lunedì 30 novembre 2015

Il Mercato della FIVI tra amici, assaggi e carrelli della spesa!

Se mai mi fosse balenato per l'anticamera del cervello anche solo e soltanto un dubbio riguardo le capacità della FIVI di creare sinergie che trascendano bandiere, ideologie e conti in banca, al ritorno dal Mercato dei Vignaioli Indipendenti di Piacenza quel dubbio (che poi non c'è mai stato in realtà) sarebbe stato fugato.
Sviolinate a parte, la mia è una considerazione che vuole andare oltre l'evento in sé, ben riuscito, pieno di gente, ma soprattutto con le facce dei produttori positive ed allegre, se pur provate dalla stanchezza dovuta al mix di chiacchiere-presentazioni in loop-mescita-vendita-carrelli della spesa vaganti, tanto efficace quanto provante. A mio modo di vedere ieri dentro il padiglione di Piacenza Expo c'era tutto ciò che cerco nel Vino di cui parlo, di cui scrivo e, soprattutto, che bevo: umanità, territorio e qualità. Finalmente un evento nel quale anche un piccolo produttore può avere un riscontro diretto in termini di vendite ed a giudicare dai carrelli pieni (geniale farlo in questo periodo con il Natale alle porte) non deve essere andata affatto male!
Probabilmente, lo vedessi al Vinitaly mi inca...rei, ma ieri ho persino apprezzato il fatto di non trovare al desk alcuni amici e di ritrovarmeli accanto mentre assaggiavo i Vini di un altro produttore, prassi solita, ma non frequente come tra i produttori FIVI, che, mi piace pensare, si rifletta nell'umiltà di molti di essi, nell'apprendere dal confronto con gli altri vignaioli per migliorarsi in continuazione.
Io, personalmente, ero andato a Piacenza senza meta alcuna, se non quella degli amici aderenti al mio progetto DestinazioneVino, che selezionati ai tempi, si dimostrano sempre persone fantastiche e capaci di mettere vere emozioni in bottiglia e parlo di:
- Lidia Carbonetti di Rocco di Carpeneto che non finirà mai di stupirmi per la sua consapevolezza e la genuina bontà dei suoi Vini. Me ne vado dal suo banco d'assaggio ogni volta con tanta positività e serenità!
- Laura Albertini, che avevo rivisto neanche 7 giorni fa nella sua Cantina Terre di Pietra e mi fa fare sempre un figurone quando consiglio ad amici di andare ad assaggiare i suoi Vini! Se avessero potuto vendere umiltà e passione ieri non sarebbero bastati tutti i carrelli della spesa presenti!
- Giovanni Ederle, un ragazzo che varrebbe la pena conoscere anche se non facesse Vino, figuratevi se poi lo fa e pure bene! Il Donna Francesca resta uno degli assaggi "gialli" dell'anno!
- Leonardo Beconcini, grand'uomo, davvero! In grado di comprendere al volo dinamiche che rischiano di inquinare un mondo bello come quello del Vino e di condividere il suo pensiero, senza sé e senza ma, con grande empatia. Poi... troppo buono il suo tempranillo!
- Tenuta Belvedere, Gianluca e la sua compagna, due giovani, due simpaticissimi produttori, che hanno ripreso in mano l'azienda di famiglia da due o tre anni e già stanno sfornando piccole perle, come il nuovo Pinot Nero. Vuoi vedere che viene davvero bene in Oltrepò questo diavolo di Pinot Nero?!?

Questi, però, per un motivo o per l'altro sono amici di cui ho parlato già in questo WineBlog e dato che molti di voi mi continuano a chiedere "chicche" da assaggiare, tramite i miei profili social, vi accontento subito con una batteria di nomi di Cantina, Vini e personaggi che ho riportato con me nel cuore, nella mente e nella mia cantina interiore dal mercato della FIVI:

- Lucia Ziniti, Cantina San Biagio Vecchio: con trasporto ed eleganza sa raccontare la sua realtà unica come unici sono i Vini che vi si producono. La prima cosa che colpisce è l'attenzione ai limiti del maniacale rivolta ad ogni fase dalla vigna alla bottiglia, che tiene conto di terreni speciali e vecchi cloni ed antichi varietali, con viti che raccontano storie legate a doppio filo al territorio ed a chi lo viveva e lo vive ancora.
Se il Sabbiagialla è semplicemente perfetto così com'è (azz... ho detto perfetto? Non credo di averlo usato molte volte in vita mia!) ed i muffati di Albana, compreso quello in anfora, sono di un equilibrio semplicemente armonico, è il Centesimino il Vino al quale ho pensato per tutto il viaggio di ritorno. Un Vino intriso di storia, ma di quella popolare, tanto da prendere il nome da un commerciante un po', come dire, tirchietto, che ha avuto, però, l'acume di propagare le marze di un vitigno allora conosciuto come Savignon Rosso, che solo oggi sappiamo essere un varietale unico ed autoctono della Romagna. Il Monteterbato della Cantina San Biagio Vecchio al naso ti ammalia e ti intriga passando dalle dolci sfumature floreali ai tipici aromi del bouquet garnì, senza farsi mancare una manciata di spezie dal dolce al piccante. E' il sorso che da il colpo di grazia, andando ad armonizzare un così forte impatto aromatico, con struttura, eleganza e persistenza. Un unicum, del quale un Winelover non può sottrarsi all'assaggio!
- Elisa Mazzavillani, Vini Marta Valpiani: nelle sue vene scorre sangiovese e già questo dovrebbe bastare per elogiarla nel suo dire e nel suo fare così pieno di identità ed attaccamento alle sue vigne e non solo al territorio, se non fosse per il fatto che i suoi Sangiovese sono davvero buoni! Eleganti e godibili, dal base alla Riserva, con una scelta attenta del rispetto del varietale, che si evince dagli affinamenti, sempre in legni esausti, capaci di dare il giusto respiro ai Vini, senza inopportune ed invasive incidenze. Un piacere assaggiare una linea, che come in uno spartito di Chopin, non ha mai nulla di stonato, ma vanta picchi di estro e quelle sfumature, che tutti possono provare a replicare, ma per le quali il "tocco" è e resterà sempre il valore aggiunto. Il Sangiovese di Romagna Superiore Riserva 2009 è uno di quei Vini che vorrei avere 30 bottiglie in Cantina e stapparne una all'anno, per goderne il potenziale evolutivo.
- Mattia Filippi e Rossella Marino Abate, Cantine Mattia Filippi & Marino Abate: dal Trentino alla Sicilia, da Nord a Suda, gli estremi che si incontrano, si amano e si legano in maniera naturale, quasi ovvia oserei dire. Realtà diverse, ma unite da una qualità disarmante, che al di là della grande preparazione ed esperienza di Mattia in qualità di enologo e vignaiolo, sanno esprimere il meglio di due terre così distanti, ma così simili nella loro estremizzazione di clima e territorio. Non vi nascondo che da molto aspettavo di sentire il mio palato avvolto dalle bollicine di C02 del Metodo Classico Brut Nature di Mattia, un 48 mesi sui lieviti base Chardonnay, pieno di... di magia! Non scherzo, c'è proprio qualcosa di magico in questo Metodo Classico, perché è stato capace di stregare me, che se dovessero chiedermi qual è la bolla che ricordi con più trasporto risponderei senza ombra di dubbio quella del Crystal Ball che facevo da bambino! Scusatemi la digressione, torniamo seri! Se dovessi scegliere fra i Vini di Mattia farei davvero fatica a trovarne uno senza una sua identità marcata, una sua peculiarità che lo renda unico nel suo genere, ma io mi spiego tutto questo in 3 punti:
- Uomo: Mattia sa davvero il fatto suo, ma non si lascia sovraffare dalla mera tecnica, continuando, altresì, a credere nel potenziale innato della Natura e delle energie che la compongono;
- Territorio: vi basterà dare un'occhiata alle foto dei suoi vigneti o ancor meglio andarlo a trovare per comprendere quanto siano speciali, se poi ci mettiamo suoli e sottosuoli ricchissimi e, soprattutto, vivi, il gioco è fatto!
- Vigne/Materia prima: per i due Cabernet Sauvignon in particolare, l'esperienza delle piante le rende autoctone in tutto e per tutto, capaci di compensare annate storte e di coadiuvare e massimizzare quelle buone.
Per farla breve, l'Underthesky è diretto come un abbraccio di un amico che ti corre incontro mentre sei sovrappensiero e passeggi per il corso della tua città; l'Equinotium (Trentino Riserva Doc) sta al tempo come la particella di Dio, ovvero esce fuori da qualsiasi concetto del normale scorrere degli anni. Evolve in complessità ed eleganza, senza cedere neanche un passo in freschezza!
Lo Xurfus è probabilmente uno dei pochissimi Müller Thurgau che berrei con frequenza, senza essere obbligato a smettere dalla noia! Il Vino che sembra portare con sè il ricordo di quelle miniere che vegliano ancora sui vigneti di Mattia, con uno spettro di mineralità che spazia dal naso allo scheletro percepibile al sorso. Ciò che di più vicino ci sia ad un Riesling tra i Müller Thurgau, ho pensato inizialmente, ma in realtà è "solo" il Müller Thurgau di Mattia Filippi e non poteva mica essere qualcosa di scontato, no?!? Concludo con un salto in Sicilia, dove nella Cantina di Rossella, quella magnifica terra fa sì che finisca nel mio calice un Merlot che ha un cuore grande come il sole ed un'espressività che ora è quella tutta spontaneità e schiettezza di una bambina, ma lascia già percepire quali saranno gli step successivi, in termini di eloquenza e longevità.
- Luca Ferraro, Bele Casel: il Colfondo più "sensato"(ovvero che va dritto verso il traguardo prefissato) lo fa lui, in quanto rappresenta l'equilibrio fra gli estremi. Non che non ce ne siano di buoni, anzi, io stesso ho scritto di alcuni Colfondo davvero interessanti in tempi non sospetti, ma nel suo, ieri, ho trovato pulizia e finezza inattese. Una bella persona, che ho avuto il piacere di incontrare per la prima volta sulla mia strada proprio ieri, ma che confido di poter ritrovare presto, magari in Cantina, per finire di assaggiare i suoi Vini che, causa tempi stretti e caos cosmico, ho dovuto lasciare troppo presto! Non solo un grande comunicatore, ma anche un bravissimo produttore!
- Francesca Poggio, Poggio di Gavi: sarò sintetico, ma molto esaustivo dicendo che Francesca è capace di far Vini che rispecchino in pieno la sua personalità! La nuova bollicina base Cortese è proprio come lei, duttile e pronta a stupire!

Con questo volevo solo ricordare a chi, a volte, lo dimentica che il Vino lo fanno uomini e donne che mettono, là dove lavorino con rispetto, molta delle propria personalità e della propria umanità nel Vino, ma non avrete mica pensato che potessi finirla qui con le segnalazioni? Ecco i Vini che vale la pena, a mio modesto parere, assaggiare e riassaggiare:

- Tentazione Rosso Flaibani 2010: una piccola azienda che fa delle microvinificazioni tanto pazze quanto sensate in termini di qualità e fascino di ogni singola etichetta. Il Tentazione Rosso è un blend che strizza l'occhio alla Francia, ma vuole parlare il dialetto friulano. Equilibrio dei sensi!
- Pojer & Sandri 13-99 Merlino: il primo Porto italiano e non è la solita trovata di marketing, questo è davvero un grande Vino Rosso Fortificato, che sembra un Porto, ma in realtà è molto molto molto molto meglio di gran parte dei Porto che la maggior parte dei comuni mortali avranno mai modo di bere! Sicuramente l'assaggio SHOCK del giorno, tanto inatteso quanto gradito! Azienda che in tutti i suoi Vini esprime originalità e quel pizzico di sana follia che io adoro! Divertentissimo anche il nuovo Zero Infinito, del quale spero di parlarvi presto in maniera più approfondita!
- Bianco delle Ripalte 2014: il Vermentino nella sua versione più minerale e fresca! L'estate nel bicchiere... che altro dire?

Concludo con le mie Marche erano rappresentate da tanti e validissimi vignaioli dei quali nel corso degli anni ho scritto e parlato spesso e molto volentieri, ma oggi, oltre all'ennesimo inchino di fronte al sempre grandissimo Ampelio Bucci, vi consiglio il Metodo Classico dell'Azienda Peruzzi, che in poco più di un fazzoletto di terra (un ettaro ca.) è capace di esprimere al meglio la duttilità e l'eleganza del Verdicchio. Una grande piccola azienda!
Extra: nota di Merito al Trentino che colpisce ancora con una qualità media altissima e tante realtà piccole degne di nota tra le quali mi permetto di sottolineare: Maso Thaler (molto interessante il loro Iuturna) e l'Az. Agr. Eredi di Cobelli Aldo (particolare il loro Arlevo).
Non vi nego che, sarà dura attendere un anno ancora, per la prossima edizione del Mercato dei Vignaioli Indipendenti, ma per fortuna nessuno ci impedisce di continuare ad assaggiare i Vini di questi produttori e di andarli a trovare nei loro mondi!

Ah... dimenticavo! Questo è ciò che penso dell'evento organizzato dalla FIVI:


F.S.R.
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sabato 28 novembre 2015

Il Burson "vince" ancora!

Anche quest'anno per via di impegni pregressi non sono riuscito a partecipare all'evento che si appresta a diventare un classico, organizzato dal Consorzio Bagnacavallo per comprendere “a che punto siamo” con il Bursôn. Durante una cena con degustazione di 5 Vini alla cieca, alla presenza di produttori, giornalisti e winelovers, il Bursôn® Etichetta Nera annata 2010 della Tenuta Uccellina di Russi si è dimostrato non solo all'altezza, ma addirittura il più apprezzato in questa particolare disfida.
Sapete quanto io non ami i paragoni, ma il Bursôn è un Vino che ha bisogno di confrontarsi come ogni “giovane” realtà, per comprendere il suo reale valore, ma ancor più per farsi conoscere in modo efficace da degustatori occasionali, ma anche e soprattutto dalla stampa, che fino a pochi anni fa non ne riconosceva neanche l'esistenza. Sono felice che l'attenzione pubblica ed il consenso praticamente unanime sia ricaduto su un Vino dell'azienda Tenuta Uccellina, che ammiro da tempo per la qualità dei proprio Vini e per la dedizione al lavoro di tutta la famiglia, capitanata dal padre Alberto Rusticali e dalla mamma Antonietta, ma sempre più improntata sulla preparazione la voglia di dimostrare del figlio Hermes. A conferma che il lavoro della Tenuta Uccellina parte da lontano e sa essere costante nel tempo, ricordo ancora quanto accadde poco più di un anno fa alla prima verticale storica del Bursôn, durante la quale mi resi conto del potenziale di tanti produttori, ma di quanto fosse effettivamente importante il divario fra gli altri e questa Cantina, che sembrava già aver trovato quegli equilibri indispensabili per ottenere un Vino armonico da un'uva così ostica. Per la cronaca, la sfida alla cieca che vedeva coinvolto il Bursôn® annata 2010 aveva come sfidanti del Vino da uva Longanesi erano i seguenti: Nebbiolo d’Alba DOC 2010 “Nonno Vet” dell’Azienda F.lli Massucco di Castagnito (CN); ChiantiRufina Riserva DOCG 2010 “Villa Bossi” della Tenuta MarchesiGondi di Pontassieve (FI); Cabernet Sauvignon DOC 2010 “Friuli Colli Orientali” dell’Azienda Cantarutti Alfieri di San Giovanni al Natisone (UD);Amarone DOC 2010 “Cantina Del Castello” Azienda Arturo Stocchetti di Soave (VR).

A prescindere dalle dinamiche di una degustazione di questo genere, io posso dirvi in tutta onestà che, avendo avuto modo di assaggiare diverse annate del Bursôn della Tenuta Uccellina, questa 2010 le batte tutte! Un Vino che ha trovato davvero la quadratura del cerchio, grazie all'annata, ma anche alla sensibilità di chi il Vino lo fa, con la cura, la passione e la lungimiranza indispensabili per imbottigliare l'eccellenza. Ricordo ancora, avendo parlato forse più di chiunque altro del Burson sui social, nei blog, ma anche durante cene fra amici e contesti più professionali, quanta fosse la diffidenza iniziale nei confronti di questo Vino, ma sono davvero felice di vedere che giorno giorno giorno si sta guadagnato la giusta visibilità con le sue sole armi, peculiarità che sono tutto ciò che amo in un Vino: una bella storia, un'uva difficile, ma dal grande potenziale, una territorio che ha voglia di rivalsa in termini enoici e soprattutto sa raggiungere livelli qualitativi e di longevità davvero notevoli.
Complimenti quindi alla Tenuta Uccellina ed al Consorzio, ma soprattutto al Burson che dall'essere chiamato "l'Amarone della Romagna" si sta sempre più guadagnando un suo posto specifico nel panorama dei Vini italiani più interessanti, garantendo qualità e longenvità con un costo ancora davvero accessibile e se ne parlo io che di costi non parlo mai, significa che dovete proprio farne scorta! Magari fatevi una comparativa, con Burson di più produttori per iniziare a comprendere le potenzialità di questo vitigno, aiutato dall'appassimento a spingere al massimo la propria espressività, pur mantenendo una grande piacevolezza, in particolare in questa 2010.


F.S.R.
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venerdì 27 novembre 2015

DestinazioneVino incontra Filippo Butussi e Cristian Specogna - il presente ed il futuro del Vino in Friuli

Come promesso oggi vi porto con me in Friuli, a bordo della VinoMobile di DestinazioneVino, e più precisamente in uno dei luoghi più belli e suggestivi, nonché enoicamente vocati, ovvero Corno di Rosazzo. Lo farò parlandovi di due Cantine friulane che vantano una storia importante, ma che io ho scelto per il loro presente e per ciò che promettono di fare in futuro, grazie a coloro che ne sono volto, mani, mente e cuore, vale a dire i giovanissimi produttori: Filippo Butussi e Cristian Specogna.
Partiamo dal nostro arrivo, e non me ne vorranno le altre stupende location nelle quali abbiamo pernottato, ma è impossibile non innamorarsi di Villa Butussi, la magnifica dimora storica che ci ha ospitati nei nostri 2 giorni in Friuli. Ad attenderci, oltre al confortevole "fogolar" acceso ed ad un'ottima cena, c'era Filippo Butussi, che con sua moglie e la sua bimba, si dimostra sin da subito un gradevolissimo padrone di casa.
Eravamo tutti un po' stanchi, ma quando si parla di Vino e, soprattutto, quando trovo qualcuno che mi tiene testa a parlantina e passione, è impossibile rinunciare alla condivisione, che nel mio caso si è protratta, senza alcun accenno di noia e di stanchezza, fino alle 3 del mattino inoltrate.
E' stata proprio in quella chiacchierata così naturale e concreta, così equilibrata e spontanea, che ho iniziato a comprendere perché i Vini della Cantina Valentino Butussi (Biologica) mi avessero già stupito in passato per armonia ed identità.
Filippo è l'enologo della Cantina di famiglia, ma in realtà è molto più di questo, è un curioso, un irreprensibile lavoratore ed ha un gran bel palato e queste sono le doti che io reputo, da sempre, fondamentali se si vuole riuscire a fare un Vino unico, non omologato, dalla spiccata personalità. Se inizialmente la grande preparazione enologica, oserei dire scientifica, di Filippo potesse intimorire un po' un romantico del Vino come me, in realtà la semplicità e la schiettezza con le quali ogni concetto veniva esplicato ha trasformato in un batter d'occhio il mio timore nella voglia di conoscere, di apprendere, di sapere ed è questo ciò che ho fatto, ho ascoltato, dal primo all'ultimo, come mai mi era accaduto, lo ammetto.
Bellissima l'alternanza fra momenti di intensa professionalità e quelli di sincera convivialità, vissuti con la famiglia Butussi, dedita in toto alla stessa causa: fare grandi Vini con rispetto e lungimiranza!
La prima lezione che ho appreso da questa tappa di DestinazioneVino riguarda un vitigno che mi è sempre piaciuto, ma che non pensavo potesse dare risultati così validi ed unici nel loro genere a distanza di anni... molti anni... e sto parlando della Ribolla Gialla, che grazie agli assaggi condivisi con Filippo si è dimostrata un'uva degna di grandi Vini da invecchiamento, dove l'acidità e lo scheletro minerale permettono una longevità disarmante, che non cede il passo all'ossidazione e riesce ad evolversi in una danza armonica di tutte le sue componenti. La possibilità di attingere a terreni con condizioni pedoclimatiche differenti e la conoscenza che definirei intima di ogni vigneto, sono i segreti di questi grandi Vini, che anche in annate difficili, riescono a dare risultati di sicuro equilibrio.
Se del Pignolo della Cantina Valentino Butussi avevo già scritto, posso dire in tutta certezza, di aver assaggiato solo Vini degni di grandi tavole, in grado di adattarsi perfettamente a cucine importanti, sia locali che nazionali ed in alcuni casi anche internazionali. Tante le etichette prodotte, ma ognuna con la sua personalità ed il suo ruolo ben preciso: Sauvignon, Friulano, Pinot Grigio, Ribolla (ferma e spumante), Chardonnay, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Refosco e le Riserve Rosso e Bianco di Corte, per finire con i tipici Vini dolci friulani Verduzzo e Picolit.
Impossibile scegliere, ma di certo l'assaggio di vecchie annate ha dimostrato quanto, da decenni, si lavori verso la ricerca della sola qualità, senza compromessi, nella Cantina Butussi.
Lasciata la splendida atmosfera creatasi durante un pranzo in famiglia a casa Butussi, con i fratelli Matia e Tobia ed il mitico papà Angelo, la VinoMobile punta dritta verso una nuova tappa: l'Az. Agr. Specogna.
Cristian Specogna è lì ad attenderci con la sua compagna Violetta e suo fratello Michele, per quella che per me non è solo una mera tappa del tour, bensì un tuffo in un contesto che ammiro da tempo, dove nascono alcuni dei Vini che di più mi hanno colpito negli ultimi anni.
Cristian è un caro amico, ma come non perdo mai occasione di ribadire, è proprio con gli amici che si è più critici e non si hanno mezzi termini, eppure a questo giovanissimo vignaiolo, che ha saputo, insieme a suo fratello, portare così in alto il nome di quella che poteva sembrare solo una fra le tante piccole aziende friulane, non riesco a dire altro che GRAZIE! Perché, basta guardarlo negli occhi mentre racconta la sua terra e berci qualche calice insieme, senza badare troppo alle formalità, per comprendere quanto sia l'attaccamento alla sua terra ed ancor più alla sua Cantina, una realtà che affonda le radici 
nel passato di una famiglia che ha da sempre lottato e che ora raccoglie i frutti di un lavoro paziente, minuzioso e soprattutto rispettoso.
Vini unici quelli che abbiamo avuto modo di assaggiare, dai tre bianchi "entry level" che potrebbero essere i Vini di punta di moltissime Cantine per qualità e pulizia, passando per le Riserve delle quali vi parlai qui, fino a vere e proprie rarità che hanno portato la degustazione su un piano quasi mistico, tanta era la contemplazione riservata a certi assaggi. Se con Filippo Butussi avevo avuto modo di testare l'estrema longevità della Ribolla, grazie a Cristian Specogna ho compreso che il Pinot Grigio ramato sembra vivere in una realtà parallela nella quale il tempo scorre in maniera completamente differente.
Per quanto mi dispiaccia non aver potuto dedicare tutto il tempo che avrei voluto alla Cantina Specogna, sono felice di aver scelto quel giorno per la visita di DestinazioneVino e questo perché ho potuto vedere con i miei occhi quanta sia la sinergia e quali siano i valori dei produttori friulani, che mettono verità nei propri Vini e pretendono altrettanta verità.

Non voglio rischiare digressioni in sfere che non mi competono, ma come sapete questo WineBlog non è altro che un diario di viaggio, a volte con il corpo, altre con la mente ed altre ancora con il cuore, ma ciò che ci tengo a condividere con voi è la mia sincera fiducia ed ammirazione nei confronti di entrambe le Cantine che ho scelto di visitare in questa splendida regione che è il Friuli.
Concludo confidandovi ad un orecchio che, ormai, per fortuna, sono bravo a nascondere alcuni picchi emozionali, ma non vi nego che un paio di lacrimucce in questa tappa sono scese, ed entrambe le volte per dei Vini inattesi, pazzeschi nella loro capacità di dare senza pretendere nulla in cambio.

Me ne torno dal Friuli con tante nuove sfide con me stesso, con un bagaglio di conoscenze ed emozioni personali sicuramente molto più amplio e con una voglia matta di tornare presto! Per ora non posso che consigliare a voi di andare a trovare queste realtà e tutte le altre decine di Cantine validissime presenti sul territorio
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F.S.R.
#WineIsSharing
#DestinazioneVino

giovedì 26 novembre 2015

Viva la FIVI! Tutti a Piacenza!

Durante le tappe di DestinazioneVino mi sono reso conto di quanti amici ed amiche facciano parte di una grande famiglia, che sembra essere sempre di più una delle poche, se non l'unica, in grado di accogliere fra le proprie mura e sotto il proprio tetto realtà tanto diverse quanto accomunate da due valori fondamentali del far Vino, ovvero la qualità ed il Rispetto.
Sto parlando ovviamente della FIVI, per chi non lo sapesse Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, un'associazione fatta di persone ancor prima che di nomi, brand o meri numeri, che sa essere attiva e propositiva nelle sedi istituzionali ed in quelle della comunicazione e della promozione di territori e realtà che spesso non hanno troppa voce in capitolo. Creare sinergie è davvero difficile in particolare in Italia ed ancor più nel mondo del Vino, ma la FIVI ci è riuscita e ve lo dimostro citando una frase di una produttrice che, giorni fa, alla mia domanda "Allora sarai a Piacenza il 28 ed il 29 novembre?" rispose così: "Certo, non vedo l'ora! Finalmente potrò rivedere tanti amici e farmi due giorni di relax!".

Vedere un evento comunque impegnativo come il mercato dei vini, come un momento di aggregazione e condivisione, in tutta serenità, è cosa rara, ma a quanto pare non all'interno della FIVI! 

L'unione fa la forza, motto che in questi tempi "moderni" sembra esser stato dimenticato dai più in favore delle dinamiche individualiste e della legge del più forte. ma alla FIVI hanno avuto pazienza, lungimiranza e tanta voglia di fare, tanto da arrivare ad essere l'unica associazione di cui tutti i produttori che ho incontrato sul mio cammino mi hanno sempre e soltanto parlato positivamente e con trasporto.
E' per questo che, pur evitando ultimamente gli eventi enoici perché anche noi WineBlogger abbiamo una vita ed un lavoro da portare avanti, non potrei mai perdermi il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti che si terrà questo weekend (28/29 novembre) a Piacenza e del quale vi riporto le indicazioni utili:
Orario di Apertura al Pubblico:
Sabato dalle 12.30 alle 20.30
Domenica dalle 11.00 alle 19.00
Ingresso: € 15.00 comprensivo di catalogo e bicchiere per degustazioni
Ingresso ridotto: € 10.00 per soci AIS – FIS – FISAR – ONAV e SLOW FOOD
(il socio deve mostrare tessera valida dell’anno in corso)
I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare degustazioni.
Gli animali sono ammessi, ma si chiede che per la sicurezza e la tutela di tutti siano tenuti al guinzaglio e con la museruola.

Ci tengo, inoltre a segnalarvi le realtà che, fra le 330 presenti, fanno anche parte di DestianzioneVino e che sarà un piacere ritrovare a Piacenza Expo:

Tenuta Belvedere,
Rocco di Carpeneto
Consorzio Cembrani DOC

Qui trovate l'elenco completo dei vignaioli partecipanti: www.mercatodeivini.it.
Imperdibili a mio parere Villa Bucci, La Marca di San Michele, Boccadigabbia, Tenuta San Marcello, Bele Casel, Bellese, Boscaini Carlo, Haderburg, Mattia Filippi, Francesco Fenech, La Piotta, Flaibani, Cantina San Biagio Vecchio, Marengoni, Marta Valpiani, Pietracupa e questi solo perché sono quelli che conosco meglio attraverso i loro Vini, ma sono certo che data la qualità media dei produttori presenti, rientrerò a casa con decine di altre nuove condivisioni che l'anno prossimo non mancherò di segnalarvi.
A prescindere dalle mie parole, venite a Piacenza e seguite il vostro intuito, il vostro gusto e lasciatevi condizionare dalla personalità di questi vignaioli, perché il Vino è anche questo, connubio perfetto ed armonico fra uomo e Natura.

F.S.R.
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Regali di Natale a tema Vino da non perdere

Manca, ormai, meno di un mese al Natale ed è per me ormai un rito spulciare nel Web alla ricerca di regali a tema Vino da consigliarvi. Quest'anno ho selezionato 3 regali che potrebbero rendere felice ogni WineLover per originalità, utilità ed unicità.

Il primo regalo di Natale a tema Vino, ideale per gli appassionati, ma anche per i neofiti, è sicuramente Myster Vino.
Myster Vino è un gioco davvero divertente, che può rappresentare un'occasione conviviale fra amici, ma anche un primo approccio al mondo del Vino e della degustazione. 

L'idea è di due ragazze marchigiane, Gessica e Lucia, che dopo aver ideato, senza volerlo, la versione beta del gioco per una serata fra amici, hanno pensato bene di condividere con un pubblico più ampio questo concept. MysterVino è un gioco che è molto più di un gioco: cinque vini bianchi, di cinque regioni italiane, con cinque peculiarità da scoprire, insieme a schede, notizie e tutto quel che occorre per sfidarsi con allegria e leggerezza, pur mantenendo la concentrazione utile a riconoscere i profumi speziati del Gewürztraminer piuttosto che le morbide note del Vermentino di Sardegna. Gusto e scoperta: ecco il bello di MysterVino, un gioco che si basa sulla degustazione alla cieca di 5 vini con l’obiettivo di riconoscerli uno per uno e abbinarli correttamente alle 5 rispettive schede, fornite a ciascun giocatore.
Tra l'altro è in offerta (solo fino a lunedì) nel sito www.mystervino.com, quindi perfetto per un regalo di Natale originale e conveniente.

Il secondo regalo è adatto sia al degustatore più accanito che al produttore, nonché al gestore di un locale sia esso un ristorante o un winebar: Coravin.
Il sistema Coravin, di cui vi avevo parlato in tempi non sospetti, è un sistema di mescita del Vino che ha ormai rivoluzionato il modo di conservare il Vino "aperto". A differenza dei sistemi di conservazione, che non possono prescindere dalla rimozione del tappo permettendo l'ingresso dell'ossigeno nella bottiglia e quindi una più rapida ossidazione del liquido, il sistema Coravin lascia la bottiglia perfettamente tappata, protegge il vino rimanente e consente di mescere dalla stessa bottiglia anche settimane o mesi più tardi.
Sembra che tutti i test fatti e le degustazioni di prova hanno confermato la qualità di questo geniale strumento che può aiutare a risparmiare molto sia per ha la necessità di degustare più Vini contemporaneamente per delle comparative, sia per i produttori che potranno gestire con una sola bottiglia più degustazioni in Cantina ad esempio.

Come terzo regalo metto qualcosa riguardo la quale mi avete chiesto in moltissimi dopo averne pubblicate le foto, ovvero le mie Converse All Star personalizzate a tema Vino. Innanzi tutto le mie scarpe sono state create dallo staff de Il Maltese Lab, un laboratorio a conduzione familiare che si occupa da più di 40 anni di accessori per la moda e di novità creative.
Sulla base delle mie scarpe potreste studiare un modello per i vostri partner o per un amico winelover, andando a stampare sulla scarpa frasi, disegni e qualsiasi cosa parli di Vino.
Regalerete così un pezzo unico, intriso della passione enoica del destinatario del regalo.
Inutile dirvi che potreste abbinare a questi regali delle bottiglie di Vino speciali, scegliendole con cura in base al vostro gusto e quello del fortunato che le riceverà, ma ci tenevo a condividere con voi dei regali diversi e più originali per rendere il vostro Natale ancor più unico!

Buoni acquisti natalizi a tutti! :-p
F.S.R.
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Benvenuti nelle Cantine del Veneto di DestinazioneVino

Al ritorno da una delle tappe più interessanti e coinvolgenti di DestinazioneVino non potevo che condividere con voi impressioni, sensazioni ed emozioni che ho riportato con me da questo indimenticabile viaggio.
Tutto parte dalla Valpolicella, terra che amo particolarmente, ma dove è indispensabile conoscere i produttori, vedere dove sono le loro preziosissime vigne, come lavorano per creare ogni proprio Vino, ma soprattutto quanto siano intrisi di passione i loro cuori. Questo perché nell'Italia del Vino più un territorio si avvicina al concetto di "brand", più diventa difficile discernere fra qualità e notorietà, fra onestà e mera finzione, ma io posso dire di essere certo, senza tema di smentita, di aver trovato delle realtà fatte di verità e qualità, con a capo giovani di grande talento, ma soprattutto uniti dal rispetto profondo per la propria terra e per chi berrà i loro Vini.
Ad accogliere la VinoMobile nella prima Cantina in tabella di marcia ci sono Lara e Daniele Damoli, due fratelli che, insieme al papà, continuano a portare avanti la viticoltura, che ha, praticamente, sempre fatto parte di questa famiglia.
Se Daniele è il Deus ex Machina in vigna ed in Cantina, sostenuto ed aiutato dal padre, Lara è colei che divulga il verbo e la storia dei Damoli, in maniera intensa e con il trasporto di chi sente ogni singola parola come sua e non di certo come se si trattasse della solita presentazione aziendale, ormai trita e ritrita. Vini che conoscevo, ma che mi hanno stupito ancora una volta con la loro evoluzione, stappando piccole chicche con qualche annetto sulle spalle, confermando il Brigasco (IGT Veronese) e l'Amarone Classico della Valpolicella Checo come gli esemplari di razza di una linea che fa dell'ottima qualità media e della spiccata personalità le proprie peculiarità.

Calorosa ed impeccabile l'accoglienza, di persone che hanno compreso sin dal principio la mission di DestinazioneVino ed il mood di questo progetto, che non è di certo quello dell'impostazione e della costruzione, bensì della spontaneità e la libertà.
Dopo una piacevole notte presso l'Hotel Villa Moron, che cito in quanto le iniziali sono le stesse della nostro VinoMobile, Lara e Daniele ci invitano nel tempio delle tipicità locali ovvero la boutique dei salumi e dei formaggi (nonché dei Vini) di Corrado Benedetti, dove mi sono ritrovato a vivere una vera e propria full immersion in una produzione di una qualità disarmante, gestita da una persona di una lungimiranza ed un attaccamento al proprio territorio davvero ineguagliabili.
Fatta questa breve, squisita deviazione, la VinoMobile riparte alla volta dell'agriturismo Corte San Mattia, dove trovo ad accogliermi il mitico Giovanni Ederle, che oltre ad essere il factotum dell'azienda agrituristica di famiglia, ha creato proprio la Cantina che porta il suo nome.
Se il tempo durante la prima tappa del tour era stato, a sprazzi, più clemente, di certo il pomeriggio passato insieme a Giovanni è stato caratterizzato da freddo e pioggia, che comunque non ci hanno impedito di fare una piccola perlustrazione tra i suoi splendidi vigneti e l'azienda agrituristica dove può capitare di trovare cavalli "immortali" brucare liberi tra i filari e sentirsi immersi in un'atmosfera senza tempo, pur essendo a pochi minuti dal centro di Verona, tanto da poterne vedere nitidamente il centro semplicemente affacciandosi dalla terrazza panoramica dell'agriturismo.
Dopo una delle più interessanti e dinamiche chiacchierate fatte fino ad ora ed un giretto in cantina, dove Giovanni trasforma il grande prodotto della sua terra in altrettanto grandi Vini all'insegna della pulizia e del rispetto, per fare una sacrosanta pernacchia al tempo infausto, ci spostiamo dentro, dove ad aspettarci c'erano due delle cose che di più scaldano il cuore: Vino e camino acceso.
Con lo schioppettio (se avete letto schioppettino siete messi peggio di me e sarebbe ora di pensare meno al Vino!) del fuoco e le sei etichette di Giovanni di fronte, inizio a sentirmi subito a casa, tanto che vivo la degustazione con la serenità di chi vuole prima di tutto godersi il momento. Se la linea "base" è tanto semplice quanto spiazzante per la sua piacevolezza, è nella complessità dei 3 Vini di punta della produzione di Giovanni Ederle che trovo un riscontro emozionale tale da continuare a sorridere, nella consapevolezza di sembrare un po' un ebete, ma che ce devo fa?!? So proprio boni! Per non tirarla troppo per le lunghe tenterò di incuriosirvi un po' abbinando un pensiero ad ognuno dei 3 Vini:
Donna Francesca (IGP bianco veronese) - l'aria e la terra... estasi armonica;
Rubro del Forte (IGP rosso veronese) - la dolcezza della forza... mon petit "Sherry";
Amarone della Valpolicella - ...visto che non ora mai non me lo levo dalla mente che "lui" era un piccolo* grande Am...arone, "solo" un piccolo grande Am...arone! (*giovane);
Dopo una cena in cui si è parlato di tutto tranne che di Vino e per chi mi conosce è tutto un dire ed una notte rifocillante notte immersi nel verde, ma con le luci di una delle più belle e romantiche città al mondo riflesse sui vetri delle finestre, DestinazioneVino lascia la Cantina Giovanni Ederle, alla volta di Terre di Pietra, il sogno diventato realtà di Laura Albertini, una grande Donna ed un'altrettanto grandiosa vignaiola.
Laura, con al suo fianco il compagno di vita e di vigna Cristiano, baciati dal sole di una delle più belle giornate in termini di meteo che DV abbiamo visto fino ad ora, da bravi vignaioli ci fanno salire sul loro pick-up per fare una capatina là dove tutto nasce ed in quello che sembra essere il loro habitat naturale, i vigneti.
Un tuffo nel lavoro e nella passione di chi tratta ogni singola vite come una figlia e, quindi, il terreno come fosse il suo svezzamento.
Il concetto di Biologico visto con sensibilità ed equilibrio, ma soprattutto un grande rispetto per la materia prima che giunta in Cantina si tradurrà in Vini che si distanziano dalla solita concezione, in particolare riguardo quelli da appassimento, in quanto a potenza e struttura, spostandosi volutamente su piani più vivi ed eleganti della complessità e della freschezza che dura e fa durare. 
Prima di passare a dedicarci ai Vini, abbiamo avuto l'onore di partecipare ad uno dei momenti di più sana e vera convivialità, ovvero il pranzo della domenica, dove sono stato strafelice di vedere il Vino riappropiarsi del suo posto, ovvero la tavola, che, per chi si ritrova spesso a doverlo assaggiare in contesti diversi, è davvero raro, se non "at home". Pranzo conclusosi con la prima crostata ufficiale brandizzata DV per la quale chiederemo i diritti alla Cantina Terre di Pietra!!! Scherzi a parte, dovevate vedere la mia faccia quando Laura ha portato in tavola quel piccolo capolavoro... mi sono commosso! Inoltre, era anche muy bonita!
Ci spostiamo nella sala degustazione, dopo aver sbirciato in alcuni ambienti davvero suggestivi, tra fusti e botti di legno e bottiglie conservate con cura e creatività, dove la chiarezza delle idee di Laura e la sua profonda umiltà, hanno trovato riscontro nei calici di Vini vivi, che sembrano non avere un solo apice, ma semplicemente momenti diversi della propria esistenza nei quali dire qualcosa di speciale della propria personalità, come volessero emozionare sia per la loro qualità istantanea che incuriosire ed invitare ad essere attesi e scoperti nel tempo con dei veri e propri indizi di longevità e qualità. Parlai di Terre di Pietra tempo fa in questo WineBlog, ma trovarmi con Laura e Cristiano a guardare indietro puntando al futuro, mi ha davvero dato emozioni e sensazioni indescrivibili per intensità e nitidezza. Se durante il pranzo avevo avuto la dimostrazione di come un Valpolicella Classico possa fregarsene altamente del passare del tempo, con la verticale di Amarone della Valpolicella Classico Rosson (2005-2009) mi sono dovuto arrendere di fronte ad un concetto di freschezza abbinato ad un Vino da appassimento nuovo, forse unico e che rende godibile ed accessibile la complessità dei Vini di Laura, in un'ottica di armonica eleganza, che fa pensare ad una sinfonia "classica" suonata nel giardino di casa, con le bambine che giocano e l'aria che di accarezza il viso.
Lasciata Laura e la sua splendida famiglia, dopo una splendida giornata all'insegna della condivisione e del confronto, la rotta di DestinazioneVino ci porta in Friuli, ma metterò per un attimo da parte la consecutio temporum in quanto dedicherò un post a parte all'esperienza friulana, vorrei, quindi, concludere la tappa veneta con l'ultima azienda del tour di questa regione: l'Az. Agr. Corvezzo. La Cantina Corvezzo è di certo la più grande in termini di numeri fra quelle aderenti a DestinazioneVino e per alcuni di voi stonerà in mezzo ad una stragrande maggioranza di realtà tra il piccolo ed il piccolissimo, ma è nella contraddizione che, spesso, si trovano le risposte più importanti ed io non ho avuto nessun dubbio quando ho chiesto a Giovanni Corvezzo di prendere parte a questo progetto, proprio per dimostrare che non sempre "piccolo è bello ed ancor meno è buono" e per far capire che si può fare Vino con coscienza e rispetto sia nell'azienda da 10,000 bottiglie che in quella da 2 milioni di bottiglie, se solo si abbiano la consapevolezza e la forza giusta per affrontare un investimento in termini economici e psicologici ancor più grande. Pensate solo alla conversione in biologico di un'intera azienda da 150ha, impossibile? Beh... non per Giovanni Corvezzo, che ha voluto puntare totalmente sul rispetto del proprio territorio, dei propri terreni ed ancor più di chi andrà a bere i suoi Vini.
A prescindere dall'innata simpatia di Giovanni, con il quale sto condividendo un'avventura della quale tornerò a parlarvi prossimamente, era importante per me mostrare a voi tutti due approcci diversi al Vino, quello del vignaiolo che per forza di cose deve essere anche imprenditore se pur con vocazione diversa e quello del produttore, che in realtà, come nel caso di Giovanni, non è solo imprenditore, ma da un seguito al lavoro di una famiglia che se pur giovani, da oltre 100 anni lavora nell'agricoltura e nella viticoltura. Spesso si tende ad etichettare grandi aziende come "industriali", beh... vi invito a farvi un giro presso l'azienda Corvezzo per comprendere quanto il fattore umano conti ancora e quanta attenzione individuale ci sia per ogni Vino, in una realtà nella quale è sicuramente il Prosecco a coprire la più grande fetta della produzione, ma che vanta delle piccole tirature di Vini che vi stupiranno, primo fra tutti il Manzoni Bianco che non perdo mai l'occasione di citare. Qualità su tutta la linea e felicità profusa in una Cantina dove splende sempre il sole e tutti sono degli Happy Farmer nell'animo!
La tappa del Veneto è stata, sicuramente, una delle più entusiasmanti ed a confermarlo le emozioni condivise da me e dal mio compagno di viaggio Fausto sui nostri profili social, ma domani vi porterò in Friuli ed il viaggio enoico ed emozionale non sarà da meno, vedrete!


F.S.R.
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#DestinazioneVino

giovedì 19 novembre 2015

La Fattoria di Caspri e la biodynamique, ops... biodinamica

C'è un po' di Francia in Toscana o un po' di Toscana nel cuore di un francese, vedete voi come prendere la decisione Bertrand Habsiger, importante sommelier originario dell'Alsazia, che nel 2007 inizia la sua avventura da produttore, dirigendo l'azienda acquistata dopo attente ricerche dalla lungimirante proprietaria Suzanne Syz, proprio in Italia.
Il mio piccolo omaggio alla Francia lo faccio parlando proprio di questa realtà, la Fattoria di Caspri, che indovinate un po', si trova a Caspri, più precisamente in località Rendola, piccola frazione del comune di Montevarchi, nell'aretino a pochi Km da dove ho passato molti anni della mia vita.
In un luogo storico, che diede i natali al generale Aelianus Caspérius, la proprietà e Bertrand, avvalendosi di affidabili cantinieri, tra i quali Simone Sandei che mi ha supportato e sopportato per la stesura di questo articolo, iniziano il loro percorso di produttori, con idee chiare ed un approccio ben definito: la biodinamica.

La scelta di praticare una viticoltura biodinamica deriva dal fatto di voler preservare al massimo le caratteristiche dell’ambiente, quindi della flora e della fauna che lo compongono, e di conseguenza preservare la vitalità dei suoli sul quale le viti crescono in modo che si possano poi ritrovare nella bottiglia e nel bicchiere le caratteristiche del suolo stesso.
Quindi l’obiettivo dell’azienda è quello di portare avanti la tradizione viticola locale nell’ambito di una pratica che rispetti l’ambiente e di elaborare dei Vini schietti, che riflettano pienamente il loro territorio d’origine.
La fattoria è un'azienda agricola vecchio stampo e perciò perfetta per la biodinamica e più in generale per avere una salubrità naturale dovuta alla tradizionale e fondamentale alternanza (che purtroppo si sta perdendo) tra boschivo, seminativo e frutteti nei quali i vigneti si trovano protetti da aggressioni esterne senza dover ricorrere a chissà quale "stratagemma" chimico o biologico.
Anche nella scelta delle uve si deduce il grande rispetto per l'Italia e per quel particolare luogo da parte della proprietà e di Bertrand, che optano per Sangiovese, Ciliegiolo e Canaiolo per quanto concerne i vitigni a bacca rossa e Trebbiano e Malvasia per i vitigni a bacca bianca.  Se da una parte c'è la scelta rispettosa di produrre veri Vini Toscani, dall'altra è una sfida che dal quale non è possibile esimersi quella di allevare in quei terreni ed in quel contesto pedoclimatico Syrah, Grenache e Pinot nero, come quasi a volte suggellare questa alleanza Francia-Italia.
Come detto sin dall’inizio dell’attività abbiamo deciso di praticare un’agricoltura biodinamica il più possibile rispettosa dell’ambiente e del territorio. Le viti e i suoli sono curati con i preparati biodinamici, con tisane e con decotti a base di estratti vegetali che permettono lo sviluppo di un buon processo vegetativo e limitano lo sviluppo dei parassiti. Sulle viti vengono utilizzate piccole quantità di rame e zolfo per la difesa dalle malattie.
Ma come si traduce tutto questo nel Vino?
Beh, prima di condividere con voi i miei assaggi vi o qualche dritta in più sulla vinificazione: 
- varia a seconda dell'annata e quindi dell'uva che arriva in cantina, anche in modo importante;
- le uve, vendemmiate a mano, compiono la fermentazione in tini troncoconici di rovere aperti da 12 e 15 hl;
- il riempimento della vasca avviene manualmente senza l'utilizzo di pompe;
- nessun controllo della temperatura, in quanto la cantina è abbastanza fresca da non permettere al Vino in fermentazione di superare 28°C;
- basse rese (70 q/ha o meno);
- l'affinamento, variabile in base al Vino che si andrà a produrre, avviene in legni esausti di varie dimensioni barrique tonneaux (500 e 600 l) e botti da 1.500l;
- in nessuna fase della vinificazione viene aggiunto metabisolfito al momento (tranne per l'annata 2014 nella quale ne è stato aggiunto meno di 1/ha) e viene fatta una, al momento dell'imbottigliamento, una filtrazione sgrossante;
- Dopo la svinatura il Vino rimane qualche giorno in acciaio prima di essere travasato in botte in modo da subire una sfecciatura. Una volta in botte non viene più travasato finendo l'affinamento sulle proprie fecce fini.
Questo è il modus operandi generale dell'azienda con ovvie differenze basate sulle uve e sul Vino prodotto, tra i 7 che l'azienda ha in linea: Rosso di Caspri, Casperius, Ciliegiolo, Canaiolo, Syrah, Poggio Cuccule e Luna Blu (tutti IGT).

Io, personalmente, ho avuto modo di assaggiare una piccola verticale del Rosso di Caspri, Vino tutto nerbo e coerenza varietale, prodotto principalmente con le uve dei nuovi impianti più una piccola percentuale di uve provenienti da vecchi impianti (circa 45 anni). 

Rosso di Caspri IGT Toscana Rosso 2014: un Vino che ha ancora bisogno di evolversi, ma che è in questo momento che esprime la sua schiettezza e la sua predisposizione alla tavola in modo naturale e coerente. Naso classico dalla viola al piccolo frutto rosso, con quella punta di "aria" in più che dice molto delle tecniche di vinificazione e che a me non dispiace affatto. Il sorso è vivo, piacevole, di buona struttura e grazie a "precursori della beva" come la freschezza e quella nota sapida che bilancia la morbidezza del Sangiovese, un bicchiere tira l'altro!
Rosso di Caspri IGT Toscana Rosso 2013: il più timido dei 3, nonostante l'annata sicuramente meno complessa della 2014. Probabilmente la sua austerità lo porterà ad aprirsi ed esprimersi più avanti, sta di fatto che in bocca è un vero Sangiovese, da annata un po' più calda, ma di grande piacevolezza.
Rosso di Caspri IGT Toscana Rosso 2012: eccolo qui, il Vino che speravo e, forse, in fondo sapevo che avrei trovato. Varietale, terra e quell'accenno di evoluzione terziaria che fa il pari con la beva fresca e minerale nell'ottica di un egregia corrispondenza naso-bocca-cuore.
Un Sangiovese di livello, che definirei country-chic: country nella sua schietta espressività e chic nell'eleganza del tannino, presente, ma già molto educato.
In attesa di provare anche il Syrah di cui mi hanno parlato molto bene e gli altri Vini della linea, posso dire serenamente che il lavoro in vigna ed in cantina portato avanti nella Fattoria di Caspri si sente in ogni calice e la 2013 è stata la cartina di tornasole per comprendere quanto questi Vini fossero l'espressione sincera, non solo dell'annata, bensì delle piccole differenze di scelta in cantina, pur restando sempre nel rispetto dei principi della biodinamica.
Una realtà interessante, da seguire e da approfondire, meglio se visitandola e "tastando con mano" l'effetto di scelte ben precise sul territorio che la ospita ed ovviamente su ogni Vino prodotto.
Niente estremi, tanto equilibrio anche a livello di comunicazione e, soprattutto, molto rispetto, questi sono i valori che contraddistinguono la Fattoria di Caspri ed io lo apprezzo e non poco!


F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 18 novembre 2015

Il Vino nelle Religioni - Tra riti sacri e peccato

Ultimamente tra demagogia, bufale e reali notizie di cronaca nera (purtroppo), i social ed i giornali sono pieni di "guerre di religione". Noto tanto astio, ma non avendo nessuna voglia e nessuna autorità per parlarvi di ciò che sta accadendo nel mondo, ciò che mi sono sentito di fare è stato di compiere una piccola ricerca sul ruolo del Vino nelle principali religioni create dall'uomo, nella speranza di poter, anche solo per qualche minuto, vedere le religioni in modo diverso da quello che siamo costretti ad assimilare ogni giorno, con tutti gli stati d'animo e le incazzature conseguenti.
Ho sempre visto il Vino come un veicolo di comunicazione, di emozione e come qualcosa intriso di valori, ma vediamo che valore aveva ed ha tuttora per le diverse religioni.

Il Vino nel Cristianesimo

Il rapporto tra il Vino ed il Cristianesimo è forse quello più forte. Il Vino è sicuramente uno dei simboli più importanti per la Chiesa. Storie del Nuovo Testamento della Bibbia raccontano di Gesù Cristo - riconosciuto come il Figlio di Dio per la fede cristiana - trasformare l'acqua in Vino. Durante l'Ultima Cena, Gesù condivide pane e il Vino con i suoi discepoli. Durante l'Ultima Cena, Gesù ha spiegato il perdono dei peccati e ha chiesto che i rituali della cena continuassero in sua memoria (Eucarestia). A causa di questi eventi, il pane ed il Vino sono rappresentativi del corpo e del sangue di Cristo, che vengono somministrati durante il sacramento della Comunione. Il Vino è stato ed è così importante per i Cristiani che, persino, durante il proibizionismo negli Stati Uniti d'America le Cantine poterono continuare a produrre Vino esclusivamente per la Santa Messa.
Una curiosità: la parola Vino nella Bibbia viene citata ben 278 volte in 258 versetti, mentre la parola vite ricorre 141 volte in 135 versetti!
quadro vino

Il Vino nell'Ebraismo

vino kosher
Partiamo dalla premessa che le tre religioni sviluppatesi nel Medio Oriente antico ebraismo, cristianesimo e islam hanno una matrice comune e vengono definite abramitiche. Ognuna di esse ha una storia unica ed affascinante con il Vino. Il Vino, infatti, è molto importante per gli Ebrei. Passi della Bibbia ebraica dimostrano che il Vino sia stato associato con il Signore. Oltre alla divinità, si ha la certezza di quanto fosse importante non solo il Vino, ma la vite stessa, in alcuni passaggi della Bibbia nei quali l'uomo viene minacciato di non veder più dar frutti le proprie viti qualora venisse disobbedita la parola di Dio. Il Vino fa naturalmente parte di alcuni riti come la benedizione Kiddush durante la quale il Vino è benedetto per santificare le feste ebraiche. Anche durante la festa della Pasqua ebraica, esistono obblighi rabbinici che suggeriscono agli uomini ed alle donne di consumare quattro bicchieri di Vino. Il Vino rosso assume, poi, particolare rilevanza per la celebrazione del sabato ebraico (Shabbat).
Nel rito sacro di santificazione del Sabato avviene la "beracah" (= benedizione) sul vino: il vino usato dovrebbe essere rosso e di alta qualità e con esso si deve riempire fino all'orlo un bicchiere (di solito, un apposito, elegante calice istoriato con caratteri ebraici), ovviamente Kosher, ovvero prodotto secondo le norme ed i regolamenti religiosi ebraici.

Vino nell'Islam

In quanto religione abramitica, l'Islam condivide molte credenze con Ebraismo e Cristianesimo. È quindi curioso che il consumo di alcol sia vietato nella religione islamica. Prima della nascita di Maometto, il Vino era consumato all'interno di varie città del Medio Oriente. Con l'Islam si diffusero in tutto il Medio Oriente gli insegnamenti contenuti nel Corano.  Il Corano ha diversi passaggi e rivelazioni riguardanti l'alcool e il vino. In una delle prime rivelazioni del Corano, il vino è lodato come un dono per l'umanità. Rivelazioni successivi parlano dell'abuso del dono di alcol. L'ultima rivelazione riguardante il vino nel Corano precisa che a causa dell'ebrezza provocata dal vino, questa bevanda è da evitare. Questo ha portato il consumo di alcol ad essere generalmente proibito dalla legge islamica. Mentre il consumo di alcol è vietato, non tutti gli individui islamici (musulmani) o società islamiche praticano questo divieto. Paesi del Medio Oriente in tempi diversi hanno avuto diverse disposizioni di legge in materia di alcol. Ad esempio, Egitto e Marocco, hanno ottenuto la possibilità di produrre vini destinati al consumo da parte di persone non musulmane. Inoltre, i musulmani che si trovano in società non islamiche consumano vino ed altre forme di alcol.
In breve l'Islam definisce il bere un peccato, descrivendo la corruzione individuale e sociale che ne risulta:
"Ti chiedono del vino e del gioco d'azzardo. Dì: " In entrambi c'è un grande peccato e qualche vantaggio per gli uomini, ma in entrambi il peccato è maggiore dei benefici" (Corano, 2:219)
La legge islamica vieta rigorosamente le bevande alcoliche che impediscono il normale funzionamento delle facoltà raziocinanti e che possono avere effetti dannosi sulla propria salute e su quella altrui.
"O voi che credete, in verità, il vino, il gioco d'azzardo, le pietre idolatriche, le frecce divinatorie sono immonde opere di Satana. Evitatele affinché possiate prosperare. In verità, Satana vuole diffondere tra voi, mediante il vino ed il gioco d'azzardo, inimicizia e odio, per allontanarvi dal Richiamo di Dio e dagli uffici divini. E allora, voi vi asterrete?" (Corano, 5:90-91)

I brani visti sopra si riferiscono al vino terreno; nel Corano, però, si fa riferimento anche ad un vino "paradisiaco":
"[Ecco] la descrizione del Giardino che è stata promessa ai timorati [di Allah]: ci saranno ruscelli di un'acqua che mai sarà malsana e ruscelli di latte dal gusto inalterabile e ruscelli di un vino delizioso a bersi, e ruscelli di miele purificato. E ci saranno, per loro, ogni sorta di frutta e il perdono del loro Signore." (Corano, 47:15)

Taoismo

Oltre alle 3 grandi religioni abramitiche, ne esistono altre in diverse parti del mondo. In Asia, ad esempio, si pratica una religione nota come Taoismo. In una religione così complessa, il rapporto con il vino non poteva che essere anch'esso complesso. In diversi punti della storia del Taoismo, l'uso di alcool è stato amato e visto di buon occhio. L'effetto dell'alcol è stato talvolta apprezzato, ma è stato anche a volte visto come un ostacolo per il raggiungimento dell'obiettivo della perfezione spirituale. Alcune scritture taoiste, addirittura, proibiscono il consumo di alcol. L'uso del vino nei rituali taoisti nasce da una lunga storia di coinvolgimento. Oggi il vino è un offerta standard a servizi funebri e il rituale Jiao. Il rituale Jiao è un evento di più giorni in cui alle divinità sono offerti vino ed altre doni.

Il Vino nel Confucianesimo

Anche l'ideologia asiatica non teistica del confucianesimo utilizza alcol nei suoi rituali tradizionali. L'uso di alcol è storicamente significativo in varie forme di Confucianesimo, e continua nella società moderna. I vini sono utilizzati in funerali e matrimoni. AI funerali, il vino è visto come un'offerta alla terra così come al defunto. L'alcol è offerto anche sugli altari ancestrali e sale ancestrali. Ai matrimoni, il vino può essere servito durante il banchetto di nozze. Addirittura, in alcune famiglia, il Vino conservato al momento della nascita della sposa è servito al suo matrimonio. Nella tradizione cinese, il vino è condiviso dalla sposa e lo sposo in una tazza sponsale speciale.

Il Vino nella religione Buddista

La religione del buddismo è praticata in Cina, Giappone, Sud-Est asiatico e in Asia meridionale. Gli insegnamenti del Buddismo proibiscono esplicitamente il consumo di alcol, in quanto è in contraddizione con l'obiettivo di illuminazione. Alcune discipline buddiste hanno permesso il consumo di vino, vale a dire le tradizioni tantriche che si trovano in Tibet. Nel buddhismo tantrico, il vino è visto come uno strumento di illuminazione. Come per ogni religione, si hanno interpretazioni locali differenti. Per esempio, durante il Meiji in Giappone, il clero buddista ha permesso il consumo di alcol. Anche nello Sri Lanka, il consumo di vino e alcol è legato con uno status sociale più elevato ed è quindi accettato.

Il Vino nell'Induismo

L'India e le sue varie religioni condividono una lunga storia con il vino. L'Induismo aveva inizialmente visto il consumo di vino come un peccato mortale.  Questo è cambiato, però, assumendo dinamiche differenti a seconda della casta di appartenenza. Al più alto della casta dei bramini, ad esempio, è stato proibito di bere vino. Va notato che i vini indiani erano per lo più prodotti con linfa di Palma - noti anche come Toddy Palm Wine. Oggi l'India sta piano piano diventando un produttore serio e competitivo di Vino convenzionale, tanto da poter trovare Vini indiani a scaffale nelle principali catene di GDO americane ed inglesi. Magari questo cambierà ulteriormente le cose anche a livello di tradizioni religiose, chissà...

Eccovi una panoramica distaccata e razionale di ciò che il Vino rappresenta nelle varie religioni, alla quale mi permetto di aggiungere solo che a prescindere da riti, obblighi e divieti, il Vino è probabilmente l'unico prodotto del connubio uomo-Natura che ha mantenuto un ruolo ed un valore costante, se non crescente, dalla notte dei tempi sino ai giorni nostri, portando gioia nelle case, celebrando occasioni speciali o semplicemente diventando esso stesso un'occasione speciale, ed è dal Vino che potremmo trarre insegnamenti fondamentali, attingere e ritrovare valori imprescindibili per una vita civile e rispettosa della Terra stessa e del prossimo.
Vorrei dire molte cose, ma, come sempre, confido nella capacità di ognuno di Voi di discernere e di interpretare ogni parola come meglio crede, dando origine, magari a convinzioni o considerazioni antistanti, ma costruttive. In questo mondo in cui si continua a distruggere con tanta facilità, io guardo alla Vigna ed al Vino come una sorta di pratica salvezza ed un luogo di profonda tolleranza, di grande rispetto ed irrinunciabile uguaglianza, nonostante le mille diversità e divergenze di opinione.

F.S.R.
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