martedì 8 dicembre 2015

Identità bio-logica nell'Oltrepò Pavese della Cantina La Piotta

Oggi WineBlogRoll.com ospita Luca Padroggi, terza generazione della famiglia Padroggi, proprietaria della cantina “La Piotta”, fondata dal nonno di Luca, Luigi. Nel cuore dell’Oltrepò Pavese, la famiglia Padroggi accudisce i suoi 15ha di vigneti da oltre 30 anni, seguendo tutto il ciclo produttivo dalla vigna alla bottiglia.
Il logo dell'azienda è una coccinella, animale che non porta solo fortuna, bensì vanta una grande utilità in agricoltura, se pur sia molto costoso allevarle, infatti, è uno dei principali predatori di afidi (i pidocchi delle piante). Ho citato la coccinella, in quanto dice già molto sull'attitudine di questa cantina nel salvaguardare il proprio territorio, tanto da poter sostenere di non aver mai utilizzato pesticidi o sostanza chimiche di sintesi, ottenendo da 10 anni la certificazione biologica.

Produrre Vino di qualità con il minor impatto possibile sull’ambiente è il mantra de La Piotta, che vede nel rispetto per la Natura e per il proprio territorio, spesso erroneamente denigrato, la condizione migliore per ottenere i risultati auspicati. Ormai si sa, non sempre il biologico riesce ad andare d’accordo con i numeri, infatti a volte la qualità va a scapito della quantità, ma sono sempre di più le azienda italiane che vedono in questa dimensione ed in questo approccio, ancor prima che nei meri dettami di una lacunosa certificazione, un impegno per il presente, ma soprattutto per il futuro, specie là dove, come per i Padroggi, si è sempre guardato avanti, alle future generazioni.
Questa pulizia e questo approccio sano e sincero alla vigna transla in cantina in maniera "naturale", dando vita a Vini che vanno incontro agli "aficionados" della tradizione dell'Oltrepò, ma anche ai più rompiscatole, curiosi ed esigente come noi winelovers.
Conscio che nella Bonarda e nella Barbera l'identità territoriale e culturale fosse intrinseca, ho preferito dedicarmi a due etichette che mi hanno piacevolmente stupito per la loro modernità:
Talento Pinot Nero Oltrepò Pavese D.O.C.G.: un metodo classico 24 mesi sui lieviti stiloso, ma non fighetto! Questo è il bello di uno spumante che sa essere elegante, ma divertente, easy, ma al contempo intrigante. Tutti i crismi del metodo classico, dal perlage fine, al naso panoso e biscottoso, con una sferzata di ananas, fino al sorso fresco ed avvolgente. L'aperitivo perfetto, eppure grande duttilità in abbinamento, tanto che io non ho potuto fare a meno di stapparlo con una delle mie pizze homemade.

89/90 Bianco 2013: la controetichetta recita "Il Vino della terza generazione... dal 1925 all'89/90..." ed in effetti in esso trovo esperienza ed contemporaneità. Un riesling "spruzzato" di moscato e muller thurgau, che mi ha colpito nella sua integrità, o meglio nell'integrità dei varietali, compresi quelli del piccolo taglio, che restano evidenti e percepibili se pur nulla stoni nell'amalgama. Di certo quello che mi ha suscitato le emozioni più intense, nella sua schietta, ma raffinata, aromaticità e nel suo sorso chiaro e diretto.
Ho chiuso gli occhi per un attimo ed ho percepito l'equilibrio e la personalità di un Vino che vale la pena avere in cantina.

Da assaggiare anche il Pinot Nero fermo, che conferma la vocazione dell'Oltrepò nell'interpretare molto bene questo ostico vitigno e sono convinto che tra un annetto o due mi stupirà e non poco!
Una realtà tutta da scoprire, che ama il proprio territorio e le proprie vigne come fossero parte integrante della famiglia stessa ed in fondo lo sono...


F.S.R.
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