sabato 5 dicembre 2015

Sviolinata al Verdicchio

Eccoci qui, come ogni anno a tirare le somme, per quanto la cosa non mi faccia impazzire, dei risultati delle Guide, che in termini di numeri, influenza e visibilità non possono non essere prese in considerazione, come cartina di tornasole per ciò che riguarda un quadro generico e generale del panorama enoico del Bel Paese. Il mio interesse è puramente divulgativo e non nego che se sto scrivendo questo articolo sia più che altro per il piacere di vedere il Verdicchio, varietale a me molto caro, primeggiare nuovamente, a prescindere da mere dinamiche di marketing, come bianco più premiato d'Italia incrociando i risultati delle principali guide del Vino made in Italy.
verdicchio uva
Questa ricerca prettamente razionale, è stata effettuata da Gabriele Micozzi, docente di marketing dell’Università Politecnica delle Marche, per conto dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini – IMT, basandosi su indice sintetico capace di coniugare i risultati dei vini che si sono aggiudicati almeno un premio nelle 8 principali guide Vini d’Italia del Gambero Rosso, Bibenda, I Vini d’Italia de L’Espresso, I vini di Veronelli, Slow Wine, Vinibuoni d’Italia, Guida essenziale ai vini d’Italia e Vitae. Il risultato? Il Verdicchio è per il terzo anno consecutivo il Vitigno/Vino più premiato e nello specifico, se prendiamo in considerazione i soli autoctoni, sono 61 i premi ricevuti dal Verdicchio, seguito dal Fiano – in grande crescita con 43 riconoscimenti, 8 in più rispetto al 2014 – che supera in rimonta il Friulano (37). Al quarto posto il veronese Soave (32, +4 sull’anno scorso) e poi il Trebbiano d’Abruzzo (16 premi, -3). Cambia poco se agli autoctoni si aggiungono tutte le tipologie di vini bianchi: immutato il podio, mentre il Soave è raggiunto dal Sauvignon al quarto posto a pari merito e il Trebbiano d’Abruzzo esce dalla top 10 per fermarsi soltanto al dodicesimo posto (l’anno scorso era decimo).
Il crescente numero di riconoscimenti per il Verdicchio - ha detto Alberto Mazzoni, direttore di IMT (il consorzio che con 780 aziende e 16 denominazioni rappresenta l'82% dell'export delle Marche) - conferma la qualità ormai diffusa sul territorio, con quasi un terzo delle aziende premiate che producono oltre 5mila bottiglie. Obiettivo ora è incrementare le vendite in Italia, che esprime il 52% del fatturato dell'imbottigliato, e nel mercato nordeuropeo. Ma soprattutto - ha concluso Mazzoni - a fronte di una qualità universalmente riconosciuta, è indispensabile puntare alla crescita del prezzo medio a bottiglia”.
Io personalmente, che di guide “me ne intendo poco”, ho voluto fare una autonoma ed al quanto empirica ricerca online riguardo i vitigni dei quali si parla di più nei Wine Blogs italiani e, lasciando perdere le classifiche, che lasciano il tempo che trovano, ho potuto confermare con stupore e piacere che il Verdicchio, in quanto Vino, è davvero tra i più rappresentati in assoluto con innumerevoli articoli ad esso dedicati e ben si comporta anche il Fiano! Per il Trebbiano d'Abruzzo, accade qualcosa di particolare, in quanto c'è una sorta di monopolio di un paio di aziende che da sole tirano avanti un intero contesto.

C'è da dire che ognuno di questi vitigni ha dei picchi davvero eccellenti e che tutti meritano la stessa considerazione, nonché l'assaggio da parte di tutti noi winelovers, come a meritarlo sarebbero tutte le altre decine e decine di vitigni autoctoni più o meno conosciuti che la nostra Terra vanta con orgoglio. Ho sentito però quasi il dovere di mettere finalmente nero su bianco un paio di considerazioni che, specie, ultimamente non manco di condividere di persona, ma che non avevo ancora condiviso nel dettaglio qui per voi. 
Parto dalle due peculiarità che, a mio parere, fanno del Verdicchio un vitigno davvero speciale:
  • Duttilità: è in assoluto uno dei vitigni più duttili al mondo, con il quale è possibile, come mi piace suggerire ad amici e colleghi, coprire un intero pranzo o un'intera cena partendo dall'aperitivo, servendo le varie vinificazioni dello stesso varietale: charmat, metodo classico (probabilmente tra i migliori varietali autoctoni per la spumantizzazione m.c. e, dopo averne seguito uno pre-sboccatura, sono convinto che sia perfetto per il metodo ancestrale), fermo in acciaio, fermo affinato in legno, passito e muffato. La sua freschezza e la sua mineralità lo rendono democraticamente piacevole nelle sue versioni più “pronte”, ma unite ad un grado quasi sempre sostenuto, ne fanno un grande bianco da invecchiamento sia se affinato in legno che non;
  • Alta qualità media: dopo anni in cui il Verdicchio ha dovuto lottare per togliersi di dosso quella nomea di Vino di qualità medio-bassa, dovuta alla presenza sugli scaffali della GDO di prodotti che non rendevano merito al lavoro dei produttori e dei vignaioli che già da oltre 30 anni fanno grandi Vini con questa preziosa uva, oggi la qualità delle decine di etichette prodotte da decine di medio-piccoli produttori, è indiscutibile. La forza del Verdicchio, che dir se ne voglia, a mio parere, sta proprio nella frammentazione della produzione: terroir diversi, produttori con idee, personalità e mentalità differenti e quindi interpretazioni uniche ed originali di uno stesso vitigno, che riesce a mantenere un comun denominatore, ma che può mostrare sfumature decisamente peculiari in ogni singola bottiglia, esprimendo a pieno territorio e vignaiolo. Ci sono altri vitigni in grado di dare grandi risultati nelle varie vinificazioni, vedi l'Albana, ma credo che togliendo delle unicità e delle pennellate d'autore, nessun altro offra una qualità media spalmata su tutto il ventaglio di tipologie di Vini differenti, come quella che il Verdicchio attualmente offre, specie prendendo in considerazione i Metodo Classico (tra l'altro storicamente legato alle Marche).
A testimonianza della qualità media del Verdicchio e delle sue potenzialità sia in termini di invecchiamento che di piacevolezza, vi rimando al mio articolo relativo alla "trasversale del Verdicchio" da me ideata proprio con l'intento di pormi da umile ignorante al cospetto di una realtà tanto varia quanto profondamente complessa e ricca di spunti di riflessione.

Inoltre, mi piace vedere la realtà "verdicchiese" come un unicum, basato su fattori che possono sembrare distanti e distonici, in quanto è uno dei rari casi in cui non c'è nulla che non ci sarebbe dovuto essere ed ancor oggi tutto ciò che esiste e persiste riesce a dare e non togliere all'intero movimento. 
Dal produttore da grandissimi numeri che ha fatto della bottiglia ad anfora un "brand" riconoscibile anche a distanza di "km", al produttore che ha scelto per primo di lasciare quella stessa bottiglia comprendendone i limiti in termini di concetto e di espressione della qualità intrinseca al Vino stesso, passando per il pioniere degli affinamenti e colui che ha permesso di far comprendere le reali potenzialità di invecchiamento del Verdicchio ai più, fino ai grandiosi piccoli produttori che hanno deciso di andare avanti sulle proprie gambe, con le difficoltà che ne competono, ma con la capacità di mostrare a noi winelovers un'ulteriore altra faccia di questa uva così preziosa.
Ancora oggi queste realtà convivono e contribuiscono a dare uno spettro davvero ampio di quello che si può fare con il Verdicchio ed io, che ho lasciato quella terra, ma che sto piano piano tornando proprio in quelle zone, non posso che godermi questa scelta così ampia e qualitativamente importante. 
In più, a Natale avrò una sorpresina per tutti voi, che vede come protagonista il Verdicchio in una veste particolare e mi vede coinvolto emozionalmente. Cosa che, dunque, sarà davvero un piacere condividere con chi ancora non si rotto di leggermi! :-p


F.S.R.
#WineIsSharing

P.S.: prossimamente spero di potervi parlare in maniera più approfondita di un altro vitigno autoctono marchigiano che ha molto in comune con il Verdicchio in termini di qualità e duttilità, la Ribona, soprattutto per quanto concerne l'invecchiamento. Stay Stuned!

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