mercoledì 27 luglio 2016

Nelle Langhe la storia della famiglia Saffirio tra Vita, Terra e Vino

Oggi vi racconto una storia... una storia fatta da generazioni di uomini e donne legate profondamente alla propria terra in senso stretto ed in senso lato; una storia che sa di nebbiolo e di passione, che guarda indietro con rispetto e gratitudine, ma sa proporsi al futuro con rinnovata consapevolezza e voglia di tracciare nuovi percorsi, coerenti con quelli solcati in passato e con il presente.

Una storia di famiglia, una storia di vino...

Parlo della storia della famiglia Saffirio, che inizia, enoicamente parlando, nel lontano 1870, quando Giovanni Battista Saffirio decide di emigrare da Prunetto, paese dell’Alta Langa, a Castelletto, comune della Langa più vicina ad Alba. Giovanni Battista, che faceva il "cartunè" (trasportatore - all'epoca a dorso di muli o cavalli), acquista il suo primo fazzoletto di terra tra Alba, Monforte e Serralunga e lì si sposa e vive con la sua famiglia. Come tutti i contadini, viveva di ciò che la terra regalava. Una mucca e un paio di capre offrivano latte e carne, le pesche frutta di stagione e le vigne l’uva, che in parte si usava a fare il vino (all’epoca un vero e proprio alimento) e in parte veniva venduta.
Dei suoi cinque figli, Ernesto è quello che dimostra di avere una marcia in più, per generosità ed acume, nonché per la sua indiscussa determinazione, che lo porta prima a studiare da autodidatta e poi, al ritorno dagli orrori della Guerra, a conseguire il diploma di Geometra, che gli consentirà di diventare dirigente dell’ Ente Previdenziale Italiano a Cuneo, dove sceglie di vivere con sua moglie Maria e la figlia Josetta.
Ernesto rimane sempre profondamente legato alle sue radici. Per questo decide di acquistare la parte dei fratelli e tenere la terra nel momento in cui tutti abbandonano la campagna per cercare fortuna nelle città. 
Questo amore per la propria terra porta Ernesto Saffirio, nel 1975,  a chiedere alla figlia Josetta, docente di viticoltura ed enologia alla Scuola Enologica di Alba, e a Roberto Vezza, enologo, di occuparsi dei vigneti. Josetta e Roberto accettano la sfida e comincia questa avventura meravigliosa che ci lega da quattro generazioni alla terra di Langa.
Nel 1982 nasce un primo grande Barolo, che segna la nascita dell’Azienda Agricola Josetta Saffirio. Oltre al Barolo vengono prodotti anche il Dolcetto e la Barbera d’Alba, dedicati ai figli Alessio e Sara. 
Tuttavia è proprio per permettere ad Alessio e Sara di pianificare il proprio futuro, che nel 1992 la famiglia decide di prendersi una pausa dalla produzione, ma non dalla voglia di fare Vino, che anzi, viene implementata dall'acquisizione di nuovi terreni.
Negli anni trascorsi, infatti, dal solo ettaro di vigneto da cui proveniva l’intera produzione, si arriva a cinque, la maggior parte vitati a Nebbiolo da Barolo e situati nei cru di Castelletto, nel cuore delle Langhe.
E' nel 1997 che Sara decise che il suo futuro fosse il vino.
Nel 1999 arriva la prima vendemmia del nuovo corso, vinificata nelle cantine dell’Azienda, con una produzione di poche migliaia di bottiglie di Barolo.
Da allora, cambiamenti, progetti e novità non si sono fatti attendere ed un nuovo percorso dell'azienda Josetta Saffirio ha inizio.
cantina vini barolo

La Cantina Josetta Saffirio oggi

Oggi è Sara, dunque, ad avere in mano le redini di questa Cantina e le sue parole sono molto eloquenti, per quanto concerne il suo legame con il territorio e la sua fiducia in un approccio rispettoso e sostenibile alla viticoltura:

"Ritengo di aver avuto il grandissimo privilegio di nascere qui, di aver potuto crescere conoscendo luci, colori e odori di questa terra. Finché un giorno mi sono resa conto che non era la terra ad appartenermi, bensì io ad appartenere ad essa. Questa consapevolezza mi ha cambiata profondamente. Mi sono resa conto di non avere altre possibilità se non continuare a lavorare i vigneti in cui erano fusi sogni, speranze e sacrifici di generazioni. Con passione e voglia di imparare, ho deciso di impegnarmi affinché questo sogno vada avanti, affinché questa terra ricca e generosa continui ad esserlo per i figli che verranno. Per questo mi impegno ogni giorno a fare in modo che tutte le nostre scelte aziendali (agronomiche, sociali, commerciali, produttive e culturali) abbiano come denominatore comune la sostenibilità. Ritengo che questa sia l’unica scelta possibile per garantire un futuro a me stessa e alle generazioni che percorreranno i filari delle vigne dopo di me.
Vorrei descrivervi l’emozione che si prova ad aprile, nel rivedere una vite germogliare e tornare a nuova vita dopo l’inverno. Vorrei raccontarvi il profumo intenso e delicato dei nebbioli in fiore a maggio. Vorrei essere in grado di esprimere la gioia nel portare in cantina il raccolto e il lavoro di un anno a settembre. Ma è impossibile farlo con le parole. Spero di raccontarvelo attraverso il mio vino."
So che non sono solito a cronistorie così dettagliate, in quanto, spesso, sono il primo a trovarle noiose e poco interessanti dal punto di vista emozionale, ma ho ritenuto opportuno farlo in questo caso, in quanto ogni passaggio, ogni data, per quest'azienda ed ancor più per la famiglia che la creata e composta da sempre, rappresentano un passo fondamentale verso il Vino che viene prodotto oggi e nel quale, mi piace pensare, si scorgano davvero, uno ad uno, i passi di ogni membro della famiglia.
vigneti barolo langhe
Ciò che mi ha colpito sin da subito dell'Azienda Josetta Saffirio è stata la concretezza con la quale Sara e la sua famiglia abbiano da sempre affrontato ogni loro scelta in vigna ed in cantina, perché le chiacchiere stanno a zero e, per quanto le parole siano il mio strumento di comunicazione preferito, la necessità di fatti che abbiamo in questo periodo è vitale. Beh, in questa cantina le idee, i principi e le scelte si traducono in azioni reali ed appurabili, perché essere contadino significa avere una grande responsabilità nei riguardi dell'eredità che viene lasciata e quella che si lascerà ai propri figli. Ecco alcuni punti distintivi di questa Cantina:
-azienda a gestione familiare dal principio;
-riduzione dei prodotti chimici di sintesi;
-conversione alla certificazione biologica (dal 2014);
-pratiche agronomiche rispettose e sostenibili, quali inerbimento e concimazioni organiche;
-ampliamento “polmone” boschivo aziendale;
-attenzione allo smaltimento dei rifiuti (consorsio Cascina Pulita);
-impianto fotovoltaico da 20Kw, pari a 2 volte il fabisogno interno;
-riduzione imballi ed utilizzo di vetro scuro riciclato al 90%;
-progetti orientati al riavvicinamento dei bambini e delle scuole alla campagna ed al mondo del Vino.

Gli assaggi: un bianco sorprendente, un rosato originale ed un rosso, scusate... un Barolo fra passato, presente e futuro...

Ora che vi ho detto quasi tutto di questa interessante realtà vitivinicola delle Langhe, passiamo alle mie impressioni personali riguardo i Vini di Josetta Saffirio che ho avuto modo di assaggiare:
vini josetta saffirio
Rossese Bianco Langhe D.O.C. 2013: inizio subito con il Vino che mi ha sorpreso di più, tra i tre assaggiati: carico, intenso, ma al contempo armonico nel suo equilibrio fra freschezza e maturità, fra minerale sapidità e note verdi. Ho chiuso gli occhi, come faccio sempre quando mi godo il viaggio di un assaggio, e mi sono ritrovato l'estate dentro e tutta intorno, con sensazioni che mi catapultavano dalla Sicilia con gli aranceti e mandorli in fiore a pochi passi dal mare, alla trebbiatura della magiche "dune" valdorciane, per poi tornare nelle Langhe con la loro verdeggiante bellezza, terra in cui il tempo sembra scorrere più lentamente quando si tratta di Vino, anche inaspettatamente come per questo Rossese bianco, che sembra ancora solo albeggiare. Un ricordo che si prospetta restar vivido ed intenso.
Un cuore extra/potenziale in attesa di un'ulteriore evoluzione. Questo Vino è uno dei miei assaggi migliori di questo 2016.
Rosato Langhe D.O.C. 2014: che a molti fare Rosato con il Nebbiolo, soprattutto quando è buono come quello di questa azienda, potrebbe sembrare un'eresia e non vi nego che anch'io ho le mie preferenze riguardo le uve da rosato e tra queste sangiovese e nebbiolo restano in disparte per il semplice fatto che le preferisco vinificate in rosso. Eppure, come accaduto per i vari rosati di sangiovese che ho avuto modo di assaggiare, anche in questo caso, da un'uva capace di grandiosi Vini rossi come il Nebbiolo è scaturito un Rosato dalle peculiarità varietali, seppur affievolite, sicuramente integre e ben definite. Un Vino piacevole, che si fa bere, nonostante la struttura alcolica importante, perché anche in questo caso lo scheletro minerale rende agevole il primo sorso ed inerziale il secondo... il terzo... 
Un Vino capace di coniugare una ventata di fresca e spensierata modernità ad un educato savoir faire, tra terra e mare, fra lavoro duro in campagna ed il privilegio di una vacanza rigenerante.
Barolo D.O.C.G. 2011: assaggiato in una verticale comparativa con la cifra stilistica di altre aziende e di altri terroir, questo Barolo è spiccato sin dal primo naso per voglia di esprimersi senza timidezza e con una spontanea vocazione al dialogo. Un dialogo senza fraintendimenti, dal linguaggio dolce e delicato, elegante, ma mai anacronistico. Non occorre essere poi così austeri (seppur quasi tutti i grandi Barolo lo siano) e farsi desiderare, non sempre almeno... anche se ti chiami Barolo e per quanto possa essere ovvio pensare che non sia possibile valutare al meglio le potenzialità e la qualità di un Vino da lungo/lunghissimo invecchiamento a pochi mesi dalla sua uscita sul mercato, è altrettanto assurdo creare alibi là dove quello stesso Vino sia già acquistabile, stappabile e, quindi, ipoteticamente bevibile da quel 99% dei consumatori che non degustano, ma semplicemente gustano un Vino. Quindi le mie sensazioni sono più che positive riguardo un Barolo che oggi sa già palare di sé in modo spigliato e senza essere snob, pur consapevole della propria natura e di una prospettiva che non può che essere quella della longevità.
Qui il terroir si sente ed abbraccia chi lavora in vigna ed in cantina includendo l'uomo nell'equazione che porta dall'uva al vino. Palesi le scelte indirizzate ad una maggior agilità di questo Vino, pur mantenendo grande rispetto per ciò che imponga l'annata, in questo caso molto particolare per il suo andamento, soprattutto sul finale.
Nel complesso posso dire in tutta onestà che i tre Vini assaggiati mi abbiano permesso una panoramica importante su questa cantina, in quanto in ogni singola etichetta ho potuto trovare un pezzo del viaggio della famiglia Saffirio, fatto di lavoro e lungimiranza, di storia e di futuro.
C'è poesia nelle Langhe ed in quel dell'Azienda Josetta Saffirio se ne scrivono versi niente male, intrisi di concretezza e spontaneità, di certo non astrusi, seppur creativi ed loro modo fantasiosi, un po' come gli Gnomi raffigurati nelle etichette e volti a rappresentare la coscienza degli uomini buoni, quasi invitandoci a non perdere mai il bambino che è in noi, cosa che Ernesto Saffirio sapeva bene ed ha saputo tramandare a figli e nipoti.

F.S.R.
#WineIsSharing
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