lunedì 30 maggio 2016

Alessandro Motta - dalle vendemmie con gli amici al proprio Vino nel Monferrato Astigiano

Oggi vi parlo di un giovane produttore, Alessandro Motta, classe '80, titolare dell'omonima Azienda Agricola Alessandro Motta. Alessandro rappresenta una di quelle storie che amo incontrare nel mondo del Vino: nato in Lombardia, a metà degli anni '90 soleva andare con i suoi, da amici di famiglia a Castrocaro Terme, che avevano un' Azienda Agricola con vigneti, frutteti, ulivi. Erano weekend che servivano a staccare la spina e “con un gruppo di 20 amici, di ogni età, ci ritrovavamo ogni anno a vendemmiare o magari a raccogliere le olive” mi racconta Alessandro. Durante il viaggio di ritorno da uno di questi weekend tra amici, suo padre se ne usci' con l' intenzione di acquistare un podere ed in particolare una vigna. Anche se Alessandro aveva solo 16 anni si dimostrò sin da subito entusiasta all'idea ed anche se sua madre s'oppose, sapendo che le sarebbe toccata una grande mole di “lavoro”, la ricerca partì, dapprima nell'Oltrepo' Pavese, per poi spostarsi in Piemonte focalizzandosi sul Monferrato Astigiano.
azienda alessandro motta
La ricerca si concluse a Castel Rocchero un suggestivo comune di 380 anime, situato tra Nizza Monferrato e Acqui Terme e a 35 km da Asti e 40/50 km dal mare ad un'altitudine di 420 m.s.l.m., dove acquistarono una casina con 2 ettari di vigneto, che nel giro di pochi anni diventarono gli attuali 4,5, accorpati alla proprietà in una sorta di suggestivo anfiteatro naturale.
Ormai il richiamo del Vino era troppo forte per Alessandro, che non ebbe dubbi nell'iscriversi alla Facoltà di Viticoltura ed Enologia a Milano, per poi aggiungere al suo curriculum la Laurea Specialistica ad Asti, usando termini viticoli iniziò il periodo di invaiatura - Maturazione.
La svolta, dopo qualche anno di conferimento delle uve alla cantina sociale, fu nel 2012, quando Alessandro decise di produrre i propri vini, perseguendo la voglia di vinificare in purezza le uve dei propri vigneti in maniera tale da produrre Vini che risaltassero le influenze del suolo e dell'andamento climatico dell'annata e la sua personalità... il terroir!
La prima scelta? Niente più concimi chimici, bensì concime organico e già mi sembra un bel modo di iniziare!
Nel frattempo, seppur si definisca uno studente non proprio “modello”, Alessandro non sembrava essere pago degli studi già effettuati e si iscrisse ad un Master in Gestione di Aziende Vitivinicole al CUOA di Vicenza per acquisire tutti i mezzi necessari a saper gestire la sua Azienda seppur di piccole dimensioni.
Come nelle migliori commedie o nei migliori horror, dipende dai punti di vista, l'inizio vero e proprio della produzione dell'azienda di Alessandro Motta arrivà con l'annata 2014, una delle più difficili degli ultimi 50 anni. L'uva era poca, ma la qualità lasciava spazio alla positività, quindi decide di vinificare le sue uve di Moscato d'Asti, Brachetto d'Acqui e Barbera d'Asti (30 quintali o poco più per varietale).
Dato che "il Vino si fa in vigna", Alessandro non ha ancora ritenuto opportuno investire, data la piccolissima produzione (8-9000 bottiglie annue), in una cantina di proprietà, ma gode della possibilità di usufruire delle vasche di una piccola azienda a conduzione familiare che gli permette di seguire ogni fase della produzione.

Grazie alla filosofia produttiva ed alle peculiarità dei vigneti, è già possibile percepire quanto i Vini di Alessandro Motta siano specchio dell'annata, con una 2014 fredda e piovosa ed una 2015 calda e siccitosa. Emerge chiaramente l' influenza del suolo e l'andamento climatico mantenendo le caratteristiche tipiche dei vitigni.
Dati i numeri limitati per tipologia di vino, quelli di Alessandro sono Vini di nicchia ed il target di riferimento è esclusivamente privato. Interessante il fatto che le scelte riguardanti il packaging e, probabilmente, l'approccio di un giovane nei confronti dei più giovani, permetta ai Vini di Alessandro di farsi strada nella fascia dei cosiddetti Millennials, giovani dai 27 ai 40 anni che vogliono conoscere e approfondire la tipologia di vini e sembrano essere sempre più interessati alle varie fasi di lavorazione sia in vigna che in cantina.
vini alessandro motta
Per quanto riguarda i tre Vini che ho avuto modo di assaggiare, ovvero Moscato d'Asti 2015, Brachetto d'Acqui 2015 e Barbera d'Asti (2014), devo ammettere che ho riscontrato un filo conduttore evidente, che risiede nella pulizia dei Vini e nella nitida espressività varietale. La scelta delle vinificazioni in purezza e di tecniche di vinificazione per nulla invadenti ed invasive fa si che vengano esaltate le caratteristiche di uve tipiche della zona, con la marcia in più di terreni che conferiscono buona freschezza e mineralità, permettendo un ottimo equilibrio fra morbidezza e sapidità. Un concept contemporaneo di eleganza sia esteriormente che interiormente, con una faccia giovane ed un'essenza che, seppur moderna, sa strizzare l'occhio alla tradizione quanto basti per non risultare monotona ed anacronistica.
Una realtà ed un personaggio che non credo smetterò di seguire da qui ai prossimi anni, curioso di assaggiare nuove espressioni del connubio fra questo enologo-vignaiolo (e chi più ne ha più ne metta) e questo territorio.

F.S.R.
#WineIsSharing

domenica 29 maggio 2016

A Bordeaux la Cité du Vin - Un parco a tema Vino per i Winelovers

Dopo Disneyland Paris, la Francia ha pensato bene di onorare qualcosa di molto più radicato nella propria tradizione dei cartoni animati: le Vin! Si chiama "la Cité duVin" e dove potrebbe essere sorta se non a Bordeaux?
città del vino bordeaux
La città di Bordeaux aveva già un museo del Vino, ma la “città del Vino” è destinata ad essere un mix tra il parco a tema e museo, per la gioia di tutti gli amanti del Vino.
I visitatori saranno in grado di esplorare 20 aree tematiche, che comprenderanno una coinvolgente storia della vinificazione e del Vino, ma, cosa più importante, nel panoramico “Belvedere” si potrà assaggiare Vino da una selezione di tutto il mondo, ammirando la città di Bordeaux da un'altezza di 35m.
Oltre a queste caratteristiche permanenti, la Cité du Vin prevede di tenere due mostre temporanee ogni anno nel complesso 700m2. Le mostre hanno lo scopo di andare oltre il Vino e la sua storia e abbinando alla tematica enoica l'arte e la cultura mondiale.
città del vino bordeaux
Ovviamente, come in tutti i parchi a tema che si rispettino, ci sarà un biglietto da fare e voci indiscrete dicono che quello riservato agli adulti sarà venduto al costo di € 20, ma per i bambini (potrebbe sembrare strano portare dei bambini alla “Cité du Vin”, ma in realtà il Vino è un mondo che, se insegnato ed illustrato nella maniera giusta, più contribuire nell'educazione e nella formazione dei più piccoli) il biglietto costerà soli € 8.
Interessante anche il grafico qui sotto riguardante il contributo pubblico e l'intervento dei privati nella realizzazione del progetto.
Ciò che mi chiedo è... con il padiglione del Vino già pronto, non sarebbe stato relativamente facile convertire una parte dell'area espositiva di Expo a città del Vino? Come sempre, quando in Italia si parla di queste cose la risposta, purtroppo, è sempre la stessa...

Comunque tornando alla Cité du Vin, a prescindere da come sarà o meno questo parco, dalle critiche in stile “Expo” che susciterà e dal poco bisogno di un parco a tema Vino nel mondo, credo che l'investimento che i francesi abbiano fatto per questo progetto dimostri ancora una volta quanto siano più avanti di noi nella cultura del Vino e nella capacità di comunicarne l'importanza a livello nazionale, senza il timore di utilizzare veicoli moderni e democratici, in quanto componente integrale della vita di tutti i giorni e della storia di una nazione intera.
L'Italia non sarebbe da meno in termini di storia e di cultura e sarebbe bello, al di là del concept del parco a tema, trovare mezzi più vicini alle famiglie ed alle persone non necessariamente dentro a “sistema Vino” per parlare di Vino coinvolgendo attivamente chi ha voglia di conoscere e chi ancora non sa di essere appassionato, ma potrebbe diventarlo con l'input giusto. Inoltre, il la città del Vino francese sarà una sicura attrattiva in termini di enoturismo internazionale.
Da ora in poi, oltre alle tappe obbligate nelle cantine e nelle vie del centro storico, ci sarà un'altra meta da non perdere per i winelovers che visiteranno Bordeaux.


F.S.R.

#WineIsSharing

venerdì 27 maggio 2016

Enoturismo: le Marche del Vino tra le mete imperdibili

L'enoturismo è una realtà sempre più importante a livello globale e se in Italia proprio in questo weekend gli appassionati potranno godere dell'evento Cantine Aperte organizzato dal Movimento Turismo del Vino, ci sono portali come HomeToGo, che suggeriscono mete enoiche in tutto il mondo per i wine-globetrotter.
enoturismo
Mi è stato chiesto, giorni fa, di dare una mia opinione riguardo le scelte fatte dal portale che aveva segnalato le regioni più vitivinicole più note al mondo, senza tralasciare un ampio spazio dedicato all'Italia, ovviamente.
Tramite la cartina qui di sotto potrete selezionare le varie regioni citate nel portale ed entrare nella sezione ad esse dedicata.
Comprendendo le dinamiche di una comunicazione orientata nei confronti di chi non viva il Vino con la frequenza, l'intensità e la curiosità con il quale lo possa vivere io o lo possa vivere comunque un comunicatore o un influencer, piuttosto che un produttore o un esperto del settore, ho preferito aggiungere piuttosto che togliere o cambiare, anche perché è ora di parlare di Vino in maniera più snella ed accessibile e quando sono professionisti di altri settori a parlarne, ben venga! Il Vino è di tutti ed è bene che se ne parli, su tutti i piani e su tutti i livelli.
Detto questo, il mio semplice ed estemporaneo intervento non poteva che essere rivolto alla mia terra natìa, ovvero le Marche, che a mio parere meritano di essere citate fra le regioni del Vino da visitare e da scoprire, non solo grazie alla crescente qualità della produzione (Verdicchio primo fra tutti), bensì per la varietà di bellezze paesaggistiche che, una terra stretta amorosamente dagli Appennini e dal mare e solcata dolcemente da colline che in questo periodo vantano dei cromatismi che tanti pittori en plein air hanno incantato, può vantare.
paesaggi vigne marche

Ormai lo sapete, l'unica “marketta” che tollero è la “marchetta” quindi, già da questo weekend o comunque durante l'estate ormai alle porte una capatina nelle Marche del Vino io mi sento di consigliarvela e sono certo che in ogni provincia, in ogni zona troverete oltre che culture, dialetti e tradizioni differenti, persone meravigliose, un'accoglienza umile e calorosa e tanta tanta voglia di raccontare la propria realtà e la propria passione... ah, ovviamente troverete anche dei gran bei Vini e se volete fare del bene ad una denominazione che ha ancora tanto da dare e da dire, ma che sta soffrendo a livello di comunicazione, assaggiare qualche Rosso Conero, oltre all'ormai famosissimo Verdicchio, all'ottima Lacrima di Morro d'Alba ed al possente Rosso Piceno... io nelle prossime settimane lo farò e spero di potervi consigliare qualcosa di davvero interessante!
Se poi vi venisse voglia di venirmi a trovare a Cingoli, dove sono nato e cresciuto e dove torno ancora ogni mese, questo è quello che vedo dal balcone di un umilissimo appartamento, ma che ha il lusso di una vista impagabile.
cingoli vino


F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 26 maggio 2016

Quanti anni ha la vite più vecchia del mondo?

Quanto vive una vite? E dov'è la vite più antica al mondo?

Si parla tanto dell'età delle viti e di quanto sia triste vedere interi vigneti reimpiantati, ripiantumati nel giro di un paio di lustri. L'età della vite è direttamente proporzionale alla qualità della sua vita (terroir) ed alla volontà dell'uomo di farla vivere nelle migliori condizioni possibili e se è vero che i francesi ci hanno insegnato molto riguardo quella che a me piace definire l'esperienza della pianta e quanto essa incida sulla qualità dell'uva e la complessità del Vino che vi si produrrà, oggi vorrei condividere con voi una notizia che magari già in molti conoscerete, ma che per un winelover è davvero qualcosa di emozionante. Parlo della vite più antica al mondo.
Provate a sparare un paese, dai!
Georgia? E' il paese dov'è nato il Vino e dove dicono esistano viti di oltre 300 anni... potrebbe essere, no?
Spagna? Hanno viti ad alberello antichissime!
L'America, con la California? Sembra esistano esemplari che superano di gran lunga i 100 anni.
In Grecia? Dove vengono ancora oggi utilizzati metodi di allevato ancestrali per vitigni antichissimi.
O forse la gran mere Grand-mère del Vino, la Francia?
No... non si tratta di nessuna di queste nazioni, almeno secondo le fonti, in quanto sembra essere una “sfida” tutta fra due paesi confinanti, ovvero la Slovenia e proprio la nostra Italia.
vite piante maribor

La vite più antica del mondo è in Slovenia

E’ a Maribor che negli anni ’80 è stata letteralmente salvata una vite che, in base ad analisi eseguite da esperti del settore, risulta avere almeno 400 anni. L'antica pianta si trova subito fuori dalle mura medievali, “arrampicata” sulla facciata del civico 8 in via Vojašniška, lungo il fiume Drava. Fiume che l'ha protetta dalla filossera che distrusse gran parte delle viti europee nella seconda metà dell’800. Radici ormai lunghissime, che arrivano fino al fiume.
Se volete conoscerne la storia nella “Hiša stare trte”, “casa della vecchia vite”, è stato allestito una sorta di museo nel quale conoscere meglio questo vero e proprio monumento al Vino. La cosa più bella? La vite è ancora in produzione e nel periodo della vendemmia Maribor organizza una vera e propria festa del Vino, che prevede danze e convivialità per una settimana. Da ogni vendemmia verranno prodotti circa 25l di Velluto Nero, è così che si chiama il Vino fatto con le uve di quella che sembra essere la vite più antica al mondo.
vite più vecchia italia

La vite più antica d'Italia è anche la vite più antica del mondo?

L'Italia, però, non è da meno e sembra voler ottenere la “maternità” di una vite per lo meno antica quanto quella di Maribor. La vite in questione di trova a Prissiano presso Tesimo, ai piedi del Castel Katzenzungen, a quota 600mslm. Una pianta di dimensioni epiche, con un pergolato di oltre 350 m². L'età della vite è stata accertata scientificamente: conta circa 350 anni, ma gli studi in merito hanno margini abbastanza ampi e le due piante sembrano essere davvero molto vicine in termini “anagrafici”.
Inoltre, trattandosi di una vite così vecchia, questa pianta testimonia una produzione di vino antica in questa zona, da una varietà che è per forza di cose la più storica del luogo: la Versoaln.
Il nome „Versoaln“ si riferisce con molta probabilità al modo di raccolta dell'uva: lungo i pendii ripidi c'era il bisogno di trasportare il raccolto con delle corde e „versoaln“ in tedesco significa discesa con la corda. E la regione principale di coltivazione di questa specie, chiamata anche Versailler, era la Val Venosta con i suoi ripidi vigneti lungo i pendi della valle.
Sono i Giardini di Castel Trauttmansdorff a premurarsi di proteggere questa meravigliosa e possente vite da malattie e parassiti come anche „a fulgere et tempestate“ (estratto dall'atto).
Anche in questo caso la vite è ancora in produzione ed è possibile assaggiare il Versoaln, ovvero il Vino ivi prodotto durante la visita guidata “Giardini e Vino” organizzata nei giardini di Castel Trauttmansdorff.


Un paio di luogo, neanche troppo distanti da aggiungere alle mete dei vostri viaggi enoici estivi, che ne pensate? Magari, una volta scattata qualche foto di rito alle viti, cogliete l'occasione per visitare qualche cantina della zona, dato che sia il Trentino-Alto Adige che la Slovenia sono splendide terre del Vino dove potrete assaggiare Vini davvero interessanti e conoscere vignaioli di grande personalità.

Infine ci tengo a sottolineare che in Italia esistono ancora diverse realtà che vantano viti a piede franco centenarie come gli alberelli di alcune aziende pugliesi o siciliane (Milleuna e Benanti ad esempio)  o i vigneti di Dettori (e non solo) in Sardegna, fino ad arrivare alle viti di moscato, in alcuni casi, vicine ai 200 anni come quelle della Cantina Mongioia a Santo Stefano Belbo. Ce ne sarebbero tanti altri da citare e di certo se cercassimo fra le viti maritate del Sud Italia e tra gli esemplari dolomitici più antichi troveremmo viti antichissime, ma confido sarete voi a scoprirne di nuove per mezzo della vostra curiosità, dote imprescindibile di ogni winelover!

F.S.R.
#WineIsSharing

N.B.: ovviamente le ricerche sono state orientate su esemplari di vitis vinifera e non su vite selvatica.

mercoledì 25 maggio 2016

Esistono davvero i vitigni autoctoni in Italia? E se li dovessimo spostare tutti?

In un periodo in cui impazzano le ricerche e gli allarmismi, più o meno giustificati, sui cambiamenti climatici e sul catastrofico global warming, il mondo del Vino sembra statico ed impassibile, ma non lo è.
In Italia godiamo ancora di un clima più equilibrato, se pur le ultime stagioni abbiano testimoniato delle notevoli variazioni, quindi non stiamo correndo ai ripari e non ci siamo ancora posti il problema di dover improntare il nostro futuro vitivinicolo in maniera lungimirante, cercando di prevedere e prevenire ciò che sarà delle nostro colture, in base a questi cambiamenti climatici, ma faremo in tempo ad adattarci?
cambiamenti clima vino italia
Mentre in paesi come il Regno Unito, il Canada e regioni fredde come il Sud del Cile o la Tasmania, nonché in vaste aree della Cina si è iniziato ormai da qualche anno ad impiantare nuovi vigneti ed oggi si intravedono le prime produzioni degne di questo nome, in Italia sento spesso lamentele e "denunce contro ignoti" riguardanti le mezze stagioni che non ci sono più (quest'anno a me sembra ci siano solo quelle!), il caldo che arriva a cuoce le uve e problemi in vigna legati al cambiamento climatico, che sembra non si fossero mai affrontati prima... questo solleva due questioni principali:
- Perché non stiamo agendo con l'obiettivo di prevenire eventuali cali di produzione e la potenziale estinzione di alcuni varietali?
- Quali sono i limiti dell'Italia in questo senso?
A mio parere le due domande hanno una risposta comune, ovvero la quantità disarmante di vitigni "autoctoni" italiani, che oltre ad essere una ricchezza, divengono un limite là dove si debba anche solo pensare di sradicare dal proprio territorio di riferimento quel varietale.

Tante regioni, tanti areali, tante micro-denominazioni, fino alla vigna del parroco propagata da 2,5,10 produttori... questa è la meraviglia dell'Italia del Vino, ma è anche ciò che potrebbe ritorcersi contro il nostro paese in un futuro sempre più prossimo.
Io stesso faccio fatica a pensare di scindere l'Aglianico dal Vulture, il Verdicchio dai Castelli di Jesi o da Matelica, il Ruché di Castagnole Monferrato, ma se riflettiamo sul significato di "autoctono" è facile rendersi conto di quanto questo termine sia spesso usato per convenzione e non per autentica definizione. Infatti, a parte rare espressioni di vitis vinifera, gran parte dei vitigni presenti nel nostro paese non "appartengono al territorio" di riferimento, tanto meno all'Italia, in quanto importati da Fenici, Greci e Cartaginesi fatti adattare ed acclimatare (come accadeva principalmente nella Magna Grecia) per poi essere propagati nelle regioni più o meno adatte al varietale di riferimento, che con il tempo subiva a sua volta variazioni genetiche per via di una vera e propria selezione naturale, ancor prima degli incroci genetici di Mendel.
(Un po' ciò che fa la Cina oggi con i nostri vitigni.)
Le conoscenze dell'epoca erano empiriche e non c'erano di certo parametri di riferimento scientifici ed oggettivi come quelli odierni riguardo la risposta di uno o l'altro vitigno nei confronti del territorio nel quale venisse impiantato, ma erano il gusto e la capacità di produrre delle viti a determinare la persistenza di quelle piante in quell'area, quindi possiamo dire che i vitigni più che essere autoctoni si sono "autoctonizzati" (passatemi il termine), ovvero adattati alle nostre regioni, prendendo nomi diversi, ma risultando, più spesso di quanto crediamo, simili se non identici a livello genetico. Nome diverso, per la stessa uva... dimostrando, quindi che il territorio sia più importante del vitigno.
Come sempre noi pensiamo alla tradizione come uno sguardo al passato a tempo indeterminato, si può parlare di 50 anni fa come di 300 senza molte distinzioni, ma non riflettiamo mai sull'assenza di una tradizione contemporanea, solo perché vediamo la modernità in contrasto con il concetto di tradizione, senza renderci conto che il presente sarà il passato del futuro.

Esprimo questo concetto per stimolare una discussione che credo ormai fondamentale che mira a comprendere se sia il caso di provare a spostare vitigni che si sono dimostrati più adatti a determinate condizioni pedoclimatiche in aree vocate a quel vitigno e più agevoli pensando alla prospettiva "global warming". Noi siamo strani... abbiamo piantato Sangiovese (che poi si è dimostrato un parente stretto della famiglia degli aglianici) ovunque, ma se pensiamo di dover spostare il Susumaniello andiamo in crisi (e lo comprendo sia chiaro!) e poi magari non ci facciamo problemi a piantare varietà internazionali in ogni dove, anche dove quei vitigni non potranno mai dare il meglio di loro (vedi Pinot Nero e Riesling).

Sia chiaro, si parla di cambiamenti a lungo termine, anche se già da metà di questo secolo si prospetta una diminuzione drastica e drammatica della produzione così come la conosciamo oggi se non si prenderanno precauzioni in tempo, ma proprio per questo, nella consapevolezza che una pianta ha bisogno di anni per giungere al suo pieno sviluppo, sarebbe il caso di iniziare quanto meno a riflettere sul da farsi.
Meglio non avere più Primitivo o trovarne anche in Emilia Romagna? Io non ho la risposta a tutto questo, ma se pensiamo che lo Zinfandel ed il Primitivo sono fratelli di linfa, forse l'attenzione più che sul vitigno andrebbe data al territorio ed ancor più al concetto di terroir.
Basta immaginare ciò che facciamo con il Sangiovese o con i vitigni internazionali, una stessa uva con espressioni ed identità completamente differenti e spiccate in base al proprio contesto, al proprio terreno, al pedoclima ed alla personalità del produttore, oltre che, ovviamente, all'annata. Quindi conta di più il vitigno o il terroir? La nostra identità territoriale è legata imprescindibilmente al varietale o può essere espressa ancor meglio e mostrare maggiori peculiarità producendo la stessa uva in regioni diverse?
Io adoro l'Italia in tutte le sue sfumature, dalle centinaia di dialetti che mutano nel raggio di pochi km, alla miriade di piccoli comuni con una manciata di anime, fino alle oltre 400 vitigni definiti autoctoni presenti sul territorio da Nord a Sud, ma so anche quanto questo risulti difficile da comprendere e quanto spesso faccia confusione all'estero. Non avrei mai detto né pensato di poter sostenere un pensiero di questo genere fino a pochi anni fa, ma se e solo se fosse vero tutto ciò che dicono riguardo la possibilità di vedere estinti molti di questi varietali perché non si ha avuto la lungimiranza di spostarli in tempo, forse è quanto meno il caso di provare, magari lasciando delle sacche storiche (le viti più vecchie saranno più dure a morire ed avranno maturato un'esperienza tale da provare a sopportare e magari sostenere i cambiamenti climatici), ma sperimentando in altre aree con consapevolezza ed andando a studiare al meglio le condizioni migliori per un determinato vitigno, cosa che ad oggi spesso non facciamo, non capendo che in realtà le cose sono già cambiate. Un'ulteriore risposta, che viene dal comparto enologico/scientifico è quella delle viti resistenti di cui vi parlerò più avanti, in quanto le versioni sono molteplici e riguardo più che altro la resistenza alle patologie della vite.
wine global warming italy
Voi che ne pensate? Ah, dimenticavo... tenete presente che il Vino è già cambiato migliaia di volte e cambia di anno in anno, per via dei cambiamenti climatici già avvenuti e delle condizioni dei terreni, ma ancor più è cambiato grazie ed a causa dell'avvento dell viticoltura moderna ed ancor prima dell'industrializzazione (basti pensare anche soltanto a ciò che oggi contenga la pioggia) e quindi, ciò che beviamo ora, a parte in rari casi, non ha nulla a che fare con il Vino di un tempo e ciò che berremo domani sarà ancor più differente, migliore o peggiore, lo capiremo ad ogni assaggio.

F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 24 maggio 2016

Torna Cantine Aperte a cura del Movimento Turismo del Vino

Anche quest'anno siamo arrivati all'ultimo weekend di maggio e come di consuetudine sono moltissimi winelovers e gli enogastronauti che si stanno organizzando per il fine settimana dedicato a Cantine Aperte.
cantine aperte 2016
In un paese in cui, spesso, l'aggregazione e le sinergie in generale e l'associazionismo in particolare fanno davvero fatica a dare buoni frutti di certo il Movimento Turismo del Vino ha dimostrato negli anni coerenza, concretezza e lungimiranza. Sabato 28 e domenica 29 maggio, l'appassionato di Vino o anche il semplice curioso, la coppia che ama i viaggi enogastronomici o la famiglia che vuole semplicemente godersi una gita fuori porta, potranno entrare nel meraviglioso mondo del Vino dalla porta principale, ovvero quella delle centinaia di Cantine che da Nord a Sud hanno aderito anche quest'anno alla manifestazione Cantine Aperte. Come al solito si alterneranno degustazioni, visite in vigna, spettacoli e performance di artistiche di vario genere, a sancire un connubio fra Natura, Arte e Vino che cattura gli animi e coinvolge chiunque, indipendentemente da quanto si sia preparati in termini tecnico/enoici.
Di certo per chi ha un approccio al Vino più viscerale e sente la necessita di dialogare in maniera più tranquilla e dedicata con i produttori il consiglio è quello di prendere Cantine Aperte come un modo per rompere il ghiaccio con alcune realtà, per godersi il Vino in maniera meno attenta e tecnica, per poi, magari, tornare in quella stessa Cantina da soli e prendersi del tempo per conoscere contesto e produttori in maniera più approfondita.

Comunque, se è vero che noi comunicatori predichiamo da anni il riavvicinamento del Vino alla gente, il ritorno delle bottiglie di Vino sulle tavole degli italiani ed un fare cultura del Vino in maniera semplice, diretta e democratica, di certo Cantine Aperte è l'evento che di più fa suoi questi concetti, quindi tanto di cappello al Movimento Turismo del Vino ed alla aziende piccole, medie e grandi che partecipano.
Ho sentito tanti amici alle prese con i preparativi e sono certo che ci sarà davvero da divertirsi! Qui troverete tutte le cantine aderenti regione per regione: www.movimentoturismovino.it.
Con questo weekend si inaugra un'altra stagione di eventi molto carini, organizzati dal Movimento Turismo del Vino che vi invito a seguire da qui al Natale 2016. Buon divertimento! ;-)

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 23 maggio 2016

Bianchello del Metauro, questo sconosciuto - Cantina Cignano

“Di mare o d’entroterra l’importante e ‘ essere metaurensi . La genialità e l’umorismo sono connaturati a chiunque attinge dalla propria terra. Per cui resta radicato dove Dio t’ha messo e i tuoi frutti oltre che genuini saranno sempre piu’ saporiti “

Inizio il mio post con questa citazione dello scrittore Fabio Tombari, che racchiude in poche parole il legame fra la cantina che in cui vi accompagnerò oggi ed il proprio territorio.
La realtà in questione è la Cantina Cignano, un'azienda agricola che si trova in quella parte delle Marche, forse meno nota dal punto di vista enoico, che fa dei propri paesaggi, degni dei più bei dipinti impressionisti, e della conservazione integrale dell'ambiente storico-rurale caratteristiche che riempono occhi, mente e cuore al solo passare attraverso quelle zone. Scusatemi per il campanilismo, ma chi ha visitato le Marche sa di cosa sto parlando.
cantina cignano marche
Tornando alla Cantina, ci troviamo in località Isola di Fano, vicino Fossombrone (PU), e quella di Cignano è un'azienda storica di quest'area, tanto da esser stata avviata negli anni '60 da Antonio e Mario Bucchini. Oggi è gestita dalla terza generazione della famiglia, ovvero da Annibale e Fabio Bucchini, che mi hanno colpito e divertito autodefinendosi "contadini evoluti", definizione che dice molto su quest'azienda che è parte integrante di un contesto importante per l'enografia marchigiana, tanto da essere la culla della Doc Bianchello del Metauro.
Una denominazione che non tutti conoscerete, ma che deve il suo nome al vitigno biancame, tipico di queste zone ed ovviamente al fiume Metauro ed alla sua vallata. Vallata che nel 207 a.c. è stata teatro di una delle battaglie più importanti della storia antica, nella quale i Romani ebbero la meglio sui Cartaginesi grazie anche al Bianchello che già all'epoca era molto apprezzato e che in quel caso ubriacò a tal punto i soldati nemici da renderli inabili alla lotta.
L'approccio in vigna è sempre stata a basso impatto ambientale, limitando l’uso della chimica pesante, coadiuvati dal contesto pedoclimatico dei vigneti, ma da quest'anno si sta andando ancora più verso un rispetto totale delle uve, del Vino e quindi di chi quel Vino lo berrà, adoperandosi per portare in cantina uve sane atte a produrre vini a "Residuo Zero".
Oggi a Cignano si continua a coltivare ciò che è radicato sul territorio, quindi Bianchello e Sangiovese.
Io personalmente ho avuto modo di assaggiare solo i due Bianchello del Metauro Bianco Assoluto e Sanleone.
bianchello del metauro vino

Bianco Assoluto 2015 Bianchello del Metauro Doc: terreni più vocati che portano il bianchello alla sua espressione più tesa e luminosa. Un gioco di ammalianti contrasti fra maturità del frutto e freschezza, fra struttura e mineralità, che rendono questo Vino un assaggio piacevole ed a suo modo intrigante, grazie ad un finale che sembra ricordare il té che amo prepararmi quando ho bisogno di tirarmi sù con miele e zenzero. Un Vino che sa coniugare al meglio territorio, varietale e filosofia aziendale, grazie alla sua pulizia ed alla spontanea e mai scontata eleganza.

Sanleone 2015 Bianchello del Metauro Doc: un Bianchello più mediterraneo, nel quale si fondono note fruttate fresche ed agrumate, ma che trova la quadratura del cerchio nella sua naturale predisposizione alla tavola, agevolata da sfumature di quella macchia mediterranea nella quale raccogliere rametti di origano, timo, rosmarino ed un pizzico di mirto, come a voler sottolineare un legame indissolubile fra Vino e cucina. Anche il mare si fa sentire e bilancia in maniera ottimale la fisicità di un Bianchello davvero prestante e sicuro di sé.

In entrambi i Vini ho trovato grande integrità e pulizia, stile non invasivo che lascia il vitigno libero di esprimersi e di dare ciò che sa, senza condizionamenti o storpiature e, tanto più in una doc così piccola, questo è fondamentale. 

Concludo con rinnovando l'invito a tutti i winelovers ad incontrare e conoscere meglio queste piccole, ma interessantissime denominazioni ed in particolare quella del Bianchello del Metauro, così legata alla storia e ad un territorio meraviglioso da visitare, da vivere e da assaggiare con tutti i vostri sensi.
L'azienda Cignano sta facendo molto, insieme ad altre realtà delle quali vi ho già parlato in passato e con le quali c'è una stretta e sincera sinergia, ma il mio augurio più grande, unitamente ai più sentiti complimenti per ciò che ha fatto fino a quel maledetto giorno, va alla bravissima Sara Bracci, Sommelier e comunicatrice che negli ultimi anni tanto si è spesa e prodigata nella promozione di questa doc e del territorio che la ospita con la sua Staffetta del Bianchello.
Sara ti aspettiamo tutti di nuovo col calice in mano!

F.S.R.
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venerdì 20 maggio 2016

Il Castello di Velona ed il suo Brunello di Montalcino

L'Italia è piena di dimore storiche fantastiche e non sono rare le situazioni in cui ad esse si leghi in modo quasi simbiotico il Vino.
Se c'è un luogo in cui il connubio fra storia e Vino, fra lusso e Natura, fra eleganza e spontaneità, acquisisca i connotati della meraviglia questo è di certo il Castello di Velona a Castelnuovo dell'Abate, a due passi da Montalcino.
Un Castello che, oggi ristrutturato, si fa simbolo in Italia e nel mondo dell'ospitalità di alto profilo, senza, però, cedere il passo a quel decadente e fittizio lusso di alcune location italiane ed internazionali, bensì puntando sulla bellezza del luogo e del contesto paesaggistico... oltre ovviamente al Vino!
castello di velona montalcino
Inutile dire che io non sia un grande frequentatore di strutture a 5 stelle, ma l'ipocrisia non mi appartiene e sarei folle se dicessi che una resort come il Castello di Velona non mi affascini. Ci tengo, però a sottolineare che ho conosciuto questa realtà, molto contenuta a livello vitivinicolo rispetto alla media di Montalcino, proprio grazie al Vino, con un tramite di eccezione, ovvero l'enologo/agronomo Maurizio Saettini che, in tempi non sospetti, mi presentò prima tre annate del Brunello del Castello di Velona e poi il giovane Mario Fedolfi, attuale responsabile dell'azienda agricola.
La cosa che mi ha sin da subito colpito di questa azienda sono i 6 vigneti (tutti i scritti a Brunello), che sorgono tutte intorno al castello del 1100, confermando una coesistenza romantica  fra una struttura un tempo eretta a difesa di un popolo (quello di Siena in lotta con Firenze) e la Natura che la circonda. Mi piace pensare che oggi il castello, nonostante abbia, ora, il compito di aprire le braccia ad avventori di tutto il mondo, piuttosto che chiudersi in segno di protezione, mantenga ancora un ruolo ideale e romantico di difesa, vegliando sulle vigne.
Restando in tema di vigne, un altro aspetto che influisce radicalmente, nel vero senso della parola, sul Brunello del Castello di Velona è la diversità dei terreni, un vero e proprio mix di tutti quelli presenti a Montalcino, che unitamente a diverse esposizioni, permettono di tirar fuori dai "soli" 5ha di vigneti peculiarità uniche e spiccata personalità, oltre a poter gestire meglio ogni annata andando a cercare sottili equilibri tra quelli che potremmo definire senza tema di smentita 6 cru.
Il Castello di Velona non è solo una struttura ricettiva di pregio ed una crescente azienda agricola, bensì è un luogo di grande fascino e dal forte legame col territorio, tanto da esser sempre stato amato dagli abitanti di Montalcino e ce ne si può rendere conto facilmente, girando per il paese e facendo due chiacchiere con le persone anziane, foriere di aneddoti da raccontare sul Castello.

Passiamo al Vino, le tre annate che ho avuto modo di assaggiare se pur, ovviamente, differenti, hanno manifestato una buona coerenza espressiva in quanto a territorio ed andamento climatico.

Brunelllo di Montalcino Castello di Velona 2011 - 2010 - 2009

brunello di montalcino velona
Brunello di Montalcino 2011 - Castello di Velona: assaggiato a benvenuto brunello e comparato alla cieca successivamente con altri più blasonati "fratelli" della medesima annata, in una degustazione in cui non ci sono stati vinti né vincitori, bensì sono piacevolmente emersi i due fattori fondamentali nella mia ricerca enoica personale ovvero territorio e carattere. Questo Brunello brilla per concretezza ed eleganza, un'evoluzione del percorso aziendale che parte dalla vigna e piano piano sta arrivando alla cantina (ne costruiranno una nuova a breve proprio sotto al castello). Vino che lascia intuire grandi prospettive, ma come si addice ad un Brunello contemporaneo, è già buono ora, grazie ad una freschezza lineare ed un arazzo tannico, tale è la precisione nella tessitura. 
Brunello di Montalcino 2010 - Castello di Velona: nell'annata delle "meraviglie", ma diciamocelo, anche la più "pompata" a livello mediatico, è difficile emergere per le realtà meno competitive, ma questo è un Brunello che sta già prendendo la strada evolutiva più giusta con solo un anno in più di bottiglia. La freschezza in questo caso fa il pari con la mineralità, che agevolano una gran bella beva distesa e romanticamente morbida, ma senza superflui voli pindarici. Ancora una volta mi ritrovo nel calice un Vino concreto, ma mai rigido ed austero, tutt'altro! Vini che creano subito empatia, grazie a questo naturale contrasto fra il lusso e la grande storia del luogo che guarda dall'alto della sua imponenza le vigne e l'umiltà e la spinta contemporanea del frutto di un lavoro partito dal basso e che punta ad arrivare in alto con la dovuta pazienza ed una buona consapevolezza.
Brunello di Montalcino 2009 - Castello di Velona: come sapete, non mi piace fare figli e figliastri, ma devo ammettere che tra tutte le annate questa è sicuramente quella che mi ha colpito di più, forse perché fosse quella sulla quale avevo meno pretese e probabilmente grazie ad un ovvia maggior componente evolutiva, fatto sta che è con un calice di questa 2009 che mi sono emozionato di più. Fermo restando che è indiscutibile che le altre due annate siano più equilibrate e che nel calice si senta una maggior attenzione in vigna ed in cantina. Il Vino è più aperto, dolce e caldo degli altri e quindi? Difetto? No... solo coerenza con l'annata e se si continua a parlare di quanto ciò sia importante ai fini della sincerità di un Vino, credo che ogni singolo assaggio vado identificato, collocato ed apprezzato anche e soprattutto per questo. Integro, non cotto, come altre 2009 e con le due doti, ormai, autoctone del terroir del Castello a garantire piacevolezza nel sorso, ovvero buona vena acida, quindi freschezza, e finale sapido che sembra voler dimostrare che questi Vini non temono un po' di suadenza e di morbidezza in più.  Un Vino da cena a lume di candela, intenso e senza spigolature, sensuale e non scontato. A volte, soprattutto nei grandi Vini da invecchiamento, quali il Brunello, è giusto ricercare nella finezza e nell'eleganza la quadratura del cerchio e le peculiarità da premiare sopra ad ogni altra, ma io, personalmente, premio ancor di più quegli assaggi che riescono a dimostrare classe senza rinunciare a quel tocco di sinuosità e di prosperità in più, che qui sento.
Per intenderci, donne, non preoccupatevi se disponete di qualche kiletto extra, se avete il dono dell'eleganza, del savoir faire e di una sensualità che non sfoci mai nella vile volgarità, alla lunga vincerete su chi non ha null'altro da offrire che un involucro ben curato ed una linea che tenda all'omologazione.
Tutti cuori destinati a crescere con la maturità delle viti, che in un luogo così carico di calcare attivo e di... carattere espressivo sono certo sapranno dare frutti sempre più forieri di complessità.
Devo ammettere, in fine, che sia stato un po' masochistico limitarsi scrivere di questa azienda e del Castello, guardando le foto delle splendide suites e della piscina, seduto ad una scrivania che da su una finestra che oggi mi riserva solo un cielo tetro e lacrimevole, ma coglierò l'occasione per andare quanto meno a farmi un giro in vigna quanto prima.

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 18 maggio 2016

The Wine Show

In Italia in TV si parla poco di Vino e su questo credo siamo tutti d'accordo, quindi, in attesa del programma che dovrebbe uscire nei prossimi mesi al quale ho preso parte (sappiate che mi sono immolato per la causa e che sono una frana davanti alle telecamere!), mi diletto a cercare programmi tv e web serie sul Vino su canali stranieri. Qualche settimana fa mi sono imbattuto in un progetto che ha qualcosa di DestinazioneVino, solo che i protagonisti sono indubbiamente più fighi del sottoscritto e del mio compagno di viaggio.
the wine show episodi
Il programma in questione si chiama The Wine Show ed ha come protagonisti due stelle del cinema, ovvero gli attori Matthew Goode e Matthew Rhys, che insieme agli esperti di vino Joe Fattorini e Amelia Singer si sono prefissati di visitare12 paesi in sei continenti in 13 tappe, sintetizzate in fase di montaggio in un'ora di puntata.
Goode è stato in diversi film, tra cui più di recente The Imitation Game (davvero bello, tra l'altro) mentre Rhys è noto per Brothers & Sisters, una seguitissima serie americana, ma era anche nel cast de “Il sapore del successo” film che ho giusto citato qualche giorno fa in tema di foodblogging.
L'idea di The Wine Show è quella di far immedesimare i telespettatori nei due neofiti attori (più appassionato e preparato Matthew Goode e completamente ignaro Matthew Rhys), che hanno dimostrato curiosità, umiltà ed entusiasmo durante i loro viaggi enoici alla scoperta di un mondo davvero variegato, che una volta entratoti dentro non ti lascia più.
Ovviamente le cantine che hanno aderito al programma sono realtà già conosciute ed importanti, ma devo ammettere che si poteva fare molto peggio, scegliendo solo "i soliti noti"!
Ciò che mi ha colpito molto è stata, senza ombra di dubbio, l'importanza data all'Italia, paese dal quale tutto ha inizio. E', infatti, da una villa nella campagna italiana che questa “strana coppia” decide di partire, iniziando il loro viaggio alla scoperta di diverse parti d'Italia, nelle quali assaggiare Vini del territorio e conoscere storia, tradizione e cultura del luogo.
programma tv sul vino
Il fatto che i due attori e la produzione siano britannici credo si sia rivelato fondamentale ai fini del ruolo principe dell'Italia e del Vino italiano in questo dinamico e divertente programma tv e la cosa non può che far piacere, a prescindere dalle scelte delle Cantine presenti (che, ripeto, sono comunque ottime realtà, ma magari non avevano bisogno di visibilità quanto altre... cosa che, invece, noterete di più nel programma tv sul Vino al quale ho preso parte, in quanto a partecipare sono state molte medio-piccole realtà ). A questo punto non ci resta che sperare che arrivi anche sui nostri schermi, magari doppiato in italiano, ma anche in versione originale sarebbe già molto! Online trovate il trailer ed alcune puntate in streaming sparse qua e là, mentre nel sito del programma thewineshow.com troverete i teaser di ogni puntata. Di certo i due attori si sono divertiti da matti e se il loro fegato reggerà si prospetta una seconda stagione di The Wine Show già pronta per essere girata, staremo a vedere... 
Concludo dicendo che in USA ed in molti altri paesi esistono emittenti totalmente dedicate al Vino e, che per quanto possano essere commerciali, ogni tanto qualche contenuto più interessante e divulgativo riescono a mandarlo in onda. Il Vino è di tutti e non si può pensare di poterne continuare a parlare solo fra noi "nerd del Vino", "wine geeks" o se vogliamo essere più romantici, winelovers... per aumentare la cultura del Vino e la conoscenza di tutto ciò che gira attorno ad esso c'è bisogno di una comunicazione meno elitaria e più democratica e credo che questo programma (come spero sarà per quello al quale ho preso parte) rappresenti il giusto equilibrio fra leggerezza e didattica, fra divertimento e cultura.

F.S.R.
#WineIsSharing

La Cantina Pieve de' Pitti ed il suo Moro di Pava

C'è una parte dell'enografia italiana e toscana che viene citata poco spesso, nonostante vanti territori e terreni più che vocati e grande tradizione. Parlo delle Terre di Pisa, bacino vitivinicolo al quale il Chianti attingeva ed al quale deve parte del suo fasto. E' proprio in queste terre che che si trova la Cantina in cui vi porto oggi: Pieve de' Pitti. Un'azienda a conduzione familiare, che deve il suo nome ad una storica famiglia fiorentina, proprietaria della fattoria fino alla metà del XVII secolo e alla pieve di San Giovanni di Pava, sorta sulle rovine di una antica chiesa etrusca e ancora oggi consacrata.
Cantina pieve de pitti
Ho conosciuto quest'azienda dapprima tramite un Vino da loro prodotto, il Moro di Pava, e poi grazie all'incontro con Caterina, attuale responsabile di vigna e cantina, nonché membro della famiglia Gargari, attuale proprietaria di quella che oggi è a tutti gli effetti un'azienda agricola. Per quanto concerne la viticoltura, Pieve de’ Pitti è passata dall'essere una residenza di campagna ed una riserva di caccia per il nonno di Caterina, fino all'avvento dei vigneti grazie all'intervento dell'indimenticato Giacomo Tachis, padre del Sassicaia, che amico dell'allora fattore, si prodigò in consigli atti ad effettuare un ampliamento che contemplasse l'impianto delle prime vigne per la produzione di Chianti. 
Se i ricordi di Caterina riportano a momenti di relax familiare e di contatto con la natura, per arrivare alla produzione di vino imbottigliato a marchio Pieve de’ Pitti dobbiamo saltare fino al 2001, quando non l'intera famiglia non ha solo deciso di cambiare attività, bensì di mutare totalmente le dinamiche della propria vita andando andando a vivere in pianta stabile nella tenuta, in modo da potersi impegnare al meglio nella trasformazione della fattoria in una azienda agricola a tutti gli effetti.
Durante i primi anni di gestione, gli investimenti sono stati primariamente orientati al recupero e al rinnovo del patrimonio vitivinicolo, estirpando buona parte degli ettari di chianti, e impiantando nuovi vigneti nel rispetto della tradizione viticola delle Colline di Pisa.
Dal 2008 la gestione dell’azienda è integralmente in mano alla famiglia, che cura direttamente l’intera filiera di produzione: dalla gestione agronomica dei vigneti, all’imbottigliamento e alla commercializzazione:
Caterina - vigna e cantina;
Sergio (Padre di Caterina) - resp. vendite;
Ida (la mamma) - responsabile matrimoni ed eventi, accoglienza agriturismo;
Lorenzo (il fratello) - spedizioni, logistica e magazzino.

Ciò che mi affascina di quest'azienda è proprio l'unanimità familiare e la coesione nel portare avanti una tradizione vitivinicola territoriale che stava ormai cedendo il passo a dinamiche più legate alle tendenze enoiche che alla reale vocazione ed alla naturale predisposizione del territorio. Parliamo quindi di vitigni autoctoni e sistemi di allevamento a bassa densità di tipo tradizionale (cordone e archetto) e di una ricerca votata tutta alle produzioni tipiche delle zone di Pisa, in primis il Chianti Colline Pisane (la prima etichetta imbottigliata è stata il Chianti Cerretello) che negli anni 2000 molti produttori avevano abbandonato, in favore della più popolare denominazione IGT dei Supertuscan, oltre alla volontà di riscoprire vitigni storici delle nostre colline come il Trebbiano, oggi vinificato in purezza e che costituisce la base di una delle DOC tipiche delle Terre di Pisa, la DOC San Torpe.
Per quanto riguarda il lavoro di cantina, Caterina manifesta fermezza nella in quella che non ha l'aria di essere una mera filosofia, bensì una concreta presa di coscienza, che l'ha portata ad avere un approccio naturale alle vinificazioni, concedendo un minimo intervento della tecnologia e della chimica, con grande uso delle vasche di cemento che fin dall’inizio sono state il valido supporto alla vinificazione del sangiovese.
I vigneti della Pieve de’ Pitti si stendono a raggiera sulla collina dove si trovano la Villa e la cantina e che costituisce il crocevia geologico tra le Terre di Pisa, l’Alta Valdera e il Volterrano. La cosa più interessante in ambito agronomico è che ciascun vitigno è piantato su almeno 2 tipologie di suolo diverso e con 2 esposizioni differenti, per comprendere la diversa risposta espressiva a micro-climi specifici e quindi avere margini di complementarietà sui quali lavorare in cantina, creando una perfetta sinergia tra vigneti differenti, ma dello stesso varietale. 

Anche negli obiettivi Caterina è molto schietta e decisa e ciò che vorrebbe (in realtà lo sta già facendo) è garantire ogni anno una piccola produzione che vanti peculiarità caratteriali e di personalità nette e ben definite,  in grado di incuriosire in maniera trasversale chi assaggerà i suoi Vini, con esperienze de-gustative originali. Vini che non annoino... "vini che raccontino qualcosa di me e delle brezze di mare che portano sale e scompigliano i capelli e le viti".
Tra gli aneddoti legati a questa cantina ce n'è uno che, per fortuna, ha avuto esiti positivi, ovvero la volontà dell'ex enologo di estirpare una vigna di trebbiano che ha attualmente 45 anni per lasciar spazio a viti di Merlot... è da quella vigna che oggi viene prodotto il Tribiana di Pieve de' Pitti.
moro di pava vino
Il Vino di cui vi vorrei parlare oggi, però, è il Moro di Pava, sicuramente il più rappresentativo, che nell'annata 2008 rappresenta, come già accennato sopra, la prima annata a conduzione totalmente familiare, nonché la prima annata di produzione di questo Vino così come lo conosciamo ora, quindi un vero e proprio spartiacque per l'azienda:

Moro di Pava 2008 IGT Rosso Toscana: uno di quei Vini in cui il Sangiovese mostra il suo lato più timido, intimista e meno espansivo e diretto... quel "vedo e non vedo" che può deludere chi ha troppa fretta, ma intriga chi sa attendere e, per di più, ha imparato a godersi l'attesa enfatizzando ogni minima sensazione percepita. Una volta presa un po' di confidenza con l'ambiente e con me tutto diventa man mano più chiaro a partire dal piccolo frutto rosso pieno ed ancora vibrante, mentre l'affinamento non invasivo ha permesso al varietale di lasciar intuire la sua naturale speziatura, che in molti hanno dimenticato. Il Moro di Pava dimostra una naturale predisposizione all'evoluzione in bottiglia, ma ancor più nel calice dove col passare dei minuti acquisisce notevoli sfumature che spaziano da ricordi di piante di pepe e ginepro a serate rum e cioccolato seduti sulla poltrona di pelle, ormai consumata, del nonno che fumava sigari toscani. Il naso è duro a concedersi, ma quando si lascia andare trasforma ciò che inizialmente intrigava la curiosità in una reale e concreta seduzione. E' in bocca, però, che stupisce, con una freschezza più che intatta, che apre con garbo e senza veemenza palato ed anima in attesa del secondo sorso, che è la conferma di un'intuizione, la certezza di aver assaggiato un Vino sincero, quanto chi lo produce.

Una realtà che ha ancora tanto da esprimere, grazie alla voglia di fare e la continua ed impellente necessità di sperimentare di Caterina e quindi una di quelle Cantine che non mi annoierò di certo a seguire di annata in annata.

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 16 maggio 2016

Vigneti in Italia e nel mondo - La grande bellezza del Vino

La bellezza è un concetto tanto soggettivo, quanto astruso e spesso ingabbiato da canoni labili e dettati da tutto fuorché dal buonsenso. C'è una bellezza, però, che ho sempre reputato oggettiva, ovvero quella che l'uomo non può controllare, ma può e deve solo contemplare (purtroppo non sempre lo fa!): quella della Natura.
Nel fare vino, ma ancor prima nel "fare vigna", il lavoro di squadra uomo-Natura dovrebbe rispettare il concetto naturale e spontaneo di bellezza. Una bellezza che può essere tanto agevolata e accudita, quanto devastata e lesa dalle scelte dell'uomo che , nell'impiantare delle viti o nel mettere a dimora dei filari, può decidere le sorti di un intero paesaggio, di contesti che naturalmente sarebbero stati mozzafiato e che per avarizia, a volte, e per incoscienza/ignoranza, altre, divengono omologati e destinati a non reggere il passare del tempo, a causa della poca lungimiranza del pensiero economico moderno.
Leggendo alcuni articoli, in questo weekend, ho sentito il bisogno impellente di fare una sorta di "giro del mondo in 80 vigne" e forse ne ho "googlate" anche di più.
Ho deciso, così, di condividere semplicemente le foto più belle dei vigneti internazionali, lasciando per ultime le foto delle vigne italiane che mi hanno colpito di più, nella speranza di visitare anche quelli che non ho ancora visitato e, magari, di invogliarvi a fare lo stesso, perché il Vino è bellezza e la bellezza unita al viaggio, alla sete di conoscenza, al rispetto ed alla positività è tutto fuorché superficialità. E' pur vero che non sempre la "bellezza" delle vigne coincide con una conduzione rispettosa delle stesse e con una contestualizzazione non invasiva nel territorio, ma speriamo che i problemi idrogeologici e la crescente voglia di "bio", non tanto inteso come certificazione, bensì come gestione più consapevole e sostenibile della viticoltura, possano portare a paesaggi vitivinicoli integri e coerenti con un concetto di bellezza naturale capace di riempire gli occhi, i calici e i cuori.

Il Vino e la sua "grande bellezza": la vigna

foto vigna lanzatore
Vigneti a Lanzarote (Isole Canarie - Spagna)
vigneti argentina
Vigneti in Argentina
vigne a santorini
Vigneti a Santorini (Grecia)
vino sud africa
Vigneti Sud Africa
paesaggi vino austria
Vigneti in Austria
ucraina vino
Vigneti in Crimea (Ucraina)
cantine croazia
Vigneti in Croazia
vino cileno
Vigneti in Cile
vigne douro portogallo
Vigneti in Portogallo (Douro)
vigneti antichi georgia
Vigneti in Georgia
Vigneti terrazzati in Germania 
Vigneti in Inghilterra
Vigneti in Svizzera
Vigneti in Nuova Zelanda
Vigneti in Oregon (USA)
Vigneti in Repubblica Ceca
Vigneti nel Priorat (Spagna)
Vigneti in Slovenia
Clos Borgogna - Francia
Vigne in Uruguay
Vigne in Israele
Vigne in Libano
Questi sono solo alcuni dei vigneti che hanno il potere di emozionare e suggestionare con la loro bellezza l'animo di un winelover. C'è da dire che la modernità con questa, spesso ingiustificata, corsa alla meccanizzazione ha portato e sta portando ancora, purtroppo, ad un'accortezza sempre minore nei confronti di quelli che sono i contesti paesaggistici di regioni del Vino che vantano centinaia se non migliaia anni di storia. Per fortuna, per quanto le difficoltà di quei vignaioli e di quei produttori aumentino insieme alle spese da gestire, ci sono luoghi nei quali sono ancora Natura e Storia a dettare le regole del gioco e mi piace pensare che in quei luoghi l'uomo non potrà mai far danni, se vorrà continuare a produrre Vino, perché semplicemente non c'è altra strada se non quella di continuare a rispettare il territorio, la forma di allevamento della vite e la tradizione, magari adottando tecniche più moderne e sostenibili nella tutela delle piante da eventuali patologie.
Ho fatto questo piccolo e confusionario giro del mondo fotografico passando da vigneto a vigneto, da continente a continente, ma poi sono tornato nella nostra Italia e sapete cosa? Mi sono sentito ancor più fiero di quanta bellezza enoica questo paese sia ancora capace di darci, nonostante gli abusi che, purtroppo, ci sono stati, ci sono e ci saranno ancora, finché qualcuno "dall'alto" non si deciderà ad intervenire (ma credo che non accadrà mai... per quanto io non sia fatalista).
Ho cercato foto di vigneti stupendi, che ho avuto modo di visitare in questi ultimi anni e che andrò a visitare nei prossimi mesi e sono certo non abbiano nulla da invidiare a quelli postati sopra.

I più bei vigneti d'Italia

vigneti cinque terre

Viticoltura eroica - Cinque Terre

vigne pantelleria

Vigneti ad alberello Isola di Pantelleria

langhe vigne

Vigneti nelle Langhe

vigneti marche

Vigneti nelle Marche

friuli vino

Vigneto in Friuli Venezia Giulia

vigne alberello puglia

Vigneti ad alberello in Puglia

Vigneti in Sardegna

Vigneti in Val di Cembra

Vigneti in Valle d'Aosta

valpolicella vigneti panorama

Vigneti in Valpolicella

vigneti eroici valtellina

Vigneti in Valtellina

Vigneti nell'Alto Adige

foto vigne toscana

Vigneti in Toscana

Vigneti in Molise

Vigneti in Basilicata (Vulture)

Vigneti in Calabria (Vigneti sperimentale Librandi)

Vigneti nel Lazio (San Giovenale)

Vigneti Emilia-Romagna

Vigneti Isola di Ischia

Vigneti d'Abruzzo(Foto di Enzo di Nisio vincitore del concorso fotografico "Vigneti d'Abruzzo")

Vigneti dell'Etna

Vigneti nella Repubblica di San Marino

Mi sembra di aver messo tutte le Regioni, ma qualora ne avessi dimenticata una vi prego di segnalarmela! Ovviamente aspetto altre foto da condividere sui social con le vostre vigne del cuore!
A proposito di cuore... andate sempre dove vi porta il ... Vino, perché nella stra-grande maggioranza dei casi vi porterà dove potrete vivere emozioni indimenticabili!

F.S.R.
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