mercoledì 17 febbraio 2016

Comunicare il Vino - Intervista al consulente Riccardo Gabriele

Come molti di voi sanno in questo WineBlog siamo solo io, me e me stesso a scrivere, in quanto considero queste pagine alla stregua del mio diario (che ancora ho, ma voi non avrete mai neanche sotto tortura!). 
In questa settimana di eventi, nella quale non avrei potuto produrmi nei miei soliti prolissi articoli, ho deciso, però, di ospitare degli amici, non tanto per promuovere le proprie attività, bensì per permetter loro di approfondire argomenti che io stesso farei fatica a trattare con tale professionalità e dovizia di particolari.
Oggi è la volta di Riccardo Gabriele di Pr-Vino - Comunicare il Vino, un'agenzia che si occupa, come dice il nome stesso, di comunicazione nel settore vitivinicolo e di consulenza manageriale per Cantine e Consorzi.
Sapete che io non sono uno di quelli che si fa imbambolare facilmente dai curriculum, ma di certo Riccardo vanta un'appurata esperienza, ciò che mi ha portato, però, ad intervistarlo per WineBlogRoll è stato, come sempre, il fattore umano, che rappresenta sempre un valore aggiunto ed ancor più nel suo settore.
Ora vi lascio all'intervista...
- Chi è il consulente del Vino? Di cosa ti occupi nello specifico, cosa puoi apportare ad una realtà vitivinicola con il tuo know how, perché dovrebbero affidarsi ad un professionista del tuo settore?
Parto da un concetto per me fondamentale. L’idea di consulenza che sta alla base del mio lavoro ha la sua base nel prodotto. Una cosa che ritengo fondamentale è la conoscenza dei vini delle aziende con le quali collaboro. Infatti i fattori sono le persone, il territorio ed il vino che, se vuoi, è la sintesi delle due cose precedenti. La consapevolezza di ciò che l’azienda produce è un valido ausilio quando si deve interloquire con giornalisti, sommelier, appassionati ed anche buyer. Perché il nostro lavoro è quello di far conoscere il nostro cliente ed i suoi prodotti, se posso semplificare. Realizziamo infatti progetti per accrescere la conoscenza del brand attraverso processi di relazioni pubbliche. Un’azione che comporta anche una consulenza strategica su vari livelli. Lavorando poi esclusivamente nel settore vino, ogni giorno per tutto l’anno, portiamo anche il valore aggiunto di persone che guardano con occhio esterno e che relazionano il cliente con il mondo. Spesso e giustamente le aziende devono occuparsi di molte cose ed una figura come la nostra può essere un valore aggiunto.

- Il tuo hashtag sui social è #vitadaconsulente, quindi la domanda mi sorge spontanea:- Qual è la tua giornata tipo?
Dipende. Se non sono in un’azienda per i meeting (cerchiamo di farli a cadenza massima di 30 giorni) la giornata in ufficio è scadenzata da una sveglia di buona mattina, lettura delle notizie e monitoraggio della rassegna stampa enoica, mailing, telefonate, verifica dei progetti in corso e attività di relazioni. La sera quando sono a Livorno, la mia città, un piccola pausa serale in famiglia, un ultimo occhio alle mail ed rss varie (oltre che ai social) ed un po’ di riposo. Spesso però sono fuori tra eventi da realizzare e seguire o all’estero dove stiamo ampliando il nostro lavoro andando direttamente nelle principali aree per incontrare stampa ed wine influencers. Lo scorso anno ho fatto 60mila chilometri in macchina e preso circa 45 aerei… una vita dinamica che mi piace molto e mi arricchisce di incontri e, se mi permetti, utilissima alla crescita professionale. Toccare con mano mercati e situazioni e parlare con i players direttamente è di grande utilità.
- Qual è il tuo punto di vista sul Vino italiano in genere? Cosa ci rende migliori e cosa ci manca?
Io amo il vino italiano. Abbiamo una varietà incredibile con storie di persone e territori che sono uniche. In questi anni, ho avuto modo di muovermi un po’ ed ho visto che si mangia italiano, si beve italiano, si veste italiano, si guida italiano, si studia l’italianità… tutto questo è un valore grandioso che alcune volte un po’ dimentichiamo. Forse questo ci manca un po’: siamo un grande paese con grandi prodotti, ma non lo diciamo così spesso e così chiaramente.

- Quali sono i consigli che daresti ad una cantina per comunicare meglio il proprio lavoro?
Comunicate... scusa il gioco di parole. Non per tirare l’acqua al proprio mulino, ma farsi conoscere è importante.
Ogni azienda ha qualcosa da dire di unico, basta che trovi le forme giuste per farlo. Certo ci sono professionisti che possono ausiliare in questo lavoro (e in Italia ne abbiamo di veramente bravi con colleghe e colleghi con professionalità eccezionali), ma bisogna che l’azienda sia convinta per prima. Questo è il vero nodo della questione.
Per un comunicatore come me è importante avere un contatto diretto con le cantine, ma Riccardo ha detto una cosa sacrosanta "i produttori devono occuparsi anche di altre cose", tra le quali metterei al primo posto FARE IL VINO, che non è mai così scontato! Scherzi a parte, il segreto sta proprio nella capacità di un tramite, come un consulente, di veicolare lui stesso il messaggio aziendale attraverso eventi, degustazioni e pr, ma anche di mettere i produttori stessi nelle condizioni ideali di comunicare personalmente il proprio lavoro, senza dispersione di tempo, energie e denaro. Non è sempre facile per un Wine Blogger rapportarsi con ogni cantine ed ancor meno con chi ne fa le veci, ma come ho già avuto modo di dire e non mi stancherò mai di ripetere, la professionalità da sola non basta, ciò che fa davvero la differenza è il valore umano di una persona e nel settore rappresentato da Riccardo lo è ancor di più. Di certo il fatto che anche Riccardo abbia compreso l'importanza di comunicare il Vino in maniera più emozionale, accompagnando all'aspetto meramente tecnico un filo conduttore fatto di storytelling e momenti conviviali, mi ha spinto a scrivere questo articolo.
Per dipanare ogni dubbio sul nascere, ci tengo a sottolineare non è in alcun modo uno sponsor post, anzi la richiesta è partita da me e sono stato molto lieto che Riccardo Gabriele abbia accettato.

F.S.R.
#WineIsSharing

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