sabato 27 febbraio 2016

In Maremma fra Natura, Arte e Vini d'autore - Le Sode di Sant'Angelo

Che terra straordinaria la Maremma, terre nella quale la natura ai limiti del selvaggio convive con l'uomo in eterno, simbolico, braccio di ferro nel quale nessuno dei due contendenti, in realtà, vuole vincere. Equilibri tanto labili quanto perfetti, in cui colline, mare e monti si tengono per mano in un ideale girotondo inverso, nel quale a girare è chi osserva. Una zona che non tutti sanno essere un'area densa di cantine tra le più belle e meglio contestualizzate d'Italia, in termini architettonici, che ne fanno connubio perfetto fra Vino ed Arte, fra natura e uomo.
E' proprio in questo contesto, fra le coste della Maremma Toscana e le colline metallifere che nasce la cantina di cui vi parlerò oggi, sita più precisamente nel meraviglioso borgo medievale di Montebamboli.  Parlo de “Le Sode di Sant’Angelo”, una realtà relativamente giovane (2004), che dispone di una superficie di 40 ettari in zona DOC Maremma, ripartiti tra vigneti, oliveti e seminativo di vario genere. È proprio in questo terroir fatto di natura, uomo e magia, con terreni vocati, ricchi di silicio, argilla e sali minerali, che nascono le 3 etichette dell'azienda, che ho avuto il piacere di assaggiare.
La costante presenza di brezze marine e la scarsità di precipitazioni primaverili, permettono a Luca Purgatorio, il titolare, ed il suo staff, di portare uve sempre sane e mature in cantina.
Oltre alla grande passione per la Maremma e per le sue peculiarità territoriali, ciò che mi ha affascinato sin da subito di questa Cantina è la capacità rara di fare con consapevolezza e garbo, con artigianalità congiunta al più contemporaneo know how... una visione del Vino di grande equilibrio, nel quale la Natura resta al centro, ma l'uomo ha il triplice ruolo di custode, interprete e artista che infonde la propria personalità all'interno del prodotto finito.
Passiamo ai miei assaggi:
-Sassi Dautore DOC Maremma 2014: Prodotto da uve accuratamente selezionate in vigna, costituito per 85% da uve Sangiovese e 15% da uve a bacca rossa. Profumato, fresco, lineare come... bah... avete presente la promenade plantée? Mixatela al lungo mare di Castiglione della Pescaia, nel giorno del mercato... avete appena acquistato qualche frutto rosso e delle spezie, ovviamente per pagare avete tirato fuori dalla tasca il vostro portamonete in cuoio, ormai quasi privo del suo tipico odore, sa più di vissuto che di pelle! Ecco, se avete viaggiato con me avrete più o meno la mia idea di questo Vino, per atmosfera evocata e quel connubio divertente fra profumi verdi e floreali e quelli fruttati e speziati, il tutto veicolato dal vento che sa di mare.
-Le Gessaie DOC Maremma 2014: Vermentino in purezza vinificato in acciaio e in seguito un lungo affinamento sur lies. Una di quelle bottiglie che ti porta in vacanza non appena gli aromi vengono recepiti dal sistema limbico del cervello... mmm... non appena li sentite! Ti ritrovi in un lampo in una piscina a sfioro, affacciata sul mare, con a pochi cm da te qualcuno (lascio a voi lavorare di fantasia) che si stia gustando una piña colada. La brezza porta con sè aria poesia e salsedine ed io amo la salsedine, sarà che non può nuocere alla mia ormai de-caduta chioma, e qui ce n'è in abbondanza!
In bocca è la freschezza a predonimare, con una sensazione tattile pietrosa, forse frutto del condizionamento dato dal nome? Non lo so, ma mi piace!
-Dautore IGT Toscana: prodotto da uve selezionate di Sangiovese, Merlot e Alicante, con un blend che varia di anno in anno, in base alla massima espressione qualitativa relativa alla stagione.
Vinificate separatamente in acciaio, per poi essere affinate in barriques di rovere per 12 mesi, successivamente vengono assemblate e, dopo 3 mesi di armonizzazione segue l’imbottigliamento ed una leggera maturazione in bottiglia.
Ecco qui il Vino che mi ha colpito di più sin dal primo momento in cui ne ho notata l'etichetta. 
Etichetta che riporta l'opera del pittore Paolo Golinelli, artista e grande appassionato di vini, amico di Luca. L'idea è quella di un trait d'union fra Vino ed Arte, fra il territorio e chi lo valorizza, in sintonia con il concetto di annata, in quanto anche l'etichetta varietà di anno in anno come la composizione dello stesso Dautore. Vino giovane per essere compreso in tutta la sua complessità, ma di grande impatto aromatico, con un primo accenno di terziarizzazione che una volta assimilata ed evoluta la barrique tirerà fuori il meglio di sè. Un blend garbato ed oculato, dagli equilibri stabili, ma al contempo capace di mantenere una forte identità ed identificabilità dei varietali coinvolti. Freschezza, morbidezza e spezia, ma anche mineralità e profondità. Un Vino materico, che sarò molto cuoriso di riassaggiare tra qualche anno e poi ancor più in là.

Bel progetto, ormai diventato una luminosa realtà, quello de Le Sode di Sant'Angelo. Uomo, Natura, Arte e Vino si fondono ed infondono grande positività in ogni singolo assaggio. Da seguire.


F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 26 febbraio 2016

Emilia terra di Lambrusco e Metodo Classico - Cantina della Volta di Christian Bellei

L'Emilia è una di quelle terre del Vino in grado, negli ultimi anni, di stupirmi sempre di più e tra le realtà che hanno contribuito a far crescere in me l'amore per i Vini di questa regione c'è, sicuramente, quella di Christian Bellei e della sua Cantina della Volta.
Spronato da un gruppo di amici winelovers, Christian, nel marzo del 2010, fa rinascere l'antica Cantina di famiglia a Bomporto (Modena), terra del Lambrusco di Sorbara e storico porto porto che dava rifugio alle imbarcazioni (Buon Porto), da qui il logo dell'azienda.
La Cantina, come la vediamo oggi, sorge, anzi risorge, proprio nel luogo in cui nel 1920 era stata fondata l'azienda vinicola di famiglia, la Francesco Bellei & C.
Parliamo di una realtà nata con l'intenzione ben chiara di dedicarsi prevalentemente alla produzione di metodo classico e la modernità degli impianti e delle attrezzatura lo testimoniano.
Ovviamente non poteva mancare il metodo tradizionale della fermentazione in bottiglia, tanto caro a questa terra.
Ho da subito apprezzato l'approccio molto attento nella conduzione dei vigneti che, dati alla mano, risultano avere grande equilibrio ed un notevole benessere del sottosuolo. Quest'attenzione in vigna si protrae nella selezione delle uve, sane, provenienti dai più vocati vigneti delle zone del Sorbara, con particolare attenzione per la potatura e per la vendemmia che avviene esclusivamente con raccolta a mano in cassette, con un peso non superiore ai 17 Kg, per evitare lo schiacciamento degli acini.
Cantina della Volta usa solo uve di lambrusco di Sorbara in purezza, Pinot Nero e Chardonnay per la produzione dei propri vini metodo classico, rifermentati in bottiglia col fondo e fermi.
Nei Vini che ho avuto modo di assaggiare ho percepito un netto filo conduttore dato dalla grande piacevolezza di beva coadiuvata da freschezza e mineralità, il tutto veicolato da un'elegante carezza fatta di fini bollicine.
“TRENTASEI” Lambrusco di Modena Spumante D.O.C. BRUT Metodo Classico - Vendemmia 2010: quel meraviglioso mix di romanticismo e passione che ritroviamo nell'Amore e nel tramonto, di quelli dallo spettro cromatico infinito, sfumature di rosso che tendono al rosa antico, fino a bruciare nell'arancio metallico del rame incandescente. Note sinestetiche al naso, che ricordano tutto ciò che di rosso, rosa ed arancio si possa trovare nel Vino, dalle bacche ai piccoli frutti rossi, all'acqua di rose finanche una leggerissima nota agrumata, il tutto con una chiosa lievitosa che mi ricorda il forno sotto casa, che purtroppo ora è stato rimpiazzato da qualche altra attività priva di fascino.

Lambrusco Rosé di Modena Spumante D.O.C. Metodo Classico - Vendemmia 2010: altro giro altra corsa nel romanticismo, stavolta dal sapore antico, velato, garbato di una donna che vuole essere corteggiata, ma non ti darà mai la soddisfazione di fare il primo passo. Da bravo cavaliere sei tu a farlo ed è così che... t'ha già "fregato"! Un naso di rara armonia, inizialmente tutto spostato sui classici del classico, con un extra torta sbrisolona mantovana (dai su... un modo alternativo per dire nocciole e mandorle tostate con biscotto al burro). Al di là degli aromi, ciò che mi ha steso di questo Rosé è la sua verticalità, che sembra avere una naturale consecuzione nella minerale sapidità che segnano una via univoca dalla lingua al cuore. "Vertical limit"!

“IL MATTAGLIO” Vino Spumante Dosaggio Zero  Metodo Classico s.a.: "l'intruso", ovvero l'unico ad non essere prodotto con uve lambrusco, tra quelli assaggiati, bensì con uve Chardonnay e Pinot Nero. Un intruso di tutto rispetto, dato il risultato, che lo va a collocare nella speciale categoria dei "vertical limit" appena creata e testimonia quanto sia forte e trasversale il connubio Christian Bellei - Metodo Classico. Se tanto mi da tanto, col suo gusto ed il suo equilibrio potrebbe spumantizzare anche l'abrostine, che poi etimologicamente ha molto in comune con il lambrusco. Fresco, sapido, capace di mostrare il suo brio con classe e savoir faire, senza mai tirarsela. E' un po' il fil rouge dei Vini di questa cantina, la capacità di saper essere estremamente eleganti, senza rinunciare ad una gran bella beva, priva di snobismo.

La Cantina della Volta è ormai una certezza, non devo certo confermarlo io, ma so per certo che molti winelovers si tirino indietro al solo sentir parlare di Lambrusco, beh... se volete cambiare idea, questo è il viatico giusto, insieme ad altre interessanti realtà della zona.

F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 24 febbraio 2016

Torna il Live Wine a Milano - Intervista a Christine Marzani

A pochi giorni dalla seconda edizione del Live Wine di Milano, ho deciso di pubblicare qualcosa di diverso dal solito comunicato stampa, andando ad intervistare per voi la coideatrice (insieme a Lorenzo de Grassi) di quello che, a mio modesto parere, è stato uno degli eventi più riusciti dell'anno scorso: Christine Marzani.
-Come nasce Live Wine?
La nascita di un Salone è sempre l’incontro di persone, la voglia di creare un Salone nuovo, di esprimersi con delle idee diverse, Live Wine nasce perché c’è la volontà di andare avanti nel mondo del vino artigianale e "naturale".
-Qual è la filosofia dell’evento?
LIVE WINE 2016 ha lo scopo di promuovere la cultura e il consumo del vino di qualità artigianale e “naturale”, ovvero il vino prodotto e imbottigliato da chi lo segue personalmente in vigna e in cantina, non trattato con chimica di sintesi in vigna, vendemmiato manualmente, vinificato senza l’aggiunta di lieviti esogeni e di nessun altro tipo di additivo al di fuori di eventuali limitate dosi di solfiti.

-Perché Milano?
Milano è la capitale del nord Italia e pensiamo che sia giusto che la nostra filosofia sia presente in questa grande città, che ha un grande senso della cultura, è aperta, curiosa. Pensiamo per esempio a quello che è stato fatto nell’ambito del design o della moda; diventare un simbolo nel mondo, vorremmo che succedesse anche per i vini dei vignaioli che difendiamo e che faremo scoprire.

-Quali sono le peculiarità dei vignaioli partecipanti?
Ogni vignaiolo deve presentare dei vini che devono corrispondere alle seguenti caratteristiche:
• Nessun utilizzo di chimica di sintesi in fase di coltivazione;
• Nessun lievito esogeno aggiunto in fase di vinificazione;
• Limite di 50 mg/l di solforosa totale per i vini rossi;
• Limite di 70 mg/l di solforosa totale per i vini bianchi e rosati;
. Limite di 100 mg/l di solforosa totale per i vini dolci;
Per migliorare l’evento Live Wine, abbiamo ascoltato soprattutto le esigenze dei vignaioli. Sappiamo bene che essendo piccole aziende, per loro è difficile lasciare l’azienda, inoltre è un periodo dove ci sono ancora tanti lavori in vigna e dunque abbiamo pensato di cambiare gli orari, che credo saranno più comodi anche per i visitatori, che siano operatori o sommelier. Speriamo che questo sia di vantaggio a tutti!

Questi i nuovi orari:
Sabato 5 marzo 2016 dalle ore 14.00 alle ore 20.00
Domenica 6 marzo 2016 dalle ore 12.00 alle 20.00
Lunedì 7 marzo 2016 dalle ore 10.00 alle ore 17.00.

-Perché venire a Live Wine?

Perché è un momento d’incontro, un momento di conoscenza anche per gli operatori, per esempio le enoteche, che possono incontrare nuovi vignaioli e assaggiare i loro vini, ma soprattutto ascoltare la loro storia e come producono il vino. E’ importante anche per gli appassionati che vengono a scoprire e assaggiare nuovi vini. Non dobbiamo dimenticare che questo pubblico che avrà comprato qualche bottiglia dai vignaioli presenti, comprerà domani nelle enoteche, dunque ci sono tanti motivi per venire a incontrarci in questo bellissimo posto che è il Palazzo del Ghiaccio per la seconda edizione di Live Wine, organizzata da appassionati che vogliono condividere la loro passione e presentare dei vini senza artifici e senza additivi enologici. Vi aspettiamo numerosi, operatori del settore e tutti gli appassionati.

Credo che il Live Wine sia una buona palestra per chi voglia confrontarsi con il mondo dei vini "naturali" e che sia gestito in maniera molto rispettosa e senza alcun estremismo. Tornato dalla scorsa e prima edizione riportai a casa segnalazioni importanti e diverse emozioni, ma soprattutto un evento come questo permette di avere uno spettro molto più ampio sul panorama vitivinicolo italiano e non solo, con dei picchi qualitativi notevoli.
Io ho sostenuto dal primo passo fatto nel mondo del Vino, che non vi sia limite più grande del pregiudizio e che ogni singolo Vino vada valutato solo dopo averlo assaggiato e non in base alla "categoria" al quale appartenga, sia in una direzione che nell'altra, ma è palese che se riuscissimo a trovare un maggior equilibrio ed una sostenibilità che non sia solo parte di una comunicazione aggressiva, bensì di una rispettosa educazione del consumatore finale, ben vengano grandi Vini liberi da ciò che non occorra per renderli tali.
Di certo il Live Wine ha il dono di incuriosire trasversalmente i winelovers e di poter mettere a confronto appassionati e piccole realtà in maniera molto diretta e serena.
Ci vediamo a Milano!

F.S.R.
#WineIsSharing

Un Wine Blogger a Benvenuto Brunello: stelle, cuori ed emozioni.

La kermesse di Benvenuto Brunello è terminata e già mi manca Montalcino, cosa che solitamente, dopo 4 giorni di evento, non accade con questa intensità.
L'anteprima è stata sicuramente una bella palestra di assaggi ed un riferimento importante per quello che è il Brunello di Montalcino oggi e quel che sarà ed a prescindere da classifiche di gradimento o punteggi, ciò che vorrei condividere con voi sono alcune considerazioni che esprimano le sensazioni provate in questi 4 giorni:
Le stelle: faccio questa premessa, in quanto sarà utile nel considerare alcuni dei seguenti punti. Le stelle assegnate ad ogni annata sono un paradosso, ormai lo sappiamo tutti e sembra sempre di più una valutazione prettamente metereologica, ma se lette con cognizione di causa se ne comprende l'importanza in termini di comunicazione e commerciali. Montalcino, per farla semplice, già solo nei suoi due versanti manifesta quasi ogni anno condizioni climatiche differenti, vanta terreni che anche all'interno della stessa azienda cambiano conformazione in modo importante, ci sono impianti molto vecchi e vigneti nuovi (questo vale per ogni "città del vino") e soprattutto interpretazioni completamente differenti di ciò che il Vino potrebbe essere, è e sarà, quindi dall'approccio in vigna, passando per la cantina, fino alla bottiglia. Fermo restando che sarebbe improponibile assegnare stelle applicando i criteri della zonazione (anche se sarebbe più rispettoso e coerente con la realtà), non mi è sembrata affatto malvagia l'idea di riconsiderare l'annata a pochi giorni dall'immissione sul mercato e quindi quando il Vino sia considerato "pronto" per essere nei nostri calici, a prescindere dal fatto che il Brunello sia un Vino da lungo invecchiamento e che quindi la sua "prontezza" sarà sempre relativa. Comunque mettiamoci il cuore in pace, le cose stanno così e poco male se si sa poi avere un proprio metro di giudizio e non ci si fa condizionare dalle valutazioni aprioristiche e generalizzate.

L'annata 2011: sicuramente un'annata che ad oggi merita la manica larga che si pensava fosse stata applicata ai tempi della valutazione. Dopo oltre 120 assaggi è emersa una qualità media davvero alta, che supera le aspettative. Dopo una 2010 iper-celebrata come annata degli ultimi decenni, mi aspettavo tante delusioni, che invece non sono arrivate di certo per colpa dell'annata, anzi, non sono mancate piacevolissime sorprese.

La Riserva 2010: grande annata, grandi Vini? Non è detto! E' proprio qui che casca l'asino... annata osannata, menzione Riserva che ne attesti la volontà del produttore di esprimere in maniera ancor più convinta la sua fiducia nelle uve portate in cantina e nella sua interpretazione del Vino atto a divenire eppure, tante tante delusioni, di certo non causate dalla materia prima, che c'era e c'è ancora in bottiglia, ma in alcuni casi è difficile da scorgere dietro l'eccesso di zelo. Zelo che sta il poco comprensibile (anche in termini tecnici) passaggio in legno piccolo dopo la botte grande, che sta nella se voglia o necessità decidete voi, di uscire già con un Vino pronto a tal punto dall'esserlo anche troppo, per usare un eufemismo, in almeno un paio di casi. Problemi seri con ossidazione e stanchezza, che riducono molto le mie aspettative nei confronti di molti BIG, ma non tutto il male viene per nuocere, tant'è che queste delusioni mi hanno spinto a voler assaggiare davvero tutte le Riserve possibili con tante sorprese, in particolare dai piccoli.

Il Rosso 2014: annata del piffero, passatemi il termine, per non utilizzare esasperazioni catastrofiche da fine del mondo, ma sta di fatto che di certo ci ricorderemo tutto del 2014 come un'annata a dir poco difficile. Cosa accade quando un grande Vino non può essere grande quanto si vorrebbe? Beh, semplice, ne guadagna il suo pargoletto, che in alcuni casi non solo stupisce per la qualità delle uve (che da molti in altre annate sarebbero state dedicate al Brunello), bensì assume connotazioni di grande rilevanza, laddòve si tratti questo Vino quasi come fosse Brunello, in primis in termini di affinamento, utilizzando botte grande. In generale molto puliti, di grande freschezza ed in grado di offrire un'espressività del terroir molto identificativa, di Cantina in Cantina, ancor più del Brunello, che risulta in media dalle più sottili differenze tra l'una e l'altra realtà, per ovvi motivi. Se il costo di questo Vino sia spesso sottovalutato, non lo farei con l'annata in questione, che invece merita considerazione.

Le Selezioni: ancora non siamo pronti al concetto di Cru francese, ma Montalcino è sicuramente il luogo dove la singola vigna potrebbe esprimere peculiarità più marcate. Sono rari gli assaggi in cui la singola vigna sia stata interpretata al meglio e messa nelle condizioni di esprimersi al meglio, ma in quei casi si è raggiunta l'eccellenza ed il gioco è valso la candela. Spesso, però, manca identità e non vi sono motivazioni valide per fare una o addirittura due ulteriori etichette solo perché si tratti di un singolo vigneto. Il concetto è più che apprezzabile ed è ciò che confidiamo tutti si arriverà presto a fare non solo a Montalcino, ma nell'Italia tutta, ma attualmente sono troppi i casi in cui non ci siano una effettiva e riconoscibile identità e corrispondenza in queste referenze. Detto questo, sono certo che la base ci sia e che si

L'etica: sono sempre di più le aziende che a Montalcino fanno Brunello con un rispetto pressoché totale e totalitario in vigna, a prescindere dalla certificazioni. Molte le aziende bio, moltissime quelle in conversione, quasi tutte comunque consapevoli e rispettose, con alcuni apici dati da conduzione rigorosamente naturale dalla vigna alla cantina, con la differenza che qui non ci sono talebani ed anche quei produttori si guardano bene dall'utilizzare il loro approccio al Vino come "etichetta" o come sinonimo di appartenenza ad una nicchia. Semplicemente si fa il Vino nel modo in cui si crede si possa fare il prodotto migliore e questo grazie anche ad una sana e costruttiva competizione interna, che solo le grandi denominazioni hanno. Bellissimo vedere tanti produttori consigliare altre aziende con indicazioni precise e sincere e non vi nego che molti degli assaggi migliori mi siano stati consigliati proprio da amici produttori.

Delusione e conferme: c'è chi sale sù di un poggio e si gode un nuovo panorama ed una nuova prospettiva, c'è chi scende "di sotto", ma senza farsi troppo male, per via del materasso che ne può attutire il colpo. Cosa più importante, nonché più difficile, è invece il riconfermarsi e le aziende che sono state capaci negli ultimi anni di trovare un fil rouge, anzi direi un filo rosso rubino, atto a garantire una riconoscibilità immediata ed una serie di connotazioni stilistiche d'identità, sono state davvero poche e credo che alcune di esse meritino una menzione:
Le Potazzine - ormai un riferimento per pulizia, finezza ed eleganza. Sempre in grado di suscitare in me grandi emozioni e di farlo con tanta classe quanta naturalezza. Anche con la 2011 questa Cantina è stata capace di raccogliere ed accogliere consensi trasversali, dall'esperto internazionale, all'operatore italiano, al neofita capitato grazie all'invito di un amico. L'equilibrio è ciò che mette tutti d'accordo, non c'è niente da fare!
Il Marroneto - una sicurezza, in ogni sua espressione. Questa realtà è incapace di deludere, ma non sembra voler arrestare il suo cammino verso il mito. Vini che hanno nel loro nucleo pulsante un raro connubio di pulizia ed identità. Sono tornato più volte a riassaggiare, portando amici e colleghi e di noia neanche l'ombra.
Salvioni: una famiglia che condiziona positivamente l'assaggio con il suo essere così... Salvioni Style! Sarei stato con loro e con i loro Vini per ore. A prescindere dall'aspetto umano, nel calice sempre grandi Vini e di sicuro nel Rosso un riferimento.
Sesti: dalle stelle alle stelle, permettetemi di parafrasare il vecchio adagio, per sintetizzare la lungimiranza dei Vini dell'azienda in questione. Davvero un esempio di stile ed armonia, senza il minimo accenno di eccesso.
Lisini, Le Ragnaie, Cupano, Capanna, Pietroso, Mastrojanni: tra i nomi che mettono d'accordo sia i winelovers che i produttori stessi. I loro banchi d'assaggio sono quelli più affollati e se tanto mi da tanto il binomio brand-qualità è ai massimi livelli per queste aziende.

Le sorprese: ci sono aziende che seguivo già da un po', ma dalle quali non avevo grandissime pretese, non avendo uno storico tanto importante da poterle valutare in termini di continuità, ce ne sono altre che hanno cambiato gestione che ci tenevo a rivalutare ed altre ancora che non conoscevo affatto, ma sono sto ben lieto di incontrare sul mio cammino enoico. Di certo tra di queste ci sono le emozioni più inattese e quelle che mi hanno divertito di più. Ve ne menziono alcune:
Fattoria il Pino - libera e coerente espressione del terroir;
Podere Sanlorenzo - ormai sempre più vicino ai grandi con dedizione e passione. Più che una sorpresa una crescita continua;
Le Macioche - il nuovo che avanza in punta di piedi, ma con le idee molto chiare. Una scoperta!
Fattoi - il presente sarà il passato del futuro... quindi perché preoccuparsi di precorrere i tempi ad ogni costo? Quelli di casa Fattoi sono Vini d'esperienza!
Podere San Giacomo - l'armonia familiare, la semplicità di chi sa cosa fare. Bravi!
Ventolaio - la complessità che arriva a tutti, senza se e senza ma;
Cerbaia - tradizione 2.0, con eleganza e sicurezza;
Mocali - il senso della vite... vini che vibrano ad alte frequenze;
Albatreti - artigianato artistico... "in barba" a chi non l'ha capito!
Col di Lamo - volontà e passione con eleganza e femminilità. Nota di merito per la meravigliosa cantina "minimal-chic-ca" appena costruita;
Podere Le Ripi - al di là dei sogni con la nuova cantina aurea, al di là della biodinamica con il loro approccio, al di là delle aspettative con i loro grandi Vini;
Crocedimezzo - la capacità di incuriosire e di non disattendere le aspettative. Curioso di seguirli da qui in avanti.
Donatella Cinelli Colombini: idee in bottiglia! La selezione Prime Donne mi ha davvero stupito, tanto da esser tornato a riassaggiarlo più volte.

"Premio" della critica: Rudy Cosimi ed Il Poggiolo, storia di Vini "normali", che diventano speciali. Il Bionasega è l'etichetta più paparazzata di Benvenuto Brunello, ma a prescindere dalla curiosità suscitata dal nome, il contenuto vale l'attenzione.

Le grandi del Vino che investono a Montalcino: "il Brunello è la Ferrari del Vino" dicono in molti e come dar loro torto? Ed insieme ad essa ed a Prada è uno dei tre brand del made in Italy più conosciuti e riconosciuti al mondo e come tale non possono mancare gli imprenditori ai quali questa terra faccia gola. C'è da fare un distinguo, però... ci sono imprenditori che vengono da altri mondi ed imprenditori che vivono di Vino da generazioni ed hanno, a Montalcino in particolare, la capacità di dare qualcosa al territorio (non sempre purtroppo, ma almeno in alcuni casi). Le due famiglie del Vino che mi hanno colpito per rispetto e coerenza stilistica espressa dai Vini sono Allegrini con San Polo e Tommasi con Casisano. Due grandi dell'Amarone che non vogliono fare il più grande Brunello di sempre, ma semplicemente rispettare il territorio, cercando una linea che non poteva in questi casi che divergere un po' dalla tradizione. Premesso che da un piccolo produttore ilcinese mi aspetti sempre la massima attinenza alla tradizione, se pur con contemporaneità e senza anacronismo, da questi produttori preferisco coerenza con ciò che sono, piuttosto che un mero scimmiottamento di ciò che sono altri.

Da approfondire: Castello di Velona, ho in serbo una mini-verticale atta a comprendere al meglio il filo conduttore dell'azienda, che oltre ad essere una meraviglia per gli occhi, si è difesa più che bene con i suoi Vini. 

Anteprima nell'anteprima: capita spesso che i produttori, gli amici, abbiano in serbo per me qualche chicca "extra", ma non mi aspettavo di trovare al banco d'assaggio di Col d'Orcia un'anteprima che dovremo attendere ancora qualche mese per poterne stappare una bottiglia. Non vi svelo nulla, ma... stay tuned, ne vale la pena!

Concludo con un appunto sull'evento, che mi è piaciuto molto, se non fosse per alcune lacune relative alla gestione degli accrediti (questa storia che chi arriva prima vince non paga e la sala stampa nei primi due giorni è stata spesso poco gremita, quando si potevano concedere accessi ad importanti comunicatori che avrebbero potuto apportare ulteriore visibilità alle aziende coinvolte nonché all'evento stesso ed ancor più a Montalcino). Sarò impopolare, ma penso ai produttori ed ai litri di Vino versati negli ultimi due giorni... forse sarebbe il caso di valutare un ritocchino relativo agli inviti/ingressi, in favore dei media.
A parte questo, onore e merito al consorzio che ha comunque gestito tutto al meglio e buona fortuna al nuovo, giovane ed intraprendente direttore che sono certo colmerà ogni se pur piccola lacuna. 

Un grazie a tutti gli amici, i followers del blog ed i produttori che hanno allietato le mie 4 giornate con altrettante chiacchiere enoiche. Wine is sharing e non sono mai stato felice di rispondere alla domanda "Che mi consigli?" come in questo caso. Il rischio di fare brutta figura era davvero limitato! :-p


Un consiglio ai produttori: sembrerà assurdo, ma sembra sia stato calcolato che si possa risparmiare fino al 70% dei Vino versato ad un evento di questo genere, con dei semplicissimi dosatori atti a mescere solo il quantitativo utile all'assaggio. Pensare che siano finiti nelle fogne litri e litri di Brunello non è che mi faccia dormire proprio bene!


7 cuori meritati da Benvenuto Brunello e da tutti i produttori!


F.S.R.
#WineIsSharing

domenica 21 febbraio 2016

Montalcino è una Repubblica enoica fondata sul lavoro e la famiglia

La domenica del Benvenuto Brunello è notoriamente la giornata da bollino nero, sia per i produttori che per gli operatori costretti a farsi largo fra la gente, con ovvie difficoltà nell'assaggiare Vini in maniera idonea, a causa dell'alta temperatura e degli effluvi più o meno gradevoli. Eppure a me piace, perché è proprio la domenica che posso girare fra i banchi d'assaggio affollati ed osservare, comprendere, far mie le reazioni di winelovers, più o meno esperti, ma capaci sicuramente di percepire il fattore predominante di un Vino, ovvero l'emozione.
Oggi, in particolare, avendo meno raggio d'azione e, quindi, meno assaggi a disposizione ho deciso di dedicarmi ad alcune di quelle cantine che potessero rappresentare, a mio parere, un lato non so se meno conosciuto, ma di certo meno percepito di Montalcino, ovvero quel sottobosco di realtà artigianali e/o familiari che dal basso spingono l'intero contesto verso traguardi sempre più importanti.
Realtà che hanno la capacità di mantenere una forte continuità col passato, la tradizione e l'artigianalità, senza risultare mai anacronistiche. Sia chiaro, non è una classifica, tanto meno una lista esclusiva, in quanto molte altre aziende tra le quali anche alcune citate nel post di ieri rientrerebbero in questa cerchia, ma ci tenevo a segnalare realtà che, mi piace pensare, abbiano solo bisogno di essere più conosciute e riconosciute:
benvenuto brunello

Fattoi: una famiglia che vive la tradizione e nella tradizione, continuando a vedere la viticoltura come un do ut des, nel quale l'uomo deve necessariamente dare senza pretendere e cercare di rispettare al massimo ciò che è frutto di tanto lavoro, ma soprattutto del territorio e della natura stessa. Felice di aver conosciuto quest'azienda grazie a Lucia, una coetanea, che sente forte il legame con il passato e non lo ha mai reputato un peso, anzi, ne fa motivo di orgoglio e fierezza. Vini che sintonizzano sulle stesse frequenza palato e cuore, senza bisogno di "smacchinare" troppo.

Ventolaio: anche in questo caso si segue il fil rouge della conduzione familiare, che mai come a Montalcino è quasi una consuetudine, ma che rappresenta comunque un valore decisamente incidente, che si riflette sul prodotto finale. Vini che fanno della loro consapevolezza di essere classici la loro forza. Un classico vibrante e sempre contemporaneo, come il volo del calabrone di Korsakov, che non stanca, non annoia e ben si adatta a tempi e contesti, senza di colpo ferire.

Albatreti: Gaetano Sabbioni, detto, da me, il Barba (chi ama l'NBA ricondurrà questo nickname al mitico James Harden, ma la barba di Gaetano ha di gran lunga più centimetri di esperienza!) è il personaggio che non sa di essere personaggio, ma fa un Rosso di Montalcino ed un Brunello che sanno di essere figli dell'espressione più classica di questi Vini. "Questo è proprio un gran Vino" hanno esclamato almeno 4 persone dopo averlo assaggiato oggi e questo solo nel lasso di tempo in cui io fossi in fila, nel caso non vi fidaste più di me! ;-)

Podere San Giacomo: probabilmente la maggior coerenza che abbia trovato in questi 3 giorni fra rosso, brunello 2011 e riserva 2010, con una riserva di un'eleganza ed una pulizia che ho trovato solo tra i migliori. Vini educati e mai sopra le righe, con un approccio tradizionale, ma che sa guardare avanti. Generazioni a confronto e passione da vendere. Un'azienda che sprizza positività da tutti i pori! Mi piace!

Mocali: un'altra gran bella famiglia del Vino, con un approccio impregnato di umiltà e valori veri, come l'etica e la sostenibilità. Un terroir capace di grandi cose, votate ad una naturale raffinatezza, sfoggiata senza tanti fronzoli. Tra i Vini più intriganti!

Come già accennato questi sono solo alcuni esempi di quanto sia erroneo pensare a Montalcino come culla di nababbi o di brand che vivono ormai di rendita. Ciò che amo di più di Montalcino è la sua capacità di rinnovarsi, di capire da propri errori e rialzarsi, rigenerarsi con quel bellissimo mix di vecchie e nuove generazioni che non hanno bisogno di attendere passaggi di testimone, anzi... convivono e collaborano guardando verso uno stesso futuro. Un futuro in cui il rispetto e la coerenza pagano sempre, quanto sincerità ed etica e nel quale una costellazione di piccole aziende familiari è in continuo fermento. L'asticella continua ad alzarsi e c'è chi non ha bisogno di null'altro che di fiducia in sé per saltarla.

F.S.R.
#WineIsSharing

La mia anteprima dell'Anteprima Benvenuto Brunello

Sono appena terminati i due giorni dedicati alla stampa dell'evento Benvenuto Brunello, che quest'anno vedeva come protagonisti l'anteprima del Brunello 2011 e la Riserva 2010, oltre ai Rossi di Montalcino 2014 (in alcuni casi 2013).
Premetto che resterò qui ancora un paio di giorni e che per me sarà una vera e propria full immersion durante la quale cercherò di assaggiare e comparare se non tutti, quasi tutti i Vini presentati dai produttori del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, ma ci tenevo, tanto per restare in tema, a condividere con voi un'anteprima dell'anteprima, citando alcuni assaggi ed alcune frasi che ne esprimono e ne possono trasmettere, a mio parere,  le sensazioni e le emozioni provate durante questo ennesimo enoico viaggio.

Il Marroneto Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2011: "La maturità inizia quando ti basta sapere di avere ragione, senza sentire il bisogno di dimostrare che l’altro ha torto." Alessandro e Lucia, ormai, sanno di aver "ragione" liquida da vendere, dato che non sbagliano un colpo e questa selezione vanta la sicurezza dei propri mezzi, ma al contempo una umile e più che comprensibile voglia di non concedersi tutto e subito, che lo rende l'assaggio dalla prospettiva più nitida.

Salvioni - Rosso di Montalcino 2014: “La tradizione non consiste nel mantenere le ceneri, ma nel mantenere viva una fiamma.” Un Rosso tanto armonico e fine, quando forte e vivo come il fuoco sacro che anima ogni produttore vocato. Perché si parla sempre di terreni vocati, ma spesso si dimentica che la vera vocazione e quella che dovrebbe ritrovarsi nel produttore, che attraverso la sua passione trasforma la natura in emozione. La famiglia Salvioni quella fiamma ce l'ha nel cuore e sembra destinata solo a crescere.

Le Potazzine - Brunello di Montalcino 2011: "Tre cose non possono essere nascoste a lungo: il sole, la luna e la verità"... oltre alla bontà di questo Vino! La verità si fa liquida, diventando componente ideale, ma percettibile di ogni Vino de Le Potazzine. Anche questa 2011 riesce ad esprimersi, se pur infante, con la finezza di una ballerina del Bolshoi, la pulizia del cielo più terso, il tutto avvolto in un abbraccio sincero, educato, mai eccessivo. Un esempio di identità, coerenza e rispetto che ne fanno uno degli assaggi più intensi.

Fattoria il Pino - Brunello di Montalcino 2011: "La libertà significa responsabilità: ecco perché molti la temono"... Jessica non teme la libertà e sa prendersi le sue responsabilità senza se e senza ma, ma con la giusta consapevolezza ed una buona dose di umiltà (rime non volute, giuro!). Il suo Brunello ha scelto liberamente di essere Brunello. Vini vivi, ma di grande pulizia e questo non è così scontato.

Podere le Ripi - Amore & Magia Rosso di Montalcino 2011: “Ognuno deve coltivare dentro di sé una serie di qualità che possono sembrare in contraddizione, come per esempio: innocenza, autocontrollo, fede, audacia...Attivare la magia richiede molto coraggio, anche una certa purezza e un profondo lavoro su se stessi.” In questo Vino c'è qualcosa che lungi da me definire sovrannaturale, ma di certo ha un grande impatto emotivo. Dico questo, in quanto l'ascendente che ha avuto su di me e gli amici con i quali ne ho condiviso l'assaggio, è disarmante, tanta è stata l'unitarietà delle nostre reazioni: espressione stupita, esclamazioni più o meno colorite, tutte volte a rimarcare un sano e convinto apprezzamento con grande schiettezza e spontaneità.
N.B.: presto vi parlerò della Cantina Aurea, un progetto unico al mondo che unitamente alla conduzione biodinamica, rappresentano presente e futuro di questa azienda.

Cerbaia - Vigna Cerbaia Riserva 2010: "La continuità ci dà le radici; il cambiamento ci regala i rami, lasciando a noi la volontà di estenderli e di farli crescere fino a raggiungere nuove altezze."
Una delle pochissime Riserve 2010 sulle quali non ho avuto riserve, passatemi il gioco di parole. Elena è una vignaiola che ha le pupille a grappolo, tanta è palese la sua passione. Conscia e rispettosa della passato, guarda al presente con costanza ed impegno ed al futuro con lungimiranza ed equilibrio, antemponendo alle mere dinamiche commerciali ricerca della qualità e sostenibilità.

Segnalazioni extra, che approfondirò nel prossimo articolo: Le Maciohe, Col di Lamo, Pietroso, Collelceto, Podere San Lorenzo, Castello di Velona, Casisano, San Polo e Tenuta Crocedimezzo, Sesti ed altri che riassaggerò nei prossimi due giorni per confermare o meno le mie prime sensazioni.


F.S.R.
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mercoledì 17 febbraio 2016

Comunicare il Vino - Intervista al consulente Riccardo Gabriele

Come molti di voi sanno in questo WineBlog siamo solo io, me e me stesso a scrivere, in quanto considero queste pagine alla stregua del mio diario (che ancora ho, ma voi non avrete mai neanche sotto tortura!). 
In questa settimana di eventi, nella quale non avrei potuto produrmi nei miei soliti prolissi articoli, ho deciso, però, di ospitare degli amici, non tanto per promuovere le proprie attività, bensì per permetter loro di approfondire argomenti che io stesso farei fatica a trattare con tale professionalità e dovizia di particolari.
Oggi è la volta di Riccardo Gabriele di Pr-Vino - Comunicare il Vino, un'agenzia che si occupa, come dice il nome stesso, di comunicazione nel settore vitivinicolo e di consulenza manageriale per Cantine e Consorzi.
Sapete che io non sono uno di quelli che si fa imbambolare facilmente dai curriculum, ma di certo Riccardo vanta un'appurata esperienza, ciò che mi ha portato, però, ad intervistarlo per WineBlogRoll è stato, come sempre, il fattore umano, che rappresenta sempre un valore aggiunto ed ancor più nel suo settore.
Ora vi lascio all'intervista...

- Chi è il consulente del Vino? Di cosa ti occupi nello specifico, cosa puoi apportare ad una realtà vitivinicola con il tuo know how, perché dovrebbero affidarsi ad un professionista del tuo settore?
Parto da un concetto per me fondamentale. L’idea di consulenza che sta alla base del mio lavoro ha la sua base nel prodotto. Una cosa che ritengo fondamentale è la conoscenza dei vini delle aziende con le quali collaboro. Infatti i fattori sono le persone, il territorio ed il vino che, se vuoi, è la sintesi delle due cose precedenti. La consapevolezza di ciò che l’azienda produce è un valido ausilio quando si deve interloquire con giornalisti, sommelier, appassionati ed anche buyer. Perché il nostro lavoro è quello di far conoscere il nostro cliente ed i suoi prodotti, se posso semplificare. Realizziamo infatti progetti per accrescere la conoscenza del brand attraverso processi di relazioni pubbliche. Un’azione che comporta anche una consulenza strategica su vari livelli. Lavorando poi esclusivamente nel settore vino, ogni giorno per tutto l’anno, portiamo anche il valore aggiunto di persone che guardano con occhio esterno e che relazionano il cliente con il mondo. Spesso e giustamente le aziende devono occuparsi di molte cose ed una figura come la nostra può essere un valore aggiunto.

- Il tuo hashtag sui social è #vitadaconsulente, quindi la domanda mi sorge spontanea:- Qual è la tua giornata tipo?
Dipende. Se non sono in un’azienda per i meeting (cerchiamo di farli a cadenza massima di 30 giorni) la giornata in ufficio è scadenzata da una sveglia di buona mattina, lettura delle notizie e monitoraggio della rassegna stampa enoica, mailing, telefonate, verifica dei progetti in corso e attività di relazioni. La sera quando sono a Livorno, la mia città, un piccola pausa serale in famiglia, un ultimo occhio alle mail ed rss varie (oltre che ai social) ed un po’ di riposo. Spesso però sono fuori tra eventi da realizzare e seguire o all’estero dove stiamo ampliando il nostro lavoro andando direttamente nelle principali aree per incontrare stampa ed wine influencers. Lo scorso anno ho fatto 60mila chilometri in macchina e preso circa 45 aerei… una vita dinamica che mi piace molto e mi arricchisce di incontri e, se mi permetti, utilissima alla crescita professionale. Toccare con mano mercati e situazioni e parlare con i players direttamente è di grande utilità.
- Qual è il tuo punto di vista sul Vino italiano in genere? Cosa ci rende migliori e cosa ci manca?
Io amo il vino italiano. Abbiamo una varietà incredibile con storie di persone e territori che sono uniche. In questi anni, ho avuto modo di muovermi un po’ ed ho visto che si mangia italiano, si beve italiano, si veste italiano, si guida italiano, si studia l’italianità… tutto questo è un valore grandioso che alcune volte un po’ dimentichiamo. Forse questo ci manca un po’: siamo un grande paese con grandi prodotti, ma non lo diciamo così spesso e così chiaramente.

- Quali sono i consigli che daresti ad una cantina per comunicare meglio il proprio lavoro?
Comunicate... scusa il gioco di parole. Non per tirare l’acqua al proprio mulino, ma farsi conoscere è importante.
Ogni azienda ha qualcosa da dire di unico, basta che trovi le forme giuste per farlo. Certo ci sono professionisti che possono ausiliare in questo lavoro (e in Italia ne abbiamo di veramente bravi con colleghe e colleghi con professionalità eccezionali), ma bisogna che l’azienda sia convinta per prima. Questo è il vero nodo della questione.
Per un comunicatore come me è importante avere un contatto diretto con le cantine, ma Riccardo ha detto una cosa sacrosanta "i produttori devono occuparsi anche di altre cose", tra le quali metterei al primo posto FARE IL VINO, che non è mai così scontato! Scherzi a parte, il segreto sta proprio nella capacità di un tramite, come un consulente, di veicolare lui stesso il messaggio aziendale attraverso eventi, degustazioni e pr, ma anche di mettere i produttori stessi nelle condizioni ideali di comunicare personalmente il proprio lavoro, senza dispersione di tempo, energie e denaro. Non è sempre facile per un Wine Blogger rapportarsi con ogni cantine ed ancor meno con chi ne fa le veci, ma come ho già avuto modo di dire e non mi stancherò mai di ripetere, la professionalità da sola non basta, ciò che fa davvero la differenza è il valore umano di una persona e nel settore rappresentato da Riccardo lo è ancor di più. Di certo il fatto che anche Riccardo abbia compreso l'importanza di comunicare il Vino in maniera più emozionale, accompagnando all'aspetto meramente tecnico un filo conduttore fatto di storytelling e momenti conviviali, mi ha spinto a scrivere questo articolo, che ci tengo a sottolineare non è in alcun modo uno sponsor post, anzi la richiesta è partita da me.

F.S.R.
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martedì 16 febbraio 2016

Il Vino italiano nel Regno Unito - Intervista a Ance Nanevska

In questa settimana di anteprime, io ho deciso di aprire le porte del mio Wine Blog a persone ancor prima che professionisti che stimo e rispetto per il loro lavoro in ambito enoico e che credo possano dare un contributo sicuramente più mirato di me riguardo alcuni aspetti della comunicazione e del posizionamento sui mercati del Vino italiano. Se ieri abbiamo parlato di enoturismo, oggi parliamo della percezione del Vino italiano all'estero ed in particolare nel Regno Unito, grazie al contributo di Ance Nanevska.
ance nanevska wine
Ance è nata in Macedonia, nella regione vinicola Tikves, e vissuta per 20 anni in Italia. Ha la determinazione balcanica e il cuore multicolore mediterraneo. La Macedonia le ha dato il gene del vino, l’Italia le ha insegnato come il vino si ama - "ho passato gli ultimi otto anni della mia vita ad amarlo e studiarlo, per poterlo anche insegnare agli altri. Gli studi da Sommelier, il master in Champagne, il diploma del WSET, gli innumerevoli viaggi e esperienze vinose hanno fatto di me ciò che oggi sono: educatrice e comunicatrice del vino in 7 lingue, consulente di compagnie internazionali per le quali faccio selezione di vino, Brand Ambassador per “Trado International” GmbH e docente di abbinamento per la “Food Genius Academy”. Inoltre a Londra, dove vivo da due anni, ho fondato la Miss Wine Ltd che si occupa di degustazioni, corsi e formazione per la ristorazione. Sono anche la voce del vino internazionale per i portali vino.rs e vinotika.mk per tutta l’ area balcanica."

Vi lascio alla mia rapida intervista:

- Quali sono le differenze fra il modo di concepire il Vino in Italia e nel Regno Unito?
E’ un mercato enorme quello del Regno Unito, aperto, curioso e onnivoro. Ma è soprattutto laico, privo di preconcetti e dogmi. Non essendo paese produttore, non vive il vino da una prospettiva di chi deve competere con gli altri, ma riesce ad essere distaccato e oggettivo. Certo, il gusto è plasmato dalla dominante presenza della Francia: si direbbe che, al di là dei libri di storia, qui la Francia abbia vinto tutte le guerre usando l’arma del vino e del cibo.
Un’altra cosa che salta agli occhi subito è che il vino qui, nonostante l’amore che si possa nutrire per esso, resta una merce da consumare, e non un oggetto da mistificare. Lo si beve come e quando se ne ha voglia, senza curarsi troppo del momento giusto, posto giusto, abbinamento giusto. Questo ai novelli sommelier spesso fa orrore all’inizio, soprattutto a quelli che hanno assimilato un po’ troppo i concetti del “si deve fare così, non si deve fare colà”, e allora è un rabbrividire e indignarsi continuo.
E’ vero, certe volte si ha davvero una fitta nel cuore a vedere una perla che viene stappata e bevuta “en passant”, senza la religiosa reverenza che le sarebbe spettata in altri luoghi. Ma ad essere totalmente sincera, questo aspetto, che ho compreso dopo un po’, lo trovo bello e liberatorio. Così come trovo che “libertà” sia la parola principale da abbinare alle parole “gusto”, “vino”, “cibo”.
Sostengo che l’esplorazione sia una parte fondamentale sia della scoperta, sia del godimento. Ma deve essere un’esplorazione libera e pura, da bambini, fatta di occhi spalancati e curiosità viva. Troppo spesso il vino è compresso in discorsi sterili, strozzato da convinzioni, mode e regole, inutili quando non dannosi.
Ecco, durante i miei corsi e degustazioni, gli inglesi si mostrano un po’ bambini: aperti, interessati, curiosi. Mai prima mi era capitato di sentire tanta gratitudine da parte di un pubblico e questo, ovviamente, fa sempre molto piacere.
- Com’è visto il Vino italiano nel Regno Unito?
Che l’Italia sia un paese molto amato nel mondo, è cosa ampiamente risaputa. Il vino italiano però, a parte alcuni grandi nomi e i fenomeni Prosecco e Pinot Grigio, che fanno schizzare i numeri e destano non del tutto giustificati compiacimenti, è ancora avvolto in una sorta di confusione mistica. Eccezion fatta per i ristoranti italiani, sulle altre liste il vino italiano viene dopo i soliti Francia, Spagna, Nuovo Mondo. Difficilmente se ne conoscono le zone, le denominazioni, per non parlare dei vitigni. Raramente ho trovato persone, fuori dal mondo del vino, che sapessero che il Barolo sia fatto di Nebbiolo e che non esiste uva chiamata Barbaresco. Questa posizione un po’ di secondo piano è principalmente dovuta a due ragioni: il vino italiano qui se la deve vedere con l’agguerritissima concorrenza che da secoli abbevera le gole inglesi e non intende a mollare la presa, e il vinum nostrum non sempre riesce a essere competitivo, purtroppo. La seconda è che non si sta ancora facendo il lavoro giusto sulla presentazione del vino italiano. Se ne deve parlare di più, molto di più, e se ne deve parlare in inglese. Il ruolo e la potenza dei media internazionali non sembra ancora del tutto chiara agli italiani.
- Quali consigli daresti alle aziende italiane per promuoversi in UK?
Sono quotidianamente in contatto con produttori italiani presenti qui o ambiziosi di esserlo e sono testimone della loro fatica a conquistare questo mercato. Se il vino italiano è un po’ un mistero per gli inglesi, di certo lo è anche il mercato inglese per molti produttori italiani.
Alcuni di loro capiscono la portata dell’impresa e sono disposti a investire per ottenere, il che significa vini buoni, presentazione mirata e accurata, comunicazione chiara e capacità di dimenticarsi il successo “tutto e subito”. Altri semplicemente desistono, preferendo vendere a casa, dove capiscono meglio lingua e dinamiche. Questo mercato è un’enorme vetrina, un palcoscenico mondiale, e starci è cosa complessa.
Per farvi avere meglio l’immagine, vi racconto l’ultima esperienza. Negli ultimi giorni sono stata a due grandi manifestazioni: una interamente dedicata all’Italia, l’altra alla Francia. Alla degustazione italiana c’erano moltissimi italiani e pochissimi inglesi e la lingua ufficiale era l’italiano. La maggioranza dei produttori non parlava, o a stento, l’inglese, e i listini prezzi di molti erano non aggiornati o non disponibili. Alla degustazione francese c’era tutto il mondo, la lingua usata era l’inglese, i produttori francesi inciampavano sull’inglese alla pari degli italiani MA si erano tutti, senza eccezione, organizzati con interpreti, pronti e preparatissimi.
Eh no, non vale rispondere sempre che i francesi hanno più storia e “savoir faire”, perché basta guardare i paesi del Nuovo Mondo per capire che non si tratta solo di saper fare il vino, ma anche di comprendere le elementari dinamiche dell’economia mondiale, piaccia o no.
- Se mai tornassi in Italia come cambieresti il tuo approccio al mondo del Vino italiano?
Questa esperienza ha inevitabilmente ridimensionato il mio modo di vedere il vino italiano, la prospettiva da fuori è più completa e più consapevole del contesto mondiale. I pregi e i difetti si vedono meglio, perciò l’immagine diventa più nitida. Di conseguenza, diventa più semplice individuare le aree dove intervenire. Mi piacerebbe che si portasse questa visione più ampia in Italia, che si ossigenasse il modo di porsi, che ci si liberasse da polemiche e lungaggini sfocate e improduttive. Detto ciò, il vino italiano, a mio avviso, ha ottime carte da giocarsi, una volta imparato il gioco.
- Mi permetto una domanda extra riguardo la tua terra natia... cosa mi dici del mercato dei Balcani del quale sei grande esperta?
I Balcani stanno vivendo una sorta di rinascimento, dopo anni di incertezze politiche e economiche, e di identità faticosamente ricostruite dopo le guerre. Sono aperti al mondo, curiosi, stanno imparando in fretta. Ispirati dal successo dei vini sloveni, croati e greci, anche gli altri sono assorti in un grande lavorio: sperimentano, sbagliano, si riprendono, ricominciano. Dai vini inqualificabili delle Cooperative di una volta alle piccole realtà valorose di oggi il passo non è né breve né semplice. Il risorgimento della Fenice ha sempre del miracoloso, è in queste terre era tutt’altro che scontato. La strada è lunga ancora, ma ogni tanto si sfiorano delle perle che fanno ben sperare. Vini non più vinoni, più eleganti e sottili che in passato, stili una volta palesemente "americaneggianti", stanno ora comprendendo la bellezza della discrezione e dell’equilibrio. La Grecia nel Regno Unito è in breve tempo diventata un fenomeno tra gli appassionati, e ora la sta raggiungendo la Bulgaria, sempre più presente e competitiva.

Credo che il contributo di Ance sia opportuno e centrato, mai sopra le righe, ma ficcante su certe evidenti lacune che io addebito ancor più che alla conoscenza dei mercati ed alle capacità manageratoriali, ad un assurdo culturale tutto italiano che ci vede da una parte "profeti solo in patria" e dall'altra poco capaci di sfruttare al meglio le risorse che persino la Francia ci invidia, al fine di esportare non solo il prodotto, bensì un pacchetto culturale completo, che parli di storia, tradizione e territorio, ma anche di qualità e primaria competenza, che veda il Vino come veicolo d'elezione.
Ammiro il Regno Unito nel quale ho vissuto per un po', proprio per la capacità, in particolare degli inglesi, di essere open minded e di porsi con un metro di giudizio equo ed incondizionato nei confronti di qualsiasi contesto, dall'Arte al cibo, passando ovviamente per il Vino sia perché non sono  contemplabili fra i paesi produttori (anche se grazie al global warming tra un po' ci riempiranno di bollicine made in UK) che per via del melting pot culturale radicato nella loro concezione della società.
Forse non abbiamo ancora capito che il nostro vantaggio su tutti ed ancor più su un popolo che ci apprezzi come quello britannico, è "semplicemente" che siamo l'Italia e con questo chiudo, ringraziando ancora una volta Ance Nanevska per la disponibilità e la chiarezza espositiva.

F.S.R.
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lunedì 15 febbraio 2016

Enoturismo - Intervista a Filippo Magnani esperto di turismo del Vino

In questo periodo sento parlare più che mai di territorio: un territorio da custodire; un territorio da veicolare; un territorio da gustare. Tante parole, tanti voli pindarici destinati a restare, spesso, improduttivi ed è per questo che, da par mio, ho iniziato ad approfondire alcuni argomenti capaci di dare una visione più ampia di ciò che possa rappresentare il connubio Vino-Territorio. L'ho fatto partendo dall'enoturismo e più genericamente dal turismo enogastronomico, di certo il modo più diretto ed eloquente per veicolare un territorio Italia-Italia ed Italia-estero.
movimento turismo del vino
Non avendo una reale preparazione in merito al turismo del Vino ho deciso di tirare in ballo chi di certo ne sappia più di me, iniziando con Filippo Magnani.
magnani filippo vino
Filippo ha 43 anni e nel 1999 ha creato Fufluns, Wine & Gourmet Tours in Tuscany, una agenzia pionieristica per quei tempi. Si è laureato in Economia e Management dei Servizi Turistici presso l’Università degli Studi di Firenze prima di iniziare a lavorare nel campo del turismo negli USA, in Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia e Spagna per alcune importanti organizzazioni turistiche come Club Med, Westin Hotels, Relais and Chateaux, Kempinski Hotels.
Nel 2001 e nel 2002 ha frequentato corsi di degustazione presso Le Conseil Interprofessionnel du Vin de Bordeaux, e nel 2006 ha ottenuto il diploma 4° livello presso il Wines & Spirit Education Trust of London.
Filippo è membro FIJEV (International Federation of Wine & Spirit Journalists & Writers) ed anche del CWW (Circle of Wine Writers UK) attualmente scrive come freelance per Corriere Vinicolo e Wine Meridian. Parla correttamente inglese, tedesco e francese.
Ed io aggiungerei... scusate se è poco! Diciamo che ho scelto bene a chi aprire le porte del mio Wine Blog e nell'ottica di una visione il più professionale ed incondizionata possibile, che io non sarei stato capace di dare, ho optato per una semplice, ma esaustiva, intervista, che sono convinto possa aiutare i winelovers a farsi un'idea più concreta dell'importanza del turismo del Vino e, soprattutto, i produttori a comprendere quanto ancora ci sia da fare in tal senso.

- Cosa ne pensi dell'attuale gestione del turismo del Vino in Italia?

Già da diversi anni è in atto un’evoluzione nel comparto del turismo del vino, con delle notevoli possibilità di sviluppo durevole nel tempo. Questo proprio grazie alle caratteristiche di integrità ed autenticità derivanti dallo stretto rapporto con il territorio e con il tipo di attività produttiva che ne è alla base.

- Quant'è forte l'appeal dell'Italia all'estero in quanto meta di turismo enogastronomico e quanto potrebbe esserlo di più?

L’enoturismo, nato come fenomeno di nicchia, è divenuto oggi un genere di turismo ormai consolidato con grandi potenzialità. E’ vero che l’immenso patrimonio enogastronomico del nostro paese costituisce di per sé, al pari di quello storico-artistico, una forma di attrazione che contribuisce ad ampliare e variegare la scelta del turismo per cultura con grandi benefici sul nostro PIL.
Quello che rende l’Italia , soprattutto all’estero, esclusiva ed attraente come tutti sanno è il suo “Life Style“ e questo concetto include: moda, arte, prodotti di lusso, bellezze naturali, naturalmente wine and food, ma anche il nostro modo di vivere. La cosa più bella che mi capita di realizzare stando a contatto con una clientela di alta fascia, è il fatto che apprezzano il ristorante stellato, la cantina famosa, la boutique, ma soprattutto la nostra “PIAZZA”. Le piazze dei piccoli borghi dove si scambiano “relazioni sociali”, e non "social", tra le persone… Questa è la vera Italia!

Debolezze

Di contro, la vasta diversità dei territori e delle tipicità enogastronomiche regionali, sono difficili da promuovere. I turisti del vino sono sempre di più e sempre più diversificati soprattutto per le motivazioni che li muovono e per le esigenze che li caratterizzano.

A fronte degli enoturisti per caso, che si accontentano di un’esperienza in cantina spesso senza richiedere a chi li accoglie o li accompagna particolari conoscenze, c’è una crescente domanda di turismo enologico da parte di veri e propri appassionati (viaggiatori gourmand, wine collectors e foody travelers) e di esperti di settore (enologi, ristoratori, produttori, giornalisti e wine bloggers) che al contrario dei primi, richiedono un’organizzazione curata nei minimi particolari ed una conoscenza dettagliata sui vini, sulle tecniche di produzione, sulle aziende, sul mercato vitivinicolo e sulle caratteristiche enogastronomiche di un certo territorio. In considerazione della principale motivazione alla base del turismo del vino: una vera e propria “sperimentazione del territorio”, è ancora più evidente l’importanza del canale di distribuzione turistica con soggetti, agenzie/tour operators, altamente preparati e professionali capaci di captare la domanda turistica in modo adeguato ed in grado di veicolare in modo propriamente integrato l’offerta del territorio. Agli effetti in Italia ad oggi, è tutt’altro che scontato “fare” turismo del vino in modo non improvvisato.

Purtroppo esistono alcuni gap da coprire, quali:
  • Disorganizzazione del settore turistico caratterizzato dalla disomogeneità gestionale dei servizi e da un’eccessiva dispersione a livello istituzionale... pesa l’assenza di una regia che coordini attività e risorse;
  • Manca un canale di distribuzione dedicato ed esclusivo, ci sono molti soggetti che propongono escursioni e pacchetti enogastronomici, ma non fanno questo come loro primaria attività, li realizzano spesso in modo piuttosto approssimativo solo perché “il settore tira”. Manca la formazione per operare nel turismo e particolarmente in quello di tipo specializzato. E’ fondamentale formare operatori turistici capaci che conoscano le materie che trattano: turismo – enologia – lingue – territorio.
  • Difficoltà nella promozione e comunicazione delle diverse caratteristiche territoriali e delle tipicità enogastronomiche regionali.
- Quali sono le migliorie che apporteresti?

Al fine di superare tale impasse, e permettere una maggiore organizzazione e fruibilità di questa tipologia di turismo, potrebbe essere interessante la creazione di brand regionali (es: prodotto Toscana, prodotto Piemonte, prodotto Sicilia ecc..) per promuove l’Italia enogastronomica e turistica in modo chiaro, semplice ed efficace. E’ tuttavia fondamentale a livello macro, istituzionale, una razionalizzazione e compattazione degli enti coinvolti per un’adeguata erogazione delle risorse che punti su specifici obiettivi e che favorisca possibilmente la formazione di professionisti capaci di promuovere e vendere il “territorio”.

- Quali sono le 3 doti indispensabili per una cantina che voglia fare dell'accoglienza un modo per fare conoscere i propri Vini?

In generale , sviluppare politiche di marketing e promozione che includono l’accoglienza in cantina a tutti i livelli di produzione del vino. Belle brochures, web site accattivanti che parlano di esperienza in cantina e non di mera visita guidata. Importante naturalmente è anche l’organizzazione dell’accoglienza, cura deve essere data dalla visita dei vigneti, zona lavorazione uve/fermentazione, barricaia/affinamento, imbottigliamento, sala degustazione e vendita. Oltre all'ovvia, ma non sempre scontata, segnaletica aziendale stradale.

Importante fare un distinguo in base alle dimensioni aziendali:

Piccola cantina 5000-30.000 bott: famiglia proprietaria tutta pronta all’accoglienza, piccola ma bella sala da degustazione, possibilità di pasti con la famiglia in casa. Possibilità di organizzare pic nic durante il bel tempo. Listino prezzi degustazione inclusivo di vecchie annate;

Media 50.000 – 200.000 bott : sala degustazione organizzata per pranzi, cene e cooking classes. Essere bene organizzati per le spedizione internazionali private delle bottiglie, acquistate in azienda dai visitatori, tramite corrieri espressi. Un persona di riferimento specializzata all’accoglienza. Enologo pronto ad accogliere gruppi di tecnici di settore.


Grande 250.000 – 1.000.0000 bott : team di addetti all’accoglienza ben strutturato, professionale e gentile. Organizzazione e predisposizione con sale per eventi come meeting aziendali, matrimoni e catering di grandi dimensioni 100-3000 persone . Possibilità di ristorante interno collegato alla cantina con eventi sul food and wine mensili. Organizzazione di un “wine club” per news sull’accoglienza ma anche spedizione privata di bottiglie di vino. (anche se in Italia non siamo in usa il sistema distributivo è diverso). Organizzazione di un wine resort con camere da affittare.
vino italia
Oggi ho dismesso i panni di winelover prettamente votato all'emozionalità del Vino, in quanto tra i miei più cari amici ormai figurano colleghi, appassionati, ma soprattutto produttori che vedo da tempo in difficoltà in merito a questo aspetto della comunicazione del Vino e del proprio territorio e sentir parlare sempre più spesso di quanto sia importante che nelle proprie bottiglie finisca anche il proprio contesto territoriale, ma vedere poi che non si fa molto per far sì che effettivamente questo accada, mi dispiace ed in alcuni casi, date le immense potenzialità sprecate, mi fa rabbia!
Filippo ha confermato molte mie considerazioni, ma ha anche approfondito aspetti che non avrei mai considerato e credo che le sue parole potrebbero e dovrebbero essere un buon punto di partenza se non direttamente un viatico per iniziare a cambiare le cose ed a far sì che la comunicazione del Vino e del Territorio non passi solo per il web e per gli eventi esterni, ma parta proprio da dove nasce tutto, la Cantina.

F.S.R.
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