sabato 30 aprile 2016

Cantina Molino di Sant'Antimo: una famiglia, un territorio, un'idea di Vino - Una scoperta da 7 cuori

A volte è proprio vero che l'universo cospiri a favore dei sognatori e se nella vita ci sono incontri cercati e voluti, in rare, ma preziose, occasioni capita che questi incontri avvengano casualmente, eppure una volta avvenuti ti chiedi come potessi averne potuto fare a meno fino a quell'istante...
L'universo, il mio universo, questa volta sembra aver cospirato davvero per finire nel mio calice un Vino di una Cantina che non avevo davvero mai sentito nominare, pur rientrando in una denominazione che credevo di conoscere quasi nella sua totalità di variegate espressioni, ovvero quella del Brunello di Montalcino.
E' così, che attraverso un brunello 2011, tra i pochi non presenti all'anteprima Benvenuto Brunello, l'azienda Molino di Sant'Antimo entrò dalla porta principale... la mia bocca... nella mia vita, andandosi a sistemarsi in modo tutt'altro che abusivo nel mio cuore.
vigne montalcino sant'antimo
Che io sia un inguaribile curioso è ormai appurato, ma raramente mi capita di aver così tanta fretta nel voler sapere di più di una realtà, sin dal primo assaggio, cosa che, invece, è sembrata quasi una naturale conseguenza della degustazione di questo Brunello. Non vi nego che la curiosità, in questo caso, era mista a sorpresa e quel pizzico di dubbio, che si ha sempre quando non si conoscere una realtà, soprattutto se di una zona che si bazzica spesso e si crede di conoscere, quanto meno, bene.
Dubbi che ho voluto dipanare e lampanti certezze che ho sentito il bisogno di confutare, con fare più che critico, ma con la positività di chi si accinge a scoprire qualcosa di nuovo ed è così che ho preso contatti con la famiglia Vittori ed ho cercato di comprendere le dinamiche legate a questa azienda e la natura di un Vino che mi aveva così colpito nei sensi e nell'animo.
Peccherò di poca modestia, ma raramente mi emoziono con Vini che non abbiano alle spalle componenti umane vere e sincere e, guarda caso, a Molino di Sant'Antimo ho trovato 3 dei fattori predominanti nella mia ricerca enoica:
- conduzione familiare, ben assortita ed intrisa di passione e fatica;
- umiltà e voglia di crescere step by step;
- profondo rispetto per il territorio e per il Vino in sé.

Ma come nasce la Cantina Molino di Sant'Antimo?

Nel 1985 Carlo Vittori acquista le prime terre nella parte sud sud-ovest di Montalcino, in prossimità di Castelnuovo dell’Abate. Mentre crescevano le prime vigne di Sangiovese Grosso, Carlo ricevette dal Cavalier Ciacci le trecentesche rovine del Molino di Sant’Antimo, il cui restauro terminò nel 1995... un posto davvero suggestivo dove ho avuto modo di passare qualche ora abbracciato dalla natura e cullato dal rumore dell'acqua che un tempo muoveva le pale del molino. Gli impianti più giovani di Sangiovese hanno già oltre 15 anni, in quanto impiantati di conseguenza all’acquisto del Podernuovo dei Campi, sede dell’azienda e residenza della famiglia, che non poteva che vivere nel bel mezzo dei proprio vigneti. E' "solo" nel 2001 che Molino di Sant'Antimo esce con la sua prima annata di Brunello di Montalcino, quindi parliamo di un'azienda molto giovane, ma non di certo inesperta.
cantina molino di sant'antimo

Vi parlavo, poco fa, di una conduzione familiare ben assortita, in quanto ad ogni membro spetta un compito ben preciso e la cosa più bella, che ho avuto modo di confutare coi miei occhi, è che ognuno cerca davvero di dare il massimo nel suo comparto senza andare ad inficiare il lavoro altrui e, per esperienza personale, quando si lavora in famiglia questo non è affatto scontato!
Giulia è l’addetta alle vendite, cura i rapporti con i clienti, si occupa del ricevimento degli ospiti in azienda ed è foriera di nuove idee creative.
Valeria si occupa della parte pratica e produttiva; è responsabile di cantina e gestisce il lavoro nei vigneti insieme a Carlo e a Maurizio Saettini, consulente enologico ed agronomico aziendale. E' giovane, ma sa già il fatto suo, ma ciò che è più importante, ha umiltà e dedizione da vendere!
Carlo, fondatore dell’azienda insieme ai suoi genitori ed al resto della sua famiglia, si vuole definire oggi un coadiuvante nell’attività, trasferita alle figlie. Un uomo tutto d'un pezzo, dallo sguardo buono e dal cuore grande, è palese. 
Susanna si occupa della famiglia, del ricevimento degli ospiti in azienda, ed è responsabile amministrativo. Mi dicono che i pranzi preparati per turisti e clienti della Cantina sono tutt'altro che dei semplici "light lunch".
Un vero team che, con grande sacrificio e dedizione, porta avanti un sogno che si concretizza giorno per giorno, ma che forse è solo all'inizio, tanta è la potenzialità di un'azienda che, a mio parere, ancora non si è ben resa conto di quanto sia speciale.

Io, da par mio, sono corso nei vigneti, per toccare con mano quei terreni in cui il calcare non manca e quelle piante che, da quando l'azienda ha avviato la conversione biologica, anelano a produrre uve sempre più grandi. 
Se dovessi trovare un piccolo neo, potrei riferirmi alla frammentazione della produzione, in quanto l'azienda produce anche un cabernet sauvignon ed un chardonnay in purezza, ma in realtà, vedendo le vigne dalle quali provengono le uve che daranno vita a questi Vini, già presenti al momento dell'acquisto delle terre, ne comprendo il senso e, vi dirò, non sono affatto male, in particolare il cabernet sauvignon, intenso, verde e minerale, con una freschezza di quelle che si fanno bere per inerzia!

Il Brunello di Montalcino 2011 Molino di Sant'Antimo

brunello 2011 molino di sant'antimo
La freschezza... è proprio l'equilibrio fra acidità ed eleganza del tannino, fra mineralità e struttura, che mi ha fatto strabuzzare gli occhi, nonché le papille gustative (si possono strabuzzare sì! Le mie almeno lo fanno!), sin dal primo sorso del Brunello 2011 di Molino Sant'Antimo. Naso elegante, che poi ho potuto confrontare con alcuni dei migliori Brunello di Montalcino della stessa annata, confermando le mie intuizioni, che al sorso diventavano sempre più nitide e sicure. Sapete quando anche alla cieca pensate di riconoscere un Vino in base all'identità e la personalità di chi quel Vino lo ha fatto? In questo caso è capitato e con una facilità disarmante, per un Vino che avevo assaggiato una ed una sola volta. Armonia tesa ad una complessità mai snob, di quelle che arrivano a tutti se pur in forme e dimensioni differenti e che passano per i sensi, prima di stanziarsi là dove tutto inizia e tutto finisce, per poi ricominciare e qui sotto lo vedete raffigurato ben 7 volte. Il motivo è semplice... quando Vino ed emozione si incontrano e dialogano in modo puro e senza doppifini, se il caotico garbuglio viene dipanato a primo naso e trasformato in certezza con un sorso, io sono felice e spero le farfalle che mi sento nello stomaco quando accade, non affoghino nel Vino, anche se sarebbe un bel mar nel quale naufragar! :-p
Non contento ho voluto strafare ed ho cercato nel Brunello riserva 2010 un passo falso o quanto meno un'omologazione che nelle annate più "semplici" è sempre dietro l'angolo, ma ciò non è accaduto, in quanto la cara, giovane, Valeria sembra aver già capito cosa serva ad un Brunello ed al Vino in generale, per far la differenza, quanto meno con me, ovvero quel tocco di personalità e di identità territoriale che non si ottiene in "laboratorio", bensì grazie a quel giusto connubio, piuttosto che compromesso, fra perfezionismo e libertà, fra tecnica e creatività.
Lo so, raramente mi sbilancio così, ma altrettanto raramente mi capita di emozionarmi a tal punto da voler sputare (non il Vino, sia chiaro!) tutto ciò che ho dentro con tanta enfasi e quella sana componente di rischio che risiede, sempre, nell'espormi e nel consigliarvi un'azienda o un Vino in modo così convinto.
Va beh... se ora vi dicessi che mi è piaciuto anche il Rosso di Montalcino 2014 e che l'ho trovato specchio sincero di un'annata che ha frazionato Montalcino in aree buone, meno buone e non valutabili, e che la loro area rientrasse tra quelle meno inficiate dall'andamento climatico, soprattutto in epoca vendemmiale, pensereste qualcosa del tipo "quanto gli hanno dato questi?!?", quindi non vi dico nulla... di più! Ah, sì... una cosa posso dirvela, se fossi in voi lo assaggerei!
Sono stati giorni intensi quelli passati tra Val d'Orcia, Montepulciano e Montalcino e devo ammettere che scoprire una realtà nella quale il condizionamento del nome, del marketing, del prestigio fosse pari a 0 è stato qualcosa di tanto interessante quanto emozionante e non vi nego che andarmene dal Molino, dove, se pur ormai non sia più possibile udirli, sembravano riecheggiare i canti gregoriani della meravigliosa Abbazia di Sant'Antimo, sia stato come lasciare uno di quei posti in cui ti senti a casa ancor prima di varcare la soglia.
Un molino che da il nome all'azienda e del quale vi accenno la storia, se pur vi inviti a farvela raccontare dalla famiglia Vittori, magari andando a visitarlo di persona:
"Il Molino Arrighi, deve il suo nome all’antica famiglia che lo ha edificato nel '300. Prima di diventare proprietà della famiglia Vittori, il Molino fu di Ciacci di Sesta un uomo molto facoltoso e riluttante ad alienare proprietà immobiliari. Fu quando Carlo accettò questa proprietà, in occasione della chiusura di vecchi conti relativi a prestazioni professionali per lui svolte, in maniera molto singolare ed affettuosa, sorseggiando insieme un buon bicchiere di Brunello, che il Molino divenne parte e simbolo dell'azienda. Sembrava fatta, ma dopo un primo sopraluogo Carlo si rese conto che il Molino non era altro che un rudere ridotto davvero male e difficilmente recuperabile, seppur dal fascino straordinario e dalla notevole rilevanza storica. Costeggiato da un torrente scavalcato da un suggestivo ponte romano ed impreziosito da una roccia scolpita con quattro parole in un italiano arcaico a testimonianza delle sue antiche origini, il Molino andava restaurato e fu cosa naturale che l’Azienda prendesse il nome di “ Molino di Sant’Antimo “, una volta terminati i lavori. Così come naturale è stato scegliere come logo dell’azienda e delle sue etichette il sigillo lasciato all’Abbazia di Sant’Antimo dal primo vescovo PAOLVS che, percorrendo la via Francigena alle volte di Roma, qui soggiornò."
abbazia di sant'antimo molino
Storia di un territorio, di una famiglia e di un grande Vino, un'azienda, questa, che come poche altre racchiude nella sua essenza tutto ciò per cui scrivo e che non mi stanco mai di cercare, ma la soddisfazione più grande è poter condividere con tutti voi tali "scoperte", che il mondo per assurdo già conosce da anni, ma che in Italia sono oscurate da un velo di intrigante mistero, che io ho sentito il bisogno di togliere nella speranza di aver stimolato la vostra curiosità e la vostra sete di Vino e di emozioni.

F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 29 aprile 2016

Dal global warming ai raccolti cancellati dal gelo - Anche questo è fare Vino

In molti nei giorni scorsi hanno notato foto simili a quelle che pubblico qui di seguito, capaci di evocare sensazioni e suggestioni tanto romantiche, quanto in grado di testimoniare una situazione che ha del drammatico. 
Si tratta dei fuochi accesi in Borgogna ed in altre regioni della Francia del Vino, tra le più vocate e famose al mondo, che a causa dell'ondata di freddo e gelo dei giorni scorsi ha visto i vignerons correre ai ripari con quella che è una tecnica antica, volta a scongiurare i danni che il gelo può causare alle viti. Lo stesso accade anche in regioni vitivinicole della Svizzera.
lutte contre le gel
Nel seguente video potrete vedere come "la lutte contre le gel" non sia una pratica così rara, tanto che i vigneron hanno fatto ricorso a questi "caminetti" anche l'anno scorso, con un paio di settimane di anticipo rispetto a quest'anno.

La lotte contro il gelo - La lutte contre le gel

Anche in Italia non è stato un weekend semplice e se in Toscana ed in altre regioni più fortunate, la grandine ed il freddo hanno solo scosso i cuori dei viticoltori, ricordando quanto questo "mestiere" sia soggetto a volontà superiori, sembra essere l'Abruzzo il territorio più danneggiato dalla perturbazione di qualche giorno fa, con particolare particolare riferimento a Valle Peligna, Valle del Tirino, Valle Aterno ma anche Marsica e Alto Aterno. Sicuramente ai cugini d'Oltralpe è andata peggio, ma non ci resta che incrociare le dita confidando in un'annata che prosegua com'era iniziata. Sembra che anche in Molise, Campania ed Umbria siano stati riscontrati danni, purtroppo, ma staremo a vedere nei prossimi giorni.


Comunque... nonostante, negli scorsi anni, non si è fatto che parlare del global warming o riscaldamento globale, e dei potenziali cambiamenti che avrebbero colpito, in modo particolare, il nostro paese con ovvie ripercussioni sulla viticoltura, viviamo in una situazione climatica in cui il vero nemici non sembrano essere sole e caldo, bensì bombe d'acqua, grandine e gelo. Eventi catastrofici, sempre più frequenti ed inattesi, impossibili da contrastare in molti casi. Fermo restando che, anche le ondate di caldo e l'assenza delle proverbiali "mezze stagioni" non sia di certo un toccasana per la viticoltura nostrana, all'aumento delle temperature dovranno, probabilmente, corrispondere cambiamenti nella viticoltura stessa e nella distribuzione dei varietali, anche autoctoni, sullo stivale, ma di questo ne parleremo più avanti.

Senza entrare nel tecnico, vorrei porre ancora una volta l'attenzione dei "più" su quanto produrre Vino sia fuori da ogni logica di business, tolte le aziende che producono a livello industriale e che hanno la capacità di adottare contromisure persino nei casi di grandine. In molti, stappando una bottiglia pagata qualche euro, pensano persino di aver pagato troppo un prodotto che non è solo frutto di sacrificio e lavoro ed ancor meno di un mero investimento... fare Vino è un rischio che produce tanta felicità quanta ansia in ogni singola annata, anche la più felice, in quanto fino alla vendemmia può davvero accadere di tutto ed il lavoro, l'attenzione, la fatica, la positività elargiti per mesi possono esser cancellati in pochi istanti.
L'invidia per quello che per noi winelovers è il lavoro più bello del mondo è un facile sentimento, ma solo perché non si provano le sensazioni più dure da gestire e controllare, che un vignaiolo è costretto ad affrontare ogni anno e questo... questo dovremmo ricordarcelo ogni volta che stappiamo una bottiglia, specie se si tratti di un Vino prodotto di un'annata difficile e, magari, di un'azienda che non ha il potenziale per incassare bene il colpo di ingenti fette di raccolto perse. Per non parlare del fatto che l'Italia è ben diversa dalla Francia ed i produttori non hanno la capacità di gestire i costi cercando di limitare i danni, nell'annata scarsa in termini di quantità, puntando sulla rarità del Vino in questione.
Ci piace, ed a me per primo, renderci conto di quanto un Vino sia specchio dell'annata, ma quando l'annata permette a malapena di produrre qualcosa di simile ad un'uva sana e matura da vinificare sarebbe il caso di valutare quel prodotto come un miracolo, molto più grande del Vino prodotto in un'annata "a 5 stelle" o comunque senza grossi problemi.
Io non voglio tirarla a nessuno, ma spero davvero che quella del weekend scorso sia solo stato un monito della Natura a non dimenticare mai quanto sia difficile questo lavoro, dopo un'annata come la 2015 in cui, per fortuna, di paura ce n'è stata poca (se pur le grandinate non siano mancate), ma che tutto prosegua per il meglio e che ci dia modo di mostrare al mondo quanto bene stiamo facendo e quanto grande e colmo di passione sia il cuore dei vignaioli italiani.

F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 28 aprile 2016

Tra vini e produttori della Doc Orcia è un po' come sentirsi a casa

Tra vini e produttori della Doc Orcia è un po' come sentirsi a casa... e che casa!

Ci sono terre che ti entrano nel cuore per la loro bellezza, ce ne sono altre in cui ti senti a casa grazie al contesto umano che si crea quando le vivi anche solo per qualche giorno, ma poi ci sono terre che riescono a coniugare entrambe le cose, aggiungendo a queste importanti peculiarità ciò che per me non può che fare la differenza: il Vino.
La Val d'Orcia è, forse, la terra che più di tutte sia stata in grado di miscelare bellezza, ospitalità, qualità umane dei suoi abitanti ed una sempre più qualificata produzione di Vino che di anno in anno, ormai, si può constatare partecipando all'Orcia Wine Festival.
Un evento enoico raccolto, di quelli con pochi produttori, ma una location meravigliosa, con degustazioni guidate e banchi d'assaggio nei quali è possibile, finalmente, avere un confronto diretto e spontaneo con piccoli, ma preparatissimi, produttori, con il giusto tempo a disposizione.
Ormai, posso asserire con certezza di aver creduto sin dal primo calice di Orcia Doc in questa giovanissima (2000) denominazione ed in particolare di aver inquadrato alcune aziende come riferimenti per un movimento che deve, sicuramente, acquisire ancora una sua identità ed una più evidente linea di riconoscibilità all'interno del panorama enoico locale e nazionale, ma che sta, giustamente, dando la priorità a proporre la massima espressione di ciò che è la propria singola azienda, con picchi notevoli e situazioni in via di assestamento da considerare come un punto di partenza per le prossime annate.

A colpirmi tra le Cantine presenti, fra nuove annate e Vini che avevo già avuto modo di incontrare nel mio calice, ci terrei a citare alcune realtà:

Poggio Grande: Luca Zamperini continua a dimostrarsi un punto di riferimento in termini di qualità e lungimiranza. La personalità dei suoi Vini è sempre più delineata, ma ciò che si palesa in ogni singola etichetta della sua linea, è la volontà sincera di portare imbottiglia prima e nel calice poi un Vino pulito, mai scomposto, ma sempre specchio dell'annata e là dove si possa osare (vedi il Tagete 2013) di sperimentare e mettere la creatività al servizio dell'enologia e viceversa, con risultati clamorosi.
Sempre più convinto che la sua Syrah sia una di quelle che di più siano in grado di strimpellare in modo romantico, ma sapiente, le corde del mio cuore, ho notato una crescente espressione territoriale nei suoi rossi sia con il Sangiovese che con il Cabernet Sauvignon. Le vigne crescono, fanno esperienza, maturano in quanto a consapevolezza e quel bellissimo equilibrio fra beva e complessità cresce con esse.

Marco Capitoni: il suo è un territorio diverso, siamo a Pienza, ed è sempre gratificante per lui e per chi come me ama la territorialità rendersi conto anche solo a primo naso di quanto, ad esempio, l'espressione delle sue vigne di sangiovese sia diversa da praticamente tutte le altre. Marco è una persona che sa guardare oltre il Vino e vive nel desiderio di migliorarsi e non fermare mai mente, cuore e mani e quest'anno a portato in degustazione un sangiovese in anfora (6 mesi) che, a mio parere, dovrebbe essere il biglietto da visita di chiunque faccia sangiovese, tanto è la purezza e tanta la sincerità di un Vino di questo genere. Espressione vera e sincera di un vitigno, di una vigna, di un territorio e della personalità di un produttore, che gioca tutto sugli equilibri fra corpo, freschezza e mineralità, con note varietali spiccate alle quali ci stiano disabituando per via dei lunghi affinamenti, che restano una via giusta e comprensibile per la produzione di Vini di maggior spessore e longevità, ma che incidono molto su sentori tipici di un varietale come il sangiovese.
Davvero bello rendersi conto di quanto un uva possa dare con il minimo apporto umano, ma lasciata libera di esprimere la sua schietta identità.

Podere Albiano: altra realtà scoperta da circa un anno, ma che mi ha già dimostrato un crescendo di prospettive, con il Sangiovese Trìbolo che si conferma una delle migliori espressioni dell'intera denominazione, con un'armonia fra personalità ed eleganza che anelano ad ideali aspettative più consone a Brunello e Nobile. Sempre un piacere consigliare degli assaggi ed avere riscontro più che positivo sia da winelovers "occasionali" che da tecnici quali enologi e sommelier e devo ammettere che con Podere Albiano ho avuto consensi all'unanimità su tutta la linea, persino sul packaging di gran lunga il più riconoscibile ed identificativo della manifestazione.

Campotondo: la nuova annata dello Chardonnay Tavoleto è una buona conferma, che con qualche mesetto di bottiglia non potrà che dare ulteriori soddisfazioni, mentre sui rossi, ho già scritto molto, ma ogni occasione è buona per confutare le mie impressioni di un tempo, prima fra tutti la sensazione che sia il Tocco che il Banditone siano Vini dal potenziale d'invecchiamento davvero disarmante e che la loro evoluzione regali sfumature davvero intriganti di mese in mese. Il sangiovese in purezza Mezzodì, invece, esprime un concentrato di territorio e forza vitale, dando alla viticoltura di alta collina (810mslm) una prospettiva diversa, grazie all'allevamento ad alberello che riesce a compensare in materia e struttura ed a favorire un grado di freschezza equilibratissimo. Una famiglia ed una realtà tutta da scoprire, in un luogo davvero suggestivo.

E' vero, di queste aziende vi avevo già parlato, ma trovo fondamentali eventi come l'Orcia Wine Festival, proprio per confermare le proprie impressioni riguardo Vini e Cantine, a distanza di un anno, con annate difficili come la 2014 a fare da ago della bilancia ed una 2015 da valutare insieme ai singoli produttori con i Vini già imbottigliati e quelli che riposano ancora in vasca o botte.
Ad ogni evento, però, non manco di andare alla ricerca di cantine nuove in termini di assaggi e di confidare nella possibilità di trovare in queste realtà a me sconosciute o poco conosciute qualcosa capace di sorprendermi... e così è stato con il Podere Forte!
Un mondo ed un modo di fare Vino, forse, materialmente distante da quello delle micro-cantine tutte a conduzione iper-familiare di cui vi ho parlato prima e che sapete essere le realtà che prediligo in termini emozionali ed umani, ma al contempo un mondo ed un modo di vedere il Vino di grande rispetto ed attenzione.
Cantina straordinariamente bilanciata fra tecnologie moderne, strutture essenziali e concettualità spinta verso la qualità più naturale possibile. Vini biodinamici, ma che a prescindere dalla certificazione, sono in grado di raggiungere un livello di eccellenza che, in particolare nel Petrucci Sangiovese (nato dalla propagazione di un'univa vite madre maritata ad una quercia all'interno del podere), esprime al meglio le potenzialità raggiungibili da questo territorio, che nulla hanno da che invidiare alle "grandi sorelle" che lo cingono in un simbolico abbraccio, tanto dolce quanto limitante, a volte. In linea di massima, sia il Petrucci che il Guardavigna (sorprendente la 2009 per tenuta in freschezza e profondità) sono quei Vini che dopo un evento di questo genere, ti fanno ben sperare in una denominazione che ha bisogno, anche, di traini come il Podere Forte per potersi far conoscere come terra di eccellenza e di grande vocazione e non come realtà disomogenea e, purtroppo, in alcuni casi, ancora leggermente "depotenziata".

In ultimo mi riservo di approfondire la conoscenza dei Vini della Cantina le Buche che, in alcuni casi, mi hanno colpito molto, vedi il Rosato di Syrah Zelia 2014 e il bianco classico toscano base Trebbiano e Malvasia Coreno 2014, ma che ha una linea talmente diversa dalle altre aziende per quanto concerne i rossi, che vorrei decontestualizzarla per potermi fare un'idea più veritiera ed incondizionata a riguardo. Poi... da quando ho saputo che hanno una vigna vecchia di Verdicchio con la quale stanno producendo in purezza da qualche anno, la curiosità sale, senza pregiudizio alcuno, ma con grande attenzione a ciò che quest'azienda vuole esprimere in un contesto come la Val d'Orcia.


Non posso che concludere con un plauso a Donatella Cinelli Colombini, che oltre a portare avanti il bellissimo progetto tutto al femminile "Casato prime Donne" dando vita ai Vini della sua Fattoria del Colle di Trequanda, è presidente del Consorzio Vino Orcia, ed ha contribuito a creare presupposti concreti per dare sempre più visibilità alla denominazione. Ringrazio egualmente tutti i produttori presenti per il grande lavoro che stanno facendo e la passione che mettono ogni giorno nel ricercare un'identità territoriale, senza dimenticare la propria personalità e la voglia di unicità che, qui, più che in molte altre zone, è di casa.
La Val d'Orcia non è solo uno dei luoghi dai paesaggi più belli e suggestivi del mondo, ma anche e sempre più terra di Vini d'eccellenza.

F.S.R.
#WineIsSharing

Il mio Only Wine Festival - Piccole Cantine da ritrovare e da scoprire

Anche quest'anno una capatina all'Only Wine Festival me la sono concessa e devo ammettere che, come raramente accade, l'impatto in termini miglioramenti è stato più che positivo: un'ottima selezione delle piccole e giovani aziende presenti, una promozione che parte da lontano e mira a far conoscere le realtà ancor prima che l'evento stesso o la stessa AIS, una serie di accorgimenti che hanno reso anche a livello estetico-logistico più piacevole e godibile l'evento, ma soprattutto l'atmosfera e gli spazi giusti per assaggiare, fare due chiacchiere con i produttori e partecipare ad interessanti degustazioni.
only wine festival cantine

Bollicine d'Italia

La cosa che mi fa più piacere, lo ammetto, è vedere alcune delle aziende che ho voluto nel progetto DestinazioneVino, aderire a questo evento con grandi riscontri in termini di apprezzamento dei propri vini sia dai tecnici che dagli avventori meno esperti, con degli exploit come quello delle bollicine selezionate per una ben condotta degustazione guidata sugli spumanti (charmat e metodo classico), che ha visto eccellere il M'ami di Tenuta Belvedere (charmat Pinot Nero di grande territorialità, ampio e minerale), il Meramentae di Mongioia (metodo che io definirei "Mongioia style", con note verdi e balsamiche di grande freschezza, con degli aromi di salvia e menta che hanno stupito tutti, ma non me che quel Vino l'ho scoperto proprio a Città di Castello più di un anno fa; un brut di Moscato che gioca coi tuoi sensi nel modo più naturalmente intrigante) ed ovviamente l'Ousia dell'Az. Vitivinicola Socci (un metodo classico base Verdicchio che si è distinto per eleganza, armonia e mineralità, nonché per la sua innata capacità di mantenere intatte le note varietali integrandole perfettamente con quelle tipiche dei grandi champenoise). Non nego che mi avrebbe fatto piacere vedere in degustazione anche il Brut Nature Apollonia di Federico Mencaroni, sempre in rappresentanza del Verdicchio, di cui avevo già parlato qualche mese fa. Un plauso alle altre bollicine in degustazione, tutte davvero all'altezza: Corte Fusia - Dosaggio Zero 2011, Filanda De Boron - Lauro Spumante Extra Dry, Quartomoro - Q Metodo Classico, Gurrieri - Donna Grazia Spumante, Marcato - Ar 2004- Durello Metodo Classico Riserva. Socci, Tenuta Belvedere e Mongioia che si sono confermate aziende di qualità e duttilità su tutta la linea.

Vini, Cantine ed emozioni 

Bollicine a parte, all'Only Wine è stato tempo di scoperte e riscoperte, con alcune aziende ed alcuni Vini che mi hanno lasciato un ricordo importante e sono stati in grado di stimolare la mia curiosità nonché la voglia di andare oltre l'assaggio estemporaneo.
Partendo dalle Marche, molto ben rappresentate, non posso che citare il Conventino di Montericcardo (PU) che ha presentato in degustazione uno dei miei vitigni preferiti, ovvero l'Incrocio Bruni, che mi ha davvero entusiasmato, delle ottime interpretazioni di Bianchello del Metauro;
Sempre nelle Marche, ma spostandoci verso il sud della regione, troviamo l'azienda Marconi Vini, che mi ha dimostrato coerenza e qualità sin dai Vini "base", molto rappresentativi di varietale e territorio, ma che mi ha davvero emozionato con il Nona Luna, un rosso di grande prospettiva evolutiva, da assaggiare e riassaggiare di anno in anno.
Molto nelle mie corde il "Mio Fiano" (in Clayver) di Alessandra Leone, giovane produttrice che posso dire di aver visto crescere, enoicamente parlando, in un modo così repentino da essere più che fiero di aver fatto Km per arrivare sin nella sua cantina di Cerignola e di aver creduto in lei e nel suo sogno. Vino che è più di un punto di partenza e che mi ha stupito con la sua fresca schiettezza.
Interessantissimi come sempre i Vini di Podere di Pomaio, che riconfermano un nitido e fresco RosAntico e mi ammaliano con una perla d'eccellenza chiamata Clante, un Merlot in purezza da viti allevate ad alberello di grande potenza espressiva, ma al contempo elegante e di identità, con un finale sapido che fa da firma ai Vini di questa splendida azienda improntata totalmente sulla sostenibilità e sul rispetto.
Sempre in Toscana bellissime sensazioni e l'impressione di trovarsi di fronte a due Vini provenienti da un luogo dal fascino impressionante come il Castello di Vicarello. Vini che fanno di un raro equilibrio fra corpo e frutto, mineralità e freschezza, nonché di una speziatura naturale avvolta in un abbraccio balsamico, le proprie peculiarità espresse con grande sincerità.
Passiamo ad una delle più belle scoperte dell'Only Wine, ovvero l'azienda Nobili con le tre tra le più belle espressioni della Valtellina enoica che abbia mai avuto modo di incontrare: Sassella 2012, Inferno 2010 e Sfursat 2010 davvero belli, intensi, ma mai eccessivi o scomposti, di grande e spontanea eleganza.
Last but not least la perla rara dell'evento, ovvero il Vin de la Neu del giovanissimo Nicola Biasi, un enologo/produttore, che ha realizzato un progetto fatto della stessa materia dei sogni, ma concretizzato come, forse, neanche il più azzardato dei sogni sarebbe mai arrivato.
Un'annata, la 2013 del Vin de la Neu, che ha visto arrivare in bottiglia solo 300 bottiglie, prodotte con la varietà ibrida Johanniter, un incrocio tra Riesling e Pinot grigio, uno di quelli che in gergo vengono chiamati vitigni resistenti, in quanto quasi totalmente immuni ad alcune delle principali patologie della vite e quindi, concettualmente e praticamente più sostenibili. Un Vino che deve il suo nome alla nevicata che ha sorpreso Nicola proprio all'epoca della vendemmia, in Val di Non, regno indiscusso delle Mele (Groppello di Revò a parte) ed ora della viticoltura moderna, ma profondamente rispettosa e lungimirante di questo enologo tanto giovane quanto d'esperienza. Un Vino complesso, ma diretto al naso, che in bocca si rivela molto più friendly in termini di beva, di grande piacevolezza e freschezza.
Una storia davvero interessante la sua della quale confido di parlarvi in maniera più approfondita molto presto.
Tra i "Big" è stato un piacere ritrovare Niccolò Barberani con un Luigi e Giovanna 2013 ancora in una fase evolutiva ascensionale bellissima e Elena Fucci, che ha fatto del suo Titolo una garanzia in termini di qualità e stile.

Concludo segnalandovi 3 aziende che ho trovato molto interessanti su tutta la linea per la loro capacità di essere molto nitidi e rappresentativi del proprio territorio, ma che mi impegnerò a conoscere meglio, in quanto i vini in linea erano molti e non ho avuto abbastanza tempo da dedicar loro, con mio grande dispiacere: Le Vigne di Clementina Fabi (Marche), Mura (Sardegna), la Bìoca (Piemonte).

Un evento, questo Only Wine Festival, che sta diventando un appuntamento fisso per molti winelovers ed anche per me, ovviamente! 

F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 22 aprile 2016

Barone Sergio - La passione di un avvocato per il Vino e per la Terra

In questi giorni sono tempestato di email, messaggi e post in cui vedo amici godersi quella meravigliosa terra che è la Sicilia ed io piuttosto che morire di invidia, ho cercato di raggiungerli passando per la via più breve, che è anche il mio mezzo di trasporto preferito, ovvero il calice! L'ho fatto assaggiando i Vini di un'azienda che ho conosciuto da poco e che ho avuto modo di segnalare fra le scoperte del mio Vinitaly. Un'azienda che ho sin da subito apprezzato per alcuni principi di fondo dei quali vi parlerò tra poche righe. L'azienda in questione è la Cantina Barone Sergio, ubicata nell'area della Doc Eloro e Moscato di Noto, fondata nella seconda metà del 1700 dal trisavolo paterno don Michele Mastrogiovanni Tasca.
Ho avuto modo di conoscere l'Avv. Giovanni Sergio e di constatare la sua grande passione per il fare Vino ed il suo legame viscerale con il territorio. Un territorio che la sua famiglia vive e coltiva da anni, ma che solo dal 2004 ospita la Cantina Barone Sergio per come la possiamo apprezzare oggi.
Facendo mente locale conosco molti ottimi produttori di Vino che abbiano fatto o facciano ancora gli avvocati, e ciò che accomuna tutti è il senso di libertà e piacere psico-fisico che provano nel vivere la vigna e la cantina.
E' grazie all'enologo Giovanni Rizzo ed al prof. Lucio Brancadoro che l'azienda ha focalizzato la propria produzione su quella vitivinicola con l'intento di esaltare le qualità del nero d'Avola e del moscato di Noto.
Il Vino per l'Avv. Giovanni Sergio è davvero motivo di orgoglio e di ritorno alle origini ed ama seguire con attenzione ogni fase delle vinificazione ed uno dei principi di cui vi parlavo poc'anzi è la sua volontà di non andare ad incidere sulla qualità e le peculiarità dell'uva con l'affinamento in legno, tanto che nella sua cantina non troverete botti da invecchiamento. Il suo obiettivo è quello di produrre un grande Nero d'Avola, che esprima e piano il varietale, senza il contributo positivo o negativo che sia del legno ed io non posso che condividere il suo punto di vista, specie dopo aver assaggiato il suo Sergio che vado subito a raccontarvi.
Sergio Doc Eloro 2010: un Nero d'Avola in purezza, che proviene da una parcella di vigneto particolarmente vocata... un cru per intenderci! Ciò che si palesa subito al naso è un ode al vitigno ed alla Sicilia, nonché alla scelta di non aver intaccato tanto ben di Dio con il legno, tanto che la speziatura naturale del Nero d'Avola sembra urlare al mondo "e chi ha bisogno della Barrique?!".
Il frutto c'è ed è fresco, nonostante le annate passate in bottiglia. Non vedi l'ora di berne un po' ed al primo sorso capisci subito quanto, spesso, erroneamente si sia convinti che il legno sia fondamentale per l'elevazione e la longevità ancor più dove faccia caldo come in Sicilia. Una brezza fresca che sa di mare, in un gioco di acidità e mineralità che ti fa correre a prendere in mano la bottiglia per verificare se si sia letta bene l'annata. Eppure in gola il calore della passione sicula si sente, ma fa in fretta a scendere ed a lasciar dietro di sé un ampio abbraccio, che tiene vivi naso e bocca e scherza con il cuore.

Questo era il Sergio e l'atmosfera era quella di una serata romantica, magari in un baglio con una splendida vista sul mare è con l'Alégre che si arriva in spiaggia baciati dal sole.

Alégre IGT Sicilia 2015: il Grillo è un vitigno che amo particolarmente, perché, come pochi, ha la capacità di fungere da teletrasporto anche solo a primo naso. Sì, perché basta poco per ritrovarsi a prendere il sole su una delle meravigliose spiagge siciliane, con il profumo di mare nel naso ed il sapore di sale sulle labbra. In realtà basta guardarlo per rendersi conto di avere nel calice un dono del Sole e della Terra.  Un Vino giovane, ma che lascia scorgere potenzialità evolutive a breve termine, che virano verso la frutta tropicale ed addirittura sulla mandorla. Qui il passo a due fra freschezza e sapidità si spinge oltre e, con estremo equilibrio, raggiunge picchi di grande piacevolezza. L'impatto di questo Vino è quello di un colpo di fulmine... dell'amore di un'estate... ma poi, dopo qualche sorso, dopo averlo conosciuto meglio ti rendi conto che potrebbe ben più di un'estate!

E' stato un piacere conoscere questa realtà ed ancor più chi la conduce con appurata passione, in una terra che è proprio grazie al Vino ed alle persone che il Vino lo fanno, lo vivono e lo sentono parte integrante delle proprie vite, che può vantare un riscatto dietro l'altro.
Giovanni mi confida che è l'amore che suo padre gli ha trasmesso per la sua terra, per l'azienda ed ancor più per questo lavoro, che lo ha spinto a continuare a fare Vino ed a volerlo fare nel migliore dei modi... una linfa vitale trasmessa da padre in figlio, che continua a scorrere e ad alimentare una passione inesauribile.

Prosecco Mania

Stavo per iniziare a scrivere un post su facebook, ma poi mi sono detto "ma perché non pubblicarlo nel blog?!?" e quindi eccomi qui a scrivere quello che non è altro che un pensiero balenatomi per la testa dopo aver letto l'ennesimo articolo proveniente dal Regno Unito (tipo questo:http://metro.co.uk/) nel quale si teme più o meno alla stregua di un'invasione di alieni belligeranti, di quelli grossi, verdi e brutti, la fine delle scorte di Prosecco nei magazzini dei loro distributori.
keep calm and drink
Sapete cosa dico a me stesso ogni volta che leggo un articolo del genere? Viva il Prosecco! Sì, noi italiani siamo sempre pronti a criticare ciò che va bene ed a bistrattare ciò che va "troppo" bene, e spesso senza approfondire o cercare di comprendere la reale natura di un successo; odiamo a prescindere i ricchi nei momenti di crisi anche se hanno guadagnato ciò che hanno grazia al lavoro ed all'acume; ci incazziamo, un po' per invidia un po' per pessimismo cosmico, se troviamo una Barbera ad 1,99€ in offerta al supermercato (assurdo! Io sono il primo ad incazzarmi!), ma poi compriamo Champagne da 30,00 da regalare al collega o all'amico perché convinti che col brand si faccia più bella figura!
Tutto comprensibile, tutto umanamente capibile, ma se solo ci soffermassimo a ragionare un istante ed a capire che traino, che meravigliosa locomotiva sia e potrebbe essere ancor di più questo boom del Prosecco in mercati che stavano calando vistosamente in quanto a domanda di Vino italiano, non potremmo che essere felici di questo successo, che tra l'altro non è frutto di ingannevole marketing o di assurdo branding, ma solo di una congiunzione "astrale" che ha visto nel Prosecco il prodotto giusto nel periodo storico-sociale-economico perfetto, nonostante esista da anni e non avesse mai raggiunto picchi di questo genere.
All'estero il Prosecco viene ormai messo a scaffale con gli Champagne e i pregiudizi che abbiamo riguardo questo prodotto sono per lo più errati:
- Se ne produce troppo!
Non è così, in proporzione probabilmente si produce meno Prosecco a denominazione che Champagne. Probabilmente l'obiettivo di arrivare al miliardo di bottiglie è qualcosa di esagerato e confido non si riveli un eccesso di zelo, controproducente, ma d'altronde il mercato ne vuole di più e mentre alcune aziende francesi vanno milioni di bottiglie con veri e propri "scarti" di produzione, sto notando una sempre crescente attenzione dei produttori di Prosecco ad un approccio più rispettoso. Sì, i vigneti vicino all'autostrada ci sono... e non mi piacciono affatto, ma sono dappertutto in Italia purtroppo, ma per fortuna sono una piccolissima parte;
- Lo Champagne ha la storia!
Verissimo, ha una storia davvero bellissima, che va da Dom Perignòn a James Bond, fino al Louis Vuitton e di sicuro c'est bon, ma anche il Prosecco ha una sua dignità, se pur più rurale, tanto che il ritorno del Colfondo testimonia un'origine vera, contadina, ma consapevole di quell'uva, ora chiamata glera, che già nel 1754 esprimeva i suoi amori, tanto che Aureliano Acanti scriveva così "Ed or ora immolarmi voglio il becco con quel meloaromatico Prosecco''. Diciamo che la spumantizzazione arrivo più tardi, ma che il metodo Colfondo era già diffuso nelle case dei produttori della zona.
- Il Prosecco vale poco perché costa poco!
Siete mai stati in Francia? Lo champagne vive in un assurdo economico, che vede le bottiglie delle grandi Maisons prodotte in tirature che arrivano in alcuni casi a 36milioni di pezzi, costare 10 volte la bottiglia di un piccolo produttore, tra l'altro, nella maggior parte dei casi nettamente superiore in termini di qualità. Il Prosecco vive nell'assurdo opposto, in quanto nella GDO troviamo per lo più Prosecco di qualità medio-bassa a pressi medio-bassi se non bassi, mentre ci sono eccellenze che arrivano a prezzi di tutto rispetto sia tra i piccoli produttori che tra produttori più importanti e riconosciuti e vi assicuro che stappando alcune bottiglie, col pregiudizio di chi tra se e se non può non pensare "minchia ho appena speso 40€ per una bottiglia di Prosecco!", sono rimasto più che colpito da alcuni assaggi;
- Prosecco = Charmat.
Non è così, esistono, come già detto Prosecco metodo ancestrale o Colfondo e soprattutto delle piccole produzioni di Prosecco Metodo Classico, cosa che in molti non sanno e che io stesso, ammetto, ho scoperto da poco.

Questi sono solo i principali pregiudizi che io stesso ho avuto in passato riguardo il Prosecco, ma che grazie a visite in Cantina ed assaggi, nonché confronti con amici e colleghi stranieri, ho avuto modo di rivedere in positivo, tanto che non mi stupisco più quando amici inglesi mi raccontano di degustazioni alla cieca durante le quali un Prosecco abbia sbaragliato la concorrenza dei più Champagne.
Io 10 nomi, in modo assolutamente estemporaneo, ve li faccio volentieri.

10 produttori di Prosecco Top

- Bisol;
- Corvezzo;
- Bele Casel;
- Gris;
- Bellese;
- Antonio Rigoni;
- Fioravanti Onesti;
- Zanotto;
- Duca di Dolle;
- Sorelle Bronca;

Ora so che molti di voi si chiederanno l'utilità di questo articolo, in quanto il Prosecco è sinonimo di grandi numeri e sembra essere lo spauracchio dell'enofighetto, ma in realtà non c'è un reale motivo per il quale abbia condiviso questo pensiero se non il fatto che confido di vedere ancora il Prosecco incuriosire winelovers di tutto il mondo e magari fare da apripista a tutto quel ben di Dio che stiamo producendo da anni e che, in molti casi, all'estero non sanno neanche di cosa si tratti! 
 Quindi di nuovo Viva il Prosecco che, continuo a ripetere senza tema di smentita, in molti casi è anche una goduria da bere, sempre che si scelgano produttori attenti, rispettosi e che ci tengano al proprio territorio e che non lo vedano come un pozzo di petrolio da prosciugare!

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 20 aprile 2016

Due eventi enoci per il ponte del 25 aprile - Only ed Orcia Wine Festival

In questo ponte del 25 Aprile io mi dedicherò a qualcosa di nuovo, di diverso, di fuori dai miei soliti schemi... naaa... sto scherzando! Mi dedicherò al Vino! A che altro se no? 
Lo farò prendendo parte a due eventi enoici davvero interessanti ai quali ho partecipato per la prima volta l'anno scorso e che mi hanno dato sensazioni davvero positive tanto da voler tornare a tutti i costi!
Parlo dell'Only Wine Festival di Città di Castello (PG) e l'Orcia Wine Festival di San Quirico d'Orcia (SI), due eventi legati dallo stesso acronimo, ma diversi, che rappresentano, comunque, un'ottima via di fuga dal tram tram quotidiano ed una valida alternativa alla classica gita "fuori porta".

Il primo è il Salone nazionale delle piccole cantine e dei giovani produttori che ospiterà nel bellissimo centro storico della città umbra 100 selezionate aziende, tra le quali molti amici ai quali avrò modo di dedicare il tempo che meritano dopo i frettolosi saluti del vinitaly.
Un evento che si articola in banchi d'assaggio nei quali sarà possibile acquistare i vini direttamente dai produttori, stand enogastronomici e da quest'anno anche birra e distillati.
Non mancheranno le degustazioni guidate e tutto ciò che si confà ad un evento di questo genere.
Io un salto ce lo faccio e vi segnalo qualche cantina da non perdere:
- Mongioia, Marconi, Mencaroni, Az. Vitivinicola Socci, Roccafiore, Ripa Alta, Az. Agr. Elena Fucci, Podere Pomaio, Montemercurio, Barberani, Peppucci, Nicola Biasi, Tenuta Belvedere, Tenuta Santa Caterina.

Per quanto riguarda l'Orcia Wine Festival, invece, si rinnova un appuntamento a cui tengo particolarmente, in quanto la Val d'Orcia è diventata una delle mete più frequenti del mio girovagar enoico, grazie al fascino dei suoi paesaggi, alla sempre crescente qualità dei suoi Vini, ma soprattutto grazie alle splendide persone che ho avuto modo di conoscere in questa straordinaria terra accerchiata da due ingrombranti sorrelle maggiori come Montalcino e Montepulciano.
Non vedo l'ora di assaggiare ed in alcuni casi riassaggiare a distanza di qualche settimana le novità di Cantine quali Poggio Grande, Podere Albiano, Marco Capitoni, Campotondo, Fattoria del Colle e delle altre aziende della Doc Orcia, che nonostante la giovane età è sempre più una certezza.
Anche in questo caso non mancheranno le degustazioni guidate e gli eventi intrinseci al festival.

Il mio consiglio è sempre quello di sfruttare eventi contenuti e piacevoli come questi per potersi soffermare non solo nell'assaggio dei Vini, bensì nel fare due chiacchiere con i produttori, confrontarsi con loro e cercare di comprendere cosa ci sia dietro quel Vino: la storia della cantina, le peculiarità di un territorio, i sogni di una famiglia o di un vignaiolo con la propria personalità e passione. Se ad eventi come il Vinitaly è pressoché impossibile soffermarsi davvero su queste cose, è ad eventi come questi che la vostra curiosità e la vostra sete di emozioni e non solo di Vino possono essere appagate.

Dimenticavo... in caso voleste prendere due eventi con un solo hashtag: #OWF!


Ci vediamo in giro! 


F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 19 aprile 2016

Best Wine Instragramers - I migliori profili del Vino su instagram secondo me

Circa un anno fa dedicai un articolo ad Instagram ed al ruolo di questo social network nella comunicazione di un topic, di un argomento di nicchia come il Vino ed oggi, seguendo l'orma di alcuni colleghi stranieri vorrei segnalarvi alcuni dei più seguiti ed interessanti Wine Instragramers.
Ho selezionato alcuni dei profili instagram internazionali che oltre ad avere un grande seguito di followers (o seguaci nel caso specifico di instragram) possano darvi un punto di vista più d'impatto ed easy al mondo del Vino, con immagini, foto e video di etichette, calici, bottiglie, degustazioni, vigne, cantine e tutto ciò che faccia parte dell'enosfera. Ho preferito concentrarmi sui comunicatori e non inserire cantine, wineshop e derivati ai quali, magari più avanti dedicherò un altro post.
Partiamo con i profili internazionali, che come vedrete vantano numeri di gran lunga superiori a quelli italiani, grazie alla maggior diffusione ed al più consapevole utilizzo di instagram nei paesi di riferimento. Da notare, inoltre, che i profili più seguiti sono quelli con l'approccio meno serioso e più leggero alla comunicazione del Vino... cosa diversa per l'Italia in cui l'equilibrio è d'obbligo e forse non è così sbagliato, anche se un passo verso la leggerezza non sarebbe affatto male!

Let's go...

The Wine Wankers è probabilmente il Wine Blog più seguito al mondo, con base a Sydney ed online solo dal 2013. Il suo approccio leggero e scanzonato al Vino ha portato questo gruppo di winelovers ad un successo planetario ed il numero di followers del loro profilo instagram lo testimonia.
Joe Menezes è l'autore del blog http://onceuponawine.blogspot.it/ ed è sicuramente uno dei Wine Blogger più seguiti su Instagram grazie al suo approccio molto informale e divertente al Vino.  
Julien Miquel è l'autore del noto portale socialvignerons, che da qualche anno sta riscuotendo grande successo sui social, con interviste, notizie, infografiche... insomma tutto ciò che concerne il Vino, con una visione duplice, da professionista della comunicazione sul web e da winemaker d'esperienza quale è Julien.
Madeline Puckette è l'autrice di quello che è probabilmente il più noto Wine Blog americano e di certo uno dei più seguiti al mondo: Wine Folly. Le sue infografiche hanno rivoluzionato la comunicazione del Vino sul Web ed io per primo non mi stanco mai di guardarle.
Altro profilo collegato ad un Wine Blog, anch'esso molto dinamico e divertente, con un approccio femminile ed oserei dire "glamour" al Vino. Non che sia proprio nelle mie corde, ma a quanto pare su instagram essere un po' fashion paga e devo dire che gli aforismi e le immagini postate su questo account non sono poi così male, per scontate che siano.
Jancis Robinson è anche una delle massime esperte di Vino del Regno Unito e non solo. Presentatrice televisiva, scrive per diverse riviste e giornali oltre a far parte di innumerevoli panel di degustazione. Grande amante del Vino italiano, che troverete spesso fra le sue foto.
Luiz Alberto è fondatore della community #winelover e candidato all’Institute of Masters of Wine di Londra. Luiz è un grande conoscitore del Vino italiano ed internazionale e si occupa di formazione e comunicazione, con una grande attività sui social. Ci tengo a sottolineare tra le iniziative della sua community #winelover against cancer.
Stevie Kim è la direttrice del Vinitaly International e probabilmente la detentrice di uno dei profili instagram sul Vino con il rapporto tra followers e persone seguite più favorevole!!! Se solo seguisse qualcuno probabilmente raggiungerebbe un numero di followers ancora più grande, ma il suo profilo è davvero interessante e da modo di seguire il Vino italiano nel mondo attraverso i suoi scatti.

In Italia, a partire dalle Cantine e passando per i comunicatori, purtroppo instagram non è ancora ben utilizzato, ma ci tengo a segnalarvi il mio ed altri profili interessanti, in modo da stimolare la crescita di molti altri wine instagramers:

Francesco Saverio Russo - WineBlogRoll: https://www.instagram.com/italianwinelover/
Claudio Limina - Biancovino: https://www.instagram.com/biancovino/

Instagram è un social dalle potenzialità infinite ed io stesso mi rendo conto di non utilizzarlo a pieno, ma essendo il principale veicolo di visibilità internazionale per il Vino italiano, la condivisione di foto di etichette, degustazioni, impressioni, cantine, vigneti e tutto ciò che l'Italia enoica possa regalarci può solo contribuire ad informare e ad abituare il winelover straniero, nonché italiano, ad un concetto di Vino più easy nella comunicazione, ma al contempo più ricercato e di qualità nei contenuti.
Consiglio comunque ai produttori di tenere in grande considerazione questo social e di iniziare ad utilizzarlo con cognizione di causa sia in ambito nazionale che, ancor più, in ambito internazionale.
Ci tengo a precisare che queste segnalazioni non rappresentano una classifica dei migliori igers del vino, ma sono frutto di una ricerca personale basata su criteri totalmente soggettivi di interesse ed originalità, ma qualora abbiate altri profili da segnalare non esitate a farlo.

F.S.R.
#WineIsSharing

L'enoteca online è ormai un must per i winelovers 2.0

Come accennato la settimana scorsa, a pochi giorni dal Vinitaly, in questo periodo ho avuto modo di selezionare alcune enoteche online e di confrontarmi con realtà diverse, ma tutte con il comun denominatore di una gestione giovane e dinamica. Credo sia fondamentale, oggi, approfondire la conoscenza di questi e-commerce del Vino che fungono sempre più da punto di riferimento per i winelovers 2.0 e che piano piano stanno offrendo una sempre più valida ed affidabile alternativa alle enoteche fisiche. 
E' proprio tra gli stand del Vinitaly che ho incontrato Luca Bergamin, titolare di winemust.com, un wine-shop che nasce all’interno della struttura Astor, quindi coniugando la realtà fisica al servizio online, andando a creare una soluzione parallela in grado di accontentare e coinvolgere sia i clienti di Astor che nuovi potenziali fruitori dell'e-shop.
L'intento è quello di orientare un pubblico sempre più vasto alla scelta e al consumo consapevole del vino di qualità. La mission è quella di proporre un'accurata selezione e di diffondere tramite il web la cultura della qualità e Luca sembra avere le idee molto chiare!
Ho molto apprezzato il sito semplice ed intuitivo, capace di coinvolgere ed invogliare l'utente, con un'ottima selezione dei filtri, capaci di agevolare la scelta del vino adatto ad ogni occasione alla portata di tutti, anche dei fruitori meno esperti.
Come sempre ho testato per voi la spedizione di alcuni Vini e posso confermare puntualità, professionalità e semplicità negli imballaggi e nelle spedizioni.
Considerando inoltre che si tratta di un progetto giovane e sempre in divenire, in futuro sarà disponibile un’ampia parte di catalogo riservata esclusivamente ai piccoli produttori e a vini di vecchie annate.
Se è vero che per ora la selezione sia focalizzata sulle cantine italiane, con predilezione per i nomi più conosciuti, Luca mi ha confidato di essere già a lavoro per integrare tutte quelle eccellenze internazionali che meritano un occhio di riguardo, oltre che, come già accennato, le realtà di nicchia del panorama nazionale e questo è ciò che io e, immagino, molti di voi auspichiamo.

Ho avuto modo di assaggiare 3 Vini sui quali Luca desiderava un mio parere ed io, come di consueto, vado a condividere con voi le mie impressioni:

Altemasi Riserva Graal 2007: come ho già avuto modo di dire postando le foto dell'assaggio di questo Vino sui social, io sono sempre molto colpito da questo tipo di referenze, in quanto manifestano quelle eccezioni da prendere come esempio. Parlo della volontà e la capacità di aziende dai grandi numeri come in questo caso la Cavit di prodigarsi nella produzione di Vini d'eccellenza, capaci di durare nel tempo e di rappresentare un punto di riferimento nella propria fascia. Un Metodo Classico, Trento Doc, di struttura e di grande portamento, con la complessità che ti aspetti dopo tutti questi mesi sui lieviti (sboccatura 2015) al naso: note di torta sbrisolona, che partono dalla frolla per finire alla mandorla tostata. In bocca è avvolgente, ma deciso, tagliente e lungo. Non cede un solo passo al tempo e ti fa un po' pentire di averlo già stappato! Tenetene qualche bottiglia in cantina.

Chardonnay Cabreo La pietra 2013Folonari: tenendo presente che probabilmente si tratti di uno dei migliori bianchi barricati italiani, sarebbe semplice descriverlo con ode ed enfasi, ma ci tengo a sottolineare quanto, nonostante l'influenza del legno piccolo e della malolattica a livello olfattivo, in bocca si percepisca ancora una buona freschezza che unita al finale sapido, rende la beva più agevole, in maniera determinante. Se c'è un bianco al quale il termine "intenso" calzi a pennello, questo è sicuramente il Cabreo.

Lagrein Rivus Pfitscher 2014: avete mai giocato a Jenga? Si quel gioco in cui dovevate mettere dei tasselli di legno uno sull'altro mantenendoli in equilibrio? Beh... se quei tasselli fossero tannini la Cantina Pfitscher sarebbe difficilmente battibile in questo gioco! Grande equilibrio, frutto ben integrato e vena acida pulita e fresca come l'aria dell'Alto Adige dal quale proviene. Un Lagrein come ce ne sono davvero pochi, in quanto ad armonia generale.

Ovviamente questo è uno dei rari sponsor post che pubblico su WineBlogRoll, ma piace dedicare qualche parola e mettere a mio modo alla prova le attività che decidono di sostenere il mio blog attraverso i banners (che concorrono alla copertura delle sole spese di gestione del blog e non sono mai dedicati alle cantine, per ovvi motivi) ed oltre alla facilità di navigazione ed all'assistenza dedicata grazie al numero verde ed alla chat sempre attivi, ciò che fa la differenza in winemust.com è sicuramente la conservazione dei vini, che avviene in celle a temperatura e umidità controllate, ed in più se il Vino "non va", c'è sempre il reso!

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 18 aprile 2016

Nelle Langhe un mix di ruralità e modernità - La Cantina Salvano

Il Piemonte è una delle culle dell'enologia italiana e vanta alcune delle aziende più antiche e non è raro, quindi, incontrare sul proprio cammino enoico realtà come quella della quale vi parlerò oggi, che affonda le proprie radici nei primi del secolo scorso: La Cantina Salvano.
A quel tempo la viticoltura non era l’unica attività dell’azienda agricola ed infatti si coltivavano grano, patate e nocciole, ma si può risalire alle prime vinificazioni avvenute negli anni ’30, grazie ad Angelo Salvano inizia la produzione di vini nella cascina “Grillo” tra le vigne di Diano d’Alba, nel cuore delle Langhe. I suoi prodotti, frutto del faticoso lavoro nelle vigne e della dedizione ad una terra dura e ricca allo stesso tempo, iniziano ad essere conosciuti da molti. Nell’immediato dopoguerra la ferrea volontà del figlio, mio omonimo, Saverio gli permise di ampliare la cantina e trasferirsi in Valle Talloria. Da qui inizia l’imbottigliamento del vino, prima solo venduto e distribuito in piccoli fusti e damigiane. Il nome Salvano diventa sinonimo di vini di qualità riscontrando successo in tutto il Nord d’Italia. Nel 1982 inizia una nuova e decisiva fase di crescita, quando due ragazzi dalle origini contadine decidono di mettere a frutto il loro entusiasmo e realizzare un loro grande sogno nel cassetto. Luciana Agnello e Piero Sobrero apportano alla casa vinicola le loro ambizioni ed esperienze personali, mantenendo vivi la tradizione, i metodi di produzione, i sapori e i profumi di un'arte antica, legata alle radici della terra delle Langhe.
Nel 1991 viene ristrutturata la vecchia cascina e viene rinnovata la cantina mantenendo le caratteristiche tipiche dei casolari contadini di Langa come arcate a mattoni a vista ed il fienile ora utilizzato come magazzino botti. Attualmente la cantina si trova a 16 metri sotto il livello della strada e questo permette di mantenere una temperatura ed una umidità costante durante tutto l’anno favorendo quindi la produzione dei vini.
Nel 1998 entra in azienda Massimo Sobrero, che insieme a suo fratello Alessio porta un'ulteriore sferzata di novità e spinta verso il futuro alla Cantina gestita ancora dai genitori Luciana e Piero, che si occupano di dirigere l'azienda e di organizzare il lavoro nei vigneti.
Ciò che mi ha affascinato di quest'azienda è il suo apparente anacronismo che, in un'era in cui si rincorre la modernità a volte fino a non aver più il fiato e l'apporto di ossigeno utile al cervello per ragionare con cognizione di causa, si evince in primis dal packaging delle bottiglie interamente confezionate a mano da 4 donne artigiane del luogo e in secondo luogo dalla volontà di continuare ad esprimere e manifestare la propria origine contadina.
Tra i Vini che ho avuto modo di assaggiare, tutti da vitigni autoctoni, vi parlerò di due referenze che mi hanno particolarmente colpito:
Gentilium Langhe Rosso DOC 2012: un Nebbiolo nitido, con quella sferzata di freschezza data dal piccolo saldo di Barbera. E' un po' come se l'austerità, si trasformasse in familiarità, come se la timidezza, divenisse quell'umiltà contadina da saper leggere ed interpretare. Una volta apertosi, il Vino inizia a parlare di sé, della sua terra e del suo vissuto, con frutto fresco, note speziate, radicali e sincera armonia. Schietto, diretto al sorso, senza alcun volo pindarico, ma con tanta concretezza.
Un bel Nebbiolo, fatto per oggi e per domani, senza dimenticare ieri.
Barolo DOCG 2011: il Barolo è il fiore all'occhiello dell'azienda Salvano, che ritrova in questa bottiglia l'espressione di un'eleganza easy, mai eccessiva, fatta di consapevolezza e lungimiranza. Un Vino, anch'esso, che porta con sé il fascino della ruralità, con note di terra e radice di liquirizia che sembrano quasi volerlo ribadire. La struttura c'è e quella vena di freschezza che lo aiuterà a durare nel tempo anche. Un Barolo che sorprende e credo lo farà anche restandosene un po' coricato in Cantina, fin quando non deciderò di volerne godere l'evoluzione, che mi auspico sia ciò che lascia intendere ogni sorso odierno.

Una cantina che è stata capace di coniugare la ruralità alla modernità, la tradizione alla modernità, come un po' tutte dovrebbero saper fare oggi. Ammetto di esser stato il primo a farmi qualche domanda vedendo il packaging delle bottiglie che sarei poi andato ad assaggiare, ma quando dico che la storia di un'azienda, di un territorio e delle persone che vivono quell'azienda e quel territorio sia fondamentale è proprio per questo... perché se attraverso la conoscenza di ciò che una Cantina è si riesce a chiudere un cerchio tutto ha più senso.

F.S.R.
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