lunedì 28 settembre 2015

La Storia del Vino in breve

Girovagando nel web ho trovato alcuni articoli del New York Times,di qualche anno fa, in cui venivano descritte "la storia del Vino in breve" e altre dinamiche storico-culturali legate al vino. Ho deciso di prendere spunto da quei pezzi per fare un breve, sintetico e, probabilmente, lacunoso, viaggio nel tempo attraverso le tappe fondamentali della storia enoica.
"I popoli del Mediterraneo cominciarono ad uscire dalla barbarie quando impararono a coltivare l'olivo e la vite ". Così ha scritto lo storico greco Tucidide nel V secolo a.C., e in effetti, la vinificazione è antica quanto la civiltà stessa. Proprio come la società trova le sue radici nell'antica Mesopotamia, la prima prova che abbiamo della coltivazione della vite e della fermentazione "controllata" delle uve risale al 6000 a.C. nell'antico Medio Oriente.

È passato molto tempo dall'era Neolitico, ma l'Europa resta il riferimento mondiale nella produzione di vino, con l'Italia, la Francia e la Spagna, a “contendersi” ogni anno il “titolo” di paese maggior produttore di vino al mondo.

Spostandoci in Africa, gli Egizi registravano il raccolto delle uve sulle pareti delle loro tombe con dei chiari geroglifici; bottiglie di vino sono state persino sepolte con i faraoni in modo che essi potessero intrattenere gli ospiti nella vita ultraterrena.
geroglifici vino
Il vino era anche considerato un “drink d'elite” nell'antica Grecia ed era argomento del famoso simposio di Platone e di altri poeti del periodo . Ma fu durante l'epoca romana che il vino diventò popolare in tutta la società. Nelle città romane esistevano punti di ristoro simili ad enoteche lungo quasi tutte le strade, ed i Romani iniziarono ad esportare vino e tecniche di vinificazione in tutta Europa. Presto, la produzione e la qualità del vino in altre regioni rivaleggiava con quella di Roma stessa: nell'anno domini 92, Domiziano decretò che tutti i vigneti della regione Cahors (vicino a Bordeaux) fossero estirpati, apparentemente a favore della coltivazione del grano, del quale l'impero aveva così disperatamente bisogno, ma forse anche per sedare la competizione con le esportazioni di vino italiano, una sorta di protezionismo imperiale a quanto pare!
romani vino
Dopo la caduta di Roma, il vino continua ad essere prodotto nell'impero bizantino, nel Mediterraneo orientale. Si diffuse verso est in Asia centrale lungo la via della seta; le uve da vino erano conosciute e coltivate anche in Cina dall'ottavo secolo. Purtroppo, poi, la diffusione dell'Islam estinse in gran parte la coltivazione della vite e la produzione del vino in Nord Africa e in Medio Oriente. In tutta Europa, la vinificazione era, un po' come per la birra e per alcuni distillati, un'attività portata avanti nei monasteri, a causa della necessità di vino nei sacramenti cristiani. Durante questo periodo più forti e strutturati, iniziarono a sostituire i vini più dolci, spesso addizionati di miele o altri agenti naturali dolcificanti ed "allungati" con acqua prima di essere gustati. Durante il Rinascimento, le virtù di varie regioni del vino sono state apprezzate da palati nobili e sempre più sofisticati e dal 18° secolo il commercio del vino ebbe il suo exploit, in particolare in Francia, dove Bordeaux è diventato il produttore più importante di vini pregiati. Lo sviluppo di ceppi distintivi di uve ha portato alla produzione di vini regionali con caratteristiche facilmente riconoscibili.
Nel Nuovo Mondo il vero primo successo della produzione vitivinicola avviene nel 19° secolo. Sorpresa delle sorprese, quella dell'Ohio è stata la prima “regione” in America a coltivare con successo uva da vino, ma fu presto eclissata dalla produzione di vino in California. A proposito di questo, la coltivazione della vite nel Nuovo Mondo attecchì prima ancora in Australia. Nel frattempo, nel Vecchio Mondo, lo Champagne si stava affermando come la bevanda di lusso più amata dai ricchi dell'epoca; e vini fortificati come Porto e Sherry stavano diventando sempre più popolari, soprattutto in Gran Bretagna. Nonostante il crescente successo del settore vitivinicolo, la catastrofe non tardò ad arrivare: nel tardo secolo, l'epidemia di fillossera distrusse molte vecchie viti europee. Un disastro che colpì la vinificazione europea per decenni. La malattia delle piante fu debellata innestando viti di varietali europei sui resistenti portainnesto americani.

Oggi la produzione di Vino è un'industria globale, con la maggior parte dei paesi industrializzati in grado di produrre Vini degni di nota, ma i “big” restano da sempre Italia, Francia, Spagna, USA ed Australia (senza dimenticare Sud Africa, Germania e paesi come la Georgia che vantano una tradizione lontanissima). Purtroppo l'industrializzazione ha influito anche sulla quantità e sulla qualità della produzione che in alcuni casi è gestita in maniera automatizzata in vigna ed in maniera sin troppo "chimico-enologica" in cantina, a discapito del rispetto delle unicità territoriali. Per fortuna, negli ultimi anni, un po' in tutto il mondo, ma in particolare in Francia ed Italia, sembra ci sia una tendenza verso l'utilizzo di metodi più tradizionali di vinificazione, che sta sensibilizzando i produttori ad agire in maniera tale da influire il meno possibile sul gusto e l'espressività del vino, cercando di ridurre e, a volte persino evitare, le filtrazioni: abbassare al minimo le dosi di solforosa e cercare soluzioni per la concimazione e la protezione delle piante da eventuali malattie che non contemplino la chimica di sintesi, bensì siano più naturali e meno invasive.
La strada è ancora lunga ed la storia del Vino ha ancora tanto da raccontare, ma credo fermamente che siamo nati nel periodo storico ideale per godere di apici assoluti tra passato, presente e futuro, ma... come si dice... lo scopriremo solo bevendo!



F.S.R.
#WineIsSharing

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