domenica 5 giugno 2016

Il Vino chimico senza uva: una baggianata o un pericolo reale?

Da Wineblogger “modello” la prima cosa che faccio ogni mattina è un po' quello che si faceva una volta al bar con i giornali in carta ed inchiostro, ovvero inizio a passare in rassegna tutti gli articoli del giorno che trattino di Vino, ma non potrei mai basarmi solo sulla stampa italiana, che purtroppo non dedica molto spazio ad un argomento così radicato nella nostra cultura, ma, al contempo, così snobbato dai media generalisti.
E' pur vero, però, che a volte la stampa internazionale tratti il Vino con un approccio decisamente diverso da quello che desidererei.
Detto questo, giorni fa la notizia più discussa a livello internazionale riguardo il tema Vino è stata quella relativa alla presenta “scoperta” di due enologi di San Francisco, che sarebbero in grado di trasformare l'acqua in vino, si proprio come il Messia! Beh, c'è da dire che qui più che di miracolo si tratti di chimica, in quanto la tecnica usata dai ricercatori è decisamente complessa, anche se l'effettiva trasformazione sembra essere davvero rapida.
vino in laboratorio
Il processo permetterebbe di ottenere vino sintetico in appena 15 minuti, mescolando acqua, etanolo e vari additivi alimentari che riescono a replicare le caratteristiche organolettiche del Vino vero.
Mardonn Chua e Alec Lee, questo il nome degli inventori, raccontano di avere avuto l’idea dopo avere visto la bottiglia di un pregiato Chardonnay in un’enoteca in California, e si sono resi conto che non avrebbero mai potuto permettersela in quanto troppo cara per le proprie tasche. Da quel giorno la loro mission è stata quella di trovare un modo per creare un vino pregiato a portata di tutti ed hanno trovato le loro risposte nella chimica.
Invece che partire dall’uva, come natura e logica vorrebbero, i due simpaticoni hanno pensato bene di tenere la materia prima principale del Vino ben alla larga dal loro processo, partendo invece dall’etanolo, in quanto è il componente principale delle bevande alcoliche assieme all’acqua, per poi aggiungere additivi, ad esempio etile esaonato per dare un sapore fruttato. Gli additivi sono aggiunti partendo da analisi chimiche del vino originale (tramite gascromatografo ed altri strumenti), per poi cercare di riprodurli artificialmente. La ricetta media prevede 85% di acqua, 13% di etanolo e 2% di additivi vari.
Diciamo che i primi tentativi hanno dato risultati pessimi, ma che piano piano i ragazzi sembrano aver trovato la “soluzione”, in tutti i sensi, per creare qualcosa di simile al Vino, prendendo come riferimento proprio un Vino italiano, il Moscato d’Asti... te pareva?!? Non potevano imitare un Vino francese?
I due ricercatori hanno già aperto una società il cui motto è “creare i vini molecola per molecola“, e i loro prodotti sono dichiaratamente repliche di vini pregiati. Ciò che mi chiedo è come sia possibile che questo venga permesso e come mai le autorità che dovrebbero tutelare i diritti e l'immagine del Vino italiano, e non solo, non si oppongano a qualcosa di palesemente illegale o quanto meno truffaldino?
La paura ora non è tanto quella che il Vino chimico o sintetico possa scalzare il vero Vino dagli scaffali, anzi, l'auspicio è che come tutte le curiosità meno sensate anche questa si esaurisca in poco tempo, ma se questa “ricetta” venisse usata per falsificare o taroccare i Vini?
vino chimica
Se è vero che molti degustatori e sommelier hanno già avuto modo di verificare ed asserire che il Vino chimico sia facilmente riconoscibile a causa di sentori che sembrano riportare addirittura alla plastica ed al sintetico, cosa accadrebbe se scaltri produttori di Vino utilizzassero questi principi per “allungare” i propri Vini? Se fino ad ora abbiamo creduto che nonostante tutto anche il Vino più industriale fosse pur sempre fatto con dell'uva, potrebbe non essere più così o magari non lo è già da molto, chissà... io non ho detto nulla!

Se volete togliervi il dubbio e non rischiare, sapete come fare! Di produttori piccoli, medi, grandi, bio non bio, affidabili, specie in Italia, ce ne sono migliaia e se dovete spendere 5€ e non essere sereni, cogliete l'occasione per farvi un giro “fuori porta” di cantina in cantina, non occorre conoscerne chissà quante... entrate in empatia con il produttore, cercate di conoscere la sua realtà, fate un paio di conti tra gli ettari vitati ed il numero di bottiglie prodotte e magari fate un giro in vigna, vedrete che che con quello che spendete comprando Vino discutibile in GDO potreste acquistare Vini sinceri fatti da persone delle quali potete fidarvi.


F.S.R.
#WineIsSharing

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