giovedì 30 aprile 2015

In Toscana un Terroir Pliocenico per dei Vini del XXI secolo: Usiglian del Vescovo

Oggi torniamo tutti in Toscana, più precisamente a Palaia, sulle colline della Valdera, in prossimità della costa tirrenica per raccontare la storia, la filosofia produttiva ed i Vini della Cantina Usiglian del Vescovo.
Un breve excursus storico è doveroso, ma non vi annoierò, tranquilli!
Usiglian del Vescovo deve il suo nome al fatto di essere stata intorno all’XI secolo un feudo conteso dai vescovi di Lucca e da quelli di San Miniato. A quell’epoca vanno fatti risalire l’omonimo castello, riconducibile al sistema delle curtes altomedievali e la chiesa di San Pietro le cui vestigia romaniche si trovano al centro della proprietà. Nel corso dei secoli Usigliano ha sempre mantenuto le caratteristiche del piccolo borgo agricolo di circa 200 abitanti che solo negli ultimi decenni è venuto spopolandosi. Oggi la tenuta occupa una superficie di circa 160 ettari: 28 ettari di vigneti e 15 di uliveti. 
Ciò che rendere davvero speciale quest'azienda, connotando in maniera molto marcata e distintiva i suoi Vini, è la qualità del terroir, dotato di terreni di origine pliocenica, corrispondenti all'innalzamento di una piana costiera ed alluvionale ricca in fossili marini: la struttura varia dal sabbioso-limoso al medio impasto.
A livello pedoclimatico, parliamo di una posizione davvero favorevole alla viticoltura, caratterizzata da una regolare piovosità, da una ventilazione costante e da estati calde mitigate dalle escursioni termiche notturne.
Questo particolare terroir, oltre ad agevolare l'eleganza aromatica e la nobiltà tannica, conferisce ai Vini di Usiglian del Vescovo una mineralità che diventerà un filo conduttore nelle mie successive impressioni.
Le varietà a disposizione dell'azienda sono: Sangiovese,  Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah e tra le bianche Chardonnay e Viognier.

Quest'azienda rientra perfettamente nella mia continua ricerca di modelli produttivi da prendere come riferimento, in quanto si è imposta sin dalla sua nascita, nel 2001, di evitare lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, per un’agricoltura di qualità che sappia anche salvaguardare gli aspetti socio-economici e culturali del territorio. Pertanto l’azienda si avvale di manodopera specializzata per la cura dei vigneti e per la vendemmia, che avviene rigorosamente a mano.
Altra cosa che mi ha colpito piacevolmente, in quanto "Emotional Wine Blogger" (figo, eh!? Appena coniato!) è stata la volontà di “comunicare” e di far, quindi, conoscere i propri Vini attraverso degustazioni emozionali a piedi nudi sui vigneti.

Passiamo ai Vini che ho degustato per me e per Voi:

Chianti Superiore D.O.C.G 2010 (90% Sangiovese 10% altri vitigni): questo è un Chianti di quelli che tra i 4 ed i 5 anni riescono a giungere all'apice, accostando alla consuete note "violettose", "ciliegiose" e "prugnose" con una, a me graditissima, speziatura terziaria di pepe nero e liquirizia ed un "ending" balsamico. Il sorso è bello, equamente corposo, con una bella dinamicità acido-tannica, sorretta e sospinta da un per nulla esile scheletro minerale. Vino da godersi in spensieratezza, come solo il Chianti sa, ma senza snobbarne l'importanza, in quanto sarà semplice per Voi accorgervi dell'estremo equilibrio che vi ritroverete nel calice. Tutto in questo Vino sembra essere stato concepito per renderlo di grande beva!


Barbiglione Igt Toscana Rosso 2010 (Syrah 70% più Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese): il suo biglietto da visita è già interessante, con questo rosso intenso dalle sensuali spennellate violacee, ma è nel naso che, come spesso accade, che si esprime la personalità di un Vino e nel Barbiglione trovo molto piacevole questi piccoli frutti rossi, di rovo belli, freschi e croccanti, con un ricordo balsamico, quasi verde (probabilmente dovuto al Cab. Sauv. ed al Merlot),che ritorna, quasi mentolato, il tutto avvolto da una leggera speziatura dolce dovuta alla sosta in tonneau di un anno. In bocca la coerenza c'è e si sente, ma ciò che rende anche questo Barbiglione un Vino di grande piacevolezza e bevibilità è la sua acidità, una freschezza notevole e davvero interessante. Buona la persistenza.
Vino che promette davvero bene anche in termini di "pausa di riflessione" di qualche annetto in Cantina.


MilleEottantatre IGT Toscana Rosso 2011 (100% Petit Verdot): prodotto in una delle poche zone d'Italia vocate per questo vitigno di chiare origini francesi (Mèdoc), questo Vino che deve il suo nome al numero di bottiglie prodotte nella sua prima annata (2009), rappresenta un esempio di quanto alcuni vitigni alloctoni ed in particolare quelli francesi, siano capaci di esprimere potenzialità nuove ed inesplorate su territorio italiano. Il Petit Verdot in purezza?!? Quando l'ho letto, prima di accingermi a togliere la cera lacca per poter assaggiare questo ignoto Vino (che a dire il vero, temevo essere solo un esperimento, anche se consolato dall'avere in mano la seconda annata e non la prima, probabilmente più empirica), non vi nego che sono rimasto un po' interdetto! Un'uva che è universalmente considerata, non tanto da taglio, quanto da "apporto", in quanto può apportare ai blend una componente aromatica/speziata direttamente proporzionale alla percentuale di utilizzo, in più affinata per due anni in tonneau, non rischierà di essere squilibrata? La risposta è no! Questo è il Vino dell'azienda Usiglian del Vescovo che mi ha colpito di più, proprio per il suo estremo equilibrio e la sua unicità. Sia chiaro, un Vino che sicuramente asseconderà chi come me ama i terziari "legnosi", quali tabacco, cuoio, cacao, ma che conserva ancora un, se pur piccolo, frutto integro e ben percepibile. Io non vi nego che dopo averlo assaggiato, avendolo opportunamente stappato un'oretta prima di cena, ho sentenziato:-"Questo lo bevo dopo cena!"... eh sì... di certo può essere indicato anche con degli arrosti ben saporiti e dei formaggi stagionati, ma un Vino così particolare, va, a mio parere (almeno la prima volta) apprezzato da solo, ma magari non da soli!
Dimenticavo... finale eterno! Godetevelo! Io l'ho fatto!
L'azienda produce anche un piacevole Rosato, uno Chardonnay di buon livello ed un blend di Sangiovese, Cabernet e Merlot davvero interessante, ma ho scelto di dedicare più spazio ed approfondire questi tre Rossi in quanto quelli più identificativi di un'azienda capace di fare qualità e di puntare molto sulle peculiarità di un territorio che merita di essere visitato, conosciuto e "gustato", in quanto in grado di dare molto e regalare inaspettate sorprese.


F.S.R.
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