giovedì 31 dicembre 2015

I 50 Vini che ricordo meglio del 2015

Un altro anno insieme è volto al termine, con una moltitudine di assaggi (gli appunti parlano di numeri a 4 cifre) tra i quali alcuni decisamente fuori dalla norma in quanto ad emozioni suscitate in me!
Emozioni a parte, però, la considerazione più importante da fare è quella relativa qualità media dei Vini che ho avuto il piacere e spesso l'onore di ritrovare nel mio calice, che si è dimostrata alta se non altissima anche là dove nomi, denominazioni e congiunture astrali fra economia, marketing e condizionamenti vari non possono compensare lacune nel bicchiere prima, in bocca poi.

Oggi mi sono divertito a ricordare solo alcuni, sembrano essere 50, di quei Vini che hanno scosso la mia anima, hanno preso a schiaffi, a volte, o accarezzato, altre, le mie viscere, senza alcun mero fine promozionale, ma solo per la semplice voglia di condividere con voi una pagina della mia storia enoica, scritta su fogli presi a caso, tra blocchetti regalati dal consorzio di turno alla degustazione del giorno, piuttosto che su una moleskine ormai piena di disegni, scarabocchi, faccine e codici che io stesso stento a decifrare se mi ritrovo a rileggerli a distanza di troppo tempo. Non fa proprio per me scrivere quando sono solo con il Vino, meglio farlo a mentre fredda e cuore ancora tiepido, ma mai troppo caldo, combinerei un casino dietro l'altro!
Dovrei farvi semplicemente i miei migliori auguri, ma non sono molto bravo con queste cose, quindi eccovi i miei 50 Vini (+ qualche extra) del 2015 "né più buono né meno buoni degli altri", ma solo quelli che col senno di poi mi hanno ricordato momenti particolari, emozioni intense e sensazioni inaspettate.
(L'ordine è rigorosamente casuale e questo elenco non rappresenta in alcun modo una classifica!)

Habemus 2012 – San Giovenale

Vitovska 2011 - Zidarich

Calcaia 2012 - Barberani

Ousia Metodo Classico Millesimato 30 mesi – Socci

Il Castagno 2012 - Fabrizio Dionisio

Crivella Moscato d'Asti 2011 - Mongioia

Es 2013 - Gianfranco Fino

La Maliosa  Bianco 2013 - La Maliosa

Podium Riserva 2006 - Garofoli

Martin del Nero 2012 - Fattoria Resta

Tagete 2013 - Poggio Grande

Incrocio Bruni 54 2011 (etichetta oro) – Terracruda

Esoterico 2011 - Donnachiara

Burson Etichetta Nera 2008 - Tenuta Uccellina

Cerasa 2013 - Michele Calò & Figli

Duality 2011 - Vignaioli Specogna

Sauvage 1989 - Casa Caterina

Chiarofiore 2012 - Tunia

Darini M.C. 24 mesi - Colognola

Fiero 2013 Bianco - Margò

Fiorfiore 2013 - Roccafiore

Barolo Cannubi Riserva 2007 - F.lli Serio & Battista Borgogno

Mariné 2011 - Fontezoppa

Brunello di Montalcino 2010 - Le Potazzine

Brunello di Montalcino Bramante 2006 - Podere Sanlorenzo

Banditone 2006 - Campotondo

Frasi 2005 - Marco Capitoni

Ribolla Gialla 1999 - Valentino Butussi

Riesling 2011 Marco Cecchini

Darini Metodo Classico 24 mesi – Cantina Colognola

Pietrone 2009 Vallerosa Bonci

Genesi 2009 - Sant'Agata

Mesal 2010 – Terre di Pietra

Brigasco 2006 - Damoli

Cuna/Brendino 2010 - Podere Santa Felicita

Mariasole 2012 - Lucchetti

Donna Francesca 2011- Giovanni Ederle

Reciso 2011 - Pietro Beconcini

Augusto Primo - Mattia Filippi

Rapp 2013 - Rocco di Carpeneto

Manzoni bianco 6.0.13 (da botte) - Corvezzo

Porsenna 2011 - Pomaio

Giusto di Notri 2012 - Tua Rita

Amarone Ambrosan 2007 - Nicolis

La Sengia 2006 Recioto - Carlo Boscaini

Vino Bianco da uve stramature 2014 - Cantina San Biagio Vecchio

Capitolo Laureto 2011 - Milleuna

Titolo 2012 - Elena Fucci

Santagiusta 2011 - Marchesi de Cordano

Nozzinnà 2011 - Li Duni


Special guests i Vini "Anfora" che ho degustato nella mia ricerca sulla vinificazione e l'affinamento in terracotta, che mi hanno stupito dal primo all'ultimo, ognuno per una peculiarità ed un quid diversi: Anfora: Terra Villa Papiano 2014, Persefone Vigne dei Boschi 2013, Menis Filippo Manetti 2013, Quartara 2011-2012 Lunarossa, Ribolla Anfora 2006-2007 Gravner , Lucno 2013 I Cacciagalli, Phos 2013 I Cacciagalli, In Terra 2013 Tenuta la Viola, Bogginanfora 2013 Petrolo, Barricoccio 2012 Tenuta di Rubia al Colle , Ajanoa 2009 Pinchierri Vincola Savese, Il Sava 2007 Pinchierri Vinicola Savese.


Non posso poi evitare di citare i fantastici Vini assaggiati durante la degustazione più interessante e profonda dell'anno, ovvero la mia Trasversale di Verdicchio, che troverete qui: www.verdicchio.it/il-verdicchio-dono-del-cielo-prima-trasversale-di-verdicchio.

Come potrete vedere, ancora una volta, tra i Vini che mi emozionano di più ci sono Vini che hanno come comun denominatore territorio, personalità e qualità, fattori che riescono a far coesistere la viticoltura più convenzionale con quella più "naturale". Confido in un 2016 ancor più ricco di spunti sui quali dibattere, magari divergere per poi incontrarsi e crescere insieme, verso un contesto enoico ancor più positivo e rispettoso, nel quale il Vino italiano possa affermarsi ancora di più per ciò che è e che può essere, ovvero un vero e proprio Dono della nostra fantastica terra! So che posso sembrare un po' troppo romantico, ma io ci credo davvero, sarò scemo... bah... chi può saperlo?!? Fatto sta che mi è andata davvero di culo anche quest'anno, perché ricordo solo Vini buoni e neanche un Vino pessimo nel mio bicchiere! :-p

Buon 2016 a tutti e che anche il prossimo anno il Vino continui ad essere condivisione!...
Wine is sharing!


F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 29 dicembre 2015

I 10 post enoici più letti dell'anno su WineBlogRoll


Come l'anno scorso, anche in questa fine d'anno ho selezionato i 10 articoli sul Vino che hanno destato di più la vostra curiosità, racimolando qualche visita in più degli altri. Elencherò i titoli, linkandoli al post originale in modo che chi di voi se ne fosse perso qualcuno possa tornare indietro nel tempo e rileggerlo. Ci tengo a precisare, inoltre, che ho volutamente omesso le recensioni dedicate ad una sola Cantina o ad un solo Vino in quanto, tutte le realtà che ho avuto modo di raccontarvi e tutte le emozioni enoiche che ho condiviso con voi in questo 2015 ricchissimo di assaggi ed incontri hanno raggiunto una visibilità davvero inattesa, persino per me, ma ciò che mi ha stupito di più è la grande omogeneità fra le visite ottenute da ciascuna recensione, quindi non sarebbe stato nel mio stile dare ulteriore visibilità ad una o due aziende o etichette, là dove tutte ne meriterebbero ugualmente.

Eccovi i 10 post enoici più letti dell'anno su wineblogroll.com:





giovedì 19 marzo 2015;

lunedì 28 dicembre 2015

Il Prosecco armonico di Siro Merotto

Saranno le feste, sarà la voglia di andare contro i preconcetti, ma ultimamente mi ritrovo spesso con del Prosecco nel calice! Se è vero che non sempre la produzione di quello che rappresenta attualmente la vera macchina da business dell'enologia italiana (con i suoi pro ed i suoi tanti contro) sia portata avanti con attenzione e rispetto, è altrettanto vero che c'è ancora chi riesce a produrre Prosecco in maniera meno intensiva e più rispettosa.
Questo è il caso dell'Azienda Siro Merotto, nata nel 1960 grazie al nonno Giovanni ed il figlio Siro, ai quali sono succeduti i nipoti Mirko e Nicola, che si occupano della gestione e della preservazione dei vigneti di proprietà situati sulle colline di Col San Martino (TV).
Parliamo di vigneti coltivati per lo più a Glera/Prosecco, ma che vantano ancora vecchie piante di altre varietà tipiche della zona (Perera, Boschera, Verdiso, Bianchetta), cosa rara in zona.
Altra "rarità" è sicuramente la raccolta a mano che abbinata ad una grande attenzione in vigna, porta in bottiglia un livello qualitativo notevolmente superiore.
Se in vigna si persegue un approccio organico e naturale, in cantina si utilizzano metodi tradizionali e lunghi affinamenti della basi sui propri lieviti, al fine di ottenere il giusto equilibrio tra acidità , mineralità e struttura. Mentre la rifermentazione avviene a bassa temperatura per poter sviluppare una bollicina fine ed una maggior armonia degli aromi.
Io personalmente ho molto apprezzato il:
Prosecco Superiore Brut DOCG Conegliano Valdobbiadene, che si fa guardare nel suo perlage elegante, ma non eccessivamente "fighetto" (passatemi il termine, ma io bevo Vino non degusto anidride carbonica). Il naso stupisce nel suo essere glera, ma giustamente "pera", con persino un corroborante accenno lievitoso, che prepara ad un sorso più "nature" di altri, nonostante non sia un colfondo.
La bollicina in bocca avvolge e non attacca, sa esprimersi in un'eleganza inattesa, pur mantenendo il brio intrinseco alla natura del Prosecco, con una freschezza ben dosata ed un anima mai troppo sdolcinata. Vino dai grandi equilibri e dalla piacevolissima beva. Un Prosecco che rispolvera la mitica istruzione per l'uso "a tutto pasto".

Da assaggiare anche il "in un Sol Bianco", Vino bianco frizzante prodotto con uve locali provenienti ovviamente dai propri vigneti e il Prosecco tranquillo, molto beverino e di grande duttilità a tavola.
Il Prosecco va e può essere rispettato in toto, partendo dai produttori (e la Cantina Siro Merotto lo dimostra), dai comunicatori e dai consumatori, in quanto rappresenta un cavallo di troia per un intero settore che ha bisogno di notorietà e necessità di nuovi sbocchi sui mercati esteri, quindi ben venga il grande successo di questa bollicina e del "brand" Prosecco, soprattutto là dove c'è qualcuno che riesce a produrlo in maniera così rispettosa.

F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 26 dicembre 2015

Bevo dunque sono - buoni propositi da Wine blogger e Winelover per il nuovo anno

Da winelover in primis, e filosofo (nel senso universitario del termine) mancato in secondo luogo, non ho saputo resistere dall'acquistare un libro che, a giudicare da titolo e prefazione, promettesse di coniugare al meglio queste due parti di me: “Bevo dunque sono” di Roger Scruton.

Un “guida filosofica al vino”, recita Scruton, ma, sia chiaro, l'intento dell'autore non è di certo quello di illudere il lettore con la promessa che il Vino possa agevolare l'ascesi filosofica, però è interessante quanto un punto di vista così colto, erudito e consapevole, si “riduca” in fin dei conti a qualcosa di accessibile a tutti e, soprattutto,d i pienamente condivisibile, ovvero che il Vino possa e debba essere <<usato per ravvivare la conversazione e quest’ultima sia civile ed estesa a tutti», ponendosi come catalizzatore emozionale, capace «di collocare l’amore e il desiderio a una distanza» tali «che permette di discuterne>>.

L'Amore, il Desiderio ed il Vino cos'hanno in comune secondo voi? La pulsione, quella spinta interiore che non si comprenderà mai nella sua complessità, eppure ci sembra ciò che di più semplice e naturale esista quando scorre nelle vene dell'anima.
Vi scrivo di questo, non perché sia impazzito o tanto meno perché voglia inculcare in voi chissà quale pensiero pseudo filosofico, bensì perché il Vino è troppo spesso imbrigliato da meri tecnicismi ed io stesso mi ritrovo schiavo impotente di dogmi e paradigmi in certi contesti imprescindibili per farsi valere, per poter dire la propria. Lungi da me pensare che la tecnica, in degustazione, come nel far Vino, non conti come base per poi poter dire la propria fuori dagli schemi, ma, forse, questo approccio, spesso, iper-razionale al Vino ci sta facendo perdere il punto di vista più importante in generale nella vita, quanto in qualsiasi passione ed ancor più quella enoica: l'emozione.
Il Vino per R. Scruton «irradia il senso dell’Io, si rivolge all’anima, non al corpo, e pone domande formulabili solo in prima persona e nella lingua della libertà:”Che cosa sono io? Come sono? Dove sto andando?”. M’invita a fare il punto della situazione, a ricapitolare i fatti del giorno e a prendere le decisioni che stavano aspettando questo momento di calma» è strumento dinamico e vivo per avviare un percorso esistenziale originale, unico per ognuno di noi, che non veda come obiettivo la risposta a tutti questi retorici quesiti, ma possa agevolarci e coadiuvarci nel vivere in maggior sintonia con noi stessi e gli altri.
Il Vino è di tutti! Continuo a sostenerlo in ogni maniera possibile e per quanto scontata sia questa affermazione, non lo è così tanto il riscontro in una realtà che vede sempre più questo meraviglioso acceleratore di socialità e veicolo di cultura, come qualcosa di o troppo legato alla sua accezione più negativa o troppo circoscritto ad una nicchia di esperti ed addetti ai lavori. Eppure, per molti di noi, ora grandi enoappassionati, wine influencer o persino produttori, non è forse da un bicchiere di Vino che è nato tutto? Da una passeggiata in vigna? Da una chiacchierata con un nonno vignaiolo? Mille possono essere stati i motivi grazie ai quali il Vino sia entrato nelle nostre vite, ma proprio per la facilità con la quale ci ha fatti innamorare perché non usare quest'esperienza a favore di chi, potrebbe non aver la fortuna di incontrarlo, più o meno casualmente, sul proprio cammino? Parliamone, confrontiamoci, rispettiamo profondamente la componente tecnica, ma solo per evitare di spararle troppo grosse! :-p
Questo potrebbe essere uno dei buoni propositi dei winelovers per questo nuovo anno, non credete? Riportare le famiglie in cantina, ma ancor più in vigna sarebbe un sogno ed è più che giusto continuare a provare a creare eventi e manifestazioni che vadano in tal senso, ma sarebbe utopistico pensare di poter ricondurre la democraticità del Vino a questo, in quanto il suo posto è sulle tavole di chiunque sia capace di intendere e di volere, quindi di scegliere e di non assecondare scelte indotte e non sue. Il Vino, quello Vero, non è troppo costoso, astruso o difficile da apprezzare per chi “Io non so niente di Vino, te lo dico!”, anzi è proprio l'inverso! Il Vino buono, sia esso fatto in Trentino da uve Enantio o in Sicilia da Perricone o da Merlot e Sauvignon ovunque vogliate, se fatto con coscienza e rispetto sarà in grado di essere compreso ed apprezzato da chiunque, quindi che la curiosità si insinui in tutti voi e dato che in questi giorni non si parla di altro che di Star Wars: Che il Vino sia con voi!
Il mio non è un inno al bere, anzì se mai lo fosse sarebbe al bere meglio in termini di quantità, qualità e modalità, ma è piuttosto una semplice condivisione riguardante il focus delle mie giornate da anni ormai, perché è proprio grazie ad un approccio più emozionale, meno statico e matematico, che il Vino non potrà mai indurre alla noia!

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 24 dicembre 2015

WineBlogRoll augura un Natale DiVino a tutti!

E' arrivata la Vigilia di Natale anche quest'anno e mentre scelgo i Vini che accompagneranno il mio viaggio verso pranzi, cenoni, pranzoni, cenette e chi più ne ha più ne metta, mi è venuta voglia di scrivere due righe anche qui, dopo averlo già fatto sui social, in quanto vorrei davvero che i miei Auguri arrivassero al maggior numero di voi, che mi seguite e che mi spronate a continuare a scrivere ed a coltivare la mia passione per il Vino ogni giorno.

E' stato un anno davvero particolare quello che sta per volgere al termine, ma non voglio tediarvi con problemi o vittimismi da quattro soldi, piuttosto voglio ringraziarvi nuovamente per ciò che di stupendamente positivo questo 2015 mi ha donato, ovvero tantissime emozioni enoiche legate a Vini da capogiro, strette di mano ed abbracci con persone di un'umanità ed una professionalità disarmante ed esperienze in campi che non avrei mai pensato potessero rientrare fra le mie vocazioni.
Quindi...
GRAZIE a tutti i produttori che hanno creduto nel mio gusto e nella mia penna anche quest'anno!
GRAZIE a quei vignaioli che mi hanno stivali ai piedi hanno passeggiato con me fra le proprie vigne raccontandomi del loro piccolo immenso mondo!
GRAZIE alla VinoMobile che, nonostante i Km e su strada e fuoristrada, ancora ci accompagna in giro per l'Italia del Vino permettendomi incontri indimenticabili!
GRAZIE a tutti coloro che dedicano un secondo, un minuto o qualcosina in più del proprio tempo per leggere ciò che scrivo!
GRAZIE a tutti voi che ancora non vi siete annoiati nel seguirmi persino sui social! Siete troppi, ma vorrei davvero potervi conoscere tutti e bere un bicchiere con ognuno di Voi!
GRAZIE agli Amici, quelli con la "A" maiuscola che mi sono stati sempre vicini in questi mesi e che hanno sostenuto ogni mia idea ed ogni mia scelta!
GRAZIE a chi mi ha ascoltato, ancor prima di parlare ed a chi ha affidato le proprie parole a me mostrandomi fiducia!
GRAZIE a chi mi stima, ma anche a chi non mi stima perché mi ha fatto crescere e rivedere molte mie posizioni, che spesso hanno bisogno di ritrovare equilibri persi con l'abitudine o semplicemente di essere rafforzate da critiche persino distruttive!
Ma soprattutto GRAZIE a Te, Vino! Grazie a Te che continui ad incuriosirmi, ad intrigarmi, ad emozionarmi e farmi scoprire mondi nuovi fuori e dentro di me!


Continuo a sperare che la semplicità e la spontaneità siano le armi vincenti in ogni settore ed ancor più nel fare comunicazione e nel condividere emozioni, ma quando si inizia un percorso come quello che ho intrapreso io con questo WineBlog non è sempre facile mostrarsi per ciò che si è, senza destare sospetti o senza subire lo scotto del pregiudizio, eppure questo è stato l'anno più bello proprio perché è stato il più duro e sono certo che tutto questo bagaglio di esperienze mi permetterà di essere ancor più vicino a chiunque vorrà anche solo un piccolo consiglio sul Vino da stappare la sera stessa, piuttosto che qualche dritta sulle tappe enoiche imperdibili in quella determinata regione.
Tutto questo per ribadirvi che io ci sono ed il mio Augurio per questo Natale e per il 2016 ormai alle porte è che la condivisione continui ad essere il motore di tutto, senza se e senza ma, nella sua naturale verità.
Che i Vini che stapperete in questi giorni possano donarvi ancor più emozioni del solito e che il calore dei vostri cari possa essere un valore aggiunto di ogni sorso!


BUON NATALE E FELICE 2016!

F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 22 dicembre 2015

Il Ruché di Castagnole Monferrato dell'Agricola Ferraris

Ru...che?!? Molti di voi non lo conosceranno, ma in questo strano anno di ricerca imperterrita dei vitigni autoctoni più interessanti presenti nei vigneti italici, di certo il Ruchè si è dimostrato essere quello che di più mi ha intrigato sin da subito, vuoi per la sua storia, ancora avvolta da un parziale mistero, vuoi per la capacità di quei pochi, ma buoni, produttori che ne dispongono, di valorizzarlo all'interno delle proprie bottiglie!
Parliamo di un un vitigno autoctono molto raro, tipico del Monferrato astigiano, ma che si pensi, sia stato importato dalla Borgogna, ad opera di alcuni monaci.
Da sempre il Vino delle feste, delle grandi occasioni, ma ancor più della famiglia! Un Vino che per la sua ridottissima produzione veniva consumato nelle case, senza arrivare alla commercializzazione, ma con l'avvento della D.O.C. Nel 1987 (poi d.o.c.g. nel 2010) il Ruché ha potuto varcare con maggior facilità i confini locali, creandosi una vera e propria nicchia di appassionati, tra i quali ormai posso asserire di essere entrato con entrambi i miei piedoni!
Tra le valide aziende che stanno riportando in auge questo raro varietale nonché il Vino che ne scaturisce, oggi vorrei parlarvi dell'Az. Agr. Ferraris, che da sola produce attualmente ca. 100.000 bottiglie di Ruché suddivise in 3 etichette: Opera Prima, I Firmati, Bric d'Bianc.
L'azienda è sicuramente una delle prime ad aver creduto nel Ruché, ma deve il suo exploit in termini di qualità e numeri, nonché rilevanza nazionale ed internazionale all'ingresso in azienda del giovane Luca Ferraris (troverete tutta l'interessante storia sul sito).

Il mio unico assaggio relativo a quest'azienda è relativo ad una bottiglia di Clasìc Ruché di Castagnole Monferrato d.o.c.g. 2014 (ex firmato) che mi ha molto colpito per la sua franchezza e la spontaneità di un naso, che pur trattandosi di un vitigno a maturazione precoce in un'annata non delle più facili neanche in Piemonte, ha saputo
sprigionare al meglio il varietale. Intriganti i sentori speziati ed il richiamo ai bouquet garnì presenti in molte preparazioni locali, ma è in bocca che il Ruché inizia a scalpitare per farsi strada nelle viscere di chi si apre ad esso in maniera sincera e senza pregiudizio, comprendendone l'indole mai doma ed in essa trovandone il suo fascino.
Un Vino che, nonostante la preponderante gioventù, sa ritrovare i suoi equilibri a tavola, perché è proprio quello il posto di uno dei Vino a più grande vocazione gastronomica (tipica) che abbia mai incontrato lungo il mio girovagar enoico.

Un bell'incontro quello col Ruché, che approfondirò nei prossimi mesi con altre assaggi che non mancherò di condividere con voi.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 21 dicembre 2015

Il Vino "buono" nella GDO - Male o Bene?

Giorni fa ho fatto fermare la VinoMobile nei pressi di un Centro Commerciale diventato ormai tappa consueta di DestinazioneVino e sapete perché? No, non dovevo comprare dei regali di Natale o mangiare da McDonald's, ma passare in enoteca! Sì, sembra proprio che quella sia una delle più fornite enoteche e probabilmente la migliore per quanto concerne la GDO.
vino gdo

Ogni volta che capito in zona mi ritrovo a verificare quali dei Vini di amici produttori inconsapevoli di essere "finiti" in grande distribuzione riesca a trovare e se inizialmente la cosa mi faceva un po' strano, onestamente, con il passare del tempo e contestualizzando la presenza di quei Vini nell'ottica di una sorta di progetto a lungo termine, più unico che raro nella GDO, ormai, non mi vergogno di dire che non è poi così male trovare quelle etichette anche là dove anche il comune mortale, non dotato del gene del winelover o quanto meno che ancora non si sia accorto di averlo, possa avere un primo approccio con delle nicchie enoiche italiane.
Vi racconto di questo episodio per condividere con voi un dubbio, un pensiero, che mi rimbomba nella mente da giorni, che mi divide in due, in quanto da una parte so quanto la GDO prenda per il collo i produttori e quanto una realtà fornita come quella di cui vi ho parlato sopra possa mettere in difficoltà, giocando non ad armi pari, le enoteche ed i negozi specializzati, ma dall'altra mi spinge a chiedermi se non sia più democratica ed addirittura divulgativa la scelta di questo grande supermercato, che oltre, ovviamente, a farlo per motivi economici, sta facendo parlare di sè da diversi anni proprio per la propria enoteca interna?!?
Parlando con una persona giorni fa, proprio di GDO, mi sono reso conto di quanto potrebbe essere importante ed educativo iniziare a far conoscere Vini, che fino a poco tempo fa, io stesso, ritenevo opportuno e, quasi, obbligatorio andarsi a prendere in Cantina, meglio ancora dopo aver stretto la mano al produttore ed averci fatto due chiacchiere, in maniera più conforme a quelli che sono i tempi che corrono. La casalinga, l'impiegato, chiunque veda la spesa come un momento per evadere dalla routine potrebbe veder accrescere la propria curiosità e, con essa, la propria sensibilità nei confronti di un mondo affascinante ed accessibile a tutti come quello del Vino, semplicemente allargando la proposta dei Vini in GDO, abbinando ad una selezione più attenta la presenza di personale adeguatamente preparato, come già accade in alcuni punti vendita (vedi Esselunga ed Ipercoop).

So bene che le mere dinamiche di mercato impongono a queste aziende scelte orientate su pochi e conosciuti brand, ma mi chiedo quanti produttori italiani, medio piccoli, anche se la tendenza si invertisse accetterebbero, quello che per loro sembra essere, uno smacco di essere presenti a scaffale nel luogo in cui possiamo trovare ormai le eccellenze enogastronomiche italiane e mondiali, ma sembra essere un taboo trovare Vini con tirature sotto alle "300.000 bottiglie"(numero puramente indicativo).
Dando per inteso che io stesso farei fatica ad accettare la presenza di Vini che io mi sono andato a cercare e trovare nei posti più sperduti d'Italia e che, non diciamoci cavolate, hanno nei loro piccolissimi numeri un valore aggiunto anche in termini di condizionamento emozionale, se veramente il Vino è di tutti e tutti noi dai produttori ai comunicatori, ci ostiniamo ad usare questa frase come una sorta di elogio alla democraticità ed alla comprensibilità del Vino, perché non provare? Perché non tentare di educare il consumatore ad una maggior consapevolezza nell'acquisto del Vino, partendo proprio dalla GDO, cosa che in altri stati è la normalità?
Io come sempre, non ho una risposta certa a tutto questo, ma condivido con voi un mio pensiero, nella speranza che alcuni di voi, possano condividere con me e con gli altri lettori, magari tramite i social, la propria opinione. Sarebbe davvero interessante poter iniziare a parlare di Vino nei luoghi della quotidianità, avvicinando le famiglie al prodotto per poi spingerle a visitare territori e Cantine e la GDO è un mezzo, che se utilizzato nella maniera più opportuna potrebbe dare i suoi frutti!

Chiunque può comprare buon Vino, ma in Italia è più difficile trovarne al supermercato!

Concludo dicendo che io sarei un ipocrita a non ritenermi un privilegiato sia per la passione che mi ha letteralmente cambiato la vita, che per la fiducia di quei produttori che ci tengono ad avere una mia sincera impressione sui propri Vini e che quindi difficilmente acquisto Vino al supermercato a meno ed è palese che non tutti i reparti Vino della GDO potranno mai essere forniti come quelli di alcuni punti focali studiati appositamente per essere delle eccezioni, ma forse un equilibrio potrebbe esserci, una via di mezzo, uno spazio per quei Vini di cui possiamo esser certi su provenienza e qualità e soprattutto sul fatto che non siano "industriali", per far sì che quel Vino non sia a solo pannaggio di noi winelovers accaniti o degli addetti ai lavori, ma che possa arrivare anche fortuitamente nelle case di chi, nonostante la scarsa conoscenza enoica, saprebbe comunque riconoscerne l'estrema diversità e, semplicemente, la sua bontà!
Io condivido ed appoggio, la scelta di molti amici produttori di non voler essere presenti sugli scaffali della grande distribuzione ordinaria italiana, proprio per la forma mentis che il cliente italiano ha, ancor prima del produttore e per il "nostro" concetto di GDO, ma sono certo, che molti di quei produttori non avrebbero problemi nel vedere le proprie bottiglie collocate in un degno contesto ed al giusto prezzo se ci fossero più situazioni come quelle pochissime alle quali mi riferivo. Per assurdo, non è detto che la cosa possa persino portare ad un innalzamento dei prezzi medi e ad un'educazione maggiore del consumatore anche in questo senso. Vi basti pensare che molti sono disposti a spendere 7€ per Vini che valgono meno del packaging che li contiene, ma che con lo stesso prezzo potrebbero tranquillamente acquistare Vini di qualità superiore e di origine certa. So che il mio è un delirio utopistico dovuto all'avvicinarsi delle feste, ma forse è davvero giunto il momento di svecchiare questo tradizionalismo tutto italiano e far tornare il Vino di qualità sulle tavole di tutti e non solo di pochi, magari, con dei temporari a rotazione gestiti da qualche associazione in collaborazione con una o più catene della GDO! Io la butto lì, poi fate vobis! ;-)

F.S.R.
#WineIsSharing

domenica 20 dicembre 2015

Il Vino in provetta

Avete mai sentito parlare del Vino in provetta?

Ormai da qualche anno girano online delle provette con del Vino dentro... si, proprio provette, di quelle che siamo abituati a vedere nei laboratori chimici!
In realtà, a discapito di equivoci, spesso il loro contenuto è molto più prezioso di quanto si pensi, tanto che persino alcuni dei più blasonati châteaux francesi hanno appoggiato questo "nuovo" modo di proporre i propri Vini, detto anche "Wine in tube" (dal nome dell'azienda francese leader nella commercializzazione di provette da Vino).
campioni vino provette
In molti stati, USA e Francia in primis, queste fialette sono utilizzate principalmente con due modalità:
- inviare campioni a stampa (rivista, magazines, wineblogs ecc...) e critici (guide, concorsi ecc...);
- servire i propri Vini, "one shot", con la dose perfetta di servizio, ovvero il classico calice da 10cl, senza dover ricorrere, da parte del consumatore, all'acquisto di un'intera bottiglia e quindi potendo degustare durante la stessa serata più "etichette", con un costo decisamente inferiore;

Un concetto che farà rabbrividire molti amanti del Vino italiani e non solo, ma che comprendo possa incontrare il gusto dei non appassionati o, addirittura, dei winelovers più anticonformisti che credono che il mondo del Vino vada svecchiato a tutti i costi. Beh, io sono il primo a credere fermamente che l'Italia sia indietro dal punto di vista dell'innovazione e della comunicazione, ma non so quanto questo tipo di "idea" possano giovare ad un sistema che fa fatica persino ad accettare i tappi alternativi, come passo obbligato, quanto meno per certe tipologie di Vino.


Voi che ne pensate? Sono proprio curioso di sapere se ordinereste mai una provetta di Brunello di Montalcino e se, qualche collega, vedrebbe di buon grado l'arrivo a casa di un'elegante confezione contenente i campioni in provetta dei Vini da degustare e recensire?

Di certo per le aziende potrebbe essere un notevole risparmio in termini di costi per inviare campioni all'estero, ma come la mettiamo col fascino di stappare una bottiglia così come verrà servita da quel Ristorante piuttosto che venduta in quell'enoteca?

N.B.: per quanto fashion e trendy siano queste provette di Vino, sono già stati riscontrati problemi di contraffazione, in quanto la provetta e l'etichetta serigrafata o adesiva che sia sembri essere molto più semplice da replicare o da "taroccare" delle originali etichetta da bottiglia.



F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 18 dicembre 2015

Alla scoperta dei varietali autoctoni italiani semi-sconosciuti - Il viaggio continua

Vitigni autoctoni poco conosciuti di oggi sono: Cagnulari, Susumaniello, Vermentino Nero, Tintilia, Albarola, Enantio e Tazzelenghe.

Come promesso qualche giorno fa, continua la ricerca dei vitigni sconosciuti o semi-sconosciuti italiani. Siete stati in tanti a segnalarmene di nuovi e sono certo che nelle prossime settimane ci sarà spazio per ulteriori approfondimenti a riguardo, al fine di valorizzare queste uve antiche, spesso radicate nella storia e nella tradizione dei nostri territori, che per varie cause hanno rischiato di non arrivare ai giorni nostri, ma che, per fortuna, grazie ad alcune illuminate Cantine fanno ancora parte del nostro inestimabile patrimonio ampelologico. 
Cagnulari: Il Cagnulari sembra essere uno dei vitigni autoctoni meno conosciuti della Sardegna e si distingue per il grappolo dalla forma caratteristica, compatto, con due ali e gli acini piccoli, dalla buccia molto delicata. In passato le uve Cagnulari, vinificate assieme a quelle di altre varietà, offrivano vini robusti, adatti per il taglio di vini esili. Sempre meno utilizzato, il vitigno era destinato a scomparire a vantaggio di altre varietà più produttive. Ad oggi alcune cantine stanno cercando di valorizzare e riportare in auge questo varietale vinificandolo in purezza ed enfatizzandone le peculiarità identificative: parlo dell'Az. Agricola Cherchi e Siddura ad esempio.


Susumaniello: “Il Susumaniello carico come un somarello”. Questo detto popolare del Salento dice già molto sulle caratteristiche di questo prorompente vitigno, che ai tempi in cui la quantità era senza remore anteposta alla qualità produceva talmente tanto da meritare questo accostamento con l'animale da soma.

E' un vitigno autoctono della Puglia, dunque, anche se, come in molti altri casi, si suppone lo sia diventato dopo essere stato portato sulle coste della regione, importante scalo commerciale, dalla dalmazia.
Da questo vitigno, che in pochi hanno avuto l'ardire di vinificare in purezza, scaturiscono Vini strong, molto rudi, ma a loro modo espressivi di una terra che lavora e sa affrontare anche l'annata più dura. Io personalmente ho assaggiato quello dell'Az. Due Palme molto schietto e varietale ed il Tagaro u’Cucci più complesso, per via del più lungo affinamento in barrique.

Vermentino nero: Il Vermentino Nero è vitigno molto raro, probabilmente originario della costa dell'alta Toscana, dove ancora oggi poche, ma attente, aziende lo coltivano e ne preservano il patrimonio generico e storico-culturale.
I tecnici pensano che si tratti di una mutazione del più tradizionale vermentino bianco, ma non v'è certezza alcuna a riguardo.
Io personalmente ho assaggiato quello dell'azienda Castel del Piano , Pepe Nero, che reca nel nome parte delle sue peculiarità organolettiche votate tutte ad una speziatura piacevolmente intrigante.


Tintilia: ne parlai tempo fa in un mio articolo, in quanto rimasi molto colpito da questo vitigno autoctono tipico del Molise. La Tintilia è un'uva che per secoli fu considerata dai molisani il varietale di riferimento in termini di qualità, ma a causa dell'avvento della “quantità” si rischiò l'estinzione completa. Per fortuna, anche in questo caso, l'attenzione e la perseveranza di pochi ha permesso alla Tintilia di arrivare ai giorni nostri e di continuare a far assaporare tutta la sua qualità. Io ho trovato molto espressiva quella della Cantina San Zenone.



Albarola: L'Albarola è un'uva a bacca bianca diffuso in Liguria nella zona delle Cinque Terre ed in Toscana. Presenta molte affinità con la Bianchetta Genovese, tanto che si è arrivati ad asserire che siano la stessa uva, con due appellativi diversi, come accade per molti altri vitigni tradizionali italiani.

A causa degli acini “accalcati” fra loro il vitigno era anticamente conosciuto col nome di Calcatella.
L'uva dà un vino chiaro dal delicato colore giallo paglierino, con riflessi verdognoli, dal profumo accentuato di erba di campo. Sono pochissimi colore che “osano” vinificarla in purezza, ma va loro reso atto che si possono ottenere buoni risultati se la si tratti con rispetto. Quello di Santa Caterina, sulla falsariga degli orange wines sa regalare emozioni davvero uniche!


Enantio: L'Enantio, o in latino Enanzio (comunemente chiamato Lambrusco a foglia frastagliata), è un vitigno dalla grande rilevanza storica ed agronomica, in quanto sembra essere molto legato alle viti selvatiche.

Citato, persino, da Plinio nel I° secolo D.C.: “Labrusca hoc est vitis silvestris quod vocatur oenantium” ...una vite selvatica chiamata Enantio.
Se questo non bastasse, si tratta di un varietale che è riuscito a resistere alla filossera tra la fine dell''800 e l'inizio del '900, tanto da poter trovare in Veneto e Trentino vigne prefilossera fino ad oltre 150 anni, come quelle della Cantina Roeno.


Tazzelenghe: Il Tazzelenghe è un vitigno autoctono friulano a bacca rossa, originario della zona collinare di Buttrio, Cividale (UD). Nello scorso secolo era molto apprezzato, soprattutto come varietà da botte, e largamente diffuso in Friuli Venezia Giulia, ma successivamente se ne persero quasi totalmente le tracce a favore dei vitigni a bacca bianca.

Il Tazzelenghe vanta un tannino importante, che necessità di un adeguato affinamento in legno per addolcirsi, dando così origine a Vini di rara complessità e profondità. E' un'uva ostica, che se lasciata macerare un po' più a lungo del dovuto si guadagna a pieno il suo sopranome di taglia-lingua, da qui il suo nome. Mi è molto piaciuto quello della famiglia Jacùss.

Ho deciso di rimandare l'appuntamento con il Cesanese, in quanto sto aspettando di assaggiare alcuni Vini davvero interessanti, grazie ai quali vorrei approfondire e molto le caratteristiche e le doti emozionali di questo vitigno. Quindi, come al solito, stay tuned!

F.S.R.
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Il Vino della settimana - Primo Nero dell'Azienda Agricola Lomartire

Oggi torniamo in Puglia, e più precisamente presso l'Azienda Agricola Lomartire di Sava, piccolo paese della provincia di Taranto nel cuore del Salento, ormai noto ai più per la sua grande vocazione vitivinicola.
L'Azienda Lomartire è costituita da circa 30 ettari, di cui 16 destinati a vigneto, mentre i restanti 14 ospitano i secolari olivi Pugliesi, altra ricchezza inestimabile di questa splendida terra.
Come molte delle aziende di cui mi piace parlarvi anche questa è a conduzione familiare e coltiva uva destinata alla produzione interna di Vino da molte generazioni.
L’esperienza, le conoscenze, la passione che la famiglia dedica alle sue terre, hanno permesso di affinare le migliori tecniche di coltivazione e la selezione delle viti più adatte al terreno. Tutto questo, unito alla particolare composizione del suolo, al clima e alla posizione geografica, contribuisce a dare vita a vini eccellenti.
Il Vino più rappresentativo prodotto dalla Cantina Lomartire sicuramente il Primo Nero, Primitivo di Manduria in purezza. E’ in commercio solo da 4 anni ed il suo nome celebra la ripresa della vinificazione, che venne interrotta per qualche anno, per poi essere riavviata con rinnovato entusiasmo dalla nuova generazione. Primo indica infatti il primo Vino ad essere prodotto dall’azienda e Nero è l’aggettivo che generalmente viene dato, in Puglia, al Vino rosso.
Assaggiandolo la prima cosa che ho detto tra me e me è stata "wow, un Primitivo davvero contemporaneo!".
Mi spiego meglio, per me che sono un amante spassionato del Primitivo e che sono abituato ad apprezzare Vini molto caldi, corposi, di grande struttura e quindi di grado, tanto da preferire, spesso, degustarli da soli, trovare un Primitivo così fruibile, godibile ed a suo modo fresco, mi ha fatto subito pensare alle potenzialità in termini di abbinamento che potesse avere, specie con primi piatti con sughi saporiti o una bella grigliata di carne estiva, di quelle fatte sul BBQ con gli amici in giardino.  
Pur essendo di buon corpo e di grande profondità, la sua vena acida lo rende davvero apprezzabile, di calice in calice, senza mai sentirsi sovraffatti da eccessive sovrastrutture.
La Puglia, come sempre, sa regalare chicche di raro interesse e questo Vino non è da meno, anche grazie al suo rapporto qualità-prezzo eccellente.
Ringrazio gli amici di Vino75 che mi hanno consigliato questo assaggio. Potrete trovarlo in vendita nel loro e-commerce cliccando il seguente link:

F.S.R.
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mercoledì 16 dicembre 2015

10 Spumanti italiani + 5 per una vigilia di Natale ed un Capodanno da Winelover

Le mie Bollicine di Natale e Capodanno

Scrivere una lettera diretta ad una sola persona è già una grande responsabilità, ma sapere che ciò che si scriva sia letto da un più o meno grande gruppo di persone fa aumentare questa responsabilità ed è per questo che ogni volta, prima di consigliarvi un Vino ci rifletto molto. Parlare di una cantina, raccontare la sua storia è semplice per me, perché è qualcosa di fortemente sentito e vissuto in prima persona che non potrei evitare di condividere con voi che seguite questo Wine Blog, ma rare volte dismetto i panni del prolisso wine-reporter in favore di una più diretta e, confido, utile rassegna di assaggi che mi hanno colpito particolarmente, nella speranza che le emozioni trasmesse a me da quei Vini, possano ripetersi in voi, se pur in forme diverse e personali. 
Oggi, dato l'avvicinarsi delle feste, mi piacerebbe segnalarvi 10 bollicine + 5 che vedrei benissimo sulle vostre tavole la sera della vigilia di Natale o magari per il cenone di Capodanno, con abbinamenti a vostro piacimento dall'aperitivo al dolce.

spumanti natale e capodanno

Augusto Primo - Brut Nature metodo classico Cuvée - Mattia Filippi;


Spumante Brut Nature "60" Casa Caterina 2010;

Suavissimus Rosé Spumante Metodo Classico (base Ruché) – Cantine Sant'Agata;


Spumante Brut Metodo Classico Rosé Millesimato (base Vernaccia Nera) - Fontezoppa

Cuvèe Extra Brut Vigneti delle Dolomiti - Pojer & Sandri;

Santagiusta - Brut Metodo Classico - Blanc De Noir – Marchesi Del Cordano;

Lambrusco Rosé Di Modena Spumante D.O.C. Metodo Classico – Cantine della Volta;

Fazio Blanc de Blancs Eriche Doc da uve Chardonnay - Casa Vinicola Fazio;

Dedico un extra a 5 spumanti base Verdicchio che reputo all'altezza delle più grandi bolle italiane:


Brut Riserva Metodo Classico 2008 -  Garofoli;

Spumante Metodo Classico Brut “Musa” 2013 - Cantina Cològnola Tenuta Musone;

Spumante Metodo Classico Extra Brut Nature Da Uve Bio  - Peruzzi;

Spumante Metodo Classico Brut Millesimato 2008- Vallerosa Bonci.

Sono certo che con queste bollicine potrete festeggiare alla grandissima il Natale ed il vostro capodanno! Come sempre, attendo i vostri pareri sui social! 

Wine is sharing!


F.S.R.

martedì 15 dicembre 2015

9 vitigni autoctoni italiani sconosciuti ai più

Alcuni Vitigni autoctoni italiani sconosciuti: Ribona, Garofanata, Burson, Centesimino, Ruché, Nascetta, Biancolella, Cococciola e Foglia Tonda.

Se c'è una certezza riguardo le peculiarità dell'Italia enoica questa è, senza ombra di dubbio, la ricchezza di vitigni autoctoni che ci pone in una posizione di primato assoluto, inarrivabile. C'è, però, una ricchezza ancor più grande, che è una sorta di sottoinsieme dell'insieme più grande nel quale sono racchiusi tutti i varietali italiani e sto parlando di quei vitigni sconosciuti o semisconosciuti ai più, che grazie a pochi, ma valorosi, vignaioli sono arrivati fino ai giorni nostri o sono stati riscoperti e rivalorizzati odiernamente al fine di dare ancor più identità territoriale al proprio Vino.
Io, che sono stato definito un "malato dei vitigni sconosciuti", vorrei segnalarvene alcuni che a mio parere danno vita a Vini d'eccellenza, se pur prodotti in tirature limitatissime, per via delle pochissime piante rimaste, spesso estirpate per far spazio a nuovi impianti di vitigni più conosciuti e performanti.
Il mio sarà un elenco in ordine sparso, mirato ad incuriosire tutti voi winelovers fino a spingervi ad andare a cercare ed assaggiare i Vini prodotti con queste uve nella maggior parte dei casi molto rare, che grazie al vostro supporto potranno continuare ad arricchire il patrimonio viticolo italiano:

Ribona o Maceratino: vitigno autoctono a bacca bianca molto raro, coltivato solo nell'entroterra marchigiano e più precisamente nella provincia di macerata. Ricco di tannino e nerbo acido riesce a dar vita a bianchi di grande longevità, specie se coltivato su terreni ricchi di minerali. Ne producono di ottimi le Cantine Fontezoppa e Boccadigabbia;
Garofanata: Un tempo coltivato tra la vallata del Misa e del Suasa, a cavallo tra le province di Ancona e Pesaro, era ormai quasi del tutto scomparso, quando l’azienda Terracruda di Fratte Rosa, ha pensato bene di avviare un progetto di riscoperta, reinterpretandolo in chiave moderna e proteggendolo, così, dall'estinzione.
Burson: l’Uva Longanesi, anche detta Bursona in dialetto romagnolo, è un vitigno autoctono della zona di Ravenna e ad oggi gli ettari vitati sono all’incirca 200. Pochissime le cantine che coltivano questo vitigno dalla storia a dir poco singolare. Infatti, fu solo nel 1920 che Aldo Longanesi trovò un vite a lui sconosciuta, abbarbicata ad una vecchia quercia, nel suo podere a Bagnacavallo, per poi decidere di utilizzarla per vinificarla in purezza. Ad oggi la tecnica di vinificazione è molto simile a quella dell'Amarone, con appassimenti lunghi e grande attenzione nell'affinamento in legno. La Tenuta Uccellina è stata una delle prime a credere in questo autoctono e sta portando alta la bandiera del Burson in Italia e nel mondo. Sempre in Romagna, prodotto anch'esso dalla Tenuta Uccellina e da altre aziende limitrofe, segnalo il Famoso o Rambela, vitigno a bacca bianca molto duttile e di grande piacevolezza. 
Centesimino: ancora Romagna ed ancora una storia a dir poco originale. Il Centesimino è un vitigno autoctono della zona di Ravenna, Forlì, Cesena e del Faentino. Sembra che questo vitigno sia presente nella zona sin dagli anni ‘60: si racconta che i numerosi impianti messi a dimora in quel periodo nella zona di Oriolo dei Fichi derivavano da piantate precedenti, a loro volta realizzate con il materiale reperito da un vigneto presente nel “Podere Terbato” di proprietà del signor Pietro Pianori, detto Centesimino, che stava a rappresentare la sua avarizia. Ho incontrato per la prima volta questo vitigno pochi giorni fa in un calice di Monteterbato della Cantina San Biagio Vecchio e sono rimasto affascinato dal suo deciso, ma mai stonato, impatto aromatico, oltre che dalle sue struttura, eleganza e persistenza:
Ruché: Grande autoctono piemontese che si sta facendo conoscere sempre di più e con grandi riscontri fra i winelovers. Riscoperto grazie a due personaggi di Castagnole Monferrato: il parroco don Giacomo Cauda che alla fine degli anni settanta si è dedicato con grande entusiasmo alla produzione del Ruchè, e il sindaco Lidia Bianco – già segretaria della scuola d’agraria di Asti – che si è impegnato per fargli assegnare la denominazione d’origine controllata , peraltro ottenuta nel 1987.
L’etimologia di questo vitigno autoctono è incerta in quanto la toponomastica locale non annovera nemmeno in tempi antichi siti ai quali il nome Ruchè sia chiaramente riconducibile.
Taluni comunque ipotizzano un legame con la presenza a Portacomano (uno dei sette comuni ove si produce il Ruchè) di una chiesa benedettina dedicata a San Rocco. Altri ancora pensano che il nome possa derivare dai luoghi collinari erti ed arsi dal sole (rocche) nei quali questo vitigno dà il meglio di sè. Fatto sta che con il Ruché si producono ottimi Vini, in particolare segnalo quelli della Cantine Sant'Agata, quelli di Montalbera ed il Ruché dell'Az. Agr. Luca Ferraris, tutti con peculiarità differenti, ma di altissima qualità, che possono farvi apprezzare un ventaglio di sfumature che solo il Ruché può sfoggiare con tale impetuosa eleganza;
Nascetta:Il vitigno Nascetta o autoctono dell’Albese, coltivato sulle colline tra Barolo e Novello
Un'uva semi-aromatica che da vita a Vini davvero interessanti, ma scontati, si pensa anche dal grande potenziale in termini di longevità.. Molto buono il Netta di Anna Maria Abbona;
Biancolella: Il vitigno Biancolella è tipico della Campania, in particolare nella provincia di Napoli e soprattutto nell'Isola d'Ischia, dove il Biancolella è il re dei varietali bianchi locali, nonostante la sua contenutissima produzione. E' un vitigno molto antico e si dice provenga dalla Corsica, dove è ancora oggi coltivato con il nome Petite Blanche. Io l'ho conosciuto grazie ai Vini della Cantina Giardini Arimei, che non solo preserva questo vitigno, ma ne continua a coltivare altri persino meno conosciuti come: Forastera, Uva Rilla, San Lunardo, Coglionara.
Il Pietra Box ed il loro Vino da uve surmature sono espressioni integre e armoniche di un'Isola che, non dimentichiamo, è stata la prima area mediterranea per la coltivazione e diffusione della Vitis vinifera (intorno al 500 a.C);
Cococciola: Varietale a bacca bianca abruzzese (presente anche in Puglia), chiamato anche Cacciola o Cacciuola. Prima usato prevalentemente per il taglio del Trebbiano, al fine di conferirgli maggiore freschezza, oggi è vinificato anche in purezza e persino per la spumantizzazione. Il vitigno lo si trova citato nell'opera da due illustri ampelografi francesi, Viala e Vermorel.
Parliamo di un vitigno coltivato in un areale molto ristretto, che comprende, nella zona di Chieti, i comuni di Villamagna, Vacri, Ari e Rocca San Giovanni. Uno dei miei migliori assaggi di Cococciola è sicuramente quello relativo al Brilla della Cantina Marchesi del Cordano;
Foglia Tonda: Il vitigno Foglia Tonda è un autoctono che affonda le sue radici nella storia, tanto che se ne trova traccia anche in trattati di viticoltura della metà dell’Ottocento. Proveniente dalla Toscana e nello specifico dalla zona Sud del senese, la sua coltivazione fu abbandonata perché, con il tipo di potatura a tralcio rinnovabile (guyot o capovolto), andava in sovraproduzione dando origine a vini di scarsa qualità.
Riscoperto e riportato in auge dall'impegno di Donatella Cinelli Colombini, oggi concorre alla produzione di Vini di eccellente qualità come, appunto, il Cenerentola (Orcia Doc) della Fattoria del Colle di Donatella.

Per oggi mi fermo qui, in quanto non vorrei esagerare e mettervi nelle condizioni di non poter dedicare abbastanza tempo ad ognuno di questi tesori della nostra Italia enoica, ma nei prossimi giorni vi parlerò del Cagnulari, del Susumaniello, del Vermentino nero, della Tintilia, dell'Albarola, dell'Enantio, del Tazzelenghe e del grande Cesanese. Intanto, a prescindere dai Vini che ho segnalato, se trovate uno di questi varietali in uvaggio o in purezza, in un Vino non esitate ad assaggiarlo, appagherete la vostra curiosità e contribuirete, nel vostro piccolo, alla preservazione di queste rarità.

F.S.R.
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Nell'entroterra pesarese c'è un universo costellato di ottimi Vini - Cantina Terracruda

Le Marche sono la regione che ha accolto ed ha colto più di ogni altra il senso del progetto DestinazioneVino, tanto da dover ancora terminare il tour tra le cantine aderenti di questa regione.
In ordine cronologico l'ultima tappa di DestinazioneVino vissuta nelle Marche è quella relativa alla Cantina Terracruda.
Premetto che questa realtà è situata in una zona che io stesso, da marchigiano di origine, conoscevo meno, ma che rappresenta l'ennesima pennellata intrisa dei colori dell'emozione che questa regione sa regalare, con profonda umiltà e semplicità. Parliamo dell'entroterra pesarese e più precisamente di Fratte Rosa, un piccolissimo comune di neanche mille anime, che vanta una posizione magnifica, tra fiumi e colline, tra mare e monti, con una densità di costruzioni bassissima, che lascia spazio a campi e vigneti così perfettamente integrati con il paesaggio da stentare a credere sia frutto dell'uomo e non di un'entità superiore.
Forse vi sembrerò esagerato e magari lo sono, ma vi basterà guardare qualche scatto o ancor più andare in quella zona per rendervi conto della bellezza di un'area che, come dicevo, è meno conosciuta, ma non per questo meno ricca di eccellenze.
A pochi km da Pergola, la città nella quale sembra sia stato "inventato" il Vino di Visciola, tipico Vino aromatizzato marchigiano, sorge la Cantina Terracruda, punto di riferimento per la riscoperta e la valorizzazione di alcuni dei più preziosi vitigni autoctoni della regione come il Bianchello del Metauro, la Garofanata e l'Aleatico.
Una Cantina che ha contribuito in modo concreto alla creazione della DOC Pergola, la più giovane della regione e quindi quella che mi incuriosisce di più.
Ad accoglierci nel bellissimo agriturismo dell'azienda, c'è Luca Avenanti, un giovane dotato di due optionals non comuni a tutti, come quelli della sensibilità e di un'imperitura forza di volontà. Oltre ai panorami mozzafiato ed alla tranquillità di quei posti, ciò che mi ha colpito di più è stata l'estrema serenità con la quale siamo riusciti a portare avanti tutta la tappa, tra vigne, cantina e degustazioni, con un calice di Vino che ci ha accompagnati in ogni ambito dell'universo Terracruda. Per me non c'è cosa più bella di poter parlare di Vino senza eccessive ed ingombranti sovrastrutture, andando a fondo nelle tematiche più importanti, come una viticoltura etica e l'importanza dei vitigni autoctoni nel veicolare, attraverso il Vino, il concetto di territorialità.
A Terracruda c'è un amore per il proprio territorio che si palesa da ogni singola scelta e giustifica persino le molte etichette capaci di dare un arcobaleno di interpretazioni e di sfumature che rendono quasi impossibile il solo pensare di toglierne alcune.
Il concetto è semplice, qualità qualità qualità a tutti i costi, partendo da un grande lavoro i vigna, ma continuando a fare selezione anche una volta che l'uva, sana e al giusto livello di maturazione per il Vino da produrre, arriva in Cantina.

Vari tempi di maturazione, quindi, molti passaggi in vigna per creare Vini dalle caratteristiche diverse con uno stesso vitigno, fino a tre o più espressioni dello stesso vitigno, come ad esempio nel caso del Bianchello del Metauro che viene interpretato in tre versioni ferme ed in una spumantizzata, con in arrivo tra qualche anno un metodo classico che promette già molto molto bene!
Questo per dar modo a chi conosce già il Bianchello di vederlo da ottiche differenti, ma ancor più a chi non ha mai avuto modo di assaggiarlo, di comprenderne sin dal primo approccio la grande duttilità e le potenzialità di questa uva così antica e radicata nel territorio.
Ciò che mi affascina di più di Terracruda è la scelta di produrre con uno stesso varietale un Vino che faccia solo acciaio, quindi più votato a manifestare la sua prontezza e la sua piacevole freschezza, un Vino più maturo che vanti una piccola percentuale di affinamento in legno piccolo per più di un anno, per finire con un Vino totalmente affinato in barrique per 12/18 mesi, che uniti allo charmat ed al futuro metodo classico (tra l'altro il primo di Bianchello), rendono tutto molto interessante dal neofita al winelover più preparato.
Parlando di Vino posso confidarvi che non saprei davvero cosa scegliere in questa Cantina, data l'altissima qualità media, che riesce a dare una reale personalità ad ogni singola bottiglia, cosa che annulla il concetto di "vino base". All'ultimo Vinitaly consigliai tra i miei 10 assaggi da non perdere proprio l'Incrocio Bruni di Terracruda, ma ad oggi potrei aggiungere il Sangiovese Riserva Olpe, elegante e lungimirante, il Bianchello Campodarchi Oro, maturo ed evoluto e la Garofanata, ma di certo consiglierei per primo il Lubaco, un Aleatico di grande complessità al naso con uno spettro aromatico che spazia dai classici primari e secondari fruttati e floreali, ai terziari da affinamento come la speziatura e la torrefazione. Molto contemporanea ed estremamente piacevole lo spumante Charmat base Bianchello che per dirla senza mezzi termini "un bicchiere tira l'altro!".
Non voglio, però, svelarvi troppo altrimenti non avrete motivo di leggere il libro, anche se della Cantina Terracruda parlai già tempo fa in questo articolo: www.wineblogroll.com/terracrudacantina.
L'invito a seguire Luca e le sue mille iniziative è d'obbligo dopo aver visto concretamente l'impegno e la dedizione con i quali tutta la famiglia Avenanti si dedica a tutto questo.
Di certo una di quelle tappe di DestinazioneVino che vorresti durassero molto molto di più!

F.S.R.
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