lunedì 15 febbraio 2016

Enoturismo - Intervista a Filippo Magnani esperto di turismo del Vino

In questo periodo sento parlare più che mai di territorio: un territorio da custodire; un territorio da veicolare; un territorio da gustare. Tante parole, tanti voli pindarici destinati a restare, spesso, improduttivi ed è per questo che, da par mio, ho iniziato ad approfondire alcuni argomenti capaci di dare una visione più ampia di ciò che possa rappresentare il connubio Vino-Territorio. L'ho fatto partendo dall'enoturismo e più genericamente dal turismo enogastronomico, di certo il modo più diretto ed eloquente per veicolare un territorio Italia-Italia ed Italia-estero.
movimento turismo del vino
Non avendo una reale preparazione in merito al turismo del Vino ho deciso di tirare in ballo chi di certo ne sappia più di me, iniziando con Filippo Magnani.
magnani filippo vino
Filippo ha 43 anni e nel 1999 ha creato Fufluns, Wine & Gourmet Tours in Tuscany, una agenzia pionieristica per quei tempi. Si è laureato in Economia e Management dei Servizi Turistici presso l’Università degli Studi di Firenze prima di iniziare a lavorare nel campo del turismo negli USA, in Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia e Spagna per alcune importanti organizzazioni turistiche come Club Med, Westin Hotels, Relais and Chateaux, Kempinski Hotels.
Nel 2001 e nel 2002 ha frequentato corsi di degustazione presso Le Conseil Interprofessionnel du Vin de Bordeaux, e nel 2006 ha ottenuto il diploma 4° livello presso il Wines & Spirit Education Trust of London.
Filippo è membro FIJEV (International Federation of Wine & Spirit Journalists & Writers) ed anche del CWW (Circle of Wine Writers UK) attualmente scrive come freelance per Corriere Vinicolo e Wine Meridian. Parla correttamente inglese, tedesco e francese.
Ed io aggiungerei... scusate se è poco! Diciamo che ho scelto bene a chi aprire le porte del mio Wine Blog e nell'ottica di una visione il più professionale ed incondizionata possibile, che io non sarei stato capace di dare, ho optato per una semplice, ma esaustiva, intervista, che sono convinto possa aiutare i winelovers a farsi un'idea più concreta dell'importanza del turismo del Vino e, soprattutto, i produttori a comprendere quanto ancora ci sia da fare in tal senso.

- Cosa ne pensi dell'attuale gestione del turismo del Vino in Italia?

Già da diversi anni è in atto un’evoluzione nel comparto del turismo del vino, con delle notevoli possibilità di sviluppo durevole nel tempo. Questo proprio grazie alle caratteristiche di integrità ed autenticità derivanti dallo stretto rapporto con il territorio e con il tipo di attività produttiva che ne è alla base.

- Quant'è forte l'appeal dell'Italia all'estero in quanto meta di turismo enogastronomico e quanto potrebbe esserlo di più?

L’enoturismo, nato come fenomeno di nicchia, è divenuto oggi un genere di turismo ormai consolidato con grandi potenzialità. E’ vero che l’immenso patrimonio enogastronomico del nostro paese costituisce di per sé, al pari di quello storico-artistico, una forma di attrazione che contribuisce ad ampliare e variegare la scelta del turismo per cultura con grandi benefici sul nostro PIL.
Quello che rende l’Italia , soprattutto all’estero, esclusiva ed attraente come tutti sanno è il suo “Life Style“ e questo concetto include: moda, arte, prodotti di lusso, bellezze naturali, naturalmente wine and food, ma anche il nostro modo di vivere. La cosa più bella che mi capita di realizzare stando a contatto con una clientela di alta fascia, è il fatto che apprezzano il ristorante stellato, la cantina famosa, la boutique, ma soprattutto la nostra “PIAZZA”. Le piazze dei piccoli borghi dove si scambiano “relazioni sociali”, e non "social", tra le persone… Questa è la vera Italia!

Debolezze

Di contro, la vasta diversità dei territori e delle tipicità enogastronomiche regionali, sono difficili da promuovere. I turisti del vino sono sempre di più e sempre più diversificati soprattutto per le motivazioni che li muovono e per le esigenze che li caratterizzano.

A fronte degli enoturisti per caso, che si accontentano di un’esperienza in cantina spesso senza richiedere a chi li accoglie o li accompagna particolari conoscenze, c’è una crescente domanda di turismo enologico da parte di veri e propri appassionati (viaggiatori gourmand, wine collectors e foody travelers) e di esperti di settore (enologi, ristoratori, produttori, giornalisti e wine bloggers) che al contrario dei primi, richiedono un’organizzazione curata nei minimi particolari ed una conoscenza dettagliata sui vini, sulle tecniche di produzione, sulle aziende, sul mercato vitivinicolo e sulle caratteristiche enogastronomiche di un certo territorio. In considerazione della principale motivazione alla base del turismo del vino: una vera e propria “sperimentazione del territorio”, è ancora più evidente l’importanza del canale di distribuzione turistica con soggetti, agenzie/tour operators, altamente preparati e professionali capaci di captare la domanda turistica in modo adeguato ed in grado di veicolare in modo propriamente integrato l’offerta del territorio. Agli effetti in Italia ad oggi, è tutt’altro che scontato “fare” turismo del vino in modo non improvvisato.

Purtroppo esistono alcuni gap da coprire, quali:
  • Disorganizzazione del settore turistico caratterizzato dalla disomogeneità gestionale dei servizi e da un’eccessiva dispersione a livello istituzionale... pesa l’assenza di una regia che coordini attività e risorse;
  • Manca un canale di distribuzione dedicato ed esclusivo, ci sono molti soggetti che propongono escursioni e pacchetti enogastronomici, ma non fanno questo come loro primaria attività, li realizzano spesso in modo piuttosto approssimativo solo perché “il settore tira”. Manca la formazione per operare nel turismo e particolarmente in quello di tipo specializzato. E’ fondamentale formare operatori turistici capaci che conoscano le materie che trattano: turismo – enologia – lingue – territorio.
  • Difficoltà nella promozione e comunicazione delle diverse caratteristiche territoriali e delle tipicità enogastronomiche regionali.
- Quali sono le migliorie che apporteresti?

Al fine di superare tale impasse, e permettere una maggiore organizzazione e fruibilità di questa tipologia di turismo, potrebbe essere interessante la creazione di brand regionali (es: prodotto Toscana, prodotto Piemonte, prodotto Sicilia ecc..) per promuove l’Italia enogastronomica e turistica in modo chiaro, semplice ed efficace. E’ tuttavia fondamentale a livello macro, istituzionale, una razionalizzazione e compattazione degli enti coinvolti per un’adeguata erogazione delle risorse che punti su specifici obiettivi e che favorisca possibilmente la formazione di professionisti capaci di promuovere e vendere il “territorio”.

- Quali sono le 3 doti indispensabili per una cantina che voglia fare dell'accoglienza un modo per fare conoscere i propri Vini?

In generale , sviluppare politiche di marketing e promozione che includono l’accoglienza in cantina a tutti i livelli di produzione del vino. Belle brochures, web site accattivanti che parlano di esperienza in cantina e non di mera visita guidata. Importante naturalmente è anche l’organizzazione dell’accoglienza, cura deve essere data dalla visita dei vigneti, zona lavorazione uve/fermentazione, barricaia/affinamento, imbottigliamento, sala degustazione e vendita. Oltre all'ovvia, ma non sempre scontata, segnaletica aziendale stradale.

Importante fare un distinguo in base alle dimensioni aziendali:

Piccola cantina 5000-30.000 bott: famiglia proprietaria tutta pronta all’accoglienza, piccola ma bella sala da degustazione, possibilità di pasti con la famiglia in casa. Possibilità di organizzare pic nic durante il bel tempo. Listino prezzi degustazione inclusivo di vecchie annate;

Media 50.000 – 200.000 bott : sala degustazione organizzata per pranzi, cene e cooking classes. Essere bene organizzati per le spedizione internazionali private delle bottiglie, acquistate in azienda dai visitatori, tramite corrieri espressi. Un persona di riferimento specializzata all’accoglienza. Enologo pronto ad accogliere gruppi di tecnici di settore.


Grande 250.000 – 1.000.0000 bott : team di addetti all’accoglienza ben strutturato, professionale e gentile. Organizzazione e predisposizione con sale per eventi come meeting aziendali, matrimoni e catering di grandi dimensioni 100-3000 persone . Possibilità di ristorante interno collegato alla cantina con eventi sul food and wine mensili. Organizzazione di un “wine club” per news sull’accoglienza ma anche spedizione privata di bottiglie di vino. (anche se in Italia non siamo in usa il sistema distributivo è diverso). Organizzazione di un wine resort con camere da affittare.
vino italia
Oggi ho dismesso i panni di winelover prettamente votato all'emozionalità del Vino, in quanto tra i miei più cari amici ormai figurano colleghi, appassionati, ma soprattutto produttori che vedo da tempo in difficoltà in merito a questo aspetto della comunicazione del Vino e del proprio territorio e sentir parlare sempre più spesso di quanto sia importante che nelle proprie bottiglie finisca anche il proprio contesto territoriale, ma vedere poi che non si fa molto per far sì che effettivamente questo accada, mi dispiace ed in alcuni casi, date le immense potenzialità sprecate, mi fa rabbia!
Filippo ha confermato molte mie considerazioni, ma ha anche approfondito aspetti che non avrei mai considerato e credo che le sue parole potrebbero e dovrebbero essere un buon punto di partenza se non direttamente un viatico per iniziare a cambiare le cose ed a far sì che la comunicazione del Vino e del Territorio non passi solo per il web e per gli eventi esterni, ma parta proprio da dove nasce tutto, la Cantina.

F.S.R.
#WineIsSharing

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