giovedì 9 giugno 2016

Cantina Mustilli - Cinque secoli di storia tappati a vite

Azienda Agricola Mustilli – Sant’Agata dei Goti (BN) - Campania

Tutti conosciamo la Falanghina, ma non tutti sappiamo che il merito di aver creduto in questo vitigno e nel Vino prodotto da questo varietale è da attribuire ad una persona specifica: Leonardo Mustilli. E' stato proprio Leonardo Mustilli, infatti, ad imbottigliare la prima Falanghina in purezza nel 1979, ma io oggi non vi parlerò solo di lui, bensì della sua famiglia e della cantina che ha fondato a Sant'Agata dei Goti, perseguendo e proseguendo quella che è a tutti gli effetti una presenza sul territorio e nella terra che dura ormai da 500 anni.
cantine mustilli
La famiglia Mustilli giunse a Sant'Agata dei Goti all'inizio del '500: proveniva da Ravello, allora cittadina della gloriosa Repubblica d'Amalfi, e scelse questo meraviglioso borgo sannita, che nasce su uno sperone di tufo, come nuova terra di lavoro. Fu solo negli anni ’70, però, che Leonardo e Marilì Mustilli decisero di rinnovare la tradizione familiare della coltivazione della vite, reimpiantando nelle colline di Sant’Agata dei Goti i vitigni autoctoni campani quali Falanghina, Greco, Aglianico e Piedirosso. Le uve venivano portate poi nelle suggestive cantine storiche, costruite sotto al palazzo di famiglia nel pieno centro storico del paese ed era lì che venivano portati avanti vinificazione ed affinamento. Oggi in quei luoghi in cui si respira una storia di lavoro, passione e grande lungimiranza, viene conservato lo storico dell'azienda, con bottiglie di ogni annata prodotta.
Sono le sorelle Mustilli, Paola e Anna Chiara ad aver preso in mano le redini dell'azienda oggi e devo ammettere che stanno dando una svolta importante a questa realtà, con profondo rispetto del territorio e della storia di famiglia, ma anche e soprattutto con un punto di vista più aperto ed una prospettiva moderna e sostenibile, che fa ancor più effetto quando è un'azienda con questo pedigree ad averlo.
cantine storiche campania
Paola ed Anna Chiara sono cresciute dentro ed intorno al Vino e loro padre, il pioniere della Falanghina, Leonardo, ha insegnato loro l'arte di coltivare la vigna e fare vino e loro portano avanti questa tradizione con grande passione e rispetto.
Le due peculiarità che rendono interessante la Cantina Mustilli, oggi più che mai, sono l'approccio bio e sostenibile in vigna ed in cantina e la piccola grande rivoluzione nei tappi, che per quanto riguarda l'intera nuova linea di autoctoni in purezza è passata allo screwcap o tappo a vite (Stelvin se vogliamo citarne il maggior produttore al mondo). Una scelta drastica che vuole lanciare un messaggio importante che, a mio parere, vale ancor di più dato che a mandare questo messaggio sia un'azienda così radicata nella storia di un territorio, di un Vino e del Vino italiano in generale. Si può seguire la tradizione a prescindere dal packaging ed ancor più dal tappo utilizzato.
In attesa dei 3 Cru che usciranno nell'ultimo trimestre dell'anno in corso, vorrei parlarvi proprio di tre dei Vini che ho avuto modo di assaggiare, tutti della linea con tappo a vite.
vini falanghina mustilli
FALANGHINA DEL SANNIO | SANT’AGATA DE’ GOTI DOC 2015: non potevo iniziare che dalla Falanghina, il Vitigno ed il Vino più rappresentativi di questa cantina. Un Vino che esprime il varietale a pieno con tutto il corredo aromatico che ci aspettiamo da una falanghina giovane, vinificata in purezza, in acciaio. Si sente forte la volontà di mantenere intatti i profumi dai più persistenti a quelli più delicati e sfumati, ma è in bocca che vigne e terreno fanno la differenza, con una grande freschezza, sostenuta dalla salinità che non può mancare in un Vino che sembra chiamare a sé tutto il bello del mare. Un passepartout estivo negli abbinamenti col pesce e con... le persone!

GRECO | SANNIO SANT’AGATA DE’ GOTI DOC 2015: forse non ci avete mai fatto caso, ma chi ama il Verdicchio non può non amare il Greco. Molti i profumi che potete incontrare in ambo i Vini e simile la firma in calce che lascia ogni sorso, ovvero la mandorla amara. Un bel Vino che vanta una maturità inattesa per una bottiglia così giovane, ma non si tratta di evoluzione, è solo una marcata espressività di un'uva forte, piena di sé, capace di dire la sua senza tanti fronzoli.

PIEDIROSSO | SANNIO DOC 2015: premetto che amo questo varietale e che l'idea di trattarlo come l'hanno trattato in questo caso mi garbi molto, in quanto la leggera crio che precede la fermentazione, in vista di una vinificazione ed un affinamento anche in questo caso solo acciaio, permette all'uva di mostrarsi in tutto e per tutto, con quel pizzico di intensità in più che da carattere. E' proprio il carattere così ben delineato a far sì che questo Piedirosso non risulti “solo un altro piedirosso” e che parli di vigna e di uva, di storia e territorio in maniera easy, ma concreta. Un Vino giovane, che visto così può far pensare al rosso d'annata, già bello e pronto, tanto c'è il tappo a vite, quanto vuoi che invecchi? Sarebbe da sciocchi vederlo così, perché a parte il fatto che ormai sia appurato che lo screwcap permetta lunga vita al Vino ed una lenta e positiva evoluzione, freschezza e tannino dicono che questo Vino può riservare notevoli sorprese, magari tra uno o due anni lo riassaggio e vi dico!

Mi ha davvero colpito il contrasto positivo tra la “faccia” dell'azienda e quella delle bottiglie che ho avuto modo di tenere in mano, guardare, stappare e ritappare, ma devo ammettere che una volta versato il Vino nel bicchiere tutto ha avuto un senso così naturale, che l'unica cosa che mi abbia interessato dal primo impatto in poi sia stata solo e soltanto l'espressività dei Vini. Un'espressività che ho trovato molto interessante e senza tempo.

F.S.R.
#WineIsSharing

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