sabato 30 maggio 2015

In Vino Veritas

Oggi non vi parlerò di alcuna azienda, non troverete descrizioni organolettiche né tanto meno emozionali dei Vini che degusto, bensì voglio condividere con Voi un istante, un pensiero, uno stato d'animo che oggi mi pervade l'animo e mi fa sentire vivo, pulsante, malinconicamente innamorato di un mondo, che sa esprimere il meglio delle persone attraverso il meglio della Natura e viceversa. Lo farò dandovi la mia personale ed opinabile interpretazione della celebre massima "in Vino Veritas" .

In questi anni ho macinato km, ho conosciuto persone più o meno compatibili con me ed i miei valori e personaggi più o meno noti capaci di suscitare in me sensazioni differenti, a volte contrastanti a volte pienamente coerenti con il mio essere, così... semplicemente Vero!

La Verità è alla base dell'esistenza stessa... condizione intrinseca del rispetto e di ogni valore quale l'Amicizia e l'Amore... il Vero dona a qualsiasi accadimento la dignità di essere vissuto fino in fondo, al fine di diventare parte integrante della nostra persona.

Vi dico queste cose, perché la mia passione per il Vino è un po' come la Fede... può essere messa alla prova dagli eventi, può vacillare a causa di situazioni e sentimenti che minano le mie certezze, la mia serenità, eppure proprio come si crede in Dio, io credo nella Verità ed in chi è capace di incarnarla, perché se c'è una cosa che ho capito assaggiando più di 800 Vini l'anno è che non si può mai e poi mai capire davvero un Vino senza conoscere chi lo ha fatto e senza aver respirato l'aria della terra in cui quel Vino è stato concepito da Madre Natura avendo la Donna e/o l'uomo come ostetrica/ostetrico (si esistono anche loro!). Dite che ci può stare come metafora? Dai fate questo sforzo!

Questo, però, non vale per tutti i Vini, in quanto ne esistono di meramente omologati (ormai sapete quanto mi piace chiamare quel tipo di eno-logo -> omo-logo) per i quali non occorre approfondire la conoscenza dei produttori, se non per confermare che la Verità è merce tanto rara quanto fondamentale per creare quella chimerica scintilla che differenzia un Vino buono da un Vino emozionante, un Vino ben fatto da un Vino espressivo e di personalità. Quindi non dimenticate mai il parametro umano quando scegliete un Vino nella speranza di trovare in esso emozioni e sensazioni pure e non qualcosa che vi rievochi percezioni organolettiche per il semplice fatto che le avete già sentite in altri Vini dello stesso "stampo" e magari costruiti ad hoc.

Quello di oggi è un invito, una mia personale condivisione, in puro stile "Wine is sharing", in quanto nei miei viaggi io non lascio un pezzo di cuore, ma ne aggiungo un tassello... ed è grazie alle persone che conosco ed alle emozioni che ritrovo nei loro occhi, nei loro cuori, nella loro passione e, ovviamente, nei calici dei loro Vini, che io vado avanti per la mia strada, impervia? Sconveniente? Chi può dirlo?!? Io vivo per il Vino mentre c'è chi vive di Vino, qualche semplice lettera può cambiare il senso di una Vita a quanto pare, ma l'importante è che chiunque si approcci a questo mondo, qualsiasi sia il suo scopo, umano, culturale, professionale o altro... lo faccia nel rispetto della Verità! 

Infine ringrazio Voi, amici miei, che da tempo mi seguite tramite i miei profili social in maniera sempre più costante e pertinente ed anche se siete in centinaia di migliaia ad aver visitato questo Wine Blog, io so che prima o poi tramite un semplice commento, un incontro casuale ad una degustazione, una mail o un messaggio di fumo vi conoscerò tutti, perché il mondo del Vino è stupendamente vario, ma anche così immensamente piccolo! Se WineBlogRoll è diventato uno dei Wine Blog più seguiti in Italia (e non solo) è perché so di non essermi inventato nulla di nuovo e di aver solo messo "nero su bianco" qualcosa che molto di Voi cercavano, ovvero un'interpretazione meno tecnica e più emozionale del nostro amato Vino ed io continuerò a condividere con Voi le mie emozioni più sincere ed i miei tuffi nei calici dei Vini più Vero perché è ciò che voglio, quindi a tutti coloro che pensano che io lavori per qualche azienda o che scriva recensioni su commissione... beh... vi prego di informarvi meglio prima di assumere certe convinzioni, perché la Verità vince sempre!


Buon weekend lungo a tutti e... vi auguro indimenticabili emozioni enoiche!



F.S.R. 

 #WineIsSharing

venerdì 29 maggio 2015

Dalle Baccanali al Nudo "artistico" per promuovere il Vino italiano in Russia

Oggi in molti stanno parlando del presunto spot di un noto importatore/distributore di Vini italiani in Russia (del quale leggerete il nome guardando il Video), nel quale viene utilizzata la figura della donna in maniera quanto meno opinabile. 

Chiariamo subito che in realtà si tratta di una sorta di backstage di un calendario (se in stile "Pirelli" o "Camionista" decidetelo voi), pubblicato per l'azienda in questione, presumo per i propri clienti, ma dato che il video sta diventando virale può essere assimilato ad uno spot a tutti gli effetti.

Fermo restando che la figura femminile ed i nudi "video-fotografici" così detti "artistici" ormai sono ovunque, dai cartelloni pubblicitari agli spot televisivi, francamente l'abbinamento al Vino, almeno in Italia, potrebbe sembrare azzardato, per fattori culturali sia legati al rispetto della Donna, che alla nostra concezione del Vino. 

Clicca qui per vedere il video (se vuoi!)

Sta di fatto che a pensarci bene, non è poi stato fatto nulla di così "innovativo", dato che nei secoli decine e decine di pittori hanno interpretato il soggetto delle Baccanali contemplando il nudo di Donna come figura imprescindibile da esso, ma ciò che mi dispiace è che, purtroppo, dubito che in Russia possano interpretarlo in maniera così erudita (senza nulla togliere alla grande storia culturale ed artistica Russa), per via del semplice fatto che il maschilismo è ancora radicato nella mentalità di una nazione che non ha mai brillato per il rispetto della Donna (vi siete chiesti come mai non vi siano anche uomini nudi all'interno dello Spot?). L'Arte è parte integrante della nostra cultura ed è perfettamente abbinabile al Vino in ogni sua forma (qui parlai del Vino nella pittura), ma in questo caso, vedo davvero forzata un'interpretazione simile dello spot in qustione. Fosse almeno ben fatto... al di là della qualità delle immagini, riprese sicuramente con strumentazioni di ultima generazione, il video è davvero povero di contenuti e non ha nulla di artistico. Allusivo e probabilmente sessista e che non ha nulla a che vedere con il Vino e con la vitivinicoltura.

Lungi da me dare giudizi sulle scelte di un'azienda così import-ante (dai questa è bella!), che oltra a non competermi,  non sento né il bisogno né il diritto di dare, ma, per assurdo, da "esperto" di marketing, mi chiedo se, a prescindere da tutto, questo video sia efficace in termini di promozione?!?
Beh, nell'epoca dei social e de "l'importante è che se ne parli", il fatto che ne stiamo parlando in molti (io ne ho letto su www.slowfood.it/slowine) io stesso gli stia dando uno spazio nel mio blog ne fa dedurre una grande mediaticità ed un potenziale di sharing altissimo, ma... funzionerà in Russia? Funzionerà in termini di vendite? Darà effettivamente un impatto positivo al Vino italiano in un mercato così importante?


Staremo  a vedere! Comunque, io, personalmente, avrei preferito altro... magari mettere al centro di tutto il Vino, non sarebbe stato male!Ehehehe...purtroppo, per deformazione professionale, dovrei appoggiare questo tipo di campagna pubblicitaria in quanto in grado di produrre tanta interazione, ma credo che la pubblicità, come qualsiasi altro aspetto professionale e della nostra Vita, debba iniziare a rivedere la propria etica e a far leva sulle emozioni vere e non su questo tipo di mera superficialità mediatica... non lo vedo tanto offensivo per la Donna in sè, dato che non c'è una reale strumentalizzazione, in quanto si tratti di modelle (suppongo anche ben pagate), ma del Vino, che non credo davvero venga valorizzato, bensì ridotto ad un istinto primordiale, che poco ha a che vedere con un altro tipo di passione, quella enoica, che sarebbe davvero stupendo veder rappresentata e veicolata all'estero, come peculiarità della nostra magnifica terra.


Voi che ne pensate? Io lo aborrrrrrooooo!!!

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 28 maggio 2015

Il Moscato e la Barbera di Beppe Marino

Venite con me in Piemonte? Dai... salite sù e partiamo!
Siamo a Santo Stefano in Belbo, presso l'azienda di Beppe Marino, una piccola realtà a conduzione famigliare, a cavallo tra Langhe e Monferrato, in un'area particolarmente adatta alla coltivazione delle uve Moscato. L'azienda è stata fondata nel 1972 dal papà, Beppe, che per anni l'ha amministrata insieme alla moglie Rosalba. Dopo aver terminato gli studi di Enologia, il figlio Maurizio è divenuto a tutti gli effetti operativo, portando una ventata di novità con le sue conoscenze e la sua grande curiosità verso i macchinari e l'enotecnica.
Ciò che mi ha colpito maggiormente di questa Cantina è l'indissolubile legame tra i propri Vini ed il territorio: ognuno dei Vini prodotti, infatti, proviene da vitigni autoctoni di vigneti di proprietà, curati in maniera esemplare.  Pur non avendo certificazioni di tipo BIO, in casa "Beppe Marino", si mira a ridurre al minimo l'impiego di sostanze chimiche ed a mantenere  intatta la naturale conformazione, tanto preziosa per la coltivazione della vite, di.un territorio davvero speciale per caratteristiche biologiche, chimiche e fisiche.
La tradizione vitivinicola piemontese si fonde al meglio con le più moderne tecniche di lavorazione, permettendo la produzioni di Vini davvero interessanti come quelli che ho avuto modo di assaggiare ed in particolare il Moscato e la Barbera di cui vi parlerò:


Santo Stefano 2014 Moscato d'Asti DOCG: abbinando uno dei terroir più vocati per il Moscato alla grande consapevolezza dell'azienda Beppe Marino nella sua cura in vigna e ad un'attenta e rispettosa vinificazione in Cantina, si ottiene questo Santo Stefano, nettare dall'aromaticità fine e persistente come il suo perlage, con note che spaziano dal gelsomino, alla camomilla, fino ad arrivare alle classiche note "dolci" di miele di acacia, con un finale degno di una boulangerie aperta da qualche ora, in cui l'odore della panificazione si sia già espanso nell'aria in maniera omogenea ed invitante, ma non troppo aggressiva. Il sorso è delicatamente dolce, senza esasperazioni di genere e con noia e stucchevolezza tenute a bada da una inconfutabile freschezza. Un Vino che da solo fa già festa e che rende il finale di qualsiasi pasto più luminoso e propositivo.


Momparone 2012 - Barbera d'Asti Superiore DOCG: vi dico, intanto, che questa Barbera mi ha colpito molto, per potenza espressiva ed un susseguirsi di sensazioni nette, ma ben amalgamate che non mi aspettavo! Il passaggio in barrique è il primo a pervenire con la sua speziatura prima dolce poi peposa, sigarosa e torrefatta, ma poi è il frutto, con la sua prugna e la sua ciliegia selvatica ad arrivare al mio naso. Note di rosmarino e di sapa, ma perfettamente integrate nel complesso bouquet di questo Momparone. Il sorso è potente, intrigante e pregno di vitalità dinamica! Un Vino che non ha nulla di misterioso, in quanto parla chiaro e sa essere schietto come il suo tannino e come chi lo produce con tanta attenzione e coerenza.
Aspettate qualche anno e sarà davvero al massimo del suo potenziale espressivo ed emozionale! Comunque già foriero di sensazioni degne di nota, che non si perdono nel tempo, bensì restano intatte nel corpo e nella mente... stappatene una bottiglia con la o le persone giuste ed anche il vostro cuore difficilmente lo dimenticherà!


In conclusione credo che in una terra in cui c'è davvero tanta concorrenza, la strada intrapresa dall'Azienda Beppe Marino sia un giusto equilibrio fra tradizione e metodi di lavoro votati al rispetto della materia prima ed una produzione che permetta di rispondere ad una richiesta impegnativa dall'Italia e, soprattutto, dall'estero, senza dover svilire la qualità dei propri Vini e la filosofia aziendale, bensì semplificando alcune operazioni grazie a più moderne dinamiche di Cantina, esuli dall'abuso della chimica e dall'omologazione enologica.

Credo che gli amici Ristoratori, in particolare, avrebbero un partner ideale in questa Cantina, in quanto si sente in ogni Vino di Beppe Marino la ricerca di complicità con una cucina, quella piemontese, ma ancor più in generale quella italiana, che può solo trarre giovamento da Vini degni di abbinamenti interessanti.



F.S.R.

#WineIsSharing

mercoledì 27 maggio 2015

Vini Vulcanici - i miei assaggi "hot" da non perdere!

Domenica nella splendida città di Orvieto si è tenuto Volcanic Wines, evento organizzato (molto bene tra l'altro) da Carlo Zucchetti, ottimo "padrone di casa", capace di scegliere location in grande stile e di selezionare aziende davvero interessanti da portare in degustazione.
Lo dice il nome stesso, parliamo di Vini provenienti da territori vulcanici o di origine vulcanica di ogni parte d'Italia,  Sardegna, Sicilia, Campania, Toscana, Umbria, Lazio e Veneto. Nello specifico parliamo degli areali di Soave, Lessini Durello, Gambellara, Colli Euganei, Bianco Di Pitigliano E Sovana, Orvieto, Tuscia, Veio, Terre Etrusco Romane, Frascati, Zagarolo, Olevano Romano, Sardegna, Campi Flegrei, Ischia, Basilicata, Vesuvio, Eolie, Etna.

Nel mio giro di degustazioni ad Orvieto ho potuto conoscere nuove realtà e ritrovare "vecchie" conoscenze ed ammetto di essere stato piacevolmente colpito dal livello medio dei Vini, anche per quanto riguarda Cantine ed etichette "minori", ma vorrei segnalarvi in maniera estemporanea gli assaggi che mi hanno emozionato.

Inizierò con il Soave:

Motto Piane Doc Soave 2013 - Fattori (Doc Soave): davvero un Vino vulcanico, di grande mineralità e bevibilità. Già bello maturo, sia al naso che in bocca, dove le note di legno grande si percepiscono appena e vanno ad accentuare note di mandorla secca, quasi tostata e frutta candita. Lungo!

Corte Giacobbe 2014 - Cantina dal Cero (Doc Soave): fruttato, fresco, molto coerente con le note varietali al naso, che si confermano con grande armonia in bocca. Vino gastronomico!

Monte Sella 2012 - Le Mandolare (Soave Classico): un po' di legno anche in questo classico, che a mio parere manifesta a pieno le potenzialità del Soave, mantenendo intatte le note varietali fresche di fiori bianchi e cedro, ma spingendosi oltre, con delicati accenni di miele e caramello. In bocca l'entrata è piena, intensa ed il finale amandorlato è davvero durevole e godevole.

Auge 2012 - Villa Canestrari (Soave Superiore Riserva): davvero un Vino distintivo, con un utilizzo del taglio (Chardonnay) e del legno, a dir poco oculato. Frutta, spezie e note balsamiche di tengono per mano e fanno un bel "girotondo" che termina con tutti giù nel sorso, che arriva pieno, fresco, ma già sulla via dell'evoluzione, che fa pensare ad un Vino da tenere qualche annetto in Cantina senza timori per arrivare al suo apice.

Lessini Durello:


Durello Superiore 2008 - Sandro De Bruno (Monti Lessini Doc Durello Superiore): tutti i Vini di quest'azienda sono davvero interessanti, ma per assurdo avevo avuto modo di assaggiare il Metodo Classico ottenuto dalle uve Durella, ma non questo bianco fermo capace di evolvere lentamente e di arrivare in grande spolvero con quest'annata 2008. Un Vino che nonostante mi fosse stato servito praticamente "brinato" ha il carattere per tirar fuori un naso di rara bellezza, con la pera a farla da padrona, ma c'è spazio anche per menta e sensazioni minerali che rievocano i grandi Riesling.
In bocca è un signor Vino, spavaldo ed instancabile.

Toscana/Pitigliano:

Matan 2012 - La Biagiola (IGT Toscana Bianco): un Vino figlio della "terra", che sa di storia e di Natura. Uno dei pochi assaggiati avendo l'opportunità di scambiare quattro chiacchiere con il produttore (in questo caso la produttrice), cosa che indubbiamente rappresenta per un curioso chiacchierone come me un valore aggiunto. Vermentino e Viognier per una spremuta di spontaneaità. dalle erbe ai fiori, nulla che faccia pensare al vezzo umano, bensì all'espressione viva e vegeta-tiva di Madre Natura. In bocca... bello bello! Minerale quanto basta, ma soprattutto, originale e mai noioso! Ci piace!

La Maliosa 2013 (IGT Bianco Toscana): dei tre Procanico che ho avuto modo di assaggiare in questa occasione è risultato essere il trait d'union fra Vini convenzionali e Naturali, pur essendo un Naturale a tutti gli effetti! Colore tipico dei fermentati sulle bucce, ma naso pulito, privo di alcuna stonatura da "puzze e puzzette", i 6 mesi in botte grande donano note davvero intense di miele di castagno, oltre alla mela cotogna ed a ricordi di spezie orientali. In bocca sono spiazzato dal suo equilibrio, che, come mi dice il produttore (i produttori che ho conosciuto erano praticamente tutti vicini), è fatto di attenzione maniacale in vigna, al fine di portare in Cantina uve sanissime che possano esprimere senza alcun intervento invasivo dell'uomo il loro cammino verso il calice. L'enologo c'è e è da oscar, in quanto ha saputo lavorare sulla pulizia e lo stile, nella creazione di un Vino Vero a prescindere da certificazioni (che ha) e dalla mera filosofia naturale. Questo è un Vino piacevole al naso e davvero coerente ed armonico in bocca. 
Orvieto/Lago di Corbara:

Luigi & Giovanna 2012 - Barberani (Doc Orvieto Classico Superiore): una delle grandi riconferme della manifestazione, dato che questo Vini ho avuto modo di assaggiarlo anche nella precedente annata e che conosco bene tutta la linea dell'azienda Barberani, che non delude mai in quanto ad equilibrio e stile e fra consapevolezza tecnica e naturalità. Vini belli, puliti e privi di sbavature, pur avendo un'originalità spiccata, che mi permetterebbero di riconoscere questo Luigi & Giovanna fra mille, con le sue classiche note varietali del grechetto arricchite degli armoni peculiari della Muffa Nobile. Un Vino che gioca a stuzzicare l'avventore, con il suo naso delicato ed il suo sorso intenso, equamente sapido, per poi stenderti col finale infinito di mandorla.
Solideo di Salviano 2012 - Titignano (Lago di Corbara Doc): Cabernet Sauvignon con un 1/5 di Merlot, che stupisce per la croccantezza del frutto ed intriga con la pre-terziarizzazione speziata e tostata dovuta all'affinamento in legno. Bocca intensa, suadente, dal tannino muscoloso, ma non eccessivamente burbero. Vino da Cantina!

Lazio/Tuscia:

Ametis 2014 - Papalino (IGT Lazio Grechetto): un giovanissimo produttore, che ha già le idee molto chiare sul suo futuro in azienda, mi versa questo Grechetto e non vi nego che dopo oltre 70 assaggi...come dire... non è che avessi proprio la voglia matta di un grechetto! Eppure mi sbagliavo, perché questo è stato uno degli assaggi più easy e più spiazzanti della degustazione, in quanto si tratta di un Grechetto che poco ha a che fare con la sua versione meramente umbra, che mi ha colpito per l'asse aromatico completamente spostato verso le note amandorlate e tostate, ma nulla a che fare con il tostato "da legno", sia chiaro, qui si fa solo acciaio! Un Vino anomalo e per questo molto interessante! Piccola Cantina da tenere d'occhio!

Pian di Stelle 2012 - Agricola Antonella Pacchiarotti (IGT Lazio Rosato): ma che bel rosato! L'unico assaggiato in tutta la manifestazione, ma davvero uno dei calici che mi sono goduto di più in quella giornata così umida. Bello vivo al naso e sincero in bocca, con un fascino estivo, che va oltre la facile freschezza, contemplando una maggior struttura ed un abbrivio evolutivo inatteso per un rosato. L'Aleatico è davvero un vitigno straordinario! Aragosta non ti temo! Abbinamento cromatico-organolettico perfetto a mio parere...altro che aperitivo!

Habemus 2012 - Agricola San Giovenale (IGT Lazio Rosso): senza ombra di dubbio l'assaggio del giorno, senza nulla togliere agli altri Vini degustati, ma mai mi sarei aspettato di trovare un Vino di tale complessità ed eleganza a breve e lungo termine nella parte di banco d'assaggio dedicata al Lazio, tra l'altro confermato da amici incontrati sul posto che hanno seguito la mia dritta e sono rimasti egualmente colpiti dalla valenza di questo Vino. Vi assicuro che questo è uno di quegli assaggi che non si dimenticano, tanto che ho deciso di approfondire la conoscenza di questo Vino e della Cantina produttrice nei prossimi giorni, quindi... a presto per la sua descrizione organolettica-emozionale completa! 

Sardegna:

Puistéris 2011 - Cantina il Nuraghe (Doc Semidano di Mogoro Superiore): uno dei Vini più importanti che affascina per la sua tipicità, ma che impressiona per l'armonia al palato. Il Puistéris è un Vino che sa emozionare perciò bando alle mere descrizioni organolettiche e beviamolo! Ne vale la pena!

Etna:

Petralava 2014 - Antichi Vinai (Doc Etna Bianco): forse il vero Vino figlio del fuoco tra quelli assaggiati, ma come poteva essere altrimenti, dato il terreno nel quale affondano le radici le viti di Carricante e Catarratto? Un Vino di grande mineralità come solo i Vini etnei sanno essere, con la loro grafite, la cenere, polvere da sparo fino a completare lo spettro minerale con delle delicate ed evocative sfumature marine. In bocca è un piacere secco e...siciliano... in tutto e per tutto espressione della sua terra e del suo terroir.

Una nota particolare per i Passiti Vulcanici, che vi segnalerò tramite le foto che ho scattato a quelli che mi hanno colpito di più, in quanto ho voluto assaggiarli tutti, giusto per concludere in dolcezza l'evento e che sono certo avrete modo di approfondire voi con i vostri assaggi.

I Vini Vulcanici sono davvero molto diversi fra loro ed ogni terroir racchiude in sè un piccolo grande segreto, che non è sempre fatto di "tanta" mineralità, bensì di equilibri "sostanziali" (in tutti i sensi) che determinano peculiarità organolettiche davvero diverse fra loro, ma sempre molto interessanti.
La sapidità non regna sovrana, ma l'armonia è sicuramente agevolata da territori così vocati.

In conclusione faccio i miei consueti complimenti all'organizzazione ed a tutte le aziende che hanno messo a disposizione per proprie referenze, ribadendo la mia personale percezione di una qualità media in continua fase ascensionale, soprattutto per quanto concerne il Centro Italia.
Ultimissimo invito a visitare la meravigliosa Orvieto, città davvero mozzafiato!

Al prossimo assaggio!



F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 26 maggio 2015

Cantine Aperte - Open Cellars - 2015

Anche quest'anno torna Cantine Aperte,  l'appuntamento più atteso dai turisti enogastronomici italiani e stranieri che si troveranno a girare per le Cantine delle meravigliose regioni d'Italia nel weekend del 30 e del 31 maggio (in alcune regioni anche lunedì 1 e martedì 2 giugno).

L'evento più importante organizzato dal Movimento Turismo del Vino quest’anno abbina alle degustazioni ed ai tour in Cantina un'iniziativa che coinvolgerà le community di Instagramers italiane, ovvero il contest "Bevi cosa Vedi", che premierà i migliori scatti che raccontino l'abbinamento vino e territorio. Dalle degustazioni alle visite in vigna, numerose saranno le iniziative che dalle Alpi all’Etna celebreranno il sodalizio tra vino e foto.
Cantine Aperte è considerato per numeri e concept l’evento enoturistico più importante in Italia. Dal 1993, l’ultima domenica di maggio, le cantine socie del Movimento Turismo del Vino aprono le loro porte al pubblico, favorendo un contatto diretto con i winelovers. Cantine Aperte è diventato nel tempo una filosofia, uno stile di viaggio e di scoperta dei territori del vino italiano, che vede, di anno in anno, sempre più turisti, curiosi ed enoappassionati avvicinarsi alle cantine, desiderosi di fare un’esperienza diversa dal comune. Oltre alla possibilità di assaggiare i vini e di acquistarli direttamente in azienda, è possibile entrare nelle cantine per scoprire i segreti della vinificazione e dell'affinamento. Protagonisti di Cantine Aperte sono giovani, comitive e coppie, che contribuiscono ad animare le innumerevoli iniziative di cultura gastronomica ed artistica che fioriscono attorno all’evento in tutto il Paese, su iniziativa degli stessi vignaioli.

Cantine Aperte ha riscosso nel tempo un successo crescente, anche grazie ad una maggiore consapevolezza dei produttori, che hanno visto svilupparsi potenzialità di accoglienza inattese.

Qui troverete i giorni di apertura della Cantine e l'elenco delle Cantine aderenti in ambo i casi Regione per Regione: www.movimentoturismovino.it/it/eventi/2/cantine-aperte/.

English
Open Cellars is the most important wine tourism event in Italy. Since 1993, member wineries of Movimento Turismo del Vino open their doors to personally meet the public on the last Sunday in May. Over time, Open Cellars has become a philosophy, a way to travel and discover Italian wine territories, which has seen an increasing number of tourists, wine wonderers and wine lovers visiting wineries from year to year hoping for a unique experience. In addition to the chance to taste wines and to buy them right at the wineries, the secrets of vinification and ageing can be discovered right in the cellar. Open Cellars mostly attracts young groups and couples who help animate the countless cultural, food and artistic initiatives, organized by the winemakers themselves, that pop up all over the country for the event. Open Cellars has experienced growing success also thanks to the initiatives of the winemakers who have developed unique ways to welcome their guests.  

Discover the open cellars of any region here: www.movimentoturismovino.it/en/events/2/cantine-aperte/

lunedì 25 maggio 2015

Vini Simbiotici nati da un Arcipelago fatto di "Isole del Vino"

Oggi vi parlerò di una realtà che rappresenta, a mio parere, il giusto ed equo connubio fra imprenditorialità e rispetto del territorio e della materia prima, fra tradizione generale e specificità territoriale, ovvero l'Arcipelago Muratori.
Lo dice il nome stesso, "arcipelago", che sin da subito mi incuriosì, tanto da volerne approfondire la motivazione ed in fondo si tratta di un'ovvia, ma molto originale, soluzione che vede la Famiglia Muratori come artefice di un progetto che coinvolge un metaforico arcipelago di "isole" vitivinicole, formate dalle loro Tenute localizzate in diverse aree della penisola.

L’idea dell’Arcipelago nasce nel 1999, quando il papà di Michela Muratori (bravissima responsabile della comunicazione aziendale con la quale ho avuto modo di confrontarmi) ed i suoi fratelli conoscono Francesco Iacono, allora ricercatore e professore all’Istituto San Michele all’Adige di Trento. Francesco aveva un sogno: pensare prima ai suoli e conseguentemente al Vino che maggiormente sarebbe stato in grado di valorizzare quegli ambienti. Un filosofia, a mio parere, tanto sensata quanto a volte snobbata. In questo caso, però, il sogno di Francesco si è realizzato, grazie allo spirito imprenditoriale della Famiglia Muratori, ma anche ad una buona dose di pazienza e lungimiranza, in quanto sono state individuate quattro zone diverse d’Italia dove produrre quattro Vini diversi, dando, così, vita all’Arcipelago Muratori. Quattro “isole” ideali, 160 ettari di vigne e Cantine davvero molto belle: la Franciacorta con Villa Crespia, terra natìa dei Muratori, dedicata alla produzione di Franciacorta ovviamente, la Val di Cornia suveretana con la Tenuta Rubbia al Colle che nasce per produrre solo Vini rossi con varietà italiche e, separatamente, nella versione bordolese, a sud in Campania dove Francesco Iacono ha le sue origini, vengono individuate, invece le altre due “isole”, quella vera l’Isola d’Ischia per la produzione di uno splendito Passito secco Giardini Arimei, che è anche il nome della Tenuta, ed infine il Sannio beneventano, dove a Oppida Aminea vengono prodotti quelli che la famiglia chiama con la giusta dose di ironia-sinestetica “vini gialli”: Falanghina, Fiano, Greco e Coda di Volpe in purezza.
La storia vitivinicola vera della famiglia inizia, quindi, ufficialmente solo 16 anni fa, "ma sulla tavola del nonno - mi confida Michela - il Vino lo si è sempre bevuto, fin da piccoli quando ce lo allungava con l’acqua." Un nonno, imprenditore tessile con la passione per il Vino, che amava brindare con Vini piemontesi e francesi, quindi, di certo un buon palato! Avendo da sempre sostenuto i rossi del territorio, quelli che oggi si chiamano Curtefranca, ma anche quelli della vicina Valcalepio, è stato, per lui, un “duro colpo” in effetti quando nel ’99 Francesco Iacono pensa a produrre solo metodo classico in Franciacorta. Prima di riuscire ad ammettere la qualità del Sangiovese di Suvereto, ce ne sono voluti di calici al nonno!

Fatta questa premessa, vorrei porre alla vostra attenzione il motivo principale per il quale ho deciso di dare spazio qui su WineBlogRoll all'Arcipelago Muratori, ovvero il progetto che ha dato vita ai cosiddetti Vini Simbiotici, di cui avrete già letto e visto qualcosa sui miei profili social negli ultimi mesi.
Ciò che mi interessava approfondire era il concetto di "viticoltura simbiotica", che - mi spiega Michele - mira a porre al centro delle dinamiche produttive il suolo. Vuol dire ribaltare il ragionamento: spostare l’attenzione da fusto e foglie e pensare che il “cervello della pianta” siano le sue radici, da qui l’importanza fondamentale del suolo, come espressione massima del territorio con le sue peculiarità storico-materiche.
Parliamo oggi di suoli “dopati” dalla viticoltura intensiva degli ultimi anni, quando l’agronomia era rivolta quasi esclusivamente alla produttività delle colture e non alla fertilità della terra, esaurendo la prosperità di interi territori, considerando erroneamente, il suolo, come risorsa inesauribile! La terra oltre a parlarci direttamente ci parla anche attraverso le nostre coltivazione e nel nostro caso le vigne: su suoli ricchi di fertilità naturale esse crescono sane e rigogliose, sempre più immuni e resistenti alle malattie. Avendo cura del suolo, in definitiva, ci si sta accorgendo che si può arrivare ad avviare un circolo virtuoso che porta alla sostenibilità e alla salubrità, senza l'intervento massivo dell'uomo.
La viticoltura simbiotica parte dal "concetto di bosco", in quanto un bosco è vivo, c’è biodiversità, si autosostenta ed alimenta in maniera indipendente senza necessità di interventi chimici. Il tentativo compiuto dall'azienda è quello di riportare i suoli ad uno stadio “pre-antropico”, pre-trattamento intensivo, arrivando a comprendere che i consorzi microbiologici, composti da una grande varietà di funghi, batteri e lieviti, se distribuiti sulle radici della pianta, sono in grado di svilupparne l’apparato radicale anche di 400-700 volte. Di conseguenza le radici sviluppano un network di links in simbiosi con tutto cio che sta loro attorno: radici di altre piante, microorganismi del suolo, insetti, lombrichi. Si sviluppa quindi un universo di relazione in grado di arricchire enormemente il suolo e le piante, rendendoli entrambi più forti e resistenti ad ogni tipo di attacco di qualsiasi agente malevolo.
Questo grande attenzione in vigna comporta la possibilità di vendemmiare uve estremamente salubri con la conseguente abolizione di qualsiasi tipo di operazione che possa risultare troppo invasiva, quindi non solo, nei Vini Simbiotici, non è aggiunto alcun quantitativo di solforosa, ma, inoltre, non occorrono procedure di stabilizzazione, chiarifica o filtrazione.
I Vini Simbiotici che ho avuto modo di assaggiare, ovvero tutti quelli che l'Arcipelago Muratori produce (in tre tenute e quindi terroir differenti) sono: un Franciacorta Brut (Chardonnay in purezza) della Tenuta Villa Crespia, un Sangiovese in purezza da Suvereto (Toscana IGT Rosso) della Tenuta Rubbia al Colle ed un Fiano in prevalenza della Tenuta beneventana Oppida Aminea (Campania IGT Bianco).

FRANCIACORTA BRUT SIMBIOTICO – “Isola” Villa Crespia: un vero Franciacorta (Chardonnay in purezza), di grande finezza dal perlage agli aromi freschi, fruttati, tropicali, leggera la nota ci crosta di pane. In bocca è davvero di grande piacevolezza, con un'armonia che definire “naturale” sarebbe così scontato, che sarà proprio così che la definirò, in quanto a volte, essere scontati è l'unico modo per rendere bene un'idea, senza complicarsi troppo la vita!
Un Vino così facile da bere e così facile da “digerire” che non è facile smettere di colmare il calice!
Moderno concettualmente, ma al contempo senza tempo per i valori intrinseci ad esso.

TOSCANA SANGIOVESE IGT SIMBIOTICO 2012 – “Isola” Rubbia al Colle: un Vino Toscano in tutto e per tutto, che sa di Sangiovese e di gioia di vivere! Frutta rossa matura, viola, praticamente nessun accenno di volatile, che per un Vino senza solforosa aggiunta e prodotto con lieviti indigeni, è “cosa buona e giusta”!
In bocca è proprio come lo vorresti, libero da omologazioni “eno-poco-logiche” e dinamico come solo la Natura sa essere, eppure l'equilibrio fra freschezza, morbidezza e tannino dona armonia ed eleganza, ad un vitigno, che alcuni definiscono “scorbutico” ad alibi di pregiudizievoli manipolazioni. Anche in questo caso l'eticità del Vino e la sua sincerità espressiva rappresentano un valore aggiunto e percepibile, non solo concettuale, ad ogni sorso.

CAMPANIA IGT SIMBIOTICO 2013 – “Isola” Oppida Aminea: prodotto con uve autoctone con prevalenza di Fiano e Greco, di rara freschezza, con il suo gelsomino, la sua piacevole banana ed una nota che richiama all'umami, che poi, puntualmente ritrovo al sorso...e voi sapete quanto mi piacciono i Vini “saporosi”! Anche in questo caso la semplicità va a braccetto con un bilanciamento ai limiti della perfezione fra componente acida e morbidezza, con un sorso che invoglia alla beva e non annoia, mai!

al progetto Vini Simbiotici!

In generale, il mio punto di vista riguardo le diatribe fra “supporters” dei Vini “Naturali”, del “BIO” e controbattute di chi produce Vino convenzionale o magari “non-convenzionale”, ma senza ricorrere a certificazioni più o meno opinabili, ma in questo caso, credo che il mio pensiero sia stato sintetizzato, almeno in buona parte ed espresso in maniera pratica nella produzione di questa linea di Vini Simbiotici. In quanto, come dice giustamente (a mio parere) Michela, tutti i produttori di Vino di qualità dovrebbero essere degli artigiani, nel modo di vivere il rapporto con le proprie vigne e nel modo di trarne il prezioso nettare che finirà nei nostri calici. Il mondo del Vino, però, sopravvive anche perché fatto da realtà di più maggiori dimensioni, che comunque, spesso, sono in grado di lavorare sulla qualità, ma in cui il concetto di “produttore artigiano” viene meno per ovvi motivi.

"Ad esempio in questi giorni – mi dice Michela - pratichiamo in Franciacorta “la pettinatura” delle vigne, perché se non ordinassimo i rami la vigna vagherebbe incontrastata e si perderebbe il concetto di filare, pratica umana, che occorre a consentire la meccanizzazione degli interventi, la dove non sarebbe pensabile procedere in altri modi."

Come ho già avuto modo di dire, non è l'uomo a dover dire alla Natura cosa fare, ma, se solo ci premuriamo di ascoltarla, sarà essa a dirci cosa fare, in un'unità di intenti mirata alla produzione dell'espressione di ecosistema particolare, di un territorio specifico e di un concetto umano, ma allo stesso tempo rispettoso dell'essenza del Vino, fatta di storia, di etica e di fatica, ma ancor più di pura armonia.

domenica 24 maggio 2015

Il meglio della settimana su WineBlogRoll

Best of the Week by WineBlogRoll

Il Verdicchio dono del cielo - Prima "trasversale" di Verdicchio by WineBlogRoll

Dopo il mio racconto fotografico di qualche giorno fa, che troverete qui, eccoci qui, appunti alla mano ed emozioni ancora vibranti, tante e forti sono state quelle provate durante quella che ho denominato "Degustazione Trasversale di Verdicchio", svoltasi in forma prettamente privata con un cospicuo numero di assaggiatori... me, myself and I!
Inizio col dire che il termini "trasversale" è nato quasi per caso, durante una chiacchierata con una persona a me molto cara, riguardo la mia idea di stappare alcune delle bottiglie di Verdicchio che ho avuto modo di apprezzare di più nel corso degli anni, in una forma più libera, che non ricadesse nelle due consuete metodologie di degustazione, ovvero quella verticale e quella orizzontale.
Aggiungo che la scelta delle etichette è stata fatta seguendo due parametri, entrambi meramente emozionali, che contemplavano la possibilità di produttori di consigliarmi l'annata e l'etichetta che di più li aveva emozionati e colpiti a livello personale e la mia assoluta discrezionalità condizionata apertamente dai due motori che spingono la mia passione per il Vino: la curiosità ed il ricordo.

Per chi non lo sapesse, il Verdicchio, ormai a detta di molti, il bianco più importante in Italia ed il vitigno più duttile presente fra gli autoctoni coltivati nella nostra penisola, si presume, fosse già coltivato ai tempi dei Piceni,che allevarono in quello che milioni di anni fa era un mare chiuso, o meglio, lago salato, sul di cui fondale caratterizzato da argilla sabbiosa, ricca di sali minerali (ancora attivi), calcare, ferro e magnesio ancora oggi affondano le lunghe e penetranti radici le viti delle Cantine marchigiane delle DOC Castelli di Jesi e di Matelica (docg nelle versioni Riserva). 
Anche se, effettivamente, anch'io sono del parere del grande Ampelio Bucci, riguardo la scarsità di palpabili differenze e/o divergenze fra le Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica, è importante, a mio parere, tener conto di alcuni fattori elencati in maniera molto sintetica ed opportuna dall'Istituto Marchigiano di tutela Vini.
"Sono almeno tre le considerazioni importanti che permettono di distinguere il Verdicchio di Matelica da quello dei Castelli di Jesi:
• La prima è di carattere quantitativo, la superficie vitata del primo è dieci volte inferiore;
• La seconda è data dalle condizioni pedoclimatiche, poiché il comprensorio di Matelica è l’unico in tutte le Marche che corre parallelo alla costa Adriatica, nel senso che non c’è comunicazione con il mare e di conseguenza il clima è di tipo continentale;
• La terza è che l’enclave di Matelica ha prodotto nel corso del tempo una particolare selezione del vitigno Verdicchio, frutto dell’adattamento delle diversissime condizioni pedoclimatiche, confrontate con quelle del fratello di Jesi. (fonte 
www.imtdoc.it)."

Essendo nato in uno dei comuni che rientrano nell'areale della DOC più importante in termini di estensione e, quindi, numero di Cantine, ovvero Cingoli, i miei ricordi sono per lo più relativi al Verdicchio dei Castelli di Jesi ed ecco perché, in questa degustazione, avevo inizialmente deciso di inserire solo etichette tra le quali non figurava nessun "Matelica", ma poi, per mettere alla prova i miei sensi e le mie convinzioni, ho deciso di aggiungere quello che in degustazione ho denominato "l'intruso"... un intruso di grande valore, tra l'altro!
Ci tengo, inoltre a specificare la degustazione di è svolta in due batterie, una relativa alle annate "giovani" (2014-2013-2012) e l'altra relativa alle annate storiche (20011-2010-2009-2008-2006-2004), tutte senza verticalità ed alla cieca, con una prima definizione da parte mia delle annate "a primo naso" (quindi senza assaggio, ma portando il calice al naso una volta a Vino fermo e l'altra dopo averlo roteato), per poi passare all'assaggio e determinare le etichette, che per mia pura fortuna ho compreso nell'90% dei casi. Infine, confutate le mie impressioni, o saputo dall'affidabile "assistente" ho avuto modo di riassaggiare conscio delle etichette relative alle due sequenze.
Fatta questa premessa, è giunto il momento di parlarvi delle mie impressioni organolettico-emozionali relative alla degustazione dei 19 Vini assaggiati (descritti in ordine volutamente casuale), alle quali seguiranno alcune considerazioni generali emerse dalla trasversale di Verdicchio. Continua...

Grandi Vini "di origine vulcanica" in degustazione a Volcanic Wines

Vi segnalo un evento che si terrà domani e dopodomani in tre stupende Città di Umbria, Toscana e Lazio, avente come protagonisti i Vini prodotti con uve coltivate su terreni di origine vulcanica, al quale io parteciperò.

Il 23 e il 24 maggio torna Volcanic Wines edizione 2015, il progetto di promozione dei Vini da territori vulcanici, che si terrà rispettivamente a Orvieto (TR), Pitigliano (GR) e Montefiascone (VT).

Si ripete anche quest’anno la formula itinerante sperimentata con successo nell’edizione 2014 che offre la possibilità a chi partecipa di godere degli assaggi e di vivere la bellezza del territorio di cui i vini sono espressione.
Il focus non si esaurirà nella degustazione tecnica dei vini dei territori vulcanici Italiani, ma sono previsti appuntamenti di approfondimento in ognuna delle tre Città, degustazioni, banchi d’assaggio, convegno.
Cosa è Volcanic Wines: L’Associazione
L’Associazione Volcanic Wines nasce il 27 marzo 2012 al Vinitaly dall’accordo tra Consorzio del Soave, Consorzi di Etna e Campi Flegrei, di Gambellara, del Bianco di Pitigliano, del Lessini Durello e dei Colli Euganei con lo scopo di promuovere i vini Bianchi da suolo magmatico. Nel 2014 entrano a far parte del progetto di promozione anche il Consorzio dell’Orvieto, l’Enoteca Provinciale Tuscia, la Cantina di Mogoro e nel 2015 il Vulture e la Strada del Vino Terre Etrusco Romane.
L’idea fondante
La natura del terreno sul quale sono impiantati i vitigni assume un’importanza fondamentale, il suolo infatti è in grado di influenzare notevolmente la qualità e lo sviluppo della coltura, in virtù della sua specifica composizione chimica.
Un famoso geologo inglese dell’Ottocento diede del fenomeno del vulcanesimo una bella definizione, paragonandolo all’azione di un grande aratro che rivolge gli strati della terra e riporta in superficie materiali che altrimenti non sarebbero mai arrivati a contatto con l’uomo.

La Promozione
L’Associazione è partita con un progetto di promozione su scala nazionale e internazionale dei bianchi italiani che hanno nella mineralità speciale che li accomuna, nella ricchezza di potassio e nella qualità drenante dei terreni da cui derivano, motivi di fratellanza, nella diversità, dimostrabili poi nel calice (e non solo nelle mappe geologiche).
Diversi sono stati gli appuntamenti nell’ambito del progetto di promozione di Vulcania: Miami, New York, Londra, Düsseldorf, Pitigliano, Lipari.


Tutte tappe che hanno previsto momenti di approfondimento scientifico sui Vini da terreno vulcanico, oltre che forniti banchi d’assaggio con i Vini di tutte le Denominazioni aderenti all’Associazione.

Eccovi l'elenco delle aziende partecipanti che potrete conoscere attraverso oltre 200 etichette in degustazione domenica ad Orvieto... Continua...

La mia ricetta emozionale scritta per il blog di un caro amico

Oggi mi sono dilettato in "cucina" con una delle ricette più complesse della storia culinaria mondiale, oltre ad essere quella - almeno secondo me - più evocativa e goduriosa se la si approccia la giusta dose di libertà, ironia e ricordi:

Il PANINO!

Date un'occhiata a cosa ho combinato per l'amico Fausto: vinoedaltro.blogspot.it/francesco-saverio-russo-vinoedaltro.htmlContinua...

Racconto fotografico della prima degustazione trasversale di Verdicchio firmata WineBlogRoll

Mentre riordino le idee di una giornata memorabile per la mia vita enoica e non solo, in cui il Verdicchio ha saputo farmi ri-innamorare ancora una volta delle sue straordinarie peculiarità, condivido con tutti Voi un racconto fotografico della degustazione che per la prima volta vedeva insieme etichette scelte, volutamente, solo e soltanto in base a sensazioni, emozioni e considerazioni prettamente personali.


Ci tengo a precisare che nessun compenso è stato da me richiesto per questa degustazione e nessun rapporto di carattere commerciale mi lega ai produttori selezionati.
Il tutto è nato solo e soltanto per la mia volontà di fare un viaggio nel mio vitigno preferito e nelle sue zone a più alta vocazione, attraverso gli occhi, il naso, la bocca, ma soprattutto il cuore!


Entro pochi giorni potrete leggere il mio report della giornata con le mie descrizioni di tutti e 19 i Vini degustati più alcuni extra che ho avuto modo di degustare in questi giorni in giro per le Marche.










































Terroir Marche un sogno, una mission, un evento tra Vini Bio e degustazioni interessanti

Domenica 17 maggio ho partecipato alla prima edizione dell'evento Terroir Marche organizzato dall'omonimo consorzio che come recita lo statuto "...non ha scopo di lucro e si prefigge la promozione e la valorizzazione della vitivinicoltura biologica/biodinamica marchigiana, la difesa del territorio e dei beni comuni, la diffusione di culture e pratiche per una economia sostenibile e solidale". 

In una stupenda Ascoli Piceno, viva e pulsante, baciati dal sole ed abbracciati da mercatini antiquari e splendide architetture storiche, in quel di Palazzo dei Capitani si è tenuto un evento davvero ben riuscito... pochi ma buoni mi verrebbe da dire se dovessi concentrare in una sola definizione le mie impressioni riguardo Terroir Marche.
11 produttori, che vi avevo elencato qui -> produttori terroir marche <-, che hanno presentato al folto pubblico di appassionatiwinelovers le proprie etichette biologiche e per la maggior parte prodotte con vitigni autoctoni (a parte qualche eccezione).
La cosa più interessante, però, è stata, a mio parere, la possibilità di partecipare ad alcune degustazioni corredate di seminari a tema, riguardanti le Marche e la viticoltura regionale, alla presenza di importanti nomi dell'enosfera italiana e non solo, tra tutti Fabio Giavedoni, Armando Castagno e Sandro Sangiorgi. 
Molti di Voi mi seguono da molto, altri, magari, si stanno approcciando a WineBlogRoll solo da poco, ma ciò che farò oggi, rappresenta per me una mediazione fra i miei racconti emozionali ed i reportage che solitamente faccio dopo un evento importante, in quanto non intendo "tediarvi" con una relazione prolissa e sin troppo tecnica delle due degustazioni alle quali ho partecipato, bensì andare dritto al sodo, raccontandovi le mie sensazioni e le mie emozioni riguardo i Vini che ho avuto modo di assaggiare. Lo farò raggruppandone alcuni, per non ledere alcune azienda, dato che le degustazioni, condotte impeccabilmente dagli ottimi relatori, erano forse più adatte ad "assaggiatori seriali-professionali", che a chi cerca un reale fil rouge emozionale nelle sequenze/batterie, come me.

I Rossi 

LA DISTESA: Nocenzio 2009
PIEVALTA: Marche Rosso 2013
AURORA:Barricadiero 2006
FIORANO: Ser Balduzio IGT marche 2006
LA VALLE DEL SOLE: Offida rosso 2012
PANTALEONE: Boccascena igt marche 2010
PS WINERY: Marche rosso "Pienomonte" 2010 (magnum)
VIGNETI VALLORANI: Marche rosso igt Philumene 2010 




La Lacrima di Morro d'Alba tra profumi e sentimenti di rarà intensità


La scorsa settimana si è conclusa con un mio tour delle mie Marche, quindi oggi sentivo il bisogno di parlarvi del vitigno, probabilmente, più "autoctono"di questa regione: la/il Lacrima di Morro d'Alba.
Del Lacrima di Morro d'Alba si hanno notizie già nel 1.167, quando durante l'assedio di Federico Barbarossa, vennero a lui conferiti cibo e vino dai cittadini locali, portandolo ad apprezzare lui stesso questo nettare così profumato, già considerato dai romani il più "aromatico" fra i Vini Rossi.
Nonostante, ad oggi, il Lacrima di Morro d'Alba sia una d.o.c. tutta marchigiana, che ben si differenzia dalle altre "lacrima" italiane, una più generica denominazione “Lacrima” apparteneva già a tutti quei Vini pregiati prodotti con uve che manifestavano sottoforma di gocce un “liquido che le piante trasudano” dai grappoli in prossimità della vendemmia. Tanto che il medico della corte medicea Francesco Redi, da poeta ed accademico della Crusca definisce “Sangue che lacrima il Vesuvio” il vitigno originario del cosiddetto “Lacrima Christi”, vino celeberrimo nel passato più volte citato nei secoli da personaggi illustri e non, ancora oggi molto spesso fonte di confusione quando si parla di "Vino Lacrima".
Tornando nelle Marche, ho scelto, come spesso faccio, di abbinare a qualche nozione riguardo il vitigno e l'area di riferimento di cui vi sto parlando, un'azienda e la mia ricerca non poteva che cadere in una delle Cantine storiche di questa denominazione, situata nel cuore di Morro d'Alba: l'Az. Agr. Mario Lucchetti. Continua...



Wine is sharing and life is sharing too!



Buona lettura da
Francesco Saverio Russo
Chief Editor
WineBlogRoll - www.wineblogroll.com
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