lunedì 16 novembre 2015

Vernacce - Dalla Vernaccia Nera di Serrapetrona a quelle bianche di Oristano e San Gimignano

Era da un po' che volevo parlare della Vernaccia, anzi delle Vernacce e finalmente ho trovato lo spunto giusto per farlo, partendo da una capatina "bevi e fuggi" in quel di Serrapetrona suggestiva cittadina di alta collina (474mslm) nell'entroterra marchigiano, dove ieri si è concluso l'annuale appuntamento con l'evento "Appassimenti Aperti", la versione autoctona di Cantine Aperte.
Prima di raccontarvi del mio rapidissimo giro di assaggi a Serrapetrona, partirei col darvi qualche info sulla Vernaccia e sulle sue 3 diverse declinazioni italiane.

Sono partito con la Vernaccia di Serrapetrona, l'unica Vernaccia Nera fra le 3, vitigno a bacca rossa che viene utilizzato quasi esclusivamente per la spumantizzazione nell'areale della DOCG e della DOC della Vernaccia di Serrapetrona, ma che sta raggiungendo i risultati migliori con la versione ferma, meglio se affinata in legno della quale vi parlerò più tardi.
Poi ci sono le due, più conosciute, Vernacce bianche, ovvero la Vernaccia di Oristano e la Vernaccia di San Gimignano.
Premessa, pare che tutte le versioni abbiano un'etimologia di base comune, ovvero quella che fa riferimento al termine latino vernaculum, vale a dire "del posto" o "nativo", che spiegherebbe l'egual nome, ma la sostanziale differenza dei vitigni.

In primis vorrei parlarvi della Vernaccia di Oristano, vitigno che vanta origini antiche: c'è chi pensa derivi da un'addomesticamento della Vitis Sylvestris e chi sostiene, documenti alla mano, che sia stata portata in Sardegna dai Fenici, fatto sta che è sicuramente uno dei vitigni dal fascino più antico tra quelli coltivati in Italia e che da origine a Vini di grande complessità aromatica e gustativa grazie anche a suo lungo affinamento (anche Metodo Solera). Un Vino nobile, orgoglio di una regione intera, che negli ultimi anni è stato danneggiato gravemente da alcune dinamiche, purtroppo, tutta made in Italy, che hanno visto arrivare sul mercato prodotti che nulla avevano a che fare con l'originale Vernaccia di Oristano DOC. Un grande Vino da meditazione che purtroppo rischia di scomparire, ma che confido torni in auge permettendo una maggior fiducia anche da parte degli stessi produttori in questo vitigno che rappresenta la storia enoica, e non solo, della Sardegna. I produttori che vi segnalo sono Contini Attilio, Fratelli Serra e Mauro Putzolu.
Passiamo alla più famosa, la Vernaccia di San Gimignano. In questo caso il nome, oltre alla classica etimologia derivante da Vernaculum, valida anche per le altre versioni italiche, sembra poter aver origini più localizzate, attingendo a Vernazza, perla delle Cinque Terre.
Detto questo, c'è anche un po' di marchigianità in quella che è l'attuale Vernaccia di San Gimignano, dato che furono molti, nel secondo dopoguerra, i viticoltori (sembra) dell'ascolano, che si recarono in Toscana, investendo i propri risparmi nella riscoperta di questo storico vitigno locale, tanto che ancora oggi (in pochi lo sanno, forse perché in pochi lo dicono) molte famiglie di San Gimignano hanno origini marchigiane.
Tornando al Vino, nelle sue varie interpretazioni ed espressioni è sicuramente il più "democratico" dei 3, con i suoi sentori fruttati, la sua agile freschezza, la componente sapida e lo scheletro minerale tanto apprezzato dai degustatori di tutto l'enoglobo. Tanto sta che è di certo la Vernaccia più conosciuta e dai numeri più importanti anche in termini meramente commerciali. Se è vero che c'è una parziale equità fra mercato italiano e straniero è anche vero che molta di quella venduta in Italia resta a San Gimignano, grazie alla capacità tutta made in Tuscany di creare intorno al Vino un unicum di turismo, arte, storia e dinamiche commerciali. Quanto questo incida sulla qualità del prodotto lo ignoro, ma io, personalmente, vedo poca Vernaccia di San Gimignano in Italia, fuori dai suoi confini, mentre moltissima all'estero.
Personalmente non ho assaggiato Vernacce di San Gimignano particolarmente invecchiate, ma leggo di assaggi notevoli riguardanti le riserve, anche dopo 6/7 anni di vita, con sentori di pietra focaia e più in generale tutti votati al minerale.
I produttori consigliati: Mormoraia, Panizzi, Fontaleoni, Le Calcinaie, Fornacelle, Poggio Alloro, La Lastra, Vagnoni.
Eccoci tornati all'inizio di questo articolo, ovvero alla Vernaccia Nera di Serrapetrona, uva di casa mia, anch'essa antica e ricca di storia, che sembra avere molto in comune con l'Alicante e quindi con il Cannonau e la Grenache, ma che deve al suo minuscolo areale di produzione (parlo delle denominazioni Serrapetrona DOC per i fermi secchi e passiti e Vernaccia di Serrapetrona DOCG per la versione spumantizzata secca e dolce) la sua unicità. Un paesino di poco più di mille anime che ha saputo portare sino ai giorni nostri una perla rara dell'enologia marchigiana ed italiana, data la particolarità delle tecniche di appassimento prima e di spumantizzazione.
E' indiscutibile che la Vernaccia di Serrapetrona, infatti, sia principalmente conosciuta (là dove la si conosca) nella sua versione "sparkly", ma persino per me che ho vissuto la mia infanzia in una casa dove non era Natale se alla fine di pranzi e cene non c'era una bottiglia di Vernaccia dolce sul tavolo, sono le versioni ferme quelle che meritano ad oggi le luci della ribalta, ma fatemi prima dare un paio di info in più sulle due denominazioni:
Vernaccia di Serrapetrona Docg: è l’unico spumante rosso al mondo che, per diventare tale, ha bisogno di 3 fermentazioni. Solo una parte delle uve viene vinificata subito dopo esser stata raccolta, mentre il restante (minimo il 40% del totale) viene messo ad appassire nei suggestivi locali colmi di grappoli letteralmente appesi ad asciugare fino a metà gennaio. Il mosto, derivante dall’uva passita, viene poi rigovernato nel vino di ottobre ed ecco la seconda fermentazione che porta alla base spumante. Dopo aver terminato la maturazione, viene effettuata la terza e ultima fermentazione naturale per la presa di spuma, che permette di ottenere uno spumante unico, di una sorprendente complessità aromatica, dolce o secco.
Serrapetrona Doc: vino fermo ottenuto dalla Vernaccia Nera, dai particolarissimi sentori speziati e caratterizzato da una spiccata mineralità, tipica del territorio. Ne esistono versioni più fresche ed altre che vantano lunghi affinamenti in legno, con le conseguenti differenze in termini organolettici e di longevità. Presente anche nella versione Passito Secco, di grande complessità e persistenza, ottimo come Vino da meditazione.

Detto questo, prendo spunto dal mio giro di assaggi durante Appassimenti Aperti, l'evento dell'anno per Serrapetrona, per farvi qualche nome e condividere con voi alcune mie schiette impressioni:

Alberto Quacquarini: la storia, la passione e quello che potrebbe apparire come una sorta di monopolio, dati i 35ha sui nemmeno 100 coltivati a Vernaccia Nera nell'areale. In realtà, più che di monopolio potremmo parlare di un vero e proprio motore che è servito, come in altri noti casi in cui un grande ha dato la chance ai più "piccoli" di farsi conoscere, alla Vernaccia Nera di essere presente sui mercati più importanti, con numeri di riguardo.
Ottimo esempio di quanto la Vernaccia possa dare se trattata con la cura che meriti, soprattutto per donare classe al tannino, è il Petronio lungamente affinato in barrique (24 mesi) che vanta classe e profondità ed una cifra stilista che fa da comun denominatore a tutti i Vini dell'azienda, la pulizia. Vino che merita di restare in cantina per qualche annetto.

Colleluce: azienda a conduzione familiare, votata alla qualità ed alla più accurata attenzione in vigna ed in cantina. Interessanti i due assaggi fatti riguardanti la Vernaccia di Serrapetrona DOCG Secca e Serrapetrona Doc secco. La prima esprime grande naturalità e piacevolezza, sia al naso che al palato, mentre la seconda è una versione davvero particolare in cui troviamo principalmente Vernaccia Nera appassita ed un saldo di Merlot, il tutto affinato in legno piccolo per 10 mesi, dando origine ad un Vino dallo spettro aromatico davvero intrigrante che va dalla confettura di piccoli frutti rossi al pepe, passando per la classica nota vanigliata donata dalla barrique. Il sorso è carnoso, profondo e lungo. Bravi!

Lanfranco Quacquarini: altra azienda storica, che con grande passione ed umiltà continua il suo lavoro di salvaguardia della Vernaccia Nera. Mai avrei pensato di poter tornare a casa dopo una degustazione volante come quella di ieri con un Vino Abboccato o come mi è stato presentato "amabile da pasto" nei ricordi ed invece la Quacquarina di Lanfranco Quacquarini (se dico qua un'altra volta divento una papera!) ha suscitato un ricordo di convivialità familiare, di focolare casalingo e di semplice schiettezza tale da emozionarmi. Di certo l'avvento di una simpatica vecchina che, da sotto il mio braccio teso verso la persona che mi stava servendo, chiedeva "che me fi 'ssaggià quillu che sta a beve quissù?" (trad.: mi faresti assaggiare quello che sta bevendo lui?") ha implementato la mia emotività, ma sono convinto che tutti noi, anche se abituati a chissà quali assaggi, dovremmo ogni tanto tornare a beve più "di casa". Buone anche le Vernacce spumantizzate classiche, ovviamente.

Fontezoppa: conoscevo già questa realtà e l'impegno profuso per la valorizzazione di questo territorio ed ancor più di questo eccezionale, ma rarissimo vitigno e non vi nego che la mia breve visita a Serrapetrona era incentrato principalmente sulla possibilità di assaggiare e riassaggiare alcuni dei Vini che Fontezoppa produce nella "succursale" di Serrapetrona. Se c'è una realtà che ha preso la Vernaccia Nera ed ha cercato di declinarla in ogni sua potenziale espressione questa è sicuramente Fontezoppa, che spazia dalle classiche versioni spumantizzate metodo martinotti, ad un lussuoso Rosé Metodo Classico che esprime tanta di quell'eleganza e di quella finezza da non far rimpiangere affatto gli Champagne. Per poi passare a quelli che per me sono i 3 Vini + 1 che andrebbero assaggiati (non me ne vogliano le altre Cantine, ma è fondamentale che provengano dagli stessi vigneti) per farsi una sessione full immersion sulla Vernaccia Nera ferma:
Carpignano - solo acciaio - tutto frutto, freschezza e mineralità. Piacevole e dalla beva disarmante.
Falcotto - 12 mesi in barrique - violetta passita, visciola, vaniglia, cannella, pepe del sichuan (passatemelo vi prego... ma solo perché ultimamente uso questo per cucinare!) e accennate note di torrefazione. L'equilibrio nel sorso, in cui frutto e spezia, legno e aria, ragione e cuore si uniscono.
Morò - 18 mesi in barrique - dovevo riappacificarmi con questo Vino, che durante una visita in Cantina, probabilmente preso da mille emozioni e sensazioni per dinamiche dentro, intorno e fuori dal Vino, avevo male interpretato o forse il mio problema di empatia era solo riferito ad una specifica annata, non lo so, sta di fatto che questa 2009 è stato l'assaggio del giorno ad Appassimenti Aperti, col suo calore che parte dal naso ed arriva all'anima, composta di visciole e toni di ribes, tabacco biondo ed orzo, persino una nota erbacea che ricorda il Merlot per intenderci. In bocca arriva la congiunzione degli elementi fuoco, acqua, terra ed aria in una danza dall'equilibrio mai in bilico fra dolcezza del frutto, freschezza verticale e l'eleganza del tannino che rende onore, finalmente, al varietale e da carattere, personalità ad un Vino che ora è apprezzabile, ma tra un lustro o due lo sarà ancor di più! Addirittura un finale sapido che chiude in bellezza nella sua persistente insistenza, un assaggio da ricordare, ma che sembra, a sentir chi lo conosce più di me, aver trovare nella 2012 il suo apice.

Stavo quasi per dimenticarmi il "+1", ovvero il Passito di Vernaccia Nera che... beh... purtroppo era finito tanta è stata la calca nel volerlo assaggiare e questo vale più delle mie descrizioni organolettiche ed emozionali, no?! Per fortuna l'avevo già assaggiato e non vi nego di averlo chiamato il Recioto marchigiano, se ne trovate un po' assaggiatelo! Ne vale la pena!

Come avrete visto mi sono dilungato un po' sulle Marche, ma non pensiate l'abbia fatto solo perché originario di quelle terre, in quanto per un viaggiatore come me è impossibile non Amare l'Italia tutta, nelle sue mille sfaccettature ed identità territoriali, ma in quanto a Vernaccia, quella che meritava qualche minuto in più di approfondimento ed anche, perché no, di sana visibilità era quella meno conosciuta ai più e di certo converrete tutti che quella di Serrapetrona meriterebbe molta più attenzione, ma vuoi per la piccola produzione, vuoi per la minor "forza di fuoco" a livello di marketing di zone vocate al turismo oltre che alla viticoltura come San Gimignano, non ha ancora avuto modo di far conoscere ed ancor prima assaggiare le proprie eccellenze a chi potrebbe divulgarne qualità, piacevolezza ed unicità.
Quindi, spero che vi dedichiate tutti alle Vernacce da ora in poi, riscoprendo la meravigliosa complessità di quella di Oristano, apprezzando la qualità di quelle di San Gimignano ed approfondendo la poliedricità di quella si Serrapetrona, che col Natale alle porte, nella sua versione spumante dolce potrebbe sostituire Brachetti e Fragolini (vade retro!) improbabili nei cesti regalo!!!

Extra - Esistono poi due Vernacce "nascoste": 

- nella prima in realtà il termine Vernaccia non si riferisce al vitigno, bensì alla vendemmia tardiva/invernale e parlo del passito Vernaccia di Cannara (ottimo quello di Di Filippo);
- la seconda, è conosciuta ai più come Schiava è viene dall'Alto Adige. La Schiava è chiamata in lingua tedesca Vernatsch, traducibile anche in Vernaccia. Presente anche nella provincia di Trento, di Verona e di Brescia comprende in realtà tre diverse varietà: Grossvernatsch (schiava grossa) Edelvernatsch (schiava gentile) e Grauvernatsch (schiava grigia). Si tratta del (dei) vitigno (I) a bacca rossa più diffuso in provincia di Bolzano e il vino prende nome dal luogo in cui viene coltivata: lago di Caldaro, Santa Maddalena, Meranese.
Ringrazio Daniele Galler per avermela ricordata!


F.S.R.
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