lunedì 28 settembre 2015

La Storia del Vino in breve

Leggendo articoli di giornali stranieri ne ho trovato uno pubblicato diversi anni fa sul New York times davvero carino, che parafrasato per voi, in quanto racconta in forma molto sintetica e se volete un po' lacunosa, ma nel complesso più che esauriente, la storia del Vino.
"I popoli del Mediterraneo cominciarono ad uscire dalla barbarie quando impararono a coltivare l'olivo e la vite ". Così ha scritto lo storico greco Tucidide nel V secolo a.C., e in effetti, la vinificazione è antica quanto la civiltà stessa. Proprio come la società trova le sue radici nell'antica Mesopotamia, la prima prova che abbiamo per la coltivazione delle uve e la fermentazione "controllata" risale al 6000 a.C. nell'antico Medio Oriente. Gli egiziani registravano il raccolto delle uve sulle pareti delle loro tombe con dei chiari geroglifici;. bottiglie di vino sono state persino sepolte con i faraoni in modo che essi potessero intrattenere gli ospiti nella vita ultraterrena. Il vino era anche considerato un drink d'elite nell'antica Grecia ed era argomento del famoso simposio di Platone e di altri poeti del periodo . Ma fu durante l'epoca romana che il vino diventò popolare in tutta la società. Nelle città romane esistevano punti di ristoro simili ad enoteche lungo quasi tutte le strade, ed i Romani iniziarono ad esportare vino e tecniche di vinificazione in tutta Europa. Presto, la produzione e la qualità del vino in altre regioni rivaleggiava con quella di Roma stessa: nell'anno domini 92, Domiziano decretò che tutti i vigneti della regione Cahors (vicino a Bordeaux) fossero estirpati, apparentemente a favore della coltivazione del grano, del quale l'impero aveva così disperatamente bisogno, ma forse anche per sedare la competizione con le esportazioni di vino italiano, una sorta di protezionismo imperiale a quanto pare!
Dopo la caduta di Roma, il vino continua ad essere prodotto nell'impero bizantino, nel Mediterraneo orientale. Si diffuse verso est in Asia centrale lungo la via della seta; le uve da vino erano conosciute e coltivate anche in Cina dall'ottavo secolo. Purtroppo, poi, la diffusione dell'Islam estinse in gran parte la coltivazione della vite e la produzione del vino in Nord Africa e in Medio Oriente. In tutta Europa, la vinificazione era, un po' come per la birra e per alcuni distillati, un'attività portata avanti nei monasteri, a causa della necessità di vino nei sacramenti cristiani. Durante questo periodo più forti e strutturati, iniziarono a sostituire i vini più dolci, spesso addizionati di miele o altri agenti naturali dolcificanti ed "allungati" con acqua prima di essere gustati. Durante il Rinascimento, le virtù di varie regioni del vino sono state apprezzate da palati nobili e sempre più sofisticati e dal 18° secolo il commercio del vino ebbe il suo exploit, in particolare in Francia, dove Bordeaux è diventato il produttore più importante di vini pregiati. Lo sviluppo di ceppi distintivi di uve ha portato alla produzione di vini regionali con caratteristiche facilmente riconoscibili.
Nel Nuovo Mondo il vero primo successo della produzione vitivinicola avviene nel 19° secolo. Sorpresa delle sorprese, Ohio è stata la prima regione in America a coltivare con successo uva da vino, ma fu presto eclissata dalla produzione di vino in California. A proposito di questo, la coltivazione della vite iniziò seriamente in Australia. Nel Vecchio Mondo, lo Champagne si stava affermando come la bevanda di lusso più amata dai ricchi dell'epoca; e vini fortificati come Porto e Sherry stavano diventando sempre più popolari, soprattutto in Gran Bretagna. Nonostante il crescente successo del settore vitivinicolo, la catastrofe non tardò ad arrivare: nel tardo secolo, l'epidemia di fillossera distrusse molte vecchie viti europee. Un disastro che colpì la vinificazione europea per decenni. La malattia delle piante fu debellata innestando viti di varietali europei sui resistenti portainnesto americani.

Oggi la produzione di Vino è un'industria globale, con la maggior parte dei paesi industrializzati in grado di produrre Vini degni di nota, se pur i Big restino da sempre Italia, Francia, Spagna, USA ed Australia (senza dimenticare Sud Africa, Germania e paesi come la Georgia che vantano una tradizione lontanissima). Purtroppo l'industrializzazione ha influito anche sulla produzione vitivinicola che in alcuni casi è gestita in maniera automatizzata in vigna ed in maniera sin troppo "chimico-enologica" in Cantina, a discapito della qualità del prodotto finale, che dovrebbe essere null'altro che un connubio fondato sul rispetto e l'attenzione fra lavoro e conoscenza dell'uomo e doni della Natura. Per fortuna, negli ultimi anni, un po' in tutto il mondo, ma in particolare in Francia ed Italia, sembra ci sia una recente tendenza verso l'utilizzo di metodo più tradizionali della vinificazione, che sta sensibilizzando i produttori ad agire in maniera tale da influire il meno possibile sul gusto e l'espressività del Vino, cercando di ridurre ed a volte, persino, evitare le filtrazioni, abbassare al minimo le dosi di solforosa e cercare soluzioni per la concimazione e la protezione delle piante da eventuali malattie che non siano chimico-tossiche, bensì più naturali e meno invasive.
La strada è ancora lunga ed la storia del Vino ha ancora tanto da raccontare, ma credo fermamente che siamo nati nel periodo storico ideale per godere di apici assoluti tra passato, presente e futuro, ma... come si dice... lo scopriremo solo bevendo!


F.S.R.

#WineIsSharing

venerdì 25 settembre 2015

L'Umbria: 3 bicchieri di Sagrantino e tanto altro in bottiglia

L'Umbria del Vino è passato ormai dall'essere aiutata dal Sagrantino a rischiare che il Sagrantino stesso oscuri la eno-diversità e la varietà di proposte che tradizionalmente ed odiernamente questo piccolo, ma preziosissimi scrigno verde d'Italia può e sa offrire.
Lo conferma l'egemonia della denominazione montefalchese nell'anteprima dei 3 bicchiere del Gambero Rosso per l'Umbria.
Felice di vedere aziende come la Tenuta Bellafonte... una di quelle che fa poche cose, ma non solo buone... ottime direi!
Per il resto i Big del Sagrantino ci sono tutti, ma a mio parere a vederla così, manca qualcosa in termini di eccellenza.

Per Tabarrini ad esempio non avrei avuto dubbi nel evidenziare l'assoluta qualità dell'Adarmando, che rappresenta l'apice del Trebbiano Spoletino, ma come sempre questa è solo una mia opinabile integrazione, che si aggiunge a quelle che vorrei citarvi qui di seguito, in quanto amo l'Umbria ed i suoi Vini e non potrei esimermi dal condividere con Voi qualche mio assaggio, nella speranza che ogni calice di questi Vini susciti anche in voi le emozioni suscitate in me:

Barberani - Luigi & Giovanna
Barberani - Calcaia
Margò - Fiero Bianco
Roccafiore - Fiorfiore
Roccafiore - Prova d'autore
Cantina Todini - Nero della Cervara
Di Filippo - Grechetto Colli Martani
Di Filippo - Montefalco Sagrantino
Cantine Goretti - L'Arringatore
Legenda Maior - Saio
Custodi - Austero Merlot
Cantina Peppucci - Alter Ego
Mani di Luna - Ametistas


Assaggi, questi, che vi consiglio di prendere anche solo in considerazione, ricordando che l'Umbria prima dell'avvento del Sagrantino era una terra prevalentemente bianchista, storicamente grazie al trebbiano spoletino poi dimenticato ed al Grechetto che ha retto inesorabilmente il passare del tempo e delle critiche, a volte degli stessi produttori locali, arrivando, a mio modesto parere, ad una piena maturità solo ora, grazie anche e soprattutto ad aziende giovani ed a vinificazioni più pulite e meno enologiche.
L'Umbria è una terra verde, in tutti i sensi, dove il biologico ed il concetto di naturalità sta attecchendo molto bene e con un equilibrio lodevole, regalando chicche imperdibili!
Come sempre, ho tralasciato decine di nomi degni di essere assaggiati e riassaggiati, ma ci tenevo a farvi presenti questi assaggi in quanto gli ultimi in ordine cronologico ad avermi emozionato.


F.S.R.

#WineIsSharing

giovedì 24 settembre 2015

Il Vino è condivisione

Continuo a parlare di Vino, tra amici winelovers, con produttori italiani e stranieri e più vado avanti nel mio istintivo viaggio alla scoperta di un mondo così immenso ed in continuo divenire dal renderne inafferrabile una completa comprensione, più mi rendo conto di quanto alcune "regole" della vita di tutti i giorni non valgano quando si mette piede nell'enosfera.
Ultimamente sento frasi del tipo: "Tu sei troppo buono... in questo settore ti mangeranno vivo!" o ancora "Dovresti farne un lavoro!Sfrutta il momento!" , "Tu devi schierarti altrimenti sembri uno che non ha opinioni!" o la migliore "Non puoi bere Vini convenzionali se ti piacciono quelli Naturali!"... ce n'è un po' per tutti i gusti, insomma! :-p
Tra i miei incontri reali e quelli virtuali sui social, che spesso hanno una continuità ed un'intensità così importanti e tangibili da rendere anch'essi più che reali, sono sempre alla ricerca di nuovo pareri e nuovi punti di vista e questo per il semplice fatto che, che grazie alle mie esperienze di vita, piuttosto che professionali, ho sempre pensato che il miglior modo per approcciarsi alla vita sia il principio socratico per il quale pur avendo consapevolezza di sè stessi, almeno in parte, si accetta di non sapere... non sapere mai abbastanza... non avere fra le mani la verità assoluta aiuta a raggiungere piccoli frammenti di opinabili, ma sicuramente più complete e meno soggettive verità.
Il mondo del Vino è un po' come il calcio e la cucina per gli italiani, tutti possono dire la loro, ma poi quando si va a fondo ci si rende conto di quanto sia un discorso a sé, per via del fatto che, mentre chiunque ha dato un calcio ad un pallone almeno una volta nella vita o si è cimentato con la preparazione di una qualsiasi ricetta, sono pochi quelli che hanno davvero vissuto il Vino, che lo conoscono in maniera diretta, se non attraverso qualche calice assaggiato da bottiglie lontane dalla loro terra natìa.
E' strano... è strano quando vedi persone tacciate di eresia da altre persone che condividono la passione per il Vino, perché non si accetta e non si concepisce la possibilità di amare il Vino a modo proprio, in maniera personale, incondizionata o condizionata... ma comunque secondo le proprie sensazioni.
Perché siamo arrivati al punto in cui sembra intollerabile il fatto che qualcuno apprezzi con estremo piacere e gusto un calice di Vino "naturale", per poi non avere problemi nello stapparsi un Vino più "convenzionale" reputandoli ottimi entrambi? 
Io sono il primo a credere nei principi ed in quanto tali sono completamente d'accordo con chi sostiene che alcune dinamiche dentro ed intorno al Vino ledano l'intero sistema produttivo italiano, ma noi amanti del Vino che ogni giorno ci confrontiamo, ci scontriamo, ci ritroviamo a fare disamine più o meno approfondite riguardo un "caso", un'azienda o una singola etichetta, quanti siamo? Forse il 5% di chi beve Vino volendo sparare una percentuale arrotondata per eccesso?!?
Ci preoccupiamo di diatribe fra viticoltori certificati e non, quando il Vino più bevuto in Italia è un Vino industriale? Non sarebbe più saggio ed anche più costruttivo parlare di Vino in maniera più rilassata, leggera e, sì ponderata ed approfondita, ma altresì accessibile a tutti? Certe diatribe e certi approcci meramente distruttivi non portano ad un distacco comune nei riguardi di qualcosa che oltre a tecnica e burocrazia, oltre a scelte ideologiche ed azioni di marketing è o almeno dovrebbe essere cultura popolare, vitalità, socialità e condivisione?
Il Vino non è mio, non è vostro, il Vino è di tutti, ma attualmente il Vino non è per tutti, in quanto ciò che "tutti" bevono è qualcosa di diametralmente opposto a ciò che possa provocare sincere emozioni, a qualcosa che faccia della sua diversità e dalla sua "annualità" il frutto più bello del team working tra uomo & Natura.
Il focus credo sempre di più debbano essere qualità, pulizia e trasparenza, dove per qualità intendo portare uve sane e mature in cantina, con un abbattimento graduale, ma costante della chimica in vigna ed in cantina, per pulizia intendo sia quella in cantina che quella interiore e per trasparenza regole più chiare, certificazioni meno fittizie ed insensate, ma soprattutto un'etichetta che dica cosa minchia ci stiamo bevendo!

Rifuggo tutto ciò che è meramente industriale, aborro i concimi chimici e tutto ciò che miri ad illudere, a prendersi gioco di me e dei miei sensi, ma credo che sia solo questione di consapevolezza, di approccio e sono il primo ad emozionarsi come un bambino a Natale davanti ad un bicchiere di Tafón di Stefano Legnani o di Rapp di Rocco di Carpeneto, ma non nego di essere profondamente innamorato del Podium di Gioacchino Garofoli e dei Vini di Tramin. Cito questi due perché ultimamente mi è capitato di provare emozioni forti e sincere con queste due bottiglie, ma ne potrei citare a decine... forse centinaia di Vini "naturali" che ho Amato bere ed Amo ribere e Vini "convenzionali" che comprerei e stapperei ogni volta in cui ho bisogno di un sorriso.

Comunicare il Vino in maniera opportuna e tecnicamente impeccabile è importante, lanciare messaggi intrisi di valori e principi sani lo è altrettanto, soprattutto in questa era. ma far avvicinare nuovi potenziali appassionati, che hanno dentro il fuoco sacro del winelover, ma devono solo scoprirlo, è fondamentale!
Parliamo di Vino, confrontiamoci e scontriamoci se serve ad arrivare ad uno step successivo, ma facciamolo con rispetto e leggerezza, apprezzando le diversità e se possiamo rendendole nostre o semplicemente lasciando che esistano e vengano espresse.
Viviamo in un mondo in cui se ogni tanto si beve un bicchiere di coca cola e si affogano momenti di down nella Nutella siamo tutti giustificati e ci ridiamo sù, ma se qualcuno viene beccato a bere un calice di Vino di aziende che di industriale non hanno nulla, ma che hanno avuto Competenza? Spirito imprenditoriale? Fattore "C"? Per diventare più grandi di altri si rischia di scatenare una guerra... Accettiamo (o fingiamo di accettare) le diversità raziali, sessuali e culturali, ma non perdiamo mai una sola occasione per dar fiato alle trombe della critica, senza mai un senso di colpa, mai un rammarico e spesso lo facciamo senza avere nulla in mano, basandoci sulle sensazioni del momento o ancor peggio su preconcetti che ci portiamo dietro e condizionano ogni nostra valutazione della realtà. Non viviamo nell'ipocrisia, almeno non nel Vino!
Assaggiamo... anzi, beviamo e che ognuno si faccia la propria idea, che ognuno beva ciò che sente suo, che desideri bere, perché una cosa è certa, là fuori c'è tanta gente che lavora per noi che amiamo il Vino e tra di essi ci sarà sempre almeno uno che avrà lavorato per emozionare proprio Noi!
Io in quanto comunicatore, vorrei solo dare i mezzi ad ognuno per farsi la propria opinione, senza condizionarlo, condividendo le mie emozioni, ma senza imporre le mie impressioni o valutazioni e credo che sia una ricchezza, tanto inattesa quanto apprezzata, quella di poter avere amici produttori di ogni nicchia dalla più grande alla più piccola e di aver modo di confrontarmi ogni giorno con winelovers che spesso ne sappiano più di me riguardo un singolo varietale, piuttosto che un metodo produttivo o un areale a me ignoto!
Intorno al Vino nascono amicizie, Amori, storie da vivere e da raccontare, si rivive il passato attraverso gli aneddoti di un anziano vignaiolo o ci si esalta di fronte alla caparbietà e la volontà di un giovane produttore che in barba alla crisi, senza aver necessariamente vissuto il Vino in famiglia, imprende in questo settore... grazie al Vino si esce da periodi bui e si comprende quanto sia importante vivere a pieno ogni istante, prima che passi... prima che "scada" il tempo che ognuno di noi ha a disposizione... non so perché oggi vi scrivo queste cose, ma il mio blog è un diario, ormai lo sapete... qualcosa che decidete voi se leggere fino in fondo o se cliccare su quella "X" in alto a destra del vostro browser per accantonarla, ma una cosa la so e ve la ripeterò finché potrò e finché avrete voglia di ascoltarmi:
Wine is sharing! Oggi più che mai!

F.S.R.

mercoledì 23 settembre 2015

Una selezione di Vini dell'Emilia-Romagna consigliati da Amore a primo naso

Vi ricordate di Amore a primo naso? E' un progetto ideato e portato avanti da una giovane Sommelier emiliana, Laura Pesce, del quale vi avevo parlato mesi fa, in occasione dell'inizio dell'Expo e che, fortunatamente, continua a crescere grazie alla volontà e la passione della sua fautrice.
Ospito Laura, non solo perché ha creduto in WineBlogRoll.com come sponsor, bensì perché mi è piaciuto il suo approccio al mondo del Vino, che si focalizza su una nicchia come quella dei prodotti biologici e sostenibili, ma che in realtà non è per nulla radicale o settaria, tutt'altro!
La sua è una ricerca di Vini di qualità a costi equi, magari di aziende meno conosciute e per me l'enoteca online, soprattutto se di ridotte dimensioni, è questo che dovrebbe cercare di fare.
Laura mi ha suggerito alcuni Vini, espressione della sua Emilia-Romagna, ed io tra quelli che ho assaggiato per Voi, ho ritenuto più in grado di stuzzicare la vostra curiosità ed i vostri palati le seguenti etichette e confido di trovare il vostro consenso:
Sauvignon di Virgilio Sandoni: un Sauvignon che dai colli bolognesi strizza l'occhio alla Francia, ma non solo, direi anche al Carso, in quanto tra gli aromi varietali non mancano quelli classici di pomodoro verde, di erba tagliata, pesca e la distintiva pipì di gatto, nonché note balsamiche di mentuccia. Un Vino che in bocca si fa beffa di me non imponendo la sua struttura in modo eccessivamente alcolico (14% vol.), ma manifestando, invece, un'innata, ma altrettanto inaspettata, eleganza, quasi saccente all'inizio, ma che poi sfocia nella sua più calzante veste artigianale... o meglio... sartoriale! Un Vino che spicca per piacevolezza e persistenza. Per gli amanti del Sauvignon qualcosa da provare e da lasciar parlare!
Barbera Superiore di Virgilio Sandoni: se prima ho sostenuto che Virgilio Spadoni avesse portato un po' di Francia sui colli bolognesi (ed era così, in quanto le barbatelle di Sauvignon provenivano tutte dall'altra parte delle Alpi) ora sembrerebbe il Piemonte ad esser stato dislocato, ma in realtà non è così... in quanto la storia racconta che la Barbera fosse già presente in questa zona ed oltre ad essere coltivata, rappresentava con i Vini prodotti da essa il Vino più importante per le famiglie locali. Il Vino in questione rispolvera l'antica importanza di questo Vino con la sua finezza al naso, il suo corpo, la sua vena acida ed il suo tannino equilibrato in bocca, questo è un Vino che esprime il varietale in maniera sincera, arricchendolo con l'apporto del proprio terroir.
Ammestesso di Fattorie Vallona: il Pignoletto, vitigno sulla cui provenienza si è ancora incerti (dapprima abbinato al Pinot Bianco ed al Riesling italico e poi parificato al Grechetto di Todi, sembra non aver ancora trovato la sua reale natura), è di certo uno dei più rappresentativi della Regione di Laura e sono felice che abbia scelto di consigliarmelo, in quanto ho dato il via ad una mia piccola ricerca di etichette che, come questa di Vallona, possano esprimersi non solo in tutta prontezza, bensì in prospettiva, con una più che invidiabile longevità. Un Vino eccellente, che aspetta 4 anni, senza sfiorare legno, prima di poter finire nei nostri calici! Un naso che ammalia con note tutte tendenti al dolce ed alla frutta secca, dall'amaretto al caramello, passando per lo zucchero di canna, il tutto ingentilito da note floreali di zagare e margherite, piacevole la notà di ouzo greco che sembra infiltrarsi nelle strette ed articolate trame di un naso davvero complesso e di alto profilo. In bocca, inizialmente si crede di poter confermare ogni nota avuta al naso, ma è solo un voluto bluff, degno del miglior giocatore di poker, perché sono freschezza e scheletro minerale/sapido che rendono il sorso instancabilmente interessante!
Predappio di Predappio di Fattoria Casetto dei Mandorli: dell'azienda Nicolucci avevo già scritto dopo lo scorso Vinitaly, in quanto questo Vino, anche detto "Vigna del Generale", nella sua annata '88 mi - passatemi il termine - "cappottò" (per chi non avesse dimestichezza con i dialetti del centro italia, significa "mi fece ribaltare", più comprensibile con un semplice e diretto "mi stese!"... ci siamo capiti, no?!? :-p ), ma questo Sangiovese piccolo dal frutto integro nonostante i 30 mesi di legno e dalla speziatura che conquista con la sua intrigante eleganza, fa dell'armonia fra tannino, struttura, freschezza e mineralità le sue armi migliori. Un Vino dalla profondità disarmante, espressione del mangnifico terroir di quest'azienda, che da vita a Vini di grande pregio da decenni. Un pezzo di storia della Romagna, che ancora oggi continua a rinnovarsi in qualità ed espressività, mantenendo salde le redini di una tradizione imprescindibile in questa terra.

Chiudo sottolineando quanto la collaborazione tra me e gli sponsor di questo blog sia sempre stata cristallina e davvero costruttiva, in quanto per me, che amo il Vino da winelover, ma che non opero a livello professionale in questo settore, è, spesso difficile, comprendere le dinamiche che ci sono all'interno di attività come quella di Laura... io, ammetto, di non voler spesso sapere i costi dei Vini che degusto per le aziende che mi chiedono un parere, per non esserne condizionato, ma poi, confrontandomi con persone che il Vino lo vendono, mi rendo conto di quanto sia importante, quanto meno, comprendere quali siano gli equilibri commerciali nel mondo del Vino ed in particolare di quello italiano.
Penso possa essere interessante in un periodo come questo, dare visibilità a chi imprende di tasca propria e vuole mettere a disposizione degli altri la propria passione ed il proprio know how enoico per ricercare prodotti di qualità che difficilmente, io stesso proverei.
Come Laura, molti altri stanno tentando la strada dell'ecommerce e confido ci sia sempre più qualità e competenza da parte di chi vende e sempre più fiducia e fruizione di questo mezzo da parte di chi ama il Vino.


F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 22 settembre 2015

Il Vino italiano in Cina: mercato, considerazioni e pareri autorevoli a riguardo

La Cina, un paese meraviglioso, dalla storia e le dimensioni immense, che tanto affascina quanto, a volte, intimorisce noi occidentali che sin troppo spesso tendiamo a generalizzare e stereotipare un paese che, soprattutto in questo determinato periodo storico-sociale-economico ha davvero tanto da offrire. Come tanti italiani io della Cina conosco ben poco, se non ciò che ho letto e ciò che ho potuto apprendere dai viaggi in Asia di mio padre e di amici che studiano o lavorano da quelle parti.

Purtroppo non ho ancora avuto modo di visitarla, ma è uno dei miei sogni e di certo troverò il modo di realizzarlo, magari quando il mondo del Vino sarà ancor più maturo. Faccio questa premessa proprio perché ho pensato potesse essere di utilità comune, sia per le aziende che per tutti i winelovers, conoscere meglio le dinamiche del mercato cinese e la concezione del Vino Italiano in Cina e conscio dei miei limiti riguardo la conoscenza di questi temi, ho ritenuto opportuno coinvolgere un mio coetaneo, che vive e lavora in Cina, rappresentando l'Italia in maniera egregia, raggiungendo apici che a quell'età nel nostro paese sarebbe impensabile raggiungere.
Parlo di Alessio Fortunato che... beh... non vi anticipo nulla, godetevi l'intervista! ;-)


- Iniziamo con una tua breve presentazione Alessio, che ne dici?

Sono Alessio Fortunato, 29 anni, enologo, consulente in Wine Business e professore presso la prima Università in enologia e wine business instituita in Asia, la North West Agriculture and Forestry University in Xi’An.
Sono un esperto conoscitore del mercato del vino Cinese, specializzato in strategia di marketing e vendita, invitato in qualità di Wine opinion leader nelle maggiori Wine fair in Cina e premiato nel 2013 in Canada dall’Academic Wine business research con il miglior Best Paper. La premiazione di questo prestigioso articolo mi ha dato la notorietà giusta per essere invitato in Cina.
Ho all’attivo molte esperienze lavorative nelle più prestigiose cantine al mondo come Chateau Lynch-Bages (Francia), Kim Crawford (Nuova Zelanda) e collaboro con molte agenzie ministeriali e private di prestigio come Sud de France, German wine institute.

- Com'è considerato il Vino Italiano in Cina? E' vero che ad oggi solo i brand più prestigiosi riescono a "sfondare"?

Il vino italiano non è conosciuto come dovrebbe in Cina, a volte anche gli esperti del vino cinese presentano delle lacune quindi è un mercato molto immaturo. Negli ultimi anni ho assistito a importatori che addirittura non sapevano che in Italia si producesse vino. Quindi su questo piano c’è tantissimo lavoro da fare.
Il mercato cinese è molto dinamico e veloce, quindi non mi sorprenderei che nel medio termine tutto cambiasse. Con i suoi 9.6 milioni di chilometri quadrati la Cina è un stato vastissimo, quindi non si può generalizzare, bisogna differenziare le aree regionali dato che queste hanno culture e gusti molto diversi tra loro. E’ sbagliato chiedersi quale vino italiano è più presente in Cina perché materialmente sarebbe impossibile anche per la più grande cantina italiana essere presente su tutto il territorio cinese. Quindi bisogna analizzare e descrive in base a delle macro aree definite in diverse regioni della Cina.
E’ vero solo in parte, cioè i brand più prestigiosi sono avvantaggiati perché sono già riconosciuti a livello internazionale quindi non entrano in quelle logiche di mercato che la media azienda vinicola deve intraprendere per far conoscere il suo prodotto. I noti vini italiani sono conosciuti in tutto il mondo e proprio per questo il loro costo è elevato, anche in Cina sono molto più conosciuti dei tradizionali vini italiani.

- Quali sono le dinamiche di importazione cinesi? Sono davvero così "chiuse"?

Presso il mio college di Enologia è stato scritto il nuovo regolamento per l’importazione del vino che a breve a settembre sarà attivo in Cina, quindi ci saranno delle piccole novità che faciliteranno le importazioni, nello stesso tempo difenderanno il consumatore cinese.
Le dinamiche sono molto diverse dai classici mercati come l’USA, non basta partecipare ad una fiera per incontrare un importatore e quanto meno essere presenti in una guida dei vini italiana non porterà nessun beneficio in questo mercato, perché il consumatore cinese non conosce. Moltissime aziende mi contattano per conoscere importatori cinesi, ma bisogna giocare d’astuzia per cui non basta la semplice interazioni tra le parti per far sì che il tutto vada per il meglio, bisogna impegnarsi a fare una strategia di promozione per far scattare l’interesse da parte dell’importatore. Queste dinamiche richiedono molto tempo e si basano sui rapporti interpersonali, una volta creati questi rapporti il business in Cina potrà prendere dei volumi considerevoli.

- Quali sono, secondo te, le prospettive per un'azienda italiana in Cina?

Le prospettive di successo in questo mercato possono essere molto alte se si intraprende una strategia a medio termine. Bisogna dare continuità ed essere presenti sul territorio sempre, la cultura cinese richiede un grande dispendio di energie e tempo.

- Hai dei consigli per le cantine italiane che vogliono aprirsi all'oriente?

La Cina è un mercato complesso e pieno di concorrenti, è bene affidarsi a persone che la Cina la conoscono e che ci vivono, che sanno come muoversi e interpretare tutti gli avvenimenti che intercorrono durante le fasi della contrattazione. I rapporti interpersonali con importatori e distributori in Cina sono fondamentali, non si può gestire il mercato cinese dall’Italia, perciò l’azienda deve valutare di collaborare con una persona che sia attivamente presente in Cina e che conosca come risolvere nel più breve tempo possibile le molteplici difficoltà che si possono presentare a tutti i livelli, questo significa un aumento dei costi di gestione. Queste spese per le piccole aziende può essere ampliamente superato attraverso la consociazione.

Penso che questa, se pur breve, intervista meriti l'attenzione di tutti noi, in quanto la Cina è un paese a cui guardare con lungimiranza e senza fretta, con maggiore consapevolezza ed
una più accurata strategia di marketing. A questo si aggiungono, però, le considerazioni ed i consigli molto interessanti che ho potuto avere da un altro giovane, Andrea Chen, importatore cinese che vive in Italia e che Ama il Vino italiano e la nostra terra come pochi!
Andrea mi ha spiegato perché secondo lui in Cina il Vino italiano faccia più fatica di quello francese ad essere ancor prima che venduto, conosciuto:

- Mancanza di tasting organizzati (grandi aziende a parte) in loco, che possano avvicinare i Cinesi alle realtà meno conosciute e possano far emergere la qualità indiscussa del Vino italiano;
- Lacune per quanto riguarda la comunicazione, in quanto spesso alle aziende italiane manca un interprete realmente capace;
- Avete un brand manager in Cina costa molto, ma riferirsi a persone di talento, magari anche italiane, che vivono stabilmente in loco, per presentare la propria aziende e prendere contatti diretti con gli importatori non può che essere la strada migliore, in quanto la cultura cinese è molto diffidente riguardo trattative fatte non di persona;
- Scarsa conoscenza della cultura cinese e del mercato;
- Pochi investimenti nel turismo enogastronomico dalla Cina verso l'Italia. Sarebbe molto positivo, secondo Andrea, portare il maggior numero di turisti ed amanti dell'enogastronomia in Italia, in quanto non abbiamo nulla da invidiare alla Francia o altri paesi, ma a differenza loro facciamo fatica a promuovere tour del Vino e visite organizzate nelle nostre Cantine. L'associazione di più realtà e la sinergia di produttori di uno stesso territorio potrebbero essere le scelte più giuste per abbattere i costi e portare winelovers cinesi in ogni nostra meravigliosa regione.

Con queste informazioni ho provato a fare il punto di quello che è per un Italiano in Cina e per un Cinese in Italia la Cina del Vino e sulla percezione del Vino Italiano dall'altra parte del mondo. Ricordando che la Cina sta imparando a produrre (è già il secondo paese al mondo per superficie vitata con oltre 800.000 ettari, l'8° produttore ed il 5 consumatore mondiale) e sembra che, per quanto la distanza in termini di esperienza e tradizione, nonché le lacune tecniche, ci siano già dei discreti risultati, ma questo lo vedrei come un fattore positivo, in quanto producendo Vino e facendolo entrare sempre di più nelle case delle famiglie cinesi e, quindi, sulle loro tavole, non sarà solo il fabisogno a crescere, bensì aumenterà anche la conoscenza e si affineranno gusti ed esigenze, cosa che porterà anche il nostro Vino ad essere maggiormente apprezzato.

A voi ulteriori valutazioni, nella speranza che il nostro Vino venga sempre più apprezzato anche dagli ottimi palati asiatici, anche perché, a quanto pare, molte delle nostre denominazioni si sposino egregiamente con la cucina locale!

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 21 settembre 2015

I 3 bicchieri della Lombardia - Le mie integrazioni

Se è vero che per quanto riguarda i 3 bicchieri lombardi le bollicine, Franciacorta in primis, sono da sempre un tesoretto importante che pone la regione tra le più premiate (vedi “Lo spettacolare Vintage Collection Dosage Zèro Noir ’06 di Ca’ del Bosco, che festeggia il traguardo della quarta stella, ovvero i quaranta Tre Bicchieri in carriera”), è altrettanto vero che, vedere nomi nuovi è particolarmente difficile e veder premiate delle nicchie ancora meno, in quanto oscurati dai grandi nomi.

Ecco perché vorrei segnalarvi le mie integrazioni, senza riferirmi alle singole referenze/etichette, bensì più genericamente, ma a ben d'onde, alle Cantine, pur non scandalizzandomi per i 3 bicchieri assegnati. In particolare ho apprezzato quelli per Le Marchesine, Barone Pizzini, Enrico Gatti, Nino Negri, Dirupi, Ar.pe.pe e Mamete Prevostini (non che gli altri siano da meno, ma questi in particolare mi hanno dato più emozioni a prescindere da considerazioni di marketing, branding e quant'altro).

Come vedrete, le Cantine che citerò hanno filosofie produttive e di vita diverse, vivono il Vino con approcci enologicamente differenti eppure, a mio parere, riescono a fare qualità e, soprattutto, ad emozionare, chi con maggior “naturalezza”, chi con una follia mista a saggezza inarrivabili, chi con la capacità di sapersi imporre nel tempo grazie alla bontà dei propri Vini, altri per competenza e per finezza, chi ancora per prospettiva e lungimiranza.
C'è davvero di tutto in questi pochi nomi, che non nego di averci messo un po' a fare, nella consapevolezza, come sempre, di aver tralasciato tantissimi amici e non che meriterebbero di essere segnalati, ma intanto iniziate da questi, conosceteli, assaggiate, andate a trovarli se potete! Ne varrà la pena!

Cà del Vent
Casa Caterina
Il Pendio
Il Mosnel
Monterossa (scontato? A quanto pare no!)
Cantina Lovera
Castello di Grumello
La Brugherata
Conti Sertoli Salis
Stefano Milanesi
Tenuta Belvedere
Colle del Bricco


F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 17 settembre 2015

Orange Wines, Vini macerati sulle bucce, bianchi vinificati in rosso... c'è differenza?

Ultimamente si sente sempre più parlare di Orange Wines, ma non tutti i winelovers ne conoscono davvero la natura, anche se non c'è poi nulla di così complesso nel descriverli.
C'è chi dice che i primi siano stati i romani, chi pensa che i georgiani con i loro Kvevri siano ancora la culla degli Vini arancioni (in Georgia più comunemente chiamati Amber Wines piuttosto che Orange Wines), ma in realtà di certo c'è solo che gli Orange Wines non siano altro che Vini da uve bianche vinificati in rosso, ovvero macerati sulle bucce. Per quanto? Beh... prendendo in prestito un termine ricorrente nei post delle mie colleghe foodbloggers... Q.B.! (Ovviamente il quanto basta è a completa discrezione del produttore, spesso condizionato dalla propria indole, personalità, filosofia e del proprio enopensiero).

In effetti ne ho sentite di tutti i colori, o meglio, il colore era sempre l'arancio in tutte le sue sfumature, nuances, declinazioni, ma c'è chi mi abbia chiesto se fossero fatti con un blend di uve rosse e bianche, chi sosteneva fossero un rosato invecchiato... l'unghia dei rossi che tende all'aranciato con l'invecchiamento deve aver tratto qualcuno in inganno... c'è chi pensava fosse un Vino fatto con coloranti naturali o addirittura industriali.
Aspe'... dimenticavo la freddura di un caro amico che al Live Wine di Milano mi disse "Questi Vini sono Fanta-smagorici"... ehm... va beh... :-p lo so frequento brutta gente!!!
Le differenze con un bianco “classico”, vinificato in bianco? Le bucce rilasceranno polifenoli (tannino ed in particolare antociani che conferiranno il particolare colore al Vino), il Vino reggerà abbinamenti più “tosti”, spesso appannaggio dei solo Rossi (carni rosse, cibi salati, formaggi stagionati fra tutti).
Sono considerati, da alcuni, Vini molto difficili, dagli amanti del genere “quei Vini che una volta assaggiati bevi solo quelli”, ma opinioni soggettive a parte, è palese che vantino uno spettro olfattivo e gustativo davvero notevole.

Dal più rinfrescante a quello più “pesante”, quasi carnoso, fino a quello che ricorda il sidro o addirittura una birra artigianale a corto di CO2, in alcune versioni con una parte di uve da vendemmia tardiva si ritroveranno aromi e ricordi gustativi tipici dei passiti, come l'albicocca, la pesca sciroppata, il miele, lo zafferano ed in molti altri si strizza l'occhio ai Riesling con note minerali, sulfuree, di idrocarburi, pietra focaia, fumo (attenti a non confondere alcune note con il premox... il confine è molto sottile e labile), ce n'è persino qualcuno che si distingue per piccantezza, quasi si zenzero e pepe bianco.
Insomma... provarli vi catapulterà in un mondo nuovo, anzi una terza, o meglio, quarta dimensione del Vino, soprattutto se siete abituati ai “soli” Rossi, Bianchi e Rosati. Astenersi detrattori aprioristici delle acidità volatili, come dire... percepibili! ;-)

Tra i miei Orange Wine "preferiti" mi viene così al volo da citare:
  • Ribolla Anfora - Gravner: “la tartaruga di Esopo”
  • Chiarofiore - Tunia: “genio e... regolatezza!”
  • Vitovska - Zidarich: “un bacio a labbra salate”
  • Quartara - Lunarossa: "il tramonto infuocato, scosso da una fresca brezza marina";
  • MonteRé - Vigne dei Boschi: “l'Arte di saper ascoltare ciò che la Natura ha da dire”
    (anche se in questo caso abbiamo annate con vinificazioni in bianco ed altre con macerazione più barrique);
  • Menis - Vigne di San Lorenzo: "Semplicemente complesso";
  • Loup Garou - Stefano Legnani: “una signorina davvero di carattere”;
  • Terra dei Preti - Collecapretta:“l'esempio!”;
  • Stella Flora - Maria Pia Castelli: “la poesia che non tiene conto della sola metrica, ma soprattutto della naturale voglia di esprimere... e di esprimersi";
  • Dinavolo - Denavolo: "Un Vino per pochi?!? Non credo proprio!"
  • Anatraso - Carlo Tanganelli: "Quando l'arancio sfocia nell'oro e diventa un tesoro".
  • Pinot Grigio Ramato Specogna: "L'anima orange del Pinot Grigio... quella vera... quella tinta di emozione!"
  • Bianco - La Maliosa: "Equilibrio naturale... Maremma che bono!"
  • Somaio - Croce di Febo: "Orange is the new white!"
N.B.: Ovviamente ce ne sarebbero molti altri da elencare, ma ho scelto questi per fare un ampio spettro di ciò che i Vini Macerati possano essere e possano esprimere.


C'è davvero un po' di tutto, da quello affinato in acciaio, a quello in anfora, fino a quello in legno piccolo... c'è quello più pronto e quello che stupisce per longevità, ma ad accomunarli tutti c'è una grande pulizia, nonostante, sin troppo spesso, questo genere di Vino sia abbinato erroneamente a fantomatiche “puzze e puzzette”.
Ci tengo a precisare che tecnicamente non tutti i "macerati" siano da far rientrare a pieno nella categoria ideale degli Orange Wine,in particolare per via della durata delle macerazione (ho omesso dalla lista due ottimi Vini con brevi macerazioni come il Fiero Bianco di Margó e l'Aorivola di Cacciagalli proprio per questo), ma a prescindere dai nomi, dalle categorie, dalle diatribe "naturale o meno naturale"e quindi dalle modalità tecniche di vinificazione, io non ho remore nel dire che i macerati in genere in Italia stanno dando davvero ottimi risultati e che siano Vini da tenere in grande considerazione, cosa che, in tutta onestà, vedo stiano facendo in molti durante degustazioni anche di un certo livello e ne sono molto lieto.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 14 settembre 2015

Qualche cuore extra per Basilicata e Valle d'Aosta ed il mio parere sui 3 bicchieri al Titolo di Elena Fucci

Rileggendo i tre bicchieri di Valle d'Aosta e Basilicata devo dire di essere pressoché d'accordo con il Gambero Rosso, anche se un paio di aggiuntine anche in questi due casi le farei. Ci tengo prima, però, a dire la mia riguardo le critiche mosse nei confronti della fantomatica assenza dalla lista dei campioni inviati in degustazione alla sede dell'enoteca regionale del Titolo di Elena Fucci, cosa che avrebbe dovuto, a quanto asseriscono i detrattori, rendere impossibile l'accesso alla valutazione finale del Vino in questione e quindi al conseguimento del prestigioso riconoscimento.

Ho conosciuto Elena ed ho assaggiato in più occasioni il suo Vino ritenendolo a prescindere dalle sensazioni del momento, un Vino di livello superiore, ma soprattutto o sempre ammirato la sua persona e la intrinseca personalità, che tanto ha dato e può ancora dare in termini di visibilità ad una regione della quale spesso ci dimentichiamo enoicamente e genericamente parlando.

Questo per dire che sono di parte... sì... e non me ne vergogno, in quanto l'onestà sta anche nell'ammettere quando si è condizionati da impressioni e sensazioni personali che non si possono prescindere, anche volendo... ma di certo si possono celare dietro l'ipocrisia e la menzogna... ma allo stesso tempo, perché ancora polemiche? Si fosse trattata di una classifica... avrei potuto comprendere (non accettare) critiche e necessità di maggior chiarezza, ma in questo caso parliamo di un Vino che di sicuro sia stato assaggiato e che non demerita il riconoscimento assegnatogli, ma che allo stesso tempo non ha tolto il posto a nessuno, non ha scalzato nessuno da alcun gradino del podio! Perché podio non c'è! Ci sono Vini che a detta di una Guida hanno meritato quello che sempre a detta della stessa Guida è il massimo riconoscimento secondo quelli che sono i parametri di quella stessa Guida. Mai detto così  tante volte "Guida" se non seduto sul sedile del passeggero mentre sono in macchina con una persona di cui eviterò di fare il nome, che si distrae sempre alla...GUIDA!!! Va beh... scusate per l'assurda digressione...
Tornando a questa vicenda... non siete stufi di discutere su tutto? Non fa male all'intero movimento ed ai winelovers trovare sempre questi bisticci tra vignaioli, comunicatori ed "estremisti enoici" di ogni genere sui social e sui media in generale?
Io credo che la chiarezza vada fatta, sempre e comunque, ma che in questo caso il Vino, per quanto mi riguarda, meritasse di comparire fra quei nomi e mi rompe anche un po', perché sarebbe stata la mia prima integrazione altrimenti ed avrei fatto la mia bella figura con tutti Voi, no?! :-p
Scherzi a parte... io capisco che dietro a queste "premiazioni" ci siano dinamiche commerciali importanti, ma perché non investiamo più tempo ed energia nel cercare di dare visibilità a chi merita e magari non c'è, piuttosto di criticare chi c'è? ;-)
Tanto poi... se un Vino non merita, un premio può solo fargli male ed in questo caso, non credo proprio sia così... ma come sempre il mio è un parere personale ed in quanto tale opinabile... fate vobis! ;-)

Io, ad esempio, segnalo per la Basilicata:

Basilisco Aglianico del Vulture DOC- Basilisco Vini
Camerlengo Aglianico del Vulture DOC - Camerlengo Vini

e per la Valle d'Aosta:

Chaudelune Vin de Glace - Cave du Vin Blanc De Morgez et de la Salle
Cornalin Vigne Rovettaz Valleé D'Aoste DOC - Grosjean
NATHAN Blanc de Morgex et de La Salle Valle d’Aosta DOP - Azienda Vitivinicola Ermes Pavese


Postilla: ho avuto modo di avere delucidazioni dalla diretta interessata ed a quanto pare la comunicazione all'enoteca regionale da parte del Gambero Rosso c'è stata (2 ore dopo la prima lista inviata) ed gli altri produttori sono stati informati di quanto comunicato.

F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 11 settembre 2015

Dico la mia sul presunto scandalo del Sauvignon in Friuli

Visto che tutti "chiacchierano"... e che l'Italia è il paese in cui se ti arriva casa la cartella sbagliata dell'Equitalia sei un evasore... se ti indagano per qualcosa che non hai fatto sei colpevole e se qualcuno di frega sei tu il coglione... (scusate il francesismo, ma quando ce vò ce vò!) mi pronuncio anch'io su ciò che sta accadendo in Friuli... ovvero il presunto "scandalo" dei Sauvignon "chimicamente corretti" con additivi non autorizzati (in altri paesi si) al fine di vincere concorsi (what?!?!)... pubblicato sul Piccolo di Trieste.

Purtroppo come sempre accade in Italia chi ci rimetterà di più sarà chi non ne sapeva nulla, o ancor più chi si rivelerà completamente innocente non trovando nel proprio Vino alcuna traccia degli agenti chimici incriminati... fare i nomi a questo punto dell'indagine è dannoso per l'immagine di aziende che in tanti hanno portato sul palmo della mano e dalla quale altrettanti ora prendono le distanze per qualcosa che di concreto ancora non ha nulla. Amo il Friuli ed Amo molte aziende friulane... non Amo la chimica a prescindere, quindi figuriamoci l'operato di una sorta di  "scienziato pazzo" che dal suo laboratorio crede di poter governare il globo enoico gabbandoci tutti! (E' così che sembra essere descritto da alcuni, quindi, non conoscendolo do per assunto che sia così).
Detto questo... la maggior parte dei consumatori di Vino è gabbata ogni giorno da lieviti selezionati (non tutti ovviamente) che danno aromi di legno, dove il Vino il legno non l'ha visto neanche di striscio... aromi varietali e correttori di ogni genere in simpatiche bustine (se non ancor più "simpatiche" bustone!) e "prodotto enologici" - è così che sono chiamati - che correggono, modificano ed omologano, in molti casi, gli aromi, le acidità, il gusto dei Vini... ma di quei Vini non si parla... perché per la maggior parte (non tutti e lo sappiamo...) sono in GDO e Noi winelovers... non beviamo mica quelle schifezze, giuto?! Quindi perché curarci di quel 99% dei comuni mortali che bevono "Vini non Vini" ogni santo giorno, convinti che una denominazione o una certificazione rappresentino la certezza della qualità di ciò che stanno bevendo.
 Non lo so... sono perplesso e scosso... lungi da me giustificare l'utilizzo di sostanze chimiche e di qualsivoglia stratagemma volto a trasformare un prodotto che dovrebbe avere, soprattutto nelle buone annate, la pretesa e l'obbligo morale di essere il più "naturale" possibile, in qualcosa di più "apprezzabile"... poi... per chi non lo so?!?... Sta di fatto che presto verrà fuori che questa storia è stata gonfiata e che molti di quei produttori non c'entrino assolutamente nulla... ma il danno sarà fatto... no... quando vedo nomi spiattellati così... in un mondo in cui la gente non arriva mai alla fine di un articolo... e spesso legge solo le parole in grassetto, traendo conclusioni affrettate e poco attinenti alla realtà... mi dispiace... perché a prescindere da quello che sicuramente avrà fatto questo tizio... il lavoro delle Cantine resta duro e dispendioso... e va rispettato... l'articolo lo comprendo e lo apprezzo... non è rivolta a voi la mia critica... ma a chi ha tirato fuori lo scoop... che scoop... si vedrà... non è!
Vi faccio una domanda... la rivolgo a tutti, produttori che già danno dei truffatori a chi è stato indagato, senza neanche concedere la presunzione di innocenza (valore portante di una società civile e moderna) e trasformando il beneficio del dubbio in certezza, ma soprattutto la porgo a chi mi legge e ha un'attività qualsiasi, chi fa il ristoratore, chi fa il benzinaio, chi il fruttivendolo o il rigattiere... se vi ritrovaste con il vostro nome su tutti i giornali, in un'era in cui basta poco per far rimbalzare una notizia e vederla gonfiarsi a dismisura in puro stile "Big Fish" (se non avete guardato quel film fatelo, ne vale la pena!), quando ancora neanche avete capito bene cosa sta accadendo... e leggeste parole del tipo "truffa", "frode", "scandalo" rivolte alla vostra attività, come vi sentireste? Sia chiaro... io sono il primo a dire che se qualcosa o qualcuno prova a cambiare il MIO VINO io, produttore, DEVO saperlo, ma sono anche il primo a sapere che, purtroppo, fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio!

In conclusione, vorrei sintetizzare il mio pensiero dicendo che, là dove, se mai fosse vero ciò che si presume e se mai l'entità fosse davvero così importante, lo scandalo sarebbe che siano stati usati agenti chimici che rendono il Vino più "tecnicamente vicino alla perfezione"- cos'è la perfezione, poi... me lo direte Voi! - in un Europa che tollera livelli di solforosa addirittura dannosi per la salute, che permette, anche se non dichiaratamente, l'utilizzo di lieviti dai gusti più disparati e chips di legno che simulino l'affinamento in botte... bah... io penso che di scandali ce ne siano ben altri e che se il problema è che sono state "gabbate" le giurie di alcuni concorsi, vorrà dire che i concorsi e le guide saranno ancor più destinate a "cambiare"... io credo che se mai esistesse un produttore che si mettesse a tavolino a studiare il proprio Vino al fine di vincere un concorso, come il proprietario di un cane di razza lo prepara e lo agghinda per vincere una mostra, siamo davvero messi male... ma mi piace pensare che quei produttori, se esistano, siano davvero pochi e che, comunque vada, potranno ingannare il nostri sensi, ma non le nostre emozioni! Perché, per fortuna, fra i "prodotti enologici" ancora non esiste un esaltatore emozionale! Magari lo inventeranno... chissà... comunque io spero che questa storia rientri e si sgonfi e che tutti quanti Noi, che Amiamo il Vino e senza i produttori non avremmo nulla di cui parlare e grazie al quale emozionarci, evitiamo di trarre conclusioni affrettate. Il dovere di cronaca ci sta... le illazioni meno... poi sarà quel che sarà... io non ho risposte a riguardo, ma solo sensazioni, ma me le tengo per me! Io bevo i Vini di alcuni dei produttori in questione e continuerò a berli, perché semplicemente mi emozionano e non ho mai trovato dei tecnicismi così costruiti e delle similitudini così preponderanti (che sarebbero persino giustificabili da un varietale con una personalità così forte e da terroir e più in generale condizioni pedoclimatiche comuni a molti) da farmi pensare che ci sia stato un tentativo di "gabbarmi"... comunque che la giustizia faccia il suo corso e chi deve pagare paghi... qualcosa mi dice che per una volta la verità vincerà sull'ipocrisia e l'invidia... peccato solo si stia ledendo l'immagine di aziende valide ed oneste. 

Se fosse per me eliminerei tutto... ma dai... su... non siamo ipocriti! Qui si tratta di un prodotto enologico che semplicemente sembra non rientrare ancora fra quelli permessi... beh... e quando sarà permesso? Siccome sarà utilizzabile non grideremo più allo scandalo? Leggete l'etichetta di qualsiasi cosa beviate o mangiate... metteteci anche che qualcosa sia stata omessa... il problema vero è a monte... viviamo in un mondo in cui i chimici studiano per far sapere di carne qualcosa che carne non è... per far durare anni qualcosa che non durerebbe che qualche settimana... beviamo Vini "naturali" e mangiamo da Mc Donald's... sono davvero allibito da certi discorsi... e da quanto si lotti nel danneggiare o l'uno o l'altro! Fare Vino è un lavoro, come tutti, per me che lo Amo ha un valore superiore e di certo non lo vedrò mai solo come tale, ma per chi lo fa deve necessariamente esserlo... screditare a priori il lavoro di qualcuno senza prove certe è davvero riprovevole e non ha alcun senso. Io sceglierò sempre in base al mio gusto ed alla fiducia che ho nel produttore, ma ognuno è libro di fare ciò che vuole! Se io voglio bere un Vino il più "naturale" possibile ed il mio vicino vuole bere il Tavernello... lo rispetterò, anche e soprattutto perché l'azienda più criticata del Vino italiano è quella che da più lavoro e se non ci fosse molte famiglie non avrebbero di che sussistere... poi che io non lo beva e mai lo berrò... beh... su questo metteteci la mano sul fuoco, ma rispettiamoci cavolo! Perché siamo sempre pronti a saltare addosso a tutti senza alcuna prova? Aspettiamo! Informiamoci! Non vorremo mica dar via ad un'altra Brunellopoli... o meglio Sauvignonopoli?!?  



N.B.: per tutti i salutisti ci tengo a sfatare la notizia ovviamente falsa, che questo additivo o qualsiasi cosa esso sia, se esiste (penso di sì), non sembri essere nocivo per la salute umana, in certi commenti ho letto che stimola la diuresi dei Draghi e può portare all'estinzione degli Spaturni! Detto questo abbasso la chimica... e prego per un mondo tutti i produttori vadano d'accordo, i consumatori sappiano tutto semplicemente leggendolo in etichetta e magari i lieviti selezionati, pian piano, vengano sostituiti da quelli autoctoni, là dove possibile! ;-)


F.S.R.

#WineIsSharing

giovedì 10 settembre 2015

L'Alto Adige e le mie integrazioni ai 3 Bicchieri del Gambero

Premetto che i "soliti noti" nel caso dell'Alto Adige meritano quasi in Toto il massimo riconoscimento del Gambero e che bisognerebbe trasferirsi lì ed assaggiare ogni singolo Vino nel bel mezzo di quei meravigliosi e suggestivi paesaggi, assaporando le eccellenze gastronomiche del Südtirol-Alto Adige per comprendere al meglio la varietà di sfumature e la diversità e la qualità dell'acidità/freschezza dei Vini altoatesini da quella valutabile razionalmente in qualsiasi altro territorio italiano.

Ci tengo però a segnalare alcuni Vini da integrare, secondo la mia esperienza personale (opinabile come sempre), che potrebbero regalarvi emozioni importanti. Visto che qualcuno mi ha scritto che sono troppo di maniche larghe, stavolta saranno pochi, ma buoni... anzi ottimi!

Alto Adige

Voglar - Peter Dipoli
Pas Dosé - Haderburg
Hausmannhof - Haderburg 
Nussbaumer - Tramin
Roan - Tramin
G. - Donarch Tenuta Ansitz
T.N. 99 - Thomas Niedermayr

Come sempre segnalate se ne avete altri che ritenete meritevoli! ;-)

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 9 settembre 2015

Tocca a a Calabria e Molise ricevere i miei 7 cuori

Oggi ammetto la mia conoscenza ancor lacunose (in termini enoici) di queste due meravigliose terre come la Calabria ed il Molise, ma mi rifarò! Non temete! Di certo c'è che mi piacerebbe segnalare queste integrazioni, ai nomi sicuramente validi selezionati dal G.R., in quanto frutto di grandi emozioni per me e sinonimo di grande qualità apprezzabile da tutti. Per quanto riguarda la Calabria vorrei porre la vostra attenzione sul Greco di Bianco, un Vino di cui si parla poco, ma che merita davvero di essere assaggiato nelle sue diverse versioni, in quanto parte integrante della tradizione calabra. Per quanto concerne il Molise, come già fatto tempo fa, rimarco la mia passione per la Tintilia un vitigno davvero interessante che racchiude in sé tutto il calore e l'umanità di chi abita quelle meravigliose terre!


Calabria 

Aris Cirò - Sergio Arcuri
Cirò - A'Vita
Rosato - A' Vita
Cirò - Cataldo Calabretta Viticoltore
Bianco di Falco - Cantine Benvenuto
Himeros - Casa Ponziana
Greco di Bianco - Lucà

Molise
Macchiarossa (Tintilia) - Claudio Cipressi Vignaiolo
Voira - Claudio Cipressi Vignaiolo
Aglianico del Molise - Agricola de Lisio
Tinduce - Cantine Catabbo

Ovviamente, anche in questo caso, non si tratta di una classifica né di una mera selezione ad esclusione, quindi sentitevi liberi di condividere altri produttori che ritenete opportuno segnalare a me ed ai lettori del mio Wine Blog al fine di promuovere sempre e solo la qualità senza alcun condizionamento, se non quello dell'emozione e della sensibilità individuale.
Di certo parliamo di due Regioni davvero sottovalutate in termini enoici e confido che questi assaggi rappresentino per Voi un punto di partenza per la scoperta di queste ed altre realtà locali che meritano davvero di essere conosciute.

F.S.R.
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martedì 8 settembre 2015

I miei 7 Cuori ai Vini siciliani



Continuo la mia integrazione, ironica, ma a mio parere utile (ma pur sempre opinabile!), di quelle Cantine e di quei Vini che ritengo meritevoli, sempre, del massimo riconoscimento di una Guida quando si tratti di rappresentare il proprio territorio e la qualità, focalizzandomi di più sul lavoro dei vignaioli che sulle dinamiche di mercato ed il potere dei brand.

Lo faccio segnalandovi i Vini che vorrei sempre vedere in qualsiasi classifica o guida enoica per quanto riguarda la Sicilia:

NeroJbleo - Gulfi


Carjcanti - Gulfi
http://www.wineblogroll.com/2015/05/gulfi-vini-di-terra-sole-e-mare-senza.html
La Bambina - Cantine Barbera

Maldafrica - Cos

Calmarossa - Santa Maria la Nave

Il Frappato - Arianna Occhipinti

Magma Rosso - Frank Cornelissen
http://www.wineblogroll.com/2014/10/la-tenuta-gorghi-tondi-una-cantina-in.html
Rajàh - Tenuta Gorghi Tondi
http://www.wineblogroll.com/2014/10/la-tenuta-gorghi-tondi-una-cantina-in.html

Palmares - Tenuta Gorghi Tondi
http://www.wineblogroll.com/2014/10/la-tenuta-gorghi-tondi-una-cantina-in.html

Malvasia delle Lipari - Fenech

Malvasia delle Lipari - Hauner

Bukkuram Sole d'Agosto - Marco de Bartoli

Marsala Superiore Riserva - Marco de Bartoli


Anche in questo caso ce ne sarebbero ancora moltissimi, ma ho voluto segnalare delle realtà che, secondo me, si stanno dimostrando meritevoli di rappresentare una regione stupendamente bella, viva, ma che sa essere anche ostica e difficile per chi vuole lavorare al meglio, senza compromessi di sorta, come la Sicilia.
Se avete altre segnalazioni sarò lieto di integrarle! Perché ...ormai lo sapete... Wine is sharing! ;-)



F.S.R.
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