venerdì 13 marzo 2015

La storia di Massimo e Pascale e della Tenuta San Marcello nelle Marche del Vino..."bio-diverso"

Sapete cosa ci fanno un Pugliese ed una Parigina, che si sono conosciuti in Grecia e lavoravano a Milano, nelle Marche? Il Vino, ovviamente! Oggi vi racconto la storia della Tenuta di San Marcello e sono certo che, anche voi, vi lascerete coinvolgere come è accaduto a me.
“Galeotto fu il Lacrima”, i cui profumi affascinarono Massimo Palmieri (pugliese) & Pascale Marquet (parigina), professionisti di importanti aziende milanesi che nel 2007, causa la crisi finanziaria che portò al fallimento delle stesse, scelsero di trasferirsi a San Marcello, un piccolo comune in provincia di Ancona, nel bel mezzo delle DOC Lacrima di Morro d'Alba e Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico e Superiore.
Questa coppia, stanca del tram tram quotidiano della metropoli milanese, scelse proprio la verdeggiante campagna marchigiana per ritrovare ritmi più tranquilli ed una vita più sana, per loro ed i propri figli. Acquistarono un podere di 5 ettari con un vecchio casale che ristrutturarono, ricavandone un bellissimo agriturismo ed una Cantina a basso impatto ambientale con oltre il 60% dell'energia utilizzata proveniente da fonti rinnovabili, con un 80% già nelle prospettive di questa coppia tanto attenta all'ecosostenibilità quanto alla qualità dei propri Vini.

E' proprio l'ecosostenibilità senza compromessi il mantra della Tenuta San Marcello.
Una filosofia "green" che ha portato Massimo & Pascale a coniare il neologismo “biodiverso” per il proprio Vino, prodotto, per scelta, senza perseguire i dogmi delle certificazioni biologiche, bensì coltivando la vigna preservando la biodiversità, non usando concimi chimici, non diserbando, non usando insetticida e riducendo al minimo l'utilizzo di solfiti in cantina. Inoltre a livello energetico si tende a sfruttare la geotermia per raffreddare i mosti e la fermentazione per riscaldare l'acqua ad uso domestico. Io direi, senza tema di smentita, che questo si possa chiamare bio-vero, non solo bio-diverso!

La Tenuta San Marcello è una famiglia, ancor prima di essere un'azienda e l'obiettivo dell'azienda...o meglio della famiglia, si rivela essere quello più sacrosanto, ovvero l’autosostentamento, mantenendo costante la produzione nel tempo, ma riducendo anno dopo anno l’impatto ambientale. Il risultato di questa visione molto più umanistica e sostenibile che meramente imprenditoriale è, comunque, la produzione di una serie di Vini che parlano del territorio, grazie alla vinificazione esclusivamente in purezza di vitigni autoctoni, e che fanno della loro sincerità la peculiarità primaria, che è impossibile non percepire.
Una produzione di poche migliaia di bottiglie, che puntualmente termina nel giro di poche settimane dall'imbottigliamento, grazie alla genuinità dei Vini e ad un buonissimo rapporto qualità-prezzo.

Di queste bottiglie io ne ho assaggiate 3 ed ovviamente ora vi tocca, come sempre, la mia solita e, spero, piacevole descrizione organolettico-emozionale dei Vini in questione:
Lacrima di Morro d'Albra Melano 2013: un vitigno, il Lacrima (o la Lacrima) spesso sottovalutato, persino dai marchigiani stessi, ma che ha negli ultimi anni sta mostrando tutta la sua unicità. I Vini prodotti con questo vitigno, considerato da molti il più profumato al mondo, sono inebrianti ed il Melano conferma questa ricchezza di profumi che spaziano dai mirtilli alla classica ed inconfondibile visciola, con eleganti e femminili note floreali di rosa e viola. Il sorso è una coccola, calda e premurosa, che sa infondere raro equilibrio fra serenità e vitalità, per un uva, che vinificata in purezza, a volte può risultare eccessivamente zelante.
Un Vino semplice nel suo approccio, eppure così diverso ed identificativo di un Uva, un territorio ed una storia che ha pochi eguali.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Buca della Marcona 2013: è il Verdicchio “base” dell'azienda di San Marcello, eppure non la sua freschezza e la sua integrità lo rendono di grande espressività.
Profumi varietali, delicati, con le note floreali e quelle di pesca fuse in un piacevole passo a due.
Il gusto conferma i profumi, facendo emergere il frutto con eleganza e senza stonature di sorta.
Un Verdicchio da bere "spesso e volentieri", nella consapevolezza di avere nel calice un Vino vero e concreto, fatto con passione e rispetto.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Cipriani 2013: e qui arriva il bello! "Il fiore rosa fiore di pesco, fiore bianco fiore di mandorlo" all'occhiello della Tenuta di San Marcello. Ops...mi sa che mi è scappata la rima! Che il conterraneo Leopardi mi perdoni! Tornando seri...il Terreno argilloso, formatosi da sedimentazione marina, che non si è fatto mancare formazioni calcaree, conferisce al Vino un'ottima mineralità che rende il Cipriani più complesso del Buca della Marcona. Lo so...molti di voi sosterranno che la mineralità non abbia nulla a che fare con il terreno, addirittura altri che non esiste affatto, ma nel disaccordo globale riguardo la tesi in oggetto, a me piace pensare che il terreno incida eccome su questo fattore.
I profumi sono più articolati e spaziano dai fiori bianchi, alle coerenti noti di pesca, erbe officinali e finalmente la mia amata mandorla. Mandorla che ritroviamo nel caratteristico retrogusto, di un Vino che combina in modo armonico freschezza minerale (per chi, come me, abbina la mineralità a sensazioni di freschezza) ed il corpo estrattivo.
Un Verdicchio, questo Cipriani, davvero interessante, che fonde al meglio le peculiarità del Re dei vitigni marchigiani con una filosofia di vinificazione eco-friendly e “taste-friendly”, passatemi il termine, dato il gusto puro e gradevole che Massimo e Pascale sono riusciti a tirar fuori dalle loro vigne.
Da marchigiano d'origine, vissuto a Milano, con mezzo corredo genetico del Sud, appena tornato a vivere nelle Marche, mi sono sentito davvero coinvolto nella storia di Massimo e Pascale e sono davvero felice che ci siano persone, ancor più che imprenditori, che sappiano rispettare una Regione che sa dare tanto, senza pretendere molto, se non quello stesso rispetto che si ritrova ampiamente in ogni calice dei Vini della Tenuta San Marcello.
Inutile dirvi che il miglior modo di comprendere la filosofia di vita e di Viticoltura dell'azienda, nonché la qualità dei loro Vini, sia quella di farsi un giretto della Marche e magari sostare qualche giorno nel bellissimo agriturismo a gestione familiare.

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