martedì 16 agosto 2016

Tra mito e leggenda la realtà della Cantina Tua Rita

Anche nel mondo del Vino esistono miti e leggende, ma, per nostra fortuna, tutto ciò che è materia enoica deve necessariamente avere una forte componente di concretezza e pragmatismo, una solida base reale sulla quale fondare convinzioni ed opinioni, per quanto soggettive esse possa essere.
Eppure, non è di miti e di leggende che voglio parlarvi ora, bensì di una realtà che si è ritagliata senza far “nulla di più” del proprio Vino, un posto nell'Olimpo delle Cantine mondiali, il tutto a bassa voce, senza eccessi, senza mai andare oltre in termini di manifestazioni di superiorità, anzi continuando a percorrere in modo umile e lungimirante il proprio cammino enoico iniziato proprio nel mio anno di nascita, il 1984.

La Cantina Tua Rita

cantina tua rita
Parlo dell'azienda agricola Tua Rita, fondata da Rita Tua e Virgilio Bisti, che proprio nell'anno che mi diede i natali decisero di acquistare quella che sarebbe diventata una delle aziende vitivinicole di riferimento per la qualità del Vino italiano. Siamo a località Notri, a Suvereto, in provincia di Livorno ed anche in questo caso non fu il Vino a portare in queste terre i due coniugi, bensì la serenità e la bellezza di questi luoghi, eppure di lì a poco la passione ed il richiamo del Vino ed ancor più della Vigna trasformarono quella che doveva essere una vera e propria abitazione nel fulcro dell'attuale cantina.

Una cantina che è partita davvero da zero o meglio da uno, uno come il 1° ettaro di vigneto dal quale Tua Rita inizia la sua ascesa.
Oggi gli ettari sono 35 eppure non sembra essere cambiato molto in termini di attenzione e premura se non in positivo e camminare tra le vigne con Stefano, marito di Simena (figlia dei titolari), palesa il perché i Vini di Tua Rita abbiano qualcosa di speciale.
Fino a 7 prevendemmie, una conduzione bio ragionata che miri a far esprimere al meglio le viti in quei terreni così carichi di scheletro minerale e che vedono nella presenza di ferro (siamo sulle colline metallifere) un'inconfondibile firma d'autore. Un lavoro maniacale che porta ad una selezione dell'uva che arriva fino all'olfazione del singolo acino, per comprendere eventuali difetti che possano in qualche modo intaccare l'innata armonia del Redigaffi, Vino simbolo dell'azienda e dell'Italia enoica nel mondo.
Prima di arrivare in cantina, ci tengo però a sottolineare una cosa, in quanto io stesso mi renda conto di aver spesso enfatizzato la scelta di portare avanti colture varietali autoctone piuttosto che internazionali, ma ho altresì espresso un mio, ormai assodato, concetto di terroir che mi fa vedere come apolidi (cit. Veronelli) tutti i vitigni dando ancor più importanza a quelle componenti fondamentali del terroir stesso che sono composizione del terreno, condizioni pedoclimatiche e, soprattutto, l'uomo con il suo approccio rispettoso nei confronti della vigna, dell'uva e dell'annata.
tuarita cantina
E' per questo che la scelta di abbandonare per un primo periodo il Sangiovese, qui coltivato solo per le alte rese, acquisisce una senso che oltre ad aver molto di logico in termini di mira alla qualità conferma l'importanza della scelta giusta per un determinato terroir che non sempre sia quella più “scontata”. Dopo alcune sperimentazioni, infatti, a Tua Rita decidono di impiantare Merlot e Cabernet, con l’aiuto dell’enologo Luca D’Attoma, che muoveva i primi passi della sua, oggi, grande carriera.
L'idea era quella di iniziare a produrre Vini sullo stile Vin du garage, con una micro-produzione di 2 ettari di vigneto, curato con perizia maniacale e grande entusiasmo e così fu, per poi ampliare la gamma di produzione proporzionalmente con l'aumento della superficie vitata, ma senza compiere neanche un passo indietro in termini di attenzione e cura.

Redigaffi

Ciò, però, che conferma la mia teoria riguardo l'importanza del terroir, ancor prima che del vitigno, è proprio la personalità dei Vini di Tua Rita, che trovano nel Redigaffi non un mero tentativo di emulazione dei Vini bordolesi, ma una grande espressione di un'area del mondo in cui quel vitigno riesca ad acquisire connotazioni uniche e irriproducibili. Questo è il terroir, un unicum irripetibile, indipendentemente dalle “alchimie di cantina”, che di certo qui a Tua Rita non vengono minimamente prese in considerazione.
E' proprio in cantina, infatti, che la cura e l'attenzione comprese in vigna trovano una diretta prosecuzione nella scelta dei legni, nella selezione delle piccole botti che andranno a dar vita ad una piuttosto che all'altra etichetta ed alla semplicità con le quali i giovani componenti del team Tua Rita si muovano in un luogo che per un winelover ha un non so che di sacro.
Tra racconti ed aneddoti legati alla scelta delle tonnelleries ed assaggi da botte capaci di sciogliere ogni inibizione enoica e di alzare l'asticella degli standard qualitativi oltre gli attuali record (siamo in periodo olimpico, passatemi il parallelo) il passo fino alla degustazione di parte della Vini prodotti in questo piccolo grande tempio del Vino italiano e mondiale è breve.
Come sapete io ho sempre dato per assunto che i condizionamenti ci siano e facciano parte del “gioco” della degustazione, ma devo ammettere che per indole e per la filosofia mia e di questo WineBlog, che mi vede impegnato in una ricerca spesso votata alla realtà meno conosciuta e meno considerata dalla critica comune, in casi come questo sarei solito essere leggermente prevenuto e forse, col Redigaffi è accaduto proprio questo...

I Vini di Tua Rita

redigaffi tua rita vino
Un Vino mitico, il primo 100/100 parkeriano in Italia con l'annata 2000, tantissimi consensi internazionali eppure capace di non diventare uno status symbol ed una semplice “etichetta” da bere per vanto; una realtà a sé quella di questo Merlot in purezza che dimostra in un'annata particolarmente difficile come la 2014 di essere un'eccezione, un'eccellenza, un satellite di un mondo che sta cambiando, ma che continua a rispettare chi non sia mai sceso a compromessi e non abbia cercato quei consensi, ma semplicemente gli siano piovuti addosso con merito. E' questo che rende grande quest'azienda ed ha dipanato ogni mio dubbio, cancellando ogni pregiudizio in un sol sorso, là dove il sorriso spunta in volto e la sensazione di colmare l'animo con emozione liquida prevale su qualsiasi altro pensiero.
Eppure, se dovessi tornare consigliarvi due vini di quest'azienda non avrei dubbi e vi inviterei ad assaggiare nell'ordine:

TuaRita - Lodano 2015: un bianco estemporaneo, frutto della cosa più sincera che ci possa essere, ovvero del gusto di Rita e del resto della famiglia, in quanto a varietali: traminer aromatico, riesling renano e chardonnay. Un trio che trattato ed accudito alla maniera di Tua Rita, grazie al supporto ed all'apporto minerale di questi terreni, da luogo ad un'armonia mai scontata, piena di sé nella sua matura complessità, eppure così schietto e dritto in bocca. Un Vino che lascia dietro ogni sorso una lunga scia di piacere.

TuaRita - Perlato del Bosco 2014: la conferma che in questo terroir si potesse fare un grande sangiovese, ma con una ricerca particolare dei cloni e con la consueta attenzione dedicata a tutti gli altri Vini. Pieno, intenso, ematico e minerale come terra vuole, ma soprattutto con una netta nota distintiva balsamica, mentolata. Una sfumatura lieve di verde, di clorofilla che sembra voler rendere l'assaggio più vicino alla terra che alle dinamiche di cantina, come a ristabilire l'ordine naturale delle cose. Anche in questo caso struttura e tannino danzano come due giovani ballerini di grande spontaneità, ma che sul palco, insieme, trovano un'eleganza propria solo ai grandi ed il ricordo permane... a lungo.

TuaRita - Giusto di Notri 2014: qualcuno di voi penserà “ecco l'ennesimo super tuscan!”, ma non è così, perché questo taglio bordolese è l'espressione della storia di questa azienda, il ricordo che guarda avanti, la lungimiranza della tradizione, che trae origine dal primo vigneto aziendale e sfoggia tutta la maturità di viti che hanno creduto per prime nel potenziale di questo territorio. Inutile descrivervelo organoletticamente, qualsiasi parola tenderebbe a razionalizzare ed a mio modo di vedere a sminuire un assaggio carico di emozione e di gusto. Un gusto che troppo spesso dimentichiamo, ma che è e deve essere la componente fondamentale di qualsiasi cosa transiti dalla nostra bocca e finisca nel nostro corpo, specie se, come in questo caso, poi decida di fare una capatina nel cuore e li rimane, anche a giorni di distanza.

Che vi devo dire? Ho enfatizzato troppo? Mi sono fatto prendere la mano? Non credo e chi era cn me potrà confermare quanto io sia scettico riguardo realtà troppo rinomate, eppure da Tua Rita mi sono sentito subito nel posto giusto per chi ami il Vino e voglia sentirsi dire la verità senza troppi fronzoli; nel posto giusto per chi odi la falsa modestia, ma apprezzi l'umiltà di chi lavori con consapevolezza e non sia mai pago dei traguardi raggiunti; il posto giusto per chi crede nei valori e li apprezzi ancor di più se diluiti nel Vino che assaggerà.

F.S.R.
#WineIsSharing

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