giovedì 6 ottobre 2016

30 anni di Franciacorta firmati Uberti - Tra tradizione, evoluzione ed emozione

In questi ultimi giorni sono tornato dopo anni di latitanza enoica in Franciacorta, in quanto invitato ad un evento storico sia per l'azienda organizzatrice che per l'intera denominazione.
Appena rientrato, dopo alcune peripezie, non vi nego che la voglia di raccontarvi di questa realtà storica franciacortina e della degustazione da essa organizzata, fosse tale da essere già qui a scriverne.
Oggi vi parlerò di una famiglia, la famiglia Uberti, che affonda le radici là dove neanche le più vecchie viti potrebbero arrivare, vantando generazioni di Viticoltori che si susseguono dal 1793, in Località Salem a Erbusco, nel cuore della Franciacorta.
uberti franciacorta
Questa eredità carica di tradizione, di consapevolezza e di legame territoriale si palesa, però, sul mainstream enoico moderno solo nel 1980, quando, alla guida dell'azienda, subentrarono gli attuali proprietari G. Agostino Uberti e la moglie Eleonora, due persone e due personaggi di grande umiltà e forza d'animo, ma con le idee molto chiare riguardo l'identità della propria azienda.
Idee chiare che, oggi, vengono portate avanti con freschezza e passione ed altrettanta dedizione dalle giovani figlie Silvia e Francesca, capaci di contribuire sempre più attivamente alla continuità in termini di qualità produttive ed immagine aziendale di un pezzo di storia della Franciacorta, che pur mantenendo saldo il legame con la tradizione sa guardare avanti con grande lungimiranza e garbo.
Una realtà, quella degli Uberti, che fa del pionierismo una sorta di pulsione incondizionata ed incondizionabile, che spinge la famiglia ad essere fra i fautori del consorzio e che li spinge a credere nella svolta bio dell'intero contesto, quando erano pochissimi a farlo.
Tutto questo fa evincere una mission aziendale ben chiara: produrre vini di qualità nel rispetto della tradizione, del territorio e dell'ambiente.
La volontà forte di esprimere con ogni Vino un vigneto ha portato la Cantina Uberti ha dedicare ad ogni appezzamento un'etichetta: Francesco I, Magnificentia, Comarì del Salem e Sublimis.
Eccezion fatta per il Quinque, che diviene la rappresentazione in toto del terroir dell'azienda, nelle sue varie sfaccettature in termini di esposizione e terreno, ma non di un'annata bensì di cinque diverse vendemmie, assemblate sapientemente con risultati straordinari.
Inutile dirvi che i tempi di permanenza sui lieviti delle bottiglie di Uberti si dilatino in maniera importante se non imponente rispetto alla consuetudine franciacortina, per non parlare di altri metodo classico italiani e questo è permesso e sostenuto da una struttura materica davvero eccellente, capace di integrare al meglio i lieviti e di rendere il tempo un concetto alquanto malleabile.
Ora, però, passiamo all'evento organizzato da questa storica cantina, che rappresenta un unicum in questa “regione vitivinicola”, in quanto alle annate degustate ed alla profondità dimostrata da ciascun calice nel quale abbia avuto modo di mettere il naso e dal quale abbia degustato.
Si è trattato, infatti, di una verticale senza eguali del primo Vino prodotto dagli Uberti, ovvero il Francesco I, con una sequenza, senza soluzione di continuità, dal 1979 al 2008.
30 volte Uberti, 30 volti della Franciacorta, 30 emozioni differenti e 30 prove di classe e coraggio.
Classe per la tenuta di gran parte dei Vini, non solo in struttura, ma anche e soprattutto in finezza e coraggio per la scelta tanto rischiosa quanto apprezzabile ed onesta, di far servire bottiglie sboccate al momento (con tappo a corona, quindi ancora sui lieviti) con i produttori stessi ad assaggiare ogni singola annata con noi, pochi, selezionati degustatori.
Diciamocela tutta, in pochissimi avrebbero avuto gli attributi e, vi assicuro, non la spavalderia di impostare una degustazione con questo margine di rischi odi presentare Vini non presentabili.
Devo dire, da par mio, che nonostante le ovvietà, ovvero alcuni picchi di ossidazione in determinata annate e qualche chiusura dovuta semplicemente al fatto che quei Vini venissero da una lunghissima fase di apnea, non ci sia stato alcun singolo calice che io mi sarei rifiutato di assaggiare.
Vini che hanno trasceso i confini della ragione, traslando in una dimensione creata appositamente per loro, fatta di contraddizioni in essere fra la percezione di un'annata in epoca di vendemmia e quella che ho avuto al momento della degustazione, specie se a distanza di molti anni, e prodiga di emozioni uniche ed inattese dovute, ad esempio, all'onore di assaggiare le annate legate agli anni di nascita delle figlie della famiglia Uberti con le stesse Silvia e Francesca o al piacere di leggere in ogni Vino ed in ogni annata una fase, sì, dell'azienda Uberti, ma anche e soprattutto dell'evoluzione del Franciacorta.
Entro pochi giorni troverete molti articoli nei quali potrete leggere di voti ed opinioni sulle singole annate e credo sia importante per l'azienda che vengano dati riscontri oggettivi, ma io, come ormai saprete, non sono solito scandire una degustazione razionalmente e mi piacerebbe raccontarvela alla mia maniera, ovvero così...
Per me che ho poco più di 30 annate, molto di quegli anni rappresentavano un momento della mia vita, un attimo lungo un istante o un'eternità...
molte di quelle annate hanno avuto la forza e la schiettezza per dimostrare che non c'è nulla di più certo dell'incertezza nell'evoluzione di un Vino, come delle persone stesse...
molti di quei calici mi hanno stupito con la loro verve, con l'identità territoriale, con un'interpretazione tutta ubertiana di un Vino che sin troppo spesso ho trovato omologato, come il Franciacorta...
molti di quegli assaggi mi hanno scosso le mie papille gustative direttamente grazie ad uno spettro aromatico disarmante, ad una freschezza mai esausta ed alla grande mineralità iper-salina, ma hanno soprattutto toccato le corde giuste del mio cuore, grazie a sinestesie uniche nel loro genere, capaci di rievocare suoni e colori, immagini ed emozioni fuori dal comune.
Se mai vi dovessero interessare i miei appunti tecnici per ciascun annata, sarà un piacere parlarne in altra sede, ma qui... in questo mio strano diario enoico, vorrei continuare a condividere con voi gocce di passione liquida e stimoli ad un approccio più emozionale a questo meraviglioso mondo, in cui ciò che conti di più, in termini razionali e tecnici, non sia di certo la performance dalla singola bottiglia, specie in casi come questi, bensì la conoscenza e quindi la consapevolezza di come un'azienda stia lavorando e di come sia arrivata ad oggi, in vigna, in cantina ed umanamente ed io credo che la Famiglia Uberti rappresenti un esempio di solidità, continuità, rispetto ed onestà intellettuale e pratica, nonché personale. Una cosa, però, ci tengo a sottolinearla, dato che le annata degustate, degorgiate al momento, non sono in commercio, ciò che dovrebbe contare di più per un winelover è la capacità che pressoché tutte le bottiglie presentate, chi più chi meno ovviamente, abbiano avuto di perpetrare freschezza, spessore ed in alcuni casi estrema eleganza su tutta la linea temporale d'assaggio, fino ad arrivare alle annate più recenti, in grado di confutare una continuità ed una crescita importante di quelle che sono le peculiarità dei Vini prodotti dalle vigne degli Uberti. Vini ottimi dopo il periodo "minimo" di permanenza sui lieviti deciso in cantina, ma grandiosi alla distanza, alla stregua dei più grandi metodo classico dei cucini d'oltralpe.

F.S.R.
#WineIsSharing

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