mercoledì 22 giugno 2016

Cantina Le Regge dove sorge uno dei vigneti più belli del Chianti Classico

Giusto qualche giorno fa citai il Chianti come uno dei “must” dell'enoturismo e di certo questo è dovuto alla sua storia enoica così intrisa di tradizione e toscanità ed al fascino che sono una terra del Vino come questa possiede.
Faccio questa premessa perché è proprio nel Chianti e più precisamente a Greve in Chianti che si trova la cantina di cui vi parlerò oggi: l'Azienda agricola le Regge.
Un podere che apparteneva alla tenuta del Castello di Uzzano e parte dei vigneti risalgono alla precedente gestione, in particolar modo lo storico vigneto “ Baldini, che è la peculiarità di quest'azienda che di più mi ha incuriosito sin da subito, in quanto caratterizzato da terrazze angolari costruite nel 1700, davvero suggestive e sempre più rare, come la forma di allevamento utilizzata, ovvero l'archetto toscano.
le regge chianti
L’azienda è dal 1989 della famiglia Ferruzzi, legata a doppio filo a questo territorio ed a questa tenuta, ma storia dei Vini dell'azienda Le Regge così come li conosciamo ora è relativamente giovane, in quanto la commercializzazione dei Vini imbottigliati con questo marchio inizia non prima del 2011, anno nel quale viene imbottigliato il Chianti Classico 2007 a testimonianza della volontà di partire subito con una filosofia orientata verso il far uscire Vini giustamente elevati, senza fretta e/o scorciatoie.
Parliamo di una realtà contenuta, con una produzione focalizzata su “sole” tre referenze, che danno un ampio spettro di quali siano le potenzialità del terroir, sia nelle interpretazioni più territoriali del Chianti Classico e del Chianti Classico Riserva che in quella internazionale che mostra in un IGT Toscana Rosso 50% Merlot e 50% Cabernet Sauvignon quanto gli stessi comuni vitigni possano esprimersi in maniera diametralmente opposta in contesti differenti, conferendo, anche in questo caso, al Vino grande identità.
A Le Regge l'equilibrio produttivo risiede nel appoggiarsi alla competenza enologica odierna per evitare errori e brutture, senza rinunciare, però, alle tecniche ed agli strumenti tradizionali: raccolta manuale, affinamento in grandi botti e pressa meccanica in legno.
Nonostante non si tratti di un'azienda certificata “bio”, l'attenzione al territorio ed il rispetto di vigne ed uva è sempre più importante. Rispetto che si traduce, anche, nella voglia di lasciare che la materia prima si esprima in tutto il suo potenziale, senza grandi incidenze del vaso vinario, questo grazie alla predilezione per l'affinamento in botti grandi, piuttosto che legni piccoli.
con una spiccata freschezza ed eleganza con un utilizzo moderato del legno, con una nostra identità riconoscibile nel tempo nel rispetto della variabilità che le singole annate ci regaleranno.
Ad ulteriore testimonianza del legame profondo con il territorio e con queste vigne dell'intera famiglia Ferruzzi, c'è la storia di Giovanni Ferruzzi , nonno di Barbara, l'attuale proprietaria, che lavorava queste terre già negli anni '60 quando erano di proprietà del castello di Uzzano. Nel 1989 suo figlio Gino ( padre di Barbara ) acquista il Podere dove viveva suo padre e dove ha sempre lavorato come mezzadro. Il destino e la volontà di un figlio di consacrare il lavoro di un padre, dandogli dignità ed identità sono le basi della nascita e del percorso in ascesa de Le Regge.
vini le regge chianti
Io nello specifico vorrei condividere con voi le mie sensazioni riguardo il Chianti Classico e la Riserva.

Chianti Classico DOCG 2012: un Chianti Classico di grande precisione e dal concept contemporaneo, tutta freschezza e morbido equilibrio. Un naso romantico e mai sopra le righe, in cui i fiori ed il frutto si confondono fino a perdersi in una sottile nube di spezia e balsamicità. Un carattere tutto d'un pezzo, ma assolutamente per nulla scontroso. Un Vino che sa di quel mix tutto toscano di campagna e qualità, di lavoro e soddisfazione, di sacrificio e lusso di poterne trarre da vivere al meglio. 

Chianti Classico Riserva DOCG 2009: mi piace pensare che una vite non attinga solo al terreno che la ospita, ma anche alla sua storia ed al fascino che quel luogo possieda ed è per questo che è inevitabile non percepire un alone di suggestione quando si abbina un Vino ad una vigna come quella dello storico vigneto Baldini. Una Riserva che nonostante l'annata calda, brilla per armonia e freschezza. Un Vino che gioca sull'intrigante contrapposizione fra una pacata morbidezza ed una personalità spiccata. Elegante e saggio, pulito e composto, ma dal fascino di chi la sa lunga, un po' come un uomo di una certa età, dall'aspetto distinto e composto, che con fare sicuro incede verso un futuro che non lo spaventa affatto, anzi... lo incuriosisce ancora e lo aspetta con rinnovate esperienze da vivere e condividere.

Devo ammettere che ero un po' titubante nei confronti della scelta di utilizzare dei saldi  di varietali internazionali, a discapito del classico blend chiantigiano o addirittura del Sangiovese in purezza, ma sono coerente e ciò che ho sempre sostenuto dicendo che alla fine è sempre e solo il calice a parlare ed in questo caso ogni scelta fatta dapprima in vigna ed in secondo luogo in cantina, può dirsi più che opportuna dato il risultato, che non è affatto piacione, bensì tutto votato alla freschezza, all'armonia, ma anche alla ricerca di complessità in grado di evolversi al meglio a tempo indeterminato.

F.S.R.
#WineIsSharing

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