giovedì 30 aprile 2015

In Toscana un Terroir Pliocenico per dei Vini del XXI secolo: Usiglian del Vescovo

Oggi torniamo tutti in Toscana, più precisamente a Palaia, sulle colline della Valdera, in prossimità della costa tirrenica per raccontare la storia, la filosofia produttiva ed i Vini della Cantina Usiglian del Vescovo.
Un breve excursus storico è doveroso, ma non vi annoierò, tranquilli!
Usiglian del Vescovo deve il suo nome al fatto di essere stata intorno all’XI secolo un feudo conteso dai vescovi di Lucca e da quelli di San Miniato. A quell’epoca vanno fatti risalire l’omonimo castello, riconducibile al sistema delle curtes altomedievali e la chiesa di San Pietro le cui vestigia romaniche si trovano al centro della proprietà. Nel corso dei secoli Usigliano ha sempre mantenuto le caratteristiche del piccolo borgo agricolo di circa 200 abitanti che solo negli ultimi decenni è venuto spopolandosi. Oggi la tenuta occupa una superficie di circa 160 ettari: 28 ettari di vigneti e 15 di uliveti. 
Ciò che rendere davvero speciale quest'azienda, connotando in maniera molto marcata e distintiva i suoi Vini, è la qualità del terroir, dotato di terreni di origine pliocenica, corrispondenti all'innalzamento di una piana costiera ed alluvionale ricca in fossili marini: la struttura varia dal sabbioso-limoso al medio impasto.
A livello pedoclimatico, parliamo di una posizione davvero favorevole alla viticoltura, caratterizzata da una regolare piovosità, da una ventilazione costante e da estati calde mitigate dalle escursioni termiche notturne.
Questo particolare terroir, oltre ad agevolare l'eleganza aromatica e la nobiltà tannica, conferisce ai Vini di Usiglian del Vescovo una mineralità che diventerà un filo conduttore nelle mie successive impressioni.
Le varietà a disposizione dell'azienda sono: Sangiovese,  Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah e tra le bianche Chardonnay e Viognier.

Quest'azienda rientra perfettamente nella mia continua ricerca di modelli produttivi da prendere come riferimento, in quanto si è imposta sin dalla sua nascita, nel 2001, di evitare lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, per un’agricoltura di qualità che sappia anche salvaguardare gli aspetti socio-economici e culturali del territorio. Pertanto l’azienda si avvale di manodopera specializzata per la cura dei vigneti e per la vendemmia, che avviene rigorosamente a mano.
Altra cosa che mi ha colpito piacevolmente, in quanto "Emotional Wine Blogger" (figo, eh!? Appena coniato!) è stata la volontà di “comunicare” e di far, quindi, conoscere i propri Vini attraverso degustazioni emozionali a piedi nudi sui vigneti.

Passiamo ai Vini che ho degustato per me e per Voi:

Chianti Superiore D.O.C.G 2010 (90% Sangiovese 10% altri vitigni): questo è un Chianti di quelli che tra i 4 ed i 5 anni riescono a giungere all'apice, accostando alla consuete note "violettose", "ciliegiose" e "prugnose" con una, a me graditissima, speziatura terziaria di pepe nero e liquirizia ed un "ending" balsamico. Il sorso è bello, equamente corposo, con una bella dinamicità acido-tannica, sorretta e sospinta da un per nulla esile scheletro minerale. Vino da godersi in spensieratezza, come solo il Chianti sa, ma senza snobbarne l'importanza, in quanto sarà semplice per Voi accorgervi dell'estremo equilibrio che vi ritroverete nel calice. Tutto in questo Vino sembra essere stato concepito per renderlo di grande beva!


Barbiglione Igt Toscana Rosso 2010 (Syrah 70% più Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese): il suo biglietto da visita è già interessante, con questo rosso intenso dalle sensuali spennellate violacee, ma è nel naso che, come spesso accade, che si esprime la personalità di un Vino e nel Barbiglione trovo molto piacevole questi piccoli frutti rossi, di rovo belli, freschi e croccanti, con un ricordo balsamico, quasi verde (probabilmente dovuto al Cab. Sauv. ed al Merlot),che ritorna, quasi mentolato, il tutto avvolto da una leggera speziatura dolce dovuta alla sosta in tonneau di un anno. In bocca la coerenza c'è e si sente, ma ciò che rende anche questo Barbiglione un Vino di grande piacevolezza e bevibilità è la sua acidità, una freschezza notevole e davvero interessante. Buona la persistenza.
Vino che promette davvero bene anche in termini di "pausa di riflessione" di qualche annetto in Cantina.


MilleEottantatre IGT Toscana Rosso 2011 (100% Petit Verdot): prodotto in una delle poche zone d'Italia vocate per questo vitigno di chiare origini francesi (Mèdoc), questo Vino che deve il suo nome al numero di bottiglie prodotte nella sua prima annata (2009), rappresenta un esempio di quanto alcuni vitigni alloctoni ed in particolare quelli francesi, siano capaci di esprimere potenzialità nuove ed inesplorate su territorio italiano. Il Petit Verdot in purezza?!? Quando l'ho letto, prima di accingermi a togliere la cera lacca per poter assaggiare questo ignoto Vino (che a dire il vero, temevo essere solo un esperimento, anche se consolato dall'avere in mano la seconda annata e non la prima, probabilmente più empirica), non vi nego che sono rimasto un po' interdetto! Un'uva che è universalmente considerata, non tanto da taglio, quanto da "apporto", in quanto può apportare ai blend una componente aromatica/speziata direttamente proporzionale alla percentuale di utilizzo, in più affinata per due anni in tonneau, non rischierà di essere squilibrata? La risposta è no! Questo è il Vino dell'azienda Usiglian del Vescovo che mi ha colpito di più, proprio per il suo estremo equilibrio e la sua unicità. Sia chiaro, un Vino che sicuramente asseconderà chi come me ama i terziari "legnosi", quali tabacco, cuoio, cacao, ma che conserva ancora un, se pur piccolo, frutto integro e ben percepibile. Io non vi nego che dopo averlo assaggiato, avendolo opportunamente stappato un'oretta prima di cena, ho sentenziato:-"Questo lo bevo dopo cena!"... eh sì... di certo può essere indicato anche con degli arrosti ben saporiti e dei formaggi stagionati, ma un Vino così particolare, va, a mio parere (almeno la prima volta) apprezzato da solo, ma magari non da soli!
Dimenticavo... finale eterno! Godetevelo! Io l'ho fatto!
L'azienda produce anche un piacevole Rosato, uno Chardonnay di buon livello ed un blend di Sangiovese, Cabernet e Merlot davvero interessante, ma ho scelto di dedicare più spazio ed approfondire questi tre Rossi in quanto quelli più identificativi di un'azienda capace di fare qualità e di puntare molto sulle peculiarità di un territorio che merita di essere visitato, conosciuto e "gustato", in quanto in grado di dare molto e regalare inaspettate sorprese.


F.S.R.
Wine is sharing!

Consigli utili per i Winemakers 2.0

Come ho già avuto modo di dire in articoli precedenti la mia passione per il Vino e, quindi, questo Wine Blog derivano  dall'occasione e la fortuna di aver incontrato lungo il mio cammino molti produttori con i quali ho spesso instaurato un rapporto speciale, fondato sul rispetto reciproco, la fiducia e, là dove ce ne fossero gli estremi, sull'amicizia più vera e leale.
E' proprio per questo che vorrei dedicare un articolo leggero, ma, a suo modo, potenzialmente molto utile, a tutti i winemakers che conosco, ma soprattutto a quelli che ancora non ho avuto il piacere di incontrare.
Partecipando ad una grande mole di eventi e degustazioni ed avendo quotidiani contatti con molti produttori ogni giorno attraverso il web, mi sono reso conto di alcune situazioni particolari, che, reputo opportuno evidenziare, al fine di rendere l'approccio di un'azienda e dei suoi proprietari con il pubblico ed in particolare con la "Stampa" più opportuno.

Cosa non fare e cosa non fare agli eventi:

- Siate presenti in prima persona!  Soprattutto se la vostra azienda è di dimensioni medio-piccole io e tutti gli operatori del settore, ci aspettiamo di trovare Voi al vostro stand o in Cantina. Il Wine Blogger, come qualsiasi altro operatore del settore, vuole conoscere Voi, non una hostess o un, per quanto preparato e fidato, collaboratore. Io, personalmente, voglio anche solo potervi stringere la mano, farmi una fugace chiacchierata con Voi e comprendere in che misura la vostra personalità sia presente nei Vini che andrò ad assaggiare.

- Siate cortesi! Lo so...dovrebbe essere scontato e non dovrei di certo essere io a dirvelo, ma sempre più spesso mi capita di rendermi conto di una cosa davvero spiacevole, ovvero della disparità di trattamento, in termini di cortesia ed ospitalità, fra chi, magari come me, ha un badge e chi invece arriva in forma anonima in quanto curioso di assaggiar i vostri Vini. Anche facendo la consueta domanda "Lei di cosa si occupa?", non è detto che un curioso non possa essere un potenziale cliente o ancor più un veicolo di visibilità gratuita tramite i canali sovracitati. Non alimentare facili critiche delle quali probabilmente non verreste mai a sapere nulla, ma che potrebbero comunque, alla lunga, crearvi una cattiva reputazione online. Altro esempio... siete stati scortesi con un avventore, che nulla ha a che fare con il mondo del Vino, ma magari ha dei profili social molto seguiti ed un influenza sui suoi followers molto marcata? Beh... basta un suo commento e potenzialmente migliaia di persone potrebbero leggere quella critica.

- Siate Voi stessi in totale serenità! Altra banalità penserete!  Beh... non è proprio così scontato, in quanto spesso mi capita di notare un cambiamento di atteggiamento di alcuni produttori, dopo avermi riconosciuto (purtroppo con questa acconciatura sono molto riconoscibile!), come se temessero che io possa scrivere qualcosa di negativo sui propri Vini o addirittura come se fossero, tutto d'un tratto, in ansia per aver dimenticato qualcosa... sappiate che io vengo da Voi per conoscervi e per degustare i vostri Vini, che qualora non suscitassero in me alcuna sensazione positiva, semplicemente non ne scriverò, in quanto, come spero molti colleghi facciano, io reputo la degustazione di un Vino ciò che di più soggettivo esista ed inoltre rispetto sin troppo il lavoro, il tempo e l'investimento che c'è dietro ogni singola bottiglia di Vino da voi prodotta, per denigrare un prodotto che a prescindere dal mio gusto, rappresenta ciò che io Amo!
E' vero, ci sono critici che possono incutere timore e comprendo che un po' di ansia possa starci tutta, ma, ormai ho visto così tante scene tragicomiche durante eventi più o meno importanti, che l'unica certezza che ho è la seguente: "Nel dubbio, fregatevene e siate spontanei più che mai!". La formalità (per quanto a volte risulti controproducente anche in questo caso) tenetela per i buyers stranieri, ciò che conta di più per chi scrive di Vino è l'emozione! Quindi sbizzarritevi in aneddoti e racconti, senza preoccuparvi di essere prolissi!

- Non parlate mai male del "Vicino"! Lì per lì vi sembrerà divertente... sosterrete di dire ciò che pensate e quindi di essere solamente veri e sinceri, ma rischiate soltanto di mettere in una situazione si spiacevole imbarazzo chi vi sta di fronte e, consultando molti miei colleghi, la sensazione unanime è quella di non apprezzare chi manca apertamente di rispetto ai propri competitors, a meno che non ce ne siano buonissime e palesi ragioni.

- Assaggiate i Vini! Ormai mi capita, purtroppo, abbastanza spesso di ritrovarmi ad assaggiare Vini che sanno di tappo o bottiglie che sono state lasciate aperte da troppo e vi assicuro che non è piacevole. Io, personalmente, ho sempre atteso di essere da solo per dire a produttore di riferimento che ci fosse qualcosa che non andasse, ma non tutti adottano questa prassi e potrebbero ritenersi offesi e scrivere di conseguenza (per quanto tutti sappiano che possa capitare, soprattutto in occasione di grandi eventi in cui si stappano molte bottiglie e si è stanchi e con i sensi intorpiditi).

I campioni:

Inviate i campioni... tempo fa lessi un articolo sull'inutilità dell'invio dei campioni... che vi devo dire? Io citerei Fantozzi ed una sua celebre frase, ma non lo faccio per rispetto dell'opinione altrui, anche se in questo caso mi è sembrata davvero poco sensata. Sappiate comunque che, operando nel web marketing da tempo e conoscendo bene anche la visibilità aziendale in altri settori, avere la fortuna di poter avere una reale promozione solo ed esclusivamente facendo assaggiare ciò che con Amore e passione create, è un lusso che in altri settori si sognano e per la stessa tipologia di "servizio" (es.: guest post su un blog o un articolo su un web magazine) sono costretti a sborsare più o meno ingenti somme di denaro. Sia chiaro...con questo non voglio dire che dovete spedire necessariamente campionature a chiunque ve la chieda, anzi...il contrario! Spesso la cosa migliore è valutare Voi stessi chi può apprezzare i vostri Vini, magari cercando fra i Wine Bloggers o i giornalisti, quelli che di più vi sembrano affini alla vostra filosofia ed alla vostra indole. Così facendo potrete ottimizzare l'invio di samples e far conoscere i vostri prodotti in maniera efficace e potenzialmente illimitata (ricordate che un articolo su un blog serio, che si propone di restare online a tempo indeterminato, non verrà mai eliminato e continuerà ad essere raggiungibile e fruibile dai lettori PER SEMPRE!). Relazionatevi e confrontatevi col tessuto dei social influencer e dei Wine Bloggers e sono certo che vi meraviglierete dalla qualità dei miei colleghi italiani e stranieri. 

La vostra presenza sul web:

Siate informati riguardo i new media... in particolare social e wine blog, rappresentano la vetrina più importante in termini statistici e quella più efficace, senza parlare del rapporto "qualità-prezzo" della visibilità che si può ottenere semplicemente approcciandosi nel modo giusto a dei web & social influencer, che potrebbero (come me) dedicare a voi articoli, post, condivisioni di contenuti (foto, video ecc...) senza chiedere nulla in cambio, se non il vostro rispetto e la possibilità di assaggiare i vostri Vini. Vi faccio un esempio pratico... Wineblogroll.com in un anno ha il doppio dei visitatori (virtuali) che ha mediamente il Vinitaly (in carne ed ossa)... sia chiaro, sono due mondi differenti e utili entrambi, solo che uno costa molto e l'altro nulla. Quindi, il consiglio è: sì alle fiere di settore, ma ancor più "SI!" all'attività sui social e sul web.

Be Social! So che molti di voi non amano la tecnologia e preferiscono il contatto umano e questo vale anche per me, che ci crediate o no! Un blogger non è un'alienato che vive la sua vita dietro ad un pc, anzi, come vedete dai miei viaggi e le mie degustazioni in giro per l'Italia, giriamo e siamo sempre felici di poterci staccare dalla tastiera per qualche ora in favore di una socialità più fisica e reale. E' pur vero, però, che le due cose non collidono e non si escludono a vicenda, anzi... possono coesistere e rafforzarsi l'un l'altra in modo da creare sinergie, conoscenze ed amicizie importanti, magari nate dal web e trasportate nella vita reale, o nate di persona per poi essere coltivate, nonostante i km di distanza, proprio grazie ai social. 
Essere sui social network non è indispensabile per un privato, ma lo è per un'attività, qualsiasi sia la sua natura e qualsiasi sia la vostra filosofia! Questo perché il mondo vuole vedervi, vuole conoscervi, vuole sapere cosa fate, come lo fate e dove possono venirvi a trovare per assaggiare ed acquistare i vostri Vini! Se non pensate di avere tempo per gestire profili multipli su varie piattaforme (facebook, twitter, linkedin, instagram ecc...) scegliete quella che di più vi fa sentire a vostro agio (io consiglio facebook ovviamente) e dedicatevi solo ad essa. Postate le foto delle vostre giornate in Cantina, segnalate eventi ed iniziative, cercate di mettervi in contatto con persone che potrebbero rappresentare qualcosa di positivo per Voi a livello personale e per la vostra azienda e vedrete che vi renderete conto di quanto sia fondamentale essere connessi.

- Non siate anacronistici! Il Vino è tradizione, passione, famiglia, natura, l'abito non fa il monaco e ciò che conta è la sostanza! Tutti d'accordo, ma avere un'immagine aziendale al passo coi tempi, fresca e mai "retrograda" sarà il vostro biglietto da vista. Vedo ogni giorni siti di aziende vinicole così datati da non essere compatibili con gli smartphone o comunque da dare di sè un impatto davvero negativo. Non serve chissà quale investimento, ma un bel servizio fotografico in HD ed un sito di ultima generazione, vi permetterà di dare di voi un'immagine più apprezzabile da tutti.

Come sempre tutto ciò che dico è frutte della mia esperienza professionale ed umana ed è assolutamente opinabile e discutibile, ma posso dirvi con certezza che la maggior parte di questi punti, gran parte della aziende che conosco la applica già e gode dei benefici di un approccio corretto alla socialità reale e sul web, quindi... valutate voi in tutta onestà quali possano essere i punti in cui avete anche solo un minimo margine di miglioramento e poi agite come meglio credete.

F.S.R.
Wine is sharing

mercoledì 29 aprile 2015

"Non lasciate ogni speranza o voi che il Vino Amate!" - Il Dantesco incontro con Federico Staderini

Indi la valle, come ‘l dì fu spento,
da Pratomagno al gran giogo coperse
di nebbia; e ‘l ciel di sopra fece intento, 

sì che ‘l pregno aere in acqua si converse;
la pioggia cadde e a’ fossati venne
di lei ciò che la terra non sofferse;
(Dante Canto V Purgatorio - Divina Commedia)

Inizio questo articolo con una citazione aulica del più grande fiorentino di tutti i tempi, in quanto descrive al meglio la giornata passata nel Casentino al cospetto di paesaggi meravigliosamente intrisi di ruralità ed in compagnia di un altro grande fiorentino, ma esso, dei nostri tempi, ovvero Federico Staderini.
Di ritorno dalla Val d'Orcia, mi capita l'occasione più unica che rara, di far visita ad uno dei più validi enologi italiani (Ornellaia e Poggio di Sotto, Castell'in Villa sono solo alcune delle sue molteplici esperienze professionali), già conosciuto al Vinitaly, in una breve, ma intensissima chiacchierata, che mi incuriosì al tal punto da voler approfondire quanto più possibile la conoscenza di Federico e del suo progetto... o meglio... del suo sogno: Podere Santa Felicita.
Federico, autodefinitosi "enologo lento", mi raggiunge nella piazzetta di Ponte a Poppi con la sua R4, che definire vintage sarebbe un eufemismo, ma che ben delinea le peculiarità della personalità umile, low profile, ma al contempo centratissima e identificativa di questo vero e proprio anti-personaggio del mondo del Vino italiano. Se Federico Staderini non è noto ai più è solo e soltanto per la sua capacità di dare senza pretendere e di fare senza mostrare, se non attraverso i risultati del suo oculato e, altresì, spontaneo lavoro.
Arrivati al Podere Santa Felicita, su una collina a 500mslm incastonata nel contesto paesaggistico e rurale della suggestiva Pratovecchio, sovrastata dal parco nazionale delle foreste casentinesi, Federico mi accoglie mettendo subito in chiaro due cose: la prima è che quella che ci saremmo accinti a vivere non sarebbe stata una semplice "visita in Cantina" e la seconda è che gli "oggetti di scena" di quella che sembrava strizzare l'occhio ad una Pièce teatrale, in cui il Vino sarebbe stato il protagonista ed Noi, giuste, schive comparse, sarebbero stati dei calici, una bottiglia del suo Brendino 2010 ed una Zappa.
Inutile dirvi che al solo udir la parola zappa, con un rispettosissimo sorriso appena accennato iniziai a pensare "eccola là, ora me tocca zappà!"... ma di lì a poco avrei compreso che, come in tutto ciò che compete a Federico, anche l'utilità della zappa sarebbe stata legata ai suoi due principi primi ottimizzazione e semplicità, con una bella spolverata di sana e mai scontata creatività.
Dopo questa particolare accoglienza, ci addentrammo in una selva oscura... no sto scherzando... è che per trovare la terzina di prima mi sono riletto mezza Divina Commedia! Dicevamo... ci addentrammo nella sua cantina invernale, sotto il casolare, ma ovviamente non interrata, in cui l'unico controllo della temperatura in una delle due stanze in cui riposano le barriques, è un piccolo condizionatore che Federico utilizza in maniera abbastanza empirica, ma con estrema sapienza, per regolare la temperatura in casi di eventuali picchi.

...Tra un po' vi arriva il momento della zappa, so che siete curiosi... date tempo al tempo!

Una cantina, come vedrete dalle foto qui sotto, che ha un fascino ancestrale, rurale eppure sempre così identificativo e comprensibile, grazie alla capacità del nostro "Virgilio", Federico, di diffondere nell'ambiente che lo ospita la sua aurea così al medesimo tempo eterea e profondamente pragmatica.
E' proprio questa commistione fra sogno e realtà, fra estrema spontaneità e grande consapevolezza tecnica, che fa di questo creatore di Vino un esempio per chi pensa che l'enologo sia solo uno scienziato, capace solo di imporsi sulla Natura e non di assecondarne le sue peculiarità e vocazioni, e quantunque i suoi capricci.
Inciso a parte, dopo qualche assaggio di botte, ci rechiamo nella "cantina d'estate", ovvero quella interrata, in cui si passa dall'ancestrale al primordiale, con terreno in terra battuta e null'altro che il minimo indispensabile per accudire quelle quelle preziose botti, nelle quali riposano le sue amate creature.

...Vi ho già detto a cosa servisse la zappa? Dai, manca poco suvvia...non siate impazienti!

La cosa più buffa è che, tra aneddoti e preziosissime pillole di saggezza concesse spaziando dal latino all'inglese, passando per il francese ed il fiorentino stretto, era così tanta la voglia di ascoltare che a stento mi ricordavo di fare qualche scatto o di prendere qualche appunto. 
Fatto un breve, ma indimenticabile, tour delle Cantine stagionali, finalmente si va "dove tutto nasce", nella vigna di Pinot Nero, dal quale il Brendino che porteremo con Noi scaturisce.
Bottiglia, calici e zappa in mano, cavatappi sempre con me via, sù, fino in cima alla collina, appoggiando con rispetto, un piede dopo l'altro, sul sovescio ed ammirando quella creazione così perfetta ed a suo modo "estrema", che Federico sentiva potesse essere il preambolo di un grande Vino: viti vicinissime (50cm), con un capo a frutto che porterà una quantità di grappoli irrosoria, tanto che per fare una bottiglia di Brendino, occorreranno 4 piante e non una come per fare gran parte del bordeaux (ci dice con acume e sarcasmo Federico).
Siete curiosi di sapere a cosa servisse la zappa, eh!? Ebbene...non ve lo dirò!
Mmm... va beh dai... tanto lo avreste comunque compreso dalle foto, quindi vi lascio solo immaginare la naturalezza con la quale Federico affondò il manico della suddetta zappa nel terreno argilloso (con presenza di scisti e calcari), dando forma ad un rudimentale, ma alquanto efficace, "altarino" sul quale poggiare quella preziosa bottiglia, alla quale tutti e tre non potemmo fare a meno di dedicare un intero servizio fotografico, che neanche al mio battesimo!

A quel punto, con lo sguardo perso in quel paesaggio de-limitato agli occhi dalle montagne, eppur infinito all'anima, si passa dall'esperienza puramente enoica a quella mistico-emozionale, durante la quale io non posso che ascoltare in silenzio ogni singola parola detta da Federico Staderini, come fosse una sorta di Guru esistenziale, che fa della sua vita la sua personale dottrina e delle sue esperienze brani di pura storia e di intensa emozionalità. Tra un discorso prettamente tecnico sulla natura di quei terreni e sul perché reputasse, sin dai tempi dell'Ornellaia (fine anni '80), che proprio nel Casentino, ed a quella altitudine, con le sue notti fresche ed un'ottimale esposizione al sole, "ci sarebbe venuto proprio bono il Pinot Nero" (capace di giungere a maturazione lentamente e, quindi di sviluppare al meglio le sua componenti aromatiche e gustative), e spezzoni della sua vita, come il suo viaggio in vespa fino in Germania, dove grazie ad una sua vecchia fiamma negli ultimi Km di viaggio quella vespa "l'andava che sembrava unta!", l'assaggio di quel Brendino divenne un episodio di quelli che già mentre lo stai vivendo sai che non potrai mai dimenticarlo.
Mi scuso per questa premessa così prolissa e, probabilmente, sconnessa, ma io non rileggo mai ciò che scrivo, in quanto rischierei di correggere qualcosa e per me sarebbe come razionalizzare ed imbrigliare le emozioni, così libere, vere e spontanee, riducendole a mere schiave della ragione, che, sono certo, toglierebbero alle mie parole una parte fondamentale della loro intrinseca valenza.
Ora, però, ci siamo... posso parlarvi del suo Brendino - Cuna (troverete info sul Sempremai in questo articolo: www.wineblogroll.com/vinitaly):


Brendino/Cuna Toscana Rosso IGT di Podere Santa Felicita 2010: Pinot Nero in purezza, che rappresenta la versione Riserva del Cuna. Frutto di una raccolta rigorosamente a mano di uve da agricoltura biodinamica, con conseguente doppia selezione dei grappoli, questo Pinot Nero sa di Francia, eppure parla Toscano! Mi spiego meglio...all'eleganza del suo bouquet fruttato e floreale, con intrigante speziatura,  e alla sua trama tannica così fine, segue un sorso schietto, mai scontato, decisamente armonico, ma, al contempo di un'espressività che, personalmente, non mi aspettavo. I più grandi Pinot Noir fanno leva sulla loro pregevole raffinatezza, il Brendino di Federico Staderini riesce ad trascendere quell'equilibrio ponderato e quasi statico, con un'inattesa mineralità ed una dinamica ascendente ed appagante, che compie l'assurdo ossimoro di farti uscire dal tuo corpo mentre esso entra dentro di te.
Pensavo fosse stato il contesto, che sicuramente ha dato tanto alla degustazione in termini emozionali, ma avendo avuto modo di finire la bottiglia iniziata in vigna, nel più equo ed emotivamente controllato contesto di casa mia, posso dirvi che i Vini del Maestro Federico Staderini hanno un'anima così viva che si fa davvero fatica a trovargli un difetto...ed io...anche volendo, non mi ci affanno neanche, dato che mi hanno emozionato sin dal primo naso!
Stavo quasi per concludere senza avervi detto il perché di quelle terzine Dantesche con le quali ho decido si aprire questo articolo, ma vi spiego subito...
Dante in quei versi racconta di un episodio svoltosi proprio nel Casentino, probabilmente nel "punto esatto" in cui ci trovavamo, che ricalca perfettamente ciò che successe al termine del nostro viaggio:

"Poi, appena calò il sole, coprì di nebbia tutta la pianura da Pratomagno fino alle alte vette dell'Appennino; e rese il cielo soprastante gonfio di umidità, tanto che questa si trasformò in pioggia; essa cadde e ciò che la terra non riuscì ad assorbire riempì i fossati;

e quando confluì ai corsi d'acqua, si riversò verso l'Arno tanto velocemente che nulla poté arrestarla."

Quale più degno finale di un'avventura enoico-emozionale di tale pregio e goduria?!? 

F.S.R.
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martedì 28 aprile 2015

Tra Terra e Cielo ci sei TU...Vino! Grazie!

Da un po' di giorni penso a questo articolo... ma non ho mai avuto il "coraggio" o forse, semplicemente, il tempo di dedicarmi alla sua stesura con la dovuta calma e lo stato d'animo giusto, ma ora, di rientro da un viaggio Toscana-Marche andata e ritorno, ma nel pieno del viaggio più importante, ovvero la Vita, ho capito che a volte, è inutile soffermarsi a riflettere a lungo, l'impulso, la gioia della condivisione va oltre la razionalizzazione di tempi, modi e pensieri, quindi vi dedico un'immagine, che dicono possa dire e valere più di mille parole, proprio di quelle parole che da anni mi aiutano a comunicare ed esprimere emozioni...le emozioni del Vino. Quindi a prescindere da tutto ciò che potrei dire e fare per ringraziare i mille e più produttori, enologi, agronomi, sommelier, colleghi wine bloggers e "semplici" appassionati  winelovers con i quali condivido ogni giorno la mia più grande passione... la mia Vita... vorrei postare questa foto, parafrasando il grande Luigi Veronelli, dicendo:

"Tra Terra e Cielo, ci sei TU...Vino!"


No...non ci riesco...un GRAZIE voglio proprio dedicarvelo! 
Grazie a tutti coloro che nel giro di pochissimo tempo hanno fatto diventare WineBlogRoll.com un punto di riferimento, di incontro e di condivisione, senza se e senza ma...un luogo in cui sentirsi liberi e viaggiare con me o con la propria fervida fantasia, attraverso questo meraviglioso tramite che è il Vino!

A Volterra per un Weekend enogastronomico all'insegna del Vino "degli Etruschi"

Per tutti i Winelovers che non sanno cosa fare e non sanno ancora dove andare durante questo lungo weekend di vacanza (anche se non per tutti!) del 1°maggio, ho deciso di condividere il comunicato stampa di un interessante evento enogastronomico organizzato dal grande Carlo Zucchetti e dall'Associazione Vignaioli Volterra, in collaborazione con: Slow Food di Volterra e Valdicecina, Associazione Tartufo dell’Alta Val di Cecina, Emporio del Gusto, Pro Volterra, Consorzio Turistico Volterra Valdicecina, ed il patrocinio del Comune di Volterra e della Cassa di Risparmio Volterra.
Dal 1 al 3 maggio i Vini della Dodecapoli Etrusca tornano a Volterra con un ricco programma di degustazioni guidate e un nutrito banco d’assaggio a cui si uniranno laboratori del gusto, prodotti a km0 e cene dedicate alle tipicità del territorio.

A due anni di distanza a Volterra torna, rinnovata, la grande manifestazione ideata e organizzata da www.carlozucchetti.it  che riunisce i vini delle 12 città dell’antica Dodecapoli Etrusca: Volterra, Arezzo, Bolsena, Cerveteri, Chiusi, Cortona, Orvieto, Perugia, Piombino, Tarquinia, Veio, Vulci. Tanti i cambiamenti a partire dal nome che diventa plurale a sottolineare la molteplicità di città, territori e vitigni uniti sotto l’egida culturale etrusca.


Quest’anno poi la manifestazione ha una spinta in più. Divini Etruschi si avvale infatti della collaborazione della neonata Associazione dei Vignaioli di Volterra che riunisce le 5 cantine: Podere Il Mulinaccio, Podere Marcampo, Rifugio dei Sogni, Tenuta MonteRosola, Terre de’Pepi, con l’obiettivo di dare a questo territorio la visibilità che merita anche in campo enoico. Il cuore della manifestazione sarà a piazza dei Priori, negli antichi e articolati spazi delle Logge di Palazzo Pretorio dove sarà possibile, in un’unica soluzione, assaggiare i vini DiVini Etruschi, partecipare ai laboratori del gusto organizzati dalla condotta Slow Food di Volterra e Valdicecina e lasciarsi tentare dai prodotti tipici a km0 della mostra mercato a cura dell’Emporio del Gusto. Non mancheranno momenti di approfondimento dedicati in esclusiva al vino e alle sue sfumature di gusto, due infatti le degustazioni guidate da importanti giornalisti enogastronomi. Sabato 2 maggio condurrà la degustazione Sandro Sangiorgi giornalista, editore, direttore della rivista Porthos, con la sua consueta sincerità graffiante in cui poesia e dissidenza trovano armonia nella profonda conoscenza del vino. Domenica 3 maggio sarà la volta di Franco Pallini, giornalista enogastronomo collaboratore di www.winenews.it, che grazie alla sua competenza traccia sempre interessanti confronti.
Divini Etruschi vi porterà poi alla scoperta di Volterra con menu dedicati alle tipicità del territorio nei migliori locali della Città.

Per chiudere una serata degustazione tutta dedicata all’agnello Pomarancino con i vini dell’Associazione Vignaioli Volterra. La cena si terrà al ristorante Da Beppino ed è organizzata in collaborazione con il Consorzio dell’Agnello Pomarancino e con la condotta Slow Food di Volterra e Valdicecina che stanno alacremente lavorando per ottenere il presidio Slow Food per questo prodotto tradizionale.

Il Bordeaux: Vino di lusso o accessibile a tutti?

Oggi parliamo di un argomento che io non tratto di consueto e che probabilmente ad alcuni di voi farà, inizialmente, storcere il naso, ma sono certo che una volta compreso dove vorrei andare a parare apprezzerete un punto di vista diverso sul termine Lusso.

Parlo di Lusso in quanto ho avuto modo di conoscere, qualche tempo fa, Chris, di Caluselezione, probabilmente la più importante aziende in Italia per quanto concerne l'importazione e distribuzione di prodotti di lusso. Avevo avuto a che fare con questi geniacci del web e dell'imprenditoria imbattendomi nel sito Outletdilusso.com, un vero e proprio negozio online dedicato al Vino, che al solo vedere quel termine "outlet" affiancato al mio Amato Vino mi aveva fatto rimanere un po' interdetto. In realtà valutandolo meglio mi trovai di fronte ad una cantina di livello, con etichette eccellenti a prezzi, semplicemente proposte a prezzi competitivi... e dato che parlavamo di etichette davvero importanti, il fatto di poter rendere più accessibili Vini inaccessibili ai più, non mi è sembrata affatto un'idea così malvagia, anzi..!

Questo portale riscuote da subito un grande successo, guadagnandosi riconoscimenti da stampa ed esperti del settore. Sulla scia dei suggerimenti e dei feed back dei clienti e con la mission di rendere sempre più il Vino pregiato accessibile a chiunque, nasce nel 2013 “Bordeauxpertutti.it”. Una scommessa nuova, per portare sulle tavole italiane e non solo, i Grandi Vini Bordeaux.
Bordeauxpertutti nasce, quindi, con l’obiettivo di rendere l’acquisto di Vini Bordeaux veloce ed accessibile andando a scavallare il discorso più strettamente correlato all'"ambiente lusso", per giungere ad una più democratica visione di una denominazione vista, senza motivo, come quella con un rapporto qualità-prezzo opinabile e fuori mercato. 
Grazie al proprio potere contrattuale ed alla razionalizzazione dei costi di gestione, bordeauxpertutti è in grado di proporre bottiglie di Bordeaux conosciute e non, talvolta difficili da reperire, a prezzi davvero interessanti. Il tutto garantendo spedizioni rapidissime e, avendo scelto la filiera corta, permettendo agli utenti di non avere il vincolo dell’acquisto di un’intera cassa, ma di poter acquistare anche la singola bottiglia. E su Milano città è attivo il servizio “Your wine for tonight”, ossia la consegna di vino a domicilio in giornata! Forte no?!
Ho appurato personalmente che la "Cantina online" a disposizione di questo e-commerce spazia da un minimo di 4.99 euro ad un max di ca.249 euro a bottiglia e nello specifico, attualmente, troverete come punti di riferimento agli estremi della forbice dei prezzi i seguenti Vini:

Il Vino più costoso: Chateau d’Yquem 1996 Sauternes;
Il Vino meno costono: Château Vieux Tillac 2013 Rosso.

Ce n’è quindi per tutti i gusti, e per tutte le tasche!

Il Bordeaux è uno dei Vini francesi maggiormente conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo. Rossi, bianchi secchi, liquorosi, o rosé sono da sempre sinonimo di qualità, prestigio, ma anche costi elevati. Tuttavia, i Bordeaux più rinomati nel mondo costituiscono in realtà una minima percentuale rispetto alla produzione totale della regione. La maggior parte dei vini Bordeaux infatti, rimangono ancora oggi poco conosciuti nonostante siano ottimi e con prezzi molto accessibili. L’obiettivo di bordeauxpertutti è proprio quello di far conoscere e portare sulle tavole italiane, tutta la gamma dei Vini Bordeaux, dalle etichette più rinomate e famose agli altri ottimi, seppur meno noti, vini della regione. Il tutto in maniera semplice e veloce e senza il vincolo di acquisto minimo.

Degne di nota sono inoltre le collaborazioni con l’Onav Bologna, dei quali siamo partner ufficiale per la fornitura di Vini Bordeaux.

Come sapete non sono solito proporre aziende delle quali non condivide la mission e che non reputi originali ed innovative nella loro nicchia di riferimento ed in questo caso, credo, essendomi già fornito da loro ed avendone riscontrata in prima persone l'affidabilità, che ci siano i margini per consigliarvi di provare ad approcciarvi al Bordeaux, anche da neofiti, iniziando proprio da qui, per poi magari andare a fare un bel viaggetto in quelle meravigliose terre con qualche assaggio alle spalle.


F.S.R.
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(Sponsor post)

lunedì 27 aprile 2015

Un Sogno chiamato "Orcia", fra Montalcino e Montepulciano

Oggi vi parlerò di Brunello di Montalcino... ops...scusate... volevo dire di Nobile di Montepulciano... scusatemi di nuovo, devo essermi confuso... eppure ero proprio in quelle zone in questo weekend... cosa diavolo avrò bevuto? Datemi giusto il tempo di riprendere il mano i miei appunti di viaggio... 
Orcia DOC...sembra ci sia scritto così!
A pensarci bene, ora ricordo! Si tratta di una DOC recente (2000) in un territorio antico come il mondo e speciale come il Vino che produce e la gente che lo popola, un'area ricca di storia, Arte e paesaggi mozzafiato, dove la tradizione rurale e la capacità di "imprendere e di volare" si sta facendo strada fra chi fino a pochi anni fa si accontentava di fungere da zona di passaggio tra i due fratelloni maggiori Montalcino e Montepulciano, limitandosi al flusso indotto dalla notorietà del Brunello e del Nobile e dalla capacità di attrarre turisti che queste due località vitivinicole hanno ormai da anni (tanto per ricordarlo a chi lo sappia già e per evidenziarlo a chi non ne fosse a conoscenza, la Val d'Orcia è Patrimonio mondiale dell'Umanità dell'Unesco dal 2004).
Sembra che qualcosa stia cambiando, però, o almeno la mia personale impressione è che ci sia chi una mattina si sia svegliato in Val d'Orcia, abbia aperto la finestra, abbia dato un'occhiata a quell'immane spettacolo donatogli dalla Natura e dai propri avi che tanto hanno accudito e rispettato quel territorio, per poi vestirsi e fare due passi in alcuni dei centri storici più belli di tutta la Toscana, come quello di San Quirico d'Orcia, mangiare un pezzo di buon pecorino di Pienza, ed abbia compreso che, forse, qualcosa di buono sia a livello enologico che del turismo enogastronomico si poteva fare.
In occasione di questa due giorni di Vino e scambi eno-culturali presso l'Orcia Wine Festival, ho avuto modo di comprendere principalmente 4 cose:
  1. La Val d'Orcia ha terroir, uve e viticoltori degni di competere con chiunque in Italia e nel mondo, ma il "Brand" deve ancora farsi strada, in quanto soffre un po' la sudditanza psicologica indotta da due mostri sacri del panorama enologico italiano e mondiale come il Brunello ed il Nobile;
  2. La fase di crescita della qualità media, di una produzione che attualmente è di circa 300.000 bottiglie totali suddivise nelle ca. 40 aziende che rientrano nella DOC, è palpabile e si sta dimostrando, non solo una nicchia da conoscere e valutare con attenzione, ma una solida realtà;
  3. La Doc Orcia non ha bisogno di altro, che di un po' di tempo, per permettere a chi ha impiantato le proprie vigne in terroir vocatissimi, ma da poco, di entrare a regime (condivido ciò avevo scritto tempo e fa e Donatella Cinelli Colombini, ha opportunamente ribadito durante una verticale multipla a Palazzo Chigi, ovvero che non bastano i classici 8 anni per permettere alla pianta di dare il meglio di sè, ma ne occorrono almeno 20!);
  4. C'è ancora molta eterogeneità a livello di qualità e di identità in questa Doc, con giustissimi stili ed altrettanto apprezzabili filosofie produttive differenti, ma anche molto divario nel bicchiere. La verticale alla quale ho avuto modo di partecipare (magistralmente diretta dalla Delegata ONAV Alessandra Ruggi), ha mostrato, però, un positivo filo conduttore, che è quello rappresentato dalla unanime volontà di portare in Cantina Uve sane e adeguatamente mature, con un'accurata selezione ed un'attenzione particolare ai tagli ed alle metodologie di vinificazione, andando ad accentuare i pregi e le peculiarità di ogni singolo terroir. Spesso, avendo l'umiltà e l'intuito di affidarsi a professionisti d'esperienza e di grande sensibilità che hanno già operato nella vicina Montalcino, ricercando però una propria identità, senza scimmiottare il Brunello, cosa che mi preoccupava molto. Le grosse differenze sono nell'uso del legno, che a mio avviso, è ben ponderato in molte delle aziende che ho conosciuto, senza mirare ad accontentare questo o quel mercato straniero, bensì andando a coccolare al meglio Vini di grande vitalità.
Detto questo, come spesso mi piace fare, ho deciso di selezionare alcuni dei Vini che mi hanno colpito di più e di condividere con Voi le mie impressioni a riguardo, cercando di dare la priorità alla ricerca della qualità, all'identità territoriale ed aziendale ed anche, perché no, alla piacevolezza e la professionalità dei produttori:
Tagete Toscana IGT Bianco 2013 - Az. Poggio Grande (50% Roussanne 50% Marsanne): l'avevo assaggiato in anteprima qualche mese fa descrivendone le primarie caratteristiche qui descrivendolo così: intensi gli aromi erbacei, di té matcha, quasi balsamici con un finale amandorlato ed un educatissimo sentore boisé. Il sorso è fresco, minerale ed ancor più intenso del naso, con una lunghezza inattesa per un Vino che ancora deve finire il suo corso in bottiglia, ma che è già una piacevolissima realtà. Emozionante! Beh...la accendiamo! Dico solo questo, aggiungendo che i 3 mesi di bottiglia hanno giovato molto in termini di equilibrio e finezza degli aromi, ma che mi confermano, in particolar modo, il fatto che questo Tagete sia un Vino di quelli che ora stupiscono, ma con qualche anno stravolgono! Non mi sbilancio mai così tanto, ma sappiate che in questo caso vi troverete di fronte a qualcosa di più unico che raro, che catturerà la vostra attenzione al naso, vi strapperà un sorriso incredulo al primo sorso e vi creerà una sana dipendenza alla prima bottiglia terminata! Taste it and, then, let me know!

Tavoleto Toscana IGT Bianco - Cantina Campotondo (100% Chardonnay): un'azienda, quella di Campotondo che parte proprio da questo Vino e dall'intuizione del proprietario Paolo Salvucci, che vede in terroir apparentemente meno vocato di altri un'opportunità...quella di poter creare qualcosa di diverso, per quanto concerne l'armonia, l'eleganza e la spiccata mineralità. Una mineralità che in questo Chardonnay è evidente, ma che ritroviamo anche nei Rossi (molto interessante il loro "Il Tocco").
Il naso è definito, fresco, tropicale, davvero molto invitante! L'equilibrio degli aromi si ritrova in un sorso stuzzicante, polposo, ma mai fuori tema, con questa struttura di freschezza e sapidità atta a rendere il Tavoleto un Vino "easy-chic", ovvero facile da apprezzare, nonostante la sua inopinabile finezza ed eleganza.

Orcia Rosato IGT Toscana - Poggio Grande: odiatemi pure, ma di questo Rosato, preferisco non parlarvi tecnicamente ma postare semplicemente una foto, che credo valga più di mille parole. Sono certo che provandolo, magari quest'estate in una location simile a quella da me utilizzata per l'assaggio, sentirete una sensazione di libertà e di appagatezza che, solitamente, non ritrovo nei rosati toscani. Non ho timore nel dire che questo è uno dei 2/3 Rosati migliori base Sangiovese da me mai assaggiati.
Passiamo ai pezzi da 90, o meglio...da 60, dato che la percentuale minima di Sangiovese (peccato non sia specificato "Grosso" - o Prugnolo Gentile) prevista dal Disciplinare della DOC Orcia è proprio il 60%, che rischia di alimentare questa etereogeneità, ma che da più libertà stilistica ai produttori, se questo sia un bene o un male lo scopriremo solo...bevendo (per fortuna, comunque, nella maggior parte dei casi la percentuale utilizzata di Sangiovese è molto superiore):
Trìbolo Orcia DOC Sangiovese 2010 - Podere Albiano:probabilmente una delle 3 realtà più solide e conosciute di questa DOC, ma anche quella dalla quale ci si aspetta di più in termini di qualità ed armonia. Specifiche che sono state puntualmente confermate da tutti i Vini in linea, ma in particolare da questo Sangiovese in purezza che brilla per intensità, nerbo acido, ancora ben presente e tannini eleganti, ma ancora vividi, che ne fanno intuire un potenziale in termini di longevità da seguire non anno dopo anno, ma di lustro in lustro! Pulito!
Cenerentola Doc Orcia 2010 - Fattoria del Colle: degustato in verticale insieme alle annate 2001 (che ne fa percepire una longevità con ancora un buon margine evolutivo) ed alla 2004 (dal tannino già raffinato e con aromi terziari di rara intensità) questa 2010, del Cenerentola (65% di Sangioves 35% Foglia Tonda) evidenzia uno step importante nella ricerca dell'estrema pulizia e qualità dell'Azienda di Donatella Cinelli Colombini, deus ex machina dell'evento e presidente del Consorzio. Interessante la lunga ed accurata ricerca svolta ed ancora implementata riguardante la varietà Foglia Tonda, uva che affonda le proprie radici nell'antichità, con origini toscane (tanto che ne ritroviamo esempi persino in corti urbane all'interno della città di Siena, dove si pensa venisse utilizzata per produrre Vino finalizzato alla conservazione di acqua in una città carente di fonti di approvvigionamento) e che Donatella ha recuperato e valorizzato coniugandolo con il Sangiovese, in un mix di intensità aromatica, struttura e freschezza. Il colore è vivido, brillante, ma è il suo naso così suadente e distintivo che mi invita subito ad approfondire la conoscenza di questa Cenerentola, antica nelle sue origini, ma, altresì, moderna nella sua ricercatezza (in questa annata si è passati alla selezione degli acini oltre che la già importante selezione dei grappoli). Se nel naso sono le spezie ed un finale balsamico a rendere più interessanti le più comuni note “sangio” di viola, visciola e prugna, in bocca sono l'incedere della freschezza e la texture tannica a completare l'opera, dotandola di una pulizia ed una finezza interiore e non vanificabile con lo scoccar della mezzanotte, in quando non ci sono abiti, scarpette e carrozze con su scritta una scadenza temporale, anzi...tutt'altro... questo Vino invita a far scoccare molte mezzanotte per poterne godere della sua massima espressione.
Sesterzo Orcia rosso DOC 2005/2007/2008/2012: vi avevo già parlato del Sesterzo qui, ma averne degustate 4 annate (3 nell'ultima verticale) e l'altra per la mia precedente recensione, mi ha fatto comprendere ancora una volta (se mai avessi avuto dubbi...che non avevo!) quanto la passione unitamente alla tradizione ed all'umile sensibilità di sapersi contornare delle persone e dei professionisti giusti, senza mai tralasciare o svilire le proprie idee la propria natura, possano dar vita a delle vere e proprie magie. Il Sesterzo è una magia, una magia fatta della forza di volontà e dell'umanità di Luca Zamperini, della caparbietà e lungimiranza di sua figlia Giulitta e dell'amore che si respira nell'Azienda Poggio Grande per quel territorio dove fino agli anni '70 non vi arrivava neanche la corrente elettrica e per tutto ciò che è vivo, dalle loro Uve, ai loro Cavalli, alle persone. In occasione della cena di gala, ho avuto la possibilità di conoscere alcuni dei collaboratori di Luca, l'agronomo Maurizio Saettini (che cura anche le scelte enologiche dell'azienda insieme a Luca) e l'enologo di Adour, Matteo Malpassi, che coadiuva Luca e Maurizio nella scelta dei "Legni" per l'affinamento...beh... se c'è una cosa che ho potuto appurare con certezza è che la ricerca dell'Azienda Poggio Grande parte in vigna, con un rispetto maniacale delle proprie uve e dei propri vocatissimi terreni, passa per la fermentazione con tecniche evolute, ma anche in questo caso pienamente rispettose della materia prima, e termina con una premura più unica che rara nell'affinamento, sia attraverso la scelta dei legni (la nuova Cantina è una piccola chicca in cui troverete barriques e tonneaux di assoluta qualità) che dei tappi. Non posso non segnalarvi anche il loro Syrah, quasi un vezzo data la esigua produzione (ma credo presto avremo belle sorprese in merito) ed il Cabernet Sauvignon, che dal mio assaggio di botte promette cose egregie nell'annata 2013, ancora non in bottiglia.
Martin del Nero Orcia Doc 2012 - Fattoria Resta: innanzi tutto, ringrazio la cara Gigliola Giannetti de "Le Potazzine" per l'ennesimo apprezzatissimo consiglio, che mi ha permesso di conoscere questo Vino ed ancor più la simpaticissima Annalisa Tempestini, italo...o meglio tosco-americana, che nella sua storica e suggestiva Fattoria Resta da vita a questo Vino, 100% Sangiovese (Clone Montosoli) che fa dell'armonia e della sua sottile schiettezza un Vino di quelli che piacciono a me, che non accontentano si camminare su di un filo dell'equilibrio fra passato e presente, sobrietà e complessità, fra tradizione ed originalità, il Martin del Nero su quel filo ci balla! Balla una danza che non ha tempo, ma che quasi ipnotizza per la sua melodica armonia. Un Vino sincero, vero e che sa giocare su ritmi e sfumature in maniera divertente, ma allo stesso tempo centratissima! E' un po' come Annalisa, "ironique, but always focalized".


Ciò che ci tengo a dire è che a prescindere dalla mia scrematura, ciò che si è palesato ai miei occhi, al mio naso ed al mio palato, ma soprattutto alla mia percezione umana e professionale è un'elevazione della qualità media dei Vini prodotti dalla DOC Orcia, davvero sensibile e che si possono vantare esempi, rari anche in altre più importanti denominazioni, di consapevolezza e correttezza, ovvero di qualità produttiva e rispetto del prodotto stesso e quindi del consumatore, come le aziende che ho citato ed altre già note come il Castello di Ripa d'Orcia (ormai convertito a Biologico) del quale ho apprezzato molto la 2011 del Terre di Sotto Riserva e l'Azienda Capitoni che mette nella selezione delle uve per il suo Frasi una cura ineccepibile che ritroviamo nella maturità dei suoi Vini nel calice.

Voglio concludere con un problema gravissimo che ho avuto modo di verificare in prima persona e che vorrei testasse anche Voi per confermare la mia sensazione o, magari (credo sia impossibile), per contestarla... parlo del fatto che la Val d'Orcia con i suoi Vini, i suoi paesaggi e la sua gente ha il terribile ed inevitabile "difetto" di portarti via il Cuore... ecco perché oggi non darò i miei cuori ad un Vino in particolare, ma a questa Terra, nella quale vi invito ad andare, bere e mangiare, conoscendo, parlando, vivendo con la gente del posto per innamorarvi ad ogni tramonto, ad ogni alba, fino alla ripartenza, in cui inizierete a contare i secondi che vi separano dal vostro ritorno.

venerdì 24 aprile 2015

Renzi regala i più noti Super Tuscan ad Obama ed io rifletto sull'Expo 2015...

Manca pochissimo al 1° maggio e quindi all'apertura dell'Expo universale di Milano e leggendo un paio di giorni fa del dono di Renzi ad Obama, ovvero 3 bottiglie di Super Tuscan, nello specifico un Sassicaia, un'Ornellaia ed un Tignanello, mi è sorta spontanea una riflessione.
Sicuramente la scelta è stata coerente con la toscanità di Renzi, ma come sempre, votata, a mio parere, troppo verso i grandi Brand del Vino, che vanno sempre bene, ma ai quali avrei gradito venissero affiancati prodotti di nicchia, magari meno "popolari" e "costosi", ma non per questo meno validi o degni di essere donati al politico più importante del mondo.
Questi Vini sono già talmente importanti e universalmente riconosciuti, che non hanno di certo bisogno di ulteriore pubblicità, ma magari altre aziende avrebbero goduto volentieri di una vetrina così importante, anche se istantanea e sarebbe potuto essere un messaggio importante, per il tessuto della medio piccola imprenditoria italiana quello di selezionare Vini di produttori più "piccoli".
Mi permetto di dire questo non come una vera e propria critica, in quanto ognuno è liberissimo di donare ciò che vuole(anche se...diciamolo...un presidente del Consiglio deve ponderare meglio di Noi il dono da fare, data l'incidenza potenziale che esso può avere in termini mediatici e quindi economici) e di certo la scelta fatta è stata la più "politicamente corretta", bensì perché noto questa perpetua attenzione e propensione verso i grandi Brand da parte delle dinamiche politico-economiche italiane, là dove chi andrebbe sostenuto e sospinto verso un futuro foriero di soddisfazioni è il piccolo produttore, purché di qualità e di prospettiva.
E' un po' ciò che sto percependo (da produttori e stampa) stia accadendo all'Expo2015, evento tanto atteso quanto denigrato da chi, a ben d'onde, si aspettava di più, ovvero i veri rappresentanti della qualità enogastronomica italiana, quei produttori medio-piccoli che da anni lavorano senza poter, per vari motivi, raggiungere apici economici, ma raggiungendo vette qualitative ineguagliabili.
Sia chiaro... io sono un inguaribile ottimista... uno di quelli che crede sempre in ogni iniziativa positiva, a prescindere da ideologie politiche e da mere dinamiche economiche e vorrei ancora poter essere positivo nei confronti dell'Expo milanese, quindi ho deciso di richiedere l'accreditato per potervi parlare in modo più diretto ed approfondito di quel che accadrà, in particolare, nel padiglione del Vino, ma più in generale nelle aree legate alle eccellenze dell'enogastronomia italiana.
Pensare che un evento che miri alla promozione delle massime espressioni di tutto ciò che è Cibo e Vino Made in Italy, privilegi solo grandi e già ben avviate aziende, marchi da grande distribuzione e che si vedano pregiarsi della "carica" di main-sponsor aziende internazionali come Coca Cola & Mc Donald's, di certo non esattamente centrate con il claim dell'Expo, mi mette davvero un po' di tristezza.

Spero davvero che quella dell'Expo2015 si dimostri un'occasione per tutti e che, anche se in maniera indotta ed indiretta, i benefici legati al grande flusso di visitatori prospettato ed alla visibilità dell'industria agroalimentare italiana possano contribuire ad agevolare la situazione economica, soprattutto, di quelle aziende che di più necessiterebbero di attenzione e sostegno.

F.S.R.
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giovedì 23 aprile 2015

Nella "culla del rinascimento e del Vino" dove affondano nobili radici e radici di nobili Viti

La Toscana, ormai lo sapete, è la mia seconda terra... come dico scherzosamente agli amici, potevo scegliere di farmi 7 anni in Tibet, ma quando ho saputo che lì non c'era il Vino ho preferito trascorrerli in Toscana!
Faccio questa premessa perché è proprio in Toscana che vi porterò oggi, più precisamente nella DOCG Chianti Rufina, una zona ricca di Storia, Arte ed ovviamente grande tradizione enologica.

L'azienda che ho deciso di prendere a riferimento di un territorio così particolare ed importante è la
Tenuta Bossi, e l'ho fatto perché oltre ad essere situata nel cuore del Chianti Rufina, racchiude nella sua storia l'essenza di ciò che sin dal XVII secolo, per l'enologia, e da ancor prima per eventi storici e capolavori artistici, rende unica la "culla del Rinascimento".

La Tenuta Bossi, con i suoi 315 ettari, di cui 18 a vigneti, oliveti e boschi, appartiene dal 1592 ai Gondi, antica famiglia fiorentina di cui si hanno notizie fin dal XIII secolo.
Secondo la tradizione, i Gondi discendono dalla Consorteria dei Filippi, che Dante, nella Divina Commedia, pone nel XVI canto del Paradiso e annovera fra i più antichi abitanti di Firenze...mica male!
Braccio Filippi fu investito nel 787 della carica di Cavaliere da Carlo Magno. Lo stemma Gondi presenta un braccio che impugna una mazza d’arme, che sovrasta lo stemma, vero e proprio, con due mazze d’arme a croce di Sant’Andrea con sotto il cartiglio che reca il motto di famiglia “non sine labore”.  Lo stemma ricorda quindi le loro origini guerriere. Alle origini guerriere i Gondi, nei secoli, hanno aggiunto molteplici esperienze: sono stati commercianti della seta, consiglieri, banchieri e soprattutto agricoltori ed è proprio quest'ultima pratica che ha permesso alle loro nobili origini di essere trasmesse negli altrettanto "nobili" Vini che possiamo degustare.

La villa di Bossi, come la conosciamo ora, è frutto di un restauro di fine '800, voluto dalla giovane vedova di Francesco Gondi, Maria de la Bruierre, una nobile francese, che non ambientandosi molto bene nella Firenze dell’epoca, preferì passare molto tempo nella villa di campagna, insieme ai due figli Carlo e Maddalena. Ella, oltre a ampliare la villa, ampliò le cantine costruendo una grande stanza, sotto il giardino, attrezzata per le vinificazioni. Fece inoltre interrare, in parte, la cantina per avere una temperatura più stabile sia d’inverno che d’estate.
Con molta lungimiranza, assunse due operai della Borgogna, dando nuovo slancio alla produzione vitivinicola, a tal punto che portò i suoi Vini all’Expo di Parigi del 1889, che senza nulla togliere alla prossima EXPO di Milano è, probabilmente, l'Esposizione universale più famosa di tutti i tempi, avendo dato i natali alla meravigliosa Tour Eiffel.

Nei 19 ha. di vigneto vengono raccolte tra settembre e ottobre, manualmente e con particolare cura le uve, che vengono vinificate nelle cantine che si trovano nel sottosuolo della Villa; qui i vini rossi, dopo una idonea maturazione nelle numerevoli botti di rovere ed in barriques, si affinano in bottiglia.
La filosofia dell’azienda è proprio il mantenimento dell’ambiente secolare e delle sue tradizioni di alta qualità, cosa che non posso che apprezzare!
Attualmente, Bernardo Gondi, opera cercando un perfetto equilibrio fra un'imprescindibile tradizione e le più moderne tecniche di vinificazione, producendo interessanti Rossi Chianti Rufina insieme a nuove tipologie di Vini creati dalla sua passione. Con l’inserimento negli ultimi 30 anni di vitigni alloctoni, ha creato due Super Tuscan come il “Ser Amerigo” ed il “Mazzaferrata”, oltre ad il bianco “Sassobianco” ed il rosè “ Violana”; con la conservazione di alcune vecchie vigne, ripiantando colorino di provenienza aziendale e nuovi cloni di Sangiovese ha fatto crescere la qualità del Chianti Rufina, ora prodotto in tre differenti tipologie ed ha continuato la produzione di un Vin Santo di particolare pregio il “Cardinal de Retz”, che in futuro non mancherò di assaggiare per Voi...e per me!
Ora, però, voglio parlarvi dei 3 Vini che ho avuto modo di degustare:

Villa Bossi 2010 Chianti Rufina DOCG (Riserva): Con un uvaggio di Sangiovese, Colorino e Cabernet Sauvignon ((80%-10%-10%) questo Vino riesce ad elevare il Chianti Rufina ad un livello davvero importante, in particolare al naso, in cui si presenta di grande impatto, con in evidenza piccoli frutti rossi e neri ed un mazzetto di viole, per finire con una speziatura terziaria, che definirei sensuale che rende il Villa Bossi un piacevole intrigo di sensazioni olfattive.
L'uso del legno è ponderato ed a mio parere molto bilanciato e lo si nota dal tannino bello rotondo, ma comunque presente, come si compete ad un Chianti, che brilla per verticalità e dinamica.

Mazzaferrata 2008 Rosso Colli Toscana Centrale IGT (Cabernet Sauvignon in purezza): un Vino che non mi aspettavo dal frutto così intenso, maturo e piacevole, ma che, anche in questo caso, elogia la maestria di questa Cantina nell'oculato utilizzo del legno con le sue note speziate, che virano, in questo caso, in favore della dolcezza della vaniglia, della cannella e del cioccolato, con un bouquet che si completa in freschezza con note balsamiche ed agrumate. Terreni e clima hanno contribuito all'assenza della nota "verde" del Cabernet Sauvignon, che a me, in tutta onestà, non manca affatto in questo Vino, dato l'armonia raggiunta!
In bocca è intenso, energico e vibrante! Di buona freschezza e struttura importante che ne evidenziano un grande potenziale di invecchiamento! Un Vino "bono bono" sin da ora, che sono certo mi stupirà tra qualche anno!

Ser Amerigo 2007 Rosso Colli Toscana Centrale IGT (Sangiovese 40% Colorino 20% Merlot 40%): un Super Tuscan che abbina alla classica potenza del genere un'eleganza davvero raffinata...nobile forse è il termini che più si confà a questo Vino. Il naso è di rara complessità, ma mai eccessivo. Piacevole e dolce è il frutto, stuzzicante la speziatura, che sembra voler racchiude in sè le note dei due Vini descritti in precedenza. In bocca si conferma elegante e fine come i suoi tannini, ma allo stesso tempo mostra una forte personalità con il suo caldo e pieno frutto e la sua minerale salinità. Se avevo definito il Villa Bossi "sensuale", questo è un Vino da "9 settimane e 1/2" per intenderci! 

Di certo alla Tenuta Bossi la modernità non è entrata in modo dirompente in Cantina, bensì si è saputa integrare a pieno con una sempre più attenta cura della materia prima, con l'esigenza di portare avanti vinificazioni che vedano la costanza presenza dell'uomo e con un equilibrato utilizzo del legno,.
Questo bilanciamento fra tecnica e tradizione permette la produzione di Vini davvero particolari e di grande identità, che sappiano, al contempo, delineare e proseguire una storia tradizione.
alla cantina
Non sono uno di quelli che si fa incantare dalla storia, perché, non mi stancherò mai di dirvi che è il Vino poi a parlare, ma in questo caso specifico l'"effetto sorpresa" che c'è fra le nobili radici dell'azienda e l'umiltà e la dedizione al lavoro (non per altro il loro motto è da sempre "non sine labore") si ripercuote in maniera vitale ed apprezzabilissima in ogni calice di questi interessanti Vini che vi ho consigliato davvero con grande piacere e trasporto!

F.S.R.
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