martedì 22 dicembre 2015

Il Ruché di Castagnole Monferrato dell'Agricola Ferraris

Ru...che?!? Molti di voi non lo conosceranno, ma in questo strano anno di ricerca imperterrita dei vitigni autoctoni più interessanti presenti nei vigneti italici, di certo il Ruchè si è dimostrato essere quello che di più mi ha intrigato sin da subito, vuoi per la sua storia, ancora avvolta da un parziale mistero, vuoi per la capacità di quei pochi, ma buoni, produttori che ne dispongono, di valorizzarlo all'interno delle proprie bottiglie!
Parliamo di un un vitigno autoctono molto raro, tipico del Monferrato astigiano, ma che si pensi, sia stato importato dalla Borgogna, ad opera di alcuni monaci.
Da sempre il Vino delle feste, delle grandi occasioni, ma ancor più della famiglia! Un Vino che per la sua ridottissima produzione veniva consumato nelle case, senza arrivare alla commercializzazione, ma con l'avvento della D.O.C. Nel 1987 (poi d.o.c.g. nel 2010) il Ruché ha potuto varcare con maggior facilità i confini locali, creandosi una vera e propria nicchia di appassionati, tra i quali ormai posso asserire di essere entrato con entrambi i miei piedoni!
Tra le valide aziende che stanno riportando in auge questo raro varietale nonché il Vino che ne scaturisce, oggi vorrei parlarvi dell'Az. Agr. Ferraris, che da sola produce attualmente ca. 100.000 bottiglie di Ruché suddivise in 3 etichette: Opera Prima, I Firmati, Bric d'Bianc.
L'azienda è sicuramente una delle prime ad aver creduto nel Ruché, ma deve il suo exploit in termini di qualità e numeri, nonché rilevanza nazionale ed internazionale all'ingresso in azienda del giovane Luca Ferraris (troverete tutta l'interessante storia sul sito).

Il mio unico assaggio relativo a quest'azienda è relativo ad una bottiglia di Clasìc Ruché di Castagnole Monferrato d.o.c.g. 2014 (ex firmato) che mi ha molto colpito per la sua franchezza e la spontaneità di un naso, che pur trattandosi di un vitigno a maturazione precoce in un'annata non delle più facili neanche in Piemonte, ha saputo
sprigionare al meglio il varietale. Intriganti i sentori speziati ed il richiamo ai bouquet garnì presenti in molte preparazioni locali, ma è in bocca che il Ruché inizia a scalpitare per farsi strada nelle viscere di chi si apre ad esso in maniera sincera e senza pregiudizio, comprendendone l'indole mai doma ed in essa trovandone il suo fascino.
Un Vino che, nonostante la preponderante gioventù, sa ritrovare i suoi equilibri a tavola, perché è proprio quello il posto di uno dei Vino a più grande vocazione gastronomica (tipica) che abbia mai incontrato lungo il mio girovagar enoico.

Un bell'incontro quello col Ruché, che approfondirò nei prossimi mesi con altre assaggi che non mancherò di condividere con voi.

F.S.R.
#WineIsSharing

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