domenica 16 ottobre 2016

Nasce il Vino verde alla cannabis... cosa?!?

Ormai chi mi segue lo sa... ogni tanto me ne esco con un post un po' più leggero ed ironico del solito, per spezzare la routine e per non provare a strapparvi un sorriso e la domenica è il giorno ideale per prendersi una pausa dagli approfondimenti enoici e dalle valutazioni emozionali di vini e cantine e condividere con voi qualcosa di meno impegnativo.

Dopo il "vino blu" arriva dagli States il "vino verde"! Sì, un "vino", se così possiamo definirlo (io non lo farei), che vanta un bel colore da estratto di clorofilla, di quelli di cui vanno pazzi i grandi Chef del momento.
Come avrete già intuito dal titolo si tratta del primo vino al mondo prodotto con infuso di marjuana, cannabis, erba chiamatela come volete! Ora farò la figura del bigotto, ma io non è che sia un grande esperto in materia ed avendo vissuto la mia adolescenza immerso nello sport (ora mi sono dato al sollevamento calici) non ho neanche avuto modo di sperimentare gli effetti di questa droga leggera, eccezion fatta per i fantomatici tè alla "Maria" che ti propinavano a Camden Town mentre studiavo e lavoravo a Londra - che dubito contenessero davvero cannabis-, ma sembra che in America questa bevanda chiamata "Weed Infused Wine" creata da tale Lisa Molyneux stia avendo un grande successo, proprio grazie ai benefici che – dicono – si possano ottenere nel berla.
“E' davvero il meglio dei due mondi: si ottengono ottimi benefici medicinali” - Questo è ciò che sostiene l'azienda agricola biologica e biodinamica che produce questo vino e coltiva in maniera iper-bio anche la cannabis. Per noi italiani credo sia difficile pensare che esistano aziende agricole biologiche e biodinamiche che si premurino di produrre marijuana nel modo più sostenibile e pulito possibile, ma in alcuni stati degli Stati Uniti è normale che sia così, per il semplice fatto che in quegli stessi stati l'utilizzo della cannabis a scopo medico (ed in alcuni anche a scopo ricreativo) sia legalizzato. Ora non voglio aprire dibattiti su ciò che sia giusto o meno giusto fare in Italia riguardo questo tema, in quanto a dire la verità non mi interessa affatto quest'annosa diatriba, ma sta di fatto che in California per acquistare questo vino, oltre ad avere l'età idonea, bisognerà disporre dell'opportuna ricetta medica.
Devo essere sincero, più vado avanti nella stesura di questo pezzo più mi viene da chiedermi perché stia condividendo con voi questa notizia, ma sapete cos'è? A volte queste stranezze fanno riflettere su quanto la cultura del vino e la sua concezione nel vecchio continente e ancor più in Italia e Francia (in Spagna hanno replicato il “vino dei puffi” quindi di certo di stranezze se ne intendono) siano radicalmente differenti da quelle degli Stati Uniti.
Vi basti pensare alla grande mole di vino in lattina che venga venduto negli USA, agli strani e spesso volgari gadgets del vino presenti sul mercato statunitense, ai kit per farsi il vino in casa con bustine contenenti chissà cosa ed all'impegno che un'università ha profuso per inventare il vino fatto senza uva...
Eppure, ci piaccia o no, gli USA sono ancora il mercato di riferimento per il vino italiano ed ancora oggi è la critica made in USA a fare il bello ed il cattivo tempo sul mercato globale, lascio a voi le riflessioni del caso, sottolineando che non abbia nulla contro il popolo americano, ma non ami particolarmente il dualismo intestino al paese nell'approccio a molti aspetti socio-culturali, in primis al vino.
Quella del vino verde è solo l'ultima trovata di un'azienda americana, che avrà sicuramente successo e fungerà da traino per altre aziende che correranno a produrre questo concept di prodotto nei paesi dove sarà possibile farlo (già vedo le bottiglie di cannavino esposte nei coffee shop di Amsterdam), ma chiamarlo vino mi sembra davvero eccessivo, anche là dove, come in alcuni casi, si stia già replicando questa tipologia di "blend" mantenendo un colore (rosso) più familiare del vino.
Poi che siano potenzialmente veritieri i benefici in termini di relax psico-fisico ci può anche stare e di certo potrebbe essere un toccasana per l'insonnia, ma io, da par mio, continuerò a bere vino fatto, come bacco comanda! 
Comunque dicono che ogni cantina produttrice sarà così cortese e umile da suggerire agli avventori il vino dei vicino produttori, perché "il vino all'erba del vicino è sempre più buono!"... perdonatemi, dovevo farlo! :-D

F.S.R.
#WineIsSharing

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