domenica 17 gennaio 2016

Medici Ermete ed il Rinascimento del Lambrusco

Alcuni amici, sia fra chi il Vino lo fa che fra chi il Vino lo compra e lo beve, spesso mi lanciano frecciatine riguardo al fatto che in questo Wine Blog io dia “troppa” attenzione alle piccole Cantine, quasi scartando a priori le realtà più “grandi”, beh... come ho già avuto modo di dire e scrivere in più di un'occasione, non è così e con questo articolo voglio dare ancora una volta spazio ad una realtà grande nei numeri, ma anche e soprattutto nei valori. Parlo della Cantina Medici Ermete, che deve la sua nascita a Remigio Medici, padre di Ermete a cui è dedicato il nome dell'azienda, che fondò la sua cantina per vinificare una piccola produzione di bottiglie per quella che allora era una piccola osteria di sua proprietà. Ebbe così inizio una storia che ha portato quella che ora è a tutti gli effetti la famiglia più importante nella storia del Lambrusco, ad impegnarsi con rigorosa costanza ed estrema passione nella produzione di vino... anzi... di Lambrusco di altissima qualità!
La mission della Cantina Medici Ermete ha sempre avuto un target ben preciso, ovvero quello di riuscire ad offrire a chi si sarebbe ritrovato un loro Vino nel proprio calice un prodotto di elevatissima qualità e questa volontà poteva essere concretizzata solo creando un fortissimo legame tra singoli vigneti e Vini prodotti, con una rigida selezione delle uve, a costo di una resa per ettaro inferiore anche del 30-40% rispetto al disciplinare delle Doc. Sì, parliamo proprio di CRU, che fino a quel momento erano impensabili per quella che era considerata dagli americani “the italian coca cola”.
La Medici Ermete è stata infatti, assieme a pochissimi altri produttori illuminati, l'azienda che negli ultimi anni è riuscita a convertire l'opinione comune e l'immagine di un prodotto ormai bistrattato come il Lambrusco, in un'eccellenza del made in Italy a tutti gli effetti, capace di toccare vette tanto impensabili quanto palesemente apprezzabili in Vini fatti con coscienza e consapevolezza.
La storia del Lambrusco 1.0 mi ha molto affascinato, nonostante io non l'abbia vissuta in prima persona e ammetta di sapere molto poco di questo grande pezzo di storia enologica italiana, forse proprio a causa di limiti pregiudiziali indotti e pregressi o semplicemente perché non ho avuto modo di assaggiare tanto, se pur negli ultimi tempi mi stia rifacendo! Comunque, digressioni a parte, possiamo racchiudere la storia del Lambrusco in due fasi focali: il grande boom che va dal 1970 al 1985, in cui due grandi cooperative riuscirono ad esportare negli Stati Uniti milioni di bottiglie e la decadenza che nel 1987 vede i rubinetti del Lambrusco chiudersi in concomitanza con quelli dei mercati che ne avevano fatta la fortuna. Da prodotto di moda (persino James Bond in una sua biografia del 1973 ordinò un Lambrusco al posto del classico champagne) a oggetto di scherno e paragoni infelici, come, appunto, quello con la coca cola, per il Lambrusco non è stato semplice riprendersi da quel periodo buio. Quando Alberto, il padre di Alessandro Medici (quinta generazione della famiglia Medici, che ci tengo a citare perché è con lui che ho avuto il piacere di interagire per la stesura di questo articolo e perché sono certo che rappresenterà nuova linfa per questa già fortemente vitale famiglia), prese in mano le redini dell'azienda, nessuno possedeva terreni vitati poiché tutti i "produttori" acquistavano le uve dai grandi gruppi cooperativi con rese in vigna altissime e vini "amabili" di bassissima qualità.
Mio padre, allora, decise di investire in vigneti abbassando le rese per ettaro di un 30-40% rispetto al disciplinare creando così nel 1993 quello che viene considerato tra i primi Lambruschi secchi di qualità, il "Concerto. Nel 94 il concerto sarà il primo Lambrusco secco ad essere esportato negli Stati Uniti. Per anni mio padre è andato in giro per il mondo combattendo una "battaglia" che sembrava impossibile da vincere. Nessuno in giro per degustazioni voleva avvicinarsi al nostro banchetto. Il Lambrusco era bandito da tutti i ristoranti e nessuno voleva assaggiare il nostro prodotto. Dopo anni di grandi fatiche sono arrivate finalmente grandissime soddisfazioni...” mi confida Alessandro, che sente forte l'attaccamento a radici che si sono fatte strada in una terra dura, ostica, a volte arida, ma che hanno saputo trarre il meglio, come la vite più matura.
Tornando alla mia premessa, come vedete non ho alcun problema nel confrontarmi con realtà che producono meno di 10.000 di bottiglie l'anno o con Cantine, che come la Medici Ermete, ne produce 800.000, con i suoi 75 ettari di vigneto, ma ancora una volta è mentre vi sto scrivendo che riesco a tirare le somme ed a trarre conclusioni relative, non solo al mio gusto, ma anche a ciò che cattura il mio interesse e suscita in me emozioni. La Cantina Medici Ermete, infatti, racchiude in sé peculiarità che ho riscontrato a posteriori in ogni “grande” azienda che sia stata capace di coinvolgermi, di incuriosirmi e di non deludermi in termini gustativo-emozionali e questi fattori sono:
  • gestione familiare e valori che ne conseguono;
  • attaccamento al territorio e volontà di valorizzarne e/o rivalorizzarne i prodotti;
  • capacità di fare qualità sia nei prodotti di grande respiro, che nelle piccole tirature di Vini d'eccellenza, vinificati con l'attenzione tipica di un produttore “garagista”;
Ora, però, passiamo ai Vini che ho avuto il piacere di degustare e che, come pochissime volte, mi hanno visto sbalordito dagli esiti degli assaggi:
-Unique (metodo classico rosè 30 mesi sui lieviti. Vendemmia 2012 sboccatura 2015): come vi dicevo, una grande azienda deve, a mio parere, essere capace di dimostrare di sapersi confrontare anche con produzioni di nicchia e questa lo è a tutto gli effetti, nelle sue 5000 bottiglie, frutto di basse rese per ettaro, di uve Lambrusco Marani, una varietà di Lambrusco tipica del territorio di Reggio Emilia, che l'azienda non vuole dimenticare. Se queste sono solo particolarità razionali che non assicurano qualità a priori, non ho alcuna remora nel confidarvi che, già a primo naso, quello sul mio volto, misto ad un sorrisetto di quelli che si fanno quando non ci si aspetta un'emozione positiva, era vero e proprio stupore. Stupore dovuto alla finezza nel calice ed al naso, all'eleganza della entrata in bocca ed all'equilibrio costante e mai in bilico fra frutto, lieviti e mineralità. Curioso di riassaggiarlo tra qualche anno, in quanto qualcosa mi dice che ci sono bei margini in termini di longevità!

-Nebbie d'autunno (Malvasia di Candia in purezza dolce e spumantizzata con metodo charmat): 4 gradi di morbido e godevole piacere. Una coccola per il naso ed una carezza al palato! Mai stucchevole e, con il giusto abbinamento, o meglio con il giusto interlocutore, impossibile pensare che ne resti anche solo una goccia, a fine chiacchierata. Meglio di molti moscati e decisamente da sconsigliare a chi ha poca forza di volontà, in quanto provoca davvero dipendenza!

-Concerto (Lambrusco salamino 100%. Metodo charmat): anche in questo caso rese bassissime, per il Lambrusco di riferimento dell'azienda, capace di grandi exploit in Italia e nel mondo e di farsi condottiero di quella che venne chiamata “The Lambrusco Renaissance” e che a me piace vedere come la nascita del Lambrusco 2.0, in cui 2.0 sta per presa di coscienza volta ad una profonda ricerca di qualità e ad un'evoluzione che prende una strada completamente differente da quella intrapresa dai fautori della disfatta del Lambrusco 1.0. Tornando al Vino, nel calice ho trovato Il mix armonico di frutto e fiore, in un passo a due romantico ed a tratti sensuale nel quale freschezza e morbidezza non si pestano mai i piedi. Avvolgente e coinvolgente ed elegante come una di quelle ballate rock nelle quali la melodia orecchiabile accompagna un testo di grande trasporto e profondità.
alla Cantina

Ci sarebbe anche la chicca delle chicche, che sono certo avrò modo di assaggiare in futuro e si tratta del Gran Concerto, solo 3000 bottiglie di un metodo classico ottenuto dalle stesse uve del Concerto, con rifermentazione in bottiglia per 30 mesi a contatto con i lieviti.

E fu così che il Lambrusco mi convinse definitivamente e se tanto mi da tanto, questo è solo l'inizio! Il mio viaggio alla scoperta di questo Vino dalla storia così affascinante e dall'animo così anticonformista, non può che proseguire nei prossimi articoli.

F.S.R.
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