giovedì 26 febbraio 2015

Le mie 5 Cantine Bio del LiveWine e qualche segnalazione "extra"!

Dopo una settimana di anteprime, eventi enoici e degustazioni in giro per l'Italia ho trovato, finalmente, un attimo per sedermi e fare un salto indietro di qualche giorno tramite appunti e scatti relativi alla prima edizione del LiveWine di Milano, un evento che, credo proprio, seguirò anche nelle prossime edizioni, data la positività espressa in questa premiere!

Dopo un LiveWine fatto di nuove conoscenze, incontri attesi ed inattesi, conferme ed onestamente pochissime delusioni, come sono solito fare pubblicherò una serie di fotografie relative alle Cantine, ai Vini, ma soprattutto, alle persone che di più mi hanno colpito durante il primo salone dei Vini Artigianali a Milano, riportando in didascalia le mie personali impressioni. Parliamo principalmente di 5 Cantine più qualche "special guest", che si è distinto, non solo per i propri Vini, ma anche per la sua personalità!

Partiamo con due Aziende di due Amici, che condividono una comune visione del Vino e, presumo, una filosofia di Vita votata alla semplicità ed al connubio fra un'artigianalità fondata sul grande rispetto in Vigna ed in Cantina per la materia prima ed un approccio spensierato, a volte controcorrente e sempre positivo al loro lavoro. Da una parte Chiara Innocenti, di Tunia (AR), che ha stupito tutti, me compreso, con il suo (e dei suoi 2 soci) Chiarofiore (Trebbiano e Vermentino), un bianco frutto di 4 diverse vendemmie, con una percentuale di circa il 3% di uve in parte botrizzate. Il suo colore è quello di un orange wine, dato sia dalla macerazione sulle bucce che dalla presenza di uva leggermente passita. Delle caratteristiche organolettiche specifiche ne parlerò prossimamente, quindi stay tuned! Oltre al Chiarofiore Tunia produce un Vino frutto della tradizione toscana, ovvero il Chiassobuio (Sangiovese 90% ed un 10% di uve tradizionalmente da taglio toscane, come il Colorino ed il Canaiolo) ed il Cantomoro, un più internazionale Cabernet Sauvignon in purezza, che comunque risulta essere stra-caratterizzatissimo dalla terra dal quale proviene, che gli dona una personalità inconfondibilmente toscana.  Mentre, per quanto concerne l'altro membro di questo grandioso Duo è Carlo Tabarrini, della Cantina Margò (PG), un uomo schivo, palesemente uno di quelli che ama più starsene in vigna che ad un evento, ma che sa raccontare il suo Vino, semplicemente e naturalmente, proprio come si svolge la loro vinificazione. Carlo produce un Grechetto, il Bianco Fiero, che è appena versato ti fa capire quanto quest'uva sia diversa da ciò che siamo abituati a bere, se espressa nella sua piena naturalezza. Da Carlo ho assaggiato anche un Sangiovese, pazzesco per naso e sapore Fiero, come il suo nome, di essere Vero! Anche dei suoi Vini parlerò in un articolo che vedrà protagonisti questi due artigiani del Vino ed un terzo esponente della medesima filosofia, che, purtroppo per me (per fortuna per lui che era impegnato altrove) non era presente al LiveWine. Capito Stefano Legnani?!? (Non disperate, li troverete tutti insieme a Villa Favorita!)

Poggio Concezione, una piacevole scoperta, segnalata dalla cortese Marina Ciancaglini.
Un'Azienda di Pitigliano, che come da tradizione sa distinguersi per i sui bianchi, belli, intensi, di grande bevibilità, nonostante la loro indubbia complessità, nei profumi ed in bocca! Due Vini agli antipodi, eppure simili uno, il Brillèro, espressione dell'antica tradizione di Pitigliano (meraviglioso borgo Toscano che, qualora non l'abbiate già fatto, dovreste correre a visitare), l'altro, il Serment, frutto di un cru che da vita ad un vino di rara eleganza e personalità, grazie alla sua posizione più scoperta dalle colline. Sia il Brillèro che il Serment dimostrano, inoltre, indubbie doti di longevità.
Il Fanciot è il classico rosso maremmano, con un nitido bouquet ed un sorso deciso, secco e ben equilibrato.
In fine, la chicca, anzi  3 chicche, ovvero le grappe che la Signora Susanna fa distillare con le vinacce, rigorosamente biologiche, del Brillèro. Due bianche, di cui una ha ottenuto la certificazione biologica (in realtà lo sono tutte e 3) ed una terza affinata in carati di acacia da 225l... tutte e tre aperte appositamente per me (ringrazio ancora la gentilissima Signora Susanna per la cortesia) e tutte e 3 di livello assoluto, ma la barricata, ragazzi...wow! Dico solo questo!

Senza ombra di dubbio uno dei personaggi più interessanti ed istrionici del LiveWine, ovvero Aurelio del Buono, coproprietario, insieme al fratello Emilio di Casa Caterina, una delle più piccole e particolari Cantine di Franciacorta.
Parliamo di una produzione di bollicine uniche nel loro genere con tempi di permanenza sui lieviti ai limiti dell'inverosimile (dai 60 mesi verso numeri astronomici, anche sopra i 10 anni) ed una produzione limitata a poche migliaia di bottiglie per ogni etichetta...ops...scusate...le etichette nella maggior parte delle Cuvée di Casa Caterina sono sostituite da scritte e decori fatti a mano, bottiglia per bottiglia, pochi istanti prima del confezionamento per eventuali consegne o spedizioni. A parte il fatto che abbiamo stappato di tutto, fino ad arrivare a darci un appuntamento alle 18,00 di sabato per l'apertura di una riserva di Sauvage 1989 (400 bottiglie prodote, 25 anni sui lieviti, 100% chardonnay, nessun dosaggio), questi due fratelli di Monticelli Brusati fanno bollicine di un'unicità, forse, mondiale ed il tutto con un approccio biodinamico.
Stupefacente anche la base spumante, che verrà imbottigliata come Vino bianco fermo (Chardonnay 100%) e sconvolgente il Noncé, forse l'unico, o sicuramente uno dei pochissimi, Gewurtztraminer della Franciacorta. Una Cantina che produce ciò che va ai suoi produttori, quando e come vogliono, nella consapevolezza che le bottiglie prodotte non basteranno mai a soddisfare la richiesta, che tra l'altro parte da lontano, dati i tempi di "uscita" di queste espressioni fuori dal coro di una Franciacorta tanto Bio quanto Dinamica!

 A pochi passi da casa mia in Toscana, a Chianciano Terne, nella rigogliosa Valdichiana, sorge Terra d'Arcoiris, un'Azienda davvero degna di nota!
Vini che spaziano dai classici, ma non troppo, Chianti dei colli senesi, prodotti da vigne di età diverse, ai Rossi IGT Toscana che contemplano l'utilizzo di vitigni internazionali come il Syrah ed il Merlot uniti al Sangiovese per creare due Vini davvero particolari.
Le etichette colorate, sono una scelta stilistica e distintiva, in quanto è intenzione dell'azienda entrare nella mente dei winelovers con qualcosa di ancor più diretto e riconoscibile di un nome, ovvero un colore. Vini biologici con prezzi onestissimi nonostante la produzione limitatissima.
Secondo me una delle più belle scoperte in assoluto!

Costadilà, un nome ormai sulla bocca di molti, come i loro Vini! Bianchi Frizzanti Colli Trevigiani Sur Lie di una bevibilità illegale! Profumati, freschi, piacevoli al palato e privi di ogni sintomo collaterale dovuto alla possibile eccessiva assunzione di questi Vini torbidi, vivaci, colorati e pieni di vita! Io non vi nego che li berrei ad ogni ora del giorno...probabilmente potrebbero sostituire la mia spremuta d'arancia mattutina, senza di colpo ferire! Provare per credere!

Due note di merito a due personaggi del LiveWine che inserisco in questo articolo come "fuori quota" uno è il simpaticissimo Gigi Miracol, "giocoliere e saltimbanco" per pura goliardia, grande affabulatore (nell'accezione più positiva del termine) ed ottimo produttore di Torchiato, che con la sua allegria e la sua spontaneità ha saputo dare un tocco di sano folklore al LiveWine, oltre a mostra grande competenza nella vinificazione di Vini Veri come lui.

Il Secondo, non di certo in ordine di merito, è un mito, il Maestro, Stanislao (Stanko) Radikon, che rappresenta senza ombra di dubbio l'eccellenza dei Vini Naturali, con la sua preparazione e la grande disponibilità, poter assaggiare i suoi grandi Vini, versati proprio da lui da quelle curiose, ma ponderate, bottiglie da 1 litro, diventa un'esperienza di quelle da segnare nella propria agenda con tanto di smile gigante!!!

Vi rimando al mio articolo scritto di getto al ritorno dal LiveWine per sapere il mio punto di vista generale e le mie impressioni sull'evento e sui Vini artigianali (biologici, biodinamici e naturali): http://www.wineblogroll.com/2015/02/il-wineblogroll-pensiero-su-vini-bio.html

Cantine extra da ricordare: Barraco (TP) con Grillo e Catarratto e Lantieri (ME) con la sua sublime Malvasia delle Lipari Passito, Il Pendio (Franciacorta) con Brusato Extra brut e un elegantissimo Blanc de Noir Pàs Dosé, Fattoria Calcabrina (PG) con un Sagrantino in bottiglia trasparente fuori dagli schemi nel packaging e nel gusto, Agricola Menti Giovanni (VI - Gambellara) che come Costadilà sà interpretare il Vino Frizzante e lo Spumante nella più moderna e piacevole, eppure così tradizionale e sobria, maniera, Rocco di Carpeneto (AL) con i suoi interessantissimi Ovada Docg Bio e le Tenute Dettori (SS) con la caratteristica macerazione in cemento che da vita a Cannonau di grande bevibilità, nonostante la gradazione pazzesca oltre ad un Pascale, vitigno a molti (compreso me) semi-sconosciuto che a detta loro piace o non piace, ma che per me non può che piacere (ottimi anche il Vermentino ed il Moscadeddu).
Ci sarebbero ancora molte Cantine da citare, ma voglio concludere con una Cantina che ormai porto nel cuore da tempo, sarà perché è della mia Regione natìa, sarà perché fa dei grandissimi Vini, ma Maria Pia Castelli, anche stavolta è stata una delle realtà più apprezzate dal sottoscritto e da tutti coloro che ho portato con me ad assaggiare il longevo e poderoso Stella Flora (Pecorino, Passerina, Trebbiano e Malvasia), un Erasmo Castelli (Montepulciano 100%) di grande personalità e gusto, l'equilibratissimo Orano (Sangiovese 100%) ed infine il rosato Sant'Isidoro (Salasso di Montepulciano e Sangiovese) che per l'occasione è diventato anche un ottimo gelato, grazie alla maestria del maestro gelatiere William della gelateria naturale Cool di Concorezzo...che io ho provato personalmente e vi assicuro che era davvero piacevolissimo!
Insomma, una Cantina che non si smentisce mai, anzi...conferma di sapersi migliorare di anno in anno con grande umiltà e dedizione al lavoro.

Come sempre sono stato iper-prolisso e sono partito da 5 Cantine per segnalarvene almeno 15, ma ormai dovreste saperlo... io sono fatto così, ho il viscerale bisogno di condividere con Voi le mie impressioni e le mie emozioni!

Mi raccomando, amanti dei Vini artigianali e naturali e neofiti curiosi...
ci vediamo tutti a Villa Favorita!

F.S.R.
...Wine is sharing!

mercoledì 25 febbraio 2015

Una Cantina spagnola lancia le "Wine & Sex" nights, notti a base di Vino ed erotismo

Bodegas Monje a Tenerife ha lanciato una serie di "Wine & Sex nights", delle serate a base di Vino ed erotismo, che vedono gli ospiti coinvolti in degustazioni abbinate a giochi erotici  nella loro cantina nelle Isole Canarie.
La cantina descrive gli eventi di degustazione come l'idea di offrire ai consumatori la possibilità di godersi il Vino "da un erotico ed enogastronomico punto di vista , senza i soliti protocolli di note di degustazione, terroir, cru e polifenoli".
Nel corso della serata, i partecipanti sono invitati a degustare il Vino sia privatamente o come parte di un gruppo in "un originale, divertente modo", con "musica ed un linguaggio sensuale bilanciati, in un contesto mai eccessivamente volgare, con scene teatrali e giochi erotici innovativi".
Oltre al Vino, sono stati serviti alimenti noti per le loro proprietà afrodisiache.
"Il vino e il sesso sono sempre andati insieme da quando l'uomo ha scoperto questa meravigliosa bevanda", recita l'introduzione sul sito Wine & Sex.
"Bere vino comporta da sempre un elemento legato alla sensualità e Wine & Sex esalta questa particolare alleanza in un incontro in cui a farla da padrone è sempre e comunque il piacere...del Vino".
Il prossimo evento Wine & Sex si svolgerà presso Bodegas Monje il 25 aprile e vedrà i partecipanti coinvolti in "giochi erotici", musica e performance artistiche.
Ormai sono risaputi, e confermati da innumerevoli studi, gli effetti positivi sulla libido maschile e femminile del Vino, in particolare di quello rosso.
Addirittura, secondo Wine Folly, le donne sono in genere "eccitate" ​​dagli aromi come muschio, terra, profumi legnosi, mentre gli uomini si scatenano per lavanda, arancio, liquirizia e vaniglia aromi.
Bah...che dire...io il Vino l'ho sempre visto come un piacere anche senza il bisogno di tutto questo "circo" intorno, ma sono certo che molti parteciperanno a questi eventi più per curiosità che per vera passione enoica.
Sulla scia di 50 sfumature di Vino...ops di Grigio...probabilmente questo concept farà molto parlare di sè...da lì a dire che saranno molti i #winelovers partecipanti...ne dubito parecchio! Forse fra gli amanti di esperienze "erotiche" del genere avranno più successo...ma mi chiedo...come sarà il Vino di questa cantina se deve ricorrere ad un escamotage del genere per 
Voi partecipereste mai ad un evento del genere?

lunedì 23 febbraio 2015

Il WineBlogRoll-pensiero su Vini Bio, Naturali, Biodinamici ed Artigianali dopo il LiveWine2015

Il Live Wine 2015 di Milano è appena giunto al termine (complimenti a tutti gli organizzatori per il piacevolissimo evento) e dovevo subito condividere alcune impressioni con Voi, dopo due giorni trascorsi intensamente fra Vini Artigianali, Naturali, Biologici e Biodinamici...ehm... fra Vini buoni e vini meno buoni! Sì, faccio questa premessa, per il semplice fatto che il mio, al quanto scontato, ma a volte opinato, pensiero è stato più che confermato al Live Wine:

"Il Vino è Vino in ogni sua forma, sia essa biologica o meno, moderna o tradizionale, o ancora qualitativamente eccelsa o scadente, e come tale va conosciuto, vissuto e, possibilmente, capito!"

Almeno secondo il mio modesto parere, il Vino dev'essere buono ed ancor più darmi emozioni e sensazioni diverse e, in casi eccezionali, uniche a prescindere da una certificazione ai limiti del grottesco. Il suo metodo produttivo è, altresì, molto importante per quanto concerne la sincerità del prodotto ed un rispetto della materia prima, dell'ecosistema e, soprattutto, del mio organismo, ma questo non incide sulla mia soggettiva capacità di apprezzare un Vino piuttosto che l'altro, in quanto, torno a dire, dev'essere principalmente e semplicemente BUONO!!!
Sia chiaro, questo per me è un pregio che i Vini biologici ed ancor più quelli naturali italiani hanno, ovvero quello di essere tanto diversi nell'anima, ma sempre meno condizionati dalla loro artigianalità e dal ripudio quasi totale della chimica in vigna ed in Cantina, nella loro espressione organolettica. Questo perché molte aziende, già facevano Vini biologici senza dover necessariamente seguire delle riduttive linee guida europee.
Il fatto che un Vino sia naturale, Biologico, Biodinamico, insomma, non dovrebbe creare delle nicchie o delle correnti di pensiero contrastanti, se non per tutto ciò che riguarda l'uso di fitofarmaci e quant'altro, sul quale comprendo benissimo una presa di posizione netta di chi vuole, invece, produrre rispettando quella stessa Natura che dona loro ciò che poi, con il minimo artifizio e con il massimo rispetto, riescono a far evolvere in Vino.
Questa continua lotta fra amanti del Vino in genere e sostenitori delle varie correnti di pensiero "Bio", in realtà non dovrebbe essere fomentata, bensì riequilibrata e mirata solo ad una maggior tutela di quella che è la salute dell'ecosistema e di chi ambita al suo interno...niente di più! Se parliamo, però, di qualità del prodotto finito, se parliamo di emozioni e di sensazioni, ripeto, ciò che conta è sempre e solo la capacità che il singolo uomo, o meglio, la singola Cantina, ha di colloquiare con Madre Natura e di creare insieme a lei qualcosa di speciale con le sue amate figlie Viti.
Il tempo del Vino Bio "che puzza" sembra essere finito, come sembra essere concluso il periodo di "sperimentazione empirica", a volte un po' troppo superficiale, di molte aziende che fino a poco tempo fa pensavano che fare un Vino Bio significasse solo non usare solfiti... ho sentito una frase che porterò con me dal Live Wine e la condivido con Voi, proprio per farvi comprendere che, alla fine dei conti, Vino bio e Vino in genere, se fatti con senno ed onestà, non sono poi così diversi: "Volevamo fare un Vino rosso che durasse nel tempo, quindi, pur restando entro i limiti della certificazione, abbiamo per forza di cose dovuto aumentare la solforosa, ma ricorda che per sentirne anche solo un accenno, dovresti scolartene una bottiglia da solo!"

Questo dovrebbe farci riflettere su quanto questa cavolo di lotta poco integrata sui solfiti sia diventata motivo di discriminazione e quanto sia strumentalizzata nel bene e nel male, quando in realtà, anche chi fa Vino senza certificazione biologica, potrebbe e dovrebbe (ed in molti casi ormai fa) ridurre a prescindere l'utilizzo di fitofarmaci e di solforosa, ma d'altro canto, nel caso dei solfiti, nessuno può biasimare chi ne fa un utilizzo corretto e ponderato al fine di donare a tutti Noi un Vino più stabile e longevo.

Molti di Voi mi diranno che esistono Vini Biologici e/o Naturali capaci di invecchiare alla grande senza alcun solfito aggiunto, ma con i soli solfiti prodotti in vinificazione ed io rispondo in anticipo, con un semplice "ben vengano, ma non sceglierò mai un Vino in base al suo contenuto di solfiti, ma sempre e solo in base a quanto esso sappia appagare il mio palato e la mia sete di emozioni!"
Al Live Wine, devo ammettere, di aver incontrato persone di grande naturalezza, nel loro modo di vedere il Vino e nella loro, chiara, passione per ciò che fanno, spesso meno condizionata dalle mere dinamiche di business che permeano il mondo del Vino in generale. E' pur vero che ho anche conosciuto personaggi che hanno, involontariamente ammesso, di aver saputo cavalcare l'onda del "vino green", dopo aver vinificato per anni in altra maniera, per provare a risollevare le sorti della propria azienda e qui mi lo dico e qui non lo nego...un po' mi ha fatto storcere il naso, anche se, riflettendoci bene, se pur il fine non giustifica il mezzo, il mezzo è così positivo dal giustificare a suo modo il fine...perché diciamocelo, bio o non bio, un'azienda deve vendere per continuare ad esistere ed a portare avanti la propria filosofia!
Per fortuna, non ho sentito parlare di Vino Libero e questa è davvero una delle note più positive dell'evento, in quanto chi ha faticato ed investito in termini di tempo, lavoro e pecunia, per convertire la propria azienda al biologico ottenendo una certificazione, che pur valendo pochino in Italia ed in Europa in genere, è pur sempre una piccola garanzia in più per chi vuole bere "bio", va rispettato.

A Milano ho trovato grandi conferme e nuove scoperte...Vini di indiscussa qualità, che potrebbero essere messi in degustazione alla cieca con le massime espressioni di quelle determinate denominazioni, prodotti con gli stessi vitigni, figurando semplicemente come grandi Vini ed in alcuni casi, a mio parere, dando del bel filo da torcere anche ai più blasonati "brand del Vino".
Quindi il mio pensiero si sta evolvendo e ciò che mi porto con me dal Live Wine è la consapevolezza che fare Vino e farlo davvero buono, in maniera "bio" ed artigianale, è possibilissimo, ma anche, e soprattutto, che ciò in cui confido e tutti dovremmo confidare è una regolamentazione aprioristica sull'utilizzo dei solfiti e dei fitofarmaci, che non contempli un semplice bollino da attaccare alla bottiglia, bensì un evoluzione di un'agricoltura si sta facendo del male da sola da anni e sta facendo del male a chi "gode" dei suoi prodotti. 
Il Vino è Vino... e quando un Vino è capace di emozionarci, diciamocelo...non declassiamo di certo quelle sensazioni così istintive e meravigliosamente soggettive perché ha un più alto contenuto di solforosa o perché qualcosa non ci va a genio nei metodi di produzione dell'azienda in questione... però, devo ammettere, che se quelle stesse sensazioni è un Vino di cui me ne posso bere una bottiglia senza avere mal di testa o, comunque, un impatto negativo sul mio organismo (entro certi limiti ovviamente), non mi dispiace affatto! 
In conclusione, io continuerò a bere Vino (ma dai!?), senza discriminazioni di sorta, seguendo il mio gusto personale e la mia innata curiosità enoica, ma lo farò, di certo, con una maggior sensibilità nei confronti di una realtà, quella del Vino bio e di quello Naturale, che in Italia sta dando alla luce davvero grandi Vini!
Il mio sogno è quello che si trovi davvero un equilibrio in toto, imponendo a tutti una produzione vitivinicola più ecosostenibile e sana, entro i limiti del possibile, con norme chiare ed effettivamente applicabili, mantenendo alta la qualità del Vino italiano ed un rispetto delle tasche dei produttori che si rifletta su costi equiparati per tutti.
Nel prossimo articolo vi segnalerò le Cantine che mi hanno colpito di più, fra "orange wines" italiani e stranieri, torbidissimi prosecco Colfondo e rossi che non ti aspetti! Stay Tuned!

giovedì 19 febbraio 2015

Cari Amici Miei... ma il Vino come se fosse Antani vi piace?

"Vino Pacioso"... "Questo Vino sa di sesso"... "Note di idrocarburi"... "Aroma di Carruba Morescana"... "Vino asimmetrico"... "Tipico gusto di big bubble"... "Sa di Acetone per unghie" "Odore di Fattoria ed escrementi di animali da cortile"..."Questo Vino naturale è proprio perfido!" "Wow...che Umami!"... e potrei continuare all'infinito!
Non trovate che a volte chi scrive o "recita" certe descrizioni organolettiche e sensoriali del Vino (mi ci metto di mezzo anch'io alla grandissima, qualora avessi abusato della mia fervida fantasia nel descrivere le mie emozioni riguardo ad un Vino) inconsciamente, o forse consciamente, ci stia facendo una sorta di Supercazzola? Il Vino come se fosse Antani per intenderci!? Tanto che il grande Tognazzi non saprebbe fare di meglio a volte!
Il mondo del Vino è giustamente infarcito di tecnicismi ed ancor più giustamente il Sommelier o l'assaggiatore professionista deve cercare di distinguersi e di evidenziare la propria capacità, non solo nella degustazione, bensì nel saper trarre da essa qualcosa di nuovo e di diverso dalla "massa". E' pur vero, però, che non sempre queste descrizioni sembrano avere attinenza con la realtà, ma piuttosto sembrano essere frutto di una preconfezionata serie di più o meno surreali termini pronti da utilizzare sempre e comunque per quel vitigno, per quella Cantina, per quel metodo di vinificazione ecc... 
Clicca sull'immagine per vedere il video
Se è giusto che la tecnica e la visione più razionale del Vino siano appannaggio di chi ha, con caparbietà ed interesse, portato avanti un percorso di studi che affinasse le sue capacità di degustatore e gli desse le nozioni tecniche per comprendere un Vino in ogni sua sfaccettatura (o quasi...), non sarebbe anche molto più interessante parlare di più delle emozioni che un Vino ci da in maniera più semplice, con un lessico meno astruso e, soprattutto, con una distinzione fra le reali caratteristiche organolettiche di un Vino e quelle che sono, invece, le opinabili e soggettive note personali? 
non tanto di salivazione,  e note di frutti che la maggior parte dei comuni mortali non potrebbe mai Per intenderci, il Vino è di tutti, lo dico sempre io, lo pensate tutti Voi ed i produttori ne sarebbero ancora più felici se la sensibilizzazione ad un bere più votato alla qualità partisse dalla semplificazione del Vino Vero e non dal tentativo, innato, di chi porta avanti una certa sottocultura e ghettizzazione enoica, di relegare la capacità di discernere fra Vino buono e Vino meno buono o pessimo solo a "pochi" eletti, per il semplice fatto che, il comune mortale, non riesce a riconoscere in un Vino l'aroma di Carruba Morescana, che non ha mai visto né tanto meno annusato?
I Vini de La Tognazza di GianMarco Tognazzi figlio del grande Ugo Tognazzi
Io credo nella fantasia e non c'è cosa più divertente di poter liberare la propria capacità espressiva nel condividere una sensazione, un'emozione... quindi rispetto tutti coloro che, a ben d'onde, sanno dedicare al Vino accezioni così...particolari... ma iniziamo a parlare di Vino in maniera più semplice? Proviamo a far capire che non è affatto vero che per bere bene bisogna spendere chissà quanto, in un mondo in cui la GDO mette a scaffale Vini scarsini a cifre infinitamente più alte del valore intrinseco del contenuto e con le quali in Cantina troverete, spessissimo, qualcosa notevolmente superiore!
Per bere bene basta avere curiosità e passione, oltre alla consapevolezza che su 100 bottiglie stappate ce ne sarà sempre qualcuno che non vi andrà proprio a genio, a prescindere dal costo e dall'importanza del produttore.


Oggi mi sono svegliato così! Sarà il ritorno del fresco dopo giorni di caldo afoso, sarà la voglia di alleggerirmi un po' dallo stress del tram tram quotidiano, ma ho davvero voglia di condividere con tutti Voi la mia passione in maniera, sempre opportuna e rispettosa del lavoro dei produttori e delle specifiche dei Vini che assaggerò, ma portando avanti ancor più di ciò che sto già facendo da tempo, una maggior semplicità descrittiva, che sfoci più nella sfera emozionale che in quella, prettamente, tecnica!


Semplifichiamo il Vino!


F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 17 febbraio 2015

Il Nobile di Montepulciano e gli altri Vini di Palazzo Vecchio dall'anteprima a casa mia

Proprio nello scorso weekend si è tenuta a Montepulciano l'attesissima Anteprima del Nobile, quindi non potevo che cogliere la palla al balzo e parlare di una delle aziende Poliziane che mi ha colpito di più nell'ultimo anno: Palazzo Vecchio.
Una storia che parte da lontano, in quanto l'attuale Palazzo Vecchio rappresentava il nucleo principale di quella che nel 1300 era la Fattoria di Valiano e di cui ne vanta l’eredità e la storia.
Intervistando per Voi il titolare dell'azienda, Marco Sbernadori, Designer e grande appassionato di sport, ma, soprattutto, abile ed appassionato vignaiolo, ho potuto fare un vero e proprio viaggio, se pur breve, nella storia della DOCG del Vino Nobile di Montepulciano. Storia della quale vi voglio riportare un estratto, citando le testuali parole dello stesso Marco Sbernadori:
Essendo affacciata sulla Val di Chiana posizione di confine tra lo Stato Pontificio e il Gran Ducato di Toscana Palazzo Vecchio è stato testimone di grandi eventi storici tra cui la bonifica della valle ,una grandiosa opera ingegneristica e idraulica , di cui si occuparono fin dal 500 prima Leonardo Da Vinci e poi Antonio da Sangallo , che avrà inizio nel 1788 e si concluderà dopo quasi novant’anni su progetto di Vittorio Fossombroni e su commissione del Granduca Leopoldo I di Lorena consapevole che la Valle una volta risanate sarebbe risultata, con ragione, la zona più fertile e ricca della Toscana. Ed è proprio in questa zona, di terre forti e argillose, che viene prodotto il Vino Nobile di Montepulciano uno dei grandi DOCG italiani che per estensione dei suoi vigneti è la più piccola delle denominazioni toscane.
Estesa su un territorio tra Valiano e Gabbiano viene donata dai Marchesi Ridolfi nel 1552 allo Spedale degli Innocenti di Firenze. Nel tempo molti terreni vengono ceduti e nel 1837 la proprietà viene acquistata da Nicola Vegni ed è qui che il figlio Angelo realizzerà L’Istituto delle Capezzine famosa scuola per lo studio delle attività agricole. Agli inizi degli anni 60 l’istituto vende alcuni terreni e casali ed una parte ,quella del nucleo centrale della Fattoria di Valiano, viene acquistata dal Conte Riccardo Zorzi.”
Torniamo al presente ed all'Azienda Palazzo Vecchio, che dopo aver vissuto i fasti dei tempi che furono, come vero e proprio fulcro e cuore pulsante dell'antica Fattoria di Valiano, nel 1982, grazie all'intuito ed alla passione, nonché lo spirito imprenditoriale, di Marco Sbernadori e Sandra Zorzi, inizia la sua nuova vita, con un accurata fase di ristrutturazione, compresa quella della cantina, con un contemporaneo reimpianto delle vigne, che porta Palazzo Vecchio a produrre nel 1990 la sua prima annata di Vino Nobile di Montepulciano.
Ciò che traspare dall'atteggiamento positivo e consapevole di Marco e del suo staff e che, non vi nego, si palesa in ogni sorso dei Vini di Palazzo Vecchio, è una grande sicurezza riguardante il percorso intrapreso e gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Questa sicurezza ha fatto evolvere l'azienda ed i propri prodotti negli ultimi anni fino ad ottenere una qualità tale da non poter più passare inosservata.
Vini che sono frutto di esperienze, di incontri, magari di scontri, ma soprattutto della capacità di tutto il team di Palazzo Vecchio di lavorare all'unisono, mirando ad una prospettiva collettivamente condivisa. Oltre a questi valori, ovviamente, primo fra tutti l'Amore indiscriminato ed incondizionato per la propria terra, una terra che va rispettata e dalla quale attingere, soprattutto, producendo vini che provengono quasi esclusivamente dai vitigni autoctoni della zona come il Sangiovese Grosso anche chiamato Prugnolo Gentile, il Canaiolo Nero e il Mammolo e che vede convivere in armonia le vecchie vigne, come quella del Bosco ha oltre sessant’anni, a nuovi moderni impianti appositamente studiati e progettati per ottimizzare l’incidenza del sole sui filari. Al Vino Nobile e alle sue tre declinazioni, la Selezione, la Riserva e quello d’annata, si aggiungono il Rosso di Montepulciano, il Vin Santo e altri vini tra cui il Rosso Cortona. Inoltre, solo nelle annate migliori viene prodotto, in un numero esiguo di bottiglie, il Terrarossa, selezione della casa, frutto di uve raccolte nella vigna del Bosco (oltre sessant'anni).
Un organigramma snello, ma che copre ogni comparto di una moderna azienda, quello di Palazzo vecchio, che vede nel perfetto “blend” fra l'esperienza e la conoscenza dei membri più maturi e la competenza e lo slancio verso un futuro di ampie prospettive delle nuove leve.
Questo connubio armonico fra tradizione e modernità si può ritrovare anche nei Vini che ho avuto modo di degustare che, come sempre, vi andrò a descrivere a modo mio:


Vino Rosso di Montepulciano Dogana DOC 2011: Prodotto con uve Sangiovese Grosso, anche detto Prugnolo Gentile 85%, Canaiolo Nero 10%, Mammolo 5% è un Rosso di Montepulciano che non ha nulla da invidiare ai cugini montalcinesi, a volte più ego...enocentrici e meno espressivi. In questo caso l'impatto olfattivo è quello che potremmo sentire passeggiando in un bosco per poi soffermarci a raccogliere qualche mora di rovo e qualche piccolo frutto rosso. Il Vino è giovane, ma ha già una sua ben definita personalità e l'affinamento in botte lo rende sicuramente più maturo e ne equilibra i tannini. Stupisce per la beva facile, ma soddisfacente e per la sua lunghezza.


Vino Nobile di Montepulciano Maestro DOCG 2010: prodotto esattamente con le stesse uve del Rosso, questo Nobile identifica a pieno la filosofia aziendale e l'armonica convivenza fra passato, presente e futuro. Sentori di mora e viola lasciano spazio a leggere note speziate e di legno, grazie ai 24 mesi di botte in Rovere francese. Un Vino di buona struttura, che in bocca risulta avvolgente e di grande equilibrio fra morbidezza e durezza. Un Nobile spontaneo e sincero, privo di stonature.



Vino Nobile di Montepulciano Riserva DOCG 2008: al rosso rubino si aggiunge in questo caso il “nobile” riflesso granato, frutto dei 36 mesi di affinamento in botte e dei 6 mesi in Bottiglia. Una lunga attesa, che oltre a nobilitarne l'aspetto ne nobilita di certo gli aromi che vedono le note di frutti di bosco arricchirsi di una netta speziatura sostenuta da una nota boisè davvero ben integrata. Siamo di fronte all'elevazione del Maestro, che spicca per classe e finezza gustative e si svolge in una piacevole armonia che sembra non voler terminare mai. Questa Riserva è davvero degna di nota e vi “sfido” a dire il contrario.


Se fino a pochi anni fa Palazzo Vecchio era l'azienda di nicchia conosciuta e riconosciuta per la qualità dei propri prodotti, ma chiusa entro i confini di una produzione limitata e mirata, oggi quest'azienda ha già avuto modo di dimostrare con il lavoro, la passione e la tenacia la propria capacità di produrre Vini di ottimo livello in una terra in cui la, se pur lealissima, concorrenza è davvero tanta.

Inoltre, ci tengo a sottolineare che proprio ieri, molti amici che hanno partecipato all'anteprima del Nobile di Montepulciano ed hanno avuto modo di assaggiare i Vini di Palazzo Vecchio, sono rimasti piacevolmente colpiti da questa Cantina, quindi non vi resta che fare lo stesso e di farmi sapere che ne pensate! ;-)


F.S.R.
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lunedì 16 febbraio 2015

Az. Agr. Boscaini Carlo - Famiglia, passione e tradizione in Valpolicella

Avevo già avuto modo di accennare qualcosina riguardo la FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) di cui il sito www.fivi.it ed oggi torno a parlare di uno dei loro soci, ovvero l'Azienda Agricola Boscaini Carlo, azienda a conduzione familiare sita a Sant'Ambrogio di Valpolicella, che produce Vini rispettosi della tradizione, con grande passione e spinta evolutiva.
Azienda Agricola Boscaini Carlo, è la classica piccola azienda familiare gestita da due fratelli, Carlo & Mario, che hanno ereditato passione ed azienda dal padre Arturo Ernesto, che l'aveva ereditata da suo padre, ovvero il nonno Carlo Boscaini, fondatore dell'azienda e colui dal quale prende il nome.
Nata nel 1948, questa Cantina, rappresenta un esempio di quanto, purtroppo e per fortuna le produzioni di nicchia, anche per quanto riguarda le grandi denominazioni come quelle della Valpolicella, vengano, spesso, più apprezzate all'estero che in patria. E', soprattutto, questa situazione, che vede i Vini della Az. Agr. Boscaini Carlo, essere più difficilmente reperibili in enoteche e ristoranti italiani, che mi ha fatto riflettere e mi ha spinto a scrivere di questa realtà, che come altre, trova estimatori in tutto il mondo, ma in Italia si trova a doversi confrontare con dinamiche poco legate all'indiscussa qualità dei propri Vini e del proprio operato, in vigna ed in Cantina... ma a riguardo mi esprimerò nel finale dell'articolo.
cantina boscaini valpolicella
Un approccio produttivo, quello odierno, che attinge alla tradizione ed alla memoria tramandata dal Nonno Carlo, ma che ha saputo evolversi, passando per notevoli investimenti per ammodernamenti in ogni comparto aziendale, che puntassero ad una produzione maggiormente sostenibile e con un utilizzo della chimica sempre minore.
Ad attestare il rispetto per l'uva, per il prodotto finale e, quindi, per Noi consumatori, c'è la scelta di condurre l'azienda, dal '93, con il metodo della lotta integrata, alla quale si è aggiunta, quest'anno, la metodologia della “confusione sessuale” per combattere gli insetti nocivi in modo biologico.
Questa filosofia, che fa del rispetto per il contesto paesaggistico che ospita l'azienda uno dei capisaldi aziendali, mira ad un chiaro obiettivo, che non posso che condividere a pieno, ovvero alla produzione di Vini, che siano piacevoli e semplici da bere, pur mantenendo una notevole complessità in termini organolettici ed una grande identità, legata al territorio, ma anche alla tradizione familiare.

Tra i Vini prodotti nella Cantina Carlo Boscaini, con uve rigorosamente provenienti dai propri vigneti, annoveriamo il Valpolicella DOC Classico, Valpolicella Superiore, Amarone della Valpolicella DOC Classico, Recioto della Valpolicella, ma io vi parlerò, nello specifico, dei tre prodotti di punta che ho avuto modo di degustare in settimana e che, vi anticipo, mi hanno piacevolmente sorpreso:

Valpolicella Classico Superiore RipassoDOC 2011 Zane: prodotto, come regola, con uve corvina 50%, corvinone 40% rondinella 10% rifermentate sulle vinacce dell'Amarone e, in questo caso, anche su quelle del Recioto. Il colore rubino, che illude per un attimo l'occhio di poterci passare attraverso, ma che appena messo a suo agio nel calice mostra la sua invalicabilità visiva. Il naso è tipico, ma molto fine, alle amarene sottospirito si aggiungono intriganti note di cannella e pepe bianco. Il primo sorso e avvolgente e piacevolmente caldo, con una struttura portante importante (scusate il gioco di parole) ed una buona persistenza. Ciò che colpisce di più, però, è che la, pur presente, morbidezza non sia mai eccessiva e che la nota alcolica che, a volte eccede in nel Ripasso Superiore (almeno per i miei gusti), in questo caso sia tenuta a bada benissimo dall'equilibrio di durezza e morbidezza. Armonia che rende questo Vino, nonostante i suoi 14% vol. e rotti, uno di quelli di cui il calice si svuoti in maniera costante e ripetitiva! Ottimo anche il rapporto qualità-prezzo! Ve lo stra-consiglio!
Amarone della Valpolicella DOC Classico 2010 S.Giorgio (corvina 40%, corvinone 40% rondinella 10% + (dindarella, croatina, pelara) 10% appassimento in fruttaio in cassettine fino a gennaio) : partendo dal presupposto che io adoro l'Amarone in (quasi) ogni sua espressione, in quanto lo trovo un Vino geniale, nato per mera casualità, ma notato, capito e lanciato nel mondo del Vino italiano con grande acume e sapienza, oggi sarà facile essere oggettivi.
Il S. Giorgio è, infatti, un Amarone di quelli Veri, che se pur destinato in gran parte al mercato estero, esprime una sincerità ed una ricchezza in termini di tradizione e di attenzione, che lo rendono davvero un Vino di livello assoluto. Rosso intenso, impenetrabile agli occhi, ma penetrabile dalla fantasia di chi avvicina il naso a queste note croccanti di frutta rossa, di vaniglia, pepe e sigaro toscano, che porta con sé un ricordo della botte di rovere che l'ha accudito per 18 lunghi mesi. Un consiglio, decantandolo la leggera e comprensibile nota alcolica svanisce. Il sorso è corposo e caldo come una notte di fronte ad un camino con la persona che si Ama. Un Vino vivo, che nonostante la sua gradazione (16% vol.) ti spinge ad essere bevuto con estrema piacevolezza, meglio se in due e, se non dovete tornare a casa in macchina (o anche a piedi!), rappresenta il Vino più romantico che ci sia, per un dopo cena all'insegna dell'Amar...one!
Recioto della Valpolicella DOC Classico la Sengia 2012: da Vino romantico a Vino sensuale...il Recioto rappresenta per me un Vino carico di pulsioni e di quel giusto mix fra dolcezza e passione che solo questo Vino, padre inconsapevole, ma responsabile, dell'Amarone, sa raggiungere.
Il colore passa dal rosso carico dell'Amarone ad un granato già ben definito, mentre al naso è subito chiara la dolcezza della confettura di mirtillo, di visciola surmatura ed una leggera nota di tabacco e cioccolato fondente... la percentuale di cacao non ve la so dire, mi dispiace!!!
Se vi consigliavo di bere l'Amarone con la persona Amata, il Recioto condividetelo anch'esso con chi avete più a cuore, ma con parsimonia e noterete che dal giorno in cui l'avrete stappato, la sua leggera evoluzione, data dall'ossigenazione dovuta all'apertura, vi permetterà di bere un Vino nuovo ed egualmente piacevole per diverse serate, prolungando, si spera, il romanticismo, la passione e la dolcezza.
Per concludere, non posso che tornare all'appunto fatto nelle fasi iniziali del post, nel quale parlavo del fatto che Vini come questi siano meno conosciuti in Italia, di quanto lo siano all'estero, chiarendo, innanzi tutto, che, in questo caso, non vale la “regola” che vale invece per aziende molto molto molto più grandi in termini di numeri (produzione, fatturati ecc...), ovvero quella che a volte possono farci storcere il naso, notando cosa viene venduto all'estero, del Vino, con prezzi che in Italia nessuno pagherebbe per prodotti prettamente da GDO, spacciandolo come la massima espressione di quella piuttosto che l'altra denominazione.

L'Amarone è, senza ombra di dubbio, uno dei “Brand” enoici italiani più conosciuti e riconosciuti al mondo, ma è, altresì vero, che, per il consumatore medio non è semplice riconoscerne l'effettiva qualità, forse più che per altri Vini, ma è anche vero che Vini come quelli di Carlo Boscaini racchiudono nella propria filosofia produttiva e, quindi, in ogni singola bottiglia tutto ciò che, non solo il Winelover straniero, ma soprattutto il Winelover italiano dovrebbe ricercare in un Vino, ovvero bevibilità, originalità (intesa sia come unicità che come fedeltà alla propria origine storica, tradizionale e territoriale) ed allo stesso tempo notevole complessità organolettica. Doti, queste, capaci di soddisfare trasversalmente l'appassionato, il professionista ed il semplice bevitore occasionale. Io, non vi nego, che se trovassi i Vini Boscaini in più enoteche e/o ristoranti rispetto a quelli in cui si possono trovare, non ne sarei di certo dispiaciuto!

F.S.R.
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sabato 14 febbraio 2015

Buon San ValenVino a tutti i Winelovers

Anche quest'anno San Valentino, Santo protettore della Perugina, dei fioristi e dei Ristoratori, sta arrivando ed io ho deciso, tanto per cambiare, di buttar giù qualche riga che parli di...Vino! Potremmo chiamarlo San ValenVino...non male questa, dai!
Tornando seri per un istante, ciò che mi ha ispirato, pensando a questa al quanto commerciale "festa", è il connubio fra Amore, Passione ed il colore Rosso, tre peculiarità che cerco e trovo spesso nei Vini ai quali mi approccio.
La mia continua ricerca di emozioni mi ha portato ad avere un rapporto con il Vino che si avvicini molto a quello interpersonale, questo perché in esso riscontro, da sempre, connotazioni umane e sfaccettature caratteriali che rendono il Vino dotato di una sua personalità.
Con il Vino si può avere intimità in esso si può trovare innata sincerità (non sempre, un po' come nelle persone) e, quando sentiamo il bisogno di riscaldarci il cuore e ci ritroviamo nell'impossibilità di abbracciare chi Amiamo, è il Vino a poterci fornire un validissimo surrogato di quel calore corporeo, ma soprattutto emozionale.
Il Vino ci fa incontrare persone speciali, ci fa conoscere, parlare, magari innamorare...ci spinge, spesso, a guardarci dentro ed in questi viaggi introspettivi  ritroviamo inespresse parti di Noi, che altrimenti sarebbero rimaste, probabilmente, sopite.
Il Vino ci guarda, ma non ci giudica...ci ascolta, ma non ci interrompe...ci pensa, ma non è mai geloso di noi! 
Il Vino è Amore e lo può e lo deve essere dalla vigna al calice dai, dalla bocca al cuore.
San Valentino è la festa degli innamorati ed io il mio San ValenVino, quest'anno, lo dedico al Vino, che non smetto mai di conoscere, ma che allo stesso tempo, mi sembra di conoscere da sempre, nell'intensità di un Amore tanto platonico quanto fisico a volte, capace di stravolgere sensi e cuore e di infondere fiducia e serenità nel mio Io spesso troppo intricato persino per me stesso.

Quindi...Auguri a tutti coloro che Amano il Vino... a tutti i winelovers!
Vi lascio con un aforisma di un Saggio vissuto qualche annetto fa, ma che già aveva intuito la capacità del Vino di portare e provare Amore:

"E dove non è vino non è amore;
né alcun altro diletto hanno i mortali."
Euripide, tragediografo greco (480 - 406 a.C. circa)

Buon San ValenVino!

Bevete romanticamente! ;-)

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giovedì 12 febbraio 2015

Il Vino dedicato a 50 sfumature di grigio?!?

Stamattina ascoltando la Radio, nel mio sano giro in macchina per i Castelli di Jesi, mi sono imbattuto in un pippone di 20 minuti sull'uscita del "film più atteso dell'anno" (parole del conduttore del programma radiofonico in questione...alle quali mi permetto di aggiungere...stica...!): Cinquanta sfumature di grigio, o per fare i fighetti che hanno vissuto a London come ME, myself and I (sto esagerando!) Fifty Shades of Grey.
Rivolto ad un pubblico, quasi totalmente femminile, il film è ispirato ad una trilogia di romanzi erotici (io ero rimasto al Signore degli Anelli, ma ormai fanno trilogie anche dei video di matrimonio, abbinandoli a battesimo, anche detto prequel e divorzio, sequel).

Ci eravate cascati, vero? Cioè...credevate davvero io potessi dedicare un intero articolo ad una roba del genere (con tutto il rispetto per questa sorta di versione "hot" di harmony), senza tirare in ballo il Vino?!? No, cari...ecco svelato l'arcano: tornando a casa mi sono imbattuto, nel mio solito navigar curioso nel wine web in una foto, ovvero quella che trovate qui sotto, e non ho saputo resistere dal cercare di saperne di più!
Ho così scoperto che la stessa autrice del romanzo, tale E.L. James (pseudonimo di Erika Leonard), coadiuvata da "winemakers californiani"(sui quali io non ho trovato nulla), ha pensato bene di compiere la più enoica e non eroica e tanto meno erotica delle operazioni di marketing: dedicare una serie di etichette, sotto alle quali troverete una bordolese, dentro la quale un rosso, un "Vino" bianco ed un "Vino" rosso, al suo fortunato romanzo 50 sfumature di grigio. 

Nel sito vengono riportate le seguenti testuali parole dell'autrice "il Vino svolge un ruolo importante in Cinquanta Sfumature di Grigio, riflettendo la sensualità che pervade ogni incontro tra Anastasia e Christian. Ho sempre avuto un debole per il buon vino, così contribuendo a creare le miscele di raso rosso e seta bianca sentivo come una naturale estensione della triologia dei miei romanzi..."

Dato che non ho avuto il "piacere" di berli, visto che "sfortunatamente" in Italia non sono distribuiti, vi riporto le descrizioni che ho reperito nel sito: www.popsugar.com/Shades-Grey-Wine-Review


2012 Fifty Shades of Grey di seta bianco California Vino Bianco: "Sexy"

Seta Bianca:  è Vino bianco di facile beva, ben equilibrato.Uvaggio di Gewürztraminer e Sauvignon Blanc, seta bianca ha un intenso profumo floreale, il sorso è fresco, tendente al dolce, dal corpo delicato. Pur essendo affinato in acciaio inox, il vino assume un sapore caratteristico di "butterschotch" che si trova nei vini bianchi invecchiati in rovere... (Continua con informazioni che non reputo necessario riportare, ma chi vuole può tradurle dal sito sopracitato);


2010 Fifty Shades of Grey Red Satin California Vino Rosso: "Semi-sexy, Semi-Vergognoso"

Abbiamo sentimenti contrastanti su raso rosso. Uvaggio di Petit Sirah e Syrah, un rosso di medio corpo che vanta forti aromi di fumo, pancetta, quercia, ed eucalipto.Caldo al naso, divampa al palato, e brucia scendendo...(Io: ehm...questi anno preso proprio sul serio il "mood" del film mi sa). Sì, ci sono un po 'di amarena e caramello ad addolcire e mitigare la virilità del gusto, ma non abbastanza per renderlo un Vino da "compagnia", ovvero da bere senza abbinarlo al cibo. Con una bella cena a lume di candela e un piatto a base di carne rossa, questo Vino ha il potenziale per essere sexy... (Idem con patate!).

Detto questo, vi saluto, nell'immenso rammarico che sembra che non si trovino più biglietti per il film in questione (mi sa che mi toccherà consolarmi con 50 sfumature di Vino Rosso!), linkandovi il sito nel quale troverete anche i prezzi dei suddetti "Vini", caso mai tra Voi ci fosse qualche pazzo/a che voglia tentarne l'acquisto da oltreoceano: www.fiftyshadeswine.com.

N.B.: il qui presente, sottoscritto, me medesimo, non si assume la responsabilità delle descrizioni organolettiche qui postate, quindi se mai vi capitasse di acquistare questi Vini e di provare 50 sfumature di emicrania, non prendetevela con me!

P.S: Mi scuso per l'ironia a volte un po' "spinta" riguardo la trilogia di romanzi ed il film e rispetto gli oltre 100.000.000 di persone che hanno letto la serie 50 sfumature di grigio, nei confronti dei quali mi pongo con estrema apertura a consigli riguardo letture più audaci dei miei soliti bugiardini delle medicine, con l'auspicio che si fidino di me per quanto concerne la scelta dei Vini da bere. Affare fatto!? ;-)

mercoledì 11 febbraio 2015

Calendario eventi, anteprime e fiere del Vino da oggi all'Expo

Mai come quest'anno mi sono ritrovato a dover dipanare un'intricata schedule legate agli eventi enoici per i quali sono accreditato, o ai quali, semplicemente, avrei voluto partecipare, così ho deciso di elencare anche per Voi quelle che sono le date più importanti del calendario "enoventicolo" italiano da qui all'Expo2015.

Un appunto, lo faccio ancor prima di riportare il calendario degli eventi, in quanto è davvero un peccato che alcune delle più interessanti anteprime ed uno degli eventi più importanti nel campo dei Vini artigianali e naturali siano concentrati, in pratica, tutti negli stessi 4 giorni. Ad avere il dono dell'ubiquità ed un fegato di scorta sarebbe anche possibile prendere parte a tutti gli eventi in questione, ma non lo sarà, purtroppo... e questo impone una difficile selezione, per la quale si accettano, ovviamente e come sempre, i vostri consigli!

Eccovi, comunque, l'elenco degli eventi (se ne dovesse mancare qualcuno, vi chiedo di segnalarlo con un commento o una mail alla redazione):

Anteprima Chianti: 14 febbraio; Firenze

Anteprima Nobile di Montepulciano: 14 febbraio – 16 febbraio; Fortezza di Montepulciano

Anteprime dei Consorzi Doc Bolgheri, Morellino di Scansano, Montecucco, Maremma Toscana, Vini Cortona, Vini di Carmignano, Valdarno di Sopra Doc, Valdichiana Toscana, Vino Orcia, Bianco di Pitigliano e Sovana, Grandi Cru della Costa Toscana, Colline Lucchesi: 15 febbraio; Hotel Baglioni di Firenze, a conclusione della manifestazione Buy Wine, la borsa del vino toscano che si svolgerà, sempre a Firenze il 13 e 14 febbraio

Anteprima Vernaccia di San Gimignano: 15 febbraio – 16 febbraio; Museo di Arte Moderna e Contemporanea De Grada, San Gimignano 

Chianti Classico Collection: 17 febbraio – 18 febbraio; Stazione Leopolda, Firenze

Benvenuto Brunello: 20 febbraio – 23 febbraio; Montalcino

Cesena in Bolla: 23 febbraio; Teatro Verdi di Cesena;

Anteprima Sagrantino di Montefalco: 23 febbraio – 24 febbraio; Montefalco

Vini ad Arte - Anteprima del Romagna Sangiovese: 24 febbrario; Faenza
Campania Stories: 2 marzo – 9 marzo; 

Anteprima Chiaretto: 8 marzo; Lazise (Verona)

ProWein2015: 15 marzo – 17 marzo; Dusseldorf, Germania (anche se non è in Italia, è un evento diventato così importante per i produttori ed i winelovers italiani che non potevo esimermi dal segnalarlo);

OperaWine: 21 marzo; Verona

Summa: 21 marzo – 22 marzo; Magrè (BZ)

Vinnatur, Villa Favorita: 21 marzo – 23 marzo; Sarego (VI)

Sicilia en Primeur: 16 aprile – 18 aprile; Taormina (Messina)

Vinum: 25-26-27 aprile e 1-2-3-4- maggio; Alba


Di certo gli eventi non mancano, ma forse sarebbe davvero da rivedere qualche data di questo calendario, soprattutto per quanto riguarda la Toscana, che ha concentrato, a mio parere, davvero troppo eventi di grande appeal, in un periodo in cui per Giornalisti, Wine Bloggers e Winelovers sarebbe opportuno ed in certi casi indispensabile poter aver modo di partecipare a tutti gli eventi in questione.
Lungi da me criticare scelte che, sicuramente, sono state ponderate in base a dinamiche importanti per i vari consorzi ed eventi organizzatori, anzi, va detto, che un calendario così denso di eventi ed in particolare di anteprime, non si ripete, per ovvi motivi, ogni anno e che, quindi rappresenta una positiva e piacevole eccezione.
Non mi resta che augurare a tutti di scegliere al meglio e di prendere parte al maggior numero di eventi enoici possibile, ricordando di...sputare con moderazione...ops forse era "bere con moderazione"?!? Bah... fate vobis!




martedì 10 febbraio 2015

Nel Chianti alla Fattoria Casabianca fra Vini Bio, Vegani e tanta qualità

A confine fra la Docg Brunello di Montalcino e la Docg Montecucco, nelle splendide campagne senesi, c'è una vera e propria oasi di relax, nella quale l'accoglienza e la produzione vitivinicola si sposano con una filosofia di rispetto dell'ecosistema e dell'uomo stesso davvero rara, in particolare in quelle zone, spesso troppo votate al mero raggiungimento di obiettivi economici: La Fattoria Casabianca.

Fattoria Casabianca è un'azienda vitivinicola ed agrituristica presente sul territorio dagli anni '60. Si estende per circa 700 ettari, di cui 70 ettari a vigneto e la restante parte a colture e bosco. La varietà pedoclimatica della quale gode la tenuta, grazie alla sua notevole estensione, ha permesso un'oculata scelta di ogni tipologia di vitigno: il Sangiovese non può che essere il Re indiscusso dei vitigni aziendali, ma ottimi risultati sono stati ottenuti anche col Canaiolo, il Cabernet Sauvignon, il Colorino, il Merlot ed il Vermentino.
Parliamo di una Cantina che propone 8 etichette differenti: 3 Chianti Docg Colli Senesi, tra cui due Riserve e 5 IGT Toscana, tra cui un rosato sangiovese, un vermentino – viognier e un Canaiolo in purezza.
Ciò che rende quest'azienda davvero unica nella sua zona è, come accennavo in partenza, la propria filosofia aziendale che punta ad una maggior naturalezza del processo produttivo, che si concretizzerà proprio grazie all'annata 2015 con la certificazione Biologica.
L'Azienda ha, inoltre, manifestato un'ulteriore attenzione nei riguardi di quelle persone che non possono, per scelta o a causa di intolleranze, assumere sostanze di origine animale (come albumina, colla di pesce ed altri chiarificanti utilizzati dalla maggior parte dei produttori), ovvero i Vegani, ottenendo una speciale certificazione che garantisce che i propri Vini siano Vegan friendly! 
Parliamo di un'azienda che ha dimostrato coraggio e voglia di mettersi in gioco, senza compromessi, compiendo scelte controcorrente nei riguardi di molte realtà limitrofe, come quella di investire nella produzione di Vini provenienti esclusivamente dalla propria terra, dove vengono controllate tutte le fasi produttive (dalla selezione clonale all'imbottigliamento) a differenza di molti imbottigliatori locali, appunto.

Passiamo ora ai Vini che ho potuto trovare attraverso l'enoteca online del caro Amico Fausto Gregori, nella quale non manco di fare qualche acquisto appena posso (un po' di sana pubblicità ad un amico, ci sta, dai!!!):

Fattoria Casabianca Vermentino Toscana IGT 2013: Vermentino "toscano" in purezza dal colore che gli compete. Al naso si apre, senza titubanze, a note fruttate di mela decidete voi se golden, granny smith o annurca (per me la mela e mela...) e pesca, con un leggere finale amandorlato. Struttura da senese doc contrapposta ad una finezza che ne fa apprezzare l'eleganza. Armonicamente lungo e piacevole, come un tramonto sui colli senesi in cui è prodotto.

Fattoria Casabianca Chianti Riserva 2011 Toscana DOCG: da uve Sangiovese (85%), Merlot (5%), Canaiolo (5%), Colorino (5%) questo Chianti prodotto con una resa inferiore e invecchiato secondo i parametri del disciplinare
ha davvero una bella faccia, col suo rosso spennellato ad acquarello di un granato senza tempo, che di tempo parla, però, facendone intuire una buona longevità. Gli aromi sono quelli tipici del Chianti "fatto hhhome Dio hhhomanda", ovvero frutta rossa bella integra, leggere note speziate, leggero sentore vanigliato e l'ovvio, ma mai eccessivo (in questo caso) boisé che non può mancare!
Un Vino circolare, per rubare un termine tanto caro, culinariamente parlando, al mitico Chef Igles Corelli, durezza e morbidezza si bilanciano vicendevolmente, rincorrendosi, in equilibrio, in un prato perfettamente pianeggiante, senza pendii né salite.Che dire... bello e bono!
Fattoria Casabianca Chianti Riserva Belsedere 2011Toscana DOCG: in questo schietto Sangiovese 100% si iniziano già ad intravedere le bordature granate che tanto ci piacciono nei rossi in fase evolutiva.La visciola matura e croccante, si arricchisce di note speziate. Il sorso è carnoso con una freschezza ben dosata, che gli conferisce una beva piacevole e mai pesante. Questo Belsedere...ehm... è davvero un grand bel...vino!Top di gamma, senza dubbio!


Il Chianti, ed in particolare quello dei colli senesi, se viene fatto con cognizione di causa e con criteri vocati ad una produzione qualitativamente valida, senza puntare solo ai grandi numeri, è un Vino che sa sempre farsi apprezzare e nel caso della Fattoria Casabianca c'è davvero un'imperterrita ricerca del giusto equilibrio fra la capacità di dare un prodotto frutto della tradizione ad espressione del territorio e quella di prendere il meglio della modernità al fine di conferire ai propri Vini caratteristiche di pulizia (in senso lato) ed originalità che permettano all'Azienda di farsi notare senza bisogno di urla e schiamazzi, ma semplicemente per la qualità del proprio lavoro.
Se poi passate da quelle parti, una capatina all'agriturismo della Cantina non può che farvi apprezzare ancor di più le qualità di questo produttore.

F.S.R.
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