martedì 3 maggio 2016

Cantina Croce di Febo - A Montepulciano il bio-consapevole di Maurizio Comitini

"Coniugare l’esperienza del nostro passato con il sapere della modernità nel rispetto della natura."
Inizio quest'articolo con una citazione presa dal sito della cantina di cui vi parlerò oggi, in quanto al netto di personali parafrasi, questo è in grandi linee il concetto di "fare Vino" che ho sempre perseguito e che, con piacere, ritrovo in Maurizio Comitini.
Maurizio è il Deus Ex Machina dell'Az. Agricola Biologica Croce di Febo a Montepulciano, ed a prescindere dall'istrionico personaggio che è, ha saputo incuriosirmi a tal punto da inserirlo tra i miei assaggi obbligati del Vinitaly appena trascorso e  da prendere al balzo la prima occasione per andarlo a trovare là dove nasce tutto.
croce di febo cantina montepulciano
Un paladino dei senza solfiti? Un vignaiolo naturale? Un fanatico della biodinamica? No, Maurizio non rientra in nessuna di queste categorie né tanto meno può essere definito talebano nel suo modo di esporre quello che è il suo pensiero di viticoltura ancor prima che di vinificazione. 
Un approccio equilibrato e razionale, ponderato e ragionato, ma che non lascia spazio ad astrusi percorsi filosofici o mere, per non dire illusorie, favolette... insomma quello che ho definito bio-consapevole.
La volontà è quella di produrre un Vino artigianale, limitando l'utilizzo di prodotti chimici e di sintesi, che sia la massima e la più sincera espressione dell'annata e del terroir, termine che, come sempre ricordo, non contempla solo peculiarità del terreno o uno specifico pedoclima, bensì tiene conto dell'influenza che l'uomo... il vignaiolo... ha sul contesto naturale, quindi in vigna, e sulla vinificazione con le sue scelte e la sua personalità.
Per fare questo. l'approccio alla viticoltura ed al lavoro in cantina, nonché alla sua intera gestione, non può che essere consapevole e sostenibile, ma state ben attenti, da Croce di Febo non escono Vini "sporchi". A testimonianza di ciò vi cito un aneddoto relativo, proprio, alla mia visita in cantina, durante la quale, assaggiando la nuova annata di Somaio (bianco macerato di trebbiano, malvasia e San Colombano), lanciai una provocazione a Maurizio suggerendogli di lasciarlo leggermente torbido come un orange wine old style, ma la risposta tra il serafico ed il severo è stata la seguente "Io un Vino così non lo imbottiglio!".
Più che radical chic credo che sia natural chic in quanto nei suoi Vini ho riscontrato quel piacevole ed altersì raro equilibrio fra la ricerca del "bello" e la naturale spontaneità, libera nell'espressione, ma supervisionata dall'occhio attento di chi non ammette sgarri.
I Vini che vorrei condividere con voi sono i seguenti:
vini croce di febo
Somaio IGT Toscana Bianco 2014: in un'annata strana come la 2014, per alcuni disastrosa, ma che continua a dimostrarsi, a mio parere, una buona annata per molti bianchi, là dove si siano ricercate e privilegiate freschezza e mineralità/sapidità, nonché nasi meno impattanti, ma a loro modo fini ed armonici, il Somaio conferma la mia teoria in pieno. Un Vino al quale le bucce hanno mutuato non solo una maggior intensità cromatica, bensì una texture più concreta. Al naso, non ci sono solo fiore e frutto bianchi... si aggiungono vapori minerali probabilmente varietali, piuttosto che da attribuire ai terreni, che ritroveremo in ogni sorso e che, a braccetto con la tensione acida, ne agevolano la beva... o per meglio dire, fanno sembrare bucata la bottiglia! Un Vino che sa ancora di step intermedio tra la precisione ed il controllo e l'elogio della follia... pulito, ma divertente, equilibrato, ma mai noioso, sicuro di sé, ma in palese evoluzione.

Nobile di Montepulciano DOCG 2013: con questo nobile si conferma la mia percezione iniziale e prettamente intuitiva riguardo l'idea di Vino di Maurizio Comitini, ovvero una ricerca della forma più spontanea e naturale dell'eleganza. Come tutti i suoi Vini, anche questa 2013 ha bisogno di riempire i polmoni per poter avere abbastanza aria in petto da potergli permettere di parlare si sè, di raccontarsi nel suo naso tutto frutto, spezia dolce e piccante con una lontana e rinfrescante nota balsamica.
Vino che, una volta apertosi, sa di vero ed in bocca si conferma specchio sincero dell'annata e della vinificazione. Quando profondità e finezza possono camminare a testa alta e con fare sicuro su un tappeto rosso di tannini, che tanto per restare in tema, si dimostrano nobili e di grande prospettiva, non può che trattarsi di una bella esperienza enoica, da assaggiare e riassaggiare. Sì, perché il filo conduttore di tutti i Vini di Maurizio sembra proprio essere questo armonico connubio fra una complessità democratica ed una freschezza che agevoli la beva sempre e comunque.

Del Nobile di Montepulciano Riserva Amore Mio vi avevo già parlato al rientro dal Vinitaly, quindi non lo citerò nuovamente, nonostante la velocissima mini-verticale fatta pochi minuti prima che lasciassi la Cantina ha più che confermato le mie impressioni riguardo quella che è già una certezza in termini di emozioni indotte.
"I Vini di Croce di Febo si fanno bere" ecco cosa ho pensato uscendo dalla Cantina quel giorno ed a prescindere da tecniche di vinificazione e materiali utilizzati per l'affinamento il risultato è costante, tanto da farne una sorta di cifra stilistica non comune, soprattutto con un approccio che metta l'enologia a servizio della natura e non viceversa.
Una realtà che mi ha colpito molto sin dal primo assaggio e che sono felice di aver visitato confutando le mie sensazioni positive e trovando in Maurizio un uomo di Vino di grande consapevolezza, sempre aperto all'ascolto ed al confronto.
Last but not least, una doverosa citazione alla giovane "cantiniera" Elisa Solfanelli, che oltre a pigiare coi piedi ed a passare più tempo in vigna di quanto molti produttori, purtroppo, facciano, si è dimostrata molto in sintonia con il mood di Croce di Febo ed un valido aiuto per Maurizio.

F.S.R.
#WineIsSharing

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