venerdì 3 giugno 2016

La più piccola cantina di Montalcino - L'Aietta di Francesco Mulinari

Montalcino è sinonimo di grandi Vini, di aziende di prestigio e di pedigree importanti, ma è anche sede di realtà meno conosciute, per via della propria identità più "low profile" e dei numeri contenuti della propria produzione.
Nel mio ultimo viaggio in una delle terre più conosciute al mondo per quanto concerne il Vino, ho scovato una Cantina che neanche alcuni montalcinesi conoscono: l'Aietta.
aietta montalcino
L'Aietta sembra essere la più piccola cantina di Montalcino, ma non sono solo dimensioni e bottiglie prodotte ad avermi attirato come una vera e propria calamita per winelovers verso di essa, bensì è stata l'unicità e la bellezza del vigneto di cui l'azienda dispone proprio sotto le mura della città. Un vigneto in cui Francesco Mulinari, questo è il nome del giovane proprietario dell'Aietta (il nome "aietta" deriva da una vera e propria aia dove venivano fatte rievocazioni e feste paesane ora interna al vigneto di Francesco), ha rimesso in piedi i muretti a secco originariamente presenti ed ha impiantato in questo piccolo appezzamento un vigneto ad alberello libero, in quanto con le forme di allevamento "moderne" la densità sarebbe stata davvero ridicola. A prescindere dal discorso meramente produttivo, anche con la pioggia battente, non potevo perdermi quello che è l'unico vigneto di questo genere a Montalcino ed è inutile dire che sia proprio di queste piccole grandi scoperte che la mia passione enoica continui imperterrita ad alimentarsi.
Francesco Mulinari è a tutti gli effetti un "one man wine",  in quanto è lui ad occuparsi di ogni dinamica dell'Aietta, dal lavoro in vigna a quello in cantina e non manca di sperimentare e di utilizzare la sua creatività e voglia di stupire, senza mai risultare eccessivo e senza lasciar nulla al caso.
vino bio montalcino aietta
Questo è il caso del suo metodo classico base sangiovese, un Rosé dosaggio zero, davvero interessante, con struttura da vendere, ma altresì una buonissima freschezza e buona armonia. Una bollicina che assaggiata presboccatura da ancor più l'idea di quanto stia lavorando bene Francesco sia in vigna che in vinificazione.
Questo giovane vignaiolo ha circa 15 vendemmie alle spalle e ciò che mi ha fatto più piacere constatare è che sia da uomo di vigna che da cantiniere ha saputo progredire ed evolvere verso una concezione di Vino sempre più equilibrata, step by step, dal convenzionale ad un "bio-ragionato", al quale è arrivato non per inseguire una chimera ideologica, ma per una maggior sostenibilità aziendale e per poter esprimere ancor di più la propria nicchia ed il proprio terroir in maniera sincera e pulita.
Il suo Brunello di Montalcino, biologico a parte, è l'esempio di quanto non occorrano chissà quali accorgimenti enologici e chissà quali attrezzature di cantina per fare un grande bel Vino, anzi è proprio nel saper togliere più che nel dare che risiede il segreto dell'eccellenza.
Intenso, profondo, fresco ed elegante... con quella finezza che non t'aspetti da un Vino che ha molto dell'artigianale. Credo sia una delle interpretazioni di 2011 più varietali che abbia assaggiato, nell'ottica di un Brunello che a volte sa più di "brunello" che di "sangiovese grosso".
La sorpresa nella sorpresa, però, è stata la chicca prodotta da Francesco, un Vino che può sembrare quello dal respiro più internazionale e che quindi dovrebbe allettarmi meno eppure è così sensato e piacevole da catturare la mia attenzione e da sollecitare i miei sensi.
Parlo del Quintoelemento, fatto con un blend classico del Chianti con sangiovese, canaiolo e colorino, ma anche un'uva a bacca bianca, ovvero il trebbiano, presente da sempre nella tradizione chiantigiana. Vi chiederete quale sia il quinto elemento, beh... le vie per scoprirlo sono due o ancor meglio una che le coniughi entrambe, ovvero chiederlo a Francesco e/o assaggiare il Vino in questione e cercare di scoprirlo da soli, cosa non facile, ma neanche così impossibile.
Bell'esperienza quella fatta in un contesto che, ancor più a Montalcino, ti riavvicina ad un modo di intendere, di fare e di vivere il Vino molto più "easy" in quanto a sovrastrutture, ma allo stesso tempo più impegnativo e di sacrificio a livello di gestione della vigna e della produzione.
Vini che definirei razionalmente naturali, data l'ottima convivenza, in Francesco e quindi nei suoi Vini, di preparazione tesa al perfezionismo da un lato e rispetto volto all'identità territoriale ed alla sostenibilità dall'altro.
Una tappa obbligata per tutti i winelovers che cercano qualcosa di particolare, che anelano all'unicità ed alla nicchia, ma che non accettano compromessi e non tollerano di essere presi per i fondelli da mere favolette o discutibili ideologie, all'Aietta si fa del Vino e neanche "poco bono!", come si direbbe in loco.

F.S.R.
#WineIsSharing

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