sabato 28 gennaio 2017

Il Nebbiolo in Umbria? Chiedetelo a Moreno Peccia della Cantina La Spina

Altro viaggio altra storia da raccontare e questa ha tutto ciò che un winelover incallito brami sin dalla prima visita in cantina, sprovveduto e curioso com'ero.
Siamo ad un tiro di schioppo da Perugia, a Marsciano per l'esattezza, dove sorge imponente e lussuosa... naaa... sorge intima ed umile la Cantina La Spina del grande produttore pluripremiato... naaa di nuovo... del grande uomo di Vino e di Vita Moreno Peccia.
Un incontro casuale, avvenuto, come spesso accade, grazia ad una sorta di congiunzione astrale indotta dall'invito della cara amica Eleonora Spadolini (sempre preziosa con i suoi consigli) e resa possibile dalla mia vicinanza, in quel periodo, alla zona alla zona. Casuale, ma assolutamente non banale! A partire da quello che credo sia il motivo primario per il quale un winelover, oltre all'ottima qualità dei vini de La Spina, dovrebbe essere trainato da quel potentissimo 4x4 che è la curiosità, ovvero il Nebbiolo.
cantina la spina umbria
Nebbiolo in Umbria?!? Molti di voi penseranno “Ah Savé, ma che stai a dì?!?” e non vi biasimerei se lo pensaste, ma sappiate che c'è un bel po' di Langa qui in Umbria.
"Da dati documentati, infatti, il Nebbiolo, insieme alla Barbera ed il Dolcetto, sono arrivati dopo l'unità d'Italia in Umbria e prevalentemente proprio nella zona del perugino in cui si trova la Cantina La Spina. Una buona fetta dell'Umbria era sotto lo Stato Pontificio e quelle terre vennero dismesse ed acquisite da famiglie borghesi e benestanti. Necessitando di una profonda ristrutturazione dal punto di vista agronomico/reddituale, vennero chiamati in aiuto persone con competenze specifiche (Agronomi), con funzioni di Fattore. Diversi provenivano dal Piemonte, i quali si portarono ''in dote'' - tra le altre cose - anche le loro viti. Tant'è che anche la forma di allevamento era prettamente langarola (e non vite maritata come da tradizione Umbra). Ci sono testimonianze diffuse in particolare nell'Eugubino, anche se, a dirla tutta, là era il dolcetto a farla da padrone. Non distante dalla Cantina di Moreno c'è un'Azienda storica (Fasola) che disponeva di vigneti di nebbiolo fino ad una decina d'anni fa. Agli inizi degli anni '70, quando le competenze in agricoltura vennero trasferite da Roma alle neonate Regioni, il Piemonte evocò l'esclusività della coltivazione del Nebbiolo, estendendola alla sola Sardegna (per motivi storici per via del Regno di Savoia)."
Moreno Peccia, però, non è uno di quelli che si diano per vinti e ha portato la sua testimonianza fino in Regione, dove è stata recentemente acquisita e validata a tal punto dall'aver autorizzato nuovamente la coltivazione del Nebbiolo in Umbria dal 2015.

Potrei star qui a parlarvi della conduzione in vigna e dell'approccio di cantina, ma vi basti sapere che Moreno ha come principio primo quello che per me è il principio primo in senso lato della vita e della viticoltura, ovvero il RISPETTO!
Preferirei dirvi due cose su quest'uomo, non di certo un personaggio, che merita di essere conosciuto in quanto dotato di grande forza d'animo, acume e sensibilità, nonché una passione sfrenata per il fare vino e per il conoscerlo senza mai sentirsene padroni.
Moreno è uno di quei vignaioli – ce ne sono molti in Italia per fortuna da un lato e purtroppo dall'altro – che non vivono di vino, ma continuano a fare un altro lavoro per poter portare avanti la Cantina, ma quando il vino chiama non c'è niente da fare, puoi razionalizzare tempi ed entrare, ma alla fine ti assorbe e ti tira dentro sempre di più. E' per questo che Moreno, invece di mollare la viticoltura godendosi il suo posto fisso, ha ridotto il suo orario di lavoro, rinunciando ad una bella fetta di stipendio, per potersi dedicare in maniera più accorta e costante al suo sogno.
Sentirlo parlare dei suoi vini è un'esperienza che ricordo con grande piacere, per la sincera umiltà profusa, ma al contempo per la ferrea convinzione di avere a disposizione un insieme di fattori che confluiscono nel, forse, abusato – non in questo caso – termine Terroir, unici ed in grado di dar vita a vini di grande identità ed in particolare ad un Nebbiolo sorprendente.
vini cantina la spina
Tra i vini assaggiati, però, partirei dal Filare Maiore, Trebbiano Spoletino, il bianco del passato che rappresenta il presente ed il futuro dell'Umbria bianchista, con un'attitudine a rientrare nei canoni di “bellezza enoica” del nuovo millenio, pressoché disarmante, vantando in ogni sua interpretazione, specie in quella di Moreno, spettro aromatico armonico, profonda freschezza, sapida mineralità e, soprattutto, un notevole, seppur ancora parzialmente inesplorato, potenziale d'invecchiamento.

Eccovi, dopo un avvio auspicabile, ma non scontato, alla prima sorpresa, di quelle che al solo udirle potrebbero far storcere il naso ai puristi e preoccupare gli enofighetti, ma che a me fanno solo venire una gran voglia di assaggiare! Il Rosso Spina, blend di Montepulciano e Nebbiolo... no, non avete letto male! Montepulciano e Nebbiolo! Un meltin'pot improbabile penserete e non nego di averlo pensato anch'io per un istante, ma come sempre, poi, è il calice a parlare, e l'armonia percepita sin dal primo naso conferma che tutto in questa terra ed in questa cantina ha un senso e nulla è fatto per caso.
Due vitigni che si completano a vicenda, con forza, succo, tannino ed eleganza, il tutto attraversato da una vena acida di grande freschezza, che spinge il sorso e prolunga le linee prospettiche senza porre limite alle aspettative in termini di longevità.
L'assaggio è stato più che esaustivo e vedeva susseguirsi l'annata attualmente in commercio, ovvero la 2014, ed una vecchia annata, la 2005. Interessante la dinamica che vede gli equilibri passare da due cuori che battono all'unisono, pur mantenendo la propria identità separata, ad una solo anima, intrisa del meglio di ambo i varietali, ma nella quale è l'eleganza del Nebbiolo tracciare i contorni di un'area più che nitida di luminosa eleganza.
Prima di arrivare all'ultimo assaggio, nonché la sorpresa nella sorpresa, ci tengo a sottolineare quando Moreno sia stato ospitale e sereno nel vedermi fare qualcosa che solitamente faccio solo con produttori che conosco da tempo, ovvero stappare qualche mia bottiglia da condividere per comparare o semplicemente avere un confronto a riguardo. Non nego che questa condivisione sia stata particolarmente sentita per me, in quanto volta ad unire con il Vino ed intorno al Vino due regioni cugine, martoriate dai tristi episodi degli ultimi mesi, ovvero le mie Marche e l'Umbria di Moreno. Due terre cugine, purtroppo unite sin troppo spesso da accadimenti funesti, ma che meriterebbero gli onori delle prime pagine per le proprie bellezze e per la propria ospitalità e non solo per questi cataclismi.

Scusate, ma il mio racconto sarebbe stato privato di una buona dose di colore, se non avessi fatto questa piccola digressione.

Tornando al Vino, eccoci arrivati all'ultima bottiglia stappata da Moreno, il Vino da tavola 2011 fatto per sé e per gli amici – e neanche tutti, a giudicare dalle pochissime bottiglie prodotte – senza denominazione, senza disciplinari da seguire, ma con un'idea da perseguire, quella che il Nebbiolo, in Umbria, possa dipingere un quadro fatto di pennellate forti, dritte, concrete, materiche ed al contempo eleganti, poetiche e degne delle più grandi espressioni di questo varietale.

Il Nebbiolo, un po' come il Pinot Noir, è una "bestia nera" per i vignaioli e non vanta di certo una facile adattabilità. Sono pochi i luoghi in cui dia il meglio di sè e se le Langhe sono la Borgogna del Nebbiolo, l'Umbria potrebbe essere l'outsider e magari puntare ad essere un piccola "Oregon", con tutte le differenze e le proporzioni del caso.
Il Vino che non t'aspetti, quello stappato da Moreno Peccia prima di congedarci, che alla cieca avrebbe spinto il senno proprio verso le Langhe, eppure, sorso dopo sorso, alla riconoscibilità del Nebbiolo in purezza, inizia ad aggiungersi un'identità territoriale ben definita, giocata tutta sull'estrazione e sulla mineralità.

Un mondo particolare quello in cui ci si viene catapultati entrando nella Cantina La Spina... un mondo nel quale non vedo l'ora di tornare per essere stupito ancora ed ancora da Moreno e dai vuoi vini ed a giudicare dall'assaggio da botte fatto appena prima di andarmene il Nebbiolo, qui, s'ha da fare! 😉

F.S.R.
#WineIsSharing

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