giovedì 23 luglio 2015

Il Moscato di Mongioia - Innovazione ed emozione da vigne vecchie fino a 170 anni

Oggi sono particolarmente felice, in quanto, finalmente, ho tempo e modo di dedicare un mio post ad un'azienda che, se pur conosciuta da pochi mesi, ha saputo regalarmi emozioni senza tempo. Parlo di Mongioia, una realtà di Santo Stefano Belbo, condotta dai giovani coniugi Maria e Riccardo Bianco, che in occasione di una degustazione mi hanno dapprima incuriosito con le loro parole, i loro racconti e la loro storia, per poi stupirmi e commuovermi con i loro Vini.
cantina mario bianco asti
Riccardo, figlio di Marco Bianco, innovatore e pioniere del Moscato d'Asti, è un enologo di quelli molto “eno” e poco “logici”, capaci di prendere le proprie decisioni più col cuore e con l'istinto che con la sola mera tecnica. Sia chiaro... la sua preparazione tecnica e professionale c'è e si sente, ma basta scavare un po' nel suo animo per capire che dietro quell'atteggiamento mix di umiltà e timidezza, c'è tanto da dire e tanto da dare in termini emozionali ed io, ormai lo sapete, cerco emozioni e vivo di emozioni.
Partiamo dall'inizio... era la fine di Aprile quando a Città di Castello di teneva l'Only Wine Festival, rassegna dedicata ad alcuni dei migliori giovani viticoltori italiani e se pur, difficilmente mi sarei mai recato ad un banco d'assaggio di un'azienda di moscato d'Asti durante una degustazione del genere, con poco tempo e tanto da assaggiare, diedi retta alla dritta del collega Wine Blogger Matteo Carlucci – che non smetterò mai di ringraziare per questo – e mi ritagliai qualche minuto – che poi divenne un'ora abbondante – da dedicare a questa Cantina, ammetto, a me ignota.

Arrivato al banco d'assaggio c'è subito empatia con la simpaticissima e vitale Maria, che presa dai molti astanti mi saluta, chiede del blog e mi passa a quello che doveva essere il “tecnico”, ovvero Riccardo, per procedere con la degustazione.
Inizio e già mi sento spaesato... ma cosa sto assaggiando? Un Moscato “tirato a secco”?!? Un residuo praticamente pari a 0 da un uva così ricca di zuccheri? Sogno o son desto?!? Beh... Riccardo con fierezza, ma con il fare di chi attende curioso il mio giudizio, mi spiega che il metodo utilizzato per questo Vino, il Meramentae, è un metodo segreto, studiato appositamente per raggiungere questo obiettivo.
vigne vecchie
Riccardo Bianco, è senza dubbio un grande sperimentatore e da quando ha preso in mano le redini dell'azienda, cedutegli da papà Marco, ha iniziato, senza remore, abbattendo le rese per ettaro creando il Crivella negli anni ’90, ha esaltato i punti forti antichi e con la visione di eleganza ed eccellenza ha diretto l’azienda verso l’esclusiva produzione del moscato bianco definendo la precisa identità dei Vini e ampliando la famiglia delle etichette Mongioia con nuove versioni dolci e secche puntando senza incertezze e senza seguire dogmi o stereotipi all’eccellenza.

Parliamo di una cantina attiva dal 1840... capace di esprimere una varietà di Vini, aromi, sapori ed esperienze emozionali variegate e dalle sfumature più peculiari, da un solo vitigno, il Moscato! La scelta di dedicarsi unicamente al Moscato bianco, la dice lunga sulla determinazione di Riccardo Bianco, che con il suo lavoro racconta e la sua lungimiranza riesce a cogliere, imbottigliare e raccontare i colori di un terroir straordinario dalle ineguagliabili caratteristiche.

Dirigere e gestire un'azienda così non è di certo una passeggiata... terreni ripidi ed ostici da domare, vigneti dall’eccezionale longevità tra i più antichi del comprensorio che meritano e pretendono le dovute cure, il tutto unito alla volontà di ottenere un Vino che rispetti la Natura in senso stretto ed in senso lato, che rappresenti il territorio e sia in linea con la tradizione, ma al contempo, riesca ad esprimere eleganza, pulizia e, soprattutto, innovazione.

Sarebbe persino riduttivo per me, parlare di un Vino alla volta, discernendo referenza per referenza, dato che si tratta di qualcosa che nella sua diversità ha un filo conduttore così evidente all'assaggio, così palese alle sensazioni. Quindi, oggi, forse, per la prima volta avrò un approccio diverso, che spero non vi spiazzi, anzi, vi possa aiutare a godere delle emozioni che ho vissuto io stesso e che i Vini di Mongioia sono pronti a suscitare in chiunque li ritrovi nel suo calice.
Partiamo dall'eleganza e la sobrietà dei Moscato d'Asti docg Lamoscata e Belb, che con grande schiettezza e sincerità riescono a vestire i panni di due Vini dalla classe evidente, ma mai ostentata, che giovano su differenze fascinose ed intriganti fra frutta tropicale ed agrumi, con una potenziale longevità che non teme il lustro.
Passiamo poi allo stupore, l'assurdo che diventa evidenza... sapete quando vi viene da dire “ma perché non c'ho pensato io?!?” Sì... ho provato proprio quella sensazione quando ho assaggiato in ordine prima il Meramentae ed il Leonhard. Il primo è uno spumante brut millesimato da uve moscato con un residuo zuccherino praticamente inesistente, capace di una finezza inattesa e stupefacente, naso complesso che spazia dal frutto a pasta bianca al gelsomino, per poi arrivare all'ananas, al lime, al bergamotto, con una chiusa rinfrescante di caramella all'eucalipto! Il secondo è un Vino bianco, secco, dall'impatto aromatico che per i più romantici può sembrare un bacio in aspettato dalla propria Amata, ma per i meno romantici, potrebbe essere assimilabile a... beh... un bacio inaspettato della propria Amata! :-p
Frutta fresca, albicocca, pesca, zeste di agrume e fiori di campo... mmm... che buono! Un sorso che ti aspetteresti almeno un pochino dolce, ma invece parte ed arriva secco, con un approccio dinamico che diventa ancora più divertente quando un'evidente nota minerale chiude il cerchio, invitando ad un altro sorso.
Poi c'è il Crivella (di cui già vi parlai in questo articolo: www.wineblogroll.com), che, per me, rappresenta un unicum ancor più dei già originalissimi Vini sopracitati, in quanto non è stato difficile per me, che sono un amante del genere, definirlo a primo naso un Sauternes con le bollicine!
Un Vino frutto della geniale intuizione di Riccardo, che non mi nasconde, quasi commosso, di aver, in realtà, portato avanti un sogno di suo padre, che per anni ha sperimentato al fine di giungere alla realizzazione di un Moscato d'Asti da invecchiamento. Naso che strizza l'occhio ai migliori botrizzati, con note passite di frutta gialla matura e pane biscottato, grano arso e sentori leggeri di muffa nobile. Lo assaggio e non posso fare a meno di gridare... portatemi un Blu! Datemi un erborinato per favore! Vi assicuro che non c'è cosa più bella di sorprendersi quando il pregiudizio, anche per me che non ne ho mai per partito preso, si insinua nella mente e tenta di inficiare una degustazione e quindi l'emozione da essa potenzialmente suscitata! Un Moscato che mira ad invecchiare 30 anni e che io ho avuto modo di assaggiare sia giovane, ovvero del 2011, che già con qualche annetto alle spalle nell'annata 2003 (grazie a Maria e Riccardo che si sono privati letteralmente di una delle pochissime bottiglie della loro personale riserva). Un Vino fuori da ogni concezione, che evolve a modo suo, senza dare reali punti di riferimento, ma che è così e così deve essere, lo si capisce dalla sua innata piacevolezza.
...Sapete? E' raro che io perda il filo e che le mie parole, se pur le lasci sempre fluire di getto, rifuggano il mio controllo, ma quest'azienda per me ha qualcosa di speciale! Io che amo i Rossi, io che mi emoziono raramente con le bollicine, figuriamoci con quelle “dolci”, mi ritrovo a parlare di Moscato come un bambino delle elementari che scrive il suo primo tema sul suo migliore amico!

Non voglio dire altro, non voglio svilire con ulteriori informazioni tecniche qualcosa che dovete necessariamente assaggiare, conoscere, vivere e sentire con la vostra mente, il vostro palato ed il vostro cuore.
Andate e bevete tutti amici miei, ne vale la pena! 
Ah, non dimenticate... qualche bottiglia tenetela in cantina! Mettete alla prova le mie parole e vedrete che vi sorprenderete!

F.S.R.
#WineIsSharing

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