domenica 14 agosto 2016

Nuove cantine da visitare in Toscana - Si parte dai vigneti e dai vini di Pagani de Marchi

Chi mi segue sui social avrà notato che nei giorni scorsi mi sia dedicato ad un breve, ma intenso, winetour in Toscana che mi ha portato a visitare 4 interessantissime Cantine, ma soprattutto a conoscere persone delle quali non potevo fare a meno di condividere con voi attenzione per la propria azienda, rispetto per il territorio e passione nel fare Vini che esprimano al meglio il terroir di riferimento.
A farmi da Cicerone è stato il caro Riccardo Gabriele, che gestisce la comunicazione di queste 4 aziende, ma che non si interpone nel rapporto diretto che io amo avere con i produttori, anzi lo agevola e ne coordina le dinamiche al fine di rendere possibile un tour di questo genere ottimizzandone tempi e modalità.
La mia idea è, quindi, di darvi un'idea di quello che si può fare e vedere in 2 giorni in un raggio di circa 50Km in questa stupenda area della Toscana, partendo con la prima tappa per poi proseguire nei prossimi giorni con il resto delle aziende visitate.
Partenza da una base d'eccezione, l'Hotel La Vedetta che sta sposando il progetto wineshotel che permette agli enoturisti ed ai winelovers in genere un soggiorno di-vino a 360°, con camere a tema e possibilità di programmare degustazioni e visite in cantina.
cantina pagani de marchi
Fatta questa breve, ma doverosa premessa, la prima azienda che ho avuto modo di visitare è stata la Pagani de Marchi a Casale Marittimo. Una realtà, questa, fondata dalla signora Pia e da suo marito di origini italo-svizzere, che si innamorarono letteralmente dei paesaggi all'epoca quasi selvaggi e della tranquillità che questo scampolo di Alta Maremma sapesse offrire.
Tra colline e mare, tra storia e poesia Pia mi racconta aver scelto questo podere in primis come casa di villeggiatura, ma sono bastati pochi anni per cedere al richiamo di questa terra e, quindi, decidere di stabilirsi in pianta stabile nel casale all'interno della proprietà. Non vi erano vigne, non vi era una cantina, ma se il richiamo della terra  fu galeotto quello del Vino lo fu egualmente, tanto da spingere la famiglia a creare intorno a quella che era diventata la propria casa, un'azienda agricola vera e propria, che puntasse alla qualità ed al rispetto di un territorio del quale Pia si sente custode rispettosa.
Fu così che su una terra protetta dalla tomba di un Principe etrusco (ancora presente all'interno della proprietà seppur non accessibile), vennero impiantate, con il supporto del noto agronomo Michele Satta e dell'enologo Attiglio Pagli, quelle che erano le varietà per le quali quest'area si presumeva essere più vocata: merlot, cabernet sauvignon ed in un secondo vigneto con una diversa esposizione e diversi terreni il Sangiovese, voluto con decisione dalla stessa Pia, in quanto rappresentante principe del Vino toscano.
Camminare fra le vigne di questa azienda con accanto l'attuale agronomo interno, ovvero Stefano Moscatelli, mi ha dato subito l'idea di quanto si stia facendo per produrre Vini di qualità nella piena tutela di un territorio davvero interessante dal punto di vista vitivinicolo.
Non c'è cosa più bella in una visita in cantina, specie in questo periodo, di poter partire dalla vigna ed assaggiare l'uva quasi matura dalla pianta, per poi ritrovarsi a degustare i Vini prodotti negli anni addietro da quelle stesse viti.
E' proprio così che è andata, dalla vigna al bicchiere, dall'uva al Vino, attraverso una degustazione dei sei Vini prodotti dall'azienda di cui tre in blend e tre in purezza.
Tre Vini, i primi, molto piacevoli e ben ponderati, che spaziano dall'uvaggio dal carattere più internazionale (l'Olmata) che non rinuncia ad un tocco di distintiva toscanità, al Montescudaio Doc (il Montaleo) che grazie alla preponderante presenza di sangiovese parla un dialetto toscano comprensibile a tutti fino ad un Vermentino (il Blumea) che sembra voler rivendicare la grande vicinanza, in linea d'aria, dal mar Tirreno.
vini pagani de marchi
Di certo tre assaggi in grado di avvinare palato ed animo in attesa delle tre espressioni in purezza, che a prescindere dal varietale autoctono o meno, puntano tutto sull'espressività di questo terroir.

Principe Guerriero IGT Toscana 2012-2006: con un nome importante, che vuole onorare il ritrovamento della tomba di un vero e proprio principe guerriero etrusco, che vantava nel suo corredo funebre quello che nell'azienda chiamano simpaticamente “kit da degustazione”, in quanto composto da una brocca ed un calice e tutto ciò che, di fatto, sembri testimoniare che già 3000 anni fa venisse prodotto Vino e che quel Vino venisse considerato degno dei principi.
principe guerriero vino
In quanto al Vino, parliamo di Sangiovese in purezza, che nella 2012 colpisce per la sua innata freschezza che ne esalta la profondità, un assaggio dalle sfumature ematiche e con un'evidente speziatura naturale, che solo i grandi sangiovesi sanno tirar fuori. Un equilibrio mai in bilico, giocato sulla commistione fra eleganza e quel giusto tocco di sfrontatezza di chi sa di aver un potenziale indiscutibile. La comparazione con la 2006 conferma un buon potenziale evolutivo sostenuto da freschezza e mineralità, con un tannino ancora percettibile, ma ingentilito dal tempo. Un vero e proprio estratto della storia, la passione ed il territorio che fanno parte di questa cantina.

Se il principe avesse avuto l'opportunità di assaggiarlo converrebbe con me riguardo la bontà di questo Vino.
Casalvecchio IGT Toscana 2012-2006: un cabernet sauvignon puro e semplice? Potrebbe sembrare così, data la sua congrua espressione del varietale, ma è dietro la semplicità che, spesso, specie nel Vino, si nasconde la più sincera eleganza. Un inno ad un vitigno che sembra dare il meglio di sé là dove non manchi quel pizzico di sofferenza che lo faccia attingere a tutte le sue forze, senza, però, eccedere in prepotenza. Pulito e preciso, ma capace di mostrare la sua nobiltà nella sua evoluzione da lì a 6 anni, rendendo quella che appariva essere "semplice" precisione stilistica, in un tocco di classe, una pennellata d'autore intrisa dei colori della terra e del mare, delle verdi colline e delle non lontane saline.

Casa Nocera IGT Toscana 2012-2006: il merlot, vitigno "autoctonizzato" in questa parte di Alta Toscana, in quanto divenuto un vitigno immancabile, da anni, nelle vigne di molte delle aziende dell'areale, offre con questo Vino un'espressione sincera e piena del territorio e del varietale. Un modo di interpretare le uve molto rispettoso, che mira a farne emergere sfaccettature non scontate e benché meno didattiche, seppur custodite in un ligneo caldo abbraccio, teso ad aprirsi in maturità trasformandosi in un invito alla libertà espressiva. Un percorso intrigante, che spinge al riassaggio, incuriosisce come a volerne scovare i segreti, celati dietro un'apparente iniziale timidezza, che poi volge alla chiarezza.
6 cuori alla cantina, che merita per storia, passione e rispetto, nonché per l'ottima qualità dei Vini. Una visita carica di emozioni e sensazioni più positive.
Come prima tappa di questo mio ennesimo viaggio dove mi porta il Vino posso essere più che soddisfatto, in quanto ho avuto modo di conoscere una realtà che fa della passione e del rispetto i propri caratteri distintivi in un territorio davvero meritevole di sguardi, battiti di cuore e grandi sospiri calice in mano e occhi rivolti all'orizzonte.
wine pic

F.S.R.
#WineIsSharing







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