lunedì 18 gennaio 2016

Un Vino giallo da 13 filari - La Coda di Volpe di Oppida Aminea

Dell'ArcipelagoMuratori avevo già avuto modo di parlarvi in tempi non sospetti, ma vorrei tornare a scriverne grazie ad un assaggio che mi ha colpito particolarmente, qualche giorno fa, ma lasciatemi fare prima la mia consueta premessa.
Siamo ad Oppida Aminea, nel Sannio beneventano, una delle 4 “Isole/Cantina” che fanno parte dell'Arcipelago Muratori, dove la Famiglia Muratori, con la supervisione ed il supporto di Francesco Iacono, produce i cosidetti "Vini gialli", in quanto frutto di uve a bacca gialla.
Oppida Aminea e la Tenuta Giardini Arimei, rappresentano il cuore mediterraneo dell'azienda, quel Sud carico di sole, profumi e sfumature che vanno dal giallo al dorato, per sfociare nell'ambra se parliamo dei passiti prodotti ad Ischia.

Se del passito avevo già scritto in occasione di una degustazionededicata ai Vini Vulcanici, oggi ad impormi di scrivere, grazie all'emozione suscitatami, è stato un Vino bianco o, meglio giallo, che sa di quell'intrigante mix fra storia, leggenda e contemporaneità che già da solo rappresenta uno di quei condizionamenti positivi che non temo di evidenziare e di amalgamare con le peculiarità organolettiche di un Vino.
Ops... mi sono appena accorto di aver scritto tanto, come al solito, senza dirvi il nome di questo fantomatico Vino: Coda di Volpe Filari 1-13 annata 2014(Sannio Doc).
Questa Coda di Volpe è prodotta seguendo gli insegnamenti degli antichi romani che, come potrete leggere voi stessi in controetichetta, ritenevano che fosse nei primi filari l'essenza più spiccata e marcata dell'uva e che, quindi, i Vini prodotti da quegli stessi primi filari potessero esprimere al meglio il varietale sia al naso che al palato.
E' così che nasce il Coda di Volpe Filari 1-13 di Oppida Aminea, che a prescindere dalle parole di Plinio il Vecchio, rappresenta in pieno la volontà della Famiglia Muratori e di Francesco Iacono, di mettere il terroir in bottiglia. Un terroir inteso come rapporto imprescindibile ed interdipendente fra contesto paesaggistico, vigna e uomo, che funga da firma indelebile di ogni singolo Vino ed ancor più di ogni singola annata.
Un Vino che racconta e si racconta, che aiuta a rompere il ghiaccio con una storia intrisa di genio e tradizione, ma che non è solo questo, altrimenti non sarei qui a condividerlo con voi... è un Vino buono, che splende come il più caldo dei soli d'estate e come quel sole riscalda gli animi in corpo e struttura, armonizzato dalla carezza di una brezza marina che sa di mare e vulcano, ma ancor prima di margherite e lychees. Il sorso sembra il dolce finale di una passeggiata che abbia come meta una collina affacciata sul mare, dove stendere a terra una coperta e gustare una fetta di torta di quelle della nonna, che sanno di crema e di pastafrolla... ehm, sia chiaro, il pic nic da soli no, eh!!!

Davvero una sferzata di energia, capace di grande intensità pur mantenendo un'impeccabile e leggiadra eleganza, in particolare al naso.
Peccato che dei Vini che mi rubano il cuore ce ne siano sempre troppo pochi, ma per fortuna, nel caso di Oppida Aminea, da assaggiare c'è molto altro e la qualità non manca!
Un grazie a Michela Muratori per il grande contributo che sta dando in azienda e per avermi dato la possibilità di assaggiare una vera perla rara.

F.S.R.
#WineIsSharing

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