martedì 1 settembre 2015

Italia VS Francia - Questione di storia, cultura e... Vino!

Esordisco dichiarandomi molto patriottico in genere e da viaggiatore sono diventato sempre più fiero di essere italiano e di sentirmi figlio di questo meraviglioso Paese ovunque io sia e se c'è un paese con il quale io stesso vado poco d'accordo, quello è... leggete dai, non voglio svelarvi tutto subito!

Indizi: come noi eccellono nel  Calcio, nella cucina, nella produzione di  formaggio, nell'arte della panificazione ed ovviamente nel Vino! Dai... è facile... avete capito, vero? Sì... se c'è un paese che non manchiamo mai di prendere come termine di paragone ed ancor più come avversario di un'eterna disfida nazional popolare, culturale e, soprattutto, enogastronomica quel paese è di certo la Francia.
Italia-Francia è da sempre sinonimo di singolar tenzone, qualsiasi sia l'argomento, diciamocela tutta, la stragrande maggioranza degli italiani non perde occasione per denigrare i cugini d'oltralpe.
Il Vino è, probabilmente, il campo sul quale ci sentiamo di giocarcela meglio insieme a quello verde in cui si gioca in undici ed alla cucina, "versus" i nostri cuginetti.

Ciò che mi ha sempre fatto un po' sorridere è quanto, in realtà, questa sorta di mania del confronto, che spesso nasconde un insensato complesso di inferiorità, sia tutto italiano, tanto che in Francia non questa sorta di antagonismo enoico non credo si sia mai sentito davvero. Forse per superiorità? Forse perché i francesi sono più furbi di noi? Bah... sta di fatto che noi gli diamo sicuramente giù più pesante!
Parliamo di due paesi con due storie completamente diverse, ma un grande senso di attaccamento ai propri, vari e stupendi, territori ed alle tradizioni ancor più se familiari ed il Vino rappresenta in pieno tutto questo... territori, tradizioni, valori e passione.
Di certo c'è, però, che la Francia parte di diverse centinaia di anni in anticipo rispetto alla vinificazione come la intendiamo oggi (lasciamo perdere etruschi e romani... per quanto siano storicamente importanti e sia motivo di orgoglio essere stati culla di civiltà così pionieristiche) e questo è un gap che, semplicemente, non potremo mai superare... mettiamoci il cuore in pace e guardiamo avanti! Essere partiti in ritardo non significa di certo essere condannati a produrre Vini inferiori a vita, anzi... se solo si pensa all'evoluzione dell'enologia italiana, grazie anche all'estrema varietà e qualità dei nostri terroir e delle nostre uve, nonché la passione e l'attenzione dei nostri vignaioli (mettiamoci dentro anche una classe di enologi non necessariamente iper-razionale, bensì molti sensibile e sempre più improntata al rispetto di ciò che la Natura in Italia da senza bisogno di "doping"), è facile rendersi conto di quanto il tempo ci stia dando ragione e delle immense possibilità della viticoltura italiana, a prescindere dai termini di paragone.
Questo, però, non significa cercare perennemente di denigrare questo o l'altro paese - ci sono paesi come il Sud Africa, la Nuova Zelanda, il Cile, nei quali vengono prodotti Vini straordinari almeno tanto quanto quelli italiani - bensì dovrebbe aumentare la nostra consapevolezza e spingerci a migliorare ancora ed a rincorrere obiettivi di qualità ed unicità che il Vino in Italia può raggiungere e merita di raggiungere.
Vi scrivo queste cose, in quanto, su alcuni punti fondamentali, purtroppo, continuiamo a sbagliare senza, quasi, volercene rendere conto! Vi faccio alcuni esempi:

- Valorizzazione dei vitigni autoctoni: ontinuiamo a pensare che il nostro termine di paragone sia la Francia, quando invece siamo solo noi stessi! Dovremmo pensare a come valorizzare al meglio i nostri vitigni autoctoni ed a parte rare eccezioni, non cercare di dimostrare che da noi e grazie a noi il Merlot viene meglio che a Bordeaux.

-  Il marketing del Vino: continuiamo a non voler investire nel marketing, ma poi restiamo a bocca aperta e con invidia diciamo frasi del tipo "è ma in Francia spendono un sacco di soldi per fare marketing!"... senza capire che al giorno d'oggi non occorrono investimenti milionari per fare grandi operazioni di marketing finalizzare a far conoscere il proprio territorio, la propria storia e, perché no, la propria personalità attraverso il proprio Vino! L'obiettivo è e deve sempre essere quello di fare assaggiare il Vino che si produce, ma se nessuno acquista quel Vino o nessuno fa visite in Cantina difficilmente quel Vino finirà nella bocca e sulla bocca di qualcuno.

- Le Uve ed i Terroir: Luigi Veronelli è e sarà sempre un idolo per me, ma credo neanche lui vorrebbe sentir ancora abusare della sua massima "I francesi hanno uve d'argento e fanno vini d'oro; gli italiani hanno uve d'oro e fanno vini d'argento", come se fosse un alibi per alcuni produttori o motivo di ulteriore invidia ed addirittura rassegnazione per altri. La realtà è che i francesi fanno il miglior Vino possibile con le uve che hanno, o almeno cercano di farlo, come facciamo noi, o almeno cerchiamo di farlo. Ad ognuno il suo territorio, ad ognuno le sue uve e che ogni vignaiolo, francese, italiano che sia, faccia del suo meglio per raccontare il proprio terroir.

- I prezzi dei Vini: sento praticamente ogni giorno qualcuno dire che i Vini francesi costano troppo... prezzi inauditi, spropositati... e che quelli italiani non arriveranno mai a quelle cifre, pur dovessero risultare qualitativamente superiori. Beh... io Amo l'Arte ed il Vino ne è una esplicita ed implicita espressione, quindi, come tale, il costo non è sempre commisurato alla fatica, alla qualità "oggettiva" (che poi... esiste qualcosa di oggettivo a parte i diferri...e non tutti... nel Vino?!?), agli investimenti, bensì è condizionato da fattori storici, culturali, di fascino, di esclusività, ma resta il fatto che quei Vini, i più costosi, rappresentano non più del 2/3% dell'intera produzione francese, quindi non possono essere un riferimento per il mercato. La verità è che la qualità media del Vino italiano ormai, a detta degli stessi francesi (mi tocca ammettere che sono dei signori in questo), è ormai palesemente superiore a quella del Vino francese ed i costi non sono così divergenti, se non per il fatto che in Francia a differenza dell'Italia il gap fra "classi" di Vini è un po' come quello fra le classi sociali indiane... mentre noi viviamo in una sorta di positiva, ma un po' statica, borghesia del Vino.

- "Il Franciacorta è più buono dello Champagne e costa meno!" - Ehmmm... risponderò così, perché non voglio dilungarmi in un discorso che non ha né capo né coda a prescindere... Quale Franciacorta? Quale Champagne? Di certo c'è che ormai in Italia la produzione di bollicine di qualità non è più focalizzata nella sola Franciacorta, bensì in, praticamente, ogni regione è possibile trovare spumanti Metodo Classico eccellenti, ma perché anche qui dobbiamo fare la corsa sulla storia e la tradizione inarrivabile dello Champagne? Ve lo dice uno che ... se mi offrissero come nella pubblicità del Detersivo due bottiglie di Dom Perignon in cambio di una bottiglia di Villa Bucci o di Es di G.F., non cederebbe mai neanche con un centone cash in aggiunta! :-p Questo per dire che, anche nelle bollicine, come molti produttori hanno capito ed altri stanno, fortunatamente, comprendendo, la nostra è una corsa su noi stessi, verso la qualità e la valorizzazione di ciò che, la fortuna di nascere in un Paese dal clima e la biodiversità straordinari come l'Italia, ci ha concesso.

- "Eccessi... in negativo e positivo!"- Ci manca equilibrio! Questo ormai è assodato! Guardate la vendemmia appena iniziata: da una parte i giornalisti che se ne escono con titoloni da annata storica e dall'altra i produttori che ormai hanno terminato i gesti scaramantici! Leggete quello che scrivono in Francia e credo qualcosina impareremo tutti, sul come trovare sempre l'equilibrio giusto fra negatività e positività, fra sicurezza e giusta cautela.
"In Francia si sta delineando una vendemmia che dovrebbe essere leggermente meno abbondante di quanto non lo fosse l'anno scorso a causa di una carenza di pioggia, secondo ciò che i dati ufficiali hanno mostrato, ma i professionisti del settore comunque si aspettano una buona annata.
Le predizioni, pubblicate dal ministero dell'Agricoltura ogni anno, sono sempre molto attese dagli amanti del vino di tutto il mondo, in particolare da quando la Francia ha nuovamente rivendicato il suo ruolo di primo produttore nel 2014 dopo due anni difficili, segnati da forti piogge e temperature fredde.
Secondo i dati, la produzione vinicola nazionale si prevede di raggiungere i 46,5 milioni di ettolitri quest'anno, un uno per cento in meno del 2014, ma ancora superiore alla media degli ultimi cinque anni.
Le cifre si basano su dati raccolti a metà agosto, e il numero finale potrebbe comunque variare a seconda del clima.
Il ministero ha detto che in linea di massima, le viti hanno resistito all'ondata di caldo all'inizio dell'estate, ma nella metà di luglio, alcune hanno mostra segni di stress idrico.
Nelle famose zone vinicole della Borgogna e del Beaujolais le uve sono piccole, soprattutto per i vini rossi.
In queste aree, la produzione si prevede un calo del 11 per cento rispetto allo scorso anno - come nella regione della Champagne.
La produzione di vino nella regione di Bordeaux, nel frattempo, dovrebbe perdere solo l'uno per cento.
La pioggia recente, però, potrebbe contribuire a dipingere un quadro roseo. Nonostante queste piogge, il vino stesso sarà di buona qualità, asseriscono i professionisti del settore.
A differenza di molte colture che sono state colpite duramente dalla siccità, alle viti »piace soffrire e preferiamo la mancanza di pioggia alla troppa acqua", spiega Guillaume Lapaque, il capo di associazioni del vino in due regioni francesi."

Ho cercato articoli francesi che gridassero alla vendemmia del secolo o altri che manifestassero preoccupazione, ma ho trovato sempre grande equità e calma, senza grandi proclami, ma neanche inutili aprioristici pianti.

Questo articolo potrebbe essere potenzialmente infinito, dati gli spunti che si potrebbero approfondire circa la poco sensata, ma, forse, inarrestabile diatriba che vede l'Italia "scontrarsi" contro la Francia quando si parla di Vino, ma ciò che vorrei, a prescindere dalle mie parole è che l'Italia fosse l'Italia e prendesse coscienza di sé... che Noi Italiani prendessimo coscienza di Noi stessi e ci rendessimo conto di quanto sia immensa la fortuna che abbiamo ad essere capitati in questo angolo di globo e non solo per il Vino! Se c'è una cosa che dovremmo imparare dai francesi, al di là del marketing e delle politiche economiche, è sicuramente la capacità di fare sistema, di non denigrare né il vicino di vigna né il produttore di un paese competitor, perché alla fine loro hanno i vignerons, noi i vignaioli... e questo ci differenzierà sempre da chi ha scelto di essere winemaker  (questa è una dedica a Gigliola Giannetti che più di una volta ha rimarcato questo concetto!).

Possiamo essere grandi, i più grandi, solo se lavoriamo insieme, vignaioli che facciano sistema, comunicatori che remino tutti dalla stessa parte e, speriamo (so bene che questo sarà sempre un nostro limite) le istituzioni che comprendano l'importanza di questo settore in termini culturali, educativi, sociali, di salvaguardia dell'ambiente ed ovviamente economici, ma ancor più di orgoglio nazionale. Perché se ognuno farà gara a sé, non solo non potremo mai neanche pensare ad un paragone con la Francia, bensì non potremo mai conoscere e far conoscere al mondo le reali potenzialità delle nostre terre e delle nostre uve.

Ora che ci penso... i Francesi hanno capito prima di noi che l'unione fa la forza solo perché sono cresciuti a pane e tre moschettieri ... "Tutti per uno, uno per tutti!" :-p
Non penseranno mica di essere migliori di Noi italiani?! Ops...



F.S.R.
 #WineIsSharing

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