martedì 8 marzo 2016

Sull'Etna tra eruzioni di mineralità e lapilli di emozioni con i Vini di SantaMariaLaNave

C'è un luogo in Italia dove terra, cielo e fuoco si incontrano, un luogo dove l'energia vitale trascende gli elementi e la Natura infonde la sua forza in tutto ciò che vi nasce e cresce. Questo luogo si chiama Etna ed è proprio sul vulcano attivo più alto d'Europa che vi porto oggi.
A 1.100 mt., sul versante Nord-Ovest del vulcano nasce la piccola cantina
SantaMariaLaNave, una boutique winery fondata nel 2004 dalla famiglia Mulone.
etna vini santa maria la nave
L’amore per la vite
 di questa famiglia affonda le proprie radici nel tempo, tanto da manifestarsi concretamente per la prima volta nel 1954, quando Giuseppe Mulone, contadino gentiluomo di Regalbuto, si trasferì con la famiglia a Catania.
 Il suo primo lavoro fu proprio sull’Etna impegnato nelle vendemmie a Zafferana e, affascinato dalla fertilità della terra vulcanica, dalla vigoria dei vigneti e dallo splendore dei grappoli, nacque un profondo legame con la vigna e con l’Etna, che continuò per diversi anni, fino a quando l’unico figlio rimasto in Sicilia, “risparmiato” dai flussi migratori che svuotarono l’isola, acquistò nel 1980 una proprietà sull’Etna nel comune di Viagrande.
Peppino, affettuosamente chiamato così da amici e parenti, contribuì a curare per qualche anno quel vigneto con amore e passione, partecipando alle prime vendemmie e all’affascinante vinificazione artigianale. Quella stessa passione e quel profondo rispetto sono stati trasmessi alle generazioni successive e sono oggi l’anima del progetto SantaMariaLaNave.
Per quanto oggi le metodologie di vinificazione siano più moderne ed efficienti, l'attenzione in vigna ed i movimenti attorno alle viti non sono variati. La raccolta dei grappoli, oggi come un tempo, è manuale
 e condotta con la massima delicatezza, rispettando ogni acino. L'umiltà e la serenità si confondono con la carica energetica di un luogo che ha del surreale, ma che vede nella concretezza dei suoi terreni la culla perfetta per accogliere la vite e la vita.

SantaMariaLaNave è una realtà autoctona etnea, come i suoi varietali, coltivati e custoditi da “artigiani” locali e da un enologo che, proprio come tradizione, utilizza solo lieviti autoctoni: questi lieviti sono ottenuti da antichi palmenti contadini dell’Etna, che
 non hanno mai conosciuto l’utilizzo di lieviti industriali... e tanto per sfatare i miti della vinificazione naturale vista solo come trend del momento o come alibi per puzze e contropuzze, i Vini di SantaMariaLaNave si fanno amare già a primo naso ed esprimono in modo sincero il connubio perfetto fra tradizione e sapienza del passato da un lato e gusto e consapevolezza odierna dall'altro.
Il concept è quello del vigneto-giardino, inserito ed integrato perfettamente in un contesto naturale e salubre, nel totale rispetto di flora e fauna locale. Proprio per questo motivo non vengono utilizzati pesticidi o concimi chimici, ma è l’Etna stesso che, oltre a preservare la salubrità dei vigneti, grazie alle sue periodiche eruzioni vulcaniche, dona un fertilizzante organico e ricco minerali straordinario.

Una viticoltura eroica a tutti gli effetti, quella di SantaMariaLaNave, che vede le vigne arrampicarsi senza paura in alta quota, su un vulcano attivo, resistendo alle forti escursioni climatiche, che, altresì, concorreranno ad accentuarne la carica aromatica.  
Nel vigneto in alta quota sono due i vitigni coltivati, entrambi a bacca bianca:
Il Grecanico Dorato è un vitigno antico, le cui origini e la diffusione geografica sono avvolte da un affascinante alone di mistero. Fino a pochi anni fa se ne attribuiva un’origine prevalentemente greca. I Greci introdussero varie tipologie di vitigni in Sicilia già dal VII secolo avanti Cristo e questo sembrava
il caso anche del Grecanico Dorato. Infatti, oltre all’ovvio riferimento insito nel nome, l’introduzione del vitigno in Sicilia dai parte dei Greci era attestata anche dalla la diffusione dello stesso in alcune aree note come insediamenti agricoli greci.
Recenti studi genetici hanno smentito l’origine greca, ma non sono ancora riusciti a chiarire il mistero che avvolge la genesi di questo splendido vitigno.
L'Albanello, noto ai più come “il leggendario vitigno scomparso”, in realtà è quasi del tutto estinto, ma lo si trova ancora in zone del siracusano e del catanese, come in Contrada Nave, splendido sito tra Bronte e Maletto in provincia di Catania, dove il terreno lussureggiante e vulcanico ha permesso ai cloni di Albanello un incoraggiante sviluppo, dando così il via a nuovi “esperimenti” di impianto, come quelli adoperati in un piccolissimo lotto di 500 piante da questa cantina.
Per quanto riguarda i varietali a bacca rossa, entrambi provengono da un piccolo vigneto di famiglia e sono i seguentii:
Nerello Mascalese, varietale principe della viticoltura etnea e siciliana, che da vita a Vini davvero unici.
Unicità in parte dovuta al profondo terreno ricco di cenere, sali minerali e sabbia del vulcano.
Il Nerello Cappuccio (o Nerello Mantellato) deve il suo nome alla alquanto bizzarra conformazione delle sue foglie, le quali, come un mantello che vuol proteggere ciò che di più prezioso e bello possiede, sembrano avvolgere i propri grappoli, che sfidano con fiera arroganza le imponenti intemperie dell’Etna, come solo i più puri vitigni riescono a fare.

Da questi varietali vengono prodotte due etichette che ho avuto modo di assaggiare e vorrei condividere con voi:
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Millesulmare Siciliano DOC Bianco (Grecanico Dorato, vari cloni autoctoni derivanti da antichi vigneti del posto, innestati su Richter 110 e Paulsen 1103, o a piede franco): 
lo assaggio e vengo catapultato indietro nel tempo, quando da adolescente salì sull'Etna e pochi minuti dopo esser rientrato in albergo una colata lavica attraverso parte del sentiero che avevo incoscientemente intrapreso. Un ricordo forte, intenso, nitido come fosso ieri, che mi rammenta la forza della Natura, l'impeto vitale di un territorio che sembra voler urlare al mondo che per quanto l'uomo possa bistrattarlo sarà sempre più forte di ogni sopruso. L'uomo, però, non è solo colui che toglie, ma anche colui che da e sa accogliere, raccogliere e curare il frutto di questa meravigliosa Terra, proprio come i vignaioli di SantaMariaLaNave che in questo Vino, a tratti mistico, hanno saputo lasciare intatti i profumi dei frutti del sole, quali gli agrumi, e di quei fiori spontanei che sfidano il vulcano con la loro eleganza e leggadria, il tutto sostenuto da uno scheletro di rara mineralità, di quelle che solo la pietra lavica sa dare. Un viaggio di sola andata verso il cielo terso, spinti da una brezza fresca e salina, prima dell'eruzione, che per una volta non porta con sé irruenza e distruzione, ma una pioggia di incessanti lapilli intrisi di emozione.

Calmarossa Etna DOC Rosso (Nerello Mascalese con una piccola percentuale di Nerello Cappuccio): del colore che otterreste mescolando al fuoco il grigio-violaceo di alcune rocce magmatiche, che già ne preannuncia la pulsione. Pulsione che in realtà è passione mista a dolcezza, tra fiore, frutto e spezia. Ancora dinamica la sua freschezza, che taglia in due l'anima, come una lingua di magma ormai spento, silente, sereno. Mai eccessivo, ma scomposto, un canto armonico verso la bocca del vulcano, in questo caso più lontana. Un sorso che scalda il cuore a lungo e smuove i pensieri come solo la curiosità sa fare. La quiete dopo l'eruzione... il fuoco del cielo al tramonto sul mare, baciati da un vento mai così minerale.
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Quando parlo di Sicilia mi è impossibile non sfociare nel romanticismo enoico e chiedo umilmente scusa ai puristi dei descrittori ed ai tecnici che continuano a chiedermi maggiori dettagli su ciascun assaggio, ma per me il Vino è questo, un vero e proprio viaggio, chiamatelo trip se volete fare i ccciovani, ciò che conta è che il mezzo sia il Vino e la destinazione sia l'emozione.
Sei cuori che anelano al settimo, che ho come il presentimento possa arrivare con la tappa di DestinazioneVino in questi splendidi vigneti.

F.S.R.
#WineIsSharing

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