venerdì 28 novembre 2014

Dalle Terre... di Pietra nascono ottimi Vini!

In un'annata difficile per molti viticoltori del Nord (e non solo) non potevo che dare spazio a chi ha saputo distinguersi non solo per i Vini prodotti fino ad ora, bensì per la dura, ma apprezzabile (ed inevitabile per onestà) scelta di non produrre il Vino di punta della propria Azienda.
Parliamo di Laura Albertini,  diplomata in Ragioneria, ma con nel cuore la passione per l’agricoltura, la vigna e il vino, che ha deciso di non produrre il suo Rosson Amarone Terre di Pietra in questa annata.
Il perché è semplice...per produrre l’Amarone è necessario selezionare le uve migliori le quali devono subire un lungo processo di appassimento fino a gennaio. Quest’anno è mancata la giusta maturazione delle uve essendo stati luglio e agosto mesi molto piovosi con pochissimo sole. Quindi qualitativamente parlando, se pur giunte sane a fine settembre, le uve non sono pronte per un Amarone di qualità. Vi chiederete...ma non è per tutti così? Quindi, gli Amarone che verranno prodotti quest'anno saranno tutti di scarsa qualità? Questo lo sapremo solo tra qualche anno, ma di certo la scelta di produttori come Laura, va rispettata ed apprezzata in quanto adottata nel pieno rispetto del consumatore, a discapito della stesse prospettive economiche. 
Potremmo aprire un interminabile percorso dialettico nei confronti di questo genere di scelte, in quanto le dinamiche economiche, sin troppo spesso, vengono poste prima della tutela del consumatore, che ignaro acquista prodotti basandosi sempre di più sulla fiducia riposta in un marchio, quando dovremmo iniziare a fidarci solo e soltanto delle persone. Questo è uno dei casi in cui le persone ci sono e non si nascondono dietro un dito, bensì cercano di creare i presupposti per un rapporto diretto e paritario con chi può denotare la buona e la cattiva sorte di un'azienda, ancor più del clima...ovvero il cliente.
In un'epoca in cui l'onestà sembra per lo più una chimera, compiere scelte controcorrente, volte a tutelare chi si fida di Noi, non può che fungere da esempio.

Terre di Pietra è una grande famiglia e vive e si evolve con le medesime dinamiche familiari.
E', infatti, con il marito Cristiano ed a Flavio Peroni, tutt’ora amico ed enologo, che Laura da vita a vini senza compromessi, in cui la naturalità del divenire e del fare, vanno di pari passo con la soggettività con la quale è sempre lei a scegliere le tempistiche di ogni passaggio in cantina.
Una donna che accudisce i propri 4,5 ettari di vigneto, ripartiti tra la Valpolicella Classica e l’allargata, con lo stesso spirito materno con il quale cresce le sue adorate bambine Anna e Alice.

L'Azienda possiede due vigneti: 
- uno nella zona classica, che si trova a Torbe di Negrar, posizionato fra i 400 e i 520 metri di altitudine, al limite della produzione viticola, coltivati per la maggior parte a pergola veronese, tranne un recente impianto a guyot del 2009. Da queste vigne provengono vini con buona acidità ed elevata freschezza.
- la seconda vigna fa parte, invece, della zona allargata si trova a Marcellise. Parliamo di vecchie vigne di oltre 40 anni coltivate a pergola veronese oltre ad un recentissimo impianto a guyot del 2012. Da qui nascono vini corposi, morbidi e di grande struttura.

Un'azienda, quella di Terre di Pietra, che dal 2011 ha deciso di riconvertirsi al biologico, ma che a tutti gli effetti, ha sempre prodotto Vini con la massima naturalezza ed un grande rispetto del terreno e dell'uva.

Le peculiarità di Terre di Pietra sono sicuramente il rispetto totale della terra e del vino, con un'attenzione particolare alla tradizione ed una ricerca volta alla sobrietà e la semplicità.
Dal 2011 sto riconvertendo la mia azienda a biologico.

Fatta quest'ampia premessa, più che doverosa data la particolarità dell'azienda, vi presento i miei graditi "compagni" di alcune piacevolissime serate firmate Terre di Pietra:


Vigna del Peste (Valpolicella Superiore): sin dalla mescita lo si riconosce nella sua limpida a trasparente sincerità, ma il disegno dell'etichetta contribuisce a denotarne alcune originali caratteristiche, come la freschezza e la spensieratezza. Un Vino che al naso è proprio come lo vorresti, sobrio e fruttato, con un leggero ricamo floreale ed un elegantissima nota minerale. In bocca conferma la sua giovane spensieratezza, eppure non ti lascia interdetto, in quanto diretto e comprensibile, senza molti fronzoli, come solo i bambini sanno essere! Davvero un Vino di grande piacevolezza, che rispecchia la filosofia aziendale per pulizia e ricercata semplicità.
Stelar 2012 (Valpolicella Classico): inizia la serie di Vini che esprimono in etichetta il concept del nome dell'Azienda, Terre di Pietra, che nasce, infatti, dalla volontà di porre l'attenzione sul terreno sulle quali affondano le radici le proprie viti, andando a tracciare idealmente ed in maniera stilizzata linee colorate che rappresentano i vari strati del sottosuolo, tra i quali appunto lo Stelar.
Un Vino classico, ma mai scontato, che vanta un grande rapporto qualità-prezzo e si fa bere con serena e concreta piacevolezza. Nel calice è violaceo, intenso, al naso emerge una ciliegia croccante, con, anche in questo caso, una percettibile nota minerale. In bocca è coerente, fresco ed equilibrato, mai sopra le righe. Un Vino che esprime grande integrità ed ottima naturalezza.

Mesal 2009 (Valpolicella Classico Superiore): Rubino tendente al granati. Un Vino che, sin dal primo approccio, evidenzia le diversità con gli altri vini assaggiati sino ad ora, sfoggiando una grande struttura ed un naso, che se pur inizialmente delicato, riesce ad accattivare la mia curiosità con inconfondibili note speziate e leggere sfumature balsamiche.
In bocca dimostra di potersi far valere in mezzo a molti, con decisione nella struttura e nel gusto, conferma l'interessante naso, impreziosendolo con un finale lungo ed appagante.

Ci tengo, inoltre, a dire che l'Az. Agr. Terre di Pietra fa parte della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) e che sarà presente a Piacenza proprio in questi giorni, in occasione del bellissimo evento dedicato al Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti. Quindi, se siete nei paraggi, non perdete l'occasione di assaggiare i loro gradevolissimi vini!
Una Cantina davvero degna di nota, che sono certo farà parlare di sè, sempre e bene, sia per i propri prodotti che per la propria filosofia, che si riflette nella grande umanità e cordialità dello staff capitanato da Laura Albertini.



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mercoledì 26 novembre 2014

Il Natale firmato Borgogna Mon Amour!

Il Natale si avvicina e vorrei iniziare, quest'oggi, con il darvi qualche dritta riguardo le possibilità che il web offre per le vostre strenne!
Lo faccio, partendo dalla Francia, nello specifico dalla terra di Borgogna, grazie allo staff del noto portale ed e-commerce www.borgognamonamour.it, che freschi del loro ultimo tour in Cote d'Or ha pensato bene di realizzare un'offerta all'altezza delle aspettative di tutti i WineLovers. L'obiettivo di Borgogna Mon Amour è quello di mettere mettere ancor più i propri utenti al centro di un progetto evolutivo da percorrere assieme allo staff; ciò, in perfetta coerenza con il focus culturale, che resta l’approfondimento critico della Cote d’Or, senza preconcetti, gerarchie precostituite o  dogmi di sorta. Tutto ciò, oggi, si traduce, innanzitutto, in un grappolo di cospicue enoiche novità per il Natale 2014: un bastimento carico di proposte esclusive; al Natale, vi anticipo già, farà seguito una primavera scintillante, che culminerà con una dolce planata sul millesimo 2014 con ulteriori nuovi protagonisti di rilievo, che si Borgogna Mon Amour presentà in anteprima. Un Natale con numerosi doni e strenne, dicevamo. Solo alcuni cenni. Molte le conferme: su tutte, “l’incontournable”, ovvero il “Clos de Lambrays”, nella sua meravigliosa veste 2012 (definito da Thierry Brouin “l'un des plus grands millésimes de pinot noir des 20 dernières années en Bourgogne” ), i gioielli di Sauzet, Gouges, Bruno Clair e molti altri; poi, il piatto forte, le prime golose new entry:  parliamo di un pezzo da 90, come “domaine Chantal Remy” di Morey St Denis e dei suoi meravigliosi vini; che dire, poi, dell’attracco sontuoso, sui nostri lidi, dell’ammiraglia “Rossignol Trapet” di Gevrey Chambertin, delle quattro nuove meraviglie dal pianeta Vosne-Romanee, griffate Jean Grivot, e della magia conclamata dei vini di Albert Morot di Beaune. Per prendere maggior confidenza e conoscere in modo più approfondito l'offerta del portale, vi invito a visitare la nuova fascia di scorrimento presente in homepage, che ha appena subito un piacevole restyling: lì potrete prendere atto di tutte le proposte per un Natale sontuoso.

domenica 23 novembre 2014

Il Merano Wine Festival secondo il mio cuore enoico e la mia fedele fotocamera

A poco meno di due settimane dalla chiusura da parte del patron Helmuth Köcher, delle porte del Kurhaus di Merano, mi prendo "qualche minuto" per scrivere anch'io di uno degli eventi cult dell'Italia Enoica: Il Merano Wine Festival.
Premetto che troverete, oltre alle mie parole, molti scatti che credo possano contribuire al meglio a raccontare un evento unico come il MWF ed una città particolare e suggestiva come Merano.
Quest'edizione n°23 si dice abbia sfiorato le 10.000 presenze, per un indotto stimato in circa 6 milioni di euro, a fronte di circa 6500 paganti e, se la matematica non mi inganna, 3500 fra accreditati (io avevo la fortuna di esserlo...dopo non poche peripezie!!!) ed ospiti di “vario genere”.
Ogni momento della mia vita parte sempre con un viaggio ed è proprio dal viaggio che vorrei partire, nel mio breve sunto dell'esperienza al MWF di quest'anno, in quanto non c'è cosa più bella, per me, di attraversare la nostra stupenda Italia (io nello specifico ero arrivato in Toscana dalle Marche il giorno prima di partire per Merano dalla Toscana stessa) senza il traffico da bollino nero e passando di regione in regione godendo degli scenari incantati che solo partendo con il sole ancora assopito e vivendo l'alba al volante si possono scorgere.



La stanchezza era molta, ma appena superata Verona mi è bastato iniziare ad intravedere le maestose cime alpine innevate per iniziare a respirare aria nuova, fino a giungere nel mio piccolo, ma delizioso Hotel sulle colline Meranesi , scelto perché immerso nei vigneti, con una vista superba su tutta la città, nel quale ho potuto avertire finalmente un reale risveglio dei sensi, dato che era dalle 4,45 del mattino che ero alla guida ed avevo davvero bisogno di riattivarmi!

Dopo aver ritirato il pass, non sono riuscito ad entrare subito nel Kurhaus, attratto dalla bellezza di Merano in quella giornata di sole e di vitalità cittadina, nella quale tutto sembrava dirmi “aspetta, non entrare, prima di prendere il calice in mano, fatti una bella passeggiata! Non vorrai mica perderti tutto questo?” - ed è così che ho fatto... una passeggiata tra le vie “dello shopping”, tra negozi di alta moda e botteghe artigianali, inizio però a rendermi conto che manca la tipicità e che l'internazionalizzazione e le grandi catene stanno piano piano invadendo anche una città caratteristica come Merano, quindi mi godo la passeggiata lungo il Passirio, che scopro essere così come possiamo fruirne ora grazie alle ristrutturazioni e le opere eseguite dopo il grave straripamento che nel 1817 lese notevolmente alla città.





Ok... passeggiata fatta...ora è davvero giunto il momento di entrare! Tra mille saluti (a quanto pare essere un Wine Blogger rende sin troppo “riconoscibili”) e strette di mano, inizio il mio girovagar enoico senza mete precise, ma con alcuni assaggi ai quali non potevo rinunciare.






Kurs Saal e Pavillons de Fleures sono le sale principali ed è palese, sin dal principio, che la stragrande maggioranza degli avventori, nonostante sicuramente molto esperti, si avventa (in qualità di avventori, s'intende!) sugli stand delle più note cantine, quindi, non me ne vogliate, ma lo faccio anch'io, in quanto è ormai un'usanza per il sottoscritto iniziare gli eventi come il MWF ed i Vinitaly, con le mie cantine  preferite in quanto a bollicine made in Franciacorta, ovvero un ottimo Monte Rossa (assaggiato il moderno Coupé) e Ca' del Bosco (Il Cuvée Presige, nonostante la sua "popolarità" resta sempre una sicurezza), entrambi presi al volo proprio all'entrata del salone principale (posizione ideale per le bollicine, forse un po' scomoda per godersele!), inizia il mio Merano Wine Festival Tour che voglio raccontarvi tramite qualche scatto (come noterete la capacità di mettere a fuoco mia e dell'obiettivo della fotocamera va di pari passo con gli assaggi!), scegliendo di non esasperare le note di degustazione, bensì di andare a descrivere in breve ciò che mi ha particolarmente colpito delle varie realtà incontrate sul mio cammino.



E' sempre un piacere ritrovare Vini straordinariamente unici come l'ES e lo JO di Gianfranco Fino, simpaticissima persona e grande conoscitore del connubio terra-vino-uomo-cuore.
La Fattoria La Rivolta (alla quale presto dedicherò un articolo) è nell'ambiente "Vini Naturali" la cantina che di più mi ha entusiasmato, in particolare per gli ottimi bianchi: Falanghina, Fiano e Greco, tutti di grande equilibrio e freschezza.
Michele Satta è per me Bolgheri! Lasciando perdere i blasonatissimi e costosissimi bolgheresi (vedi Masseto, Sassicaia e compagnia bella), il taglio dei Vini di questa cantina lascia poco all'internazionalizzazione, spesso ai limiti del ruffiano, che riscontro sempre di più in alcuni vini di quell'aerea, per puntare tutto su una razionale e schietta espressione di quelle che sono le peculiarità reali di un territorio, che a mio parere ha, a prescindere dalla popolarità acquisita grazie ai grandi "CRU", una vocazione unica al mondo per rossi dalla grande toscanità!
I Castagni, uno dei miei vini Bolgheri preferiti!

Va be'... ero accerchiato dalla stampa giapponese, ma un sorsino volevo farmelo! Certo che l'Ornellaia così giovane, vuoi per l'annata non delle migliori, vuoi per l'infanticidio commesso, non è che sia poi così ... sconvolgente...
Una delle sorprese più gradite e sono felice che venga proprio dalla mia terra natià, le Marche. Maria Pia Castelli fa Vini "a modo suo" o meglio "a modo dei suoi" che già da decenni coltivavano quelle terre (siamo a Monte Urano FM). Oltre alla grande accoglienza ed alla cortesia con la quale la proprietaria stessa mi invita ad una "verticale lampo" del loro, ormai noto, bianco Stella Flora (uvaggio: Pecorino, Passerina, Trebbiano e Malviasia) che deve il suo colore dorato intenso al contatto con le bucce , ciò che mi ha colpito di più è stata la grande unicità di ogni Vino prodotto da quest'azienda. Interessante il rosato (Sant'Isidoro: salasso di Sangiovese e Montepulciano) e l'Orano (Sangiovese in purezza, che fa bucce e barrique conferendo a quest'uva un'eleganza che raramente ho potuto riscontrare in altri, anche più blasonati Sangiovese).
Ancora Marche, con l'Az. Stefano Mancinelli, che propone in occasione del MWF una validissima Lacrima di Morro d'alba, che, a mio parere, raggiunge livelli di eccellenza nella sua versione passita: Re Sole.
Un vino che fa tanto legno (3 anni barriques poi Tonneaux) quanto ne occorra a rendere questo passito rosso un Vino di grande morbidezza, con tannini presenti, ma gradevolmente gentili ed un interessantissimo "tiro alla fune" senza vincitori fra la nota amarognola del vitigno Lacrima e la dolcezza dovuta all'appassimento delle uve per 4 mesi a temperatura controllata. Non posso, inoltre, evitare di fare i complimenti a due ragazzi presenti allo stand che mi hanno supportato nella degustazione e sopportato nelle mie consuete "chiacchere da stand".
Interessante nuova "sfida" (in realtà è già una certezza!) del grande Marco Speri, che ha voluto dar spazio ai propri desideri creando la nuova azienda Secondo Marco, nella quale, a punto, l'obiettivo è e sarà fare Vini secondo lui e non secondo direttive di mercato.
Maculan = Torcolato... non dico altro!
Per me...e non solo per me...l'eccellenza della Barbera.
Simpaticissimo incontro con un conterraneo (lui di Ascoli) presso lo stand di Emidio Pepe, che non poteva che essere inserito nel contesto degli Extremis. Si conferma ottimo il Montepulciano e davvero all'altezza anche il trebbiano. Cosa dire di più di una Cantina che ormai sa solo confermarsi ad alti livelli di annata in annata!?
Winecircus è l'azienda e l'invenzione di Roberto Cipresso, che impressiona per originalità e qualità dei vini prodotti.
Biondi Santi...il Brunello!
Antinori e la storica cantina di Castagneto Carducci, con i suoi sempre apprezzabilissimi bolgheri di Guado al Tasso.


Giovane, ma promettentissimo Brunello "Il Marroneto". Grande finezza!


Per concludere in "dolcezza" non potevo che togliermi lo sfizio di assaggiare uno dei Vini che amo di più in assoluto, ovvero il Sauternes. La mia scelta è ricaduta su due cantine agli antipodi (il fatto che fossero vicine ha agevolato il confronto): Chateau Guiraud e Chateau Bastor Lamontagne.
Il primo, blasonatissimo, sa esprimere il meglio del Semillon e dell'affinamento classico in legno, mentre il secondo stupisce per la freschezza e la grande bevibilità data dalla scelta di non maturare il Vino in barrique.
Tra i vini che acquisterò per la mia cantina dopo il MWF c'è sicuramente quest'ultimo Sauternes!
Non posso che ringraziare anche l'amica Marinela Vasilica Ardelean per avermi cortesemente invitato ad un incontro relativo alla presentazione del suo libro "50 Vini di Romania incontrano 50 piatti italiani d'eccellenza", che già sto leggendo con estremo piacere. Ovviamente è lei che si è occupata dell'ottima selezione di Vini rumeni proposti al festival.

In conclusione, ci tengo a sottolineare che per me il Merano Wine Festival sarà oggetto di ulteriori spunti, ma che ci tenevo a dare una visione diversa e meno pragmatica di quello che è pur sempre un evento che vede sa porre al centro Vino e persone.
Ciò che apprezzo è la democraticità degli stand, che non permettono alla cantina più "importante" e facoltosa di imporsi per dimensioni e "scenografia" (vedi fiere di settore, senza far nomi... ma ci siamo capiti!), bensì pone tutti sullo stesso piano, se pur la posizione sia fondamentale. Come spesso accade, sono state le cantine minori a darmi le maggior soddisfazioni e, di certo, non mancherò di ospitare nel mio Wine Blog alcune di esse nei prossimi mesi, in quanto credo sia fondamentale dare la giusta e meritata visibilità a chi sta facendo grandi Vini, con meno finanze e più difficoltà anche in termini di imposizione del propri brand sui mercati.

Un consiglio... non andate mai al MWF da soli!!!

Francesco Saverio Russo
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giovedì 6 novembre 2014

Vino ed Arte si fondono grazie alla Cantina Terre di Poggio

L'Azienda Terre di Poggio nasce nel 2002 in Poggiofiorito, in provincia di Chieti, in una delle mie regioni preferite in assoluto, l'Abruzzo!
Frutto della passione e della sapienza di Destro Carulli,enologo e broker conosciutissimo nel panorama abruzzese e internazionale, oggi questa Cantina, in una splendida posizione tra mari e monti, produce circa 100.000 bottiglie l'anno, tutte imbottigliate all'origine.
Peculiarità un Pinot nero vinificato in bianco.Unico in Abruzzo.
Ogni vino ha il nome di una contrada del paese di produzione;questo a rafforzare il rapporto dell'azienda e del produttore con il territorio circostante e l'ambiente climatico,tra mare e monti.Adriatico e Maiella.

Nonotante i risultati più importanti siano stati raggiunti per lo più in paesi come la Germania, la Francia, l'Olanda, il Lussemburgo, gli Stati Uniti, il Canada ed il Giappone, ciò che mi ha affascinato di più di questa Cantine, è stata la manifesta volontà di tornare a puntare seriamente sul mercato italiano, cercando, attraverso la fidelizzazione ed il rapporto umano, un contatto diretto con clienti e winelovers che vogliono vivere il Vino con genuinità e calore.
A catturare la mia attenzione e, non lo nego, a farmi conoscere questa realtà, è stato il modo diretto e vincente con il quale lo staff di Terre di Poggio gestisce la propria visibilità sul Web ed in particolare agli eventi che vengono realizzati tramite il progetto Bevi ad Arte, un vero sogno che sta diventando realtà, ovvero quello far rivivere in Abruzzo prima di tutto, il vecchio matrimonio tra Arte & Vino, Nuovo ed Antico. Bevi ad arte è un simposio umano in cui artisti,poeti letterati si incontrano per parlare d'arte e di vino accompagnati della buona musica o immersi in un'interessantissima mostra.

Passiamo, ora, alla parte dei miei articoli in cui posso dar libero sfogo alle mie sensazioni più sincere, ovvero alla descrizione delle mie "valutazioni" tecnico-emozionali dei Vini che ho avuto modo di apprezzare per Terre di Poggio.

Chiaro di Cale (Terre di Chieti IGT): lo vedi e subito i tuoi occhi vengono attratti da quel colore tra il rosa tenue, il rosa antico ed il leggero aranciato e non puoi che chiederti...e questo? Che vino è?!? Per fortuna, a volte, l'etichetta aiuta (oltre a saper leggere ovviamente!) e ci si rende conto che ciò che si sta per versare nel proprio calice è un Pinot Nero, al ché alcuni di voi magari storceranno il naso, ma io preferisco metterlo prima nel bicchiere e prendere confidenza con questa inconsueta veste di un vitigno tanto arduo da ammaestrare, quanto foriero di grande soddisfazioni se lo si sa osservare ed apprezzare da ogni punto di vista. Questa vinificazione in bianco di Pinot Nero, non dispiace affatto, anzi, si distingue per gradevolezza al naso con il suo delicato e romantico giardino fiorito. Il sorso è pieno e salino, ma mai eccessivamente sapido, con una discreta persistenza.
Un vino da bere senza lasciarsi condizionare dalla sua forma esteriore, bensì dal suo valore intrinseco e concettuale, che io apprezzo davvero, in particolare se espresso da una Cantina in cui si respira Arte in ogni dove.

Passo Cale 2012 (Montepulciano d'Abruzzo DOC): un Montepulciano nella sua versione più sincera, nel colore, rosso rubino carico, nel naso dall'intenso e maturo frutto e dal finale finemente speziato, fino al sorso di grande equilibrio, in cui il 4 mesi di legno dona una rara armonia fra tannini catechici più forti dell'uva montepulciano e quelli gallici dolci delle barriques di Slavonia.
Un Vino che si è già fatto notare in concorsi nazionali e sui mercati esteri, grazie anche ad un ottimo rapporto qualità-prezzo.

Passo Cale 2008 Riserva ("" ""): l'annata 2008 conferisce al Passo Cale le caratteristiche dell'eccellenza per ciò che si può ottenere in quel terroir con l'uva Montepulciano. L'annata da Riserva si fa notare per una maggior finezza ed una più nitida espressione olfattiva e gustativa.
La ciliegia nera è più evidente e fragrante ed il tannino è nettamente più morbido ed educato.
Un grande Vino, anche da dimenticare in Cantina qualche anno in più a mio modesto parere. In due parole? Caldo ed espressivo.

Terre di Poggio è stata davvero una piacevole scoperta per me, per l'indiscussa qualità dei propri Vini, per l'attenzione alle nuove tecniche di produzione e per la sensibilità eno-artistica che, secondo me, rende ancora più affascinante il lavoro di questa Cantina, in quanto l'Arte entra in maniera decisa nella filosofia aziendale, che non posso che sposare in pieno.

Vino & Arte... Natura & Uomo... Creazione e Creatività... un mondo, quello di Terre di Poggio, che vale davvero scoprire, in Abruzzo e nel vostro bicchiere.




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