lunedì 18 aprile 2016

Nelle Langhe un mix di ruralità e modernità - La Cantina Salvano

Il Piemonte è una delle culle dell'enologia italiana e vanta alcune delle aziende più antiche e non è raro, quindi, incontrare sul proprio cammino enoico realtà come quella della quale vi parlerò oggi, che affonda le proprie radici nei primi del secolo scorso: La Cantina Salvano.
A quel tempo la viticoltura non era l’unica attività dell’azienda agricola ed infatti si coltivavano grano, patate e nocciole, ma si può risalire alle prime vinificazioni avvenute negli anni ’30, grazie ad Angelo Salvano inizia la produzione di vini nella cascina “Grillo” tra le vigne di Diano d’Alba, nel cuore delle Langhe. I suoi prodotti, frutto del faticoso lavoro nelle vigne e della dedizione ad una terra dura e ricca allo stesso tempo, iniziano ad essere conosciuti da molti. Nell’immediato dopoguerra la ferrea volontà del figlio, mio omonimo, Saverio gli permise di ampliare la cantina e trasferirsi in Valle Talloria. Da qui inizia l’imbottigliamento del vino, prima solo venduto e distribuito in piccoli fusti e damigiane. Il nome Salvano diventa sinonimo di vini di qualità riscontrando successo in tutto il Nord d’Italia. Nel 1982 inizia una nuova e decisiva fase di crescita, quando due ragazzi dalle origini contadine decidono di mettere a frutto il loro entusiasmo e realizzare un loro grande sogno nel cassetto. Luciana Agnello e Piero Sobrero apportano alla casa vinicola le loro ambizioni ed esperienze personali, mantenendo vivi la tradizione, i metodi di produzione, i sapori e i profumi di un'arte antica, legata alle radici della terra delle Langhe.
Nel 1991 viene ristrutturata la vecchia cascina e viene rinnovata la cantina mantenendo le caratteristiche tipiche dei casolari contadini di Langa come arcate a mattoni a vista ed il fienile ora utilizzato come magazzino botti. Attualmente la cantina si trova a 16 metri sotto il livello della strada e questo permette di mantenere una temperatura ed una umidità costante durante tutto l’anno favorendo quindi la produzione dei vini.
Nel 1998 entra in azienda Massimo Sobrero, che insieme a suo fratello Alessio porta un'ulteriore sferzata di novità e spinta verso il futuro alla Cantina gestita ancora dai genitori Luciana e Piero, che si occupano di dirigere l'azienda e di organizzare il lavoro nei vigneti.
Ciò che mi ha affascinato di quest'azienda è il suo apparente anacronismo che, in un'era in cui si rincorre la modernità a volte fino a non aver più il fiato e l'apporto di ossigeno utile al cervello per ragionare con cognizione di causa, si evince in primis dal packaging delle bottiglie interamente confezionate a mano da 4 donne artigiane del luogo e in secondo luogo dalla volontà di continuare ad esprimere e manifestare la propria origine contadina.
Tra i Vini che ho avuto modo di assaggiare, tutti da vitigni autoctoni, vi parlerò di due referenze che mi hanno particolarmente colpito:
Gentilium Langhe Rosso DOC 2012: un Nebbiolo nitido, con quella sferzata di freschezza data dal piccolo saldo di Barbera. E' un po' come se l'austerità, si trasformasse in familiarità, come se la timidezza, divenisse quell'umiltà contadina da saper leggere ed interpretare. Una volta apertosi, il Vino inizia a parlare di sé, della sua terra e del suo vissuto, con frutto fresco, note speziate, radicali e sincera armonia. Schietto, diretto al sorso, senza alcun volo pindarico, ma con tanta concretezza.
Un bel Nebbiolo, fatto per oggi e per domani, senza dimenticare ieri.
Barolo DOCG 2011: il Barolo è il fiore all'occhiello dell'azienda Salvano, che ritrova in questa bottiglia l'espressione di un'eleganza easy, mai eccessiva, fatta di consapevolezza e lungimiranza. Un Vino, anch'esso, che porta con sé il fascino della ruralità, con note di terra e radice di liquirizia che sembrano quasi volerlo ribadire. La struttura c'è e quella vena di freschezza che lo aiuterà a durare nel tempo anche. Un Barolo che sorprende e credo lo farà anche restandosene un po' coricato in Cantina, fin quando non deciderò di volerne godere l'evoluzione, che mi auspico sia ciò che lascia intendere ogni sorso odierno.

Una cantina che è stata capace di coniugare la ruralità alla modernità, la tradizione alla modernità, come un po' tutte dovrebbero saper fare oggi. Ammetto di esser stato il primo a farmi qualche domanda vedendo il packaging delle bottiglie che sarei poi andato ad assaggiare, ma quando dico che la storia di un'azienda, di un territorio e delle persone che vivono quell'azienda e quel territorio sia fondamentale è proprio per questo... perché se attraverso la conoscenza di ciò che una Cantina è si riesce a chiudere un cerchio tutto ha più senso.

F.S.R.
#WineIsSharing

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