giovedì 20 agosto 2015

Quando imprendere nel Vino significa rispettare e valorizzare un intero territorio: Cantina Siddura

Dato che giorni fa scrissi tramite uno dei miei profili social qualcosa riguardo la differenza fra chi fa Vino solo per mero guadagno e chi invece lo fa per vocazione, spesso non arrivando mai ad una soglia di introito tale da garantirgli una certa sicurezza, a confutare la totale assenza di pregiudizi di sorta in me, oggi voglio parlarvi di un'azienda che nasce da un positivo mix di passione e capacità imprenditoriale: la Cantina Siddura.
La Cantina Siddura si trova nel territorio comunale di Luogosanto, Comune ubicato nel nord della Sardegna, in Gallura. Il nome deriva della Cantina deriva dalla zona su cui sorge l’azienda. Siddura è nata per volontà di due persone: il noto imprenditore tedesco Nathan Gottesdiener e l’imprenditore sardo Massimo Ruggero. Sono i due soci della Cantina Siddura. Gottesdiener opera nel settore della moda, Ruggero era un imprenditore edile. Due mondi differenti e due persone differenti, con in comune un'incondizionata passione per il Vino, che li ha spinti a creare un sodalizio e a lanciarsi in una nuova avventura che non rappresenta soltanto un freddo investimento economico, bensì la realizzazione di un sogno, portato avanti con la volontà di lasciare il segno nella storia presente e futura dell'enologia Sarda.

Siddura è una realtà giovane, nata nata nel 2008, ma che imbottiglia dal 2011, eppure ha già saputo distinguersi per qualità ed innovazione.

Produrre in purezza, alla ricerca della qualità, dell’eccellenza, sembra essere questa la mission dell'azienda e da quello che ho avuto modo di assaggiare posso assicurarvi che sia così! Sicuramente la notevole estensione dell’azienda potrebbe essere fuorviante, ma la Cantina ha pensato bene di contenere la produzione a discapito della quantità, ma a favore della qualità. Lo slogan dell’azienda è “Sardegna in purezza” e l'obiettivo di ogni membro coinvolto nella produzione sembra proprio essere quello di onorarlo.
Sette etichette, tra le quali le 3 dei bianchi risultano essere tutte base Vermentino, mentre per i Rossi andiamo dal blend di vitigni autoctoni, al Cannonau, passando per mitico Cagnulari, oltre ad un extra, ovvero un Vino dal respiro più continentale, ovvero un Sangiovese con un saldo di Cabernet.

La filosofia Siddura prevede l’integrazione totale con il territorio e il rispetto assoluto della Natura, tanto da aver citato durante la mia breve intervista, molto spesso il proprio agronomo, al quale devo la massima “E’ la pianta che comanda la produzione, e non il contrario”.

Ciò che mi piace di aziende come Siddura, nonostante possano risultare più imponenti e strutturate, delle realtà che sono solito raccontare, è che, nonostante le dimensioni e la forza economica, non operano per la mera realizzazione individuale, bensì mirano a fare ricerca, a sviluppare un territorio che ha bisogno di investimenti importanti per la sua valorizzazione ed ancora per promuovere quello stesso territorio. L'identificazione della Cantina con la propria Regione e non solo con il proprio Brand, porta Siddura a fungere da riferimento in eventi nazionali ed internazionali.
E' vitale per una Regione stupenda come la Sardegna, avere il sostegno di realtà produttive come le Aziende Vitivinicole nella promozione turistica ed il Vino è un ottimo catalizzatore in tal senso.

Tornando al Vino, che è ciò che ci interessa maggiormente, mi ha fatto molto piacere rilevare in un'azienda che avrebbe potuto votare tutto ai numeri ed alle vendite di Vini “pronti”, la volontà di dare al Vermentino una dimensione diversa e più nobile, legata alla sua longevità. “Trattiamo i nostri bianchi come fossero rossi”... questa è la filosofia che stanno cercando di portare avanti con dedizione e fiducia nei confronti del vitigno a bacca bianca principe della Sardegna.
Inoltre, Siddura sta sperimentando in Sardegna il progetto denominato “Piante che parlano”, importato da Israele. Attraverso l’inserimento di alcuni sensori nella pianta e nel suolo, si cerca di stabilire una comunicazione diretta tra pianta e agronomo, al fine di contrastare efficacemente la secchezza dei terreni dovuta al costante aumento della temperatura e aggravato da scarsa piovosità, in un'area dove è davvero difficile ipotizzare una coltivazione non irrigua a priori.

Per quanto riguarda i miei assaggi ho avuto modo di apprezzare 2 "Vermentini" di Gallura, ovvero Maia e Spera, e i due rossi autoctoni in purezza ovvero Fola (Cannonau 100%) e Bacco (Cagnulari 100%).
Tutti e 4 si sono dimostrati molto territoriali e davvero interessanti in termini di sfumature, ma quelli che mi hanno colpito di più sono i seguenti:

Maia 2014 - Vermentino di Gallura DOCG Superiore: la piccola parte di Vermentino passata in Barrique, dona al Vino una vena davvero romantica ed a suo modo intrigante... se il Vermentino è il Sole della Sardegna, questo Maia è un bellissimo tramonto, denso di sfumature dall'arancio degli agrumi, al giallo dell'ananas al rosa chiaro della pesca... il tutto reso più originale ed interessante da una nota di zafferano e menta piperita.
In bocca il richiamo al mare ed ai suoi fru
tti è palese, nella sua minerale sapidità è facile intuire un sentore tipico della bottarga. La nota finale di mandorla amara è ciò che mi piace di più, in quanto lo accomuna ad un Vitigno che amo particolarmente, come il Verdicchio. Buona la persistenza ed intenso il trasporto emozionale che questo Vino sa donare. Sorseggiandolo in una fresca sera d'estate, purtroppo distante dalle meravigliose spiagge Sarde, sembra prenderti per mano e teletrasportarti in quelle terre.
Fola 2013 - Cannonau di Sardegna DOC: il Re incontrastato dei vitigni autoctoni di Sardegna, questo Cannonau offre un naso di grande spessore, dal frutto rosso e nero bello maturo, succoso, con una velata nota di ciliege sottospirito, per condire il tutto con spezie dolci prima e piccanti poi, che vengono sferzate dalla balsamica menta piperita che torna anche in questo rosso. Il sorso è ben strutturato, importante, ma grazie ad una buona vena acida si fa bere con grande piacevolezza. Mai aggressivo e molto educato, sa essere giustamente persistente.
Un Vino che anche d'estate si fa apprezzare per la sua dinamica vitalità, nascosta solo inizialmente da una compostezza stilisticamente inoppugnabile.
Bella interpretazione del Cannonau che non mancherò di riassaggiare fra 3 o 4 anni per valutarne al meglio l'evoluzione, che sono certo non deluderà, date le premesse.

In conclusione la realtà che ho condiviso con Voi oggi, è sicuramente particolare e può sembrare fuori dai canoni di quelle di cui parlo di solito, ma solo nell'approccio, in quanto il risultato è più che interessante e se è vero che alla fine ciò che conta è e sarà sempre e solo ciò che troviamo nel nostro bicchiere, vi consiglio di provare questi Vini e di farmi sapere che ne pensate! Inoltre, la Cantina è davvero un gioiello di architettura integrata nel contesto naturale e paesaggistico e se capitate da quelle parti vi consiglio davvero di farci una capatina! ;-)

F.S.R.
#WineIsSharing

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