lunedì 15 giugno 2015

Primitivo VS Zinfandel - Riflessioni sulle origini del vitigno

Recentemente sono tornato in una delle mie regioni enoiche preferite, la Puglia, ed è proprio in Puglia che mi sono innamorato nuovamente di un vitigno e dei Vini da esso scaturiti: il Primitivo.
Primitivo di Gioia del Colle, Primitivo di Manduria o Primitivo di Lizzano, è sempre della stessa uva che stiamo parlando, un uva che negli anni ha fatto parlare molto di sé in termini di origine, fino a scomodare interi laboratori genetici ed università americane per comprenderne realmente la provenienza. Non ve la farò troppo lunga, in quanto questo è un discorso che potrebbe svilupparsi ed avvilupparsi in eterne scientifiche "mental saws" (traducetelo e capirete), che lungi da me propinarvi nel mio irrazionale blog.
vino primitivo puglia
Partiamo dal principio, ovvero dall'amletico dubbio Primitivo o Zinfandel, diversi o uguali?" che vide successivamente aggiungersi al vitigno autoctono pugliese ed a quello considerato autoctono dai californiani, un terzo incomodo il Plavac Mali, varietale Croato che si pensava avesse dato origine ad entrambi i fratellini italiani ed americani.

In realtà l'arcano sembra essere stato svelato quando gli studiosi americani di una nota università (vi evito i nomi, tanto potete comodamente trovarli online) hanno riscontrato dapprima una congruenza genetica fra Primitivo e Zinfandel, per poi finire con il rendersi conto, quasi per caso, che se il Plavac Mali non risultasse in ogni esemplare identico ai primi due ed il motivo era semplice... il progenitore di tutti e tre non era altro che il vitigno dal quale ha avuto origine la variazione genetica che ha dato vita al Plavac, ovvero il Crljenak kaštekanski, vitigno molto antico, ma più soggetto alle malattie.
Probabilmente, quindi, il Primitivo sarebbe stato importato da qualche emigrato croato nel periodo antecedente alla quasi totale estinzione di questa specie nelle terre colpite dalla filossera.
Se questo sia attendibile al 100% o se il Primitivo sia davvero stato portato in Puglia migliaia di anni fa dai Fenici, probabilmente non ci è dato saperlo, ma ciò che conta a mio parere è la meraviglia di un uva che in zone così differenti del mondo, produce Vini di grande pregio, capaci di regalare grandi emozioni.
C'è chi sostiene che solo in California si sia riusciti ad esaltare al massimo le potenzialità di questo vitigno e che in Puglia, seguendo un pensiero legato ad un passato ormai anacronistico ed irrispettoso degli sforzi portati avanti dai vignaioli pugliesi, non si riesca a fare qualità, in quanto si pensi solo alla quantità, ma questo oltre a non essere vero ed a risultare denigratorio, è potenzialmente impossibile, quando parliamo di eccellenza e soprattutto di allevamento ad alberello.
Un sistema che ribalta ogni critica riferita alla scarsa qualità e esula dalle dinamiche legate alle leggende (che come tutte le cose hanno più di un solido fondamento di verità) diffamatorie legate ai “fiumi” di primitivo e negroamaro che scorrevano (ora, spero molto meno) dalla Puglia fino a regioni del Nord che necessitavano di un “aiutino”. Un sistema che da rese davvero risicate e che ha costi di gestione ben più ingenti di altre forme di allevamento (capanno e spalliera fra tutti) non può che essere sinonimo di grande qualità oltre che di artigianalità. Inutile dire, infatti, che l'alberello, spesso di età avanzata, ma che fortunatamente qualcuno sta reimpiantando per protrarre questa tradizione il più a lungo possibile, sia un sistema che imponga l'artigianalità sia in Vigna che in Cantina e che sia capace di regalare un raro equilibrio fra concentrazione e piacevolezza, fra calore e freschezza.

Un grande vitigno che da origine a vini davvero nelle mie corde, che nonostante la possenza ed il calore, riescono, in alcuni casi, a raggiungere notevoli picchi di eleganza e di profondità. L'esempio lampante è, senza ombra di dubbio, l'ES di Gianfranco Fino.
F.S.R.
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