giovedì 30 giugno 2016

Brexit e Vino Italiano - Certezze, supposizioni e riflessioni sui mercati enoici globali

Che il Regno Unito non andasse d'accordo con il concetto di Europa lo si sapeva da un po', ma che vivesse nel giro di pochi giorni l'uscita di tutti i suoi paesi membri dall'Unione Europea con la Brexit e della sua nazionale più rappresentativa, ovvero l'Inghilterra agli europei di calcio, per di più per merito dell'Islanda e suo demerito, chi se l'aspettava?!? Scherzi a parte, qui si parla di Vino, quindi...
brexit vino
... non vi parlerò di certo di calcio e non mi passa neanche per l'anticamera del cervello di mettermi a disquisire su argomenti che col Vino hanno un'unica cosa in comune, qualche bicchiere può aiutare a dimenticare, tipo la politica.
La mia riflessione riguarda tutto ciò che sto leggendo e il solito labile ed opinabile equilibrio dell'informazione generalista, ma stavolta anche di quella più mirata, riguardo quella che viene dipinta su più fronti come "la catastrofe per il Vino italiano" provocata dalla Brexit.
Razionalmente le cose di cui possiamo essere certi sono solo le seguenti:
  • Il Regno Unito è il 3° mercato europeo per il Vino italiano ed il primo per le bollicine made in Italy (Prosecco in pole position)? Sì, vero!
  • La sterlina è ai minimi storici dall'85? Vero anche questo.
Cosa non possiamo sapere con certezza e quindi è bene non utilizzare per affossare, come tanto piace ai media italiani, lo stato d'animo e la fiducia nel futuro dei produttori italiani ancor prima dell'economia stessa:
  • La sterlina si svaluterà ancora? Non lo sappiamo.
  • Il Regno Unito si riferirà ad altri mercati (Australia, Sud Africa ecc...) per l'import del Vino? Non possiamo saperlo, seppur sia plausibile un aumento delle importazioni, già molto alte, da paesi da sempre vicini alla Gran Bretagna, non solo nell'idioma, bensì nelle politiche di economico-commerciali. Eppure gli Inglesi fra tutti, ci hanno insegnato che il gusto e la qualità, almeno per loro, vanno oltre certe dinamiche. Quindi non escluderei che tutto questo porti ad una maggior ricerca della qualità e ad una sorta di selezione naturale, nella quale non vincerà solo il prezzo più basso, bensì il Vino più adatto ai palati inglesi.
  • Sarà solo l'Italia a soffrirne? No, la Germania, la Spagna e prima ancora la Francia subiranno eventuali ripercussioni proporzionalmente tanto quanto noi.
  • La Gran Bretagna sarà una nuova Russia in termini di chiusura dei mercati e dazi sulle importazioni? Questa è la cosa che si legge di più e sembra darsi quasi per scontata, ma in realtà a giudicare da ciò che dicono in UK non sembra avere alcuna attinenza con la realtà, ma... staremo a vedere!
  • Il Prosecco nel Regno Unito non si venderà più? Intanto, per l'uscita dalla Comunità a livello burocratico ci vorranno mesi se non anni (c'è chi sostiene addirittura 2 anni per il completamento del percorso) e per i contratti in essere ci saranno delle proroghe, ma anche in questo caso non possiamo fasciarci la testa prima di cadere.
  • Il Regno Unito diventerà autosufficente producendo il proprio fabbisogno enoico internamente? E' vero che in Inghilterra del Sud ed in Galles stanno nascendo delle cantine e che, specie per quanto riguardi le bollicine i risultati iniziano a vedersi, ma non è ragionevolmente plausibile che l'Inghilterra diventi un paese produttore di Vino con numeri atti a coprire il fabbisogno della sola Londra e se si parla di global warming ne dovranno passare di anni prima di capire se il clima britannico stia davvero virando verso situazioni più consone alla viticoltura;
  • I beni/Vini di lusso non ne risentiranno? In realtà i francesi hanno più paura di noi riguardo la Brexit, proprio perché sostengono di avere prezzi troppo alti e di poter essere surclassati dai Vini italiani, gli unici capaci di proporre alta qualità a prezzi competitivi nonostante la svalutazione delle sterlina. Vuoi vedere che i nostri rossi si posizioneranno in fasce più alte accanto ai più rinomati Bordeaux? Chi lo sa... 
La riflessione che faccio è in primis, quindi di non allarmarsi troppo, ma semplicemente di iniziare a vagliare contromosse, o meglio mosse che a prescindere dagli esiti della Brexit possano andare nella direzione di un mondo che è ormai cambiato e non accenna a volersi stabilizzare, se non nel suo concetto di variabilità e diversità.
Ho parlato di questo, già in tempi non sospetti, con produttori di un po' tutto lo stivale e di un po' tutte le categorie delineandone le differenze di pensiero e di attitudine, spesso derivanti dalla tipologia di Vino prodotto, dalla forza del brand/denominazione in certi mercati piuttosto che in altri ed una palese cecità al cambiamento di alcuni interi movimenti enoici, è la seguente:
Sono anni che i mercati ci dimostrano la loro poca affidabilità e quanto sia più facile vedersi chiudere porte piuttosto che aprirsene altre; sono anni che ci lamentiamo di quanto il consumo di Vino entro i confini nazionali sia calato e non paghi, ma poi vendiamo Brunello di Montalcino in USA a 10€ senza avere più le certezze degli anni d'oro (pre-crisi) e dovendo essere soggetti a dinamiche legate alla volontà di guide e di wine critics (vedi Parker) che con un punteggio segnano la sorte di una cantina ed incidono radicalmente sulle importazioni da parte di monopoli come quello canadese; ci siamo seduti, accontentandoci dei mercati storici di riferimento, in alcuni casi, ma poi ci chiediamo come facciamo le aziende giovani a vendere in paesi in cui la cultura del Vino è cresciuta con il crescere dell'economia, ma che nonostante le problematiche finanziare attuali rappresentano ancora dei riferimenti (Asia, Scandinavia fra tutti); molto produttori attendono che arrivi l'ordine o che arrivino riconferme da paesi instabili come il Brasile e vanno in crisi se l'ordine non arriva, perché era proprio quello sul quale puntasse per rientrare con le spese di Cantina.
Tutto questo è qualcosa che ho vissuto e che mi fa male, perché tanti sono gli amici produttori che si troveranno in difficoltà a causa della Brexit, ma che già si trovavano in difficoltà a causa della crisi globale, ma mi fa male soprattutto perché ha messo a nudo la poca capacità di adattamento di molte delle nostre realtà ad una tipologia di commercio e di visione globale e globalizzata della cultura del Vino, che non permetta più l'attesa o le retrograde tecniche di vendita, bensì necessiti della volontà di cambiare e non una sola volta, ma con l'elasticità che culturalmente abbiamo perso con l'avvento dell'industrializzazione.
Variare i mercati, avere situazioni in cui un paese possa bilanciare l'altro in casi di temporanee o più strutturate crisi economiche della singola realtà, è l'unica strada da percorrere, oltre a quella di rivalutare il commercio interno ai confini Italiani, che non è morto, ma ha solo bisogno di essere rifondato, partendo dal fattore culturale e dalla promozione, nonché dall'educazione degli italiani al bere Vino. Pensiamo che il Vino costi troppo e che l'italiano non abbia voglia di spendere, quando l'enoturismo in realtà è in crescita e le ultime ricerche di mercato parlano di italiani che sono disposti a spendere oltre 5€ di media per una birra in GDO, solo perché riporti in etichetta la dicitura "artigianale" e che è pronto a spendere fino al doppio del normale per prodotti biologici.
E il Vino? Il Vino ha bisogno di farsi conoscere... è assurdo, è vero! Un prodotto della tradizione, così radicato nella storia italiana e così presente da sempre sulle tavole degli italiani deve farsi conoscere? Sì, perché a parte qualche wine nerd come noi, che comunque ha sempre da imparare e da bere prima di poter dire di conoscere bene il Vino italiano, gli italiani non sanno nulla di questo meraviglioso mondo e basterebbe davvero poco... intanto basterebbe iniziare... per tornare a credere su un bacino potenzialmente validissimo, sul quale non puntiamo da troppo ormai. E' vero, in Italia è difficile farsi pagare, in Italia non si vende più bene come un tempo, in Italia il mercato in alcuni segmenti sembra essere saturo ed in GDO si vendono solo i soliti brand, capaci di fare numeri a discapito della qualità. Quindi? Aspettiamo che le cose cambino da sole o proviamo a cambiarle noi? Con una sinergia tra produttori, comunicatori, associazioni ed istituzioni? 
Le mie sono solo supposizioni e lungi da me assurgermi a guru, soprattutto in campo economico, nonostante gli studi in questo ambito, ma buttandola sull'aspetto più romantico della questione, mi piange davvero il cuore quando sento aziende dirmi "siamo in crisi perché vendevamo il 90% della produzione in USA" o altre, che io adoro per la qualità dei loro Vini asserire cose del tipo "in Italia abbiamo smesso di vendere da anni!".

F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 28 giugno 2016

I miei Vini dell'estate: spumante, vino bianco, rosato, rosso, macerato e passito

Dopo un inizio giugno che aveva più dell'autunno che dell'estate, il sole ed il caldo sembrano essersi ricordati della nostra Italia e ci stanno regalando giornate pienamente estive, seppur le previsioni a lungo termine sembrino far pensare ad una stagione al di sotto della media in termini di temperature.
Ecco perché ho pensato ai Vini che berrei in un'estate che alterna caldi africani come quello dell'ultimo weekend a fresche serate di quelle in cui è meglio portarsi dietro la giacca e per star ancor più sicuri anche l'ombrello, per intenderci.
Questo per andare a sradicare la convinzione che l'estate sia la stagione dei bianchi e dei rosati, in quanto, specie con un clima così incerto, nessuno ci impedisce di stapparci qualche bella bottiglia di rosso magari osando temperature di servizio sotto la norma.

Un mare di bollicine italiane

Partiamo con le bollicine, simbolo del bere giovane e fresco, ma anche dell'eleganza e della finezza, il vero passepartout estivo:
Prosecco Colfondo: il boom del Prosecco ha portato, come spesso accade in Italia, ad una sorta di ripudio di alcuni e soprattutto degli enofighetti di un Vino che in realtà ha la sua storia e la sua dignità e che, quando ben fatto, può regalare non poche soddisfazioni, soprattutto nelle versioni colfondo. Vi cito due o tre aziende al volo: Bele Casel, Zanotto, Costadilà, Corvezzo e Casa Belfi sono solo alcuni di quelli che vale la pena assaggiare. Per me la bollicina più divertente e rigenerante nel corpo e nello spirito che si possa stappare d'estate! Un Vino di estrema duttilità. 
Qualora ce l'abbiate (non so per quale motivo) col Prosecco, per quanto io non vi capisca, potete sempre optare per un metodo ancestrale: ottimo quello di Donato Angiuli (Puglia).

Metodo Classico da vitigni autoctoni: se siete stanchi del "solito" Champagne, se in occasione delle prossime partite degli europei volete mettere in fresco una bottiglia che non rischi di portar bene ai cugini d'Oltralpe, o semplicemente se non potete permettervi un Dom Perignon e non avete accesso a quell'interessantissimo sottobosco di piccoli produttori francesi che fanno grandi champagne a prezzi più che abbordabili, la soluzione c'è e fa bene ai produttori italiani! L'Italia ha nella sua ricchezza di varietali differenti la sua peculiarità enoica primaria e questo sta portando, unitamente alla voglia di sperimentare dei vignaioli e dei produttori,  ad una sempre crescente produzione di metodo classico che abbiano come base uve del territorio. Tra quelle che vedo davvero benissimo d'estate in ogni situazione dalla giornata afosa alla serata più fresca, ci sono sicuramente quelle che vedono come base Verdicchio, Durello, Gavi come quelli di Liana Peruzzi, Colognola, Garofoli e Socci (verdicchio), di Sandro de Bruno (Durello) o ancora il Gavi di Poggio di Gavi, ma anche i rosati da Lambrusco (ottimi quelli di Ermete Medici e Cantina della Volta) . Spettacolarmente vitali e minerali quelli siciliani, come il Noblesse di Benanti da uve Carricante (con un piccolo saldo di altri autoctoni).
Se poi volete una chicca provate quello da uve Groppello di Revò di Laste Rosse.
In generale è ormai facile imbattersi in metodo classico in ogni regione e territorio d'Italia, quindi non vi resta che assaggiarli e trovare quelli che strimpellino al meglio le corde del vostro gusto.

I Vini bianchi esitivi da tenere sempre pronti in frigorifero

Vermentino (Sardegna): il Vino che bevo di più nelle mie estati, perché mi fa viaggiare ad ogni calice, portandomi nella meravigliosa Sardegna, con la sua macchia mediterranea, la sua sapidità marina ed il suo vento caldo che accarezza il viso e scompiglia i capelli... ehm... sì, di chi ce li ha!
Io quest'anno ho assaggiato davvero dei gran bei Vermentino primi fra tutti quelli delle Cantine Masone Mannu (Gallura), Siddura (Gallura), 1Sorso e Vigne Rada.

Bianchello del Metauro: uno dei Vini più freschi e democratici, eppure sempre meglio interpretato dai pochi (ma buoni) produttori marchigiani di questa piccolissima denominazione. Un Vino che sa di quelle colline che guardano verso il mare e che ne scorgono il dolce ondeggiar delle acque e ne sentono il sapore, leggero, sulle labbra. Tra i produttori più interessanti Terracruda, Il Conventino di Monteciccardo e Cignano, ma varrebbe la pena conoscerli tutti uno a uno, data l'esiguo numero totale.

Grecchetto: per quanto siano completamente differenti, le mie estati contempleranno sempre una par condicio sincera fra Grechetto di Todi (Clone g5) e Grechetto di Orvieto (Clone g109), il primo molto simile al Pignoletto ed il secondo più assimilabile al Greco di Tufo. Per apprezzarne le sfumature più interessanti io vi consiglio in ordine sparso fra Todi ed Orvieto ed alcuni fuori denominazione Roccafiore, Barberani, Todini, Fratelli Pardi, Raina, Palazone, Cantina Cenci, Margò, Mani di Luna, Sergio Mottura e Di Filippo.

Tra gli extra andrei sicuramente al Sud con Fiano e Falanghina  (Mustilli, Donnachiara, Ciro Picariello e Lunarossa fra tutti, con un "intruso" pugliese, ovvero quello di Alessandra Leone), la Biancolella (Marisa Cuomo, Giardini Arimei, D'Ambra) e
la "triade" siciliana Insolia, Grillo e Cataratto (Marino Abate, Gorghi Tondi, Barone Sergio, Tenuta Gatti, Porta del Vento ad esempio).

Ecco i  Rosati di quest'estate

Salento: quando si parla di Rosati con la "R" maiuscola in Italia si può solo far riferimento alla loro patria putativa, ovvero il Salento e quando si parla di Salento è impossibile, per il sottoscritto, non citare il Cerasa ed il Mjere (straordinaria l'annata 2015)  della Cantina Michele Calò e Figli che a mio parere rappresentano il riferimento per la vinificazione in rosa (a lacrima in questo caso e quindi non da salasso) del Primitivo e del Negroamaro. Ottimo anche Le Pozzelle di Candido (con una "spremutina" di Malvasia nera). Se allarghiamo la ricerca alla Puglia in generale inserirei anche il Rosato di Polvanera, quello di Angiuli e quello di Pietraventosa.

Il resto d'Italia: il Rosato, diciamocela tutta, a volte è un vezzo, a volte una questione di tradizione altre ancora una necessità del produttore che in annate storte deve effettuare un salasso dalla massa di un rosso ed invece di sprecare nel vero senso della parola il risultato di quel salasso, decide di provare a vinificarlo in rosa. Questo a volte porta a clamorosi insuccessi, che non arrivano neanche in bottiglia (altri purtroppo sì...), ma in alcuni casi da vita a dei precedenti così positivi da invogliare il produttore stesso a mettere in linea anche un Rosato. Tra quelli che mi hanno colpito di più quest'anno posso citare i toscani base Sangiovese di Colle Santa Mustiola (Poggio ai Chiari), Sanlorenzo e Poggio Grande, per poi passare a Rossese di Dolceacqua rosato Du Nemu fino all'ottimo Kòmaros di Garofoli da uve Montepulciano, che strizza l'occhio ai Cerasuolo d'Abruzzo che ha i suoi due mostri sacri in Valentini e Emidio Pepe. Ce ne sarebbero anche in questo caso a centinaia da segnalarvi, ma questi sono già un ottimo punto di partenza per godervi una bella estate in rosa, ricordandovi che il Rosato è il Vino che meglio di ogni altro vi permetta di giocare con le escursioni termiche e le diverse temperature di servizio, servendolo più fresco durante le giornate più calde ed a temperatura più vicina a quella ambiente nelle serate fresche che quest'estate sembra ci regalerà.

Una categoria a parte la dedicherei agli orange wines o meglio ai macerati sulle bucce dei quali ho parlato ampiamente qui: www.wineblogroll.com/orange-wines-vini-macerati-sulle-bucce.

I Vini Rossi che non temono l'estate

Sui rossi massima libertà, ma il mio consiglio è quello di non temere un breve passaggio in frigo per portare le bottiglie non solo a temperatura, bensì anche di 3 o 4 gradi sotto, in modo da poterne godere maggiormente, soprattutto nel caso di rossi giovani e speziati che di certo non perderanno alcuna sfumatura al naso. Tra questi ultimi il Ruché e l'Aleatico sono quelli che mi hanno dato più soddisfazione (Cantine Sant'Agata e Terracruda ad esempio), ma anche il buon vecchio Sangiovese si presa bene ad essere servito a temperature leggermente più basse, sulla falsa riga dell'inno al Chianti "Cool" di qualche annetto fa, ma se non ve la sentite di mettere un rosso fermo in frigo per motivi di integrità enoica, spero non avrete problemi con la Bonarda (ottime quelle di Tenuta Belvedere e Colle del Bricco) ed il Lambrusco (oltre alle già citate Ermete Medici, Cantina della Volta, citerei Paltrinieri, Vigna del Cristo di Cavicchioli e l'Omaggio a Gino Friedmann della Cantina Social di Sorbara) da far scorrere "a fiumi" (responsabilmente, ovvero scegliendo di bere bene e già questo basterà a contenere "i danni") durante le grigliate con gli amici.

I Passiti hanno sole dentro

Dulcis in fundo la miglior conclusione di una serata estiva, calda o fredda che sia, ovunque vi troviate, mare o montagna, casa o spiaggia, terrazza o ristorante, non c'è stagione più bella in cui sorseggiare un buon passito facendo due chiacchiere con la persona giusta, ancor più che "meditando". Zibibbo, Moscato, Albana, Ansonica, Erba Luce, Muffati di Picolit, Verdicchio o Grechetto... ce n'è davvero per ogni gusto e sfumatura dell'oro.  Tra le Cantine che ho apprezzato di più e che sono certo porterò con me in questa estate citerei Gorghi Tondi, Coste Ghirlanda, San Biagio Vecchio, Le Sughere, Orsolani, Specogna, Marco Cecchini e Valentino Butussi (per il Picolit), Angelo D'Uva ed infine i Maestri della Botrytis, i Barberani.

Insomma, all'hashtag #EstateNonTiTemo, per quanto pazza essa possa essere, io penso che non me la passerò poi così male dati i Vini che mi aspettano, ma sono certo che anche voi saprete correre agli enoici ripari e che il vostro frigorifero o, per i più fortunati, la vostra cantinetta refrigerata saranno pieni di sole e gioia liquidi.



F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 27 giugno 2016

Il Trentino di Maso ai Dossi - Dall'osteria alla cantina

Il Trentino è una di quelle regioni del Vino in cui si alternano piccoli Masi a grandi realtà agricole e vitivinicole ed in cui i paesaggi cambiano nel giro di pochi istanti volgendo lo sguardo fuori dal finestrino dell'auto durante il vostro winetour.
Girando per questa magica regione mi sono imbattuto in molte realtà che mi hanno colpito per qualità dei propri Vini, per la bellezza dei vigneti o ancora per la storia che avessero da raccontarmi. Una di queste realtà, vanta l'origine che spero sempre di trovare in una Cantina, ovvero la passione per il Vino stesso, dalla quale tutto nasce, per poi essere coltivato e sviluppato con consapevolezza e competenza, ma senza mai smettere di alimentare quel fuoco interiore, senza il quale sarebbe davvero difficile fare Vino... almeno per le piccole aziende!
cantina maso ai dossi trentino
La cantina in questione si chiama Maso ai Dossi e vede il primo step di avvicinamento alla sua nascita in una delle attività che spesso, specie in Trentino, si sono dimostrate propedeutiche al fare Vino, ovvero l'osteria, aperta negli anni '30 dai fratelli Andrea e Augusto Rossi. Osteria che, purtroppo, fu chiusa con l’inizio della seconda guerra mondiale. Fu uno dei nipoti, Carlo, a riprendere anni dopo l’attività creando negli anni ‘60 l’Azienda Agricola Vini “Carlo Rossi”. Attrezzò con lo stretto necessario la cantina della casa materna, nel centro del paese di Cimone, sistemando i “volti” e producendo vino con la metodologia tramandata in famiglia. Agli inizi dovette accontentarsi di vendere vino sfuso a pochi clienti occasionali, parenti ed amici. Nel 1970 decise di attrezzarsi con un sistema semiautomatico di imbottigliamento: il primo vino proposto fu il “Trentino Merlot D.O.C. 1971”. Con il tempo l’attività si sviluppò e fu necessaria una sede più grande: nel 1985 Carlo costruì, coinvolgendo tutta la famiglia, la sede attuale, in mezzo ai vigneti in località “Ai Dossi”, dalla quale prende, ovviamente, il nome “Maso ai Dossi”. Dal 1994 nella conduzione della cantina è subentrato il figlio Silvio, diplomato all’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige, validamente aiutato in azienda dal figlio Federico, operatore tecnico agricolo e dal nipote Manuel, perito agrario.
L’azienda dispone di 9 ettari di vigneti ai piedi del Monte Bondone, una zona particolarmente vocata alla viticoltura ed allo stupire gli occhi di chi si soffermi a contemplare gli stupendi paesaggi dipinti su una tela, quella del Trentino, in grado di ospitare veri e propri capolavori, opera di quella meravigliosa artista che è la Natura, alla quale l'uomo è stato, spesso, in grado di aggiungere del suo con rispetto ed attenzione.
La produzione è imperniata sui vitigni autoctoni e su quelli da sempre diffusi in Trentino ed ormai adattati perfettamente al territorio: Nosiola, Marzemino, Lagrein, Teroldego, Schiava tra gli autoctoni e Chardonnay, Pinot Grigio, Merlot, Cabernet, Müller Thurgau e Gewürztraminer tra gli internazionali, per quanto questi ultimi due abbiano, come già accennato poc'anzi, ormai ottenuto la cittadinanza onoraria in queste terre!
Tra i Vini che ho avuto modo da assaggiare la Nosiola ha saputo soddisfare naso e palato con dinamiche giovani e contemporanee, ma al contempo vogliose di esprimere ad ampio spettro e con estrema leggerezza la propria identità territoriale.
vini lagrein nosiola maso ai dossi
Il Lagrein si è dimostrato di buon equilibrio e concretezza, con personalità ha saputo parlarmi di sé, in un idioma comprensibile a tutti, atto a veicolare la bellezza di questo varietale, che ricorda con eleganza la sua speziata parentela con il Syrah.
Non l'avrei mai detto, ma come a volte accade è il Vino sul quale a priori senti di avere un atteggiamento più dubbioso e con il quale hai un approccio più critico a stupirti, come nel caso del blend di Maso ai Dossi denominato la “Sgalmera” (Lagrein, Merlot e Cabernet) che vuole tentare di integrare passato e presente di questo territorio, con una visione che non è internazionale in realtà, bensì personale. Dico personale perché se è vero che un varietale “autoctono” nel suo territorio possa esprimere con maggior costanza, ma anche omologazione, le sue peculiarità, è con i blend e con i vitigni internazionali che si notano le peculiarità dei terreni e la mano del vignaiolo, denotando differenze sostanziali con ciò che avviene in altre realtà territoriali. Ecco perché credo che questa interpretazione di ciò di meglio i vigneti di Maso ai Dossi sanno dare rappresenta il sunto dell'identità di questa cantina e del suo terroir.

Una cantina che è da definirsi al 100% a “Km 0” in quanto tutte le 90mila bottiglie (ca. nelle annate buone) vengono prodotte con uve dei propri vigneti e questo, come di certo comprenderete, porta ad una maggior attenzione e ad un'incidenza superiore della personalità e della volontà dei viticoltori nella produzione dei propri Vini.

Concludendo, vorrei sottolineare un fattore sul quale non credo di essermi mai soffermato, in quanto, come già detto in passato, ogni discorso economico relativo quindi ai prezzi dei Vini che assaggio piuttosto che ad altre dinamiche commerciali resta volutamente fuori da questo WineBlog, per porre l'attenzione sulle realtà e sui Vini in quanto tali, senza fare distinzioni e senza indurre condizionamenti aprioristici in voi... ciò che vorrei sottolineare è il fatto che questa è una di quelle realtà accessibili a tutti e che a parità di fascia dovrebbe far riflettere il consumatore medio, quello da GDO per intenderci (qui il mio pensiero a riguardo, che non è assolutamente contrario alla grande distribuzione, ma ne cambierebbe/migliorerebbe volentieri alcuni aspetti), su quanto sia possibile bere bene e godere di Vini veri e territoriali, senza dover spendere un'eresia. Basta cercare ed assaggiare, ricordando che oggi grazie ai wineshop online, la spesa, per quanto concerne il Vino, la si possa fare tranquillamente ordinando tutto da casa, per quanto il massimo sarebbe visitare ogni cantina ed acquistare direttamente dal produttore... ma questa è più una prerogativa da winelover incallito ed il Vino buono deve essere di tutti... o quasi! :-p


F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 24 giugno 2016

Il Rossese di Dolceacqua - Territorio, famiglia e passione per l'Az. Agricola Dallorto Luca

Oggi parliamo di Rossese di Dolceacqua e dopo aver assaggiato “qualcosina” negli ultimi anni ed indagato un po' sulla storia di questo territorio, delle cantine che vi sono sorte e, soprattutto, delle genti del Vino che lo abitano, lo vivono e lo coltivano sono qui a scrivervi di una delle realtà più interessanti nelle quali io mi sia imbattuto: l'Az. Agricola Dallorto Luca.
Si tratta di un'azienda giovane, che nasce come diretto e naturale prolungamento di una passione che lega un'intera famiglia ed attraversa diverse generazioni, quella del Vino.
Come si dice spesso, tutto nasce dalla vigna e nel caso dell'azienda Dallorto questa massima è ancor più vera, in quanto il primo passo per lo sviluppo della cantina è stato quello di recuperare gli antichi vigneti di famiglia, ai quali, ovviamente, negli anni si sono aggiunti nuovi impianti di Rossese e Pigato.
rossese du nemu
Oggi le viti con più esperienza hanno ben 90 anni, ma la prima vigna di questa famiglia del Vino fu piantata nel lontano 1857, grazie alla passione dei bisnonni Gio Batta, anche detto "Pà Bacì" e Stanislao, chiamato "Pì" i quali scelsero le zone Arcagna e Cima Tramontina come luoghi ideali per coltivare non semplicemente la vigna ma, soprattutto, una passione; la stessa passione che dai bisnonni è arrivata sino a Giancarlo e poi a suo figlio Luca grazie al nonno Nemu che ha saputo trasmettere al nipote l’entusiasmo del passato.
"Arcagna, eletta successivamente zona di eccellenza per la produzione del Rossese, è attraversata dall’Alta Via dei Monti Liguri antico sentiero che attraversa la Liguria da ponente a levante. In queste terre il clima, l’esposizione, l’altitudine e le erbe aromatiche donano alle uve una miscela di più elementi indispensabili per ottenere un ottimo e particolare vino Rossese."
La prima vinificazione di quest'azienda risale al 2009, ma nei Vini che ho avuto modo di assaggiare si sentono già due peculiarità indispensabili per fare grandi Vini ovvero la capacità di rispettare i vitigni in perfetta linea con la tradizione e con la volontà dei nonni di “imbottigliare il territorio e l'uva” e la voglia di sperimentare, ma sempre con rispetto e premura, senza andare a snaturare ciò che la vigna doni, bensì cercando di esaltarne le sfumature.
Un territorio, quello del Rossese in cui il ruolo dei vignaioli è fondamentale, più che in altre aree dove l'aiuto più o meno comprensibile della tecnologia agevola molto il lavoro... qui tutto è fatto a mano “o per amore o per forza”, come recita il saggio adagio!
du nemu vino
Du Nemu 2015 - Rossese di Dolceacqua DOC: un Vino che ha nei sentori i colori della Liguria e dell'Italia più bella, solare e rigogliosa. Sapete quelle spiagge nascoste, celate ai più, ma che sono raggiungibili solo attraverso dei passaggi attraverso la tipica macchia mediterranea? Immaginate di raggiungerla e di farvi tutta la camminata in preda a profumi esaltati dal Sole e dal vento che sa di mare. Arrivati alla spiaggia, trovata una sola persona ad attendervi, non la conoscete eppure vi sembra di conoscerla da sempre... è l'Amore della vostra vita (che nel mio caso, neanche a dirlo, sa di Vino!), o forse un fuoco di passione estivo... non importa! Fatto sta che il cuore inizia a battere più forte e la voglia di vivere quel momento così fresco, spontaneo e pieno di tutta la bellezza di questo mondo, senza limiti di tempo è così forte da far passare tutto il resto in secondo piano. Questo è un Vino che per qualcuno potrebbe non costare abbastanza per fare i fighi ordinandolo al ristorante, per altri potrebbe essere troppo “semplice” per intrigare la propria mente in cerca di sensazioni forti, ma per me è... vita!

Ci sarebbe anche un brillantissimo rosato, che rappresenta la spinta verso una contemporaneità educata e femminile, ma che sa distinguersi dagli altri rosati per identità territoriale e varietale. E' un Vino "nuovo" quindi aspetto di assaggiare le prossime annate per parlarvene con maggior cognizione di causa, ma se vi dovesse capitare, assaggiatelo... ne vale la pena!
Il Rossese di Dolceacqua è un valore dell'Italia del Vino ed anche se spesso snobbiamo la Liguria quando parliamo di Rossi, bastano le meravigliose aziende, con le loro stupende vigne, che producono questo grande Vino a renderla una delle regioni più interessanti a 360° dal punto di vista enoico e vitivinicolo.
F.S.R.
#WineIsSharing

mercoledì 22 giugno 2016

Cantina Le Regge dove sorge uno dei vigneti più belli del Chianti Classico

Giusto qualche giorno fa citai il Chianti come uno dei “must” dell'enoturismo e di certo questo è dovuto alla sua storia enoica così intrisa di tradizione e toscanità ed al fascino che sono una terra del Vino come questa possiede.
Faccio questa premessa perché è proprio nel Chianti e più precisamente a Greve in Chianti che si trova la cantina di cui vi parlerò oggi: l'Azienda agricola le Regge.
Un podere che apparteneva alla tenuta del Castello di Uzzano e parte dei vigneti risalgono alla precedente gestione, in particolar modo lo storico vigneto “ Baldini, che è la peculiarità di quest'azienda che di più mi ha incuriosito sin da subito, in quanto caratterizzato da terrazze angolari costruite nel 1700, davvero suggestive e sempre più rare, come la forma di allevamento utilizzata, ovvero l'archetto toscano.
le regge chianti
L’azienda è dal 1989 della famiglia Ferruzzi, legata a doppio filo a questo territorio ed a questa tenuta, ma storia dei Vini dell'azienda Le Regge così come li conosciamo ora è relativamente giovane, in quanto la commercializzazione dei Vini imbottigliati con questo marchio inizia non prima del 2011, anno nel quale viene imbottigliato il Chianti Classico 2007 a testimonianza della volontà di partire subito con una filosofia orientata verso il far uscire Vini giustamente elevati, senza fretta e/o scorciatoie.
Parliamo di una realtà contenuta, con una produzione focalizzata su “sole” tre referenze, che danno un ampio spettro di quali siano le potenzialità del terroir, sia nelle interpretazioni più territoriali del Chianti Classico e del Chianti Classico Riserva che in quella internazionale che mostra in un IGT Toscana Rosso 50% Merlot e 50% Cabernet Sauvignon quanto gli stessi comuni vitigni possano esprimersi in maniera diametralmente opposta in contesti differenti, conferendo, anche in questo caso, al Vino grande identità.
A Le Regge l'equilibrio produttivo risiede nel appoggiarsi alla competenza enologica odierna per evitare errori e brutture, senza rinunciare, però, alle tecniche ed agli strumenti tradizionali: raccolta manuale, affinamento in grandi botti e pressa meccanica in legno.
Nonostante non si tratti di un'azienda certificata “bio”, l'attenzione al territorio ed il rispetto di vigne ed uva è sempre più importante. Rispetto che si traduce, anche, nella voglia di lasciare che la materia prima si esprima in tutto il suo potenziale, senza grandi incidenze del vaso vinario, questo grazie alla predilezione per l'affinamento in botti grandi, piuttosto che legni piccoli.
con una spiccata freschezza ed eleganza con un utilizzo moderato del legno, con una nostra identità riconoscibile nel tempo nel rispetto della variabilità che le singole annate ci regaleranno.
Ad ulteriore testimonianza del legame profondo con il territorio e con queste vigne dell'intera famiglia Ferruzzi, c'è la storia di Giovanni Ferruzzi , nonno di Barbara, l'attuale proprietaria, che lavorava queste terre già negli anni '60 quando erano di proprietà del castello di Uzzano. Nel 1989 suo figlio Gino ( padre di Barbara ) acquista il Podere dove viveva suo padre e dove ha sempre lavorato come mezzadro. Il destino e la volontà di un figlio di consacrare il lavoro di un padre, dandogli dignità ed identità sono le basi della nascita e del percorso in ascesa de Le Regge.
vini le regge chianti
Io nello specifico vorrei condividere con voi le mie sensazioni riguardo il Chianti Classico e la Riserva.

Chianti Classico DOCG 2012: un Chianti Classico di grande precisione e dal concept contemporaneo, tutta freschezza e morbido equilibrio. Un naso romantico e mai sopra le righe, in cui i fiori ed il frutto si confondono fino a perdersi in una sottile nube di spezia e balsamicità. Un carattere tutto d'un pezzo, ma assolutamente per nulla scontroso. Un Vino che sa di quel mix tutto toscano di campagna e qualità, di lavoro e soddisfazione, di sacrificio e lusso di poterne trarre da vivere al meglio. 

Chianti Classico Riserva DOCG 2009: mi piace pensare che una vite non attinga solo al terreno che la ospita, ma anche alla sua storia ed al fascino che quel luogo possieda ed è per questo che è inevitabile non percepire un alone di suggestione quando si abbina un Vino ad una vigna come quella dello storico vigneto Baldini. Una Riserva che nonostante l'annata calda, brilla per armonia e freschezza. Un Vino che gioca sull'intrigante contrapposizione fra una pacata morbidezza ed una personalità spiccata. Elegante e saggio, pulito e composto, ma dal fascino di chi la sa lunga, un po' come un uomo di una certa età, dall'aspetto distinto e composto, che con fare sicuro incede verso un futuro che non lo spaventa affatto, anzi... lo incuriosisce ancora e lo aspetta con rinnovate esperienze da vivere e condividere.

Devo ammettere che ero un po' titubante nei confronti della scelta di utilizzare dei saldi  di varietali internazionali, a discapito del classico blend chiantigiano o addirittura del Sangiovese in purezza, ma sono coerente e ciò che ho sempre sostenuto dicendo che alla fine è sempre e solo il calice a parlare ed in questo caso ogni scelta fatta dapprima in vigna ed in secondo luogo in cantina, può dirsi più che opportuna dato il risultato, che non è affatto piacione, bensì tutto votato alla freschezza, all'armonia, ma anche alla ricerca di complessità in grado di evolversi al meglio a tempo indeterminato.

F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 17 giugno 2016

L'annata 2016 - Andamento e previsioni meteo in vista della vendemmia

Come già scritto e descritto più volte, il bello ed il brutto di fare Vino è che non si può vendemmiare due volte la stessa annata, o meglio, si può può scaglionare la vendemmia in diverse epoche, ma l'annata sarà sempre una per ogni Vino prodotto.
Questo rende la viticoltura la pratica agricola e l'attività più incerta, di certo quella più dipendente dai capricci meteorologici o climatici che dir si voglia. Le condizioni atmosferiche possono regalarci annate straordinarie o distruggere interi raccolti e nel mezzo incidere con sfumature più o meno nette su quello che sarà il Vino che verrà prodotto e che andremo ad assaggiare.
annata vino 2016 previsioni

Ho sempre stimato i vignaioli ed i produttori di Vino per il coraggio che hanno nel affrontare ogni annata, all'insegna di queste variabili, ma non li ho mai invidiati, consapevole dell'ansia che avrei provato nell'impari confronto con la sempre più umorale Madre Natura. Scrivere di Vino (al netto delle baggianate che posso aver scritto in questi anni) è facile e stappare una bottiglia lo è ancor di più, ma nonostante la paura e lo stress che sapevo avrei sperimentato, ho deciso di provare anch'io quelle incertezze sulla mia pelle, se pur in via del tutto privilegiata e con un coinvolgimento economico che nulla ha a che vedere con gli investimenti dei produttori veri. Sì, ho pensato che provare (e sottolineo provare) a fare un "mio" Vino potesse essere il modo più giusto per identificarmi ancor di più nei produttori e per poter comprendere in maniera diretta, per quanto (ripeto) in forma ridotta e privilegiata, le difficoltà, gli sforzi e spero le emozioni che chi fa Vino provi ogni anno.
L'ansia del produttore è la prima cosa che ho sperimentato, visionando costantemente l'andamento climatico dell'annata e nel rendermi conto di quanto la vite sia forte ed allo stesso tempo fragile rispetto ad una miriade di problematiche legate al clima: da quelle che in un istante possono decimare un raccolto come la grandine ed il gelo, fino a quelle maledette patologie funginee solo in parte contrastabili, ma sempre in agguato, come l'oidio, il mal dell'esca, i marciumi, la peronospora per non parlare della tignola e degli altri insetti, per i quali confidi che la confusione sessuale dia i suoi risultati.
Se poi ci mettiamo un approccio più rispettoso, a tutti gli effetti biologico, le difficoltà e le ansie aumentano.
Per avere un'idea dell'annata nella sua totalità ed un'idea di previsione da qui alla vendemmia ho chiesto l'aiuto del Centro Meteo Italiano, nella persona del Dott. Roberto Schiaroli, che ha così sintetizzato il 2016:

L'andamento climatico dell'annata 2016 e le previsioni in vista della Vendemmia

"Partendo dal periodo dell' annata 2016 che stiamo vivendo, è palese che si stia manifestando una fase piuttosto complicata per la gestione vitivinicola in quanto abbiamo condizioni favorevoli per lo sviluppo di malattie, in primis la Peronospora.
Ma cerchiamo di tracciare un' analisi sintetica sul clima medio ( in quanto non mi ha specificato le aree di interesse ) in Italia da Settembre 2015 ad oggi:
Trattiamo innanzitutto le precipitazioni in quanto tra le principali variabili climatiche nel settore vitivinicolo; deficit negativo al nord italia nei mesi autunnali e invernali ( fino a febbraio compreso) 50% in meno sulle regioni nord-occidentali, più in linea con la media il meridione e il versante adriatico centrale. Mesi primaverili più piovosi su tutta la penisola fatta eccezione per il mese di Aprile con l' Anticiclone subtropicale africano prevalente, Maggio e prima metà di Giugno con piogge sopra la media su tutte le regioni eccetto Liguria di ponente, basso Piemonte, Sardegna e Sicilia meridionale. Siamo sull' ordine del 60% di pioggia in più considerando la media nazionale con le regioni meridionali peninsulari (Puglia Basilicata e Calabria ) che registrano un sopra-media fino al 200%.
Riguardo le Temperature se consideriamo i mesi autunnali e invernali fino ad Aprile compreso siamo oltre la media di più di 1°C con punte vicine ai 2°C in alcune regioni centro-meridionali, Maggio e prima parte di Giugno totalmente in media con il periodo di riferimento ( ± 0,5°C in base alle zone d' Italia).
Anche nelle prossime 1-2 settimane avremo condizioni di tempo variabile sull' Italia senza la presenza stabile dell' Anticiclone, ma con alternanza di fasi instabili specie al centro-nord con brevi periodi più soleggiati e miti.
In merito alla previsione a lungo termine nei mesi estivi si fa riferimento ad un articolo pubblicato dal Centro Meteo Italiano sull'estate 2016 dal quale si può evincere che l'estate vedrà temperature al di sopra delle media su tutta la penisola con dei picchi di calore a luglio nel Centro-Nord e ad agosto al Sud.
meteo vino 2016
Nello specifico avremo luglio ed Agosto con anticiclone delle Azzorre prima e subrtopicale poi protagonisti sullo scenario meteo Europeo centro-occidentale, con tempo stabile e soleggiato salvo brevi episodi perturbati specie al Nord Italia."

In somma non sarà una 2014, ma di certo non ho scelto l'annata più semplice per sperimentare almeno dal punto di vista psico-emotivo la vita di chi fa Vino e credo sia giusto così.
Sta di fatto che, mi piaccia pensare alla positività come tutto ciò che possa controbilanciare le incertezze e le preoccupazioni, il più delle volte materialmente tangibili e quantificabili, dei vignaioli e dei produttori, quindi per quanto poco razionale possa sembrare a chi fa Vino non resta che vivere di giorno in giorno, provando rispondere agli accadimenti, positivi o negativi che siano, nella speranza di poter tirar fuori il meglio dall'uva che si potrà portare in cantina, cercando di far esprimere l'annata così com'è stata e di interpretarla secondo la propria esperienza, infondendo, in ciò che finirà in bottiglia, la propria personalità.
Pensavo che i vignaioli fossero sognatori... perché li vedevo sempre con lo sguardo rivolto al cielo e spesso durante le degustazioni mi sono sentito quasi snobbato quando alcuni, mentre parlavo, continuavano a guardar fuori dalla finestra più vicina. Ora so che i vignaioli oltre ad essere sognatori, hanno dei buonissimo motivi per dedicare la propria attenzione al cielo piuttosto che alle mie, spesso, ripetitive parole. Io non sono un vignaiolo, forse un giorno... chissà... ma è bastato calarmi un istante nei loro panni per comprendere quanto meravigliosamente difficile e stressante sia questo lavoro (forse qualcuno di noi a volte dimentica che si tratti di un lavoro!), soprattutto se lo si faccia eticamente e rispettosamente.

Concludo ribadendo che per me quella di fare Vino è un'occasione nata quasi per caso qualche mese fa, che non ho preso come una sfida o un progetto professionale, bensì come la possibilità reale di potermi trovare finalmente dall'altra parte della barricaia...ops barricata, in modo da ampliare il mio punto di vista di wine blogger e di uomo.

Il mio pensiero, però, va a chi fa questo lavoro da anni e lo farà negli anni a venire ed in particolare a chi ha subito danni durante le recenti grandinate e i nubifragi che, ironia della sorte, fanno sempre più male a chi lavora in modo più rispettoso. Non ci resta che attendere... 


F.S.R.
#WineIsSharing

giovedì 16 giugno 2016

La Cantina Franco Mondo - Vino poliglotta dall'accento monferrino

Torniamo in Piemonte, più precisamente a San Marzano Oliveto, nel cuore pulsante del Monferrato, terra di barbera e moscato.
Vi accompagno in un piccolo grande mondo, passatemi il gioco di parole, ovvero quello dell'Azienda Agricola Franco Mondo, dove il Vino parla tante lingue, ma non rinuncia mai all'accento monferrino.
cantina franco mondo monferrato
A parlarmi dell'azienda è la giovane Beatrice, che con suo padre Valerio Mondo porta avanti un'azienda nata dopo la seconda guerra mondiale quando il nonno Ernesto, tornato dalla guerra, inizia a costruire la casa, a coltivare la vite e a vinificare, vendendo il vino in damigiane come si soleva fare a quel tempo.
Beatrice rappresenta la quarta generazione di una famiglia che è rimasta legata a questa terra ed all'azienda evolvendosi tanto da essere oggi in mano, sì a padre e figlia, ma anche a due produttori che hanno sentito il bisogno di frequentare la Scuola Enologica di Alba, al fine di aggiungere a quella sana consapevolezza che solo la tradizione e l'esperienza sanno dare una competenza tecnica capace di gestire al meglio e nel modo meno invasivo possibile le dinamiche di vigna e di cantina.

Il rispetto per la natura, il seguire l’andamento stagionale e climatico del Monferrato e il lavoro costante ed attento sono quindi da sempre la priorità di una famiglia di vignaioli che negli anni ha saputo creare il giusto mix di tradizione e lungimiranza.

Sui 13 ha di vigneti coltivati il 60% ospita la varietà storica di questo territorio, la Barbera, mentre i il restante 40% è coltivato a Moscato Bianco , Dolcetto, Cortese, favorita per quanto concerne gli autoctoni, con un po' di Chardonnay e Cabernet Sauvignon per i tagli più internazionali.
Tagli internazionali che ho trovato interessanti nel voler comunque esportare un territorio, tramite vitigni i vitigni storici/autoctoni del Monferrato affiancati e resi più "accessibili" dai passepartout Cabernet Sauvignon e Chardonnay. Nel DI.VINO Rosso, infatti, troviamo un blend di Barbera (70%) e di Cabernet Sauvignon lasciato appassire sui graticci. Vino ben congeniato, grazie alla freschezza della Barbera domata dalla morbidezza dall'appassimento del Cabernet Sauvignon. A primo naso potrebbe sembrare piacione, ma che in bocca si dimostra moderno ed intrigante, comunque aperto a tutti i palati.
Per quanto riguarda le uve a bacca bianca, abbiamo il DI.VINO Bianco, un assemblaggio di Cortese, Favorita e Chardonnay da vendemmia tardiva e criomacerate, scelte che unitamente allo start fermentativo in legno donano al Vino un naso davvero interessante in cui lo Chardonnay per fortuna lascia spazio ai due vitigni autoctoni. In bocca te l'aspetti morbido, invece arriva secco e salino e, quindi, dalla gran bevibilità. 
Due Vini poliglotti, molto coerenti con la loro veste e con il target al quale mirino.
vini franco mondo
Ciò che mi incuriosiva di più, però, erano ovviamente le Barbera in purezza e posso ritenere la mia curiosità appagata e dissetata, grazie al cru aziendale Vigna del Salice 2013 (vigna vecchia), una Barbera d'Asti Superiore come Barbera comanda, dal naso in fase primordiale, che lascia scorgere dietro all'intensità del frutto, una serie di sfumature che spaziano dal più sincero aroma che si possa trovare in un Vino, ovvero quello della Cantina post-vendemmia, fino alle più lievi note che sanno di passeggiate autunnali in mezzo ai boschi, quelle in cui da piccolo andavo in cerca di porcini. La Barbera, quando ben fatta, ha il dono di arrivare a tutti, senza tanti fronzoli, con una complessità mai troppo snob ed elitaria, bensì un'affabilità tipica di chi quel Vino lo fa e del territorio che la ospita storicamente. Molto simpatico l'aneddoto che vede come protagonista questo Vino, che un cliente tedesco definì meglio dell'aspirina, prendendo spunto dal principio attivo, ovvero l'acido acetilsalicilico, che si estrae proprio dalla corteccia Salice, pianta dalla quale prende il nome questo cru.
L'altro cru aziendale, il Vigna delle Rose 2011, rientra invece nella sottozona Nizza della Barbera d'Asti Superiore. Sicuramente il Vino che di più lascia intendere le potenzialità di questa realtà vitivinicola, manifestando una personalità inizialmente introversa, di quelle che ti spingono ad andare a fondo, a cercare risposte in ogni gesto, in ogni attimo, per delineare un carattere che una volta trovata la chiave di lettura, è di grande umanità. Umanità che ritrovo nella voglia di non concedersi subito, ma di farlo con ponderata armonia e velata sensualità, tanto da spingerti oltre col pensiero e la fantasia, fino a vedere il Vino farsi Donna. Una Donna che sa quello che vuole, dall'incedere imperturbabile e dal fare sicuro, dalle linee sinuose e dal tono di voce netto ed autoritario. Una di quelle che non si fanno mettere i piedi in testa, insomma! Bell'assaggio, bel viaggio anche questo, non c'è che dire!
Dulcis (ma non troppo!) in fundo vi segnalo anche il Sileo, un passito di Moscato da vigne di oltre 80 anni, che nella sua versione 2008 mi ha stupito ed ammaliato come ti stupisce una coccola di quelle che non annoiano, non sono mai sdolcinate, ma che non vedi l'ora ti siano dedicate ancora ed ancora...

Una Cantina, una famiglia, quelle di cui Franco Mondo ha gettato le basi, che riescono a coniugare in modo magistrale tradizione e visione contemporanea e poliglotta del Vino restando fedeli al proprio nome che sembra un invito ad abbattere ogni confine, il tutto, però, senza accettare compromessi che snaturino integralmente le radici di questa realtà, ma cercando di interpretare un gusto che spazi dal classico al moderno, dal più sofisticato e pretenzioso al meno preparato e democratico, con acume e personalità. Scelte che non rinunciano al territorio e che, anche là dove strizzino l'occhio all'internazionalità parlando lingue diverse con accento monferrino, mirano ad educare ed incuriosire il consumatore nei confronti delle potenzialità del Monferrato.

F.S.R.
#WineIsSharing

martedì 14 giugno 2016

Il Winelover nel paese delle meraviglie... non si ubriaca si emoziona!

"Alice atterra in un lungo corridoio. Bianconiglio non si vede più, ma sul pavimento c'è una bottiglietta con un biglietto che dice “BEVIMI”. Alice lo sa: assaggiare cose che non si conoscono può essere molto pericoloso. Ma è sempre più incuriosita e alla fine... beve. Un attimo dopo, meraviglia! Diventa piccolissima. Ora la bottiglia le sembra enorme!"
vino alice nel paese delle meraviglie vino
Stavo leggendo la favola di Alice nel paese delle meraviglie e non ho potuto fare a meno di trovare un parallelismo fra questo passaggio e ciò che ho provato tante volte di fronte ad una nuova bottiglia, ad un Vino a me sconosciuto, magari prodotto con un varietale a me ignoto e/o da un produttore che non ho ancora avuto modo di conoscere personalmente e del quale non ho alcuna informazione.
Assaggiare Vini che non si conoscono può essere molto “pericoloso”, ma per un winelover ed un wineblogger la curiosità è tutto ed alla fine, non si può resistere... si beve! Un attimo dopo, se si è estremamente fortunati e si è muniti della sensibilità atta a concepire il Vino come fonte di emozioni uniche ed indimenticabili, l'assaggio può sfociare in meraviglia! E sì, poi ci si sente piccolissimi di fronte a bottiglie immense, grandi non per dimensioni materiali, ma perché grande è la loro capacità di contenere un liquido che sa di buono, che sa di cuore, che sa della terra da cui proviene e della persona che lo ha portato ad essere ciò che è, ma che nel momento stesso in cui l'abbiamo assaggiato è già mutato e muta ancora ed ancora, ad ogni respiro, suo... e nostro.

Il Vino è una favola meravigliosa, il mio paese delle meraviglie, ma nulla ha a che fare con l'assuefazione, il vizio, l'eccesso, perché quando il Vino lo Ami, lo conosci, lo senti, ti è impossibile non rispettarlo e se rispetti il Vino automaticamente rispetti te stesso.

Non chiedetemi il senso di questo post, perché non lo so, mi sento un po' il cappellaio matto in preda alla Danza della Deliranza di Johnny Depp (lo so non è il massimo citare uno che si definisce ossessionato dal Vino in un articolo del genere, ma è un caso che sia lui l'attore in questione!) oggi, ma avevo bisogno di ricordare a tutti quanto si possa avere passione per il Vino, si possa godere di tutto ciò che può e sa donarci, senza abusarne. Mi è capitato davvero poche volte di vedere ubriaco nella forma più negativa e molesta del termine un vero winelover, ma mi è capitato sin troppo spesso di imbattermi in gente che veda il Vino solo come un mezzo per sballarsi arrivare a perdere il controllo.
Io scrivo di Vino e chi non ama il Vino quanto noi, a volte critica il fatto che le mie parole possano invogliare al bere ed io rispondo di sì... ma a bere meglio e quando si beve per il gusto di farlo, quando si assaggiano storie, si degustano emozioni, si apprezza la cultura che c'è dietro al Vino non ci si può ridurre come degli alcolizzati!
Torno alle favole... che è meglio, anche se forse Alice nel paese delle meraviglie non è che sia stata proprio la scelta più azzeccata per un articolo contro l'assuefazione! :-p

F.S.R.
#WineIsSharing

lunedì 13 giugno 2016

Un Winelover in Italia per la prima volta - Dove andare? Cosa vedere? Cosa assaggiare?

Come già fatto varie volte in passato, oggi ho deciso di dare spazio ai winelovers, ai sommelier, ai produttori, ma anche solo ai semplici appassionati, in un social post, che scaturisca da una mia semplice domanda posta o meglio postata su facebook e su altri social (Linkedin, Twitter, Instagram) un paio di giorni fa. La domanda era la seguente:

Se doveste consigliare tre zone vitivinicole italiane ad un winelover straniero in visita in Italia per la prima volta, quali consigliereste?

La domande poteva, ovviamente, essere declinata ed interpretata in diversi modi, ma le linee di pensiero ed gli approcci che sono emersi dalle risposte sono stati i seguenti:
winetour italia
- In molti hanno preferito andare sul "sicuro", consigliando le zone più note per importanza storica e qualitativa, nonché per riconoscibilità ed identità dei Vini prodotti. Questa scelta è stata, ovviamente, dettata dal fatto che il winelover in questione si apprestasse idealmente a venire per la prima volta in Italia, quindi quale sarebbe potuto essere il miglior biglietto da visita dello stivale enoico se non quello rappresentato da: Langhe, Montalcino ed Etna? Con due extra rappresentati dalla Franciacorta per gli amanti delle bollicine e dall'intramontabile Chianti. Queste sono le risposte che di certo non tengono conto solo di panorami e capacità d'accoglienza delle cantine, bensì del Vino stesso e di notorietà e capacità di stupire di alcune denominazioni. Il concetto è semplice "Puoi far andar via dall'Italia un winelover senza avergli fatto assaggiare Barolo e Brunello? O senza avergli fatto sentire la mineralità dei Vini dell'Etna?" La risposta è no, ma io aggiungerei qualche deviazione di rotta in Piemonte ed un passaggio in Val d'Orcia dato che ci siamo! Strano che non siano state affatto citate zone solitamente molto battute e forse sin troppo note, dal non destare più la curiosità di qualche anno fa, come Bolgheri... ai "post l'ardua sentenza"!
vino langhe montalcino etna franciacorta
- Altri hanno seguito di più la via dello stupore e della novità. Regioni ed areali meno noti in modo da "educare" il winelover ad un'Italia del Vino, forse, meno conosciuta, ma egualmente interessante e degna di essere visitata. Tra le regioni più citate ad emergere con mio grande stupore ed ancor più grande gioia sono state le Marche, citate da un grande numero di appassionati, seguite a ruota dalla Puglia, dall'Umbria, l'Abruzzo e da tutto il Sud Italia, compreso il Vulture, la Calabria del Cirò e la meravigliosa Sardegna.

- Altri ancora hanno osato con un tema che potesse fare da filo conduttore alla visita dell'ipotetico winelover/enoturista in Italia ed il fil rouge più consigliato è stato quello della viticoltura eroica, suggestiva ed indimenticabile, capace di regalare emozione e sensazioni che lascino il segno e possano fomentare ed alimentare ancor di più il fuoco sacro della passione enoica nelle persone che hanno modo di visitare luoghi come le Cinqueterre, le piccole isole di Ponza, Pantelleria, Ischia o i meravigliosi vigneti terrazzati della Valtellina, della Val d'Aosta o della Val di Cembra solo per citarne alcuni. Davvero un'esperienza affascinante quella del tour dei vigneti eroici italiani.
viticoltura eroica italia
- Poi ci sono quelle regioni... quelle aree... che sono così note e così belle, che forse sono state date un po' per scontate, tanto da non esser state citate a gran voce, ma da apparire come certezze indiscusse. Parlo della Valpolicella ed il Veneto più in generale del Friuli Venezia-Giulia e del Trentino Alto-Adige. Regioni meravigliose che parlano di Vino con grande identità territoriale e con tanto tanto da assaggiare.

- In fine ci sono le regioni meno citate, ma che vale la pena considerare come possibili mete di una visita più approfondita, magari non per il neofita o per il winelover al primo enotour italiano, ma per chi ha già le idee più chiare. Semplicemente perché, a mio parere, si tratti di regioni in cui c'è tanto da scoprire e da assaggiare, ma con una previa scrematura ed una ricerca più minuziosa e mirata di zone e cantine. Le regioni in questione sono l'Emilia-Romagna e l'Oltre Pò Pavese che dopo anni di incertezza, hanno fatto passi da gigante verso la qualità ed ancor più nell'identità di ogni singolo terroir, e questo lo apprezzo particolarmente, tanto da essere certo che possano emozionare tanto quanto le altre, ma che necessitano un approccio diverso. Un approccio che tenga conto delle nicchie (vedi il grande movimento naturale emiliano) e delle peculiarità di ogni singolo produttore, vedi il Barbacarlo delle colline di Broni in Oltre Po'.

Insomma, l'Italia del Vino è davvero immensa e di cosa da vedere e da assaggiare, ma ancor più da provare in quanto ad emozioni, ce ne sono infinite ed è bellissimo vedere quanti percorsi ideali e quante opportunità meravigliose e tutte egualmente degne abbiamo da offrire. L'incoming dei winelovers, influencers dei winebloggers internazionali e dei comunicatori in genere, spesso è snobbato a favore dei due estremi che vedono da una parte il classico e generico enoturista e dall'altro i buyers o gli importatori e questo è uno degli errori madornali che molte cantine e molti consorzi italiani fanno da sempre. Creare dei blogtour, delle giornate dedicate ai comunicatori di tutto il mondo, ospitarli e mostrar loro in due o tre tranches durante l'arco di uno o due anni, il meglio dell'Italia del Vino può portare ad un'educazione del comunicatore stesso, che spesso si sente confuso e spossato di fronte alla miriade di segmentazioni e di frastagliate denominazioni, nonché delle centinaia di tipologie di varietale, che l'Italia racconta nei libri, ma che se visitata può snellire e rendere comprensibile ed accessibile in modo decisamente più semplice. Il winelover, sempre più spesso comunicatore sul web e sui social, educherà a sua volta il potenziale cliente e se il lavoro di selezione di queste personalità fosse fatto in maniera adeguata, nell'arco di pochi anni si potrebbe arrivare a creare una nuova e più accurata immagine dell'Italia del Vino. Abbiamo già fatto l'errore di non utilizzare i "resti" dell'Expo per creare noi la città del Vino, proviamo ad eccellere almeno nell'utilizzo dei nuovi media e nel veicolare al meglio un connubio fra Vino e bellezze paesaggistiche, storiche, tradizionali che l'Italia ha da offrire e  nel quale non è seconda a nessuno!
Ah... in realtà il winelover in Italia verrà davvero e non da solo, ed io gli farò semplicemente leggere ogni singolo commento postato da tutti voi e sarà lui a crearsi il suo enotour italiano.

F.S.R.
#WineIsSharing

venerdì 10 giugno 2016

Cosa mangiare e che Vino francese abbinare nelle città degli Europei di Calcio in Francia

Oggi iniziano gli europei di calcio e molti di noi saranno a casa a guardare e tifare la Nazionale sorseggiando del buon Vino Italiano, ma non ho potuto fare a meno di rendere onore alla nazione ospitante di questo campionato europeo, in quanto regina indiscussa della cultura del Vino da secoli.
L'ho fatto con una collaborazione con un blog che ha creato un'infografica davvero carina e che racconta le 10 città francesi che ospiteranno le partite degli europei, comprese quelle della nostra Nazionale, tramite divertenti ed interessanti abbinamenti fra Vino e cucina francesi.
Ammetto che andrei in Francia più per il Vino e d il cibo che per il calcio, ma sapendo che molti italiani partiranno o sono già partiti per seguire la Nazionale durante questi Europei, questa infografica rappresenta una sorta prontuario che potrà essere molto utile sia per festeggiare in grande stile le vittorie dell'Italia, che per consolare anima e corpo caso mai non dovesse andare nel migliore dei modi, facendo i dovuti scongiuri... ma vedetela così... male che vada avrete bevuto e mangiato benissimo!

Vini di Francia. Guida alle città degli europei di calcio
Infografica a cura di: Betclic

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giovedì 9 giugno 2016

Cantina Mustilli - Cinque secoli di storia tappati a vite

Azienda Agricola Mustilli – Sant’Agata dei Goti (BN) - Campania

Tutti conosciamo la Falanghina, ma non tutti sappiamo che il merito di aver creduto in questo vitigno e nel Vino prodotto da questo varietale è da attribuire ad una persona specifica: Leonardo Mustilli. E' stato proprio Leonardo Mustilli, infatti, ad imbottigliare la prima Falanghina in purezza nel 1979, ma io oggi non vi parlerò solo di lui, bensì della sua famiglia e della cantina che ha fondato a Sant'Agata dei Goti, perseguendo e proseguendo quella che è a tutti gli effetti una presenza sul territorio e nella terra che dura ormai da 500 anni.
cantine mustilli
La famiglia Mustilli giunse a Sant'Agata dei Goti all'inizio del '500: proveniva da Ravello, allora cittadina della gloriosa Repubblica d'Amalfi, e scelse questo meraviglioso borgo sannita, che nasce su uno sperone di tufo, come nuova terra di lavoro. Fu solo negli anni ’70, però, che Leonardo e Marilì Mustilli decisero di rinnovare la tradizione familiare della coltivazione della vite, reimpiantando nelle colline di Sant’Agata dei Goti i vitigni autoctoni campani quali Falanghina, Greco, Aglianico e Piedirosso. Le uve venivano portate poi nelle suggestive cantine storiche, costruite sotto al palazzo di famiglia nel pieno centro storico del paese ed era lì che venivano portati avanti vinificazione ed affinamento. Oggi in quei luoghi in cui si respira una storia di lavoro, passione e grande lungimiranza, viene conservato lo storico dell'azienda, con bottiglie di ogni annata prodotta.
Sono le sorelle Mustilli, Paola e Anna Chiara ad aver preso in mano le redini dell'azienda oggi e devo ammettere che stanno dando una svolta importante a questa realtà, con profondo rispetto del territorio e della storia di famiglia, ma anche e soprattutto con un punto di vista più aperto ed una prospettiva moderna e sostenibile, che fa ancor più effetto quando è un'azienda con questo pedigree ad averlo.
cantine storiche campania
Paola ed Anna Chiara sono cresciute dentro ed intorno al Vino e loro padre, il pioniere della Falanghina, Leonardo, ha insegnato loro l'arte di coltivare la vigna e fare vino e loro portano avanti questa tradizione con grande passione e rispetto.
Le due peculiarità che rendono interessante la Cantina Mustilli, oggi più che mai, sono l'approccio bio e sostenibile in vigna ed in cantina e la piccola grande rivoluzione nei tappi, che per quanto riguarda l'intera nuova linea di autoctoni in purezza è passata allo screwcap o tappo a vite (Stelvin se vogliamo citarne il maggior produttore al mondo). Una scelta drastica che vuole lanciare un messaggio importante che, a mio parere, vale ancor di più dato che a mandare questo messaggio sia un'azienda così radicata nella storia di un territorio, di un Vino e del Vino italiano in generale. Si può seguire la tradizione a prescindere dal packaging ed ancor più dal tappo utilizzato.
In attesa dei 3 Cru che usciranno nell'ultimo trimestre dell'anno in corso, vorrei parlarvi proprio di tre dei Vini che ho avuto modo di assaggiare, tutti della linea con tappo a vite.
vini falanghina mustilli
FALANGHINA DEL SANNIO | SANT’AGATA DE’ GOTI DOC 2015: non potevo iniziare che dalla Falanghina, il Vitigno ed il Vino più rappresentativi di questa cantina. Un Vino che esprime il varietale a pieno con tutto il corredo aromatico che ci aspettiamo da una falanghina giovane, vinificata in purezza, in acciaio. Si sente forte la volontà di mantenere intatti i profumi dai più persistenti a quelli più delicati e sfumati, ma è in bocca che vigne e terreno fanno la differenza, con una grande freschezza, sostenuta dalla salinità che non può mancare in un Vino che sembra chiamare a sé tutto il bello del mare. Un passepartout estivo negli abbinamenti col pesce e con... le persone!

GRECO | SANNIO SANT’AGATA DE’ GOTI DOC 2015: forse non ci avete mai fatto caso, ma chi ama il Verdicchio non può non amare il Greco. Molti i profumi che potete incontrare in ambo i Vini e simile la firma in calce che lascia ogni sorso, ovvero la mandorla amara. Un bel Vino che vanta una maturità inattesa per una bottiglia così giovane, ma non si tratta di evoluzione, è solo una marcata espressività di un'uva forte, piena di sé, capace di dire la sua senza tanti fronzoli.

PIEDIROSSO | SANNIO DOC 2015: premetto che amo questo varietale e che l'idea di trattarlo come l'hanno trattato in questo caso mi garbi molto, in quanto la leggera crio che precede la fermentazione, in vista di una vinificazione ed un affinamento anche in questo caso solo acciaio, permette all'uva di mostrarsi in tutto e per tutto, con quel pizzico di intensità in più che da carattere. E' proprio il carattere così ben delineato a far sì che questo Piedirosso non risulti “solo un altro piedirosso” e che parli di vigna e di uva, di storia e territorio in maniera easy, ma concreta. Un Vino giovane, che visto così può far pensare al rosso d'annata, già bello e pronto, tanto c'è il tappo a vite, quanto vuoi che invecchi? Sarebbe da sciocchi vederlo così, perché a parte il fatto che ormai sia appurato che lo screwcap permetta lunga vita al Vino ed una lenta e positiva evoluzione, freschezza e tannino dicono che questo Vino può riservare notevoli sorprese, magari tra uno o due anni lo riassaggio e vi dico!

Mi ha davvero colpito il contrasto positivo tra la “faccia” dell'azienda e quella delle bottiglie che ho avuto modo di tenere in mano, guardare, stappare e ritappare, ma devo ammettere che una volta versato il Vino nel bicchiere tutto ha avuto un senso così naturale, che l'unica cosa che mi abbia interessato dal primo impatto in poi sia stata solo e soltanto l'espressività dei Vini. Un'espressività che ho trovato molto interessante e senza tempo.

F.S.R.
#WineIsSharing

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