giovedì 24 novembre 2016

La Franciacorta di Corte Aura - L'eleganza che si fa bere

E' facile innamorarsi delle cantine storiche, delle famiglie del vino, di chi è radicato nel territorio da decenni, a volte secoli e lo è ancor più per me che amo raccontare storie di legami indissolubili fra i produttori e la terra che li ospiti. Il mondo del vino, però, è anche innovazione, evoluzione e continua spinta verso il futuro, ma ciò non significa slegarsi dal territorio o contrapporsi necessariamente alla tradizione, anzi..! La realtà di cui vi parlerò oggi, ad esempio, rappresenta una sfida, un nuovo progetto in un territorio in cui la storia e la modernità, la tradizione e l'evoluzione tecnica rappresentano il blend di default. Parlo della Franciacorta, ovviamente, e la cantina che vi vado a presentare è Corte Aura.
Federico Fossati è uno di quei produttori che non si accontenta di creare una cantina e di fare vino, bensì voleva fare ottimo vino secondo la sua idea di Franciacorta. Fu così che il proprietario dell'azienda Corte Aura decise, in accordo con il responsabile tecnico Pierangelo Bonomi, di provare ad allungare i tempi di affinamento delle bottiglie fino ad un minimo di 36 mesi, rispetto al disciplinare del consorzio. La Franciacorta, che è stata più volte nell'occhio del ciclone per una forbice troppo ampia riguardo costi e qualità presenti in GDO e quella reale dei produttori più attenti – indipendentemente dalle dimensioni -, può ancora garantire costanza qualitativa e identità di territorio per vini che combinano facilità di beva, eleganza e rigorosa struttura ed è questo che vuole dimostrare Corte Aura.
Corte Aura è un nome che viene da lontano, dalla culla della cultura greca ed ha più significati etimologici. Aura, è l'insieme dell'energia positiva mentre Corte rievoca la storia della Franciacorta. Quando nel medioevo il territorio era amministrato da monaci Benedettini e Cluniacensi che in cambio del lavoro prestato non pagavano le gabelle e i dazi, da qui il nome La Francia Curta.
Il logo dell'azienda può risultare, inizialmente, simpatico, divertente, poco comprensibile, ma in realtà non c'è nulla di più azzeccato e diretto, di una tartaruga per rappresentare la calma, la pacatezza e quindi la lenta attesa, nonché un'incredibile longevità.
Bisogna ammettere che, nonostante le diatribe legate alla commercializzazione a basso costo di alcuni prodotti, il lavoro del consorzio del Franciacorta è sempre stato orientato verso i fatti e senza di esso difficilmente questo territorio sarebbe arrivato ai picchi che ha raggiunto negli scorsi anni. In un momento in cui si cerca ribadire il livello medio di qualità del Franciacorta ed un'espressività sempre maggiore di un territorio sicuramente vocato, Corteaura ha scelto la strada più lunga e dispendiosa, ma di certo quella più coerente.
Nello specifico l'affinamento dei propri Metodo Franciacorta (metodo classico con seconda rifermentazione in bottiglia) va da un minimo di 36 mesi per i non millesimati, ad un massimo (finora) dei 55 mesi per Satèn 2010 (prima annata) passando per i 48 mesi del dosaggio zero.
Io ho avuto modo di assaggiare il Brut, il Rosé, il Pàs Dosé ed il, nuovo nato, Satèn e sono rimasto piacevolmente colpito dal livello di qualità raggiunto da un'azienda così giovane, che ha saputo fondere al meglio tecnica ed territorio.

I Vini di Corte Aura che mi hanno colpito di più

vini corteaura
Il Pàs Dosé Corteaura: da amante dei non dosati, non nego di avere sempre particolari aspettative da queste bottiglie ed in questo caso non sono state disattese. Finezza dalla bolla al sorso, naso intrigante e più varietale, maggior persistenza, queste le tre cose che cerco in un Pàs Dosé e che ho riscontrato in toto in questo vino. Una donna bellissima con un abito di classe, con la sensualità intrigante di toni speziati e l'incedere sicuro, tosto, tostato... incedere dritto, fresco, incessante.
Eppure la cosa cosa più apprezzabile non è l'eleganza, bensì il fatto che si faccia bere con estrema semplicità.

Satèn Millesimato 2010: un Satèn di ottimo livello, con la proverbiale setosità dal calice al palato, ma soprattutto con un'anima imperturbabilmente equilibrata. Armonia e complessità spinte in profondità dalla grande freschezza che anche in questo caso ne fanno inerziale la beva. All'ombra di un mandorlo, una brezza estiva ti accarezza premurosa il viso e... sorridi!
Se questa era la prima annata, beh... buona la prima!


La cosa che mi interessava approfondire con questa realtà ed in generale con il mio ultimo viaggio in Franciacorta era il discorso relativo al target di riferimento di questi vini, che sembra esser quello dei Millennials, categoria nella quale ancora per un po' ricadrò anch'io. Per un winelover abituato ad assaggiare molto e con gusti più maturi, spesso, è più difficile comprendere a pieno le dinamiche del gusto comune, dei trend che vedono le bollicine sempre al centro dell'attenzione, ma se c'è una cosa che ho capito è che in Franciacorta l'attenzione per il "buono" non può prescindere da quella per il "bello". C'è una sorta di congiunzione tutta franciacortina fra l'idea il gusto e la bellezza e questo è un po' ciò che ha fatto dello Champagne uno status symbol, quindi ben venga. L'importante, a questo punto, è che aziende nuove, come Corte Aura, agiscano nel rispetto della qualità e della "bellezza" di un territorio e di un'idea di vino vincente, mentre le aziende storiche continuino a creare bontà e bellezza a prescindere dai numeri e dalle dimensioni, con rispetto del territorio stesso e dei competitors. Il tutto, con un occhio sempre più attento a ciò che viene immesso nel mercato a prezzi che da soli possono minare la reputazione di un'intero areale.
Il fatto che Federico Fossati abbia condiviso con me la sua volontà di fare rete e di confrontarsi continuativamente con i colleghi produttori, mi fa bene sperare, confidando anche in una presa di posizione forte del consorzio, di certo ci sarà ancora un futuro importante per l'italica terra delle bollicine.

F.S.R.
#WineIsSharing

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