giovedì 17 settembre 2015

Orange Wines, Vini macerati sulle bucce, bianchi vinificati in rosso... c'è differenza?

Ultimamente si sente sempre più parlare di Orange Wines, ma non tutti i winelovers ne conoscono davvero la natura, anche se non c'è poi nulla di così complesso nel descriverli.
C'è chi dice che i primi siano stati i romani, chi pensa che i georgiani con i loro Kvevri siano ancora la culla degli Vini arancioni (in Georgia più comunemente chiamati Amber Wines piuttosto che Orange Wines), ma in realtà di certo c'è solo che gli Orange Wines non siano altro che Vini da uve bianche vinificati in rosso, ovvero macerati sulle bucce. Per quanto? Beh... prendendo in prestito un termine ricorrente nei post delle mie colleghe foodbloggers... Q.B.! (Ovviamente il quanto basta è a completa discrezione del produttore, spesso condizionato dalla propria indole, personalità, filosofia e del proprio enopensiero).

In effetti ne ho sentite di tutti i colori, o meglio, il colore era sempre l'arancio in tutte le sue sfumature, nuances, declinazioni, ma c'è chi mi abbia chiesto se fossero fatti con un blend di uve rosse e bianche, chi sosteneva fossero un rosato invecchiato... l'unghia dei rossi che tende all'aranciato con l'invecchiamento deve aver tratto qualcuno in inganno... c'è chi pensava fosse un Vino fatto con coloranti naturali o addirittura industriali.
Aspe'... dimenticavo la freddura di un caro amico che al Live Wine di Milano mi disse "Questi Vini sono Fanta-smagorici"... ehm... va beh... :-p lo so frequento brutta gente!!!
Le differenze con un bianco “classico”, vinificato in bianco? Le bucce rilasceranno polifenoli (tannino ed in particolare antociani che conferiranno il particolare colore al Vino), il Vino reggerà abbinamenti più “tosti”, spesso appannaggio dei solo Rossi (carni rosse, cibi salati, formaggi stagionati fra tutti).
Sono considerati, da alcuni, Vini molto difficili, dagli amanti del genere “quei Vini che una volta assaggiati bevi solo quelli”, ma opinioni soggettive a parte, è palese che vantino uno spettro olfattivo e gustativo davvero notevole.

Dal più rinfrescante a quello più “pesante”, quasi carnoso, fino a quello che ricorda il sidro o addirittura una birra artigianale a corto di CO2, in alcune versioni con una parte di uve da vendemmia tardiva si ritroveranno aromi e ricordi gustativi tipici dei passiti, come l'albicocca, la pesca sciroppata, il miele, lo zafferano ed in molti altri si strizza l'occhio ai Riesling con note minerali, sulfuree, di idrocarburi, pietra focaia, fumo (attenti a non confondere alcune note con il premox... il confine è molto sottile e labile), ce n'è persino qualcuno che si distingue per piccantezza, quasi si zenzero e pepe bianco.
Insomma... provarli vi catapulterà in un mondo nuovo, anzi una terza, o meglio, quarta dimensione del Vino, soprattutto se siete abituati ai “soli” Rossi, Bianchi e Rosati. Astenersi detrattori aprioristici delle acidità volatili, come dire... percepibili! ;-)

Tra i miei Orange Wine "preferiti" mi viene così al volo da citare:
  • Ribolla Anfora - Gravner: “la tartaruga di Esopo”
  • Chiarofiore - Tunia: “genio e... regolatezza!”
  • Vitovska - Zidarich: “un bacio a labbra salate”
  • Quartara - Lunarossa: "il tramonto infuocato, scosso da una fresca brezza marina";
  • MonteRé - Vigne dei Boschi: “l'Arte di saper ascoltare ciò che la Natura ha da dire”
    (anche se in questo caso abbiamo annate con vinificazioni in bianco ed altre con macerazione più barrique);
  • Menis - Vigne di San Lorenzo: "Semplicemente complesso";
  • Loup Garou - Stefano Legnani: “una signorina davvero di carattere”;
  • Terra dei Preti - Collecapretta:“l'esempio!”;
  • Stella Flora - Maria Pia Castelli: “la poesia che non tiene conto della sola metrica, ma soprattutto della naturale voglia di esprimere... e di esprimersi";
  • Dinavolo - Denavolo: "Un Vino per pochi?!? Non credo proprio!"
  • Anatraso - Carlo Tanganelli: "Quando l'arancio sfocia nell'oro e diventa un tesoro".
  • Pinot Grigio Ramato Specogna: "L'anima orange del Pinot Grigio... quella vera... quella tinta di emozione!"
  • Bianco - La Maliosa: "Equilibrio naturale... Maremma che bono!"
  • Somaio - Croce di Febo: "Orange is the new white!"
N.B.: Ovviamente ce ne sarebbero molti altri da elencare, ma ho scelto questi per fare un ampio spettro di ciò che i Vini Macerati possano essere e possano esprimere.


C'è davvero un po' di tutto, da quello affinato in acciaio, a quello in anfora, fino a quello in legno piccolo... c'è quello più pronto e quello che stupisce per longevità, ma ad accomunarli tutti c'è una grande pulizia, nonostante, sin troppo spesso, questo genere di Vino sia abbinato erroneamente a fantomatiche “puzze e puzzette”.
Ci tengo a precisare che tecnicamente non tutti i "macerati" siano da far rientrare a pieno nella categoria ideale degli Orange Wine,in particolare per via della durata delle macerazione (ho omesso dalla lista due ottimi Vini con brevi macerazioni come il Fiero Bianco di Margó e l'Aorivola di Cacciagalli proprio per questo), ma a prescindere dai nomi, dalle categorie, dalle diatribe "naturale o meno naturale"e quindi dalle modalità tecniche di vinificazione, io non ho remore nel dire che i macerati in genere in Italia stanno dando davvero ottimi risultati e che siano Vini da tenere in grande considerazione, cosa che, in tutta onestà, vedo stiano facendo in molti durante degustazioni anche di un certo livello e ne sono molto lieto.

F.S.R.
#WineIsSharing

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