muffato...che non stanca mai con la sua polpa integra e matura, dolce, ma mai stucchevole, più vicino ad un Sauternes che agli, spesso, dolciosi Passiti siciliani. In assoluto uno dei "passiti" più interessanti provati nell'ultimo lustro.
Qui il nome non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, ma dice tutto su questo preziosissimo nettare di-vino.
                                  


Che dire di questa Cantina, se non che si tratta di un raro ed apprezzabile esempio di quanto l'uomo possa creare grandi cose, in completa armonia con il contesto naturale che lo circonda, rispettando flora, fauna e tradizione, pur guardando al futuro con gli occhi di chi vuole andare oltre ogni preconcetto legato ad una terra, la Sicilia, che sa dare grandi emozioni, grazie a grandi persone ed un territorio crogiuolo di storia, cultura e biodiversità.

giovedì 9 ottobre 2014

La Famiglia Massucco - Fra interessanti e moderne prove d'autore e grande tradizione

Oggi, cassimi #winelovers oggi vi porto con me a Castagnito (CN), dove troveremo una Cantina che mi ha piacevolmente colpito per la sua produzione di qualità e per la sua storia.
La famiglia Massucco fa risalire le sue origini alla seconda metà del 1700, mentre nel 1863 nasce Nonno Silvestro, fondatore della cantina.
E' nel 1908, però, che l'azienda compie un reale e concreto balzo in avanti, con la nascita di Giuseppe, infatti, trova un tenace ed esperto agricoltore, che col merito di essere fedele alla terra, ha avuto la lungimiranza di prevedere una moderna azienda specializzata nella cultura delle viti. Per tutta la vita ha svolto il suo lavoro con impegno intenso, con l'amore di un padre verso la sua creatura prediletta, con al fianco la moglie Evelina, figlia della stessa terra, prezioso riferimento per tutta la sua famiglia, composta dai due figli maschi Armando e Celeste e le figlie Teresina e Rosella.
I due figli Armando e Celeste con le loro famiglie, si occuperanno poi della conduzione dell'azienda, della coltivazione della terra e della vinificazione delle uve dei vigneti di proprietà
La continuità dell'azienda è oggi rappresentata dai figli di Armando:
Loris e Roberto che hanno creduto nell'azienda e in essa stanno attivamente e proficuamente operando, con la stessa passione e lo stesso rispetto di chi li ha preceduti, ma una rinnovata spinta verso il futuro.

Quando si vive in una famiglia numericamente grande come quella di Massucco,  gli equilibri sono fondamentali,  il rispetto e l'ascolto  rendono i rapporti unici ed è palese che ci troviamo di fronte ad una realtà in tutto e per tutto a conduzione familiare, che ha visto il succedersi di figli e nipoti, con una continua voglia e necessità di tramandare non solo tradizioni, ma anche spirito di innovazione, quello stesso spirito senza il quale Nonno Silvestro non avrebbe dato il via ad un'Azienda davvero completa.

Figli e nipoti, sin da piccolissimi, vengono educati in vigna e dalla vigna, imparando tecniche, ma  anche e soprattutto il rispetto per la Natura, con i suoi ritmi, le sue esigenze e tutto ciò che sa donare in cambio delle attenzioni che solo l'uomo della terra sa dare.
Il territorio del Roero ha vissuto nelle ultime decadi un'evoluzione davvero importante, della quale cantine come quella della Famiglia Massucco, hanno saputo far tesoro, cavalcando questa pulsione verso il miglioramento e contribuendo sensibilmente a rendere il proprio terroir unico per caratteristiche e vocazione.

...Ma quando parliamo di Vini?!? So che lo state pensando ed ora arriva la parte che più apprezzate dei miei articoli, ovvero le mie sensazioni riguardo i Vini che ho avuto modo di assaggiare per questa particolare Azienda:

Il Sole dei Tempi: un vino unico nel suo genere, che vede l'Arneis, classico vitigno autoctono, incontrare la sua versione passita. Un vino, a mio parere da bere da solo, ma non da soli, magari come aperitivo, ma ancor meglio seduti di fronte ad un bellissimo tramonto, lasciando, appunto, che il sole tramonti di fronte a voi, ma resti nel vostro calice, dato il colore splendente di questo nettare. Il naso è elegante e fresco, con accenni di mango e frutto della passione, ananas nel finale. Secco, sì...ma la differenza la fa il passito, che conferisce a questo Vino un ritorno morbido, dolce e suadente. 
Solo 8.000 bottiglie per un Vino che non rappresenta un mero esercizio di stile, bensì una scelta, che può far storcere il naso a qualche purista, ma che, scommetto, una volta nel bicchiere ed ancor più in bocca, mette tutti d'accordo. Un'espressione nuova e moderna di un vitigno storico piemontese. Armonia, passione e quel tocco di immancabile dolcezza che rende tutto molto più piacevole e meno volgare! Hey, sto parlando di Vino!!!
 (il sesto lo tengo per me!)

La Luna dei Tempi: anche per la versione "Dark" del vino sopracitato, siamo di fronte ad una prova d'autore, che vede l'interpretazione di un vitigno tradizionale come la Barbera, anche qui con l'aggiunta del proprio passito.
Il colore è granato, di quelli veri ed appena lo si porta al naso si sentono subito forti le note varietali del Barbera, mai eccessive, con la frutta rossa matura che la fa da padrona.
In bocca è impossibile non notare subito la morbidezza dei tannin, che educati dai 6 mesi di affinamento in barrique conferiscono un'avvolgenza davvero piacevole. Il gusto è rotondo, fresco ed anche se sfocia nel vinoso, cosa che solitamente non amo particolarmente, a mio parere, con il giusto piatto in abbinamento (ad esempio con l'utilizzo del tartufo), può dare buonissime soddisfazioni.
Anche per questo Vino la produzione è minima, ovvero soltanto 8.000 bottiglie, ma sono certo che ne troverete qualche bottiglia da assaggiare. Vino dalle ottime prospettive.


TerrAmore: veniamo a quello che è stato per me l'incontro di due delle mie terre vitivinicole preferite e di due vitigni che concorrono ad emozionarmi ogni volta che stappo una bottiglia di Barolo o Barbaresco, oltre ovviamente all'Amarone. Si...Amarone! Non sono diventato matto! Il TerrAmore è un blend di Nebbiolo e Corvina, proprio quella coltivata nel veronese che concorre unitamente a Corvinone e Rondinella (ed in alcuni casi ad altri vitigni coltivati nella zona) alla creazione del grande Amarone della Valpolicella.
Un rischio? Forse... ma questi Massucco sanno davvero il fatto loro in quanto ad equilibrio, tanto che in un incontro così particolare, ritroviamo davvero l'Amore per la Terra ed una passione che inizia dal colore, rubino intenso, ma non eccessivamente, in quanto il Nebbiolo ci fa credere di poter penetrare con lo sguardo all'interno di questo armonioso connubio, per poi trovare la Corvina ad impedirci di andare oltre, per mantenerne la giusta intimità.
Il naso è delicato, floreale e fruttato, ma è in bocca che da il meglio di sè, con i tannini del nebbiolo tenuti dolcemente a bada dal carattere più educato della Corvina ed una leggera speziatura che rende il sorso molto più accattivante. Se la volontà era quella di ricercare armonia, missione compiuta ancora una volta dal Team Massucco!

Vi riporto un estratto dalla controetichetta, in quanto contribuirà sicuramente a farvi apprezzare la natura di questo Vino:

"Un vino è la nostra terra prestigioso e ricco di valori tradizionali.

L'altro vino è la terra di amore e passione: insieme danno origine a un'emozione, una armonia che riscalda il cuore."


Roero docg (2011): Nebbiolo per il 95% e Arneis Roero per il 5%, per un vino dal colore classico del nebbiolo, con un naso fruttato, con un leggero accenno di fiori secchi. Buon corpo e buona beva. Il tannino ancora vivace, mi fa pensare che questo 2011 poteva maturare tranquillamente qualche millimetro di polvere e ragnatele in cantina e dare grande soddisfazione.
Un vino che definirei classico, in una selezione, quella dei Massucco in cui la tradizione, porta sempre con sè slancio e creatività.

Roero Arneis docg (2013): un bianco della tradizione, che non si smentisce neanche in questa interpretazione della Cantina Massucco, Il colore giallo paglierino leggero, è tipico dell'Arneis che mi stupisce sempre per i suoi profumi di gelsomino, pesca, mela ed una nota quasi tostata di frutta secca. In bocca è minerale, ben strutturato e dal buon nerbo acido con una buona conferma del naso ed un immancabile retrogusto tra l'amandorlato e l'amaro.


Barbera d'Alba  doc "Serra" (2010): Barbera in tutto e per tutto, con il suo proverbiale rosso cardinale ed un naso pieno, ma non eccessivo, con stimolanti note di mora, ribes, amarena e finale speziato di pepe e cannella.  Il sorso è secco, dall'acidità ben bilanciata, con un corpo importante ed una nota vanigliata che al naso non avevo personalmente notato, ma che ritrovo ottimamente in bocca.

Fedele espressione del territorio!

Tirando le "somme", posso asserire che per quanto concerne i primi 3 vini presi in considerazione, ovvero quelli che possono erroneamente sembrare ai più degli "esperimenti", parliamo di grandi intuizioni che, oltre a saper a modo loro destare i sensi, hanno suscitato in me discrete emozioni, primo fra tutti il Sole dei Tempi, del quale credo custodirò per molto molto tempo la magia.
Riguardo al seconda "triade", invece, troviamo la conferma che questa Cantina non sia solo improntata verso prove d'autore che possono accattivare il mercato, come "spaventarlo" in taluni casi, bensì sa esprimersi anche nella sua territorialità e tradizione ad ottimi livelli, con eleganza, armonia e senza mai sfociare negli eccessi o nella scarsa qualità.
Una produzione davvero contenuta, per Vini che vale la pena assaggiare.

Inoltre l'azienda gestisce anche un ottimo ristorante del quale vi segnalo il sito: http://www.levigneeifalo.com/.

Media di 5,5 
 per questa Cantina che sa davvero come emozionare!



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