sabato 29 agosto 2015

I siti ed i Blogs sul Vino che seguo e che trovate su WineBlogRoll

In molti, negli ultimi mesi mi hanno rivolto la stessa domanda: "Come hai iniziato con il tuo Wine Blog?" Molti lo fanno per pura curiosità, altri perché vogliono, giustamente, a loro volta aprire un proprio blog sul Vino o su qualsiasi altro tema, ma tutti non comprendono come si possa gestire un Blog e scrivere spesso quanto io ed altri colleghi riusciamo a scrivere... la risposta è semplice, almeno per quanto mi riguarda... non si dorme!!!

Scherzi a parte, dipende tutto da Voi e da ciò che vi prefissate possa diventare il vostro blog.
Si può aprire un blog:
1. con il solo obiettivo di condividere a chiunque vi legga, come in una sorta di Diario di cui tutti hanno le chiavi del lucchetto, i vostri pensieri;
2. si può cercare (non è semplice riuscirci... sappiatelo) di farlo per un mero ritorno economico;
3. si può, come me, usare uno spazio web per manifestare la propria passione, condividere emozioni e sensazioni, ma anche cercare di cambiare qualcosa nella comunicazione di uno specifico settore, ovviamente nel mio caso parliamo del Vino.
Quindi per me le parole d'ordine prima di aprire WineBlogRoll sono state: obiettivo, tempo, possibilità... ovviamente queste tre voci incideranno radicalmente sul dispendio di energie, di tempo ed a volte anche di denaro.
Quando ho deciso di aprire questo Wine Blog, mosso da grande impeto e da altrettanta voglia di esprimere a tutti coloro che avessero voluto seguirmi i miei pensieri, le mie esperienze e le mie sensazioni enoiche, la prima cosa che feci fu guardarmi intorno! In molti ambiti si parla di concorrenza, a volte addirittura sleale, ma come ho sempre sostenuto in ogni settore abbia lavorato e come consiglio a tutti gli Amici produttori di fare anche nel mondo del Vino, la regola d'oro per vincere in questo strano mondo è fare sistema e di certo non giocare a chi ce l'ha più "grosso", intendo il flusso di visite del proprio blog! :-D
Per questo, pur avendo un background da web marketer e copywriter, ho deciso di seguire tutti quei siti e quei blog che potessero arricchire il mio Know How e la mia consapevolezza, non tanto per quanto concerne la tecnica o la degustazione in sé, piuttosto per quanto riguarda la varietà di punti di vista e di correnti di pensiero vigenti in un settore che io ho sempre visto dall'esterno e che non ho mai accettato fosse "condizionato" da dinamiche commerciali o professionali.

Ecco perché la scelta di aggiungere ai miei contenuti originali ed autografi il Blog Roll (da qui il nome del Blog), ovvero una rassegna stampa continua e costante di quegli stessi Wine Blog e siti inerenti al Vino, sia italiani che internazionali, che mi hanno aiutato e mi aiutano tutt'ora a tenere sempre il polso della situazione enoica nazionale e globale.
Voglio dedicare questo post a loro segnalandovi in primi i 3 ai quali mi sono riferito inizialmente per poi passare a quelli che mi sento di consigliarvi categoria per categoria, senza nulla togliere agli altri ovviamente:
Wine Folly: probabilmente il miglior Wine Blog del mondo per semplicità, intuitività, fruibilità ed originalità... trallallero trallallà! Scusate, ma ci stava! Le loro infografiche sono un must per ogni WineLover, in quanto adatte sia al neofita che all'esperto, che ne sa cogliere la semplicità e l'ironia! Se non lo conoscete, andate a farvi un giro... su winefolly.com intendo! Non ve ne pentirete! Astenersi enofighetti ed ovviamente coloro che non "spiccicano" una parola d'inglese! Non fa per voi!

Intravino: sicuramente il sito dedicato all'enosfera che io stesso seguo di più e quello che fornisce punti di vista più vari ed interessanti, in quanto la penna passa da una mano all'altra dei vari collaboratori con grande duttilità ed elasticità, dando come risultante delle forze in atto il portale italiano di riferimento per i Winelovers, critici e non. Questi i nomi dei componenti del team di intravino: Antonio Tomacelli (Editore), Fiorenzo Sartore, Alessandro Morichetti (Co-Editori), Cristiana Lauro, Lucia La Gatta, Elena di Luigi, Andrea Gori, Emanuele Giannone, Mauro Mattei, Giovanni Corazzol, Andrea Marchetti, Gianpaolo Giacobbo, Jacopo Cossater, Leonardo Romanelli, Pietro Stara, Massimo Maria Andreucci, Alice Aliceinwonderland (Editor).

Cinelli Colombini: il blog di Donatella Cinelli Colombini, produttrice, imprenditrice ed esperta comunicatrice. Sicuramente un baluardo tra le Donne del Vino italiane e da sempre, una delle più attente lettrici di siti e blogs italiani e stranieri, tanto da riportare spesso interessanti spunti tratti da altri canali, che difficilmente sarebbero arrivati ai winelovers italiani senza il tramite del suo blog.
Il turismo del Vino è ciò che le sta più a cuore ed in molti articoli da lei editi si evince la sua capacità di veicolare questo tema nel migliore dei modi.

Magazines e blogs enogastronomici:
www.vinoway.com
www.winesurf.it
www.carlozucchetti.it
www.dissapore.com
www.cronachedigusto.it
www.doctorwine.it
www.gustodivino.it


Meriterebbe una categoria a sé... ed io gliela dedico perché un enogastronauta non può davvero fare a meno di seguirlo! Sul Vino ub punto di vista sempre molt attento ed equilibrato.
Best Wine/Food/Cultural/Cooking/Restaurant/Enogastronomic Site/Blog: www.lucianopignataro.it

Notizie e statistiche sul Vino:

Alcuni dei migliori Wine Blogs e portali di informazione enoica stranieri (secondo me):
www.fermentationwineblog.com
www.thewinethinker.com
www.timatkin.com
www.socialvignerons.com
www.vinography.com
www.wineanorak.com
www.academicwino.com
www.1winedude.com
www.terroirist.com


Alcuni/e dei/delle più interessanti Wine Bloggers italiani/e (secondo me):

Elisabetta Tosi: www.vinopigro.it

Chiara Giannotti: www.vino.tv

Andrea Petrini: www.percorsidivino.blogspot.it

Francesco Petroli: www.intothewine.org

Alessandro Farina: www.enoitaca.blogspot.it


Jacopo Cossater: www.enoicheillusioni.com


Matteo Carlucci: www.iltaccuvino.com


Claudio Limina: www.biancovino.com


Daniele Moroni: www.vinodabere.blogspot.it

Fausto Gregori: www.vinoedaltro.blogspot.it

Francesco Saverio Russo: www... azz... come si chiama il blog di quel tipo strano col piercing, la barba ed ormai la panzetta in dotazione extra a qualunque winelover incallito che si rispetto!? Ah... sì... ci siete dentro!!! 

Gli amici Winelovers stranieri che parlano del Vino italiano:
www.tuscanvines.blogspot.it

www.vinotravelsitaly.com

www.italianwinegeek.com

Il blog che seguo di più di un Italiano in lingua inglese:

www.acevola.blogspot.it

Il blog che seguo di più di un'italiana in lingua inglese:

www.chiarasfoodandwineguide.com


Tutti questi blog, a mio parere, potranno arricchire la vostra conoscenza del mondo del Vino ed in molti casi, cosa ancor più importante, regalarvi emozioni e sensazioni positive, capaci di dissetare la vostra curiosità, di divertirvi, di farvi riflettere o ancora di stimolarvi a accogliere il Vino nella vostra Vita guardandolo da punti di vista differenti, ma non per questo meno giusti.

La mia non vuole assolutamente essere una classifica, bensì la mia consueta condivisione, che spero possa esservi utile come a me lo sono stati e lo sono tutt'ora questi siti e blogs.
Ah...ovviamente non è che ora che vi ho messo la pulce nell'orecchio smettere di seguire me, eh?! Non vi azzardate o vi tolgo il saluto enoico! :-p
Scherzi a parte... buona lettura a tutti e... Prosit!



F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 28 agosto 2015

Un terroir che esalta vitigni internazionali in Umbria con i Vini di Roberto Lepri

Oggi vi porto con me in Umbria, più precisamente alle porte di Perugia, nella piccolissima Cantina Roberto Lepri, gestita da fratelli Roberto e Marco.
Una realtà che inizia il suo percorso di vinificazione nel 2003, che mi ha colpito per il proprio approccio molto determinato, ma allo stesso tempo privo di "ansie da prestazione". Dico questo in quanto è palese la volontà dei fratelli Lepri di produrre un Vino che rappresenti il loro terroir, ma anche e soprattutto il proprio gusto, andando un po' contro le "vigenti regole" del marketing, che vedono molti produttori fare scelte più orientate alla soddisfazione di quello piuttosto che l'altro mercato. Ovvio... questo approccio è possibile per via dei piccoli numeri che l'azienda propone, ma anche grazie alla scelta di allevare vitigni internazionali come il pinot grigio, il gamay, il merlot e ed il cabernet sauvignon.

Questo permette una ricerca diversa da quella che ci si aspetterebbe da una piccola realtà, magari più legata al territorio, alla tradizione ed ai vitigni autoctoni, che spinga la vinificazione in purezza verso un elevazione del singolo varietale, secondo le potenzialità del terroir a 360°, vignaiolo compreso. 
Io stesso mi sono meravigliato del fatto che un'intera partita di Vino sia stata letteralmente scartata nel 2011, in quanto, mi riferiscono i produttori "non ci soddisfava!".

Due fratelli che vivono davvero la vigna come un prolungamento di loro stessi e che cercano di preservarlo nella maniera migliore e più naturale, arrivando a vedere questa "convivenza"con le viti stesse come un rapporto umano, nel quale si hanno scambi di opinioni, sensazioni ed emozioni e tramite l'empatia si riesca a comprendere le esigenze del vigneto. 
Qualità e rispetto dell'ambiente sono, quindi, le parole d'ordine in casa Lepri, tanto da aver deciso di consolidare queste attenzioni attraverso la conversione biologica in via di definizione. 

Io in particolare ho apprezzato un estivo Pinot Grigio IGT - Gocce di Stelle 2014 dai profumi intensi ed inebrianti, di frutta e fiori bianchi con leggeri e freschi toni agrumati. In bocca è piacevolmente beverino, con un armonico gioco di freschezza e mineralità. Non vi troverete di certo di fronte alle marcate acidità dei Vini del Nord Italia, ma questa versione del Pinot Grigio made in Umbria ha una bella personalità!

Particolarmente espressivo il Gamay IGT - Gamy 2013, che grazie ad una vinificazione in acciaio (ovviamente in purezza, date le caratteristiche del vitigno) tira fuori la sua prontezza varietale, con un'iniziale nota vinosa e di rosa, in stile beaujolais, ed un finale speziato che nulla a che vedere con l'affinamento, che come già detto non prevede il legno, bensì la naturale nota di pepe nero e bacche ginepro del Gamay. Piacevole e dinamico in bocca, dalla spiccata freschezza e la beva easy e poco impegnativa, che lo rende perfetto per le grigliate estive!
L'apice, in termini emozionali, l'ha toccato sicuramente il Cabernet Sauvignon 2008 di Roberto Lepri, perfettamente in forma, con un'evoluzione da manuale, con aromi primari di piccoli frutti neri e visciola, fino ad arrivare ai terziari evolutivi, che vedono lentamente svanire la dolce vaniglia, in favore di un'intrigante tostatura di caffé e tabacco... lievissime le note verdi, che non mi dispiacciono affatto. In bocca è intenso, dall'ancora buona vena acida, ma comunque all'apice della sua curva, per il mio personale gusto. Asciutto e pulito, con una punta di salinità capace di armonizzare il sorso.

Ho apprezzato molto l'approccio di questa Cantina ed ancor più il risultato che ne scaturisce, senza chissà quali pretese in ambiti commerciali, ma tante in termini di qualità. 
Se vi capita di passare da Perugia, fateci un salto, non credo ve ne pentirete e se ve ne doveste pentire, prendetevela pure con me! :-p


F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 26 agosto 2015

La Vendemmia 2015 sarà quel che sarà... ma io me la godo già!

Scusatemi, intanto, per il titolo che sembra quasi una strofa di una canzone d'altri tempi, ma come qualsiasi cosa io abbia mai scritto in questo strano Diario enoico, come m'è uscita la leggete! :-p
In questi giorni il mondo del Vino è colpito da una imperversante e diffusa negatività... tra il caporalato, ormai tacciato dai giornalisti (spesso a digiuno di storia e cultura del Vino) di schiavismo (sia chiaro... qualcosa di riprovevole, ma mi fanno ribrezzo alcuni articoli esasperati, mirati solo a vendere la notizia enfatizzando anche l'inenfatizzabile) e la diatriba tra slowfood ed Al Bano riguardo la storia dei suoi Vini venduti a 2€ alla Coop, mi chiedo perché nessuno parla di chi si sta facendo un "mazzo così" per vendemmiare o per prepararsi alla vendemmia, al fine di regalare a noi ansiosi winelovers altre, inedite, emozioni!?!

Beh... io seguo molti amici e molte amiche che producono Vino, com'è normale per un Wine Blogger e mi rendo conto di quanto i social networks stiano permettendo a tanti di questi produttori, che fino a pochi anni fa, lavoravano, sì nella bellezza delle proprie vigne, ma anche nella fatica e nel silenzio di chi non aveva modo di mostrare al mondo in maniera più diretta e efficace il proprio lavoro.
Il web, spesso denigrato dagli stessi produttori, si sta dimostrando il miglior modo di condividere le proprie impressioni, sensazioni ed emozioni durante un periodo così importante per chi ha accudito con tanta cura e rispetto quelle viti e quelle uve per un lungo anno, attraverso momenti di rara gioia per un giorno di sole ed altri di crudele ansia per una grandinata improvvisa o una pioggia che tardava a rinfrescare le proprie vigne "stressate".
E' per questo che mi sento quasi in dovere di invitare i Winelovers a seguire il lavoro di questi produttori, di queste persone, spesso, meravigliosamente vere ed integre, che pur avendo una quotidianità identica a quella di ognuno di noi, vivono alla stregua del tempo, della Natura, dell'incontrollabile destino di chi non vuole giocare a fare Dio, ma solo tentare di essere sé stesso nel modo più sincero ed ineluttabile... scegliendo di dedicarsi ad un lavoro che ti da tanto, ma allo stesso tempo ti toglie... ti toglie parti di Te che decidi di concedere a chi berrà il tuo Vino, a chi ne sentirà anche soltanto gli aromi o ne sentirà parlare... magari da qualche matto che come me, non sa parlare d'altro che di storie d'Amore... storie di Vino!

Mi sto dedicando al mio progetto DestinazioneVino in questi giorni e sto riscontrando un'umanità ed una fiducia che solo chi lavora in questo settore può e sa dimostrare, perché alla fine il Vino è Vita, Passione, Valori connaturati alla persona ed alla Natura stessa, ma soprattutto è Rispetto!

Evitando di scrivere auspici e proclami che facciano pensare alla 2015 come l'annata del secolo, questo articolo vuole essere un Grazie a chi sta lavorando ed un incitamento per chi ancora deve iniziare a vendemmiare... lungi da me augurare "Buona Caccia al Cacciatore o Buona Pesca al Pescatore", ma io in cuor mio un augurio lo sto facendo agli amici produttori ed anche a me stesso e solo quando troverò bottiglie riportato in etichetta quel numerino...2015... saprò se il mio augurio, che sa di desiderio, inespresso, ma pensato intensamente, sarà stato esaudito!

E' davvero uno spettacolo poter guadare le foto di chi sta vendemmiando, leggere le sensazioni di chi si trova di fronte un'Uva pronta e matura come non mai... a volte sono il primo a criminalizzare i social network, ma in questo periodo, non avendo il dono dell'ubiquità, me li godo e me li tengo stretti, seguendo assiduamente tutti coloro che stanno lavorando per me... per Noi! Dovreste farlo anche Voi! ;-)



F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 25 agosto 2015

Amazon ora vende Vino "anche" in Italia... ma perchè?!?

Se nel lontano 2009 Amazon sembrava volersi allontanare definitivamente dal mercato del Vino, principalmente in USA e se è vero che già da tempo la sezione "alimentari, Vini & Co." è stata rimossa dai siti di alcuni paesi europei per problemi logistici e per mantenere alta l'immagine delle eccellenze enogastronomiche nazionali, come, purtroppo spesso accade, in Italia ci ritroviamo ad aprire le porte a qualcosa che altrove ha già compiuto il suo ciclo, morte compresa!

Io sono un internauta, un Wine blogger, un amante della tecnologia e non vi nego che Amazon è per me una manna dal cielo in moltissimi casi e per quanto concerne moltissime categorie merceologiche, ma il Vino?!? Il Vino?!? Dai... sù... guardate la schermata qui sotto... vi sembra possibile?!? Giudicate voi!

Non so quanto durerà e se, magari, con l'adesione di aziende di qualità e l'ingresso di enoteche online che disporranno di etichette più ricercate e, spero, meno reperibili, la cosa possa prendere piede anche in Italia, ma in un paese dove già i wine-shop di qualità (che io ammiro ed appoggio) fanno fatica a decollare coprendo piccolissime percentuali di mercato (se pur in crescita) dubito si possa realizzare il "boom" di vendite auspicato.

E' pur vero che, osservando bene il reparto alimentari, le birre ed i Vini in vendita, non abbiamo altro che una serie di prodotti reperibili nel supermercato sotto casa per chi abita in provincia, ma magari più distante per chi vive in città e potrebbe preferire vedersi consegnare "la spesa" dal corriere piuttosto che prendere la macchina ed immettersi nel traffico congestionato di Roma (ad esempio) per andare a fare la spesa... "ma che davero davero?!?" Siamo arrivati a questo livello? Io credo proprio di no... ma è giusto che un colosso come Amazon testi nuove soluzioni e cerchi di implementare il suo mercato anche in tal senso e se per le grandi menti della multinazionale americana mettere online Vini e prodotti alimentari da GDO in Italia sia la scelta più opportuna, ben venga...
Inoltre sembra che siano aperti a suggerimenti a giudicare da ciò che vi riporto qui di seguito direttamente estratto dal sito:
"Nel nostro negozio Alimentari e cura della casa puoi trovare prodotti alimentari non deperibili, bevande alcoliche e analcoliche e prodotti per la pulizia della casa. Non sono disponibili cibi freschi e surgelati e prodotti facilmente deperibili. Lavoriamo costantemente per espandere la nostra selezione e garantirti la migliore esperienza di shopping online, quindi, se c’è qualcosa che ti piacerebbe vedere nel nostro negozio, faccelo sapere qui."
Quindi diamo il via ai suggerimenti... confidando che qualcuno li legga davvero! ;-)

 per non sbagliare, se proprio devo acquistare Vino online mi affido ad enoteche come vinoedaltro.it, amoreaprimonaso.com e magari, per cose più ad ampio respiro vino75.com, bordeauxpertutti.it o azzurravini.it... e va beh... dai, un po' di pubblicità per chi appoggia il mio blog da tempo con fiducia e rispetto ci sta! Poi tanto, siete sempre voi a decidere e valutare cosa e dove vale la pena acquistare il vostro Vino! ;-)

Voi che ne pensate della scelta di Amazon di vendere Vino italiano anche in Italia?(All'estero in realtà erano già molti i Vini italiani reperibili).
Acquistereste mai quei Vini e quei prodotti alimentari online da GDO, per risparmiare qualche euro e per la mera comodità di vederseli consegnare a casa, ma magari 3 giorni dopo averne avuto voglia?!? Le enoteche online sono frutto di ricerca, offrono prodotti difficilmente reperibili nel supermercato dove la maggior parte di noi fa la spesa normalmente... hanno un senso e danno il loro contributo al mercato del Vino in maniera utile, fruibile e sensata... ma questo, non sembra il "B-Movie" di quella cosa che comincia con E e finisce con ataly?! Bah... fate conto che abbia messo la faccina "perplesso" dello stato di facebook!

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 24 agosto 2015

Il mio viaggio enogastronomico in Abruzzo, ad Atri, fra cucina creativa ed ottimi Vini

Era da un paio di giorni che non mi mettevo al pc, penso fossero almeno 10 anni che non mi accadeva, ma avevo davvero bisogno di qualche ora di distacco da quello che ormai non è solo un mezzo di "lavoro" per me, bensì un compagno fidato con attraverso il quale condivido i miei pensieri e le mie emozioni con tutti Voi.

Ho deciso di passare questi due giorni in Abruzzo, dove tra splendidi uliveti e vigneti rigogliosi, ho potuto apprezzare la serenità di una vita sempre in marcia, che raramente mi da modo di fermarmi.
Senza dilungarmi troppo, però, mi piacerebbe raccontarvi qualcosa di ciò che ho vissuto, sentito e gustato in questi 2 giorni abruzzesi, perché credo ci siano spunti interessanti per... magari... permettere anche a Voi di passare qualche ora di puro e sereno piacere in questa regione che ha davvero tanto da offrire in termini enogastronomici ed umani.
Ho scelto una città meravigliosamente calma, lontana dal caos e dal turismo marittimo, eppure con il mare ad "un tiro di schioppo", ovvero la suggestiva Atri, che dall'alto del suo colle racconta secoli di fasti storico-artistici con modestia e pacatezza.
Un posto unico nel suo genere, regno della liquirizia, dove, mi dicono gli abitanti del posto, si poteva camminare a due passi dall'ormai delocalizzata fabbrica Menozzi De Rosa, inebriandosi del profumo di questa stupenda invenzione, amata sin dai tempi antichi e rinomata per i suoi benefici effetti sulla salute. Vi consiglio di leggervi la storia di questa eccellenza tutta italiana e di assaggiare i prodotti di un'azienda di quelle come non ce ne sono davvero più... purtroppo... intrisa di passione e caparbietà, di poesia e tradizione, ma soprattutto di tanta qualità!

Fatta questa doverosa digressione, veniamo ai miei incontri enogastronomici, che non vedevo l'ora di poter condividere con Voi, in quanto ne sono davvero entusiasta! Parlo della serata passata presso il Ristorante Tosto, dell'allievo della scuola di formazione del mitico Chef pluri Stellato Niko Romito (si è vero... abbiamo lo stesso parrucchiere e qualcuno dice che ci somigliamo... ma ammetto che lui è un po' più bravo di me in cucina... per quanto io possa cavarmela :-p ), tale Gianni Dezio.

Il giovanissimo Gianni (29 anni) e sua moglie Daniela gestiscono un Ristorantino davvero interessante nel bel mezzo del centro storico di Atri, nel quale troverete un piacevole contrasto fra l'arredo e l'illuminazione dal design contemporaneo, con qualche strizzatina d'occhio al vintage, e gli antichi soffitti a volte.
Un posto in cui ci si sente a casa, ma, al contempo, si possono assaggiare piatti originali ed intriganti, capaci di appagare dalle papille gustative del gourmet più esperto a quello del "neofita" della cucina d'autore.
Io personalmente ho trovato molto divertente per molti dei miei sensi (vista, olfatto, tatto e palato) i piatti che ho avuto modo di assaggiare:

Gli Antipasti: l'insalatina che ho soprannominato "nascondino", poiché i gamberi crudi, con caprino, pesca e mandorle caramellate erano nascosti da semplici e volutamente fuorvianti foglioline di lattuga.
Il formaggio fritto è un esercizio di stile portato a termine con grande maestria, ma il tocco di classe è la salsa all'aceto che trasforma un piatto potenzialmente noioso in qualcosa di davvero sfizioso ed originale;
Le Portate Principali: un hamburger di agnello, con pane al rosmarino panificato in loco, maionese fatta "in casa", l'immancabile pecorino e le dolci cipolle glassate al Vino. Un piatto che ti impone di essere mangiato con le mani, servito in maniera moderna e minimale, ma a suo modo calda e confortevole, che diverte con i suoi contrasti cromatici ed organolettici, che si riuniscono in un'armonia unica per un piatto forse abusato, ormai, da molti, ma che in pochi sanno trasformare in qualcosa di effettivamente equilibrato e gustoso, nel quale si possano distinguere tutti i diversi sapori degli ingredienti, piuttosto che essere "fregati" da eccessi ruffiani di "salse, salsine e salsette". Inutile dire che l'accompagnamento delle french fries (fritte molto bene) rigorosamente "artigianali" è una sicurezza!
Poi... beh... poi un Maialino così  non lo mangiavo dall'ultimo viaggio in Sardegna! I friggitelli sono la scelta più sensata nell'abbinamento, ma anche in questo caso troviamo una vera e propria pennellata d'artista a base di carote e zenzero, ingredienti che insieme trovano un equilibrio davvero interessante tra dolcezza, piccantezza e freschezza quasi balsamica capace di pulire la bocca dalla grassezza della carne.
Ho abbinato queste portate con un Vino che può sembrare fuori luogo data la varietà di proposte servitemi, ma in realtà, vi assicuro, si sia dimostrato piacevolmente un passepartout: il Trebbiano d'Abruzzo 2013 di Emidio Pepe.
Un Vino "stra-bio", dalla vigna alla cantina, con una raccolta manuale ed un'accurata selezione dei grappoli prima ed una totale assenza di lieviti selezionati e di filtrazioni poi. Bello, torbido e dai sentori così maturi, intensi e minerali, che mi accompagnano ad un sorso fresco, asciutto, salino e davvero lungo! Mangiando è stato impossibile non accorgersi di quanto fosse perfetto con la liquirizia, grazie ad una comune nota balsamica che ha rappresentato il maggior piacere enoico della serata.
Non penserete mica che sia andato via così?!? Senza dolce?!? Giammai!

I Dessert: un omaggio alla liquirizia ed alla fabbrica Menozzi, con una crema bruciata a base di questo superbo ingrediente, che appaga vista e palato, ma soprattutto il cuore! Mai troppo stucchevole, da divorare in pochi istanti!
In abbinamento ho scelto un Passito rosso, nel quale ho confidato data la mia scelta di un dolce difficile da abbinare come quello a base di liquirizia, per di più "bruciata". Parliamo dello Shirin 2010 della Cantina Contesa, prodotto con Uve Montepulciano ed un piccolo saldo di Malvasia nera, che si dimostra più che adeguato per il mio dessert, non tanto nel tenergli testa, ma piuttosto nel tenergli la mano, grazie alle note speziate e balsamiche ti pepe nero, chiodi di garofano e radice di liquirizia che si fondono con il dolce amarena tipica del montepulciano.

Panna, salsa alla maracuja, meringhe e granitina di cocomero... un dolce di rara femminilità, oserei dire, quasi, afrodisiaco! Suadente, leggero, fresco, ma a suo modo intrigante, sia nel gusto che nella disposizione degli ingredienti che impone un affondo profondo del cucchiaio per poter gustare tutti i sapori in un sol boccone.

L'abbinamento migliore della serata si è rivelato sicuramente quello fra questo dessert ed il Moscato Passito Plaisir 2013 dell'Az. Zaccagnini. E', infatti, impossibile non percepire il profumo di anguria che si fa largo fra le più consuete note mielose e floreali. Un passito davvero piacevole che ha esaltato il suo "compagno" e si è esaltato grazie ad esso in questo azzeccato e quanto mai fortuito abbinamento.

La nota più amara è stata quella del caffé... no, ma che avete capito!? Lo dicevo nel senso gustativo del termine, dato che Daniela, la moglie di Gianni, si presenta al mio tavolo con una tazzina di caffé Moka, che avevo intuito dal profumo che sentivo uscire dalla cucina!  A differenza del caffé espresso, quello della Moka ha nella sua nota amara il suo pregio migliore e faccio volentieri a meno di un'artefatta schiumetta, quando posso assaporare una buona miscela (bio), rigorosamente senza zucchero, per quanto lo zucchero grezzo servitomi nella zuccheriera "della nonna" era davvero carino!
Ovviamente, essendo in Abruzzo, terra di Amari, non potevo evitare di concludere con un'ottima Genziana! Se capitate in Abruzzo non potete non assaggiarla!

Nota extra: ottimi i panificati in loco e davvero da assaggiare l'olio servitomi in degustazione: Olio di San Martino dell'Az. Agr. Persiani. Non troppo fruttato, con un gradevole accenno di amaro ed un'equa piccantezza. Un Olio molto duttile in termini di condimento.

In conclusione, posso dire che la mia capatina in Abruzzo mi abbia donato sincere emozioni enogastronomiche e che non vedo l'ora di tornare a trovare Gianni e Daniela e, magari, di condividere con loro qualche scelta enoica, volta a rendere ancora più divertente ed interessante la loro Carta dei Vini.
Non posso, poi, che ribadire il piacere, come sempre, di ritrovarsi nel calice i Vini di Emidio Pepe, che reputo tra i pochissimi capaci di mettere d'accordo tutte le filosofie, le correnti di pensiero, gli estremismi più o meno anonimi, che imperversano nel mondo del Vino, che dovrebbe essere piuttosto che "guerreggiar continuo e sterile" solo condivisione e piacevolezza, qualità e schiettezza. Vini che sanno di natura, ma anche di consapevolezza... che parlano di un territorio, di un terroir e di una tradizione, eppure sono sempre più contemporanei ed oserei dire, un passo avanti agli altri!

Insomma... se vi capita di andare ad Atri sapete dove andare e cosa ordinare! :-p



F.S.R.
#WineIsSharing

domenica 23 agosto 2015

Online il Sito dedicato a DestinazioneVino - Check it out!

Sono davvero lieto di annunciarvi che nasce oggi il Sito Web interamente dedicato al progetto, ormai sempre più vicino alla sua partenza, DestinazioneVino
www.destinazionevino.com


Il sito diventa, così, il punto di riferimento per le Cantine aderenti e quelle che vorrebbero inviare la propria candidatura per la selezione delle realtà che visiteremo e racconteremo e nei prossimi mesi si arricchirà dei contenuti che produrremo (video e post) durante il nostro viaggio alla scoperta dei Vignaioli e dei territori del Vino italiani
Ovviamente sarà presto online il Canale Youtube dedicato e saranno inseriti spazio per ampliare la condivisione dei contenuti che andremo a pubblicare, in puro stile WineIsSharing!
Come sempre chiedo il supporto di tutti i Winelovers italiani (e non solo) nella segnalazione di realtà interessanti che possano andare  a completare la selezione delle Cantine che andremo a visitare e delle quali parleremo tramite le clip video, i post in blog e social networks e soprattutto nell'ebook DestinazioneVino che verrà distribuito GRATUITAMENTE al termine del viaggio!


Alle Cantine che hanno già aderito rivolgo un GRAZIE speciale ed a quelle che non lo hanno ancora fatto dico semplicemente... cos'aspettate?!? ;-)

Lancio anche il nuovo hashtag #DestinazioneVino che ci accompagnerà durante questa splendida avventura insieme all'ormai immancabile #WineIsSharing!

Godetevi il sito e... seguitemi... vi prometto, che farò in modo di farvi sentire a bordo della nostra Wine Mobile durante ogni tappa, iniziando dai nostri profili Twitter, GooglePlus ed ovviamente tramite la nostra pagina facebook www.facebook.com/destVino.



F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 20 agosto 2015

Quando imprendere nel Vino significa rispettare e valorizzare un intero territorio: Cantina Siddura

Dato che giorni fa scrissi tramite uno dei miei profili social qualcosa riguardo la differenza fra chi fa Vino solo per mero guadagno e chi invece lo fa per vocazione, spesso non arrivando mai ad una soglia di introito tale da garantirgli una certa sicurezza, a confutare la totale assenza di pregiudizi di sorta in me, oggi voglio parlarvi di un'azienda che nasce da un positivo mix di passione e capacità imprenditoriale: la Cantina Siddura.
La Cantina Siddura si trova nel territorio comunale di Luogosanto, Comune ubicato nel nord della Sardegna, in Gallura. Il nome deriva della Cantina deriva dalla zona su cui sorge l’azienda. Siddura è nata per volontà di due persone: il noto imprenditore tedesco Nathan Gottesdiener e l’imprenditore sardo Massimo Ruggero. Sono i due soci della Cantina Siddura. Gottesdiener opera nel settore della moda, Ruggero era un imprenditore edile. Due mondi differenti e due persone differenti, con in comune un'incondizionata passione per il Vino, che li ha spinti a creare un sodalizio e a lanciarsi in una nuova avventura che non rappresenta soltanto un freddo investimento economico, bensì la realizzazione di un sogno, portato avanti con la volontà di lasciare il segno nella storia presente e futura dell'enologia Sarda.

Siddura è una realtà giovane, nata nata nel 2008, ma che imbottiglia dal 2011, eppure ha già saputo distinguersi per qualità ed innovazione.

Produrre in purezza, alla ricerca della qualità, dell’eccellenza, sembra essere questa la mission dell'azienda e da quello che ho avuto modo di assaggiare posso assicurarvi che sia così! Sicuramente la notevole estensione dell’azienda potrebbe essere fuorviante, ma la Cantina ha pensato bene di contenere la produzione a discapito della quantità, ma a favore della qualità. Lo slogan dell’azienda è “Sardegna in purezza” e l'obiettivo di ogni membro coinvolto nella produzione sembra proprio essere quello di onorarlo.
Sette etichette, tra le quali le 3 dei bianchi risultano essere tutte base Vermentino, mentre per i Rossi andiamo dal blend di vitigni autoctoni, al Cannonau, passando per mitico Cagnulari, oltre ad un extra, ovvero un Vino dal respiro più continentale, ovvero un Sangiovese con un saldo di Cabernet.

La filosofia Siddura prevede l’integrazione totale con il territorio e il rispetto assoluto della Natura, tanto da aver citato durante la mia breve intervista, molto spesso il proprio agronomo, al quale devo la massima “E’ la pianta che comanda la produzione, e non il contrario”.

Ciò che mi piace di aziende come Siddura, nonostante possano risultare più imponenti e strutturate, delle realtà che sono solito raccontare, è che, nonostante le dimensioni e la forza economica, non operano per la mera realizzazione individuale, bensì mirano a fare ricerca, a sviluppare un territorio che ha bisogno di investimenti importanti per la sua valorizzazione ed ancora per promuovere quello stesso territorio. L'identificazione della Cantina con la propria Regione e non solo con il proprio Brand, porta Siddura a fungere da riferimento in eventi nazionali ed internazionali.
E' vitale per una Regione stupenda come la Sardegna, avere il sostegno di realtà produttive come le Aziende Vitivinicole nella promozione turistica ed il Vino è un ottimo catalizzatore in tal senso.

Tornando al Vino, che è ciò che ci interessa maggiormente, mi ha fatto molto piacere rilevare in un'azienda che avrebbe potuto votare tutto ai numeri ed alle vendite di Vini “pronti”, la volontà di dare al Vermentino una dimensione diversa e più nobile, legata alla sua longevità. “Trattiamo i nostri bianchi come fossero rossi”... questa è la filosofia che stanno cercando di portare avanti con dedizione e fiducia nei confronti del vitigno a bacca bianca principe della Sardegna.
Inoltre, Siddura sta sperimentando in Sardegna il progetto denominato “Piante che parlano”, importato da Israele. Attraverso l’inserimento di alcuni sensori nella pianta e nel suolo, si cerca di stabilire una comunicazione diretta tra pianta e agronomo, al fine di contrastare efficacemente la secchezza dei terreni dovuta al costante aumento della temperatura e aggravato da scarsa piovosità, in un'area dove è davvero difficile ipotizzare una coltivazione non irrigua a priori.

Per quanto riguarda i miei assaggi ho avuto modo di apprezzare 2 "Vermentini" di Gallura, ovvero Maia e Spera, e i due rossi autoctoni in purezza ovvero Fola (Cannonau 100%) e Bacco (Cagnulari 100%).
Tutti e 4 si sono dimostrati molto territoriali e davvero interessanti in termini di sfumature, ma quelli che mi hanno colpito di più sono i seguenti:

Maia 2014 - Vermentino di Gallura DOCG Superiore: la piccola parte di Vermentino passata in Barrique, dona al Vino una vena davvero romantica ed a suo modo intrigante... se il Vermentino è il Sole della Sardegna, questo Maia è un bellissimo tramonto, denso di sfumature dall'arancio degli agrumi, al giallo dell'ananas al rosa chiaro della pesca... il tutto reso più originale ed interessante da una nota di zafferano e menta piperita.
In bocca il richiamo al mare ed ai suoi fru
tti è palese, nella sua minerale sapidità è facile intuire un sentore tipico della bottarga. La nota finale di mandorla amara è ciò che mi piace di più, in quanto lo accomuna ad un Vitigno che amo particolarmente, come il Verdicchio. Buona la persistenza ed intenso il trasporto emozionale che questo Vino sa donare. Sorseggiandolo in una fresca sera d'estate, purtroppo distante dalle meravigliose spiagge Sarde, sembra prenderti per mano e teletrasportarti in quelle terre.
Fola 2013 - Cannonau di Sardegna DOC: il Re incontrastato dei vitigni autoctoni di Sardegna, questo Cannonau offre un naso di grande spessore, dal frutto rosso e nero bello maturo, succoso, con una velata nota di ciliege sottospirito, per condire il tutto con spezie dolci prima e piccanti poi, che vengono sferzate dalla balsamica menta piperita che torna anche in questo rosso. Il sorso è ben strutturato, importante, ma grazie ad una buona vena acida si fa bere con grande piacevolezza. Mai aggressivo e molto educato, sa essere giustamente persistente.
Un Vino che anche d'estate si fa apprezzare per la sua dinamica vitalità, nascosta solo inizialmente da una compostezza stilisticamente inoppugnabile.
Bella interpretazione del Cannonau che non mancherò di riassaggiare fra 3 o 4 anni per valutarne al meglio l'evoluzione, che sono certo non deluderà, date le premesse.

In conclusione la realtà che ho condiviso con Voi oggi, è sicuramente particolare e può sembrare fuori dai canoni di quelle di cui parlo di solito, ma solo nell'approccio, in quanto il risultato è più che interessante e se è vero che alla fine ciò che conta è e sarà sempre e solo ciò che troviamo nel nostro bicchiere, vi consiglio di provare questi Vini e di farmi sapere che ne pensate! Inoltre, la Cantina è davvero un gioiello di architettura integrata nel contesto naturale e paesaggistico e se capitate da quelle parti vi consiglio davvero di farci una capatina! ;-)

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 17 agosto 2015

Tra botti e barili con Matteo Malpassi esperto di legni della Tonnellerie de l'Adour

Inizio questo articolo citando alcuni nomi ed alcune "misure", per introdurre l'argomento di oggi: il Vino ed il Legno, tra botti e barili.

Caratello 50-100lt
Barrique Bordolese 225lt
Barrique per Porto 250-260lt
Pièce Borgognona 228lt
Pièce de Champagne 182lt
Pièce d Lorrain 180lt
Botte >400lt
Mezza-Botte 221lt
Mezza-Barrique 110/115lt
Tonneau Bordolese 900lt
Carato/Tonneau 500lt
Foudre da 30 a 300hl
(ne mancano molte e molte hanno assunto nomi differenti in base al Paese nel quale vengono usate o prodotte, es.: Spagna e Germania).

Come al solito, però, non vorrei farvi la solita tiritera fredda e tecnica, bensì parlarvi dei <<legni del Vino>> attraverso una storia.
Tempo fa, durante una bellissima Cena di Gala tra produttori, enologi, winelovers e non solo, in occasione dell'Orcia Wine Festival, mi ritrovai seduto accanto ad un vero e proprio personaggio, tale Matteo Malpassi. Un creativo, lo vedevo nei suoi occhi (e nel suo baffo a manubrio :-p ), ma anche un grande appassionato di tutto ciò che c'è dentro ed intorno al Vino ed è per questo che ogni mia portata arrivò alla mia bocca ormai fredda... tanta è stata l'empatia fra amanti del Vino e tante sono state le più disparate eno-chiacchiere scambiate quella sera.
Ah... ma non vi ho ancora detto di cosa si occupi Matteo... rimedio subito!
Matteo Malpassi, laureato in Enologia e Viticoltura presso l'Università di Pisa,  ha deciso di intraprendere una strada differente, un percorso di più ampio respiro, da quello dell'enologo "convenzionale" portato avanti fino al 2009, probabilmente perché troppo limitante per la sua brama di conoscenza, tanto che da 6 anni svolge il ruolo di Responsabile Tecnico Commerciale su tutto il territorio italiano per una azienda francese a carattere artigianale che produce e commercializza barili per l'affinamento dei Vini e dei distillati.
L'azienda è sita nel sud-ovest francese, all'interno dell'a.o.c. Madiran (il cui vitigno tipico è il Tannat). Il suo nome è Tonnellerie de l'Adour... state tranquilli non è uno sponsor-post, non ho preso un euro per citare l'azienda, ma credo possa essere utile ai fini di una maggior conoscenza di questa realtà e dell'attività di Matteo! ;-)
La sua mission è quella di intercettare le reali necessità dei produttori e consigliare loro il miglior strumento per raggiungere l'obiettivo enologico che si prefiggono rispetto alla loro identità aziendale ed ai mercati di riferimento verso i quali rivolgono il loro prodotto finale.
Oltre al consiglio, per coloro che ci accordano la loro preferenza, c'è anche un “suivie” annuale che permette un costante confronto tecnico e l'eventuale applicazione di “réglages” in corso d'opera (scusate i francesismi, ma non riesco a trovare parole migliori che quelle usate da Matteo per descrivere il suo operato), al fine di tenere sempre il timone verso la meta individuata e questo mi ha molto colpito, in quanto, per ovvi motivi, non si tratta della solita "assistenza tecnica" perfetta per la nostra caldaia, ma meno per uno strumento vivo e unico come un fusto in legno, piuttosto si tratta di un supporto improntato sull'ascolto e sull'individuazione di soluzioni diverse, di produttore in produttore, da valutare con esperienza ed elasticità.
Sotto il profilo tecnico, l'approcciare così tante realtà (diverse per misura e collocazione geografica) è una ricchezza incommensurabile in termini professionali ed umani, mi confida Matteo, ma di certo lo "stare al pubblico" e per di più un pubblico così variegato ed esigente, può, a volte, risultare difficile, in quanto significa dover partire ogni mattina mettendo da parte il proprio umore mettendosi a disposizione dei produttori con discrezione e rispetto, soprattutto in momenti congiunturali come questo, in cui le difficoltà economiche sono palesi e colpiscono tutti, ognuno nella propria misura. 
Dalla Cantina più blasonata al piccolo produttore in fase di start up, il suo operato diventa fondamentale là dove si richieda al legno un risultato volto a creare qualità ed originalità, non ad omologare, come, purtroppo, in alcuni casi accade.

Ciò che mi premeva sapere, da Matteo, riguarda la consapevolezza dei produttori italiani riguardo questo, che, lui stesso, ci tiene a precisare essere uno strumento.
La sua risposta è alquanto eloquente:
"Tutti ne parlano (molti sulla base di informazioni generiche e preconcette), ma pochi veramente si sono fatti domande tecniche e sono andati a cercarne le risposte (anche in senso pratico, attraverso prove attivate con criterio scientifico).
Il mio consiglio è quello di pensare al legno (indipendentemente dal suo formato) semplicemente come ad uno strumento di cantina (come tante altre cose ivi presenti: pompe, vasi Inox, mastelle, flottatori etc etc ) che, se conosciuto e saputo usare all'intero della filiera produttiva, non può non dare il risultato voluto.
Semplicemente questo: prendere coscienza tecnico/critica del materiale , senza travisarlo (= cercare cose che non può fare) o averne paura."

Di certo la Francia è partita con largo anticipo ed un, probabilmente incolmabile, vantaggio anche in questo aspetto dell'enologia, ed è per questo che vanta una diversa coscienza/conoscenza dello strumento in quanto tale e del suo corretto utilizzo.
Inoltre, i francesi hanno, da sempre, usato i volumi più piccoli, per lo più barrique (225 lt), a differenza di noi italiani che abbiamo preferito botti più grandi, con un pregresso imperniato sulle botti (da 10-15 hl in su, fino ad arrivare addirittura a 300hl).
Questo diverso uso storico trova spiegazione in primo luogo in ragioni commerciali e non tecniche e, lo stesso Matteo, crede che, all'interno delle cantine, i due formati possano e debbano coesistere (in un'ottica di enologia moderna). Entrambe sono utili (anche se lavorano su basi fisiche diverse e quindi assolvono compiti diversi) anzi, a suo parere, sono in grado di essere l'una il complemento dell'altra. Quindi perché scartare questa possibilità?
Se pur, io sia uno di quelli che non ami particolarmente Vini eccessivamente legnosi, sto imparando a comprendere sempre di più quanto questo non derivi necessariamente dalla sola dimensione del fusto, bensì dalla tipologia e la qualità dello stesso. Quindi, concordo con Matteo, quando mi confida di trovare abbastanza ridicolo tutto il circo mediatico di critiche e la demonizzazione che viene rivolta ai barili, ma ancor più sconveniente e controproducente la risposta che alcuni produttori di Vino danno ai loro interlocutori (e danno a se stessi in maniera giustificatoria) e cioè che la botte è la “tradizione” per noi italiani.
In realtà i piccoli volumi in legno esistono da sempre anche da noi in Italia. Pensate al Carato da 5hl (che oggi chiamiamo Tonneau) o addirittura al Caratello (da 50 a 100 lt) usato da sempre in Toscana per il Vin Santo.
Le barriques, che per “cognome” fanno Bordeaux Transport oppure Bourgogne Export, non sono altro che qualcosa che è nato per trasportare e commercializzare il Vino a lunga distanza, grazie alla capacità di mantenimento del prodotto ed alla comodità della forma stessa, che ne permetteva spostamenti senza grande dispendio di energia, muovendole per rotolamento.
Noi in Italia non abbiamo mai avuto un mercato di Vino come quello che la Francia ha avuto per secoli e, quindi, è palese che il nostro utilizzo di botti grandi sia dovuto semplicemente a differenti esigenze dei produttori, che poi hanno condizionato a loro volta la tradizione enologica, ma ciò non significa che la cosa sia negativa... anzi... a mio parere ci pone in una posizione di libertà maggiore, con la possibilità ed il dovere di scegliere solo ciò che è più incline a ciò che vogliamo andare a produrre, nel rispetto delle "nostre" uve, dei nostri terroir e delle peculiarità che ci pongono in vantaggio su qualsiasi altro paese al mondo. Questo significa scegliere il "legno", svincolandosi dalla tradizione e senza obblighi, con attenzione e curiosità, andando a conoscere lo strumento al fine di utilizzare ciò che possa effettivamente dare il risultato migliore per la produzione di quel determinato Vino. In Francia la barrique è, proprio per motivi storico-economici, legata a dei vincoli... noi possiamo usarla e dobbiamo usarla per ciò che è e per ciò che il singolo produttore sente e desidera. E' per questo che professionisti e consulenti come Matteo Malpassi diventano di vitale importanza, per un confronto costruttivo e mirato alla qualità ed alla scelta di soluzioni "tailor made", mai standardizzate o dettate dalla mera "vendita" e poi... diciamolo... con un professionista del genere siete in una botte di ferro... ops... scusate... volevo dire di legno!!!
Inutile ricordare che importante criterio di valutazione sarà quello improntato sulle differenze fra le varie essenze, ovvero le tipologie di quercia dalle quali proverranno le doghe utilizzare per l'assemblaggio dei fusti, tra le quali le più pregiate sono Limousin, Tronçais, Allier, Never, Vosges ed l'ormai comune rovere di Slavonia (in Italia viene utilizzato anche il castagno, molto - forse troppo - ricche di tannini). Ovviamente anche il grado ed i metodi di tostatura saranno importanti, nonché la capacità del singolo produttore (parliamo di quelli artigianali) di dare una particolare impronta alle proprie creazioni, che possa rappresentare un fattore determinante nella scelta del produttore.

Fatta tutta questa premessa sull'importanza non tanto del legno in generale, ma di una maggior attenzione e consapevolezza da parte dei produttori riguardo la scelta degli "strumenti" da utilizzare per l'affinamento del proprio Vino, non posso che chiudere l'articolo con una condivisione enoica, in puro stile #WineIsSharing, ma stavolta cortesemente "offerta" dal caro Matteo, che alla mia domanda "Qual è stata l'emozione enoica più intensa che tua abbia mai provato?" mi ha risposto così:

"L'emozione più intensa che ho provato è legata ad un Madiran 1985 (bevuto di recente, a 30 anni dalla vendemmia) di Domaine Pichard... un Vino vibrante, teso, con ancora mille argomenti per racconatre la sua storia, un “rivelatore” di territorio. Incredibile. Il bicchiere ha “parlato” per almeno un ora, con e senza il Vino dentro."

Che vi devo dire?!? Ora mi toccherà cercarmelo questo Vino, ma prima di farlo mi sa proprio che mi farò un bel tour di legni seguendo il caro Matteo, scroccando consigli, ampliando la mia esperienza e dissetando la mia curiosità... ah sì... perché la mia non si sazia... ovviamente... si disseta! ;-)

F.S.R.

#WineIsSharing

domenica 16 agosto 2015

La Vitovska di Zidarich - Vino naturalmente buono

Continuo a condividere con Voi i miei assaggi, le mie sensazioni, le mie emozioni! Lo farò, da ora in poi, anticipandovi quello che sarà il Vino della settimana a partire da domani, lunedì, ovvero la Vitovska dell'Azienda Agricola Zidarich.
Il mio incontro con i Vini di Zidarich è avvenuto il marzo scorso al Live Wine di Milano e da quel giorno ovunque trovassi una sua Vitovska in Carta, a meno che non fossero inclusi altri miei grandi Amori enoici, quella bottiglia finisca nella mia glacette, o sul mio tavolo... va beh... facciamola breve, nel mio calice!
Ecco perché ho deciso di parlarvi di questo Vino e più precisamente dell'annata 2011, ultima assaggiata in linea temporale, ma anche una delle più interessanti in termini di equilibrio.


VITOVSKA - Zidarich - I.G.T Venezia Giulia 2011: sapete cosa penso del termine "naturale" affiancato al Vino, ma in questo caso la naturalità e la naturalezza con la quale le Vigne vengono curate ed il Vino viene vinificato, mi lascia meno interdetto quando sento cose asserzioni del tipo "I Vini Naturali di Zidarich". Se questo è il modo in cui vengono chiamati certi Vini, beh... questo è uno di quelli che fa meno storcere il naso! Ciò che fa la differenza è sicuramente il lavoro in Cantina: macerazione sulle bucce, niente controllo della temperatura, lieviti indigeni, niente filtrazione... insomma... l'iter è quello giusto e nel calice troviamo ciò che ci si aspetta da un Vino che vuole stupire per la sua naturalità a dispetto di Vini sin troppo perfetti e standardizzati... enologici forse?! Non so... ma, tra i Vini "nature" questo è quello che mi sembra più vicino al mio gusto personale, con le sue note sulfuree, la sua frutta candita, il miele, le zagare, lo zafferano e la brezza marina. In bocca domina con una freschezza disarmante, un gusto quasi umami tanto è saporito e non solo sapido... lungo e decisamente piacevole! Quel Vino opaco, leggermente torbido, ma ancora trasparente, quasi volesse dire con quel vedo non vedo, che c'è molto di più dell'aspetto e non va ricercato attraversando il liquido con lo sguardo, bensì scrutandone l'essenza con gli occhi del cuore.
L'emozione è sempre forte quando in un Vino senti una storia, un territorio, un sentimento, ma è ancor più forte quando quel Vino, semplicemente, ma drasticamente, ti arriva... e ti piace! Sì, perché - diciamocela - alla fine ciò che conta, a prescindere da descrittori ed opinioni, da filosofie o preconcetti - oserei dire per fortuna - è sempre e solo la sensazione che quel Vino sappia darci, sia essa positiva o negativa.
Un consiglio spassionato, - ma Voi, come sempre, fate ciò che sentite - sapete la storia che le preparazioni in cui il Limone o l'aceto predominano non tollerino alcun abbinamento... beh... provateci questa Vitovska e fatemi sapere! ;-)


F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 13 agosto 2015

Incontri tra Wine Bloggers in Cantina - Tra grandi Vini, divertenti aneddoti ed interessanti spunti di riflessione

Se c'è un'azienda in cui mi senta a casa, quando sono nelle Marche, quella è sicuramente l'Az. Socci.
Una realtà di cui in pochi hanno scritto, solo perché il low profile della famiglia Socci, la loro umiltà e la produzione esigua (per lo più dedicata al mercato locale) non hanno permesso a molti di conoscerla e, soprattutto, di assaggiare i loro Vini. Vi dico questo, in quanto sembra che tra i primi a scriverne siano stati due giovani Wine Bloggers, Matteo Carlucci de il Taccuvino e Francesco Saverio Russo di...come si diamine si chiama?!? Ah...sì... Wineblogroll! :-D
Questo tempismo nello scrivere si è riconfermato giorni anche nel visitare la cantina, che ha visto me e Matteo trovarci contemporaneamente a casa dei Socci, in quella che è stata una giornata memorabile in quanto a chiacchierate estemporanee, discorsi intorno e dentro al Vino, ma soprattutto degustazioni niente male!

Con moglie e baby-sommelier di due mesi al seguito Matteo ha accettato la mia sana "sfida" di condivisione portando qualche prodotto tipico della sua terra, la Romagna, ed io ho fatto lo stesso con preparando la mitica crescia marchigiana, ma ciò che ha trasformato la giornata in qualcosa di più di una "semplice" degustazione in Cantina in un aperto confronto sul Vino e sulla passione enoica, con divertenti e fondamentali digressioni e variazioni sul tema dal Bigfoot, all'alieno, fino alla dieta dei neonati.

Come già scritto e descritto nel mio articolo sull'Az. Vitivinicola Socci un annetto fa, la loro produzione è esclusivamente dedicata al Verdicchio declinato in 3 versioni + 1 in arrivo e le nuove annate di Deserto e Martina (il Marika non è stato prodotto nel 2014 in quanto Pierluigi non reputava l'annata all'altezza del loro Vino più espressivo) hanno saputo regalarci emozioni sincere, trasformando un'annata difficile come quella scorsa, in un'occasione per emergere e far valere la qualità del proprio terroir e, soprattutto, la capacità di saper decidere per il meglio, avendo aspettato quel tanto che bastasse per portare in Cantina uve sane e mature, nonostante un 2014 così complesso.
Se è vero che il Martina ha perso un grado ed il Deserto mezzo, è anche vero che il Verdicchio gode i una struttura talmente importante da non temere questo genere di "decurtazioni alcoliche", anzi... in alcuni casi, può persino rendere la beva più piacevole e meno impegnativa, cosa che per un Vino duttile nell'abbinamento come il Verdicchio a mio parere è davvero un toccasana.
Lascerò a Matteo, per cavalleria fra bloggers e perché ho già avuto modo di parlare delle nuova annata del Deserto, il piacere di descrivervi al suo rientro e nel suo blog i Vini assaggiati, segnalandovi però l'uscita a dicembre del primo Metodo Classico di firmato Socci, che a giudicare dalla sua evoluzione (lo seguo ormai da più di un anno) è destinato a far parlare molto di sé... anche se ha un terribile difetto... come prima annata ne sono state prodotte solo 600 bottiglie e calcolando quelle che mi sono già fatto fuori io e quelle dedicate alle degustazioni, credo che ne verranno immesse nel mercato non più di 500 (io consiglio di preordinarle... e non lo dico a fine promozionale... ma solo perché ne vale davvero la pena... anzi... a pensarci bene non ordinatele! Altrimenti poi io cosa bevo?!).

L'incontro fra Wine Blogger prosegue con la condivisione di Matteo, ovvero un'Albana, simbolo della sua terra, che vanta grande espressività. Parliamo del Fiorile 2012 di Fondo San Giuseppe, Vino particolare, che non ha nulla di enologico, ma tanto di territorio, di varietale e di passione: il naso ricorda inizialmente la Retzina, per poi aprirsi in un frutto giallo delicato ed una buona dose di mineralità pietrosa.  In bocca è fresco, ruvido quanto basta per far capire che si tratti di una vera Albana col suo corredo tannico intatto se pur educato da due anni di maturazione in cemento, ma soprattutto piacevole e bevibile nonostante la sua struttura. Un Vino pulito in senso lato, che miri a togliere tutto il superfluo (persino i lieviti) dalla lista di cose da addizionare in vinificazione, al fine di dar luogo ad un processo il può spontaneo possibile e ad un'espressione pura e semplice del terroir e delle vigne vecchie oltre 40 anni.

Io, da par mio, ho portato il mio inseparabile amico di "sharing", ovvero il Cerasa di Michele Calò & Figli, che da quando conosco Giovanni Calò è diventato il principe delle mie estati e non vi nego che anche in primavera ed autunno qualche bottiglia ne condivido volentieri!
Grande interpretazione dell'annata 2014 anche da parte dei fratelli Calò, che portano il Rosato all'apice, in maniera esemplare, senza compromesso alcuno.
Il Colore del Cerasa, nonostante le piccole normali variazioni di tono dovute all'annata, è sempre uno spettacolo, ma il naso lo è ancor di più, con i suoi piccoli frutti rossi, la fragolina selvatica, la ciliegia, addirittura una leggera nota d'agrume, per poi passare alla rosa ed al mirto, al rosmarino, fino a completare tutto con una meravigliosa nota di cappero salato (anticipata alla grande dal caro Matteo) che ricorda il mare. In bocca la piccola percentuale che passa in barrique contribuisce ad agevolare il tannino, presente, ma di grande piacevolezza, come a voler rimarcare che il Rosato Salentino è un VINO, che non ha nulla da invidiare ad un Rosso! Coerente con il suo naso ripete il finale salino, marino, sapido e minerale che invita ad un susseguirsi di sorsi potenzialmente infinito!


Concluso in bellezza con una "sfida" impari di sboccatura in acqua, fra me (alle prime armi) ed il mitico Pierluigi Socci, ormai grande esperto, che ha portato comunque all'assaggio di due interessanti metodo classico, il primo, proprio quello dell'Az. Socci già pronto e meravigliosamente maturo ed il secondo, il Sauvignon "sperimentale" del giovane Matteo Maggi che mi ha stupito per la qualità della base e che (avendo solo 6 mesi sur lie) sono davvero curioso di riassaggiare più avanti. 

Ah... stavo quasi per dimenticare i "titoli di coda"...scritti con l'inchiostro oro antico del Sulé di Orsolani... Caluso Passito dal naso intenso, dalla frutta stramatura ai toni boisé, con note di radice di liquirizia e spezie. Un piacere sorseggiarlo in piedi durante i saluti, trasformando il Vino da "meditazione" in Vino da conviviale condivisione! Il legno c'è e si sente, ma è così che deve essere ed è così che ci piace il passito che fanno nella Docg di Erbaluce di Caluso.

Ecco qua, una piacevole giornata in famiglia... la grande e sempre accogliente famiglia del Vino, della quale tutti i Wine Bloggers sono e dovrebbero sentirsi umili figli.  Tra un bicchiere di Vino, una fetta di salame, gli appunti sul taccuino di Matteo e qualche emozione descritta velocemente sul mio smartphone, abbiamo trovato anche il tempo per un selfie che, credo, riassuma al meglio l'informalità e la spontaneità di questi incontri!

Ora, dato che potrei scrivere un libro sulla massima "da cosa nasce cosa", il mio obiettivo è quello di riunire tutti i giovani Wine Bloggers italiani (e magari non solo italiani) in occasione di un evento come il Merano Wine Festival ed organizzare degli incontri nelle Cantine condivise dai Wine Bloggers stessi, al fine di passare altre giornate così piacevoli e di poter comunicare il Vino con un impatto ancora più contemporaneo e vincente, perché ... Wine is sharing e l'unione fa la forza! ;-)
M'è rimasto da dire solo tutti per uno uno per tutti, ma fa troppo 3 Moschettieri e noi Wine Bloggers, per fortuna, siamo molti di più! Cari "colleghi" e cari produttori, contattatemi per saperne di più: wineblogroll@gmail.com.



F.S.R.
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