domenica 18 dicembre 2016

Tenuta di Ghizzano - Tra antica saggezza e contemporanea consapevolezza

Oggi faremo quattro passi, forse di più, nella storia di una delle regioni del Vino per eccellenza, in Italia e nel mondo, la Toscana.
Lo faremo, immaginando di camminare fra i vigneti della Tenuta di Ghizzano della Famiglia Venerosi Pesciolini, un antico casato toscano, la cui genealogia affonda le proprie origini nel cuore dell’epoca Carolingia. La Famiglia, così come il suo stemma, ha una millenaria discendenza che la tradizione fa risalire al conte palatino Nambrot del IX secolo – tenete bene a mente questo nome perché lo ritroveremo più avanti quando parleremo di uno dei vini dell'azienda.
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Le prime notizie certe sui Venerosi risalgono all’anno 803, quando Carlo Magno concesse al conte palatino Federico Venerosi e ai suoi fratelli, figli del conte Nambrot, la contea della quarta parte della città di Verona. Federico ottenne la stima e i favori dell’imperatore francese e tali riconoscimenti furono confermati da Federico II e da Enrico IV. Attorno al Mille i Venerosi si trasferirono in Toscana. Dal 1370 questa dimora di campagna a Ghizzano di Peccioli (Pisa), proprietà della mia Famiglia da sette secoli, è divenuta la residenza della famiglia di Ginevra Pescolini Venerosi. Un legame unico e profondo, che attraversa tempo, esperienze di vita e cambiamenti strutturali della tenuta, avendo come filo conduttore la coltivazione della vite e dell'olivo.
Oggi dei circa 350 ettari della tenuta, 20 sono a vigneto, 20 a oliveto, 150 ettari a colture cerealicole e 150 tra boschi e pioppete, mantenendo quella positiva alternanza che solo le tradizionali aziende agricole avevano e che oggi rappresentano una tutela naturale per quanto concerne la salute delle viti e la salubrità di ciò che se ne produce.
Se è vero che la Tenuta di Ghizzano porti con sé un importante bagaglio di storia, questa realtà sin dall'avvento del padre di Ginevra, il Conte Pierfrancesco, dimostrò un approccio pionieristico ed innovativo. Negli anni ’80, infatti, l’azienda fece il salto di qualità quando il Conte, andando controcorrente, decise di investire nel vigneto ed in cantina per cercare di produrre un vino unico, capace di affrontare il mercato e di portare alto il nome della Tenuta di Ghizzano.
Con l’aiuto dell’amico, Piermario Meletti Cavallari, iniziò una ricerca sulle varietà di Sangiovese autoctone e sperimentò la produzione del Cabernet Sauvignon e del Merlot che già si trovava sul territorio dal 1600 perché portato a Migliarino Pisano dalla famiglia Salviati.
Ma è solo nel 1996 che Ginevra subentra pienamente in azienda, cercando di portare avanti il lavoro svolto da suo padre, con grande passione e con la stessa dedizione, prendendone gradualmente il ì timone coadiuvata dalla sua sorella Francesca che si occupa dell’attività agrituristica.
Il rispetto della natura, dei luoghi e delle persone che ci lavorano sono i principi che la famiglia Venerosi ha sempre seguito nell’occuparsi della Tenuta di Ghizzano ed oggi è ancora così.

In coerenza con questi principi di rispetto trasversale la cantina ha iniziato nel 2003 un percorso di viticoltura biologica “naturale”, cioè senza l’uso di concimi organici, senza uso di diserbanti, insetticidi e anticrittogamici. Dal 2006 inizia la pratica dell'agricoltura biodinamica e con l'anno 2008 l'azienda è ufficialmente certificata biologica dall'ente Certificatore Suolo e Salute (non soltanto i vigneti ma anche olivete e seminativi, cosa fondamentale per dare un senso reale al biologico, senza correre il rischio di incidenze delle coltivazioni limitrofe). Le fermentazioni sono tutte spontanee e l'utilizzo del legno è a dir poco coscienzioso.
Due gli aneddoti interessanti che Ginevra ha condiviso con me e ve li riposto così come lo ha fatto lei con me:
“Un giorno, diversi anni fa, venne a trovarci in azienda per la prima volta un famoso giornalista di vino e vedendo le nostre colline disse: ma qui sembra di essere a Saint Emilion! Da allora il nostro Nambrot (essendo comunque un blend di merlot, cabernet franc e petit verdot) l’ho “soprannominato”: il nostro Saint Emilion Toscano.”

“A Londra, durante una degustazione alla cieca di merlot da tutto il mondo - dove il nostro Nambrot era tra i vini in assaggio - un famoso giornalista inglese commentò il nostro vino dicendo che fosse a base Sangiovese: grande soddisfazione per me che ho sempre voluto dimostrare con il nostro Nambrot che il vino fatto “in vigna” e con certi criteri di rispetto del frutto e del territorio, è per il 70% un vino di territorio e per il 30% un vino di vitigno.”

Passiamo ai Vini della Tenuta di Ghizzano che ho avuto modo di assaggiare recentemente:

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Il Ghizzano 2015: nonostante fosse in bottiglia da pochissimo, ha saputo mostrare a pieno il sua naturale predisposizione a farsi piacere. Un Vino che sembra facile, ma racchiude in sé tutta la bellezza del Sangiovese lasciato libero di esprimere la sua piena essenza, in tutta freschezza ed armonia. Se dovessi pensare ad un Vino da bere durante un picnic in vigna, di quelli che si lasciano bere senza che fare gli snob e fungendo da coadiuvante sociale, questo sarebbe sicuramente un'opzione.

Veneroso 2013: un supertuscan che in realtà mostra la stoffa di un Sangiovese che pur avendo come gregario un 30% di Cabernet Sauvignon si sa imporre in volata. La pedalata è ancora fresca, agile, disinvolta, ma al contempo dall'incedere forte e sicuro, che vanta quell'eleganza propria degli impeccabili gesti atletici. Scusate la metafora ciclistica, ma è davvero un Vino che incarna tutte queste peculiarità. Peculiarità che io apprezzo molto.

Nambrot 2013: un taglio bordolese che ha radici ben salde nella propria terra. Ancora un infante, ma carico di buoni propositi dato il, già, palese equilibrio fra la struttura materica, la sinuosa avvolgenza e la dinamicità verticale. Il legno è ben integrato, come speravo. Un sorso di storia in continua evoluzione, che oggi è una certezza per la Tenuta di Ghizzano e che rappresenta una sorta di punto d'arrivo, eppure la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad una di quelle cantine in cui il punto d'arrivo si sposti sempre più avanti.

La Tenuta di Ghizzano rappresenta, senza tema di smentita, un importante esempio di equilibrio fra antica saggezza e contemporanea consapevolezza, con un approccio trasversalmente rispettoso che si traduce in una grande espressività dei propri vini, che io non posso che apprezzare.

F.S.R.
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