lunedì 27 giugno 2016

Il Trentino di Maso ai Dossi - Dall'osteria alla cantina

Il Trentino è una di quelle regioni del Vino in cui si alternano piccoli Masi a grandi realtà agricole e vitivinicole ed in cui i paesaggi cambiano nel giro di pochi istanti volgendo lo sguardo fuori dal finestrino dell'auto durante il vostro winetour.
Girando per questa magica regione mi sono imbattuto in molte realtà che mi hanno colpito per qualità dei propri Vini, per la bellezza dei vigneti o ancora per la storia che avessero da raccontarmi. Una di queste realtà, vanta l'origine che spero sempre di trovare in una Cantina, ovvero la passione per il Vino stesso, dalla quale tutto nasce, per poi essere coltivato e sviluppato con consapevolezza e competenza, ma senza mai smettere di alimentare quel fuoco interiore, senza il quale sarebbe davvero difficile fare Vino... almeno per le piccole aziende!
cantina maso ai dossi trentino
La cantina in questione si chiama Maso ai Dossi e vede il primo step di avvicinamento alla sua nascita in una delle attività che spesso, specie in Trentino, si sono dimostrate propedeutiche al fare Vino, ovvero l'osteria, aperta negli anni '30 dai fratelli Andrea e Augusto Rossi. Osteria che, purtroppo, fu chiusa con l’inizio della seconda guerra mondiale. Fu uno dei nipoti, Carlo, a riprendere anni dopo l’attività creando negli anni ‘60 l’Azienda Agricola Vini “Carlo Rossi”. Attrezzò con lo stretto necessario la cantina della casa materna, nel centro del paese di Cimone, sistemando i “volti” e producendo vino con la metodologia tramandata in famiglia. Agli inizi dovette accontentarsi di vendere vino sfuso a pochi clienti occasionali, parenti ed amici. Nel 1970 decise di attrezzarsi con un sistema semiautomatico di imbottigliamento: il primo vino proposto fu il “Trentino Merlot D.O.C. 1971”. Con il tempo l’attività si sviluppò e fu necessaria una sede più grande: nel 1985 Carlo costruì, coinvolgendo tutta la famiglia, la sede attuale, in mezzo ai vigneti in località “Ai Dossi”, dalla quale prende, ovviamente, il nome “Maso ai Dossi”. Dal 1994 nella conduzione della cantina è subentrato il figlio Silvio, diplomato all’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige, validamente aiutato in azienda dal figlio Federico, operatore tecnico agricolo e dal nipote Manuel, perito agrario.
L’azienda dispone di 9 ettari di vigneti ai piedi del Monte Bondone, una zona particolarmente vocata alla viticoltura ed allo stupire gli occhi di chi si soffermi a contemplare gli stupendi paesaggi dipinti su una tela, quella del Trentino, in grado di ospitare veri e propri capolavori, opera di quella meravigliosa artista che è la Natura, alla quale l'uomo è stato, spesso, in grado di aggiungere del suo con rispetto ed attenzione.
La produzione è imperniata sui vitigni autoctoni e su quelli da sempre diffusi in Trentino ed ormai adattati perfettamente al territorio: Nosiola, Marzemino, Lagrein, Teroldego, Schiava tra gli autoctoni e Chardonnay, Pinot Grigio, Merlot, Cabernet, Müller Thurgau e Gewürztraminer tra gli internazionali, per quanto questi ultimi due abbiano, come già accennato poc'anzi, ormai ottenuto la cittadinanza onoraria in queste terre!
Tra i Vini che ho avuto modo da assaggiare la Nosiola ha saputo soddisfare naso e palato con dinamiche giovani e contemporanee, ma al contempo vogliose di esprimere ad ampio spettro e con estrema leggerezza la propria identità territoriale.
vini lagrein nosiola maso ai dossi
Il Lagrein si è dimostrato di buon equilibrio e concretezza, con personalità ha saputo parlarmi di sé, in un idioma comprensibile a tutti, atto a veicolare la bellezza di questo varietale, che ricorda con eleganza la sua speziata parentela con il Syrah.
Non l'avrei mai detto, ma come a volte accade è il Vino sul quale a priori senti di avere un atteggiamento più dubbioso e con il quale hai un approccio più critico a stupirti, come nel caso del blend di Maso ai Dossi denominato la “Sgalmera” (Lagrein, Merlot e Cabernet) che vuole tentare di integrare passato e presente di questo territorio, con una visione che non è internazionale in realtà, bensì personale. Dico personale perché se è vero che un varietale “autoctono” nel suo territorio possa esprimere con maggior costanza, ma anche omologazione, le sue peculiarità, è con i blend e con i vitigni internazionali che si notano le peculiarità dei terreni e la mano del vignaiolo, denotando differenze sostanziali con ciò che avviene in altre realtà territoriali. Ecco perché credo che questa interpretazione di ciò di meglio i vigneti di Maso ai Dossi sanno dare rappresenta il sunto dell'identità di questa cantina e del suo terroir.

Una cantina che è da definirsi al 100% a “Km 0” in quanto tutte le 90mila bottiglie (ca. nelle annate buone) vengono prodotte con uve dei propri vigneti e questo, come di certo comprenderete, porta ad una maggior attenzione e ad un'incidenza superiore della personalità e della volontà dei viticoltori nella produzione dei propri Vini.

Concludendo, vorrei sottolineare un fattore sul quale non credo di essermi mai soffermato, in quanto, come già detto in passato, ogni discorso economico relativo quindi ai prezzi dei Vini che assaggio piuttosto che ad altre dinamiche commerciali resta volutamente fuori da questo WineBlog, per porre l'attenzione sulle realtà e sui Vini in quanto tali, senza fare distinzioni e senza indurre condizionamenti aprioristici in voi... ciò che vorrei sottolineare è il fatto che questa è una di quelle realtà accessibili a tutti e che a parità di fascia dovrebbe far riflettere il consumatore medio, quello da GDO per intenderci (qui il mio pensiero a riguardo, che non è assolutamente contrario alla grande distribuzione, ma ne cambierebbe/migliorerebbe volentieri alcuni aspetti), su quanto sia possibile bere bene e godere di Vini veri e territoriali, senza dover spendere un'eresia. Basta cercare ed assaggiare, ricordando che oggi grazie ai wineshop online, la spesa, per quanto concerne il Vino, la si possa fare tranquillamente ordinando tutto da casa, per quanto il massimo sarebbe visitare ogni cantina ed acquistare direttamente dal produttore... ma questa è più una prerogativa da winelover incallito ed il Vino buono deve essere di tutti... o quasi! :-p


F.S.R.
#WineIsSharing

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