giovedì 6 agosto 2015

Dal Tempranillo "toscano" al Chianti della tradizione - Agricola Pietro Beconcini

Siamo in Toscana, più precisamente a San Miniato (PI), dove Leonardo Beconcini ed Eva Bellagamba gestiscono dal 1990 l’azienda che è di proprietà della famiglia Beconcini da quattro generazioni. Lui vignaiolo, lei marketing director, insieme condividono la stessa passione per la terra e per il Vino di qualità. La storia dell’azienda si intreccia da sempre con quella della famiglia.
I Beconcini lavoravano in queste terre già prima della seconda guerra Mondiale come mezzadri, alle dipendenze dei marchesi Ridolfi, proprietari di tutta l’area est di San Miniato. Nel 1954, Giuseppe Beconcini, nonno di Leonardo, con sacrificio, riesce ad acquistare il podere in cui lavorava da sempre. Successivamente Pietro Beconcini dà una svolta all’attività incentrando la sua attività sulla viticoltura, in una terra sicuramente vocata. E' da 25, però, che le redini dell'azienda sono nella mani di Leonardo, che continua il lavoro del padre nel rispetto dei suoi insegnamenti, ma mettendoci anche del suo a partire dai nuovi vigneti e dagli ampliamenti dell’azienda che da 3 ettari passa a 12 ettari vitati. Leonardo con grande entusiasmo intraprende un’accurata selezione dei suoi vigneti, al fine di produrre Vini d'eccellenza capaci di esprimere il proprio terroir e la propria storia familiare di cui è intrisa la terra nella quale affondano le radici le sue preziose viti. Comincia a fare studi agronomici sui cloni di sangiovese per la produzione del “Reciso”, il vino più rappresentativo dell’azienda, quando si imbatte in una scoperta molto interessante, che cambierà non solo la produzione della sua azienda, ma anche il panorama enologico italiano. Durante le sue ricerche, tra le varie piante di sangiovese, canaiolo ed altre tipiche della zona, risultano 213 ceppi di cui non si conosce la specie. Partono dunque gli studi che Leonardo effettua in collaborazione con l’Università Agraria di Milano e con l’Istituto Sperimentale di Selvicoltura di Arezzo. La scoperta consiste nell’aver evidenziato la presenza di fantomatiche “Vigne X” ed aver rivelato poi che si trattava di un vitigno straniero, fino ad allora apparentemente mai coltivato in Italia: il Tempranillo. Si tratta di un vitigno autoctono spagnolo e questa specie non risultava nell’elenco delle varietà coltivabili in Italia, perché ad oggi nessuno l’aveva mai trovata. Da quel giorno il percorso produttivo dell’azienda si è arricchito di un’ulteriore grande risorsa territoriale. E' proprio questa scoperta che mi ha incuriosito, conoscendo il Tempranillo spagnolo, coltivato anche in Argentina (Sud America in genere) e california, ma non avendo mai sentito parlare della presenza di questo vitigno sul nostro territorio.
Un alloctono pensai e che strano trovarne uno che effettivamente nessuno sembra aver mai trovato o pensato di impiantare in Italia... ma in realtà, come mi spiega Eva, il Tempranillo presente nei vigneti dei Beconcini è lì da così tanto tempo ed è cresciuto in così piena armonia con il terroir ed il contesto familiare e territoriale che si sentono di considerarlo autoctono come lo sono il Sangiovese ed il Canaiolo. Di certo non è stato facile produrre Vini, anche in purezza, con un vitigno di cui la maggior parte degli italiani ignorano l'esistenza e che comunque non risultava, nell'immaginario collettivo, abbinabile alla Toscana, ma Leonardo ed Eva ci stanno riuscendo! Intanto, possono essere fieri di esser riusciti ad iscrivere il Tempranillo nell'elenco dei vitigni autorizzati per la produzione di Vino in una delle regioni più selettive nel panorama vitivinicolo italiano.

L'idea di proporre un Tempranillo in terra di Sangiovese poteva sembrare rischiosa, ma non ci si può sottrarre dalla curiosità dell'assaggio quando si conosce la storia di queste piante ed io, ovviamente, non potevo fare altrimenti!
Ecco perché partirò proprio dal Tempranillo in purezza nelle mie condivisioni emozionali:

Vigna alle Nicchie 2010: come già accennato nel calice abbiamo un 100% Tempranillo, vitigno dalla maturazione precoce (in spagnolo temprano=precoce) è stato oggetto di ricerca e sperimentazione per Leonardo, che ha trovato la quadratura del cerchio utilizzando il metodo dell'appassimento, che porta questo Vino ad una complessità inaspettata. Dopo 2 anni in legno ed il conseguente affinamento in bottiglia, nel mio calice sento un Vino dal bouquet complesso, ma armonico, con una buonissima amalgama fra frutti rossi maturi, la viola ed un tocco di ginepro, fino al finale terziario di tostato, sigaro e cuoio. In bocca il tannino sempre più morbido e dalla fine textura, è reso ancor più piacevole da una gradita freschezza. Finale dolce e persistente che riscalda il cuore. Un Vino che ho apprezzato per la sua capacità di esprimere un terroir tramite un vitigno ormai adottato da quell'ex fondale marino, intriso di argilla bianca e fossili calcarei. C'è una storia in questo Vino... una storia che, probabilmente, avrà ancora tante pagine da scrivere e tante emozioni da raccontare!
Reciso 2011: da Uve di due cloni differenti di Sangiovese, selezionati da Leonardo, che esprime la volontà di parlare della propria terra senza scadere nella banalità, bensì andando ad evidenziare le sue peculiarità con la passione e l'attenzione di chi sta cesellando il prodotto di un lavoro artigianale in cui la qualità è tutto. Anche il nome non è stato scelto a caso, e deriva da una particolare tecnica che viene adottata in momenti di presenza di umidità, durante i quali si praticano delle incisioni sui tralci che alimentano i grappoli in modo da far arrivare solo linfa elaborata e non più linfa grezza come ultima alimentazione del grappolo.
Ma... passiamo al calice... il naso di questo Sangiovese racconta tanto di lui, un po' introverso inizialmente, si apre non appena acquista fiducia in me, che lo contemplo nel mio calice... lampone, mora, mirtillo, mammola e vaniglia, con un finale di torrefazione che completa un corredo aromatico coerente e degno di nota.
Il sorso è ancora una volta di struttura, ma dalla trama tannica fitta e fine ed educato, un marchio di fabbrica... anzi, è meglio dire, la sua firma d'autore, dato che il termine “fabbrica” non s'addice proprio ad un artigiano del Vino come lui! A prescindere dall'ancora buona frechezza e dalla sua persistenza davvero importante, questo è un Vino che scuote l'animo per la sua personalità, così ombrosa e misteriosa inizialmente, ma aperta e affabile poi. Un Vino che mi fa pensare a quegli uomini di una volta... o forse a mio padre... restii nell'esporsi emozionalmente, apparentemente rudi, un po' malinconici, ma che poi all'aprirsi del loro cuore sanno dare tutto, senza pretendere nulla in cambio, grazie alla loro umanità e l'incondizionato altruismo. Un ricordo, non reciso... che continua a crescere e non sarà di certo il tempo a fermarlo!
Pietro Beconcini Chianti Riserva DOCG 2010: il Vino della tradizione, dedicato al padre di Leonardo, che rimembra e rivendita l'antica produzione vitivinicola di San Miniato e nello specifico quella dei primi Chianti. Un Chianti fatto come si deve, come lo hanno sempre fatto i nonni di tanti produttori che ora per motivi più o meno opinabili tagliano il Sangiove
se con vitigni impensabili fino a qualche decennio fa. Sangiovese e Canaiolo (85/15%), che si esprimono al naso nella più coerente pertinenza dei profumi varietali, dalla prugna, alla classica viola, fino a note animale e sottobosco. Un Vino sincero, estremamente diretto, di quelli che non vedi l'ora di stappare quando hai voglia di una bella fiorentina! Nonostante la sua schiettezza, però, sa mantenere intatte le due peculiari caratteristiche dei Vini di Leonardo, almeno a mio parere, pulizia e finezza.
Una linea di Vini, quella di Leonardo Beconcini, fatta di piccole perle, che vale la pena assaggiare dalla prima all'ultima e che vi lascerò scoprire personalmente, senza condizionarvi con le mie impressioni, ma ci tengo a menzionare l'originale, ma centratissimo, Fresco di Nero, all'apparenza un rosato, che in realtà non lo è, in quanto si tratta di una vinificazione in rosso, particolare, del Tempranillo, finalizzata a estrarre frutto e freschezza da un uva capace di grande duttilità.
Da tenere in considerazione anche il Maurleo, un 50 e 50 Sangiovese e Malvasia Nera, tutto freschezza e croccantezza, dalla beva davvero piacevole!
Un'azienda quella di Leonardo ed Eva che punta tutto sulla qualità e sul rispetto in senso stretto e senso lato, che adotta tecniche che prescindono le certificazioni, ma si spingono oltre il biologico sotto molti aspetti.

Una "buona pratica agricola"... questo è il modo in cui definiscono la loro filosofia di coltivazione ed io aggiungerei, una buona pratica agricola che da buoni frutti dai quali scaturiscono pregevoli Vini.
In ultimo ci tengo a ringraziare il caro Riccardo Gabriele per avermi coadiuvato nel poter arrivare a conoscere più approfonditamente questa interessantissima azienda.

F.S.R.
#WineIsSharing

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