martedì 27 ottobre 2015

I Wine Gadgets più assurdi del Web

Avete mai sentito parlare di Wine Gadget?

Come tutti i Wine Geek, un po' i Nerd del Vino, dedico "ogni tanto" qualche minuto del mio tempo a cercare notizie e curiosità online riguardanti la mia più grande passione. Spesso, però, mi imbatto in siti stranieri ed è facile rendersi conto di alcune peculiari differenze fra la concezione del Vino italiana e francese o comunque del vecchio continente e quella, ad esempio, americana. Di certo il nostro è un approccio più rispettoso e tradizionale, mentre quello americano, un po' come per molti altri temi, è, come dire... quanto meno originale.
Faccio questa premessa perché negli ultimi giorni mi è capitato di trovarmi di fronte ad alcuni dei wine gadgets più strani, spesso inutili, se non addirittura di cattivo gusto, che si possano trovare nel web.
Sarei ipocrita se negassi che alcuni di essi mi abbiano al quanto incuriosito e strappato una sonora risata, quindi, nella speranza di regalare un momento di leggerezza anche a voi ne condivido le immagini, confidando nella vostra ironia, in quanto alcune sono davvero di cattivo gusto!
wine gadget
L'Air Cork non è altro che un palloncino da gonfiare all'interno della bottiglia per creare una sorta di vuoto, ma dico io... non saranno un po' meno invasivi i classici tappi "VacuVin"? Un palloncino di plastica a contatto col Vino, oltre ad incidere su aromi e sapori mi sembra proprio di una tristezza infinita, ma de gustibus..!
cavatappi elettrico
Questo "comodissimo" cavatappi sembra essere disponibile anche in Italia, ma fonti certe asseriscono che non vada proprio per la maggiore! Simpatico è simpatico, ma dai... nun se po' proprio vedé!
Va bene, bere troppo fa male, ma arrivare ai misurini da laboratorio chimico mi sembra eccessivo!
Magari però, con alcuni Vini "da laboratorio" non stonerebbero poi così tanto! :-p
Ovvio, suvvia... chi di voi non ha mai sognato un portacalice da attaccare in bagno proprio di fianco al portarotolo della cartaigienica? Magari non è il posto più adatto in cui inebriarsi degli aromi del Vino in questione, ma viva la comodità!
Ecco, se volevano rendere complicata la cosa più facile e naturale del mondo, ovvero bersi un sacrosanto calice di Vino, con questa roba ce l'hanno fatta! Due calici uniti da una serpentina in cui scorre lo stesso Vino, da bere congiuntamente, all'unisono, con invito alla deglutizione senza residui! Per intenderci, evitare di farlo con chi, come un mio caro amico lascia che il 10% del Vino che sorseggia ritorni nel calice! Che schifo! Avete ragione!
Il Wine Rack, una sorta di tasca nascosta nella quale mettere del Vino da "ciucciarsi" comodamente mentre si fa jogging o durante un evento sportivo! Non vi bastava il classico cappellino con le lattine di birra e le due cannucce?!?
wine condom
Se pensavate che il Wine Rack fosse la cosa più assurda e di cattivo gusto che aveste mai visto, state tranquilli, non c'è mai limite al peggio e questo "Wine Condom" lo dimostra!
Un vero e proprio preservativo per il Vino, che funge da tappo e, leggo, si gonfia con la normale "respirazione" del Vino stesso.
Fino ad ora il peggiore in assoluto, ma qualcosa mi dice che gli amici americani abbiano ancora in serbo wine gadgets ancora più assurdi!

C'è da dire che se se voleste fare un regalo originale, scherzoso ed ironico ad un amico Wine Geek, queste sono tutte idee davvero... beh, costose, se pensate alle spese di spedizione ed alle varie tasse! Quindi optate per una bottiglia di Vino, anzi due! Molto molto meglio! ;-)

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 26 ottobre 2015

La Cantina Pro.Vi.Ma. di Matelica - Storia, lavoro e coesione

Nonostante abbia preso parte al progetto DestinazioneVino e che, quindi, avrà ampio spazio nel Diario di Viaggio che pubblicheremo nei prossimi mesi, la Cantina Pro.Vi.Ma. merita, a mio parere, un approfondimento sin da ora. Lo faccio partendo dall'intervista fatta a Riccardo Pellegrini, giovane responsabile della comunicazione di questa particolarissima realtà delle Marche. Lascio la parola a lui in quanto, è forse la prima volta che non scrivo di una storia raccontatami direttamente dal produttore e penso sia importante far precedere alle mie considerazioni un'introduzione esaustiva di cui vive ogni giorno questa realtà.
  • Chi siete e qual è la vostra storia?
La cantina PRO.VI.MA. (Produttori Vitivinicoli Matelica) è la più antica dell'Alta Vallesina ed è seconda, per produzione, del Verdicchio di Matelica DOC e del Verdicchio di Matelica Riserva DOCG. L'attuale cooperativa annovera 181 soci cooperatori e rappresentano una superficie vitata totale intorno ai 100 ettari con una produzione media di 9000 ettolitri di vino. Accanto alla commercializzazione del vino sfuso, da circa nove anni, è iniziata anche la produzione di una piccola gamma di bottiglie. Oggi produciamo circa 250000 bottiglie tra Verdicchio DOC e Verdicchio di Matelica Riserva DOCG, Marche IGT Rosso e Colli Maceratesi DOC. Il nostro marchio aziendale oggi è AENOPOLIS. Abbiamo due punti vendita aziendali oltre alla sede di Matelica, siamo presenti a Fabriano e a Sforzacosta di Macerata.
Recentemente, è nato un nuovo progetto commerciale nell'azienda “LAMELIA s.r.l.” congiuntamente ad alcuni imprenditori matelicesi.
Il cuore dell'azienda è rappresentato dai nostri soci che ringraziamo costantemente per la passione e la dedizione profuse nel loro lavoro, permettendoci di guardare con ottimismo al futuro di questa azienda. Lo staff operativo è composto da:
Presidente: Franco Mosciatti
Amministrazione e commerciale: Denis Cingolani
Enologo: Ardvest Group
Agronomo: Pietro Zeppilli
Cantinieri: Rocco Brasile, Andrea Sampaolo
Addetti punti vendita: Maria Paola Lori, Giuliana Storani, Riccardo Pellegrini
  • Da quanto siete attivi?
Da più di 70 anni. Il vecchio enopolio venne fondato nel 1932, durante il periodo fascista, allo scopo di assolvere al cosiddetto obbligo dell’ammasso forzato delle uve, da parte dei contadini matelicesi. L'attuale cooperativa venne invece fondata nel 1978 da 10 viticoltori che elessero come primo presidente, cosa insolita per l'epoca, la signora Censi Mancia Giovanna, nota viticultrice matelicese. Nei racconti degli anziani la nostra realtà veniva chiamata il “Cantinone”. Con il passare degli anni la realtà aziendale è molto cambiata, infatti da grande enopolio la struttura è andata attestandosi come medio/piccola cantina, dove la qualità oggi è sempre più ricercata rispetto alla quantità come invece veniva fatto in passato. Nel 2014 nasce, infine, l'azienda “LAMELIA srl” che rappresenta un nostro nuovo progetto commerciale per soddisfare le esigenze di un consumatore sempre più esigente.
  • Quali sono le peculiarità della vostra azienda e dei vostri Vini?
L'aspetto che ci contraddistingue è l'attenzione posta nella valorizzazione del verdicchio, utilizzando le moderne tecnologie nel rispetto della tradizione, per veicolarne la complessità sensoriale attraverso diversi stili di vinificazione. Seguiamo attentamente tutto il processo produttivo, dalla vigna alla bottiglia, in modo tale da garantire la migliore espressione del Verdicchio di Matelica. La particolarità della nostra azienda è che raccogliamo le uve provenienti da tutta la provincia di Macerata, sia da grandi e moderni vigneti fino ai piccoli appezzamenti di appena 1000 metri quadrati. I nostri soci ormai affezionati e fieri del loro lavoro coltivano le proprie uve secondo pratiche tradizionali, dove il tempo e la storia si mescolano insieme ai vecchi saperi dei mastri viticoltori. Attente selezioni vendemmiali, moderne pratiche enologiche ma soprattutto il tempo sono gli strumenti principali per garantire la migliore espressione sensoriale del “verdicchio di montagna”. Ogni nostro vino è un' espressione del territorio che mantiene i caratteri tipici del Verdicchio: importante struttura, grande freschezza e spiccata mineralità.
  • Qual è il vostro target di riferimento?
Ci rivolgiamo ad un consumatore sempre più attento e ricercato interessato ai vini di territorio. Soprattutto giovani e neofiti, cercando di coinvolgerli anche mediante l'organizzazione e la partecipazione ad eventi, ma anche ai bevitori occasionali o ad esperti degustatori che ancora non hanno apprezzato i nostri vini. Con il marchio “Lamelia” ci stiamo rivolgendo anche all'estero dove i nostri vini sono molto apprezzati, ad esempio, in Germania e Giappone.
  • Qual è il vostro rapporto con il territorio e la “Natura”?
Abbiamo la fortuna di produrre un Vino bianco eccezionale in un territorio unico per caratteristiche ambientali e pedoclimatiche. Siamo orgogliosi di essere l'azienda più antica produttrice dell'oro verde di Matelica. I nostri vigneti sono condotti in agricoltura tradizionale ma, grazie al costante confronto tra l'agronomo e i nostri soci, riusciamo a ridurre al minimo il numero di interventi in vigna per avere uva sana e di qualità. Tutti i nostri vigneti sono inerbiti poiché consideriamo il mantenimento di un'elevata biodiversità un elemento importante per la salvaguardia del nostro amato territorio. In cantina il nostro lavoro consiste nel mantenere inalterato il patrimonio compositivo ed aromatico delle uva per regalare dei vini capaci di comunicare la nostra passione per il verdicchio.
  • Qual è la mission della vostra azienda?
Il nostro obiettivo è lavorare con passione per produrre i migliori vini a base di Verdicchio seguendo una tradizione che si lega all’innovazione, auspicando di far conoscere ad un pubblico sempre più ampio la potenza e l'eleganza di un vino capace di regalare emozioni uniche.


Ecco fatto... questa è l'intervista pari pari, fatta al preciso e cortese Riccardo, che mi ha davvero colpito, insieme al pressoché coetaneo Denis Cingolani, per passione e consapevolezza, durante l'incontro avuto qualche settimana fa per la tappa di DestinazioneVino presso la Cantina che rappresentano.
Vi chiederete come mai, io che scrivo per lo più di piccole realtà sia andato a cercarmi una così "grande" cooperativa ed è ciò che mi sono chiesto anch'io, ma solo per qualche istante, ovvero fin quando non ho avuto modo di comprendere a pieno cosa rappresenti la PRO.VI.MA. ed ancor più cos'ha rappresentato questa realtà per quasi 100 anni.
Vorrei, intanto, evidenziare due numeri: 181 soci per 100 ettari.
Ora fate voi due conti, dando per assunto che i picchi (e sono rari) in quanto ad ettari di proprietà di un solo socio vanno dai 3 ai 5 ettari, con molti cooperatori che dispongono di poco più di un fazzoletto di terra.
Altro numero importante è quello relativo all'età media che si attesta attorno ai 70 anni, con picchi vicini ai 100 e nuove leve come Denis Cingolani (socio) di neanche 30 anni.
Tutto questo, unitamente alle due guerre vissute dalla PRO.VI.MA. e da parte dei suoi cooperatori, con tanto di conferimenti forzosi durante il periodo fascista, nonché alla crisi subita qualche decennio fa, rendono questa Cooperativa una storia degna di essere raccontata ed elogiata.
Spesso, io stesso, mi lascio affascinare dal piccolo produttore ed è giusto che sia così, perché amo poter parlare direttamente con il vignaiolo, con chi segue ogni singolo passaggio dalla vigna alla bottiglia, ma in questo caso abbiamo tanti vignaioli con storie uniche da raccontare, pregne di fatica, sudore, ma nonostante tutto di grande passione e di imprese memorabili. Vedo questa realtà come un esempio di coesione e di rivalsa, che invece di cedere o di optare per la strada più agevole, come quella della produzione massificata e di scarsa qualità, punta sempre di più alla qualità ed al raggiungimento di una viticoltura il più sostenibile possibile. La sola idea di poter mettere d'accordo 181 persone, di generazioni, mentalità e personalità diverse, mi sconvolge, eppure il bello di realtà come questa è che si lavora davvero tutti per unico obiettivo, che ovviamente tiene conto anche del lato economico, ma che prevedere anche una lunga serie di soddisfazioni personali e di legami interpersonali che rendono tutto questo possibile. Pensate solo che se in un'annata l'uva di un socio non sia, magari, all'altezza della Riserva, ci sarà un altro socio a garantire la qualità del Vino con la sua uva, ma al tempo stesso il primo non verrà denigrato, ma sarà parte integrante della produzione.
Interessante poi pensare alla possibilità di giocare con le esposizioni diverse, con età differenti dei vigneti, in una particolare alchimia fatta di equilibri e continue sfide.
Sono molto affascinato da ciò che ho trovato in questa piccola grande Cantina Cooperativa marchigiana e non vi nego che se tutto ciò che ho visto, sentito e vissuto a Matelica non fosse bastato a fugare ogni mio dubbio e pregiudizio, mi sia bastato assaggiare i loro Vini per rendermi conto che l'obiettivo qualità e pulizia è perseguito nel migliore dei modi.
Io personalmente ho apprezzato il Terra di Monte Verdicchio di Matelica DOCG Riserva 2011, che racchiude in sé tutte le peculiarità del Verdicchio di "montagna", ovvero la sua componente aromatica viva, floreale (fiori gialli) e fruttata (cedro, ananas, pesca) ed un sorso di buona struttura, che punta tutto sulle armoniche dinamiche fra acidità e mineralità, che controbilanciano alla perfezione calore e morbidezza.
Mi sono permesso di dare un consiglio su una nuova campagna marketing emozionale della Cantina e se i giovani della PRO.VI.MA. riusciranno a portare a termine il progetto in questione sarà qualcosa di davvero intenso. Per ora, a mio parere, la miglior "pubblicità", come sempre, è il Vino stesso, quindi se vi capitasse di assaggiare il Verdicchio di Matelica di Aenopolis ricordate che in quel calice c'è la storia, c'è la vita, c'è la fatina, c'è la passione di 181 viticoltori. ;-)


F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 23 ottobre 2015

Terroir - I Vignaioli lo sanno mettere nel Vino

Terroir... quanto lo leggo, quanto lo sento, quanto lo scrivo (lo ammetto!). Eppure c'è ancora chi pensa significhi terreno o che si tratti solo di pedoclima, o che alcuni Vini non possano essere prodotti in un determinato territorio perché non si sono mai fatti.

In realtà il termine Terroir rappresenta uno di quegli stupendi, ma rari, casi in cui, nel dubbio, Melius abundare quam deficere. Ed allora mettiamoci sto cavolo di uomo, purché Vignaiolo! Perché il terroir è territorialità, ma è anche sinergia, empatia ed a volta, quasi, simbiosi fra uomo e Natura, fra Vigna e Vignaiolo. 


I fattori che contribuiscono alla realizzazione di un Vino espressione unica e netta di un territorio sono molteplici, ma l'unica cosa che deve necessariamente mettere d'accordo tutti, persino naturali e convenzionali, è proprio l'uomo. E per uomo intendo il piccolo Vignaiolo, ma anche il Viticoltore che si ritrova a tenere in mano le redini di un'azienda di più grandi dimensioni. Parlo di chi in vigna, innanzi tutto, ci va, e ci va con le proprie idee, la propria capacità di interagire con il territorio che lo accoglie e con le proprie vigne, e soprattutto, con la sua interiorità, perché non si può pensare a chi fa Vino come ad un mero operaio (con tutto il rispetto per gli operai) succube della Natura e degli eventi, il Vignaiolo ed ancor più la Vignaiola, trasferiscono in ogni loro gesto la propria sfera emotiva e persino quella familiare.
Parliamo sempre di quanto sia importante lasciare che l'uva esprima in maniera più pura e sincera possibile il proprio varietale, discutiamo su quanto sia importante la composizione del terreno per un certo vitigno e quanto ancor più sia fondamentale l'annata, ma il Vino lo fa l'uomo e strana moda di spostare l'attenzione sulla Natura non può rappresentare un alibi e non deve togliere meriti e demeriti al Vignaiolo.
Il Vignaiolo, il viticoltore in genere, fa il lavoro più bello e più assurdo del mondo! Scrissi poco più di un anno fa della telefonata di un amico un giorno esatto prima della vendemmia, in cui mi disse che una infausta grandinata aveva distrutto l'intero raccolto e con esso tante speranze ed altrettanta voglia di mettersi ancora in gioco, con un nuovo anno, con un nuovo Vino.
Il Vignaiolo, però, può e deve decidere il da farsi, può e deve influenzare con la propria indole e la propria personalità il Vino che andrà a produrre, perché, se pur la Natura sarà sempre deus ex machina del lavoro sui campi, ciò che andrà nel calice sarà un prolungamento della sua anima.
Sarò un inguaribile sognatore o, probabilmente, solo un illuso, ma ancora oggi credo di discernere tra un Vino con dentro il terroir ed un vino che è "solo" vino, se pur ottimo esso sia.
Non nego che ogni giorno la mia percezione e le mie esigenze di appassionato crescono e virano in modo sempre più netto verso quei Vini, quelli pieni di terroir, quelli in cui si scorge la personalità di chi ha lavorato alla sua creazione o quanto meno alla sua trasformazione. Ma non crediate che per mettere terroir in un Vino basti essere una piccola realtà, basti denigrare gli altri a proprio favore o manifestare ideologie enoiche spesso condivisibili in quanto banali o ancor più spesso troppo radicali. Ci sono vignaioli "autodidatti", ci sono enologi che producono il proprio Vino ed anche qui è inutile fare classifiche di gradimento, perché, almeno per me, poi è il calice a dirci se il terroir, se la personalità, se l'anima c'è o non c'è a prescindere dai numeri, dai brand, dalle qualifiche. Una cosa è certa, però, ogni viticoltore è custode del proprio territorio e padre delle proprie vigne e responsabile del proprio Vino, con tutti i pro ed i contro che ciò possa comportare.
Purtroppo non posso dire di conoscere personalmente il produttore di ogni singolo Vino che assaggio, ma da quando ho iniziato a scrivere di questo meraviglioso ed altrettanto strano mondo il mio obiettivo è proprio quello di poter fare due chiacchiere, calice alla mano, con chi mi ha regalato emozioni tramite il social media più fluido e fluidificante che esista: il Vino!

Viva il Vino e viva i Vignaioli!


P.S.: scusate per l'articolo un po' estemporaneo e, probabilmente, incasinato, ma m'è partita la "penna" e ci tenevo a condividere con voi una semplice pagina di diario enoico.


F.S.R.
#WineIsSharing

Come scegliete il vostro Vino?

Come un po' per ogni scelta fatta nella mia vita, anche il giorno in cui decisi di battere la prima lettera sul foglio bianco, se pur elettronico, di questo Wine Blog, ho agito d'istinto, senza pormi troppi quesiti, senza farmi troppe domande, lasciando fluire ciò che sentissi e curandomi solo di essere rispettoso ed attento a non dire eccessive baggianate, ma oggi, confrontandomi con amici winelovers e followers del blog mi sono posto una domanda, che vorrei rigirare a voi, al fine di comprendere al meglio quale sia la reale necessità di chi il Vino lo beve, come me, e lo apprezza per ciò che è senza tutto quella fitta rete, se pur invisibile, di sovrastrutture nel quale, spesso, io stesso mi trovo imbrigliato.

La domanda che mi sono posto, in realtà, è apparentemente semplice e meriterebbe una risposta altrettanto semplice, ma lascio, davvero, a voi esprimere il vostro punto di vista, anche senza condividerlo con commenti o post, ma semplicemente prendendone atto:

Se doveste scegliere un Vino, mai bevuto prima, dalla Carta di un Ristorante, dagli scaffali di un'enoteca, da un wine-shop online o ancora in GDO, su cosa vi basereste? (Ovviamente parlo di un'etichetta specifica e non del vitigno in sé, che terrebbe conto del gusto personale e dell'abbinamento ideale).

A) Su un'attenta e precisa descrizione organolettica che vi dica tutto del Vino in questione a livello razionale (in parte ed in parte, com'è giusto che sia, soggettiva)?
B) Su un semplice "è buono" letto sui social o in un Wine Blog?
C) Su un mix di entrambe le risposte sovracitate?
D) Sui risultati delle Guide?
E) Su una serie di riscontri incrociati provenienti dalla vostra cerchia di amici, dai social, dai siti sul Vino più influenti?
F) Sul mero intuito?
G) Altro? (Era da anni che aspettavo di scrivere la risposta "Altro" :-p )

Io personalmente mi sto rendendo conto di essere molto influenzato dal passaparola sui social e dai consigli di Amici, ma una buona dose di intuito non guasta mai, a mio rischio e pericolo, nella consapevolezza che molte delle realtà che ora stimo e conosco molto bene, le ho scoperte proprio "osando" ed ascoltando il grillo parlante del Vino che differenzia il winelover dal bevitore fine a sè stesso, che sulla spalla al suo posto ha una simpatica scimmietta! ;-)


F.S.R.

#WineIsSharing

giovedì 22 ottobre 2015

La VinoMobile di DestinazioneVino tra Val d'Orcia e Montalcino

Dopo le tappe iniziali nelle mie Marche, terra in cui sono nato e cresciuto, il viaggio di DestinazioneVino arriva in Toscana, terra che con i propri Vini ha saputo dare inizio alla mia passione enoica ormai qualche annetto fa!
Le due zone che hanno visto solcare le proprie strade dalla VinoMobile sono state l'areale del Brunello di Montalcino e quello della giovane, ma sempre più interessante Doc Orcia.
Tappa obbligata, ormai, quella de Le Potazzine, Cantina che per me ha un valore che va oltre il Vino, in quanto una delle prime che ho approcciato non solo da WineLover, ma in particolare da WineBlogger e nella quale torno sempre con gioia e... tanta sete!!!
Un follower di uno dei miei profili social giorni fa mi ha chiesto "Saverio, ma come mai i tuoi post sui Vini de Le Potazzine sono sempre così positivi? Sembrano uno spot!", beh... posso solo rispondere dicendo che è vero! Sembrano proprio degli spot!
Semplicemente per il fatto che se una realtà mi piace ed i propri Vini mi stupiscono ogni volta, non posso che condividerne le gesta con enfasi e trasporto, poi spot (semmai gratuiti) o non spot sta sempre a chi legge discernere, magari dopo l'assaggio, senza limitarsi alla sola lettura. Di certo il Brunello 2010, di cui tutti parlano, è uno dei pochi Vini che nonostante il troppo clamore, che in me, solitamente, ha un effetto contrario a ciò che dovrebbe scaturire, mi fa venir voglia di parlarne, di berne e di tenerne in cantina quanto più possibile (poco purtroppo!). La cosa più bella di questa tappa, però, è stata la possibilità di vedere madre e figlia sedute allo stesso tavolo, parlare della propria realtà con gli occhi pieni di fierezza e stima reciproca, con Viola (Potazzina number 1) incantata dalle parole della mamma Gigliola prima e ferma e convinta poi, quando mi ha confidato di non veder l'ora di dedicarsi più al lavoro in Cantina che all'ambito più prettamente commerciale. This is the real wine passion!
Quello delle figlie o, allargando il cerchio, dei figli dei produttori è stato un filo conduttore del nostro viaggio fra Montalcino e la Val d'Orcia, tanto che presso la Cantina Campotondo abbiamo incontrato Paolo e sua figlia Elena, con la mamma Sabrina ad aspettarci a casa per una sorpresa tanto gradita quanto inaspettata.
Paolo è un vero vignaiolo, di quelli che hanno lasciato tutto per dedicarsi alla vigna in quanto tale, dando il via ad una realtà fatta di unicità e creatività, ma anche di tanto rispetto. Campotondo è a Campiglia d'Orcia, un comune a più di 800mslm e le sue vigne rigorosamente ad alberello, sono lì, ad un altitudine dove ormai la vite non si coltivava da anni e che, probabilmente, prima era coltivata solo per produzioni familiari.
I'uve Sangiovese la fa da padrona, dal Mezzodì al Tocco, passando per l'ottimo Banditone, per poi trovare persino un bianco, il Tavoleto, Chardonnay in purezza dallo stile inconfondibile, che ha saputo dimostrare con l'annata 2010 grande tenuta ed un eleganza di rara bellezza. Una chicca, invece, All'Incontro, un colorino in purezza unico nel suo genere.
Tornando alla sorpresa di Sabrina, ciò che mi ha fatto davvero piacere è stato assaggiare i Vini durante una splendida cena all'insegna della convivialità e la famiglia, con l'annata 2006 del Banditone ad avermi rubato il cuore, anche se non nego che se la sia lottata con la cucina della padrona di casa! Un plauso alla giovanissima Elena che ha dimostrato grande conoscenza dell'azienda ed un'innata predisposizione a parlare davanti ad un microfono.

Comunque per non tediarvi troppo vi segnalo che di questa realtà ne avevo già parlato in questo articolo "da San Quirico a Campiglia d'Orcia", ma ne leggerete più approfonditamente nel Diario di Viaggio di DestinazioneVino nei prossimi mesi.
Altra tappa immancabile, di cui vi avevo parlato in tempi non sospetti e che ha più che confermato la sua valenza, è quella della Fattoria Resta di Anna Lisa Tempestini, una Donna dall'energia unica, accentuata da una location che sa di storia e mistero e profuma di Vino ed aromi legati alla meditazione.
Lo stesso film maker che segue me e Fausto in questo viaggio non ha potuto fare a meno di rimanere colpito dalla particolarità della struttura in cui Casa, Chiesa, vigne, cantinetta, sala degustazione, cucina e, persino, una sala per lo yoga e la meditazione si fondono in un'armonia unica e davvero originale, in cui tutto sembra essere lì per un motivo.
Anna Lisa è una persona che sa dare tanto, passando dalla sua estrema ironia a momenti di grande sensibilità ed empatia che ritroviamo nel suo Vino, il Martin del Nero, dedicato, come detto nel mio articolo dedicato alla mia prima volta alla Fattoria Resta, al capo mastro costruttore di questa meravigliosa e suggestiva struttura.
Descrivere il Martin del Nero ed il suo Sangiovese Grosso tecnicamente sarebbe riduttivo, quindi lo farò in maniera ancora più sintetica citando la frase che abbiamo pronunciato all'unisono io ed il mio compagno di viaggio non appena riassaggiato quel raro nettare, mentre Annalisa era dedita a recuperare formaggio e salame (ottimi!) per la nostra degustazione notturna in cortile: "L'è proprio bono!". Ci tengo, inoltre, sentendo questa causa molto vicina, a postare una foto che vale più di mille parole, unendomi ad Anna Lisa ed ai #winelovers against cancer di tutto il mondo.

La VinoMobile si è spostata poi nella famosa Pienza, terra del pecorino, ma anche di grandi Vini, grazie a Marco Capitoni, che  nell'azienda che porta il suo nome, è capace di ascoltare il proprio territorio, di capire il proprio microclima e di interpretare ciò che le sue viti gli dicono ogni giorno, in un connubio Uomo-Natura di grande rispetto e spontaneità. Spontaneità che ritroviamo nel lavoro in vigna e nella vinificazione naturale, che non prescinde, però, le competenze e le conoscenze enologiche odierne, partendo da una grande e rigorosa attenzione rivolta alle piante ed all'uva, senza l'utilizzo di pesticidi e concimi chimici e la fortuna di usufruire di una lotta integrata donata dalla natura stessa, grazie anche alla tradizionale, ma ormai poco frequente alternanza tra seminativo, bosco e vigneto.
Una realtà pulita, rigorosa, ma viva in ogni sua fase e davvero interessante nella capacità di guardare avanti, mantenendosi saldi al pensiero "contadino" di un'epoca lontana, ma che, con il know how di oggi, diventa innovazione.

Due Vini: il Capitoni ed il Frasi, il primo Sangiovese e Merlot in percentuali dipendenti dall'annata tra il 5% ed il 40% ed il secondo classico Sangiovese vinificato assieme a piccolissime quantità così come presenti in vigna, di colorino e canaiolo. Il primo affinato in barrique il secondo in botte grande, poi fermi in bottiglia per un anno il primo e per due anni e più il secondo.
Due, un numero che rappresenta, come confidavo allo stesso Marco ed a suo figlio, l'intera azienda, in quanto simbolo del connubio fra Uomo e Vigna, ma anche del lavoro di squadra fra Sangiovese e Merlot per quanto riguarda il Capitoni e dell'ancor più rispettosa sinergia fra i due Vini, che divengono due solo quando l'annata permette al Frasi di essere prodotto, ma che in caso contrario, confluendo proprio le uve destinate ad esso nel Capitoni, ne rendono possibile una vinificazione di qualità anche nelle annata più difficili.
Due come padre e figlio, ma anche come le due anfore in cui sta nascendo la nuova sfida dell'Azienda Agricola Capitoni, che non vedo l'ora di assaggiare!
Fatta questa premessa, impossibile non parlare di una delle verticali più interessanti degli ultimi tempi, con tutte le annate del Vino di punta, il Frasi, che ci hanno permesso una valutazione tecnica ed emozionale di un'intera storia enoica, durante la quale a stupirmi è stata una prima annata, la 2005, che rappresentava lo start up di tutto, una scommessa a scatola chiusa, in cui gli esiti dell'utilizzo del legno non potevano essere calibrati come negli anni successivi non avendo alcun termine di paragone, ma che ha dimostrato longevità, brillantezza ed una schiettezza inattesa. Bellissimo aver compreso, senza saperlo che il ciclo iniziato nel 2005 aveva portato Marco ed il suo enologo a tornare nell'ultima annata proprio a quel concept, a quell'idea di Vino, con il varietale in grado di emergere fra le trame fitte del legno, senza subire in alcun modo la sua importante presenza. Il mio consiglio è di andarvi a leggere tutte le frasi scritte nell'etichetta del Frasi (da qui appunto il nome) per fare un viaggio ancor più emozionale ed intimo all'interno del mondo Capitoni.
Anche in questo caso, oltre che del Vino, i serbatoi di DestinazioneVino si sono riforniti di un lauto pasto all'insegna della cucina più tradizionale, ovvero la più buona, della padrona di casa.
Nonostante il cuore pieno di Vino e la pancia piena di meraviglie culinarie, il duro lavoro ci chiamava e la sua voce veniva da San Quirico d'Orcia, più precisamente dall'azienda che di più ho citato negli ultimi mesi quando mi veniva chiesto di esprimere duttilità e qualità in Toscana, ovvero Poggio Grande di Luca e Giulitta Zamperini.
Due Amici, due persone di grande umanità, ma soprattutto un padre ed una figlia dediti al Vino, in vigna ed in cantina, come pochi vignaioli sanno fare. 
Instancabili lavoratori, che parlano delle proprie vigne come fossero persone, in particolare Luca, che tanto ha desiderato creare questa realtà per poi condividere sogni e passione, sacrifici e responsabilità con sua figlia, come se fossero persone, gente di casa per intenderci.

Dopo una passeggiata in una vigna dal panorama mozzafiato, tra Sangiovese, Colorino e vitigni internazionali, in Cantina ho potuto, ancora una volta, verificare con naso, bocca ed anima quanto cavolo sia minuzioso e di qualità il lavoro fatto a Poggio Grande. Da un futuro Tagete da far impallidire, in prospettiva, la maggior parte dei bianchi toscani e non solo, ad un Cabernet Sauvignon che quasi quasi mi fa ricredere riguardo alcune mie convinzioni non troppo positive sul vitigno in generale, fino ad un grande Sesterzo imbottigliato da pochissimo, che spiazza per la sua precisione e la sua fine eleganza, come fosse un Brunello?!? Forse di più? Io un'idea ce l'ho, ora lascio a voi ogni valutazione in merito!
Bello cenare all'Antico Forno, ormai tappa fissa per le nostre scorribande "valdorciane", che ci ha permesso di sederci a tavola col caro Luca e comprendere al meglio la sua filosofia enoica e constatare ancora una volta quanto la sua passione superi ogni ostacolo! Ovviamente anche di questo ne parlerò in maniera molto più dettagliata nel libro. Ah, visto che potrebbe sembrare pubblicità per il libro che uscirà al termine del viaggio, vi ricordo che sarà gratuito! ;-)

Bellissima tappa questa, per la VinoMobile ed il duo+uno di DestinazioneVino, ma il viaggio continua ed io non vedo l'ora di ripartire, lasciandomi alle spalle la sacralità di Montalcino, le meravigliose "dune" ed i cipressi posti ad arte della Val d'Orcia, ma soprattutto portando con me tante emozioni e momenti vissuti e condivisi con veri amici, grandi persone e validissimo produttori!
Se vi va e solo se vi va, continuate a seguire questo pazzo viaggio e qualcosa di buono, sono certo, lo troverete!

F.S.R.
#WineIsSharing
#DestinazioneVino

mercoledì 21 ottobre 2015

Vino Novello VS Beaujolais Nouveau

Si sta per avvicinare il tempo del Vino Novello, ma mentre in Francia, come ogni anno l'attesa per il Beaujolais nouveau cresce e milioni di bottiglie aspettano di partire per le mete più disparate ed in particolare per gli USA, in Italia la produzione, nonché il consumo, di Vino Novello stanno diminuendo in maniera sempre più importante. In Francia il Beaujolais nouveau è un must da quando era solo un fenomeno regionale, per giunta clandestino, fino all'inizio delle esportazioni globali con una vera e propria gara degli importatori per accaparrarselo prima degli altri. Di certo il Brand "Francia", la localizzazione, la specificità del Vino, prodotto con sole uve Gamay, piuttosto che la capacità di aver lanciato un vero e proprio trend intorno al Beaujolais Nouveau, fanno la differenza, basti pensare agli oltre 120 eventi organizzati nella sola regione del Beaujolais intorno a questo Vino ed al fatto che gli americani, scarsetti nel consumo di rossi (solo il 30%), facciano i salti mortali per avere il B.N. nei propri locali.
In Italia la situazione è ben diversa, in quanto non parliamo di un Vino riconducibile ad un'unica regione o ad un unico varietale, tanto meno ad un metodo di vinificazione unitario, in quanto si produce Vino Novello in pratica in tutte le regioni, con oltre 60 uve differenti e con la possibilità di utilizzare anche solo il 30% di uve da macerazione carbonica. Tutto questo non rende riconoscibile in quanto a uva e localizzazione, tanto meno riconducibile ad una sola area di produzione il Novello che, purtroppo, anche per questa mancanza di unitarietà e di forza del “brand”, dopo picchi davvero importanti in termini di produzione e consumi, sta avendo cali imponenti, che spero vedano un'inversione di marcia almeno nel consumo locale, già a partire da quest'anno.
Non sono un grande amante del Novello, sono sincero, ma come ogni cosa che fa parte della tradizione e della storia enoica e familiare italiana mi incuriosisce e merita il mio rispetto e poi, diciamolo, un bicchiere di novello con delle belle caldarroste scalda l'animo come poche altre cose! 
Tra l'altro in molti abbinano il Vino Novello alla realtà rurale, senza sapere che ha radici nobili, essendo stato imbottigliato per la prima volta con questo nome dai Marchesi Antinori nel 1975.

Tornando ai metodi di produzione, la peculiarità fondamentale che contraddistingue questo tipo di vino, è la macerazione carbonica, una tecnica di vinificazione che prevede l’immissione di grappoli di uva interi, per un tempo variabile, in un contenitore chiuso ermeticamente saturato di anidride carbonica. Per l’assenza di ossigeno si verifica un processo di fermentazione alcolica intracellulare che porta le cellule dell’uva al metabolismo anaerobico e trasforma gli zuccheri in alcol, con un forte consumo di acido malico e, a differenza di una fermentazione alcolica tradizionale, una produzione significativa di glicerolo.
L'uva non viene inizialmente pigiata, ma viene lasciata a macerare per qualche giorno a una temperatura intorno ai 30°, con il peso dell'uva stessa a permettere una prima parziale e leggere spremitura, mentre l’alcol estrae dalla buccia il colore e le principali sostanze aromatiche. Dopo la macerazione l’uva viene pigiata e l’eventuale residuo zuccherino trasformato in alcol terminando la vinificazione in maniera tradizionale.
Il Vino Novello è in genere beverino, ovviamente poco tannico, dal colore brillante, con acidità spiccata, grande fragranza e non vantando grande stabilità, è consigliabile berlo entro i 6 mesi dall'imbottigliamento.

Il Vino Novello, probabilmente, per motivi intrinseci alla sua disomogeneità, non vanterà mai i numeri e l'appeal del Beaujolais e, purtroppo, il brutto vizietto di tagliarlo con rimasugli di Cantina e l'inadattezza di alcune uve alla produzione di questo Vino, non lo renderanno mai un prodotto dalla qualità media accettabile, ma io lo continuo a vedere come un rito, gioioso e semplice, fatto di momenti di grande convivialità, cene in famiglia avendo come colonna sonora il brusio delle chiacchiere e lo schioppettio del camino acceso.
Ah... dimenticavo, in Italia verrà immesso sul mercato dal 30 ottobre, mentre il Francia dalla mezzanotte del 3° mercoledì di novembre (sono più “fighi” non c'è niente da fare! Anche la data è un'operazione di marketing!)
Evito battute su San Martino, ma di certo, nel dubbio forse è meglio far seguire al Novello un Vino un po' più impegnativo! ;-)
Buon Novello a tutti! 

F.S.R.
#WineIsSharing

sabato 17 ottobre 2015

La Toscana del Vino - tra "Big" e piccoli che sanno essere grandi

Per quanto riguarda i 3 bicchieri in Toscana ci sono davvero tutti i grandi sia per quanto concerne le "dimensioni" che l'importanza del proprio nome enoico. Bello vedere sempre più stabili fra i "Big" dei piccoli grandi artigiani del Vino come quelli dell'Az. Agr. Fattoi, de Le Potazzine ed il sempre bravo Fabrizio Dionisio.
Ovviamente, la Toscana è questo e molto di più ed io vorrei provare a buttar giù qualche nome meno più o meno noto che sia stato in grado di regalarmi sensazioni ed emozioni indimenticabili, con un particolare riguardo alla denominazione Orcia DOC che, pur restando la sorellina minore di quella di Montalcino, dimostra sempre di più il suo potenziale, arrivando, in alcuni casi a raggiungere gli apici del Brunello.

Scassino Chianti Classico DOCG - Terrabianca
Bramante Brunello di Montalcino DOCG - Sanlorenzo
Brunello di Montalcino DOCG - Stella di Campalto
Brunello di Montalcino DOCG - Il Paradiso di Manfredi
Montosoli Brunello di Montalcino DOCG - Altesino
Vigneto Manachiara Brunello di Montalcino DOCG - Tenute Silvio Nardi
Brunello di Montalcino DOCG - Le Macioche
Sesti Brunello di Montalcino DOCG - Castello di Argiano
Campaccio Riserva - Terra Bianca
Chianti Rock Chianti DOCG - Domenico Tancredi
Villa Bossi Chianti Rufina DOCG - Marchesi Gondi
Reciso IGT Toscana Rosso - Pietro Beconcini
Porsenna IGT Toscana Rosso - Podere di Pomaio
Syrah Cortona DOC Apice - Stefano Amerighi
Vigna alle Nicchie Tempranillo IGT Toscana - Pietro Beconcini
Empatia IGT Toscana Rosso - Ampeleia
Stravento IGT Toscana Rosso - La Mercareccia
Martin del Nero Orcia DOC - Fattoria Resta
Sesterzo Orcia DOC - Poggio Grande
Il Tocco Orcia DOC - Campotondo
Tribolo Orcia DOC - Albiano
Frasi Orcia DOC - Capitoni Marco
Cenerentola Orcia DOC - Fattoria del Colle (Trequanda)
MilleEottantatre Petit Verdot IGT Toscana Rosso - Usiglian del Vescovo
Allodio Rosso Toscana IGT - Podere San Michele
Sanlorenzo Ciliegiolo Toscana IGT - Sassotondo
Cuna Rosso Toscana IGT - Podere Santa Felicita
Pinot Nero Toscana IGT - Podere della Civettaia
Barricoccio Val di Cornia Suvereto Sangiovese DOC - Rubia al Colle
Bogginanfora Toscana IGT - Petrolo
Rosato IGT Toscana - Sanlorenzo
Rosato IGT Toscana - Poggio Grande
La Maliosa Bianco IGT Toscana - La Maliosa
Matan Bianco IGT Toscana - La Biagiola
Chiarofiore Bianco IGT Toscana - Tunia
CLeo Bianco IGT Toscana - Fattoria Casa Bianca
Levato di Gronda Bianco IGT Toscana - Calafata
Teia Vermentino Bolgheri DOC - Villa Noviana
Brillèro Toscana Bianco IGP - Poggio Concezione
Gli Incontri Toscana Bianco IGT - Il Roglio
Tagete Toscana Bianco IGT - Poggio Grande
Vin Santo 1986 - Montemercurio

Mi fermo qui, ma continuerei ancora ed ancora... diciamo che ho cercato di condividere quelli che ho assaggiato negli ultimi mesi, in quanto, se dovessi scavare nel passato, anche solo a breve termine, faremmo notte, anzi, l'abbiamo già fatta dato che ormai e l'una! Come sempre, se avete altri suggerimenti, non esitate a segnalarli sui miei profili social o qui! ;-)
F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 16 ottobre 2015

Il Piemonte fa incetta di 3 bicchieri... come al solito!

Il Piemonte fa incetta di 3 bicchieri, come al solito, e fin qui nessuna novità, ma venendo da due giorni in cui mi è capitato di assaggiare cosine interessanti, non posso che continuare nel mio intento di partire dai risultati della "guida rossa", o meglio dagli assenti nella nota lista, per segnalarvi qualche assaggio che reputo degni di ben figurare in ogni tavola o ancor prima in ogni carta dei Vini.

Barolo Vigneto Cerequio DOCG - Voerzio
Barolo cannubi docg fratelli serio & battista borgogno
Barolo Bussia DOCG - Cantine Sant'Agata
Lorens Barbaresco DOCG - Lodali
Genesi Ruché di Castagnole Monferrato DOCG - Cantine Sant'Agata
Clasìc Ruché di Castagnole Monferrato DOCG – Agricola Ferraris
Laccento Ruché di Castagnole Monferrato DOCG - Montalbera
Rapp Barbera del Monferrato Superiore DOCG – Rocco di Carpeneto
Steira Ovada DOCG – Rocco di Carpeneto
Pietro Gattinara DOCG - Paride Iaretti
Pirochetta Vecchie Vigne Dogliani Superiore DOCG – Cascina Corte
Pratoasciutto Dolcetto Monferrato DOC – Tenuta Grillo
"Anas-Cëtta" anghe Nascetta del Comune di Novello DOC - Az. Agr. Cogno
Il Sole dei Tempi – Az. Agr. F.lli Massucco
Il Poggio Gavi DOCG – Az. Agr. Il Poggio
Derthona (Timorasso) - Claudio Mariotto
Vigna Vecchia Moscato d'Asti DOCG - Ca' d'Gal
Alta Langa Metodo Classico Brut Rosé DOCG - Enrico Serafino
Sulé Caluso Passito DOC - Orsolani

I grandi li aveva citati già tutti il gambero quindi non restava che fare ciò che mi da più soddisfazione, ovvero andare a spulciare fra i miei assaggi degli ultimi tempi e condividere con voi qualche nome di nicchia, chi più chi meno, che sono certo vi stupirà per territorialità, rispetto e grande piacevolezza.
Il Piemonte resta, insieme alla Toscana, il cuore enoico italiano per qualità media, immagine e capacità di esprimere un territorio tramite il Vino, ma il rischio è sempre quello di nominare così spesso i "soliti noti" da mettere in ombra le realtà più piccole, vitali e di personalità di cui questa regione è foriera.
Vitigni autoctoni di grande pregio, spesso lasciati in disparte, come il Ruché, il Timorasso e la rediviva Nascetta, i magnifici passiti di Erbaluce di Caluso, fino allo spettro infinito di possibilità che il Moscato d'Asti sa dare, ma che non tutti conoscono nel suo caleidoscopio di sfumature e diversità di interpretazioni.
Una regione magica in cui Vino e Cibo si completano scambievolmente e si coadiuvano nella realizzazione di esperienze sensoriali ed emozionali di rara intensità!
Non vedo l'ora di tornare in Piemonte! 
Ah, quasi dimenticavo... dategli giù di Barolo Chinato! Io lo adoro! ;-)

F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 13 ottobre 2015

Qualche bel bicchiere di Veneto in più dopo i 3 bicchieri del gambero rosso

Il Veneto è una regione di grandi Vini, è verissimo, ma è soprattutto regione di grandi persone e personaggi, nonché amici di quelli su cui puoi sempre contare! Un mondo a parte per certi versi, ma che quando ci si ritrova seduti ad un tavolo con un po' di "po'enta" ed un bel bicchier di Vino acquisisce l'italianità che, nelle sue diversità e tradizioni, solo il nostro meraviglioso Paese sa dare.
Ci sono aziende che hanno fatto la storia dell'enologia antica e recente d'Italia, prima fra tutti quella di Giuseppe Quintarelli e Romano dal Forno, che non vedo tra i tre bicchieri, ma non citerò tra le mie integrazioni in quanto risulterei al quanto scontato, ma forse lo sono stato per il semplice fatto di averlo appena citato! Il Veneto non è solo Amarone e Rosso in generale, è anche Soave e Pieropan ne è sicuramente un esponente degno di ogni riconoscimento, io da par mio cercherò di darvi qualche nome "extra", che credo potrebbe ben figurare in ogni Cantina, ma ancor più in tutte le vostre tavole! 


Amarone della Valpolicella DOCG – Tenuta Santa Maria Valverde
Amarone della Valpoliella DOCG – Carlo Boscaini
Ambrosan Amarone Classico – Nicolis
Amarone della Valpolicella DOP – Giovanni Ederle Viticoltori in San Mattia
Mesal Valpolicella Classico Superiore DOC – Terre di Pietra
Brigasco Rosso del Veronese IGT – Damoli
Carmenère – Antonio Rigoni
Rosé di Raboso - Azienda Agricola Gris
Biancheté Bianco del Veronese IGT - Damoli
Ella Lugana DOC Ella – Ancilla
Spumante Monti Lessini Durello DOC Metodo Classico – Sandro de Bruno
Monte Sella Soave Classico – Le Mandolare
Auge Soave Superiore Riserva – Villa Canestrari
Corte Giacobbe Soave DOC – Cantina del Cero
Omomorto Sui Lieviti – Giovanni Menti
Pop Bianco – Tenuta l'Armonia
Asolo Prosecco DOCG Colfondo – Bele Casel
Prosecco Colfondo – Zanotto
Prosecco Colfondo – Costadilà
Prosecco Frizzante Doc Treviso – Bellese Vini
Bosco Grande Torcolato Riserva Doc – Beato Bartolomeo Breganze

Acini Nobili – Maculan

Ringrazio alcuni cari amici che tramite i social mi hanno consigliato alcuni di questi assaggi che sono corso a provare e devo dire che il "Wine is sharing" non ha mai funzionato meglio! ;-)

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 12 ottobre 2015

Vini di nicchia nell'Oltrepò Pavese - Colle del Bricco di Matteo Maggi

Chi di noi winelovers non è affascinato dalle Cantine storiche, dai vignaioli più anziani e d'esperienza, nonché da Vini che ormai hanno scritto pagine di storia enoica di rara importanza? Chi non si fa suggestionare da racconti ed aneddoti di chi ha vissuto il Vino per decenni, percependone i cambiamenti sulla propria pelle? Io di certo sono tra quelli che ama confrontarsi con uomini e donne di grande esperienza, o ancor meglio fermarsi in silenzio ad ascoltare le loro storie e a pregiarmi delle voci a volte rotte di chi pur avendo raccontato mille e più volte quelle stesse cose non manca mai di emozionarsi ripercorrendo il proprio passato.
Eppure il Vino è continuo divenire, ciò che è passato oggi è stato presente e proiezione per il futuro in tempi andati ed è importante per chi, come me, vive di curiosità andare a scovare anche le nuovissime realtà, magari fondate da giovanissimi viticoltori che si approcciano al Vino in un periodo difficile, in cui è quasi impensabile che un giovane si avvicini alla Terra con tanta passione e veemenza come quelle che ho riscontrato, ad esempio, in Matteo Maggi.
Matteo Maggi dell’azienda agricola Colle del Bricco, ha fondato la sua piccola realtà nel 2013 per sua stessa volontà, ma con il supporto di suo padre, accettando la scommessa di produrre Vini di nicchia in una terra, quella dell'Oltrepò Pavese, in cui non è facile sradicare certi preconcetti.
Il suo obiettivo, mi racconta, "è produrre quei Vini che ti portano per stradine di collina per andarli a scovare, quelli che ti emozionano e ti stupiscono perché sono fuori da ogni standard."

L'azienda di Matteo è una piccola proprietà, in fase di ristrutturazione e crescita.  Questa partenza da "0" rappresenta, a detta del giovane viticoltore, un punto di forza, in quanto avendo curato lui stesso lo start-up sin dal principio, ci si trova di fronte ad un foglio bianco, che non contempli errori passati, ma che imponga una grande attenzione nel fare le scelte più opportune per porre delle buone basi.

La parola “nicchia” è ripetuta spesso da Matteo e la cosa non mi dispiace, in quanto avendo assaggiato alcuni dei suoi Vini posso convenire che la sua, pur essendo alle primissime annate, è una produzione votata totalmente alla ricerca di qualità secondo le possibilità del proprio terroir, ma anche le sensazioni del vignaiolo. Poche bottiglie, basse rese per ettaro, poca lavorazione in cantina e assoluta attenzione e cura in tutti i passaggi…per ottenere il meglio da quello che la Natura è capace di donare a Colle del Bricco.
Una Natura che Matteo definisce come una maestra, severa e molto esperta, che dona le basi per i prodotti ed ogni anno insegna come crescere i propri vigneti e migliorarli. Bisogna imparare ad assecondarla e ad accettare le lezioni che ci da, in particolare dopo averci puniti in annate difficili come la 2014. Come dico spesso, l'agricoltura in genere, ma ancor più il lavoro del viticoltore sono i mestieri più difficili al mondo a livello psicologico, in quanto sin dal principio bisogna accettare che il risultato del proprio fare non è detto sia direttamente proporzionale al nostro impegno ed alle nostre competenze, bensì ci sia sempre l'incognita "Madre Natura", che in un giorno, magari a ridosso della vendemmia, dopo mesi di fatica, possa cancellare ogni nostra sicurezza imponendoci il proprio volere. A quel punto, non resta che ricominciare a testa alta, con passione e spinta verso il futuro, al fine di contrastare la negatività con la pura e semplice positività, senza la quale il Vino non potrebbe essere prodotto.
Dico questo perché in Matteo ho percepito ettolitri di positività e grandissima passione per ciò che fa, cosa che ammiro ancor più in un giovanissimo come lui, che oltre a manifestare grande competenza, ha compreso sin dal principio il potere delle emozioni e della personalità di chi fa Vino, da infondere nei propri prodotti, unendola alle specificità del proprio terroir.

Matteo si unisce alla lunga schiera di vignaioli che ci tiene a precisare ed a dimostrare che il Vino di qualità non si fa in cantina, ma nei vigneti, "in quanto la Natura ci da già tutto ciò di cui si ha bisogno per un Vino perfetto e soprattutto dimostrare che il mio territorio, l’Oltrepò Pavese, è in grado di entrare nell’Olimpo delle eccellenze."


Non vi parlerò nello specifico dei suoi Vini, per il semplice fatto che trattandosi per lo più di Vini in divenire, sarebbe riduttivo, ma posso assicurarvi che il modo in cui Matteo coccoli le sue piante prima ed i suoi mosti poi, fa pensare ad un padre ormai con grande esperienza alle spalle. Vi darò, però, qualche spunto in base ai miei assaggi.

Ho apprezzato molto il Riesling Brina, un Vino che si fa valere per freschezza e toni primari di grande prontezza e piacevolezza, ma che già con un anno extra di riposo in bottiglia si fa elegante ed intrigante. La sua Barbera ferma Ampelo fa già intendere che la scelta di andare a creare dei veri e propri cru, impiantando il vigneto del singolo varietale nel terreno più vocato per quella specifica uva, è più vincente che mai, là dove si hanno a disposizione diverse condizioni pedoclimatiche all'interno della stessa azienda.
Oltre alla novità, un sauvignon spumantizzato che ho avuto modo di provare con ancora tanti mesi davanti prima della sboccatura, l'emozione più grande mi è stata donata da L'Inedito, un Vino fuori dagli schemi per antonomasia, fatto - citando Matteo - "quando non ero ancora produttore e non sottostavo ad alcuna regola commerciale". Non che ora Matteo si preoccupi molto di ciò che piaccia alla gente... sia chiaro... questo ragazzo va dritto per la sua strada, poi il tempo sicuramente ci e gli dirà se il tiro sarà da correggere o meno, ma per ora mi piace la sua sana e coraggiosa sicurezza.
L'Inedito è il manifesto della sua voglia di fare e di stupire, con un blend di Barbera, Croatina ed Uva Rara, senza filtrazioni e con un equilibrio che - sarà stata la fortuna? Sarà stato quel pizzico di incoscienza? Chi se ne frega?!? - fa pensare ad un grande rosso, frutto di prove ed esperimenti, quando in realtà ci si trova di fronte ad un "one shot" di rara bellezza.
Se prendiamo come riferimento della cifra stilistica di Matteo e dell'Azienda Colle del Bricco l'Inedito, beh... non resta che seguire le sue evoluzioni ed ancor più quelle dei suoi Vini, perché qualcosa mi dice che le sorprese non tarderanno molto ad arrivare!


F.S.R.
#WineIsSharing


sabato 10 ottobre 2015

Lo scopriremo solo bevendo!

Si preannuncia un periodo davvero particolare per me, ma sono sempre più convinto che la sincerità e quel pizzico di sana spensieratezza con cui mi sono sempre approcciato al mondo del Vino, alla lunga, mi stia permettendo di parlare a sempre più persone, di condividere sempre più calici ricolmi di emozioni, ma soprattutto mi stia aiutando a comprendere, come in una sorta di selezione naturale, chi ha davvero compreso la mia visione d'insieme di un contesto così complesso eppure così semplice se non lo si grava di sovrastrutture o paradigmi, spesso, fuori luogo.

Un mondo strano, affascinante, a volte così gioioso altre estremamente malinconico, eppur sempre affascinante, instancabilmente interessante! Il Vino è per alcuni solo lavoro, per altri passione, per altri ancora un investimento, ma per molti sana fatica ed ancor più sacrificio, non solo economico, bensì umano, affettivo, emotivo. Tanti amici incontrati, altri conosciuti, altri ancora fatti miei e tenuti accanto in cammini, percorsi, viaggi di quelli in cui sai quando parti, ma non puoi sapere quando arrivi e tutto questo senza promesse, senza pretese, senza rapporti che trascendano quello meramente umano.
Un mondo strano quello del Vino... è vero! Un mondo che mi sta sballottando da una parte e dell'altra di questa bella Italia, dandomi opportunità che nulla hanno a che fare con il lavoro, ma che apprezzo ancor di più delle esperienza professionali, proprio perché scevre di quel peso e quella materiale e venale razionalità che il lavoro, purtroppo, a volte impone.

DestinazioneVino è partita, un'avventura che già mi ha fatto ridere e piangere nel giro di pochi istanti come mai avrei pensato, con un calice in mano o per un abbraccio di un amico, se non per un semplice accadimento inaspettato. 
...E poi c'è la "sorpresa" di cui vi parlai in tempi non sospetti, che è ormai iniziata a tutti gli effetti e della quale spero di potervi parlare in maniera più approfondita molto presto! In molti mi avete chiesto cosa ci faccio io in TV, perché hanno scelto me ed in cosa consisterà il programma, ma presto avrete tutte le risposte del caso a parte quella relativa alla domanda "Perché hanno scelto te?" alla quale rispondo subito io: "Boooh?!?".
Non sono un giornalista, non credo di conoscere se non l'1% dello scibile enoico, ma ci provo e voi mi date sempre una gran mano nel trovare l'ispirazione e la motivazione per andare avanti, ma per fortuna c'è davvero tanto altro e ci sono decine di giornalisti e Wine Bloggers di livello assoluto in Italia e nel mondo, che io invidio per know how ed esperienze, ma piano piano spero quanto meno di arricchire il mio bagaglio, continuando a bussare alla porta di qualche Cantina o confrontandomi con voi sui social o davanti ad un calice in occasione di un evento. Però, delle persone hanno creduto in me, nel mio modo di vedere il Vino e di comunicarlo senza tanti costrutti e questo mi rincuora.
Persone speciali quelle con cui sto condividendo anche quest'ennesima sfida in cui ci metto la faccia ed il cuore e non posso che auspicarmi di essere capito, nella consapevolezza che ci sarà sempre chi comprenderà e chi, giustamente, vedrà le mie scelte da punti di vista differenti. Una cosa è certa, però, io parlerò di Vino fin quando il Vino mi darà le emozioni che da quando è entrato a far parte della mia vita mi da e non credo potrà mai fermarmi qualcuno, se non togliendomi il cuore. 
Che mondo strano quello del Vino... forse è proprio per questo che uno strano come me si senta così a casa in esso. :-)


F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 8 ottobre 2015

L'Italia primo produttore di Vino al mondo... quantità o qualità?

Ieri le prime avvisaglie, oggi il boom! L'Italia guadagna il primato del Vino mondiale a discapito della Francia! Cioè?!? Facciamo un po' di chiarezza, in quanto se dovessimo basarci solo sui titoloni di alcuni quotidiani sarebbe davvero facile fraintendere e dato che sui social lo sport del "leggi il titolo e commenta" è ormai diventato il più praticato dopo il "condividi bufale e foto di gattini" (che non me ne vogliano gli amanti dei gattini che amo... il mio si chiama Syrah ed i tre cuccioli Pinot nero, Pinot Grigio e Pinot Bianco per ovvi motivi cromatici :-p) , meglio spiegare ai più due semplicissime cose:

- In questo caso parliamo di primato di produzione, ovvero di ettolitri prodotti 48,9 milioni di ettolitri (Italia) contro i 46,6 (Francia), quindi di quantità e non necessariamente di quantità. Sia chiaro, parliamo comunque di un primato importante (se pur basato su supposizioni più o meno attendibili) in quanto, per fortuna, in Italia il 75% delle uve viene utilizzato per la produzione di Vini a denominazione controllata e IGT regionali, con "solo" il 25% destinato a quelli da tavola, quindi se ne deduce una buona prospettiva in termini di qualità. Il fatto è che l'Italia non è affatto nuova a questo tipo di primati, vi basti pensare che solo due anni fa lo "scettro" era ancora nostro, con un passaggio a vuoto in cui la Francia ci ha sorpassati, dovuto solo alla pessima annata del 2014, che comprensibilmente ha ridotto la produzione italiana, ma ancor più le potenzialità dei nostri vigneti e delle nostre uve. Mi sento di dire che, quindi, non siamo di fronte a chissà quale novità, bensì ad una degna riconferma, che, confido, venga sempre di più sostenuta da un discorso più votato alla qualità che alla quantità, anche a livello di comunicazione generalista, che spesso pecca di superficialità in merito a questi aspetti, riducendo tutto a numeri e traguardi, quando, per fortuna, il Vino è ben altro, soprattutto in Italia!
Comunque nel sito inumeridelvino.it trovate di tutto e di più in quanto a statistiche ed approfondimenti non generalisti sul mondo del Vino: dall'import-export ai fatturati, piuttosto che i margini produttivi o le valutazioni dei mercati internazionali;

- Nonostante l'Italia risulti essere il maggior produttore di Vino al mondo, c'è un dato al quanto sconcertante che non fa ben sperare e che mi preoccupa molto dal punto di vista culturale, sociale e relativamente anche sotto l'aspetto economico, ovvero il fatto che la superficie vitata italiana sia scesa negli ultimi 15 anni di quasi 200mila ettari, contro una Spagna che vede aumentare i propri vigneti ed una Francia più o meno stabile nel tempo. Questo mi porta a due riflessioni che spero di chiarire grazie a chi ha più voce in capitolo di me, che quando si tratta di numeri e statistiche, dico la verità, scappo! La prima è relativa alle rese e quindi, se vogliamo, anche ad un discorso qualitativo relativo ad esse, in quanto produrre così tanto con molte meno piante, seguendo una logica al quanto semplicistica, ma forse non così errata, non mi fa pensare che ci sia qualcosa non torni! La seconda è più che altro una domanda che mi pongo:- "Perché le in Italia vengono estirpati o lasciati morire sempre più vigneti?". Ce ne sono forse "troppi"? Non vorrete mica dirmi che lo si fa per lasciar spazio a quelle orrende "piantagioni di pannelli solari"?!? E' un fatto culturale? Tra le nuove generazioni non ci sono abbastanza giovani che vantino il gene del vignaiolo? O è un problema economico, in quanto col Vino, purtroppo, che dire se ne voglia, è davvero difficile guadagnare molto? (parlo di piccole e medie aziende). Come diceva un tipo più saggio di me "Io questo lo ignoro", ma di certo spero che la tendenza si inverta, per quanto sia difficile auspicarlo, non tanto per poter scalare classifiche o raggiungere primati, che lasciano il tempo che trovano, bensì per tornare a vedere sempre più famiglie coinvolte nella gestione dei vigneti e nella produzione dei grandi Vini italiani, nonché sentire un Amore ritrovato e rinnovato nei confronto di un mondo così meraviglioso e così insito nella storia e la cultura sociale italiana. Qui un mio articolo su ciò che l'Italia deve ancora, purtroppo, invidiare alla Francia: http://www.wineblogroll.com/2015/09/italia-vs-francia-questione-di-storia.html.

Comunque, a prescindere da tutte le valutazioni del caso, complimenti a tutti i produttori ed i vignaioli che si sono fatti e si stanno facendo il "mazzo" anche quest'anno per permettere a noi tutti di scrivere qualcosa, ma ancor più di bere qualcosa di buono, chi più chi meno. Che sia questa l'annata del secolo o solo una buona annata, l'importante è che si continui a perseguire la qualità e che l'Amore per la terra resti alto e venga fomentato da chi questo prezioso sentimento e questa grandissima passione può e deve condividerla con le nuove generazioni, per quanto difficile sia.


F.S.R.
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